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LAquila

EPA/CLAUDIO LATTANZIO
La ‘ndrangheta vuole ricostruire la città dell’Aquila. Adesso ci sono le prove. Subito dopo il terremoto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, aveva lanciato l’allarme sul fatto che la città e le zone abruzzesi danneggiate dal sisma potessero diventare territorio di conquista per la criminalità organizzata e in particolare della mafia, camorra e ‘ndrangheta. Ad attirare la loro sete di business non solo le zone da ricostruire interamente, quindi i grandi appalti, ma anche semplicemente quelle aree lievemente danneggiate. E così è stato. Continua


Ogni aquilano sta cercando di ricostruire se stesso. Dopo la morte, dopo le tende, dopo il freddo e il caldo,
dopo le nuove case, dopo l’emergenza, il sogno è la normalità, la ricostruzione, ritrovare vie e piazze, monumenti e bar, cinema e panchine come una volta.
«Le carriole vanno bene, ma se ci dividiamo tra carriole rosse e carriole azzurre, non andiamo da nessuna parte» avverte Giustino Parisse, caporedattore del quotidiano locale Il Centro che ha perso i suoi figli sotto le macerie. Le polemiche che da sempre hanno strumentalizzato il dopo terremoto per fortuna sembrano scivolare come l’olio sull’acqua. Continua

La fiaccolata (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Questa volta alle 3.32 c’è stato solo un lunghissimo silenzio, seguito da 308 rintocchi della campana delle Anime Sante: gli aquilani si sono ritrovati in tanti - oltre 25 mila - in quella piazza del Duomo dove un anno fa accorsero feriti, spaventati, addolorati per il terribile terremoto che aveva distrutto la loro città e ucciso parenti, amici, studenti venuti da lontano.
C’è stata, sì, una scossa di terremoto, alle 2:57, ma di magnitudo 2.2, ovvero niente rispetto a quella di 6.3 del 6 aprile 2009. FOTO
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Il 21 giugno si è tenuto allo stadio Meazza di Milano il concerto ‘AMICHE PER L’ABRUZZO’.
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Gianni Nannini - “Amiche per l’Abruzzo” Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
“Amiche per l’Abruzzo” Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Laura Pausini - “Amiche per l’Abruzzo” Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Tre giorni fitti di colloqui, accordi pieni e qualche distinguo. Sorrisi e pacche sulle spalle in pubblico e qualche rancore in privato. Il vertice dell’Aquila si è chiuso con sette dichiarazioni congiunte e molti impegni che solo il tempo dirà se e quanto saranno mantenuti. O se dovrano essere ribaditi nel prossimo summit che si terrà nel 2010 a Muskoka in Canada.
Anche se, commenta il padrone di casa e presidente del vertice Silvio Berlusconi nella conferenza stampa finale: “Il G14 potrà diventare un punto fondamentale per la governance del pianeta. Tutti i format sono validi e resteranno in piedi a partire da quello del G8, costituito da paesi che fondano la loro politica su valori condivisi come la libertà e la democrazia e quindi credo che il discorso tra i leader del G8 deve essere portato avanti, ma io sono per mantenere tutte le formule G8, G14, G20. Tuttavia penso che in futuro le decisioni più importanti si prenderanno all’interno del G14″.
Questo l’alfabeto del vertice abruzzese.
A come Aquila. “La capitale del dolore” scelta da Silvio Berlusconi per ospitare il vertice e commuovere i grandi della Terra. Spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila si è rivelata una mossa di successo e il Cavaliere può rispolverare la sua citazione preferita: “Come diceva Erasmo da Rotterdam le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia”. Archiviata anche l’ultima foto di gruppo che nel terzo e conclusivo giorno del summit ha visto insieme i Grandi e i rappresentanti dei Paesi africani, il presidente del Consiglio traccia il suo bilancio: un summit “riuscito” dall’esito “assolutamente positivo. A parere di tutti è stato il migliore da quando è stato istituito”.
B come Berlusconi. Il presidente di turno del G8 che si veste da cicerone per accompagnare gli ospiti tra mostre e macerie, da chef per scegliere e dettare il menù, da nottambulo che passeggia per la caserma fino a notte fonda. E che imperversa, giorno e notte, sui maxi schermi del media village, sui cui scorrono di continuo le sue conferenze stampa.
C come Carla Bruni. La “première dame” che diserta il tour romano offerto alle altre consorti, raggiunge Coppito per passeggiare e cenare fuori col marito. E poi si commuove tra le macerie dell’Aquila: “È terribile” (qui la GALLERY).
D come Documenti. Innumerevoli: quelli che producono gli Otto, a raffica, sotto forma di bozze, dichiarazioni, risoluzioni, dossier e raccomandazioni: una valanga di carta senza soluzione di continuità. Sette i documenti finali approvati dal G8.
E come Economia in crisi. La protagonista di questo summit. Licenziata con un mantra da ripetere a tutte le latitudini del mondo: “People first, people first, people first, people first…”.
F come First lady. Le mogli dei potenti (ribattezzate da Sarah Brown: “Noi, le Wag’s del G8″ che si sono concesse una visita a Roma e un passeggiata tra le macerie e le tendopoli dell’aquilano. Tutte in fila, ma senza Carla e senza il professor Joachim Sauer, il “first husband”, marito di Angela Merkel rimasto in Germania.
G come Gheddafi. Arrivato al G8 di Coppito… al solito, in ritardo. Dove monta l’immancabile tenda e stringe la mano al “nemico americano” Barack Obama
H come Hotel. Le strutture alberghiere lontane decine di chilometri da Coppito e che ospitano i giornalisti di tutto il mondo. E che costringono la stampa a sobbarcarsi ogni giorno quasi quattro ore di viaggio tra andata e ritorno.
I come Iran. Finito all’indice per la repressione dei sostenitori di Moussavi oggi si è preso la soddisfazione di convocare l’ambasciatore italiano per protestare per l’uso della forza contro i no-global anti G8.
J come J8. Il summit parallelo dei giovani tra i 14 e i 17 anni organizzato dall’Unicef. E che ha lanciato alla ribalta mondiale la sedicenne brasiliana Mayara Tavares, di cui – come appare nella foto ripresa da tutti i siti del mondo – Barack Obama e Nicolas Sarkozy hanno apprezzato il lato b…
K come Kilogrammi. I 24 che segna sulla bilancia il sobrio libro su Canova con copertina in marmo di Carrara che Berlusconi ha regalato a Obama. Elegante e minimale.
L come Lula. Il presidente brailiano pare viaggi con le maglie dei giocatori della formaztione verde oro. Ne ha portate due in dono a Berlusconi e Obama, autografate dai campioni brasiliani. E per il presidente Usa è stata pure una beffa vista le recente sconfitta nella finale di Confederations Cup in Sudafrica.
M come Michelle. La più ammirata, la più fotografata, la più invidiata tra le mogli presidenziali. Che ha ceduto alle tentazioni di gola: pasta all’amatriciana, carbonara e bolognese in un sol boccone e in una sola sera.
N come Navette. Centinaia di bus con la scritta G8 che ogni giorno scorrazzano in lungo e largo i giornalisti accreditati. Un viaggio della speranza che comincia al mattino presto e che per molti si conclude a notte inoltrata. Qualcuno ci ha passato oggi quasi tre ore fermo in attesa della partenza dei leader da Coppito.
O come Obama. E non solo lui, Barack (che al suo primo vertice del G8 ha mostrato la sicurezza e il disinvolto sorriso di chi si sente padrone di casa ovunque: “L’Aquila sarà ricostruita. La coraggiosa gente di questa città sarà sempre nel nostro cuore”, ha dichiarato il presidente Usa in conferenza stampa), ma tutta la famiglia. Che rilancia l’America ai tempi “cool” di Jfk e Jacqueline. Il capofamiglia fa lo statista. Lei, Michelle, la buongustaia. E le figlie, Sasha e Malia, le gelataie. I complimenti di chi li incontra e li conosce si sprecano.
P come piazza. Quella d’Armi della caserma di Coppito da oggi “piazza 6 aprile 2009″ in memoria delle vittime del sisma.
Q come Quattro. I gradi della scala Richter. La soglia oltre la quale sarebbe scattato il fantomatico piano di evacuazione per capi di Stato e di governo presenti a Coppito. La terra, però, in questi tre giorni ha avuto pietà dei suoi “grandi”.
R come Risultati Raggiunti. Berlusconi lo ha definito un vertice “riuscito benissimo”. In effetti è stato un vertice molto produttivo e concreto: ha intrapreso la lotta al riscaldamento del pianeta, ha iniziato la riscrittura delle regole economiche anti-crisi (”Il nuovo codice di regole economiche si baserà su tre principi e cioè la sacralità del diritto di proprietà, il valore dell’etica di mercato e la necessità di trasparenza” riassume Berlusconi “a parte di tutti c’è stata unanimità nell’appoggiare questi principi e abbiamo così dato il via per approntare queste regole”), ha stanziato 20 mld di dollari per lottare contro la fame nel mondo (secondo il presidente del Consiglio, la sicurezza alimentare è stata tenuta “come ultimo tema del summit perché è il più importante di questo G8. Un elemento cruciale per il futuro perché tutti gli studi dell’Onu mostrano che nei prossimi 20 anni aumenterà di due miliardi di persone”). Ecco perché Silvio Berlusconi può dirsi soddisfatto: “Il risultato più importante venuto dal vertice è proprio il messaggio di fiducia e speranza” per uscire dalla crisi. Un messaggio che i Grandi (qui i documenti finali) hanno voluto dare ai cittadini di tutto il mondo per tornare a guardare al futuro senza paura.
S come Sarkozy. Il presidente francese scarica la tensione facendo jogging fuori dalla caserma di Coppito e attende per un giorno la bella Carla e poi per difenderla in conferenza stampa sfiora la gaffe con le first ladies: “Lei ha preferito le tendopoli agli hotel di lusso…”.
T come Tendopoli. Gli accampamenti dove ancora vivono migliaia di terremotati. E che un giorno “entro settembre” e un giorno “entro novembre”, prima o poi si svuoteranno, lasciando tornare gli aquilani ad abitare sotto un tetto.
U come “ultime signore”. Le dimostranti aquilane che al passaggio delle consorti dei leader hanno mostrato all’Aquila il cartello “last ladies” (qui le IMMAGINI).
V come vacanze. Quelle che Berlusconi, nella conferenza stampa finale del vertice, ha promesso di passare a L’Aquila per seguire la ricostruzione: “Sto cercando casa qui per agosto…”.
W come Wc. I bagni del media village durati appena una mattinata. Poi, tra scarichi intasati, ritirate divelte e black-out di acqua corrente, abbelliti dai cartelli ‘Fuori servizio’ per il resto del vertice.
X come Xinjiang Uygur. La provincia autonoma cinese dove sono scoppiati i disordini tra uiguri e governo locale che hanno costretto il presidente Hu Jintao a un precipitoso ritorno a Pechino. Il G8 è proseguito senza di lui.
Y come Yes we camp!. L‘ironico slogan disegnato sul fianco di una collina dai contestatori del vertice. Un’opera d’arte visibile a chilometri di distanza.
Z come Zainetto. L’ambitissimo gadget del G8 contenente una maglietta, un orologio, un asciugamano e una decina di chili di libri fotografici sull’Abruzzo. Tanto bramato da scatenare una rissa tra giornalisti e obbligare la Guardia di finanza ad intervenire per scongiurare disordini.

Ora che tutto è finito, ora che la scelta di spostare in extremis il G8 dalla Maddalena all’Aquila ha superato la prova dei fatti, Silvio Berlusconi può rispolverare la sua citazione preferita. “Come diceva Erasmo da Rotterdam le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia”. Archiviata anche l’ultima foto di gruppo che nel terzo e conclusivo giorno del summit ha visto insieme i Grandi e i rappresentanti dei Paesi africani, il presidente del Consiglio traccia il suo bilancio: un summit “riuscito” dall’esito “assolutamente positivo. A parere di tutti è stato il migliore da quando è stato istituito” dice.
D’altra parte a Coppito non c’è stata nessuna scossa: né tellurica, né giudiziaria. I leader stranieri (Obama in testa) hanno pubblicamente elogiato l’Italia per l’organizzazione, la leadership e l’ospitalità. Per tutti i tre giorni il Cavaliere ha scelto un profilo di understatment, mostrandosi molto a suo agio nel “nuovo” ruolo di mediatore e presidente del vertice e facendosi apprezzare come padrone di casa. Alla fine il presidente del Consiglio ha buon gioco a dire che le fosche previsioni sul vertice null’altro erano se non invenzioni delle Cassandre dei media. Per questo respinge al mittente la domanda di chi chiede se da questo summit possa partire un rilancio della politica estera italiana. “L’Italia non ha bisogno di nessun rilancio, consiglio di leggere meno i giornali” dice. E il dialogo con l’opposizione? La risposta è tagliente: “Solo se cambia”.
A non cambiare, almeno così spera il Cavaliere, dovrebbe invece essere colui che ogni volta che bisogna intervenire, si fa trovare sempre pronto. Una scuola che crolla, un’emergenza rifiuti, un terremoto, lui accende in un attimo la macchina della Protezione civile, di cui è responsabile dal 2001.
Lui è Guido Bertolaso, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, commissario per l’emergenza in Abruzzo, e “deus ex machina” del G8 a L’Aquila. Un successo del presidente del Consiglio Berlusconi, del Governo italiano, ma anche suo.
A Bertolaso, e non ad altri, è stato affidato il compito di presentare il Summit nella conferenza stampa iniziale, alla Protezione civile la richiesta di vigilare sulla caserma di Coppito, dove alloggiano i grandi del mondo, ai Vigili del Fuoco garantire l’incolumità durante le visite nei centri storici delle città devastate dal terremoto dello scorso 6 aprile. Barak Obama gli ha stretto la mano e lo ha ringraziato per il lavoro svolto, non solo in questi giorni, ma anche a sostegno delle popolazioni terremotate. Meritevole della fiducia dei governi di centrodestra e centrosinistra, ogni volta che Berlusconi lo vuole accanto a sé è perché sa di poter esibire dei risultati. Come per l’emergenza rifiuti in Campania, come per il terremoto in Abruzzo: la ricostruzione sarà lenta, ma Guido Bertolaso ha preteso, e ottenuto, che il decreto sulla ricostruzione passasse il prima possibile in consiglio dei Ministri. Adesso che il decreto è stato convertito definitivamente da Senato e Camera, lui vigilerà che tutto andrà per il verso giusto. E magari tra qualche mese il ministro Brunetta dirà ancora: “Il mio modello di efficienza? La Protezione civile di Guido Bertolaso”.
Successi personali di un uomo che vanta un curriculum impeccabile. Laurea con lode in Medicina e chirurgia all’Università “La Sapienza” di Roma, master in “Public Health” alla School of tropical medicine di Liverpool, tre lauree ad honoris, l’ultima, nel 2008, in “Sostenibilità ambientale e protezione civile dall’Università Politecnica delle Marche per “la sua capacità di coordinare e dirigere con grande professionalità competenza e tempestività tutte le emergenze in Itala e all’estero”, come si legge nella motivazione. Alla guida dell’ Ufficio nazionale per il servizio civile, dal 1998 al 2001: da una sua idea, la riorganizzazione del servizio civile volontario. Due medaglie al merito civile, una delle quali per aver gestito brillantemente a Roma le fasi immediatamente successive alla morte di Giovanni Paolo II. L’uomo giusto al momento giusto: come Mr Wolf, in Pulp fiction di Quentin Tarantino…. Che il suo futuro sia in politica?
I VIDEO con i successi di Mr. Wolf Bertolaso.
Bertolaso, Berlusconi e Obama a Santa Maria di Paganica, l’Aquila:
Emergenza rifiuti in Campania:
Guido Bertolaso su termovalorizzatore di Acerra:
Bertolaso intervistato da RaiNews24 poche ore dopo il terremoto del 6 aprile

“La sinistra italiana è in estinzione. Noi sopravviviamo, almeno territorialmente, e abbiamo ancora la forza di gridare i nostri no. Come a Genova nel 2001″.
Non ha dubbi Francesco Caruso (qui il suo blog e qui la sua biografia), 35 anni, beneventano, ex leader dei no global napoletani e parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, durante il Prodi bis. Uno dei pochi a Montecitorio, forse l’unico, che risultava a reddito zero prima di venire eletto, anche se proviene da un’agiata famiglia.
Sta raggiungendo in auto con alcuni amici L’Aquila, dove si tiene la protesta dei no global. Attese dalle tre alle 5000 persone: i manifestanti, in gran parte giovani, provengono soprattutto da Roma, ma anche da diverse altre città italiane (oltre che dall’estero: francesi, tedeschi, olandesi in maggioranza). C’è pure una rappresentanza dei “No Dal Molin” e di altri comitati, come quelli che si oppongono alla costruzione delle basi militari. Il corteo - organizzato dalla Rete nazionale No G8, cui aderiscono diverse sigle, a cominciare dai Cobas e Rifondazione- si snoderà lungo un percorso di circa 7 chilometri, dalla stazione della frazione di Paganica ai giardini comunali dell’Aquila, a ridosso del centro storico terremotato.
A reggere lo striscione iniziale: “Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani”, anche alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco, tra le categorie più impegnate per il terremoto. Nel corteo sono presenti, tra gli altri Comunisti italiani, Sinistra critica e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale. Ci sono anche, più sparuti, gli “Aquilani contro il G8″, che inveiscono contro i movimenti di sfollati che non hanno aderito.
Dagli anni ‘90, Caruso, non se ne è persa una di manifestazione, tra cortei ed “espropri proletari”. Uno che avrà molti difetti - e qualche guaio giudiziario legato alla carriera di no global -, ma che di sicuro dice quello che pensa. Per esempio, quando definisce il G8 de L’Aquila: “Tu pensa, hanno portato lor signori a fare turismo in mezzo ai terremotati”. E se lo dice lui…
Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo?
Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati.
Ma allora cosa proponete voi manifestanti?
Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri…
I “lor signori”?
I potenti della terra, quelli là.
Convincere i politici dei grandi paesi, dunque…
In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione.
Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino?
Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa.
Insomma, sostenete il popolo del “no”?
Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione.
I no global sono in declino. E la sinistra italiana?
La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia.
Di chi è la colpa?
Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine.
Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti?
Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra.
Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee?
C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale.
Tornerà in Parlamento?
Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti.
Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa?
È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni.
LEGGI ANCHE: Black bloc: quel che resta del movimento - Il G8 italiano? La riscossa di Berlusconi - G8 all’Aquila: i luoghi, le immagini, le opinioni. Tutto sul summit d’Abruzzo
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Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni.
I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti.
Cattivi maestri
A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia.
Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea.
A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova.
Guerra telegenica
Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle).
Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia.
Rivoluzionario di professione
I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi).
I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro.
Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata.
Anarcoinsurrezionalisti
I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti.
Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido).
In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città, da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città, perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo.