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Il Ministro del Lavoro e politiche sociali Elsa Fornero (S) e il sottosegretario Michel Martone (D). ANSA/ALESSANDRO DI MEO

di Annalisa Chirico
“Da coloro che rappresentano il governo del Paese ci si aspetterebbe un maggior senso di responsabilità. Il folclore e le battute sprezzanti non sono obbligatorie”. Il copyright è di Nichita Vendola, cui si associa un disgustato Gianfranco Rotondi: “Le affermazioni del sottosegretario Martone mancano di rispetto nel linguaggio e nella sostanza a migliaia di studenti lavoratori o semplicemente a studenti meno brillanti che non sono certo sfigati”. Rotondi lo sa bene. Continua
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Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica; assunzioni solo in base alla necessità per evitare il precariato; più inglese e competenze tecnologiche: queste alcune delle novità contenute nel nuovo regolamento presentato dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini (qui il suo canale su YouTube) per chi vuole accedere all’insegnamento.
Linee Guida
Son quindi quattro le grandi linee in cui si dipana nuovo regolamento voluto dal Miur : il tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, “perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica” si legge in una nota. Il numero di nuovi docenti sarà poi deciso in base al fabbisogno. L’obiettivo è quello di porre così fine all’accesso illimitato alla professione che creava il precariato. In questo modo sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo.
Il nuovo regolamento, informa il Ministero dell’Istruzione, “è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita una azione di primo confronto col mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica”. L’obiettivo dei nuovi percorsi “è di garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio Formativo Attivo, direttamente a contatto con le scuole”.
Cosa cambia
Con il nuovo sistema, dunque, per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentira’ di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie. Per la prima volta, viene sottolineato, si è data “specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali”. Per gli alunni con disabilità, in tutti i percorsi è previsto che ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.
Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado sarà necessaria la laurea magistrale più un anno di Tirocinio formativo attivo. È prevista una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie. L’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di presenza a scuola sotto la guida di un insegnante tutor.
Nodo Siss
Il Tirocinio formativo attivo della durata di un anno prenderà il posto delle Siss per le secondarie di primo e secondo grado. Il numero dei tirocini sarà deciso in base al fabbisogno di insegnanti. Nel regolamento è stato dato riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni di personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo. Gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate e avranno funzione di controllo.
Gelmini: Da oggi si cambia
“Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico” scrive il ministro Gelmini “un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie Ssis un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare”.
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Erika De Nardo, protagonista del massacro di Novi Ligure, condannata per l’omicidio della madre e del fratellino, si è laureata con il massimo dei voti in lettere e filosofia nel carcere bresciano di Verziano.
Erika, che oggi ha 25 anni, ieri mattina davanti a una commissione di docenti dell’Università Cattolica di Brescia, in una delle sale della casa di reclusione dove è rinchiusa da quattro anni, ha discusso una tesi dal titolo Socrate e la ricerca della verità negli scritti platonici. Votazione finale: 110 e lode.
E lì a pochi metri da lei, in questo giorno un po’ speciale, c’erano, ad ascoltare, il padre, l’ingegner Francesco De Nardo, la nonna materna e una delle zie. Un giorno speciale ma al quale Erika ha voluto dare un senso di normalità nella sua vita carceraria. E, quindi, dopo essere stata dichiarata dottoressa in lettere, è andata a lavorare, come fa da tempo, alla cooperativa interna specializzata in assemblaggi.
In carcere il percorso accademico della giovane è stato seguito da vicino da alcune persone, tra cui operatori penitenziari, educatori e volontari. Una in particolare si è occupata di tutto ciò che le serviva dall’esterno, a cominciare dai testi universitari. “Gli ultimi esami” hanno raccontato “sono stati vissuti da Erika con una grande passione per la filosofia e sono andati ancora meglio degli altri. Sembra proprio innamorata di questa materia”.
La discussione della tesi è stata gestita con strettissimo riserbo dall’Università e dalla casa di reclusione, anche alla luce di quanto accadde alcuni anni fa, quando Erika partecipò a un torneo di pallavolo organizzato in un oratorio di Brescia e fu fotografata e ripresa dalle telecamere.
Erika, il 21 febbraio 2001, insieme al fidanzato Omar Favaro, uccise a coltellate la madre Susy e il fratellino Gianluca nella casa di famiglia a Novi Ligure. Minorenne, come il complice, all’epoca del duplice delitto, fu condannata a 16 anni di reclusione. Fino a 21 anni è stata detenuta nel carcere minorile Beccaria di Milano, dal 2005 si trova a Verziano, casa di reclusione a trattamento avanzato. Al Beccaria aveva ottenuto la maturità all’esame per geometra. Trasferita a Brescia, si è iscritta alla Cattolica e ora ha concluso il suo percorso con la laurea in lettere. In tutti questi anni, la ragazza è sempre stata seguita dal padre, che l’ha incontrata regolarmente in carcere.
Nel 2006 la difesa aveva chiesto la libertà condizionale con destinazione in una comunità di recupero. Ma la Cassazione aveva detto no ritenendo che la giovane non si fosse ravveduta, con un giudizio che rimaneva pesante.
Erika comunque a breve potrebbe chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali e uscire dal carcere. Considerato il periodo di detenzione (oltre otto anni), l’indulto e gli sconti annuali per buona condotta, le mancano infatti tre anni al fine pena.
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Meno 25 centimetri. Di così tanto la terra in Abruzzo, più precisamente nell’Aquilano, è andata giù, si è abbassata. A causa del terremoto dello scorso 6 aprile. La rilevazione è dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, fatta sulla base delle immagini dei satelliti italiani COSMO-SkyMed. Questo abbassamento, afferma l’Ingv, “è avvenuto durante il terremoto (deformazione co-sismica) ed è la risposta della superficie alla dislocazione sul piano di faglia in profondità”.
Suolo più basso, quindi, ma l’umore degli sfollati, piano piano, sta risalendo. E L’Aquila prova a ricominciare il suo cammino dall’università, laurenado i primi dottori del dopo sisma. Tesi, emozionati, eleganti, ma anche tristi: 27 giovani, di cui una decina di ragazze, si sono laureati in fisioterapia concludendo così il loro percorso di studio. Si tratta delle prime lauree che vengono conferite dopo la tragedia del sisma.
La cerimonia si è svolta nei pressi dello stabile che ospita la facoltà di Medicina, all’interno di una tenda della Protezione civile, al polo didattico di Coppito. Il copione, malgrado la scenografia inusuale, ha rispettato la tradizione: un compito scritto seguito dalla descrizione delle tesi; poi la riunione della commissione e, infine, il voto seguito da applausi e baci accademici. A conferire il titolo di dottore in fisioterapia il presidente del corso di laurea, Antonio Carolei.
Il primo a laurearsi è stato Tonino Baliva, un giovane di Celano, di 27 anni, il quale ha discusso una tesi su un paziente affetto da ictus. Un boato seguito da un lungo applauso ha accolto il suo 110 e lode. “La prima cosa che ho fatto è stato tirare un grande sospiro”, ha detto il giovane.
Momento toccante della cerimonia il conferimento della laurea alla memoria a Lorenzo Cini, giovane di 23 anni di Sant’Omero (Teramo), morto nel crollo di una abitazione all’Aquila il 6 aprile scorso. Lo ha deciso il Senato accademico dell’università dopo una seduta straordinaria. “Era un ragazzo squisito, sportivo, aperto, amato da tutti” ha detto Franco Cini, padre di Lorenzo. “Avrebbe compiuto gli anni il prossimo primo giugno; quello di oggi per lui sarebbe stato un giorno particolare perché avrebbe coronato i suoi sogni. Ce lo hanno spezzato”, ha concluso visibilmente, commosso, il padre.
A ricordare Lorenzo molti dei suoi compagni di studio, come Marco, di Avezzano (L’Aquila): “Non c’è l’atmosfera di festa” ha detto “ma la laurea deve essere un segno di ripresa”. E poi c’è Ferdinando, dell’Aquila, speranzoso che la cerimonia di oggi rappresenti un segno di continuità rispetto a quello che e’ accaduto: “Proviamo, o almeno cerchiamo di avere il sorriso sulle labbra” ha affermato, “ma non possiamo non ricordare chi non c’è più tra noi”.
All’evento non è mancato il rettore dell’università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio. “Se le istituzioni daranno ascolto alle nostre richieste e agevoleranno i nostri percorsi formativi, spero che questa università possa riprendere quanto prima il suo passo” ha detto. “Noi, come università, non siamo affatto morti, e cercheremo di rimarginare le ferite per quanto possibile” ha aggiunto il rettore.
Il VIDEO servizio:
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A stemperare i toni; a specificare che non si sta assistendo a un altro scontro tra Quirinale e Palazzo Chigi; a dire che sì, insomma: “Le preoccupazioni del Presidente sono anche le preoccupazioni del Governo”, ci pensa, poche ore dopo le affermazioni di Napolitano, il ministro dell’Istruzione e dell’Univesrità, Mariastella Gelmini. Che specifica: lo scopo della riforma, l’intento del governo è prorpio premiare le università migliori e tagliare gli sprechi. Per il ministro la crisi economica internazionale “deve trasformarsi in una grande opportunita’ per rivedere il sistema di Istruzione in Italia, un sistema in cui il problema principale non e’ quanto si spende ma come vengono spese le risorse pubbliche”.
È necessario utilizzare al meglio le risorse per università e ricerca in Italia; non è solo un problema di risorse destinate all’università ma come queste vengono impiegate, ha ribadit il ministro Gelmini. E Viale Trastevere, a supporto di questa affermazione, ha ricordato in una nota alcuni dati.
In percentuale in Italia si laureano meno studenti che in Cile, questo anche se nel nostro Paese ci sono 95 università. Oltre alle sedi centrali esistono più di 320 sedi distaccate. Sono attivi 37 corsi di laurea con 1 solo studente e 327 facoltà con 15 iscritti. Nel 2001 i corsi di laurea erano 2444, oggi sono più che raddoppiati arrivando a 5500. Negli altri Paesi Europei, la media dei corsi dei laurea è la metà. Le materie insegnante nelle università italiane sono circa 170.000, contro una media europea di 90.000. Nessun ateneo italiano è entrato nella graduatoria delle migliori 150 università del mondo stilata dal Times.
La prima nostra università che compare è Bologna al 192esimo posto. Negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze degli studenti, aumentando la spesa in maniera incontrollata. Molte università italiane hanno i conti in rosso.
L’Università di Siena, ad esempio, spende per il personale il 104% del suo finanziamento e la Federico II di Napoli il 101% con decine di milioni di euro di passivo.
A specificare l’intervento del ministro Gelmini, intreviene anche il collega Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: “Non ci sono stati tagli indiscriminati”, ha commentato. “Lo dico” ha aggiunto il ministro “senza alcuna polemica”. “Abbiamo tagliato 36 miliardi di euro per il triennio 2009-2011 di spesa corrente” ha proseguito Brunetta, a margine della firma di un protocollo di intesa con l’università Roma 3 “con la manovra finanziaria di luglio abbiamo salvato l’Italia”. Rispetto alla ricerca, “il governo ha un’enorme attenzione”, ha concluso Brunetta, “lo dico io che sono un professore universitario e lo dimostrano i protocolli di intesa” già firmati per la digitalizzazione degli atenei romani

di Antonio Calitri
Gran pasticcio in Puglia intorno al piano firmato dal governatore Nichi Vendola per offrire ai neolaureati un bonus da 7.500 a 25 mila euro, a fondo perduto, per pagarsi corsi di specializzazione anche fuori regione o all’estero. Il piano, avviato nel 2006 e finanziato finora con circa 100 milioni di euro, è entrato nel mirino della magistratura. Motivo: bandi di assegnazione dei fondi con maglie troppo larghe (sono stati finanziati corsi a San Marino, Canarie, o a Londra con professori pugliesi), e troppi furbetti in azione. Una buona fetta dei soldi (che in teoria dovrebbero essere spesi per un’esperienza in atenei rinomati) è finita a istituti locali. E la magistratura vuole capire se fra istituti e studenti esistessero accordi per “spartirsi” i denari.
L’ultimo caso, oggetto di un’inchiesta condotta dal pm leccese Imerio Tramis, investe la Vision 2000, che da consulenza e certificazione si è allargata ai corsi di formazione (700 domande presentate nel 2008), e l’associazione Asform. A destare i sospetti è stata anche la circostanza che in vari casi di bocciatura della domanda di rimborso (il meccanismo prevede che prima lo studente paghi il corso e poi venga rimborsato) a far ricorso al tar sia stata la scuola e non lo studente. In attesa di vederci chiaro l’assessore regionale al Lavoro, Marco Barbieri, ha bloccato tutte le domande sospette.
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Oggi a Roma e in diverse città italiane studenti di nuovo in piazza anche per denunciare i fatti di Rivoli e lo stato di degrado degli edifici scolastici in Italia. L’episodio di protesta più clamoroso a Roma dove il rettore dell’Università La Sapienza (ateneo che solo 24 fa ha visto trionfare i ragazzi di “Azione universitaria” su quelli della sinistra, nelle elezioni per il Senato accademico e il CdA) Luigi Frati è stato costretto ad abbandonare la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico (GUARDA la Gallery) dopo che gli studenti dell’Onda hanno interrotto la celebrazione.
Intanto, il Senato ha dato il primo via libera al decreto Gelmini sull’università che ora dovrà affrontare l’esame della Camera. Il provvedimento contiene norme considerate urgenti sul diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario, salutato dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini come “il primo passo verso la rivoluzione di un sistema paralizzato”.
Il voto finale, per alzata di mano, ha registrato il sì di Lega Nord e Pdl, il voto contrario di Idv e Pd mentre l’Udc, per protesta, non ha partecipato. Il testo introduce norme per la trasparenza dei bilanci degli Atenei, una stretta sui cosiddetti baroni che vedranno stipendi e carriera legati alla produttività, nuove regole per assunzioni, concorsi e misure per il rientro dei cervelli.
Ecco in dettaglio le principali misure del decreto:
Assunzioni. Blocco delle assunzioni nelle università che, al 31 dicembre di ciascun anno, sono in deficit. Gli atenei indebitati sono esclusi per il 2008-2009 dai fondi straordinari per il reclutamento dei ricercatori. Gli atenei virtuosi, invece, avranno lo sblocco parziale del turn over (che passa dal 20% al 50%) a patto che il 60% dei soldi sia speso per reclutare i giovani.
Concorsi. Cambiano le regole per la composizione delle commissioni. Per la selezione dei docenti sono previsti un ordinario nominato dalla facoltà che bandisce il posto e quattro professori ordinari sorteggiati su una lista di dodici persone da cui sono esclusi i docenti dell’università che assume. Per i ricercatori la commissione è così composta: un ordinario e un associato scelti dalla facoltà che bandisce il posto e due ordinari sorteggiati in una lista che contiene il triplo dei candidati necessari, esclusi sempre i docenti dell’ateneo che assume. Un emendamento prevede una commissione nazionale designata dal Cun (Consiglio universitario nazionale) per supervisionare le operazioni di sorteggio che saranno pubbliche.
Riaperti termini concorsi. Le nuove commissioni valgono anche per i concorsi già banditi ma sono stati riaperti i termini per partecipare ai concorsi in atto. C’è tempo fino al 31 gennaio 2009 per la presentazione delle domande.
Norme antibaroni e antifannulloni. Un emendamento approvato prevede la costituzione di una “Anagrafe nazionale dei professori ordinari, associati e dei ricercatori” aggiornata annualmente che contiene per ciascun nome l’elenco delle pubblicazioni scientifiche. Per ottenere gli scatti biennali di stipendio i docenti dovranno provare di aver fatto ricerca e ottenuto pubblicazioni. Se per due anni non ce n’è traccia lo scatto di stipendio è dimezzato e i docenti non possono far parte delle commissioni che assumono nuovo personale. Professori e ricercatori che non pubblicano per tre anni restano esclusi anche dai bandi Prin (programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale). Per il ministro “salta il meccanismo degli automatismi di anzianità slegato dalla produzione scientifica”.
Trasparenza. Gli atenei dovranno anche garantire trasparenza nei bilanci e far sapere agli studenti come vengono spesi i finanziamenti pubblici. I rettori in sede di approvazione del bilancio consuntivo dovranno anche pubblicare i risultati delle attività oltre che i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. Altrimenti si rischiano penalità nell’assegnazione dei fondi.
Università virtuose. Almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario sarà distribuito, già dal 2009 alle università virtuose per migliorare la qualità della ricerca e dell’offerta formativa. Il ministro Gelmini ha spiegato in Aula che i fondi sono legati al merito e che intende “portare in futuro la quota fino al 30%”.
Diritto allo studio. Nel decreto ci sono 65 milioni di euro per nuovi alloggi e 135 milioni per le borse di studio destinate ai meritevoli.
Rientro dei cervelli. Le università potranno coprire i posti da ordinario e associato o da ricercatore chiamando studiosi “stabilmente impegnati all’estero”, anche quelli già impegnati nel Programma ministeriale di rientro dei cervelli. Si potranno anche chiamare “studiosi di chiara fama”.
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Più qualità, cominciando con premiare l’impegno e i risultati ma, al tempo stesso, dando un segnale forte disincentivando chi preferisce starsene con le mani in mano. Ecco, in estrema sintesi, il nucleo centrale del decreto legge sull’università messo a punto dal ministro Mariastella Gelmini. La commissione Istruzione ha dato il via libera al dl, ora il provvedimento approda nell’aula di Palazzo Madama.
Le modifiche più importanti sono state apportate dal relatore, Giuseppe Valditara: si tratta di una vera e propria stretta sui “baroni” che prevede, tra l’altro, l’obbligo di ricerca (certificata in un’anagrafe ad hoc) per gli avanzamenti di carriera e l’accesso ai finanziamenti. D’ora in poi, se il decreto diventerà legge, sarà possibile per le università procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato o di ricercatore tramite la “chiamata diretta” di studiosi impegnati all’estero: una sorta di argine alla fuga dei cervelli italiani.
Il primo emendamento stabilisce che ogni anno il rettore deve presentare una relazione sull’attività, sulla ricerca, sulla formazione e sull’innovazione prodotta dal suo ateneo, in assenza di questa relazione è previsto un taglio sui trasferimenti statali. Il secondo emendamento stabilisce la craezione di un’anagrafe nazionale dei docenti e dei ricercatori, che deve essere aggiornata annualmente con le ricerche e le pubblicazioni realizzate da ogni membro dell’università. Il terzo e ultimo emendamento prevede che a partire dal 2011, gli scatti biennali di stipendio previsti per tutti i docenti, siano subordinati alle pubblicazioni scientifiche effettuate. Chi non ne ha realizzate, vedrà l’aumento dimezzato e non potrà far parte delle commissioni per i concorsi.
Lo dice convinta il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: “Il decreto (qui il testo integrale, ndr) approvato dal governo e gli emendamenti approvati dalla Commissione cultura del Senato sono una vera e propria svolta nel sistema accademico”. Il ministro sottolinea come da vent’anni si stesse parlando di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. “Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta”. “In base agli emendamenti approvati dalla Commissione, se i docenti non procederanno nell’attività di ricerca saranno esclusi dagli scatti biennali, dalle ripartizioni dei fondi Prin per la ricerca, dalle commissioni per il reclutamento delle strutture accademiche”.
“Il decreto” prosegue la Gelmini “impongono poi tolleranza zero verso le università con i conti in rosso e prevedono l’obbligo per i rettori, in sede di approvazione del bilancio, di pubblicare i risultati dell’attività di ricerca, della formazione e del trasferimento tecnologico dell’università. I fondi” conclude il ministro “saranno destinati agli atenei in base ai meriti ed alla qualità della ricerca e della didattica”.
La reazione dei rettori? Non scontata. Vincenzo Milanesi, rettore dell’università di Padova, si dice “D’accordo sull’introduzione di criteri rigorosi di valutazione e sulla meritocrazia” commenta. “Aggiungerei addirittura un elemento in più: non basta aver fatto delle pubblicazioni, occorre averne fatte di qualità”. D’accordo solo in parte il rettore dell’Università Tor Vergata, Renato Lauro: “Condivido la valutazione come criterio per la ripartizione dei fondi, ma sarei molto più cauto sui singoli docenti e ricercatori, i cui comportamenti professionali non dipendono solo dalla loro iniziativa”.