Leggi tutte le notizie su:
latitanti
- Tags: Antimafia, arresto, boss, camorra, Campania, Gomorra, latitanti, Lega, Mafia, panorama in edicola, Pd, pdl, politica, Roberto Maroni, Roberto-Saviano, scrittore, Sicilia, Sud, Viminale
-

Lo scrittore antimafia Roberto Saviano
Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisistaPanorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso di averle tutte le ragioni per raddrizzare le gambe ai cani, ma di non poterlo fare. per tutto quello che accade in questo finale d’anno intinto nell’odio. Leggi l’intervista
- Tags: Angelino-Alfano, Gianni Nicchi, Guardasigilli, latitanti, lista dei 30 ricercati, Mafia, Mimmo Raccuglia, Raffaele-Arzu, ricercati, Roberto Maroni, Viminale
-

L'arrivo in questura a Palermo di Gianni Nicchi, arrestato il 5 dicembre 2009
Chi si ricorda il mazzo di carte con i “cattivi” del regime iracheno ideato dalla propaganda dell’esercito statunitense nel 2003? Visto com’è andata la guerra (anche se l’asso di picche Saddam Hussein è stato preso), non è proprio un’idea di grande successo. Ma se oggi il ministero dell’Interno si inventasse qualcosa di simile con i superlatitanti di mafia, camorra e ‘ndrangheta avrebbe già messo da parte qualche poker e quasi completato una scala reale. Continua

Una veduta di Barcellona (Credits: Alex Castellá by Flickr)
L’hanno preso a Barcellona, fuori da un call center. Salvatore Zazo, pregiudicato boss del clan Mazzarella, non ha avuto il tempo di reagire, per la sorpresa, quando è stato arrestato in Spagna dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. Nei suoi confronti c’era un’ordinanza di custodia cautelare su richiesta della Dda per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Zazo, 57 anni, era una delle figure più importanti del clan Mazzarella, attivo nel centro di Napoli. Nella capitale catalana, dove viveva in un appartamento vicino alla Sagrada Familia, si occupava dell’importazione e del traffico di cocaina per conto del clan.
Ed il suo arresto, eseguito dai carabinieri in collaborazione con la Unidad central operativa della Guardia Civil, è l’ultimo di una lunga serie in terra iberica. Non è un mistero che i boss di camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta abbiano scelto la Spagna come terra di conquista e riciclaggio del denaro sporco. Per gli aeroporti di Madrid e Barcellona, così come sulle coste di Galizia e Catalogna, passano le ricche rotte della cocaina sudamericana e dell’hascisc marocchino. Senza dimenticare l’impetuoso (è crollato solo nell’ultimo anno, in conseguenza della crisi dei subprime) sviluppo immobiliare sulle coste del Mediterraneo, un affare troppo ghiotto per non metterci le mani. Ma negli ultimi anni la collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e quelle spagnole ha portato alla cattura di molti dei boss trasferiti in terra iberica.
Come Marco Assegnati, reggente del clan camorristico Nico e inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi, sorpreso insieme alla compagna spagnola e al figlio avuto dalla stessa, in un appartamento di Escalona nei pressi di Toledo, il 18 dicembre scorso. Il giorno prima era stato catturato a Fuengirola Paolo Pesce, del clan camorristico dei Mariano. Il 20 settembre, invece, era stato Marino Santafede a cadere, dopo aver messo sulle sue tracce la Guardia Civil per l’acquisto di un lussuoso appartamento nel quartiere olimpico di Barcellona. Anche lui si occupava del traffico di stupefacenti verso Napoli e Roma. Sempre in Catalogna, a Girona, il 10 agosto finiva invece la latitanza di Patrizio Bosti, reggente del clan Licciardi-Contini, inserito nella lista dei trenta più ricercati dal Viminale. Il 16 maggio, invece, a Barcellona, era il turno del
latitante Fausto Frizziero, ritenuto capo dell’omonimo clan operante nei quartieri della Torretta, di Mergellina, Chiaia e
zone limitrofe. Preso dalla squadra mobile di Napoli.
Non solo camorristi, comunque: anche la ‘Ndrangheta ha i suoi emissari in terra spagnola. Intermediari, broker con un passato da delinquenti comuni. Come Ippolito Magnoli, detto ”Peppe”, nato a Rosarno (Reggio Calabria) 61 anni fa, uomo di fiducia del clan Piromalli, ricercato da sei anni, arrestato nel paesino catalano di El Mas Tader dai militari del Ros di Genova, in collaborazione con i colleghi spagnoli.
L’inquinamento e il degrado della costa casertana
Era inserito nella lista dei cento latitanti più pericolosi di Italia: Metello Di Bona, 38 anni, esponente del clan camorristico dei ‘Casalesi’, è stato arrestato la scorsa notte nel Casertano. L’operazione è stata portata a termine dalla Squadra mobile di Caserta, diretta dal vicequestore Rodolfo Ruperti. Di Bona, della fazione ‘Bidognetti’ (uno dei clan di punta del cartello dei Casalesi), è indicato dai collaboratori di giustizia come elemento legato al gruppo criminale guidato dal latitante Giuseppe Setola, ritenuto responsabile, fra l’altro, della strage degli immigrati Castel Volturno.
La camorra nella provincia di Caserta è salita alla ribalta delle cronache nazionali con il libro “Gomorra” di Roberto Saviano. Ieri, nelle piazze di sei città italiane (Roma, Milano ,Napoli, Palermo, Messina, Cagliari), centinaia di giovani hanno sfilato indossando una maschera con il volto dello scrittore minacciato di morte dai clan ‘Casalesi’: la manifestazione è stata lanciata e coordinata da un gruppo spontaneo attraverso due social network, Facebook e Ning. E in breve ha raccolto adesioni su internet e in diversi centri italiani.
Guarda il VIDEO sul piano dei Casalesi per uccidere Roberto Saviano a Natale
Quattro decreti di fermo, emessi dalla Dda di Napoli, sono stati eseguiti all’alba dalla Polizia nei confronti di altrettanti latitanti, ritenuti appartenenti al clan dei Casalesi.
Le manette sono scattate, nel corso dell’operazione eseguita oggi dagli uomini del capo della Squadra Mobile di Caserta, per Massimo Amatrudi, Carlo Raffaele e Pasquale Musciarella, di anni 37. Il provvedimento restrittivo è stato, invece, notificato in carcere a Giuseppe Gagliardi, di 45 anni, di Calvizzano (Napoli) accusato, tra l’altro, di tentativo di estorsione nei confronti di Raffaele Granata, ucciso l’undici luglio scorso nello stabilimento balneare che gestiva in una località ai confini tra Napoli e Caserta.
È sfuggito invece alla cattura Oreste Spagnolo, già latitante, coinvolto anche nell’inchiesta sulla strage di immigrati nella sartoria di Castel Volturno di giovedì scorso e considerato uno degli elementi di spicco del gruppo di fuoco che fa capo agli altri latitanti Antonio Cirillo e Giuseppe Setola, considerati i capi dell’ala “militare” dei Casalesi. In quell’occasione vennero trucidati un italiano, gestore di un locale di una sala giochi e sei extracomunitari africani.
Le indagini hanno permesso di riscontrare come i quattro fermati provvedevano, dalla scorsa primavera, a chiedere il pizzo a imprenditori e commercianti, in concorso con altri indagati.
Il blitz rientra anche nell’attività di forte pressione che polizia e carabinieri stanno compiendo a Castel Volturno all’indomani della strage avvenuta giovedì scorso. La pressione delle forze dell’ordine sul clan dei Casalesi, egemoni nel Casertano, è infatti continua. Due poliziotti sono morti ed uno è rimasto ferito durante l’inseguimento di un’auto che non si era fermata all’alt a un posto di blocco a Casapesenna. Una delle due vittime, il sovrintendente Francesco Alighieri, 41 anni, era stato appena trasferito dalla Questura di Torino insieme ad altri 400 militari inviati in Campania per fronteggiare l’emergenza camorra.
Stamane i tre agenti eranno appostati sulla provinciale Casapesenna-Villa Literno. Poco prima delle dieci, un’auto a cui avevano imposto l’alt è fuggita proseguendo la corsa verso Villa Literno. È iniziato un inseguimento che si è interrotto tragicamente sulla rampa di un cavalcavia: l’auto della Polizia si è ribalta ed è precipitata giù dal ponte.
“Mi inginocchio e giuro di essere innocente dinanzi a Dio, al mondo intero e ai familiari delle vittime di questa orrenda strage”: Giovanni Strangio, sospettato principale della mattanza di Duisburg dove il 15 agosto dello scorso anno vennero trucidati sei giovani calabresi, parla con Panorama in edicola da venerdì, 8 agosto.
E sostiene di non avere nulla a che vedere con quel terribile fatto di sangue. “Ma credo che in questo momento le mie ragioni non interessino alla magistratura che deve dimostrare all’opinione pubblica internazionale, e soprattutto ai tedeschi, di risolvere velocemente il caso consegnando i colpevoli alla giustizia” dice. “Il fatto è che sono italiano, di San Luca e mi chiamo Strangio”.
Non nega di essere stato in Germania il giorno della strage: “Sono partito per andare in Germania a curare i miei interessi, avevo dei locali e dovevo provvedere alla loro gestione” dice, ma nega perfino l’esistenza di una faida di San Luca: “La faida è una costruzione giornalistica e dei magistrati. Io non sono affiliato alla ‘ndrangheta e so che nel mio paese esiste povertà , disoccupazione, ignoranza, diffidenza, ma anche amore, passione e voglia di lavorare”.
Non ha dubbi invece il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, titolare di tutte le inchieste della ‘ndrangheta di San Luca: “Strangio è l’autore del massacro di Duisburg, tant’è che la montagna di accuse nei suoi confronti, lo induce a sottrarsi alla cattura anziché presentarsi e spiegare le sue ragioni”, dichiara a Panorama.
Giuseppe Nirta, 68 anni, capo dell’omonimo clan, da tempo latitante, è stato arrestato dai carabinieri a San Luca, nel bunker costruito all’interno della casa di un parente. L’arresto è stato eseguito dai militari del gruppo di Locri. Nirta stava per essere inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi ed era già nella lista dei 100.
Nel momento dell’arresto l’uomo si è complimentato con i militari. Nirta era ricercato nell’ambito dell’operazione “Fehida” relativa alla faida esplosa nell’agosto dello scorso anno contro i Nirta-Strangio ed i Pelle Vottari. L’operazione fu disposta dalla Dda di Reggio Calabria dopo la strage di Duisburg in cui, il giorno di Ferragosto dello scorso anno, furono uccise sei persone tutte presunte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari.
Il latitante arrestato è il padre di Giovanni Luca Nirta, marito di Maria Strangio, la donna uccisa a San Luca il giorno di Natale del 2006. Giuseppe Nirta è accusato di associazione mafiosa e dell’omicidio di Bruno Pizzata, di 59 anni, ucciso il 4 gennaio del 2007 a San Luca.
La sanguinosa faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari iniziò nel 1991 a causa di un banale lancio di uova tra un gruppo di giovani del luogo. Episodio che il 14 febbraio del 1991 provocò l’uccisione di due persone ed il ferimento di altre due. Col passare del tempo lo scontro tra i Nirta-Strangio ed i Pelle-Vottari è stato incentrato sulla gestione degli interessi criminali legati al traffico della droga ed all’infiltrazione negli appalti pubblici.
Dopo un lungo periodo di stasi, la faida di San Luca si riaccese con l’assassinio, il giorno di Natale del 2007, di Maria Strangio cui fece seguito, il 4 gennaio del 2007, l’omicidio di Bruno Pizzata, esecutore materiale del quale sarebbe stato proprio Giuseppe Strangio.
Il giorno di Ferragosto dello scorso anno la faida ha registrato il suo culmine con la strage di Duisburg in cui furono uccise sei persone presunte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari, tra cui un ragazzo di 16 anni, Francesco Giorgi.