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legge Bossi-Fini

Clandestini, ecco le soluzioni per mettere un freno ai ghetti

Forze dell'ordine in via Padova nei giorni dopo gli scontri (Ansa)

Forze dell'ordine in via Padova nei giorni dopo gli scontri (Ansa)

Dopo gli scontri in via Padova a Milano tra immigrati nord africani e sud americani, si accende il dibattito sul controllo dell’immigrazione, clandestina e non, nelle città italiane. Continua

Permessi lenti, soggiorno a rischio: le due facce della burocrazia

Africani a una manifestazione della Cisl - Ansa

Africani a una manifestazione della Cisl - Ansa

Il vero nemico dell’integrazione e del lavoro in regola? Forse sono proprio le carte bollate. E i ritardi cronici della burocrazia italiana. Continua

“Stranieri: italiani in 5 anni”, contro le idee tribali della Lega. Parola di Granata, alfiere finiano

Immigrati all'ingresso di un asilo

Immigrati all’ingresso di un asilo


Hanno firmato tutti. La Lega no. Fabio Granata (Pdl), siciliano, 50 anni, deputato, da tempo conclamato alfiere “finiano” alla Camera (anche se non molto noto al grande pubblico) e membro della commissione Cultura alla Camera, se lo aspettava. E alla fine dei conti non ci è rimasto poi così male. Leggi l’intervista

Se l’immigrato lascia lo scafista e sbarca in aeroporto

Gran parte degli ingressi clandestini in Italia avvengono per via aerea |foto Ansa

I barconi della speranza carichi di immigrati, gli sbarchi giornalieri sulle nostre coste, le traversate che a volte, purtroppo, finiscono con la ricerca dei cadaveri in mare. Come nel caso del naufragio della scorsa settimana a Roccella Jonica. Secondo i dati del Viminale, dal primo gennaio al 15 settembre 2007 gli stranieri sbarcati in Italia sono stati poco meno di 15 mila (in calo rispetto al numero dello stesso periodo del 2006: oltre 16 mila).

Ma è via aereo, e non dal mare, che avviene la maggior parte degli ingressi irregolari nel nostro Paese. I clandestini dell’aria sono invisibili, non entrano nelle cronache quotidiane. Sono però numerosissimi. “A Malpensa ne respingiamo 20-30 al giorno”, spiegano dalla polizia di frontiera dello scalo lombardo, “e c’è una percentuale di persone, minima ma fisiologica, che riesce a sfuggire”. Sono quelli che si dileguano subito dopo lo sbarco e prima di arrivare al controllo dei documenti, attraverso una porta secondaria, dal soffitto o dalla finestra di una toilette. E quelli che hanno passaporti falsificati talmente bene, che l’occhio e le apparecchiature delle forze dell’ordine non se ne accorgono. “C’è anche chi si libera del documento che ha per rendere difficile la propria identificazione e guadagnare tempo”, aggiunge un funzionario.

I controlli sono stati intensificati negli ultimi anni per i voli considerati “a rischio”: da Russia, America Latina, Cina, Sud-est Asiatico, Medio Oriente, Africa. Nella maggior parte dei casi sono organizzazioni di stranieri che gestiscono le traversate dei propri connazionali in Europa, appoggiandosi spesso a delle agenzie di viaggio e fornendo i documenti falsi. I clienti clandestini pagano dai 1.000 ai 12 mila euro. La normativa europea, recepita dalla legge Bossi-Fini, prevede tra l’altro multe per le compagnie aeree che trasportano una persona che poi viene respinta all’arrivo. A quel punto è lo stesso vettore a farsi carico del suo rimpatrio.

Il grosso dei cittadini stranieri irregolari in Italia ha viaggiato in aereo, perché aveva l’intenzione di diventare un overstayer. Cioè di entrare nel nostro Paese con un visto turistico o con un permesso di soggiorno di tre mesi, per poi trovarsi un lavoro in nero e un domicilio e restare clandestinamente dopo la scadenza del documento. Secondo il ministero dell’Interno, due terzi degli immigrati che vengono regolarizzati coi decreti sui flussi si trovava già in Italia al momento della domanda.

“Sul totale degli stranieri irregolari”, dice Tiziana Liguori, funzionario della Direzione centrale della polizia dell’immigrazione, “il 65 per cento è costituito da overstayer e il 23 per cento ha varcato le nostre frontiere illegalmente via terra, via aria o nascosto nella stiva di qualche traghetto. Il rimanente 12 per cento è sbarcato sulle nostre coste con il classico gommone”. I dati sono aggiornati alla metà di luglio 2007, “ma”, avverte Tiziana Liguori, “si tratta di numeri empirici, in quanto prendono ovviamente in considerazione solamente gli immigrati che siamo riusciti a individuare”.

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