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Pannella: Nel nuovo anno il Governo proceda con le riforme. O è suicidio

Una manifestazione del dicembre 2007 a Roma a favore dell'istituzione del registro delle Unioni Civili che vede in prima fila il leader dei radicali Marco Pannella
Una vita segnata dalle battaglie. Soprattutto in difesa dei diritti civili. I 77 anni del vecchio leader radicale, Marco Pannella, si vedono tutti. Ma non è certo il tipo da farsene un problema. È uno che ha sempre “dato corpo alle sue imprese”. L’ultima è quella, vinta, sulla moratoria sulla pena di morte che l’Onu ha approvato con un’ampia maggioranza. Prima delle feste natalizie, che per i Radicali sono sempre momento di lavoro e non di riposo, Panorama.it lo ha incontrato alla Camera dei Deputati.
Pannella, oggi avete (insieme ad Emma Bonino) incontrato Romano Prodi. Che vi siete detti? Ultimatum pure da voi?
Gli abbiamo ricordato che condividiamo con lui che il prossimo anno si facciano le riforme. A gennaio o ci saranno le riforme o sarà suicidio.
E il governo ce la farà a vararle?
Sono pessimista: le forze conservatrici della sinistra sono quasi uguali a quelle della destra. E non voglio dare la colpa a Veltroni o Berlusconi, loro sono soltanto il prodotto di questo sistema.
Però dall’accordo tra i due leader sembra si possa andare verso un sistema con due grandi partiti. E lei si è sempre speso per il bipartitismo.
Siamo nati come Partito Radicale per scioglierci in grandi partiti all’americana o all’inglese. Siamo per il bipartitismo e la repubblica presidenziale.
Quindi vi sciogliete nel Pd?
No. Lo faremmo se fossimo in un regime diverso.
E alle elezioni?
Vedremo che sarà possibile fare. Da 50 anni a questa parte arriviamo a poco prima delle elezioni senza che ci lascino fare campagna elettorale. Come nei regimi non democratici. E nonostante ciò il popolo italiano è sempre d’accordo, con amplissime maggioranze, con le nostre iniziative. Da clandestini e da non violenti riusciamo a sopravvivere lo stesso anche non essendo presenti nei parlamenti e nei consigli comunali.
Sta dicendo che non vi candiderete alle prossime elezioni?
Quando ci sarà la nuova legge elettorale decideremo. Ma siamo pronti anche a non essere rappresentati in Parlamento. Tanto siamo presenti nel Paese.
Intanto il gruppo della Rosa nel pugno che avete ora in Parlamento fa le bizze, c’è maretta…
Abbiamo solo preso atto che i Socialisti vogliono andare da soli. Abbiamo subìto questa loro esigenza partitocratica.
Pannella, lei stavolta non voleva il divorzio…
Io penso che la Rnp abbia una grande attualità politica. Che le tematiche della laicità siano all’ordine del giorno più che mai, vista la situazione nel centrosinistra e nel Partito Democratico.
Ce l’ha con Veltroni per il registro sulle unioni civili in Campidoglio?
Nel Pd si sono scoperti per quello che sono.
Vicini a Ruini e al Vaticano?
Vicini? Proni.
Lei si è battuto per decenni per i diritti civili e individuali. Non la fa sobbalzare che oggi si faccia confusione tra diritti individuali e temi eticamente sensibili?
È dagli anni Cinquanta che sobbalzo.
A proposito di sobbalzi, un suo figlioccio, Daniele Capezzone, adesso è molto vicino a Berlusconi.
Molto prima di lui e per motivi più apprezzabili altri radicali, e penso a Benedetto Della Vedova, hanno preso la strada del centrodestra. Ritengono che le idee radicali si difendano meglio da destra che da sinistra. Mi auguro che abbiano successo.
Dica la verità Pannella, Capezzone è uno di quelli che le brucia molto aver perso.
Ha 35 anni ed è bravo. Ha molto talento ed è destinato ad un buon futuro. Vedremo come userà la sua bravura.
Ma il voto all’Onu sulla moratoria della pena di morte non l’ha festeggiato?
Siamo già impegnati sulla prossima tappa: l’abolizione. D’altra parte qualche anno fa la moratoria sembrava impossibile. E dopo questo successo all’Onu si comincia a discutere di abolizione in stati dove perfino il dibattito sembrava impossibile.
Alcuni dicono che questo successo sia l’ultimo mattoncino di un’onorata carriera che andrebbe chiusa con il laticlavio al Senato.
Vedremo. Se accadesse ci sarebbe da divertirsi…

Family day, cercasi laico urgentemente

Ma dove sono finiti i laici Ds? E i liberal del centro destra? Sul Family day le posizioni sono tutte morbide, tutte possibiliste. Fuori dal fronte di Piazza Navona (dove si terrà la contromanifestazione Coraggio laico) si ode solo qualche sporadico “Io non ci vado”, ma non si leva nessuna voce che dica nettamente “l’appuntamento di piazza San Giovanni è sbagliato”. Nel centrodestra, gli storici difensori della laicità dello Stato tacciono. Nel centrosinistra si cova il progetto dei Dico, ma non ci si oppone alla mobilitazione che proprio a quel progetto vuole sbarrare la strada. Possibile che i laici siano improvvisamente spariti tutti?

La prima risposta arriva da Franco Grillini, che a Panorama.it dice: “Ai miei interventi sulla laicità, durante i congressi Ds, i palazzetti dello sport rimbombavano di applausi. Adesso invece nessuno fiata. All’ultimo congresso ho detto a Fassino: ‘Di’ qualcosa di laico’. Lui non solo non l’ha detto, ma ha affermato che tutte le leggi, nel nuovo Pd, dovranno essere condivise, un eufemismo per dire che si è prigionieri degli integralisti religiosi”. Insomma, stando a Grillini, sinistra e laicità nel Pd non vanno più d’accordo. “Non si può sposare una forza storicamente laica con un partito confessionale: quello tra Ds e Dl è un matrimonio contro natura. Pur di fare l’unione con la Margherita, i Ds hanno accettato di svendere non solo la questione sulle coppie di fatto, ma tutta la questione della laicità, dalla legge 40, al divorzio breve, alla liberalizzazione delle droghe leggere”. Così l’ex storico leader dell’Arcigay esce dai Ds. E al al Partito democratico preferisce Cecchi Paone, col quale si appresta a fondare un nuovo soggetto politico.
Nel frattempo, chi resta con Fassino sopporta in religioso silenzio la nuova svolta. Unica eccezione, Vittoria Franco, la sola ad aver contestato la scelta del ministro Rosy Bindi di escludere le associazioni gay dalla Conferenza nazionale sulla famiglia. Intervistata da Panorama.it non se la sente di dire che il Family day sarebbe da evitare. “Siamo in democrazia” dice la deputata “e non si può impedire a nessuno di fare una manifestazione”. Ma poi chiarisce: “Quello che non mi piace del Family day non è la mobilitazione, ma il suo ordine del giorno, che è ideologico e non politico. Si stanno saldando sempre più chiesa e politica, un binomio che andrebbe smontato”.
Il binomio andrebbe smontato anche per Alfredo Biondi, Presidente del Consiglio Nazionale di Forza Italia, che non si allinea alle posizioni del suo leader di partito. Berlusconi non andrà al Family day pur sostenendone le ragioni. Biondi invece non ci andrà perché lo considera “un appuntamento senza senso”. “Gli organizzatori dicono che sarà una manifestazione per difendere la famiglia della Costituzione, dunque un’iniziativa laica” osserva Biondi “Ma questi signori confondono laicità con elettoralità. La verità è che hanno paura di mettere in discussione i dictat della Chiesa. La fede smuove le montagne” conclude Biondi “e smuove anche molti voti”.
Altra mosca bianca nel centro destra è Benedetto Della Vedova, ex radicale approdato a Forza Italia, che dice: “Non soltanto non ci andrò, ma considero la mobilitazione un errore ideologico. Non si può mettere in contrapposizione la difesa della famiglia con il sostegno alle unioni omosessuali. Il centrodestra italiano” dice “dovrebbe cogliere la lezione francese, dove i Pacs convivono con un’ottima politica per la famiglia”. E domanda: “Quando ci sarà un Sarkozy italiano col coraggio di dire che la posizione della Chiesa sull’omosessualità fa orrore?”

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Potendo, dove andreste sabato 12 maggio?

Dico no: la Cei attacca, il Palazzo risponde. Diviso

Dopo gli strali della Cei sui Dico, in una netta campagna di opposizione al disegno di legge, il mondo politico si spacca nuovamente. E in modo trasversale. Per primo, è intervenuto anche il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha ribadito come la “lacità dello Stato sia fondativa per le istituzioni”. “Bisogna anche avere grande rispetto per tutti i fenomeni religiosi e, in particolare, per la presenza significativa della religione cattolica. Ma proprio per questo” ha proseguito Bertinotti” bisogna avere l’ambizione di realizzare ogni giorno la laicità dello Stato per costruire la storia delle istituzioni su valori autonomi”. Si è trincerato dietro un “no comment” Romano Prodi: “Non ho letto la nota della Cei”.

Benedetto Della Vedova, Presidente dei Riformatori Liberali e Deputato di Forza Italia, invita il centrodestra a dire di no ai tabù sulle “coppie di fatto, in particolare quelle omosessuali”. E spiega: “Nella stragrande maggioranza dei paesi europei convivono felicemente legislazioni molto più avanzate di quella italiana sul sostegno alla famiglia e alla maternità e il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, anche gay. Se il centrodestra facesse proprio il ‘non possumus’ rispetto a qualsiasi ipotesi di riconoscimento giuridico delle coppie di fatto rischierebbe di isolarsi tanto dal resto dei centrodestra europei, quanto da una parte consistente dei propri elettori”.

Isabella Bertolini, vice capogruppo alla Camera di Forza Italia, sostiene invece: “Siamo d’accordo con i vescovi sul fatto che bisogna prevedere forme di tutela dei diritti individuali delle persone conviventi senza creare una nuova figura giuridica che offende la famiglia fondata sul matrimonio”. In questa prospettiva, Bertolini chiede che “Bindi e Pollastrini accantonino, una volta per tutte, l’orrendo pasticcio legislativo”.

Chiamata in causa, il ministro Rosy Bindi, cattolica di sinistra, non le manda a dire ai vescovi: “Il governo ha fatto il suo dovere e la parola passa ora al Parlamento che nell’esaminare il testo è chiamato a dare una prova di laicità: dovrà decidere se approvarlo così come il governo lo ha presentato o se apportare delle modifiche”.

“L’omofobia ecclesiastica sancita solennemente dal Consiglio permanente dei Vescovi è brutalmente razzista”. Così in una nota Franco Grillini (Ulivo) critica la nota della Cei sui Dico.

“L’odio verso gli omosessuali espresso dalla gerarchia ecclesiastica cattolica legittima ed alimenta la quotidiana campagna discriminatoria e di violenza verso gli omosessuali rendendo la loro vita un calvario. Il Vaticano notifichi pure ciò che crede utilizzando, con i privilegi della truffa dell’8 per mille, la fiscalità generale e quindi anche denaro di chi non fa parte del gregge, non è cattolico, non è credente o di chi è omosessuale”.

Per Maurizio Gasparri dell’esecutivo di Alleanza Nazionale la nota dei Vescovi “spazza via ogni ambiguità e che soprattutto invita alla coerenza politici e non solo. Chi infatti dice di difendere e valorizzare la famiglia, di volere partecipare alla manifestazione organizzata dal mondo cattolico in suo sostegno, non può al tempo stesso reggere una legge che, di fatto, ammazza la famiglia”.

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