

di Laura Maragnani
Meno male che a Torino ci sono i vecchietti. Tenaci, per di più. Alle primarie del 27 febbraio sono andati a votare senza farsi demoralizzare dalla pioggia né farsi tentare dalle lusinghe di Davide Gariglio, il 40enne ex Margherita che ha provato a disegnarsi come l’alfiere del ricambio generazionale. Anzi: gli over 65 (73 su 100 ) hanno votato compatti per Piero Fassino e per quella che il king maker di Fassino, il sindaco uscente Sergio Chiamparino, ha definito «voglia di continuità». Continua
- biker
- Martedì 8 Marzo 2011
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Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità, se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“. Continua
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Rosy Bindi, presidente Pd, ed Enrico Letta, vice segretario
Non il 5 dicembre, ma l’11 e il 12. Non una, ma mille piazze. Non con l’Idv, ma con “il popolo delle primarie”. Non “per i suoi (del premier, ndr), ma per “i nostri”. Continua

Massimo D'Alema
Presidente del consiglio, ministro degli esteri, segretario del principale partito di sinistra. La biografia di Massimo D’Alema è costellata di incarichi autorevoli, offici di alta responsabilità, mansioni di primissimo livello. Eppure. Continua
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Il Corano donato da Gheddafi
Qualcuno deve averlo detto, a Muhammar Gheddafi: “Prego, fai come se fossi a casa tua”. E forse il Raìs l’ha preso un po’ troppo alla lettera. Ogni sua (sempre più frequente) visita a Roma si trasforma in uno show. Continua
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Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico
Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Le primarie “aperte a tutti” non hanno dunque ribaltato il voto tra gli iscritti, confermandone anzi sostanzialmente le percentuali: Bersani primo con oltre il 50 per cento, Dario Franceschini intorno al 35, Ignazio Marino ben oltre il 10. Continua

Così è arrivato il giorno fatidico: dopo settimane burrascose per l’Italia - fra scandali gonfiati e “scosse” previste - ha avuto inizio il G8 dell’Aquila, summit internazionale dalla rilevanza strategica che vedrà riuniti i leader degli 8 maggiori Stati mondiali.
Italia, USA, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone e Russia: sono questi gli 8 paesi le cui delegazioni si riuniranno fino al prossimo 10 luglio nei territori del terremotato Abruzzo per discutere di ecologia, economia, progresso, aiuti al terzo mondo.
Le polemiche, i fatti di cronaca, le opinioni della Rete, le immagini dell’evento:
-> G8 all’Aquila, la mappa dei luoghi dell’evento
-> Sismi reali e “scosse” minacciate: tutte le insidie del G8
-> “Prepariamoci al peggio”: le opinioni della Rete sul G8 all’Aquila
-> Fiaccolate, proteste e personaggi: le immagini del G8
-> Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8?

La GALLERY: I big del partito divisi tra Franceschini e Bersani
Uno in Africa. L’altro a Genova con il figlioletto. L’altro ancora nelle retrovie del partito, lontano dalla segreteria. Ah, il partito…
Come sarebbero state diverse le vite dei big del Pd senza Pd?
Già, perché “se il partito chiama”, “se me lo chiedono gli altri”, “se c’è bisogno di me”, “per il bene del progetto”, si può sempre fare un passo indietro. E così non stupisce nessuno il fatto che Dario Franceschini da “segretario precario” con scadenza (a Matrix, il 4 marzo scorso aveva detto basta, aveva assicurato che avrebbe “tireto ancora la carretta” democratica fino a ottobre, fino al congresso al quale non si sarebbe ricandidato: qui il video), abbia deciso di candidarsi ufficialmente al congresso che in autunno eleggerà il leader dei democratici.
Il SegreDario tenta il bis
L’ha fatto con un messaggio (qui il video) sul suo sito in cui però non nasconde il retro-front: “Pensavo di potermi fare da parte e lasciare il testimone a una nuova generazione” dice, “ma in questi giorni sono ho visto riemergere protagonismi e litigi” e allora ”non mi sento di tradirli” (i giovani) e “mi candido” (ironia della sorte) “per non tornare indietro a quelli che c’erano prima, molto prima di me”.
Veltroni l’africano mancato
Quello che c’era subito prima di lui, per esempio, sulla poltrona di segretario non ci si sarebbe mai seduto: “Se farò di nuovo il sindaco di Roma nei prossimi cinque anni, alla fine di questo secondo quinquennio avrò concluso la mia esperienza politica”, disse Walter Veltroni Che Tempo che fa, l’8 gennaio del 2006 (qui il VIDEO). “Perché non bisogna fare la politica a vita. Bisogna fare le cose in cui si crede facendo altro. So che quando dico questo tutti mi guardano dicendo: ‘Eh, guarda che furbacchione, dice così e poi non è vero’. Ne parleremo tra cinque anni e si vedrà se sarà vero oppure no”. Per il momento, ne sono passati tre, molto burrascosi, Walter non è più sindaco ma l’Africa può aspettare.
Cofferati: farà il papà da Bruxelles
Così come può aspettare Sergio Cofferati. L’ex leader Cgil (”quando finirà il mio mandato tornerò a fare l’impiegato alla Pirelli“, disse nel 2000) ed ex sindaco di Bologna decise nel 2008 che non si sarebbe ricandidato alle amministrative del capoluogo emiliano, per fare il papà. Troppo lontano da Genova, dove vive la compagna. Città che raggiungerà più comodamente da Strasburgo, visto che meno di un anno dopo si è candidato per le europee: “Sono stato chiamato da Franceschini. In vita mia non ho mai chiesto candidature, me le hanno sempre offerte gli altri”.
Largo ai giovani: Bindi e Parisi
Abnegazione. Spirito di sacrificio. Come quello che anima l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi: “I giovani chiedono spazio? Sono pronto a farmi da parte” disse quando si ventilava una sua candidatura alle primarie del Pd. “In assenza di altri candidati, sempre che ce ne siano le condizioni e che si possa giocare ad armi pari, per amore di verità e per il bene del progetto, la mia candidatura è da ritenersi in campo” rettificò un mese dopo. Poi però si fece da parte davvero, quando si fece avanti Rosy Bindi, non proprio una nuova leva.
Romano a fasi alterne
In questo tripudio di retromarce, non stupisce che a fasi alterne dalle parti dei democratici si parli del ritorno di Romano Prodi (e del “suo” Ulivo). L’ex premier, per ora, è stato di parola: “Farò il nonno” disse dopo la caduta del suo secondo governo. E per ora, a parte qualche esortazione e apparizione televisiva, è stato di parola. E come nell’imitazione di Corrado Guzzanti, è rimasto “feeeermo”, ad aspettare che siano gli altri a fare marcia indietro e tornare da lui. Di nuovo.
Il VIDEO di Prodi Guzzanti “feeeermo”come un semaforo
Il VIDEO con cui Franceschini annuncia la sua candidatura da YouTube
Il VIDEO da YouTube in cui Cofferati disse: “Non mi ricandido”
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