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Il no global Caruso: “Non siamo più quelli di Genova, ma a L’Aquila faremo sentire i nostri no”

Francesco Caruso
“La sinistra italiana è in estinzione. Noi sopravviviamo, almeno territorialmente, e abbiamo ancora la forza di gridare i nostri no. Come a Genova nel 2001″.
Non ha dubbi Francesco Caruso (qui il suo blog e qui la sua biografia), 35 anni, beneventano, ex leader dei no global napoletani e parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, durante il Prodi bis. Uno dei pochi a Montecitorio, forse l’unico, che risultava a reddito zero prima di venire eletto, anche se proviene da un’agiata famiglia.
Sta raggiungendo in auto con alcuni amici L’Aquila, dove si tiene la protesta dei no global. Attese dalle tre alle 5000 persone: i manifestanti, in gran parte giovani, provengono soprattutto da Roma, ma anche da diverse altre città italiane (oltre che dall’estero: francesi, tedeschi, olandesi in maggioranza). C’è pure una rappresentanza dei “No Dal Molin” e di altri comitati, come quelli che si oppongono alla costruzione delle basi militari. Il corteo - organizzato dalla Rete nazionale No G8, cui aderiscono diverse sigle, a cominciare dai Cobas e Rifondazione- si snoderà lungo un percorso di circa 7 chilometri, dalla stazione della frazione di Paganica ai giardini comunali dell’Aquila, a ridosso del centro storico terremotato.
A reggere lo striscione iniziale: “Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani”, anche alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco, tra le categorie più impegnate per il terremoto. Nel corteo sono presenti, tra gli altri Comunisti italiani, Sinistra critica e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale. Ci sono anche, più sparuti, gli “Aquilani contro il G8″, che inveiscono contro i movimenti di sfollati che non hanno aderito.

Dagli anni ‘90, Caruso, non se ne è persa una di manifestazione, tra cortei ed “espropri proletari”. Uno che avrà molti difetti - e qualche guaio giudiziario legato alla carriera di no global -, ma che di sicuro dice quello che pensa. Per esempio, quando definisce il G8 de L’Aquila: “Tu pensa, hanno portato lor signori a fare turismo in mezzo ai terremotati”. E se lo dice lui…

Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo?
Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati.
Ma allora cosa proponete voi manifestanti?
Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri…
I “lor signori”?
I potenti della terra, quelli là.
Convincere i politici dei grandi paesi, dunque…
In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione.
Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino?
Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa.
Insomma, sostenete il popolo del “no”?
Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione.
I no global sono in declino. E la sinistra italiana?
La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia.
Di chi è la colpa?
Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine.
Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti?
Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra.Francesco Caruso
Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee?
C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale.
Tornerà in Parlamento?
Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti.
Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa?
È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni.

LEGGI ANCHE: Black bloc: quel che resta del movimento - Il G8 italiano? La riscossa di Berlusconi - G8 all’Aquila: i luoghi, le immagini, le opinioni. Tutto sul summit d’Abruzzo

Il G8 degli altri. Black bloc: quel che resta del movimento

Noglobal in azionel

Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni.
I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti.
Cattivi maestri
A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia.
Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea.
A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova.
Guerra telegenica
Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle).
Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia.
Rivoluzionario di professione

I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi).
I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro.
Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata.
Anarcoinsurrezionalisti
I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti.
Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido).
In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città, da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città, perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo.

G8 all’Aquila: i luoghi, le immagini, le opinioni. Tutto sul summit d’Abruzzo

g8

Così è arrivato il giorno fatidico: dopo settimane burrascose per l’Italia - fra scandali gonfiati e “scosse” previste - ha avuto inizio il G8 dell’Aquila, summit internazionale dalla rilevanza strategica che vedrà riuniti i leader degli 8 maggiori Stati mondiali.

Italia, USA, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Russia: sono questi gli 8 paesi le cui delegazioni si riuniranno fino al prossimo 10 luglio nei territori del terremotato Abruzzo per discutere di ecologia, economia, progresso, aiuti al terzo mondo.

Le polemiche, i fatti di cronaca, le opinioni della Rete, le immagini dell’evento:

-> G8 all’Aquila, la mappa dei luoghi dell’evento
-> Sismi reali e “scosse” minacciate: tutte le insidie del G8
-> “Prepariamoci al peggio”: le opinioni della Rete sul G8 all’Aquila
-> Fiaccolate, proteste e personaggi: le immagini del G8
-> Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8?

“Prepariamoci al peggio”: le opinioni della Rete sul G8 all’Aquila

Dal terrorismo mediatico sulle possibili scosse di terremoto in Abruzzo durante il G8, alle dichiarazioni di D’Alema, alle minacciate proteste da parte dei no-global e delle associazioni anarchiche, nella Rete si è aperto il dibattito su questo G8. Ecco alcune delle opinioni raccolte sul Web.

I sisma di Berlusconi

“Decontestualizzare e virgolettare sono due tra gli esercizi da scribacchino che meglio riescono a questi venduti della disinformazione di regime: l’ordine di scuderia è, oggi e già da qualche settimana, spargere la voce che Berlusconi stia tentando di far fuori i “grandi della terra” facendoli inghottire da un terremoto (del resto, perché avrebbe spostato il G8 dalla tranquilla Sardegna, sennò?)”

Poliscòr » La mala información: Capitolo XII - Terremoto Birichino /2

Le scosse di D’Alema

“Come se non bastassero le scosse sismiche naturali, sono annunciate scosse artificiali. Quelle di cui parla da tempo D’Alema, senza dire di preciso di cosa si tratta. [...] Lo spieghi meglio perché qualcuno potrebbe anche insinuare che trattasi di terrorismo psicologico, tra l’altro.

Unpercento » Scosse & Sismi

I soliti “pacifisti”

“Di nuovo a Vicenza una esibizione dei soliti pacifisti. C’è chi ha definito quella di Vicenza una prova generale, fatta nella immediata vigilia del G8 d’Abruzzo (per farsi una idea dei preparativi, basta andare a dare un’occhiata al loro sito: Abruzzo Social Forum). [...] Prepariamoci dunque al peggio. Ma non in Abruzzo. Meglio, molto meglio a Roma: si possono fare più danni e ci si può confondere e fuggire molto più facilmente.”

Daw Blog » No global, no party

Gli scandali montati ad arte

“Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ma tutto ciò non potrà intimidire Berlusconi, nè il suo elettorato. [...] L’ennesimo tentativo di golpe non riuscirà.”

Anduril » Il G8 si avvicina: prepariamoci al tentativo di golpe

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Sismi reali e “scosse” minacciate: tutte le insidie del G8

Proteste contro il G8
Come preventivato anche dallo stesso premier nei giorni precedenti al G8 de l’Aquila, la buona riuscita dell’evento sembra esser messa in dubbio da una serie di problemi e tensioni che potrebbero rendere complicato lo svolgimento del summit. Ecco i principali.

Il terremoto

Proprio nei giorni immediatamente precedenti al summit, la terra in Abruzzo ha ripreso a tremare.

Quattro scosse di terremoto fra la notte di domenica e la mattina di lunedì, l’ultima delle quali alle 9.02 con una magnitudo di 3.0 nella scala Richter. Ma nuovi sismi potrebbero presentarsi anche nei giorni dell’evento, con i leader mondiali riuniti a l’Aquila.

Per questo motivo la Farnesina ha previsto un piano d’emergenza, da sfruttare nel caso in cui una scossa superasse i 4/4.5 di magnitudo: la caserma di Coppito verrebbe evacuata e il summit verrebbe trasferito a Roma.

Le “previsioni” di D’Alema

Nonostante le problematiche interne al PD, nel pieno della lotta per la scelta del nuovo segretario, Massimo D’Alema non è riuscito a trattenersi dal prevedere “altre scosse” ai microfoni di Radio Città Futura: secondo l’ex leader maximo la leadership di Berlusconi comincierebbe a “mostrare delle crepe” tali da permettergli di ipotizzare “un periodo di incertezza in cui nel Paese possono aprirsi anche scenari imprevedibili”.

La caccia alle foto di Villa Certosa

Da più parti si erano alzate voci per anticipare la cosa: con l’avvicinarsi del G8, l’attenzione della stampa (non solo) estera si sarebbe concentrata sul premier.

Ed è quanto sta accadendo, con una vera e propria caccia allo scandalo da parte delle maggiori testate internazionali, in lotta - secondo il Sunday Times di proprietà Murdoch, “acerrimo nemico” di Berlusconi - per accaparrarsi altre foto fra quelle scattate da Antonello Zappadu a Villa Certosa.

Foto che “non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali”, come giustamente sottolineato da una nota di Palazzo Chigi in risposta all’intensificarsi degli attacchi contro il presidente del Consiglio, e che sarebbero frutto di una “morbosa campagna della stampa estera”.

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G8 all’Aquila, la mappa dei luoghi dell’evento

Una cittadella “organizzata in modo perfetto”: è con queste parole che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha descritto il lavoro svolto dalla task-force organizzativa per mettere a punto la sede del G8 a L’Aquila.

Una sede approntata in pochissimi mesi, dopo la decisione da parte del Governo di spostare il summit dalla sua location originaria - la Maddalena, in Sardegna - alla città simbolo del sisma che lo scorso 6 aprile ha colpito la regione, causando centinaia di vittime.

Il complesso che ospiterà le delegazioni

Luogo dell’incontro sarà la Scuola Ispettori della Guardia di Finanza di Coppito, che già negli scorsi mesi ha ospitato i lavori della Protezione Civile per il post-terremoto.

Per l’occasione il complesso di edifici è stato ristrutturato (ritinteggiature interne ed esterne, interventi idraulici ed elettrici) e riarredato (rigorosamente con mobili “made in Italy”) per “offrire agli Otto Grandi un’ospitalità decorosa, ma certamente non lussuosa, in linea con la decisione di realizzare un Vertice il più possibile essenziale, sobrio, e vicino al disagio degli abruzzesi”, come riporta il sito ufficiale del G8.

La “zona rossa”

Attorno alla cittadella è stata approntata una “zona rossa” dell’estensione di circa 3 Km di raggio, inaccessibile per motivi di sicurezza a chiunque, a meno di possedere uno speciale pass.

Limitati anche gli spostamenti dei residenti nella zona, che dovranno essere preventivamente approvati, e che dovranno avvenire appositamente a piedi.

Informazioni utili a quanti si trovano sul territorio aquilano saranno fornite dal canale Rai Isoradio, che dispenserà notizie su meteo e traffico, preavvisando i cittadini della chiusura delle strade al passaggio delle delegazioni.

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Fiaccolate e proteste, il G8 raccontato per immagini

I protagonisti

I protagonistiIl presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accoglierà a l’Aquila i capi di stato degli altri 7 maggiori stati mondiali.

Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Stephen Harper, Gordon Brown, Dmitry Medvedev, Barack Obama, Taro Aso: in questa speciale gallery ecco tutti i protagonisti del summit abruzzese, del Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso e di Fredrik Reinfeldt, che partecipa in veste di Presidente di turno del Consiglio dell’UE.

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Una fiaccolata per chieder giustizia

Fiaccolata di protesta degli abruzzesi contro il G8 a L'Aquila“Yes, we camp”. È stato questo lo slogan delle oltre duemila persone che nella notte di domenica si sono raccolte in una fiaccolata nel centro de L’Aquila, a tre mesi dal violento terremoto dello scorso 6 aprile, per commemorare le 307 vittime della tragedia ma anche - e soprattutto - per chiedere “verità e giustizia” sui possibili errori umani compiuti da chi poteva evitare queste morti.

Con un invito ai partecipanti al summit internazionale: “Cari Governanti del G8 provvidenziale, aiutateci a ricostruire per salvare nostra storia e identita’. Investire su di noi le vostre energie e risorse, perche’ la nostra rinascita sara’ la vostra. Ogni paese faccia coraggiosamente la sua parte e tutti i paesi ne coglieranno i vantaggi”.

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Gli 8 “imperatori” che governano il mondo

G8, la protesta al Circo MassimoUsare l’arma dell’ironia per protestare contro gli 8 grandi potenti della terra. Un’idea diversa quella portata avanti da un gruppo di attivisti a Roma, nella spettacolare sede del Circo Massimo.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo ministro canadese Stephen Harper, quello britannico Gordon Brown, il premier italiano Silvio Berlusconi, il presidente russo Dmitry Medvedev, il presidente USA Barack Obama e il primo ministro giapponese Taro Aso. Tutti rappresentati come degli antichi romani, dei gaudenti Neroni con - alle loro spalle - le fiamme sulla città a rappresentare la distruzione del mondo globale.

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Abruzzo: la strada verso il G8, fra sismi reali e scosse minacciate

Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa di presentazione per il G8
LEGGI ANCHE: Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? - Guarda la GALLERY

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E così sta per arrivare il giorno fatidico: dopo settimane burrascose per l’Italia - fra scandali gonfiati e “scosse” previste - domani avrà inizio il G8 dell’Aquila, summit internazionale dalla rilevanza strategica che vedrà riuniti i leader degli 8 maggiori Stati mondiali.

Italia, USA, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Russia: sono questi gli 8 paesi le cui delegazioni si incontreranno a partire da domani e fino al prossimo 10 luglio nei territori del terremotato Abruzzo, in cui la task-force organizzativa ha svolto rapidamente un lavoro egregio in condizioni precarie.

I preparativi

G8, i preparativi a L'AquilaIn un’intervista odierna a Il Giornale, infatti, il premier Silvio Berlusconi ha infatti assicurato che “la cittadella è organizzata in modo perfetto”.

All’interno della struttura “troveranno ospitalità 40 capi delegazione e più di mille persone al loro seguito, e anche i giornalisti avranno la possibilità di seguire i lavori da vicino”.

La “cittadella” è la scuola della Guardia di Finanza di Coppito, un edifico costruito secondo criteri antisismici e considerato quindi sicuro per ospitare i partecipanti al summit.

Le insidie

Proteste contro il G8Come preventivato anche dallo stesso premier, però, la buona riuscita dell’evento sembra esser messa in dubbio da una serie di problemi e tensioni. Ecco i principali:

Il terremoto

Proprio in questi giorni immediatamente precedenti al summit, la terra ha ripreso a tremare in Abruzzo.

Quattro scosse di terremoto fra la notte di domenica e la mattina di questo lunedì, l’ultima delle quali alle 9.02 con una magnitudo di 3.0 nella scala Richter.

Per questo motivo la Farnesina ha previsto un piano d’emergenza, da sfruttare nel caso in cui una scossa superasse i 4/4.5 di magnitudo: la caserma di Coppito verrebbe evacuata e il summit verrebbe trasferito a Roma.

Le “previsioni” di D’Alema

Nonostante le problematiche interne al PD, nel pieno della lotta per la scelta del nuovo segretario, Massimo D’Alema non è riuscito a trattenersi dal prevedere “altre scosse” ai microfoni di Radio Città Futura: secondo l’ex leader maximo la leadership di Berlusconi comincierebbe a “mostrare delle crepe” tali da permettergli di ipotizzare “un periodo di incertezza in cui nel Paese possono aprirsi anche scenari imprevedibili”.

La caccia alle foto di Villa Certosa

Era prevedibile, e da più parti si erano alzate voci per anticipare la cosa: con l’avvicinarsi del G8, l’attenzione della stampa (non solo) estera si sarebbe concentrata sul premier.

Ed è quanto sta accadendo, con una vera e propria caccia allo scandalo da parte delle maggiori testate internazionali, in lotta - secondo il Sunday Times di proprietà Murdoch, “acerrimo nemico” di Berlusconi - per accaparrarsi altre foto fra quelle scattate da Antonello Zappadu a Villa Certosa.

Foto che “non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali”, come giustamente sottolineato da una nota di Palazzo Chigi in risposta all’intensificarsi degli attacchi contro il presidente del Consiglio, e che sarebbero frutto di una “morbosa campagna della stampa estera”.

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L’opinione della Rete

I sisma di Berlusconi

“Decontestualizzare e virgolettare sono due tra gli esercizi da scribacchino che meglio riescono a questi venduti della disinformazione di regime: l’ordine di scuderia è, oggi e già da qualche settimana, spargere la voce che Berlusconi stia tentando di far fuori i “grandi della terra” facendoli inghottire da un terremoto (del resto, perché avrebbe spostato il G8 dalla tranquilla Sardegna, sennò?)”

Poliscòr » La mala información: Capitolo XII - Terremoto Birichino /2

Le scosse di D’Alema

“Come se non bastassero le scosse sismiche naturali, sono annunciate scosse artificiali. Quelle di cui parla da tempo D’Alema, senza dire di preciso di cosa si tratta. [...] Lo spieghi meglio perché qualcuno potrebbe anche insinuare che trattasi di terrorismo psicologico, tra l’altro.

Unpercento » Scosse & Sismi

“Di nuovo a Vicenza una esibizione dei soliti pacifisti. C’è chi ha definito quella di Vicenza una prova generale, fatta nella immediata vigilia del G8 d’Abruzzo (per farsi una idea dei preparativi, basta andare a dare un’occhiata al loro sito: Abruzzo Social Forum). [...] Prepariamoci dunque al peggio. Ma non in Abruzzo. Meglio, molto meglio a Roma: si possono fare più danni e ci si può confondere e fuggire molto più facilmente.”

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Gli scandali montati ad arte

“Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ma tutto ciò non potrà intimidire Berlusconi, nè il suo elettorato. [...] L’ennesimo tentativo di golpe non riuscirà.”

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