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Intercettazioni, sì della Camera e momenti di democratica bagarre

momenti democratica bagarre

MULTIMEDIA: Vietato spiare, ecco il nuovo testo

Sì della Camera al disegno di legge in materia di intercettazioni, dopo che il governo ha ottenuto la fiducia. Il testo ora passa al Senato. I voti a favore sono stati 318, 224 quelli contrari. Un deputato si è astenuto.
Chiesto dall’opposizione, lo scrutinio segreto con cui è passato il ddl intercettazioni sembra aver regalato 21 voti in più alla maggioranza. Almeno questo dicono i numeri sulle presenze nell’aula di Montecitorio.
I conti sono presto fatti alla luce dei numeri che si leggono sui tabulati: il provvedimento è passato con 318 voti a favore e 224 contrari. Un solo astenuto (l’Svp aveva annunciato questa intenzione). Al momento del voto nell’emiciclo erano presenti: 188 deputati Pd, 27 Udc e 25 Idv per un totale di 240 parlamentari. Undici i deputati del gruppo misto, 5 schierati con la maggioranza e 5 con l’opposizione.

Momenti di democratica bagarre
Ma a tenere, letteralmente, banco è stata la protesta “cartellonata” dell’Italia dei Valori nell’Aula della Camera al momento del voto sul disegno di legge sulle intercettazioni. I deputati dell’Idv espongono diversi cartelli in cui si riportano quattro diverse frasi contro il provvedimento. In un cartello c’é scritto “Libertà di informazione cancellata”; in altri appare la scritta “Pdl: proteggiamo delinquenti e ladri”, poi vari cartelli con la scritta “Vergogna”. Infine, alcuni deputati espongono la scritta: “Morta la libertà di informazione, uccisa dall’arroganza del potere”.
La risposta dei deputati del centrodestra? “Buffoni buffoni!”. Il clamore è terminato quando i commessi hanno rimosso i cartelli.

Alfano: punto di equilibrio tra la tutela della privacy e delle indagini
Sul piano politico da registrare la soddisfazione del ministro della Giustizia Angelino Alfano: “Siamo molto soddisfatti per questa approvazione in questo ramo del Parlamento e ora chiederemo una rapida lettura da parte del Senato. Crediamo di aver prodotto un testo che dopo un anno di lavoro ha raggiunto un punto di equilibrio ragguardevole tra la tutela della privacy e delle indagini, l’articolo 15 e l’articolo 21 della Costituzione”. “Abbiamo avuto” sostiene Alfano “venti voti in più della maggioranza. Il voto segreto continua a premiare le nostre tesi che sono condivise anche da alcuni settori dell’opposizione, circa una ventina di voti sono venuti dai loro banchi”.

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Precari in toga: in rivolta i magistrati di serie B

toga

In tv e sui giornali finiscono solo quando sbagliano. O si presume che l’abbiano fatto. L’ultimo caso è quello di Mariangela Gentile, giudice onorario di Bologna che ha rimesso in libertà Alexandru Loyos Isztoika, il romeno accusato successivamente dello stupro di una minorenne nel parco romano della Caffarella e quindi discolpato. Ma i 3.866 magistrati onorari, che contribuiscono a smaltire le cause che intasano gli uffici giudiziari, non ne possono più di fare le controfigure, gli stuntmen della giustizia, che servono a cottimo e senza alcuna garanzia.
Per questo hanno pronto un reclamo da inviare alla Commissione europea con la richiesta di aprire un procedimento di infrazione contro l’Italia “per violazione della normativa comunitaria del lavoro”. Il 6 maggio attueranno il primo sciopero virtuale. Le parcelle del giorno verranno devolute ai colleghi abruzzesi che a causa del terremoto hanno perso soldi e impiego: infatti il tribunale dell’Aquila (dove operano due giudici onorari e cinque viceprocuratori) ha sospeso le udienze sino al 30 novembre e i precari degli altri uffici giudiziari abruzzesi non sanno quando arriveranno i pagamenti.
Certo la somma che i magistrati onorari metteranno nel fondo non sarà da paperoni. Per ogni udienza che duri meno di 5 ore percepiscono 73 euro netti. Cifra che comprende la stesura delle motivazioni delle sentenze e lo studio degli atti. Stipendi miseri che in media consentono di racimolare un migliaio di euro al mese. Un lavoro a cottimo dove i “caporali” sono i presidenti dei tribunali che ingaggiano questi precari della giustizia causa per causa. A loro toccano i procedimenti meno ambiti senza diritto a contributi, assistenza medica (un giudice onorario perugino ha fatto il pendolare con Milano per curarsi un tumore al seno e non abbandonare l’ufficio), ferie e maternità (a Torino i colleghi hanno fatto la colletta per consentire a una puerpera di restare a casa con il neonato).
In autunno una circolare ministeriale ha eliminato la doppia indennità (prevista in taluni casi) per le toghe onorarie e loro hanno proclamato uno stato di agitazione che ha rischiato di paralizzare il sistema giudiziario. In questo caso l’Associazione nazionale magistrati (Anm) è intervenuta in loro difesa, però non tutti i colleghi di carriera, in particolare i presidenti dei tribunali, hanno perorato la loro causa. Divisione già evidenziata da recenti polemiche.
Per esempio, al congresso nazionale dell’Anm di giugno Alessandro Pepe, membro del comitato direttivo centrale, ha rimarcato i risultati dei giudici italiani di primo grado, capaci di concludere mediamente il 30-40 per cento di procedimenti in più dei colleghi spagnoli e francesi. Paola Bellone, consigliere nazionale della Federmot (Federazione nazionale magistrati onorari di tribunale), la più importante associazione di categoria con circa 2 mila iscritti, gli ha strappato le medaglie via lettera: “I dati così rappresentati non esprimono il contributo dato all’esaurimento dei medesimi procedimenti dagli onorari in servizio”. Per lei il record sbandierato dall’Anm sarebbe dopato con le cause concluse grazie ai magistrati “di serie B”.
Operosità stimolata dal cottimo e sottolineata dalla Federmot nel reclamo alla Commissione europea. Secondo i calcoli dell’associazione, i giudici onorari di tribunale (got) effettuano il 99,9 per cento delle esecuzioni immobiliari; i viceprocuratori (vpo) coprono la stessa percentuale di udienze davanti ai giudici di pace e presenziano al 98 per cento dei procedimenti dei tribunali monocratici, l’80 per cento considerando anche i collegi giudicanti.
A Treviso i got emettono il 100 per cento delle sentenze civili, ad Alessandria la metà, a Firenze il 45. Nel penale la situazione non cambia: a Perugia, nel 2008, i quattro got hanno emesso 256 sentenze ciascuno, il 57 per cento del totale. Ad Alessandria la quota sale a 65, a Biella è al 49, a Firenze al 45, Enna e Cosenza seguono con il 40. Percentuali che crescono nelle sedi distaccate dei tribunali.
“Nonostante il nostro lavoro, fino a poco tempo fa l’Anm ci ha ignorati” lamenta Paolo Valerio, presidente della Federmot. “Anzi, mentre cercavamo un dialogo venivamo accusati di derive neocorporative, come hanno scritto alcuni esponenti di Magistratura democratica (la corrente di sinistra dei giudici, ndr) su una rivista di settore”. Poi qualcosa è cambiato. “La corrente più conservatrice dell’Anm, Magistratura indipendente, ha iniziato un dialogo e ci ha concesso l’iscrizione alla loro associazione”.
Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino (un’isola felice per i magistrati onorari), è diventato il loro difensore d’ufficio, ha incontrato il guardasigilli Angelino Alfano e ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non riesco a credere che lo Stato non sappia trovare i fondi per un’attività (fondamentale per un migliore funzionamento degli uffici giudiziari) che è già sottocompensata”.
Ma non tutti i suoi colleghi sarebbero d’accordo, specie a sinistra. “Qualcuno, visto che non siamo inquadrabili politicamente, teme che la stabilizzazione possa avere come conseguenza un nostro riconoscimento all’interno del Consiglio superiore della magistratura, scompaginando equilibri delicati” aggiunge Bellone. Anche perché Magistratura indipendente ha già offerto ai cottimisti di votare alle elezioni per il plenum.
Luca Palamara, presidente dell’Anm, non condivide questa lettura: “Ho partecipato recentemente all’assemblea nazionale della Federmot e posso assicurare che non c’è ostilità nei confronti degli onorari, anzi sosteniamo le loro legittime rivendicazioni in materia di tutela previdenziale”. Però Magistratura indipendente ha fatto promesse e aperture… “Una commissione dell’Anm sta affrontando la questione, quella sarà la nostra posizione ufficiale. Le altre sono opinioni dei singoli”. Got e vpo potranno completare i vostri organici? “No. Come stabilisce la Costituzione, per diventare magistrati bisogna superare un concorso. I problemi di personale si risolvono solo così, senza scorciatoie”. Con buona pace dei precari della giustizia.

LA SCHEDAChi sono i giudici onorari
I magistrati onorari in Italia sono 3.866 e sono stati immessi nell’ordinamento giudiziario nel 1998 in ausilio ai colleghi di carriera. Avrebbero dovuto restare in carica per non più di 5 anni, in realtà non hanno mai lasciato i tribunali e sono in attesa di una riforma. Se non ci sarà, rischiano di decadere il 31 dicembre, scadenza dell’ultima proroga al loro mandato.
Si diventa magistrati onorari attraverso un concorso per titoli (preferiti avvocati e funzionari della pubblica amministrazione) e le funzioni sono già separate.
I giudici onorari di tribunale hanno competenza in materia civile e penale in tutti i casi in cui è previsto un giudice unico. Si occupano di spaccio, immigrazione, minacce, lesioni, truffe, furti semplici e aggravati, rapine, abusi edilizi e reati ambientali, infortuni sul lavoro, responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa.
I viceprocuratori onorari rappresentano il pubblico ministero nei procedimenti penali davanti al giudice unico e al giudice di pace. Per quest’ultimo svolgono le indagini.

Il decreto sicurezza è legge. Ecco cosa contiene

Intervento della polizia

Giro di vite per chi compie violenza sessuale (si rischia fino all’ergastolo) e per chi compie molestie insistenti, con l’inserimento del reato di stalking nel codice penale e il patrocinio gratuito per le vittime di stupri.
Questi i due punti forti del decreto sulla sicurezza convertito in via definitiva dal Senato con un voto bipartisan sul testo del governo con l’eliminazione delle contestate norme sulle ronde e sul prolungamento fino a sei mesi della permanenza degli immigrati clandestini nei Cie (Centri di identificazione e espulsione).
Queste le principali norme della nuova legge nata sull’ onda delle notizie di cronaca su alcuni stupri, tra cui quello al parco della Caffarella a Roma.

Ergastolo: È la pena prevista per chi uccide durante una violenza sessuale, o atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo o stalking.
Custodia cautelare in carcere: È obbligatoria quando si è in presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di omicidio e taluni reati in materia sessuale tra cui l ‘induzione alla prostituzione minorile, la pornografia minorile, il turismo sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo. Inoltre, c’è l’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Giro di vite anche sui benefici penitenziari per chi è condannato per delitti a sfondo sessuale: maggiori difficoltà di accedere al lavoro esterno, permessi premio e misure alternative alla detenzione.
Arresti domiciliari per stupratori se c’è attenuante: chi ha commesso uno stupro potrà ottenere gli arresti domiciliari, solo se il magistrato gli avrà riconosciuto le attenuanti. Nel testo del governo questa possibilità non c’era.
Patrocinio gratuito: Le vittime del reato di violenza sessuale possono accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge.
Fondo sicurezza e fondo vittime violenza sessuale: si tratta di 150 milioni di euro per il 2009 per le esigenze urgenti di tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico. Altri 3 milioni di euro sono destinati al Fondo nazionale contro le vittime di violenza sessuale.
Stalking: Viene introdotto nel codice penale il reato di “atti persecutori”, il cosiddetto stalking che riguarda le molestie insistenti, che scatta quando c’è una ripetitività di azioni contro una persona. Ora è un reato “provocare un perdurante stato di ansia o paura nella vittima ovvero ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona alla medesima legata da relazione affettiva ovvero tale da alterare le proprie abitudini di vita”. La pena è la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Si agisce su querela della persona offesa che ha 6 mesi di tempo per presentarla e il magistrato può procedere d’ufficio nel caso in cui la vittima sia un minore o una persona disabile.
Ammonimento e divieto di avvicinamento: Nel periodo che intercorre tra il comportamento persecutorio e la presentazione della querela, e allo scopo di dissuadere il reo da compiere nuovi atti, viene introdotta la possibilità per la persona offesa di avanzare al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Se il soggetto già ammonito commette reato di stalking la pena è aumentata. Il giudice può prescrivere all’imputato il divieto di avvicinarsi ai luoghi che la vittima frequenta abitualmente.
Numero verde e misure di sostegno: Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla medesima tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio. Inoltre, presso il Dipartimento delle Pari opportunità viene istituito a favore delle vittime di stalking un numero verde nazionale, attivo 24 ore su 24, con compiti di assistenza psicologica e giuridica.
Videosorveglianza: i Comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
150 milioni a forze ordine: aumentano gli stanziamenti e questa è l’unica parte che resta dell’ articolo 6, quello che istituiva le ronde e che è stato cassato in attesa che se ne occupi il ddl Sicurezza all’esame della Camera.

Sì bipartisan del Senato al decreto sicurezza. Nella legge niente ronde

Le ronde rosa

Il Senato ha approvato il dl sicurezza che da oggi è legge.
A favore hanno votato (quasi) tutti: compatta la maggioranza, l’Idv, il Pd e l’Udc. Contrari i senatori radicali (quelli del gruppo del Pd). In totale, i sì sono stati 261, tre i no e un astenuto: Francesco Pancho Pardi, in dissenso dal suo partito l’Italia dei Valori

Il provvedimento, in scadenza il 25 aprile, approvato dalla Camera senza le norme sulle ronde e quelle sul prolungamento a sei mesi della permanenza dei clandestini nei Cie, Centri di identificazione ed espulsione, (stralciati nella movimentata seduta dell’8 aprile a Montecitorio, sono stati trasformati in due ordini del giorno votati ieri dal Senato), non è stato modificato dal Senato. Diventano quindi legge anche le norme anti stupro e quelle contro lo stalking.
Anche la Lega ha votato a favore del dl, dopo le durissime contestazioni alla Camera e l’intesa politica raggiunta di fronte all’impegno del governo a reintrodurre in altro provvedimento (ddl sicurezza) le parti relative al trattenimento nei Cie degli immigrati clandestini e alle ronde cittadine.
Ma il Carroccio ha comunque fatto sapere la sua contrarietà: durante le dichiarazioni di voto il leghista Gianpaolo Vallardi si è tolto più di qualche sassolino dalla scarpa su soggiorno clandestini nel Cie e ronde che alla Camera sono stati stralciati dal provvedimento. “La Lega Nord continua sicuramente e apprezziamo la maggioranza ed il governo che hanno recepito i nostri ordini del giorno. La Lega non molla sulla sicurezza, noi abbiamo la coscienza tranquilla”, ha detto il parlamentare leghista.

Il voto favorevole dell’opposizione (”Per responsabilità” come ha sintetizzato il senatore Pd Felice Casson) è stato garantito per consentire la conversione del decreto, giunto oramai alle soglie della scadenza, ma numerose ed articolate sono state le critiche rivolte al provvedimento. Il Pd ha detto sì perché il testo, a giudizio della presidente dei senatori Anna Finocchiaro, “reca fortissimamente il segno del nostro contributo in tutta la parte che riguarda lo stalking”. La conclusione della vicenda, secondo Finocchiaro, dovrebbe essere di monito alla maggioranza insegnando che “quando ci si confronta per davvero e non si fa solo la finta di aprirsi al dialogo, quando anche il dibattito parlamentare oltre a quello nel Paese si stringe sulle questioni, accettare le ragioni delle opposizioni e loro proposte può essere un buon metodo per avere provvedimenti di buona qualita’ e utili al Paese”.

Il decreto legge sulla sicurezza contiene una serie di modifiche che concernono il codice penale e il codice di procedura penale. In particolare, all’articolo 1 viene sostanzialmente reintrodotta un’aggravante per il caso in cui il reato di omicidio faccia seguito al delitto di violenza sessuale, violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Vi sono poi una serie di modifiche del codice di procedura penale che riguardano misure cautelari personali, con un significativo ampliamento per le associazioni a delinquere; la tratta e riduzione in schiavitù delle persone; il sequestro di persone; i reati di terrorismo; prostituzione minorile; pornografia minorile ed iniziative turistiche volte al favoreggiamento della prostituzione minorile.
Ai fini della tutela della sicurezza urbana, inoltre, i comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. I dati raccolti possono essere conservati fino al settimo giorno successivo alla loro rilevazione, salvo esigenze particolari di ulteriore conservazione. Le vittime del reato di violenza sessuale possono accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga i limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge.

Pdl, la carica dei 101. Lettera al premier: “No alla fiducia sul ddl sicurezza”

Silvio Berlusconi, con Alessandra Mussolini

Sono più di cento, sono onorevoli (del Pdl, nessuno della Lega Nord) e vogliono far sentire la propria voce. Per esempio, scrivendo al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una lettera per chiedergli di non porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza perché le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici (ma, secondo i firmatari anche da parte degli insegnanti) sono “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”. E ancora: “Tutto questo va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile”.
Capitanati da Alessandra Mussolini (”Sono convinta di poter contare sull’appoggio del presidente Fini”) i parlamentari firmatari aggiungono d’esser certi che il premier si renderà conto di “come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”.

Nella lettera si respinge l’interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: “Non è così. Anzi, l’obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici”. E ciò proprio a causa dell’introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli art. 361 e 362 c.p., cioè “il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”. Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, “una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l’obbligo dell’istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell’educatore”. Il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un “regresso spaventoso in fatto di civiltà”. Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un “errore imperdonabile”.
A firmare, oltre alla Mussolini, sono tra gli altri Souad Sbai, Valentina Aprea, Mario Landolfi, Beatrice Lorenzin, Fiamma Nirenstein ed Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia, Antonio Martino, Manuela Di Centa.Nel primo pomeriggio è arrivata, poi, la firma di Gaetano Pecorella. “Siamo la carica dei 101″ ha esultato la Mussolini citando il famoso cartone Disney. “Hanno sottoscritto quest’appello cento deputati, ai quali nell’ultima ora si è aggiunto anche l’onorevole Pecorella”. Ai quali va aggiunto l’ok del segretario del Pri Francesco Nucara (solitamente molto vicino al premier) e del sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia Carlo Giovanardi, leader della pattuglia dei Popolari Liberali.
E pare non abbia intaccato l’entusiasmo della Mussolini, la risposta del presidente dei deputati del PdL, Fabrizio Cicchitto, e il vicepresidente Italo Bocchino: “La lettera dell’onorevole Mussolini sul decreto sicurezza non è condivisa dal gruppo del Pdl. Per altro verso, sul merito del decreto è ancora in corso il dibattito in Commissione”. “Ho parlato con il presidente Fini anche dopo le dichiarazioni di Cicchitto e Bocchino” aggiunge Mussolini “e lui mi ha ribadito che condivide la mia posizione”. Poi prosegue: “C’è un asse istituzionale tra me, come presidente della commissione Infanzia, il presidente della Camera e il Quirinale. Con Napolitano infatti” assicura la parlamentare “ho parlato nei giorni scorsi e lui ha dimostrato di essere sensibile al tema, alla necessità cioè di non penalizzare donne e bambini”.

Il VIDEO servizio:

I medici in rivolta: “Obbligati a fare le spie”, denunciando i clandestini

Pronto Soccorso

Non arriveranno a scioperare (almeno sperano non ce ne sia bisogno) ma useranno tutti gli strumenti legali: fino “alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale“. È questa la posizione delle diverse sigle sindacali dei medici (Anaao assomed, Cimo asmd, Aaroi, Fp cgil medici, Fvm, Federazione cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici uil fpl), nel caso in cui dovesse passare la norma, contenuta nel Ddl sicurezza, sull’obbligatorietà di denunciare gli immigrati clandestini.
Alzano la voce, insomma, rivendicano il loro ruolo professionale, si appellano al buonsenso dei politici ma, in attesa di segnali, lanciano l’allarme: “Non siamo spie, bisogna bloccare subito l’emendamento della Lega Nord che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale. Se diventa legge, il camice bianco avrà l’obbligo, e non la possibilità, di segnalare un clandestino che si rivolge per le cure a una struttura sanitaria pubblica, in quanto pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio”.

A lanciare l’appello intersindacale (qui il testo in .pdf) sono i rappresentanti della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, riuniti oggi a Roma proprio per spingere il governo a tornare sui propri passi e bocciare la norma anti-clandestini: “Il medico dipendente da enti pubblici o da enti convenzionati con il Ssn”, spiega il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza “riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico servizio. I medici del servizio sanitario nazionale, in quanto pubblici ufficiali, saranno quindi obbligati a denunciare per iscritto quando avranno notizia della clandestinità, diventato reato perseguibile di ufficio. Chi omette o ritarda di denunciare sarà punito con la multa da 30 a 516 euro. E non va dimenticato che l’obbligatorietà della denuncia non è solo a carico dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale della sanità pubblica quando è nell’esercizio delle sue funzioni”.

Dello stesso avviso anche il presidente dell’Anaao Assomed, Carlo Lusenti, che aggiunge: “Se il provvedimento diventasse legge si creerebbe una situazione senza via d’uscita. Il medico che decidesse di non applicare la norma, commetterebbe un reato perseguibile d’ufficio”. Un vicolo cieco, dal momento che non sarebbe nemmeno ipotizzabile un ricorso all’obiezione di coscienza. “In linea generale - spiega Lusenti - non è possibile per i medici sollevare obiezione di coscienza, in quanto si può ricorrere a questa prerogativa solo nei casi in cui è espressamente prevista dalla legge, come ad esempio nel caso dell’interruzione volontaria di gravidanza”.

Per i sindacati, la norma in questione presenta inoltre “un evidente profilo di incostituzionalità”, per contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, in base al quale la “Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Le sigle sindacali elencano quindi i rischi che potrebbero sorgere nel caso l’emendamento dovesse avere il via libera anche della Camera: operare senza tranquillità, dovendo ogni volta scegliere tra seguire il codice deontologico o la legge, la nascita di una sanità parallela (ambulatori clandestini) e il pericolo di un accesso in ritardo in ambulatorio cosa che preoccupa per la salute pubblica e che comporterebbe il ritorno di malattie scomparse (come focolai di tubercolosi, già 4.400 casi nel 2005), un aumento dei costi per curare malattie che normalmente costerebbero meno (il Ssn spende lo 0, 5% per immigrati), e nondimeno un’ulteriore ricaduta sull’organizzazione del lavoro (perdita di almeno un’ora e mezza per una denuncia).
E come non prevedere, spiegano ancora i camici bianchi: “che a fronte del rischio concreto di essere denunciati alle autorità giudiziarie, si determinerebbe la marginalizzazione di gran parte dei cittadini extracomunitari i quali sarebbero costretti, in caso di necessità, a ricorrere a un ’sistema sanitario parallelo’ privo di regole e controlli, generando situazioni di pericolo per la salute collettiva, basti pensare al mancato monitoraggio delle malattie infettive. Senza contare l’ulteriore aggravio che le rigorose modalità di adempimento dell’obbligo di denuncia comporterebbero per il carico di lavoro del medico”.

Mezzogiorno di fuoco a Montecitorio: Fini, con i giornalisti, spara sui pianisti

Prova di voto digitale alla Camera

Montecitorio, ore 12.03 di mercoledì 4 marzo: “La seduta è aperta. Prego gli onorevoli giornalisti di prendere posto…”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha dato così il via alla particolare seduta nella quale si è svolto il collaudo del voto con il nuovo sistema antipianisti con tesserino e rilevamento delle minuzie (impronte) del dito, che Panorama.it ha seguito dal banco di Roberto Simonetti della Lega Nord.
Davanti ai giornalisti divertiti di trovarsi per una volta dietro i banchi dell’Aula della Camera e di giocare a fare quelli che raccontano ogni giorno, Fini ha spiegato che il collaudo si concluderà domenica 8 marzo e ha aggiunto: “Questa prova con i cronisti serve per rendere l’operazione ancor più trasparente”.
Martedì 10 marzo, quando la Camera riprenderà l’attività dopo la settimana di pausa, verranno inaugurate le votazioni con il nuovo sistema che metterà fine “al malcostume” lo ha chiamato Fini “dei pianisti”. Il titolare di Montecitorio ha esposto poi ai circa 100 giornalisti presenti alla prova come funziona il nuovo sistema di voto: “Il meccanismo è semplice, non creerà un caso politico”. Il segretario dell’Associazione Stampa Parlamentare, Claudio Sardo che, emozionato, ha parlato “di sfida verso chi non vuole la novità che va verso la trasparenza”.
Poi la seduta atipica è entrata nel vivo, davanti ad un gruppo di studenti che assistevano un po’ stupiti, come fosse vera. E i giornalisti deputati per un giorno hanno dato il via libera alla riduzione dei deputati dai 630 attuali a 300.
La votazione è stata indetta dal presidente Fini e ha avuto esito positivo, peccato si trattasse di una finta: il progetto di legge costituzionale (per ridurre a 400 deputati Montecitorio) è stato proposto da Francesco Bongarrà dell’Ansa che lo ha esposto davanti ai colleghi giornalisti, quindi è intervenuta Marta Tartarini della Dire mettendo ai voti l’emendamento del “gruppo Cronisti del Nord”, motivato con un intervento dai toni di stampo secessionista: “Che Roma ladrona venga ridotta ulteriormente. Siano 300 i deputati totali”. Il presidente Fini, un accenno di sorriso sulle labbra, ha interrotto la discussione: “Presiedere voi giornalisti è più impegnativo che gestire i deputati”. E con tono ‘minaccioso’: “E poi sappiate che per una volta saranno i deputati a scrivere di voi… Guardate l’onorevole Pisicchio che sta già prendendo appunti”.
È seguito il voto favorevole e Fini solenne: “Avete ridotto il numero dei deputati a 300, la Camera vi è grata”.

Tornando alla realtà, Fini ha voluto accelerare contro i pianisti: “500 deputati hanno già fatto rilevare le proprie minuzie, 19 hanno ritirato il tesserino ma non hanno acconsentito alla rilevazione delle minuzie, mentre due deputati hanno avuto le esenzioni per ragioni fisiche”. Quanto agli altri che mancano la terza carica dello Stato è ottimista: “Sono ragionevolmente ottimista che possano farlo entro la fine dell’iter che si concluderà martedì prossimo”. Ma nessun caso politico contro gli obiettori: “Non ritengo ci siano le motivazioni per pensare che ci troviamo in presenza di un fatto politicamente rilevante, anche perché i capigruppo mi hanno assicurato che nessun gruppo intende non aderire al nuovo sistema”. Nessun caso politico, ma pubblico ludibrio per chi resiste: “Renderemo pubblico il nome dei deputati che si rifiutano di dare le minuzie”.

In pratica gli obiettori, ha sottolineato il titolare di Montecitorio, “potranno continuare a votare con il vecchio sistema di voto”, ma è ovvio che su di loro ci sarà una particolare attenzione e “sarà impossibile, qualora lo vogliano, fare i pianisti perché sarebbero visti” e sbugiardati. Fini, assicurando che i tempi delle votazioni non subiranno allungamenti, ha quindi scampanellato, chiuso la seduta ed è andato a farsi rilevare le minuzie per dare il buon esempio a chi ancora deve farlo.

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Nel 2008, 2.195 scioperi proclamati. E Fini chiede nuove regole.

Gianfranco Fini, neo presidente della Camera

Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.

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