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Crisi, riforme e giustizia. è su questi temi che si impernia il discorso di Silvio Berlusconi all’assemblea annuale di Confindustria a Roma. E così il Cavaliere rinnova le critiche alla magistratura, ribadisce l’impegno per la riforma della giustizia e lancia un invito a riformare il Parlamento. Invito che Gianfranco Fini rispedisce al mittente.
Per il presidente del Consiglio certi magistrati non sono imparziali. “È come se Mourinho fosse affidabile come arbitro di una partita tra l’Inter e il Milan…” commenta. “C’è una realtà che è esattamente il contrario di quella che hanno scritto in questi giorni, perché si tratta di giudici che sono estremisti di sinistra” aggiunge il Cavaliere.
Berlusconi insiste tra gli applausi della platea: “Questa mattina i giornali dicono che non si possono nemmeno criticare i giudici. Credo che invece sia il diritto di ogni cittadino portare la sua critica ai giudici. Per quanto riguarda i miei fatti, io non posso stare zitto perchè ci sono troppi dubbi che sorgono a leggere i giornali sul comportamento del presidente del Consiglio quando era imprenditore. Datemi pochissimi secondi per spiegare. Ho definito scandalosa questa sentenza, perchè è esattamente il contrario della verità . Datemi due minuti, non posso non dirvelo” afferma rivolto alla platea degli imprenditori. “Io non ricordo di non aver mai conosciuto un signor l’avvocato Mills”.
Quindi ribadisce l’impegno “ad andare avanti con la riforma della giustizia penale. Non ci fermeremo, fino a quando avremo diviso l’ordine del magistrati dall’ordine degli accusatori”.
Il premier non ha dubbi: “Gli accusatori, quando andranno a parlare con il magistrato giudicante, dovranno farlo esattamente come lo fa l’avvocato della difesa, cioè telefonando, fissando un appuntamento, bussando ad una porta, entrando con il cappello in mano e dandogli del lei. Fino a quando non ci sarà questa situazione in Italia, nessun cittadino italiano sarà sicuro di poter avere un giusto processo se accusato di un reato da parte di un pubblico ministero”. Il premier precisa: “è una questione che riguarda me che sono assolutamente fuori: abbiamo il Lodo Alfano che sposta la prescrizione, ma non si può veramente accettare che succedano in Italia cose del genere”.
Ma fare le riforme in Italia non è mai semplice, lamenta Berlusconi: “Essendo un rivoluzionario, ho sempre pensato che è molto più facile fare le rivoluzioni che le riforme. Noi infatti troviamo delle difficoltà infinite, soprattutto burocratiche…”. E poi sulla crisi: “La crisi ha una componente psicologica molto forte, che se alimentata come paura può contribuire a rendere la crisi più profonda. Sono profondamente addolorato quando vedo che giornali, tv e opposizione continuano a cantare la canzone del catastrofismo e del pessimismo”. Per Berlusconi “Il governo ha ben reagito restando a fianco di chi ha perso il lavoro e di chi ha più bisogno”.
Non solo. Anche il parlamento, secondo il premier, andrebbe riformato. “Servono i giovani per garantire il 98% delle presenze. Ci sono dei deputati che non si vedono mai perché hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Ma come si vota? Si guarda il capogruppo che se alza il pollice vuol dire sì, se stende la mano vuol dire astensione, se fa il pollice verso vuol dire no. Adesso diranno che io offendo il Parlamento ma questa è la pura verità : le assemblee pletoriche sono assolutamente inutile e controproducenti”. E in questa situazione, avverte Berlusconi, il premier ha bisogno di più potere rispetto al parlamento: “Ci vorrebbe un ddl di iniziativa popolarema non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale…” ribadisce il premier. E ancora: “Il presidente del Consiglio” aggiunge il Cavaliere “non ha nessun potere perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier”.
Affermazioni cui risponde poco dopo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ancora una volta (l’ennesima) fa da contrappunto al premier: ”Il Parlamento, quando riesce ad operare attraverso procedure ‘aperte’ è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato ed impegnato” dice l’ex leader di An che cita come esempio il federalismo fiscale: “L’iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi” . Per il presidente della Camera “l’approfondimento parlamentare di una serie di questioni non ha affatto impedito l’approvazione del provvedimento in tempi più che ragionevoli”.
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Passano i mesi, ma il giudizio di Silvio Berlusconi su Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante che ha condannato in primo grado David Mills “per essersi fatto corrompere dal premier” non cambia: è “dichiarato e palese nemico politico”. Parole contenute in un’intervista rilasciata circa un anno fa dal presidente del Consiglio per l’ultimo libro di Bruno Vespa, ma che l’ufficio stampa di palazzo Chigi decide di diffondere. Segno che quelle considerazioni sono più che mai attuali.
Che il “caso Mills” sia in cima ai pensieri del Cavaliere è dimostrato anche dal fatto che il premier avrebbe voluto fare una conferenza stampa proprio sulla base di quell’intervista in cui, punto per punto, il premier respingeva le accuse dei pm milanesi. Arringa difensiva alla quale, a quanto si apprende, Berlusconi ha rinunciato solo dietro consiglio dei più fidati collaboratori, timorosi di sollevare ulteriori polemiche in un clima politico già reso incandescente dalle sue parole di ieri.
Ragioni simili a quelle che hanno spinto Berlusconi a rinviare l’annunciata requisitoria in Parlamento. Il Cavaliere, riferiscono i fedelissimi, non la considera una “urgenza”. Se andrà in Parlamento lo farà dopo il voto di giugno. La cautela è dettata da una doppia considerazione: i sondaggi sono più che positivi e una simile scelta rappresenta un rischio. Se è vero infatti che gli consentirebbe di difendersi davanti agli italiani (magari in diretta tv), darebbe la stessa visibilità agli attacchi dell’opposizione. Inoltre, si aggiunge, gli stessi dati dimostrano che a prevalere nell’urna è il giudizio sull’azione di governo. Meglio dunque farsi vedere fra i terremotati dell’Aquila che in Senato ad attaccare i giudici.
L’appuntamento dunque, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto (sempre possibili con Berlusconi), è rinviato a dopo il voto.
Ciò non toglie che la voglia del premier di dire “la sua verita”‘ resta tanta. E quanto successo oggi ne è la prova più evidente. Dopo aver deciso di non scendere in conferenza stampa, Berlusconi ha deciso di far diffondere l’estratto del libro di Vespa, ormai in edicola da mesi, dedicato all’argomento. Cinque paginette in cui Berlusconi tenta di smontare, punto per punto, le accuse contro Mills e dunque contro se stesso. Dice di non ricordare di aver mai incontrato l’avvocato inglese; che Mills “inventò” di aver ricevuto da Fininvest i 600mila euro contestati dall’accusa per evadere il fisco inglese; che quei soldi venivano da “un armatore italiano residente in un Paese africano”; che Mills era un “testimone dell’accusa” e non un teste “amico” e che cambiò versione davanti ai pm milanesi solo per il “timore di essere arrestato” e stremato dopo “dieci ore di interrogatorio”.
Ma è nei confronti della giudice Gandus che Berlusconi riserva le parole più dure: “è curioso sostenere che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d’imparzialità impostole dalla Costituzione”
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Caso Mills, il day after. Toni alti, accuse, polveroni: tutto secondo il copione del giorno precedente.
Le motivazioni della sentenza di condanna del legale inglese David Mills hanno aperto il fuoco di fila dell’opposizione parlamentare (Idv, Pd) ed extraparlamentare (la sinistra).
E le polemiche sono presto uscite dal recinto politico e hanno invaso la tv. A Ballarò, trasmissione di Giovanni Floris è andata in scena un battibecco dai toni piuttosto accesi tra Maurizio Gasparri, e il leader di Sinistra e libertà e governatore pugliese, Nichi Vendola. Il primo fa andare su tutte le furie il secondo, che a un certo punto sbotta in un “Vaffa…..” di cui l’interlocutore sembra non accorgersi.
Passano 12 ore e i magistrati alzano le barricate. Con la dura presa di posizione dell’Anm: è “inaccettabile che da parte di esponenti politici e di rappresentanti del governo vengano rivolte invettive e accuse di carattere personale nei confronti dei componenti del collegio del tribunale di Milano e in particolare del suo presidente”, sostiene la giunta dell’Associazione nazionale magistrati che in una nota esprime solidarietà ai giudici del processo Mills. La critica dei provvedimenti giudiziari “è sempre legittima, ma è grave che vengano messi in discussione, e con questi toni denigratori utilizzati nelle ribalte mediatiche, non il merito del provvedimento, ma l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici” afferma il sindacato delle toghe. “In questo modo si minano fondamentali principi costituzionali posti a garanzia del corretto equilibrio tra poteri dello Stato. Sorprende, ancora una volta il ‘garantismo a corrente alternata’ utilizzato come chiave di lettura di vicende giudiziarie che riguardano esponenti del mondo politico-imprenditoriale a fronte del disinvolto giustizialismo con cui si commentano fatti di criminalità diffusa”. La nota si conclude con la manifestazione di “solidarietà e vicinanza” nei confronti dei “colleghi Gandus, Caccialanza e Dorigo”.
In precedenza è toccato al deputato e avvocato del presidente del consiglio, Niccolò Ghedini, chiarire le intenzioni di Silvio Berlusconi: “Non ha alcuna intenzione di portare il processo in sede parlamentare (in riferimento al fatto che il premier a botta calda aveva detto di voler “riferire in Parlamento, quando avrò tempo”, sulla vicenda, ndr). Credo che abbia intenzione di fare un discorso di natura politica, quindi sui problemi che si incontrano quando il codice non prevede dei rimedi ove vi siano dei giudici che hanno già espresso un orientamento di tipo politico e di contrasto nei confronti di colui che vanno a giudicare”. Ma anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, a Mattino 5, sottolinea la strana tempistica: “È un attacco politico a orologeria e il premier risponde con il calore e l’umanità che gli sono proprì, ma subito si legge sui giornali dello ’sfogo’, ‘dell’ira’ del premier”. “Non c’è nessuno che scriva ‘la replica di Berlusconi”, prosegue ribadendo l’intenzione del Cavaliere di “sottoporre all’attenzione del Parlamento, con delle comunicazioni”. Bonaiuti risponde quindi alla sinistra che, richiamandosi ad una battuta di successo dell’allenatore portoghese dell’Inter, Mourinho, definisce “zero tituli”. Con Dario Franceschini, rimarca, che fa “dichirazioni senza senso, non presenta proposte o idee concrete”. Questa sinistra, prosegue il portavoce del premier, vuole solo contrastare le iniziative del governo. “E ora si attacca ad una sentenza, una bella sentenza politica” dice ancora Bonaiuti “a cui si attacca con tutte e due le mani. Questo dimostra che il segretario del Pd è un vecchio giustizialista come Antonio Di Pietro. Dio li ha fatti e poi li ha accoppiati”, conclude.
E adesso che, alla vigilia della campagna elettorale, la vicenda del processo a David Mills, è entrata prepotentemente in campo, Dario Franceschini non ha dubbi e rilancia: il presidente del Consiglio vuole intervenire in aula alla Camera “per autoassolversi”. E lo dice, il segretario del Pd, conversando con i giornalisti durante una visita al mercato rionale del quartiere romano di Centocelle: “Siamo arrivati qui in autobus” dice Franceschini “e stiamo girando per il mercato per ascoltare, perché gli italiani sono stanchi di politici che parlano soltanto”. “Io” aggiunge “ho trovato una grande indignazione. Ma Berlusconi dall’inizio della legislatura non ha mai trovato un minuto per venire in Aula a parlare dei problemi degli italiani. Ora vuole venire per autoassolversi e per sollevare un polverone politico”. Aggiunge Franceschini: “Non ha mai parlato dei problemi degli italiani ma in tre giorni ha approvato il lodo Alfano. Chi fa politica deve occuparsi dei problemi delle persone e non sempre dei suoi problemi”.
Ma la questione ha rubato la scena, come si diceva, anche a Ballarò, martedì sera: dopo l’intervento del premio Nobel per l’economia Amartya Sen sulla crisi, il capogruppo del Pdl Gasparri prende la parola e punge il governatore Vendola, ricordando l’inchiesta su Alberto Tedesco, l’allora assessore alla Salute della Regione Puglia (subito sostituito dal governatore). Vendola ricorda che Tedesco si dimise e invece Gasparri “continua a difendere il premier”. I toni si surriscaldano, Vendola e Gasparri si sovrappongono, ignorando i tentativi del conduttore Giovanni Floris di calmare gli animi. Fino al bisbigliato, laconico e stizzito “Vaffa…” con cui Vendola liquida l’esponente del Pdl, che però sembra non cogliere l’insulto.
Il VIDEO su Youtube del “Vaffa…” di Vendola a Gasparri a Ballarò:
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“L’avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data, dall’altro lato ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico”.
Queste le motivazioni (376 pagine in tutto) alla sentenza con cui la decima sezione del Tribunale di Milano ha condannato il legale inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari a quattro anni e sei mesi. Il premier Silvio Berlusconi, in un primo tempo coimputato, è uscito dal processo a seguito del lodo Alfano.
Dal canto suo il Presidente del Consiglio in mattinata ha annunciato che riferirà davanti al Parlamento sul caso Mills e nel pomeriggio, a margine della visita del presidente della commissione Ue, Josè Barroso, a L’Aquila ha dichiarato: “È una sentenza semplicemente scandalosa, contraria alla realtà , come sono certamente sicuro sarà accertato in appello per quanto riguarda il signor Mills”. E ha aggiunto: “Quando il processo riprenderà con altri giudici dimostrerò la mia totale estraneita. Ho annunciato la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento su questa sentenza e appena avrò tempo lo farò e quindi in quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura”.
Subito durissima la critica dell’Idv. Prima per bocca del leader Antonio Di Pietro, per il quale, intervenuto a un programma radiofonico, se non ci fosse stato il Lodo Alfano anche Berlusconi sarebbe stato condannato per questi reati. Poi del capogruppo alla Camera, Massimo Donadi dice: “Fossimo in un paese civile, Berlusconi sarebbe costretto a dimettersi dalla pressione dell’opposizione, della stampa e dell’opinione pubblica. Essere un corruttore di testimoni è un reato abietto. Chiunque fosse anche solo sfiorato dal sospetto di aver commesso un reato così grave dovrebbe andarsene”. Poi la spiegazione politica che il partito di Di Pietro dà del lodo Alfano: “Adesso è chiaro ed evidente a tutti la ragione per cui Berlusconi ha imposto come prima legge di questa legislatura il lodo Alfano, che gli garantisce l’impunità ”.
Sulla stessa linea anche Pino Sgobio del Pdci che sostiene che il Cavaliere dovrebbe dimettersi subito.
A difesa di Berlusconi due reazioni del Pdl. Il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli sostiene che “dopo Noemi la sentenza Mills, è la campagna elettorale, bellezza” ad aver determinato la sentenza. Mentre per il deputato Pdl, Giancarlo Lehner si tratta di un “furibondo attacco al premier da parte del giudice inquisitore che si basa solo su sospetti e non su prove”.
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Il capo della polizia Gianni De Gennaro è stato scaricato dal governo Prodi e quasi contemporaneamente è stato indagato dalla procura di Genova per istigazione alla falsa testimonianza per i fatti della scuola Diaz durante il G8 del 2001.
Avrebbe costretto l’ex questore di Genova Francesco Colucci a cambiare versione, soprattutto su un particolare: la decisione di inviare alla Diaz il capo delle relazioni esterne Roberto Sgalla. Per la procura questa sarebbe la prova dell’intento da parte del capo della polizia di gestire mediaticamente gli errori di quella violenta perquisizione.
Maurizio Mascia, il legale di Colucci, ha molti dubbi su questa lettura della vicenda.
Perché avvocato Mascia?
Semplice: il mio assistito ha cambiato versione su una cosa irrilevante a livello penale e l’ha fatto a ragion veduta. Dopo aver riletto i tabulati telefonici di quella notte. Che sono depositati agli atti. Inizialmente Colucci ha detto di aver inviato Sgalla dopo una chiamata di De Gennaro, poi, si è accorto di aver sbagliato. È Colucci che ha telefonato al capo della polizia, alle 22,01, un’ora e mezza prima dell’inizio della perquisizione. De Gennaro, quella notte, non lo ha più richiamato.
E chi ha deciso di mandare Sgalla alla Diaz?
Quella dell’ex questore è stata una segnalazione: verso le 23,40 ha telefonato a Sgalla e gli ha detto che prima di andare a dormire conveniva che passasse alla Diaz, visto che era in corso un’operazione importante.
E quella era una “segnalazione” che poteva fare autonomamente?
Certo. Sgalla era a Genova per gestire i rapporti con i giornalisti e quella era un’occasione che lo richiedeva.
Colucci, per parlare con De gennaro, non potrebbe aver utilizzato altri telefoni?
Le chiamate dal suo telefono in questura partivano e arrivavano a getto continuo e sono stati controllati anche i tabulati del cellulare di Colucci. E poi se in questura avessero avuto qualcosa da nascondere non avrebbero pensato a una conferenza stampa.
Dunque Colucci esclude che De Gennaro gli abbia detto di mandare Sgalla alla Diaz?
No. Ha ricordi vaghi di quella notte. Per esempio era convinto di aver ricevuto una chiamata di De Gennaro che i tabulati smentiscono. Certo, nella telefonata delle 22,01, potrebbero essersi detti anche quello.
Dunque nelle dichiarazioni del suo assistito lei non ravvisa contraddizioni tali da motivare l’accusa di falsa testimonianza?
Assoltamente no. Tanto che abbiamo chiesto di produrre i verbali delle precedenti due testimonianze, ma il pm, finora, si è opposto. E non ne abbiamo capito i motivi.

L’ex vicecapo della poliza Ansoino Andreassi, nella testimonianza del 23 maggio, ha fatto gravi accuse: ha detto che quel giorno era cambiata l’aria, che le operazioni non erano più sotto il suo controllo, ma sotto quello del del prefetto Arnaldo La Barbera e Servizio centrale operativo di Francesco Gratteri. E che dietro a questo mutamento di linea ci sarebbe De Gennaro.
Andreassi ha detto una cosa più grave. Come si legge sul Corriere della sera di oggi (purtroppo alcune cose noi difensori le scopriamo dai giornali) il 23 maggio, in aula, “si lasciò scappare un riferimento alla nuova inchiesta durante l’audizione come teste”. Ma il mio assistito ha ricevuto l’avviso di garanzia in busta chiusa quella stessa mattina e io ne ho conosciuto il contenuto solo dopo la deposizione di Andreassi. Chi lo aveva informato? E perché?
Me lo dica lei…
Secondo me ci sono solo due possibilità : o in tribunale ci sono pericolosi spifferi oppure Andreassi era stato interrogato sull’argomento. E allora il pm avrebbe dovuto depositare i verbali prima dell’udienza del 23 maggio… Due ipotesi ugualmente preoccupanti.
Ma si tratta di due procedimenti diversi…
C’è un problema di corretezza nei confronti della difesa, ma anche verso il tribunale: se ci sono dei fatti nuovi è giusto che il giudice che se ne sta occupando sia informato. Evidentemente l’accusa non è dello stesso avviso.