
di Emma Marcegaglia
La battaglia per la legalità è l’unica via per un’economia che riprenda a crescere. In questo la Confindustria e gli imprenditori possono fare e faranno molto. Continua
- Giovedì 4 Marzo 2010
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di Emma Marcegaglia
La battaglia per la legalità è l’unica via per un’economia che riprenda a crescere. In questo la Confindustria e gli imprenditori possono fare e faranno molto. Continua

(Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Presidenza della Repubblica/ANSA)
Servono ”ordine e legalità ” nel mercato del lavoro e nei flussi di immigrazione; maggiore attenzione per ”prevenire” le tensioni sociali che si vanno accumulando; più risorse e impegno sistematico, non discontinuo, degli apparati dello Stato; ma serve anche maggior impegno della Calabria stessa e dei suoi cittadini contro il ”nemico principale” che è la ‘ndrangheta, la forma di criminalità organizzata ”più insidiosa” che l’Italia produce ed esporta. Continua

“Come diceva un grande presidente americano, non chiedetevi che cosa lo Stato può fare per voi, ma cosa potete fare voi per lo Stato, perché lo Stato è la Repubblica, cioè la comunità ”.
Quindi: “La lotta contro la mafia è nella volontà di un popolo di rompere alcuni legami magari con coloro che dovrebbero rappresentare l’antimafia, e che invece dicono ‘ci penso io, quel favore te lo faccio, quel lavoro te lo trovo, ma mi devi dare qualcosa in cambio’”. Un atteggiamento che va “combattuto anche quando non diventa un comportamento criminale, ma una mentalità ”. Perché “La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà , e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia”.
Sono queste le parole che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rivolto ai ragazzi che hanno partecipato a Bagheria alla cerimonia conclusiva dell’anno accademico del Parlamento della Legalità .
Per il presidente della Camera bisogna onorare i morti nella lotta contro la mafia ed “essere grati ai servitori dello Stato”. Ai giovani, la terza carica dello Stato, rivolge l’invito della memoria: “I giovani devono ricordare i martiri, gli eroi, perchè i martiri vanno onorati con comportamenti quotidiani”. Ma “ci sono tantissimi che quotidianamente combattono la mafia e bisogna essere grati a questi servitori dello Stato”. “Non penso” ha spiegato Fini “solo ai vertici dello Stato, penso a ragazzi come voi, con qualche anno di più, che vestono la divisa e non lo fanno per denaro, perchè non prendono molto” e che combattono per la libertà .
Il presidente della Camera ha poi detto: “I mafiosi si credevano invincibili, e in certi momenti lo Stato sembrava in ginocchio. Ma poi la reazione delle istituzioni, dei magistrati, delle forze dell’ordine hanno sconfitto la mafia grazie anche alle inchieste ed agli arresti dei latitanti e di quelli che saranno fatti”. è grazie a questi “eroi”, ha proseguito Fini che “Lo Stato ha tolto la ‘roba’ alla mafia”. Più di una volta, “Lo Stato” ha aggiunto “è passato dalla difensiva all’attacco: è un simbolo con cui si vuole rendere liberi i ragazzi oggi per farli diventare grandi domani”
La controffensiva dello Stato, secondo il numero uno di Montecitorio, si vedrà anche nella costruzione del Ponte sullo stretto. E il rischio di infiltrazioni mafiose nella realizzazione dell’opera? “C’è come in tutte le grandi opere o gli interventi di quotidiana amministrazione”. “Ma se per questo rinunciassimo” ha aggiunto Fini “sarebbe la paralisi dell’amministrazione e dell’azione del governo. Le leggi ci sono”.
Tornando invece su temi di politica interna Fini insiste sulle riforme. “So perfettamente che su alcune questioni che ho sollevato al congresso ci sono opinioni dissimili, sfumature e valutazioni diverse nel Pdl”, ha detto il presidente della Camera, a Bagheria.
Riguardo all’intervento conclusivo di Berlusconi al congresso del Pdl, Fini ha aggiunto: “Credo che il presidente Berlusconi abbia ribadito nella sua replica la necessità di riammodernare le istituzioni, se non ricordo male ha usato l’espressione ‘rinvigorire la costituzione’; ha detto che è opportuno che vi sia il confronto con l’opposizione. Vedremo se nelle prossime settimane questo obiettivo sarà raggiunto, io continuo a sostenere che questa legislatura puo’ essere una legislatura costituente”.

Non i cespugli del centrosinistra (Dini, Mastella o la Sinistra-Arcobaleno), con il desiderio di essere alternativi al Pd. Tanto meno quelli di centro destra, timorosi che il Pdl berlusconiano, nei fatti, li inglobi. No: il vero, e inaspettato, ago della bilancia nelle elezioni amministrative del 2008 saranno gli immigrati. “Non ci sono studi precisi al riguardo, ma l’idea è che i nuovi cittadini votanti potrebbero determinare sia la vittoria locale della destra che quella della sinistra”, conferma Renato Mannheimer, presidente dell’Istituto di Studi sulla Pubblica Opinione.
Sempre che nell’anno alle porte venga approvato dal Parlamento (il 26 settembre scorso, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, è iniziato l’iter alla per la modifica del Testo Unico che regolamenta le politiche sull’immigrazione) il disegno di legge Amato-Ferrero, a firma del ministro dell’Interno e di quello della Solidarietà Sociale.
Insomma, dovesse passare il disegno, avranno diritto di voto attivo e passivo (cioè di eleggere ed essere eletti) più di un milione di stranieri. Il dato è stato calcolato e pubblicato dagli esperti del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes (qui il .pdf).
Secondo le stime, il numero dei votanti oscillerebbe tra il milione e 100mila e il milione e 250mila: a votare infatti sarebbero gli stranieri comunitari e extracomunitari residenti in Italia da almeno 5 anni. “L’ago straniero della bilancia non è uno scherzo” scrive per esempio il mensile di strada Terre di Mezzo nel numero di dicembre. “A Milano, ad esempio, oggi sono circa 100mila i maggiorenni che potrebbero votare. Alle ultime elezioni il sindaco Letizia Moratti ha vinto con uno scarto di meno di 40mila voti…”. Vuol dire, per esempio, che il prossimo sindaco meneghino dovrà anche preoccuparsi di piacere ai cinesi del quartiere di via Paolo Sarpi, soprattutto dopo il caos dell’aprile scorso.
Il Dossier statistico ha calcolato la cifra di oltre un milione di elettori stranieri sommando più fattori. Innanzitutto i 606mila immigrati che già possono accedere alle urne: 224mila comunitari “di prima generazione” (quelli che dal 1992, a seguito del Trattato di Maastricht, hanno diritto di voto sia alle amministrative che alle elezioni del Parlamento europeo) ai quali vanno aggiunti i 342mila romeni e i 20mila bulgari residenti in Italia e che dal 1° dicembre 2007 sono cittadini europei. Infine faranno somma i futuri elettori extracomunitari (qui la mappa del numero 50 di Panorama), compresi tra i 500mila e i 650mila, che possono vantare almeno cinque anni di residenza in Italia, condizione necessaria per il voto locale secondo il disegno di legge Amato-Ferrero. Che a questo punto diventa uno dei capitoli parlamentari più scottanti per l’anno che verrà .
Anche se, come dice il professor Mannheimer: “È difficile dire, attualmente, dove e per chi gli immigrati voteranno”. Pur essendo difficile prevedere che gli extracomunitari possano dare il loro voto alla Lega, “non è detto che preferiscano la sinistra, come una certa tradizione politologica vorrebbe far credere. Da quanto sappiamo, l’articolazione del voto degli emigrati abbraccia tutto l’arco della politica italiana. Nei confronti della quale”, aggiunge il professore, “hanno un atteggiamento simile a quello di noi italiani: nessun interesse. Ma non per sfiducia (che è il sentimento prevalente tra i nostri concittadini, oggi, nei confronti dei loro rappresentanti politici), quanto per totale mancanza di rapporti con il Palazzo”.

Il centrodestra non appoggerà il pacchetto sicurezza del governo: “Non ci sono le condizioni per il nostro sì al decreto” ha dichiarato Gianfranco Fini, parlando a nome degli altri leader moderati, al termine del vertice della Cdl. Vertice che, per inciso, ha segnato il ritorno (tra gli applausi) di Pier Ferdinando Casini. Formalmente la Cdl spiega il suo no con il mancato accoglimento di alcuni emendamenti al testo governativo. Tra questi, l’espulsione immediata dei condannati e l’aumento dei fondi per le forze dell’ordine, che la Finanziaria eleva di appena 100 milioni di euro, 80 dei quali già impegnati per l’ordinaria amministrazione.
In realtà il mancato appoggio del centrodestra è soprattutto politico. L’opposizione non vuole fornire alcuna sponda al governo, nella speranza che la maggioranza perda qualche pezzo a sinistra. Da giorni infatti serpeggia malumore in Rifondazione (qui il .pdf dell’intervista a Fausto Bertinotti), tra i neocomunisti ma anche tra i prodiani. Polemiche puntate soprattutto contro il Pd e Walter Veltroni.
Il sindaco di Roma, in difficoltà per i ripetuti episodi di violenza e degrado nella capitale, è considerato il vero artefice del piano di pronto intervento chiesto e ottenuto al governo Prodi. Oggi Veltroni ha indirettamente confermato questa lettura consigliando di andarsi a vedere la classifica della criminalità e dell’aumento dei reati pubblicato dal Sole 24 Ore. Roma è la quinta provincia per borseggi e scippi; 33ma per furti in abitazione; 30ma per omicidi e settima per rapine. Ma la classifica è aggiornata al 31 dicembre 2006 e, ha ammesso Veltroni, “tutto è cambiato da gennaio di quest’anno”.
Dall’inizio 2007 la Romania è entrata nell’Unione europea, consentendo la libera circolazione dei cittadini: in questo modo, però, Veltroni continua a puntare l’indice contro i romeni, alimentando di fatto una polemica con il governo di Bucarest che palazzo Chigi e la Farnesina volevano chiudere al più presto. E attirandosi nuovamente l’ira dell’estrema sinistra. A quanto pare il leader del Pd vuol giocare sul serio la sua battaglia per costruire un partito “a vocazione maggioritaria”, senza i ricatti della sinistra massimalista. E ritiene che la sicurezza sia un argomento ideale anche per l’opinione pubblica. La Cdl non lo segue su questa strada, ovviamente rilanciando e chiedendo norme ancora più dure.
È una partita che si gioca mentre è in corso l’altra sulla Finanziaria. E se in questo secondo match il governo per ora sembra tenere, le misure per l’ordine pubblico costituiscono un nuovo rischio. Palazzo Chigi non può forzare la mano più di tanto: ieri l’improvvisa sterzata rigorista dell’Italia è finita sulle prime pagine di molti giornali stranieri, che non l’hanno certo commentata positivamente. Anziché alimentare l’intolleranza o strepitare a vuoto, è la tesi comune, l’Italia dovrebbe adottare leggi e misure certe.
Come si vede, la sicurezza c’entra relativamente: la faccenda si è fatta tutta politica.
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![[i]29 ottobre 2007[/i] - Il bilancio degli ultimi due sbarchi sulle coste siciliane e calabresi è pesante: 16 morti e numerosi dispersi. Dalle prime luci dell'alba si effettuano nuove ricerche.<br /> [b]Nella foto[/b]: gli inquirenti sulle coste di Roccella Jonica.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/calabria/normal_calabria06.jpg)
Tentavano di raggiungere le coste italiane, ma il loro sogno si è infranto a poche centinaia di metri dalla riva. È la storia di una ventina di clandestini che la notte scorsa hanno perso la vita dopo un lungo viaggio su due carrette del mare. Nell’arco di poche ore, uno sgangherato peschereccio è naufragato davanti alle coste della Calabria - a Roccella Jonica - mentre un gommone si è arenato davanti alle coste protette di Vendicari, nel Siracusano.
Erano circa 130 i cittadini palestinesi a bordo di un motopeschereccio in legno salpato da un porto egiziano alla volta della Calabria. Un viaggio da incubo conclusosi a pochi metri dalla riva. Presumibilmente per una secca, la nave si è incagliata spezzandosi in varie parti a circa 200 metri dalle coste calabresi. Gli immigrati, sbalzati in acqua, hanno raggiunto a nuoto la spiaggia di Roccella Jonica, ma per otto di loro non c’è stata speranza. Sono annegati a causa del mare agitato, che ha poi sospinto i corpi senza vita anche a decine di chilometri di distanza. Questo ha reso difficile le operazioni dei soccorritori che ieri hanno perlustrato a lungo la zona di mare in cui è avvenuto il naufragio. Per questo i carabinieri e la Guardia Costiera sono cauti nel definire definitivo il conto delle vittime.
Non sono stati di grande aiuto le dichiarazioni discordanti dei superstiti. Questi, accolti in una palestra di Roccella, hanno fornito diverse versioni sul numero di passeggeri partiti dall’Egitto dopo aver lasciato la Palestina a bordo di un tir.
Sono 11, invece, le vittime dello sbarco avvenuto la notte scorsa sulle coste siciliane di Vindicari di Porto Palo. Erano in 24, secondo le prime testimonianze, i clandestini che a bordo di un gommone hanno cercato di raggiungere le coste siciliane. Sette sono stati fermati nella notte dai carabinieri, che hanno così iniziato le ricerche del resto del gruppo. Nell’arco di alcune ore la perlustrazione ha portato al ritrovamento di 9 cadaveri, alcuni dei quali alla deriva. Fra questi vi sarebbe anche un giovane dall’apparente età di 15 anni.
Non si sa ancora nulla della sorte di altri otto occupanti del gommone che risultano dispersi. Nessuna certezza sulla loro sorte, ma i carabinieri ipotizzano che possano essere fuggiti subito dopo lo sbarco.
![[i]29 ottobre 2007[/i] - Il bilancio degli ultimi due sbarchi sulle coste siciliane e calabresi è pesante: 16 morti e numerosi dispersi. Dalle prime luci dell'alba si effettuano nuove ricerche.<br /> [b]Nella foto[/b]: I resti dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano gli immigrati giunti la notte scorsa sulle coste della calabria, nei pressi di Roccella Jonica. La barca, lunga una ventina di metri, si è spezzata in tre parti nel momento in cui è stata fatta arenare sulla battigia.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/calabria/normal_calabria02.jpg)
Che sia finita l’estate non si direbbe, visti gli sbarchi continui sulle coste italiane: dopo la tragedia tra sabato e domenica, altri tre arrivi nel sud est della Sicilia, con ben 41 immigrati fermati. Il numero degli approdi, tuttavia, è in leggero calo; sono i morti a essere aumentati: è questo il drammatico quadro sull’immigrazione clandestina che interessa l’Italia. Secondo i dati del Viminale (qui il .pdf), nei primi otto mesi dell’anno sono approdati nel nostro Paese 12.419 immigrati irregolari contro i 14.511 dello stesso periodo del 2006.
Il rapporto Fortress Europe, che monitorizza mensilmente gli arrivi nel Mediterraneo, ha stimato che nel 2007 in Sicilia sono già morti 500 migranti, contro i 302 dell’intero 2006. Nel complesso, secondo il rapporto Fortress, quest’anno sono state stimate 1.096 vittime nei viaggi verso le coste europee: 99 nel solo mese di settembre. Nel dettaglio, 43 vittime alle Canarie, 19 al largo di Mayotte, 11 tra Algeria e Andalusia, 13 nel Canale di Sicilia e 10 in Grecia. Tre bambine cecene, inoltre, sono rimaste assiderate mentre attraversano con la madre la frontiera Ucraina-Polonia a piedi. Ma agosto è considerato il mese peggiore, visto che le vittime accertate nel Mediterraneo sono state 243: ben 161 di esse solo nello stretto di Sicilia.
Una strage favorita, secondo l’associazione, anche da alcuni cambiamenti in atto nel business dell’immigrazione clandestina: barche più piccole e meno sicure, la mancanza di scafisti per lasciare a viaggiatori inesperti ogni responsabilità , rotte più lunghe. Dal 1998 si contano 10mila immigrati morti per raggiungere l’Europa. Un terzo di questi è disperso. Nel canale di Sicilia - sempre secondo il rapporto europeo - tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia sono 2.260 gli immigrati deceduti; di questi, oltre la metà (1.365) quelli di cui non si sono recuperati i corpi. Altri 64 sono morti navigando dall’Africa verso la Sardegna. Nelle tratte che vanno verso la Spagna da Marocco e Algeria, passando dalle Canarie o attraverso lo stretto di Gibilterra, si contano 3.196 immigrati deceduti. Nel mar Egeo, tra la Turchia e la Grecia, sono 696 gli immigrati morti. Infine, gli immigrati affogati nel mare Adriatico risultano 553, di cui la metà dispersi.
Il VIDEO servizio:
Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, è nato a Monza nel 1952. Sposato, due figli, insegnante, è stato assessore al Comune di Sesto San Giovanni dal 1985 al 1993 e poi sindaco, eletto nel 1994 e riconfermato nel 1998. Iscritto ai Democratici di sinistra, è stato candidato alle elezioni europee del 1999 per la circoscrizione nord-ovest ottenendo circa 15 mila preferenze. È stato segretario della federazione metropolitana dei Ds dal 1999 al 2004. Fa parte della direzione nazionale ds e del consiglio federale della Fed. È stato eletto presidente della Provincia nel turno elettorale del 2004 (ballottaggio del 26 e 27 giugno), raccogliendo il 54 per cento dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrosinistra. Ha battuto la candidata del centrodestra, Ombretta Colli, presidente uscente. Il suo mandato scade nel 2009.
Presidente Penati, non ha capito che a sinistra il tema della legalità non fa proseliti. Poi si lamenta se la definiscono leghista di sinistra o centrista occulto.
Certa sinistra ha la cattiva abitudine di affibbiare etichette invece che confrontarsi sul merito. Il tema della sicurezza è prioritario nell’area metropolitana milanese, bisogna dare risposte a una comunità che si sente minacciata.
Mi sa che la polemica è figlia anche dei movimenti in vista delle primarie del Partito democratico.
Magari, se fosse così sarebbe una polemica passeggera. Purtroppo invece perdura da tempo all’interno della sinistra, e riemerge ogni volta che si affronta il tema della sicurezza.
Nella sua maggioranza la sinistra radicale conta 11 consiglieri su 25. Se fossi in lei non mi sentirei tranquillissimo…
Sarebbe presuntuoso se non mi preoccupassi. Ma sono tranquillo perché in questi due anni e mezzo la mia maggioranza mi ha sempre sostenuto. Sul tema sicurezza c’è stata sì divergenza, il che non ha impedito che passasse la delibera che stanzia 1 milione di euro per il fondo metropolitano sulla sicurezza.
Quando poi passa anche con i voti dell’opposizione si dorme tra due guanciali.
Era un ordine del giorno che approvava la mia relazione in Consiglio. Ma per amor di verità occorre dire che la delibera era già passata con il voto unanime di tutti gli assessori.
Ma lei se la sentirebbe di fare come Sarkozy e prendersi in giunta politici della Casa delle libertà ?
Certo che lo farei, perché va premiata la competenza non l’appartenenza. Poi non so se questo Paese lo tollererebbe: il bipolarismo è giovane e si griderebbe all’inciucio. Come successo sul voto bipartisan in Regione su Malpensa.
A proposito, invece di restare impiccati al destino di Alitalia, prendiamo al volo l’offerta di Ryanair.
Io sono per andarla a vedere fino in fondo. Se Alitalia conferma che dismette gran parte dei voli, Malpensa deve pensare al suo destino. Anche se non possiamo pensare che le 180 rotte di Alitali possano essere coperte da una compagnia low cost, se pure di successo.
Sul ticket a Milano sempre strenuamente contrario?
La Moratti ha ragione quando sostiene che bisogna intervenire sulla congestione del traffico. Ma allora io dico: meglio chiudere il centro storico alle auto che mettere un ticket. Oltretutto è un provvedimento che copre il 4 per cento dell’area metropolitana, poca cosa.
Sta passando il ferale sospetto che sull’Expo 2015 Milano si farà fregare da Smirne.
Sul tema al Festival dell’Unità ho detto: siamo qui per sparare sul gufo. Guardi, confrontando i due progetti Milano vince alla grande. Se poi sulla scelta influiscono ragionamenti di altro tipo, chessò, geopolitico…
Un giudizio in tre righe sulla Moratti sindaco.
Lo daranno gli elettori, non mi metto certo io a dare voti. Dal punto di vista istituzionale mi trovo bene. E c’è cordialità nei rapporti personali.
Mi tolga una curiosità : perché mai il nordico Penati sostiene il romano Veltroni?
Mi ha convinto molto il discorso di Veltroni al Lingotto. Poi gli riconosco capacità politica e di innovazione. Abbastanza per capire che il Nord è una piazza imprescindibile per le sorti del futuro Partito democratico.
di Francesco Carrer*
“La lotta all’illegalità è una cosa seria”. Può sembrare una battuta questa frase attribuita dai giornali al Ministro dell’Interno. Ma conoscendo la sua serietà mi auguro sia il segnale di una svolta che molti, non tutti, da tempo si augurano anche nel nostro paese. Spero che il progetto annunciato, il cui testo, per ora solo annunciato a grandi linee e non ancora pubblico, possa andare avanti e non finire “al binario 4″.
Non so neppure se si possa parlare di “giro di vite” o piuttosto solo di “ritorno alla normalità ”, per un paese che la normalità , in molti campi l’ha persa da tempo. Forse il problema non è quello di una sicurezza di destra e una di sinistra; c’è una sola sicurezza giusta; e, al di là dei 26 partiti esistenti o giù di lì, forse c’è una sola politica senza molte distinzioni percepibili, quanto meno di posizioni e di colori.
È certamente vero che non si devono confondere i writers con i mafiosi, ma lo è altrettanto il fatto che il permissivismo totale e il non rispetto per l’altro (e per la cosa pubblica) agevolano la cultura dell’illegalità . Quella che nutre l’acquisto di oggetti rubati, giustifica l’utilizzo dell’autobus senza pagare il biglietto, l’assunzione di droga o il diploma facile come diritti, favorisce ogni pretesto ed ogni tipo di cultura in quanto alternativa, quella mafiosa compresa.
Da anni scrivo che la qualità della vita è strettamente correlata alla percezione della sicurezza, che a sua volta non è sempre connessa, per il cittadino normale, alla criminalità , reale o ufficiale che sia. E che per costui la strada illuminata e pulita incide più delle filiere criminali transnazionali. Sul piano della sicurezza e della sua percezione, i problemi della gente normale - quella della “quarta settimana”, del mutuo, quella che, in gran parte, paga le tasse o non le paga perché non lavora, quella meno protetta - sono rappresentati anche dalle categorie ricordate in questi giorni: lavavetri, graffitari, prostitute, vandali, scippatori, bulli, vagabondi, tossicodipendenti e piccoli spacciatori di contorno. Comportamenti che, in gran parte, grazie alle leggi degli ultimi anni, non costituiscono più un reato. E questo, per inciso, spiega il non intervento delle forze di polizia.
È certo un atteggiamento ipocrita e perbenista, ma oggi “la gente”, la maggioranza dei cittadini poco consapevole ed egoista, “il popolo” - che quando fa comodo viene invocato come base e baluardo di ogni democrazia - vuole eliminare anzitutto l’aspetto visibile del problema, quello che colpisce i cinque sensi senza arrivare all’intelletto. Coloro che salutano con maggiore entusiasmo l’arresto per quanto momentaneo del piccolo tossico-spacciatore di quello, ovviamente molto più importante, del grande capo mafioso. Certo, a molti fa male l’idea della prostituta tredicenne - altri comunque la usano senza problemi come un oggetto a perdere - ma, “intanto, cominciate a togliermela da sotto casa”.
A proposito della prostituzione, è giusto che, se esercitata in piena libertà e disponibilità , non sia un reato. Ma perché, oltre a colpire tutte le forme di sfruttamento, non rendere reato tout court quella visibile, quella stradale?
D’altra parte, non si tratta di “categorie astratte che evocano l’allarme sociale” come sostenuto da qualcuno; sono concreti l’orina, i preservativi e gli escrementi (di cane?) lasciati a diverso titolo sui marciapiedi; sono concreti i muri ed il selciato sbertucciati per nasconderci le dosi; sono concreti gli schiamazzi notturni. Credo che il diritto (dei più) a non essere disturbati e vivere un’esistenza un (poco) meno travagliata sia un diritto più diritto, orwellianamente parlando, di quello di farsi i comodi propri.
È pur vero che convivono fra noi enti, società e categorie che scippano milioni di euro a milioni di cittadini, ma un problema non elimina l’altro. Forse, potrà essere il caso di un impiego più oculato delle forze di polizia secondo le proprie specificità .
A proposito di queste ultime, credo che meritino più solidarietà e attenzione, se non altro per il lavoro ingrato che svolgono. Forze di polizia che, a loro volta, devono essere messe in condizione di lavorare meglio, di poter aumentare la loro professionalità , di poter allontanare rapidamente chi, al loro interno, non è degno di starci e che non devono essere considerate la poubelle di altri enti e ministeri in esubero di dipendenti.
La criminalità va combattuta tutta con la stessa decisione e incisività ; la “macro” in coppola o colletto bianco, la “micro” perché colpisce i cittadini meno difesi, perché spesso proprio al suo interno si nasconde anche la grande illegalità . Sono noti i collegamenti fra minori strafottenti, economia sotterranea delle periferie (e non solo), reclutamento delle grandi organizzazioni criminali e dei movimenti terroristi. La dose di eroina venduta all’angolo del centro storico arriva dal papavero afgano e i soldi con cui viene pagata tornano alle bande di criminalità organizzata che ne gestiscono il traffico. Ma anche l’autoradio, rubata dalla mia auto e montata sulla tua, arricchisce una specifica filiera (elettrauto-ricettatore-ladruncolo) e, forse, livelli superiori di criminalità .
In parallelo all’intervento repressivo, è fondamentale quello di carattere preventivo e riparativo, quello che rassicura, fa conoscere e socializzare, riduce la solitudine e l’incomprensione. D’altra parte, i legami sociali, nuovi o vecchi che siano, si intrecciano solo con chi vuole e può farlo.
Come ho sempre scritto, lo scontro si vince sul sociale. La gente - bianca, nera, gialla, quando arriverà anche verde - si deve incontrare, conoscere, apprezzare se possibile. Ma per fare ciò è necessaria una base di partenza che non a tutti va bene. È inutile aprire un centro sociale di quartiere, se viene colonizzato da bande di prepotenti; una biblioteca, se c’è chi ruba i libri; ripristinare un giardino pubblico, se chi lo ha sfasciato prima è ancora libero di tornare a sfasciarlo. Non si può chiedere agli anziani di uscire di casa se il “fuori” è disselciato, buio, sporco, pericoloso e non offre spunti di socializzazione. Ed è chiaro che interventi di questi tipo chiamano in causa, nobilitandolo ulteriormente, l’impegno dei sindaci, interlocutori privilegiati dei loro concittadini.
Inoltre, non si può non intervenire in altri settori - dev’essere questa la collegialità di un governo - bonificando la Pubblica Amministrazione e garantendo alla Giustizia la certezza della pena, l’abolizione dell’indulto, del condono e delle leggi ad personam; restituendo dignità ad una scuola che, a fianco delle materie, nuove o vecchie che siano, torni ad educare alla legalità e alla responsabilizzazione. Voglio pensare che anche il decreto del Ministro della Pubblica Istruzione vada in questo senso.
Per finire, una sola sbavatura nell’intervento del Ministro: la sociologia è “d’accatto” nella misura in cui vengono dati voce, ascolto e potere a “sociologi d’accatto”; anche loro, come le prostitute, non mancano.
*criminologo, esperto per il Consiglio d’Europa