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Legambiente


di Laura Maragnani
Da militante del Pci nella sezione Carlo Marx, in via Orti a Milano, a managing director della Rothschild Italia. Da promotore del referendum antinucleare a nuovo profeta del ritorno all’atomo. Da fondatore di Legambiente (e firmatario di denunce contro l’Enel) a presidente della stessa Enel, poi fondatore di un sito «pro nuke» finanziato dall’Enel. Ma dove inizia e dove più fa male, ai suoi ex compagni, il «tradimento» che il 26 ottobre, a Genova, una trentina di contestatori ha rimproverato a Chicco Testa? Continua
Bus, piste ciclabili, raccolta differenziata e Ztl fermi ai parametri dello scorso anno. L’Italia del rispetto dell’ambiente e della qualità della vita cittadina si è bloccata. E stenta a ripartire. Almeno secondo i dati della XVI edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto annuale (qui i documenti) di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia, che denuncia nel 2009 una brusca battuta d’arresto nelle politiche per la sostenibilità urbana. Continua

Il fronte della frana a Giampilieri tra le foto aeree scattate il 4 ottobre
Non si salva (quasi) nessuno. Tutta Italia è a rischio frane. Dopo il nubifragio della scorsa settimana che ha colpito il Messinese provocando numerose frane e crolli di abitazioni (qui le IMMAGINI)- per ora sono 24 i morti e 40 i dispersi - si torna a riflettere sul livello di sicurezza dei comuni italiani. E torna alla luce una recente indagine (del 2008) di Legambiente e Protezione civile su tutto il territorio nazionale. Continua
- Tags: abusivismo, agromafie, animali, business, Campania, discarica, ecomafie, energia-pulita, Legambiente, racket, rifiuti, traffico-rifiuti
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Una montagna di rifiuti speciali alta come l’Etna (3.100 metri, pari a 31 milioni di tonnellate) inghiottita dalla terra. 28mila edifici abusivi, interi quartieri, costruiti in un anno. E 25.776 reati accertati contro l’ambiente, per un giro d’affari complessivo sopra i 20 miliardi di euro, un quinto circa del fatturato globale delle mafie.
Cifre e immagini evocative date dall’ultimo rapporto sulle Ecomafie in Italia stilato da Legambiente e presentato martedì 5 a Roma.
“Un business che non conosce crisi” dicono i responsabili dell’associazione ecologista, “anzi, l’anno nero dell’economia mondiale rischia di favorire i trafficanti: il fatturato delle Ecomafie” spiega il respondabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità Sebastiano Venneri, “non è mai stato così alto”. Crescono le agromafie, il racket degli animali, il traffico di rifiuti pericolosi. Ma non sono tutte negative le notizie nel rapporto, curato in collaborazione con tutte le forze dell’ordine, delle Capitanerie di Porto, dell’Agenzia delle Dogane, della Direzione investigativa antimafia, dell’istituto di ricerche Cresme (per quanto riguarda il capitolo relativo all’abusivismo edilizio), dei magistrati impegnati nella lotta alla criminalità ambientale, degli avvocati dei Ceag (Centri di Azione Giuridica) e di tutti i circoli di Legambiente. Rispetto all’anno scorso è diminuito il numero di reati accertati ed è aumentata l’azione di controllo, anche sull’onda dell’attenzione mediatica all’emergenza rifiuti in Campania. E se da un lato aumentano le rotte dei traffici internazionali dei rifiuti, dall’altro cresce la capacità di contrasto delle Forze dell’ordine: salgono gli arresti (+13,3%) e i sequestri (+6,6%).
Proprio in Campania si rileva la maggioranza degli ecoreati: 3.907 (15,2% sul totale) seguita da Calabria (3.336) e Sicilia (2.788). Negli ultimi tre anni si ipotizza che siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione campana circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie. In particolare, riferisce il rapporto, tradotti in camion, questi 13 mln di tonnellate significano ”520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i rispettivi tragitti nelle campagne napoletane, nell’entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati nel beneventano e nell’avellinese”. E citando i dati dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), Legambiente sottolinea che sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali.
Altro grande business delle ecomafie è poi l’abusivismo eilizio e i reati contro il patrimonio naturale: anche qui la Campania resta stabile al primo posto nel ciclo del cemento illegale, con, secondo il rapporto “interi quartieri abusivi costruiti con i proventi di attività illecite: basti pensare che il 67% dei comuni campani sciolti per infiltrazione mafiosa dal ‘91 ad oggi lo sono stati proprio per abusivismo edilizio”. Nella poco onorevole classifica segue la Calabria e poi il Lazio, dove sono raddoppiate in un anno le persone denunciate e i sequestri. Dati che sono stati commentati da Francesco Rutelli, presidente del Copasir: ”Ci sono alcune parti del Lazio meridionale dove questa presenza è invasiva e dove vengono sciolti alcuni consigli comunali. Qui, come altrove, la presenza dello Stato deve essere molto ferma”. A tale proposito l’esponente del Pd si augura che venga reintrodotto nel ddl sicurezza ” il dovere di segnalare e denunciare il pizzo e l’estorsione come reato previsto in origine nel disegno di legge”.
Secondo Legambiente, poi, l’Ecomafia si sta infiltrando (ed è un vero paradosso) anche nei settori delle energie rinnovabili e dell’edilizia “verde”: la criminalità fiuta il business (e tutti questi settori sono in crescita a dispetto della crisi) come un segugio. “Dobbiamo fare sì che le rinnovabili, l’edilizia sostenibile e gli impianti anti inquinamento restino lontani dalla criminalità organizzata: i grandi temi dell’ambiente devono restare puliti” ha commentato Rutelli.

Non è ancora stata risolta l’emergenza italiana in campo ambientale: la situazione è critica per i rifiuti al Sud, per la mobilità nei trasporti su strada, per l’inquinamento da Pm10 al Nord.
Eppure non mancano le good news e riguardano la riduzione delle emissione climalteranti dell’1,7%, la crescita dell’agricoltura biologica, dei marchi ecolabel e del turismo sostenibile.
La fotografia sullo stato dell’arte la scatta il rapporto di Legambiente Ambiente Italia 2009 - Rifiuti made in Italy, presentato a Roma. I rifiuti sono ancora un’emergenza, presi come “metafora delle politiche ambientali”, per “il clamoroso ritardo impiantistico” del sud (ci sono il 47% delle discariche di tutto il Paese, soltanto il 14% di impianti per compostaggio e il 28% per il trattamento meccanico biologico).
E il 54% dei rifiuti viene ancora smaltito in discarica, con il record del 94% in Sicilia. Aumenta la produzione di rifiuti urbani (più 12% dal 2000 al 2006) e lo smaltimento illecito di quelli speciali per un giro d’affari di 4,5 miliardi all’anno. Tra le buone pratiche, i 1.081 comuni (nel 2007) oltre l’obiettivo del 40% di raccolta differenziata, la Sardegna che raggiunge il 38% al 2008, e i 118 comuni campani oltre il 40% di differenziata (Salerno arriva all’80% nei quartieri con il porta a porta).
La mobilità è un altro “punto dolente”: il sistema dei trasporti paga gli spostamenti personali e delle merci (per il 74% del totale su strada), un parco veicolare “spropositatamente elevato”, l’emergenza smog delle città del nord, e un trasporto pubblico che segna “una ripresa insignificante”.
Tra le buone notizie, la conferma del nostro Paese con il parco auto a minor emissione di CO2 (146 g/km contro una media europea di 158). Il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato il superamento del valore limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all’anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio). Per il capitolo clima, calano, per la prima volta, le emissioni di gas climalteranti dell’1,7%, per la combinazione tra bassa crescita economica e alte temperature invernali con minori consumi energetici.
Con 570 milioni di tonnellate di C02 equivalente, l’Italia è comunque il terzo Paese europeo per emissioni (del 17,5% sopra l’obiettivo al 2012). C’è una “contrazione del gettito da tassazione ambientale”: nel 2007 la fiscalità ambientale ha raggiunto “il minimo storico degli ultimi 30 anni in rapporto alle entrate tributarie (8,9% sul totale di tasse dirette, indirette e in conto capitale)”.
L’Italia è diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel, il 31% sul totale Europeo, con un grande successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati Iso 14001 nel 2008). E’ cresciuta l’agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007) e ha segnato un forte sviluppo il settore degli allevamenti biologici. Registra buoni risultati la ricettività diffusa (al 23% nel 2007) dei bed & breakfast e degli agriturismi, legata alle risorse naturali e agli insediamenti esistenti.
Secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza il rapporto è “il giusto strumento per capire in quali settori intervenire” anche alla luce di “un new deal” ecologico attraverso incentivi, una politica fiscale incentrata sul consumo delle risorse ambientali, innovazione e ricerca, e valorizzazione delle piccole e medie imprese. Per il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Diafani sui rifiuti bisogna imboccare “la strada della gestione sostenibile”, definire “le regole del gioco a livello centrale e locale, replicare le best practices sulla differenziata”.
Il VIDEO servizio:
(Credits: Francesco Zedda)
Più di una volta su tre (ovvero nel 37% dei casi) i treni pendolari si fanno attendere per oltre cinque minuti. È quanto emerge dai risultati di un’indagine di Legambiente su oltre 1.400 treni pendolari in arrivo nelle stazioni di Milano, Torino, Verona, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo.
Dall’11 al 14 novembre, nella fascia oraria 7-10, i volontari di Legambiente hanno controllato gli arrivi in stazione nell’ ambito di Pendolaria, campagna che punta i riflettori sui problemi di chi viaggia in treno e sulla necessità di un rilancio del trasporto ferroviario locale. I dati sono stati rilevati prendendo come orario d’arrivo l’effettiva discesa del passeggero dal treno, diversamente da quanto previsto dal criterio applicato in tutta Europa per cui è l’orario d’arrivo del treno sul marciapiede quello che conta.
Il rilevamento però, coerentemente con criteri condivisi dal Gruppo Ferrovie dello Stato con le Associazioni dei Consumatori nell’ambito di un apposito tavolo di confronto sulla puntualità , ha preso in considerazione solo i ritardi superiori ai cinque minuti.
Dei 1.438 treni monitorati, 534 sono arrivati con oltre cinque minuti di ritardo. Primato negativo a Palermo con il 48% dei convogli fuori orario, seguita da Napoli (47%), Milano (43%), Roma (42%) e Bologna (36,9%); nel fanalino di coda si posizionano Genova (36,33%), Verona (33,33%), Torino (29,03%) ed infine Bari (12,6%).
- Tags: acqua, Belluno, città , classifica, ecosistema-urbano, Frosinone, Legambiente, Milano, motori, rifiuti, Roma, smog, Sole24Ore, sostenibilità , trasporto, vivibilitÃ
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Il Nord Italia più virtuoso del Sud, anche nel “verde”. Una storia già vista in altre classifiche, come quelle sulla ricchezza, sulla qualità della vita, sulla produttività e sul rendimento scolastico, come ha riportato la scorsa estate il ministro dell’Istruzione Gelmini. Sono queste alcune conclusioni che saltano fuori, leggendo i “125 indicatori di Ecosistema 2009″, l’indagine sulla sostenibilità urbana di Legambiente, il Sole 24 Ore e Ambiente Italia, società di ricerca e consulenza sulla gestione dell’ambiente. Le città più “verdi”, secondo lo studio, sono nel Centro Nord, mentre il Sud annaspa tra cattiva gestione della raccolta dei rifiuti, smog e trasporto pubblico inefficiente. E tra le “big”, lo scorso anno entrambe al 55esimo posto, si segnala lo scatto di reni di Milano, che guadagna dieci posizioni arrivando al 49esimo posto, mentre tracolla la capitale: al 70esimo posto. Roma ha un inquinamento atmosferico leggermente più basso rispetto a quello del capoluogo lombardo, ma per il resto la Capitale mette in fila una serie di risultati negativi: Milano ad esempio batte Roma in raccolta differenziata, isole pedonali e piste ciclabili.
Entrando nel dettaglio della classifica, la città regina d’Italia, per il secondo anno consecutivo, è Belluno, mentre fanalino di coda è la piccola Frosinone. Tra le prime cinque città , anche Siena, Trento, Verbania e Parma.
Pur senza primeggiare in quasi nessuno dei parametri selezionati la città veneta ha buone performance in tutti i settori: una discreta qualità dell’aria (la media annuale delle polveri sottili scende da 26 a 23 microgrammi per metro cubo, ampiamente entro i limiti di legge), un’ottima raccolta differenziata (il 57,4%), una bassissima produzione pro capite di rifiuti, bassi consumi di acqua (136 litri pro-capite, ma perdite eccessive dalla rete idrica: il 36%), un trasporto pubblico sufficiente (76 viaggi a testa ogni anno), una buona dotazione di spazio per le bici (4,6 metri per abitante) e una crescita costante degli spazi interdetti alle auto.
L’altra faccia dell’Italia delle città si chiama Frosinone, che occupa la coda insieme a Ragusa, Catania e Benevento. Nel capoluogo laziale parecchio smog, un trasporto pubblico quasi inesistente, un altissimo tasso di motorizzazione (73 auto ogni 100 abitanti). Ecosistema Urbano 2009 (qui il documento in .Pdf) segnala inoltre la presenza di Cagliari al 35esimo posto nella classifica generale (prima delle città del Sud e Isole) e al quinto posto tra le grandi città , in salita di 17 posizioni rispetto all’edizione 2008.
Al Sud migliora anche Caserta, che si piazza al 37esimo posto (era al 41esimo lo scorso anno). Belluno cinque anni fa navigava poco sopra la metà della classifica dell’ecosostenibile.
Poi in pochi anni la grande rimonta, fino alla vetta per il secondo anno consecutivo. “Il merito è dei nostri cittadini che sono tra i più educati in Italia per senso civico”, spiega a Panorama.it il sindaco Antonio Prade (Pdl): “Sono virtuosi e conducono una vita sobria: abbiamo la minor percentuale di produzione di rifiuti. A questo si aggiunge una buona politica
di differenziazione dei rifiuti, politiche selettive del traffico delle auto, con zone ad accesso vietato o limitato, incentivo al trasporto dei mezzi pubblici e buona politica della depurazione delle acque”. Per il sindaco veneto di centrodestra il fatto che Belluno sia piccola non giustifica il suo primato dovuto a una maggiore facilità nella gestione delle politiche ambientali. “Ultima è Frosinone, che non è certo una metropoli. C’è un’Italia virtuosa e produttiva che manda avanti un paese intero, come il Veneto e la Lombardia, che poi non è presa in considerazione dallo Stato: a Napoli sono stati fatti sette consigli dei Ministri, ma nessun sottosegratario si è degnato di venire da noi una sola volta per vedere con i suoi occhi il nostro modello di gestione delle politiche ambientali”.
Certo, se fosse a Napoli, il sindaco ammette che “sarebbe molto più complicato gestire i problemi rispetto a Belluno”. Ma un consiglio nel cassetto ce l’ha lo stesso: “I napoletani dovrebbero condurre una vita più sobria. È questo il segreto di noi bellunesi: stare attenti alle cose più piccole della vita quotidiana. Solo così si diminuiscono gli sprechi, si inquina di meno e si producono meno rifiuti”.
Sono in tutto 1.081 i Comuni ricicloni d’Italia. La stragrande maggioranza (968) sono al Nord, ma ce ne sono anche al centro (42) e al Sud (71: 39 in Campania, 31 in Sardegna - che nel 2007 ha raggiunto una percentuale regionale di raccolta differenziata del 27% - e uno in Calabria). Eccoli i numeri del riconoscimento annuale Comuni Ricicloni di Legambiente assegnato questa mattina a Roma ai centri con le migliori performance sul fronte gestione rifiuti. In valore assoluto è ancora la Lombardia a farla da padrona, con 364 comuni virtuosi, davanti al Veneto, con 326 e al Piemonte. Ma analizzando i dati relativi, è il Veneto a svettare in cima alla classifica, con il 56% dei comuni ricicloni.
Il Veneto si conferma la regione più virtuosa nella classifica dei comuni sopra i 10mila abitanti al Nord: i primi posti sono occupati da Sommacampagna (Verona), Valdobbiadene (Treviso), San Biagio Della Callalta (Treviso). Al centro, tra i comuni over 10mila, si mantiene in prima posizione (come nel 2007) il comune marchigiano di Porto Sant’Elpidio (Ascoli Piceno), seguito da Potenza Picena (Macerata) e Capannori (Lucca).
Al sud, a dispetto dell’emergenza rifiuti, è la Campania a farla da padrona con Bellizzi (Salerno) al primo posto, seguita da Montecorvino Rovella (Salerno) e Mercato San Severino (Salerno); al sesto e settimo posto ci sono invece due città sarde: Guspini (Medio Campidano) e Villacidro (Medio Campidano).
In termini assoluti, però, è Costigliole d’Asti, comune piemontese di circa 6.000 abitanti, a vincere il premio di “Comune Riciclone 2008″, facendo registrare, oltre al 73,09% di percentuale di raccolta differenziata, anche un indice di gestione dei rifiuti dell’86,09%. Al secondo posto della top ten si piazza Bozzolo, piccolo comune del mantovano, seguito da Ziano di Fiemme in provincia di Trento.
Il piccolo comune piemontese ha un sistema basato, fra l’altro, su 60 isole ecologiche dislocate sul territorio per la raccolta di carta, vetro, alluminio e plastica; mentre per il ritiro della frazione indifferenziata i cittadini di Costigliole pagano in funzione della quantità di rifiuti prodotta. Tra i servizi messi a disposizione ci sono la raccolta a domicilio dei rifiuti ingombranti (a pagamento) e dei pannolini (gratuito).
Brutte notizie invece dalle grandi centri urbani: nessuno è riciclone. Nemmeno Torino (unica classificata nel 2007), che viene esclusa, fermandosi al 38,8% di raccolta differenziata. Nessuna traccia di Milano che, nonostante una provincia assai virtuosa, resta al 33,7% di differenziata. Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania, seguita da Belluno e Asti. Al centro Lucca è l’unico capoluogo di provincia ad essere riciclone (43,43% di raccolta differenziata).
Al Sud invece nessun capoluogo di provincia supera il 40% di raccolta differenziata. E le immagini delle strade napoletane invase dai rifiuti sono lì a dimostrarlo.
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