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Onorevoli fatiche: in Aula meno che in classe, 13 ore settimana

Pierferdinando Casini, quando era presidente della Camera

Pierferdinando Casini, quando era presidente della Camera

Dando un’occhiata alle ore mediamente lavorate dai parlamentari italiani (che stanno seduti in Aula circa la metà del tempo che un liceale passa sui banchi di scuola: 13 ore alla settimana, dieci al Senato e diciassette alla Camera), davvero difficile non dare ragione al leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Continua

La nuova stagione di Berlusconi: chiede la fiducia e apre al dialogo

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (s) con il ministro dell'Interno Roberto Maroni,  in aula a Montecitorio | Ansa
Un Cavaliere moderato, aperto al dialogo e all’opposizione. È il Silvio Berlusconi che ha svolto questa mattina il suo discorso per chiedere la fiducia alla Camera. Parla per 25 minuti e riceve 27 applausi, di cui 4 provenienti anche dall’opposizione. Proprio quell’opposizione a cui si rivolge quando parla del gabinetto-ombra che dice “può essere d’aiuto per fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale”.

Parole quelle del Cavaliere che lo portano ad invocare il “dialogo da subito”, infatti bisogna sfruttare “l’aria nuova che il Paese ha decretato dalle elezioni anche perché il voto è stata la prima grande riforma e quindi nel lavoro parlamentare nessuno deve sentirsi escluso e non bisogna più dividersi in barricate. La mano tesa all’opposizione (già ieri c’era stata la telefonata con il leader del Pd, Walter Veltroni) arriva anche al termine del discorso quando il premier augura “buon lavoro a maggioranza e opposizione” concludendo il suo intervento. E dai banchi del centrodestra si leva l’applauso in piedi più caloroso e anche qualche parlamentare del Pd gli batte le mani.
Poi Berlusconi inizia a parlare del programma ricordando “Non abbiamo promesso miracoli, ma realizzeremo piccole, grandi cose a partire da alcuni provvedimenti simbolici che adotteremo nel primo consiglio dei ministri a Napoli”. E allora ribadisce: “Via l’Ici. La tassazione sulla prima casa va abolita. La casa è un bene primario intorno al quale si creano le radici dell’identità sociale dei cittadini”. Sui redditi: “Il reddito di chi lavora va sostenuto con la fiscalità generale e chi si impegna a lavorare di più va aiutato con una sensibile detassazione dei suoi guadagni”. Berlusconi ha ricordato l’importanza della lotta all’evasione fiscale: “Dobbiamo andare avanti e far crescere la lotta all’evasione fiscale, ma senza scordare quel principio liberale per cui le imposte corrispondono a ciò che i cittadini devono allo Stato per i servizi che ricevono, ma il sistema fiscale non deve essere mai punitivo verso chi produce ricchezza da ridistribuire”.
Nel discorso di fronte ai deputati forte l’accento sulle tematiche della crescita. E se lo slogan della campagna elettorale è stato “Rialzati, Italia”, ora il Cavaliere torna a chiedere di “rilanciare la crescita per far rialzare l’Italia”. Spiegando: “Questo Paese deve rialzarsi. Ha tutte le potenzialità per un nuovo tempo della Repubblica che deve essere il tempo della crescita”. Poi un impegno contro i morti sul lavoro: “Crescere vuol dire rivalutare il lavoro fare subito e bene ciò che è necessario per mettere subito fine alla dolorosa e inaccettabile teoria delle morti bianche”. Ha ribadito ancora una volta che nel primo Cdm a Napoli affronterà operativamente la questione rifiuti perché “lo scandalo dei rifiuti deve finire e finirà”.
Ancora, sempre nell’ottica di un discorso moderato e di apertura ha voluto sottolineare che sulla sicurezza non bisogna fare demagogia: “Non cavalchiamo la paura, ma sbaglia chi nega che la prima regola della democrazia sia la tutela della sicurezza. E sull’immigrazione: “Bisogna affrontare la questione dell’immigrazione interna ed esterna senza lasciarci penetrare dai rischi di una immigrazione selvaggia, ma restando padroni in casa nostra, ma senza dimenticare lo spirito di integrazione del nostro popolo”.
Infine due accenni di stampo cattolico, quasi ferrariano: “Crescere significa rimuovere le cause materiali dell’aborto. L’Italia deve uscire dal rischio detanalità aiutando anche le donne con sostegni che consentano loro autonomia”. Per questo ha detto il premier occorre “varare un grande piano nazionale per la vita e per l’infanzia destinando nuove e consistenti risorse al fine di incrementare lo sviluppo demografico”. E il finale in cui ha chiesto l’aiuto di Dio, ma pure quello della “pagana” fortuna: “Le sfide sono sempre scommesse e per queste invoco l’aiuto di Dio. Ma anche la fortuna gioca un ruolo importante ma serve che venga aiutata, se non sedotta dal coraggio”.

Camere sciolte, urne in aprile e troppi provvedimenti sospesi

I banchi dell'Aula della Camera
La fine anticipata della legislatura è, oltre che “un’anomalia (come ha detto il presidente della Repubblica, firmando lo scioglimento delle Camere), anche un brusco stop per molti provvedimenti del governo già all’esame del Parlamento cui si aggiunge anche buona parte dei decreti di applicazione della Finanziaria; qualche misura verrà recuperata con il decreto “milleproroghe”, in scadenza a febbraio, ma molto resterà nel limbo dei progetti mai nati.

Armonizzazione delle rendite finanziarie e affitti (con l’aliquota unica al 20%), la terza “lenzuolata” di liberalizzazioni a firma di Bersani e la riforma dei servizi pubblici locali del ministro Lanzillotta, il riassetto delle autorità con lo scioglimento di Isvap e Covip e la riassegnazione delle loro competenze a Bankitalia e Consob, il Ddl Gentiloni sulla tv: sono questi i provvedimenti più importanti che con lo scioglimento anticipato delle Camere restano in stand-by.

Mentre: dalla nuova legge sull’immigrazione a quella sulla non autosufficienza, dalla riforma del testo sulle droghe alla legge sulla prostituzione, fanno parte della lista dei principali provvedimenti su temi sociali il cui cammino si interrompe. Nonostante il lavorio di convegni, studi, dibattiti in commissione e in Aula, emendamenti, estenuanti mediazioni, questi provvedimenti sono giunti, almeno per questa legislatura, al capolinea. Saranno quindi il prossimo esecutivo e il nuovo Parlamento a valutare, ripartendo comunque da zero con l’iter, se e quali disegni di legge o parti di essi riprendere.

In realtà, dopo il decreto di scioglimento, deputati e senatori rimangono nella pienezza dei loro poteri fino all’elezione del nuovo Parlamento. Ma per una prassi consolidata, le Camere sciolte si limitano a compiere gli atti ritenuti “costituzionalmente doverosi” ovvero urgenti, restando di regola ad esse preclusa in tale fase ogni attività tipicamente riconducibile ad espressione di indirizzo politico. Hanno quindi subito uno stop forzato, tra gli altri:

- la delega per la modifica della disciplina dell’immigrazione e delle norme sulla condizione dello straniero;
- il disegno di legge sulla non autosufficienza, che fissa i Livelli essenziali di assistenza per le persone non autosufficienti e contiene anche l”istituzione del Fondo per la lotta alle povertà estreme e del Fondo di solidarietà sui mutui per l’acquisto della prima casa e misure per il riordino dei congedi parentali;
- le norme per la promozione del welfare familiare e generazionale;
- il nuovo testo sulle droghe;
- la nuova legge sulla prostituzione;
- le nuove norme sulla cittadinanza;
- le otto disposizioni relative al consenso informato e al testamento biologico;- le norme per la tutela dei diritti della partoriente, la promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato;
- le disposizioni penali contro il grave sfruttamento dell’attività lavorativa e interventi per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale (anche attraverso l’estensione dell’art.18 sulla protezione sociale di chi denuncia i propri sfruttatori, previsto dalla legge sull’immigrazione e oggi applicata per le vittime della tratta);
- le norme in materia di sensibilizzazione e repressione della discriminazione razziale, per l’orientamento sessuale e l’ identità di genere;
- le norme a tutela dei minori nella visione di film e di videogiochi;
- il disegno di legge su diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi, prima meglio conosciuto come Pacs, dopo chiamato Dico e infine Cus;
- il provvedimento di ammodernamento del Sistema sanitario nazionale;
- le misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ambito della famiglia;
- le disposizioni in materia di circolazione e di sicurezza stradale;
- le disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente.
Alcuni dei disegni di legge di iniziativa governativa non sono neppure arrivati sul tavolo del Consiglio dei ministri: è il caso del nuovo testo sulle droghe, che avrebbe dovuto superare la legge Fini-Giovanardi del 2006 - arenatosi per diversità di vedute all’interno dell’esecutivo - e del disegno di legge di modifica della legge Merlin del 1958 sulla prostituzione, il cui esame a Palazzo Chigi è stato più volte rinviato per lo stesso motivo. Non si sa neppure, a questo punto, a cosa verranno destinate le risorse del nuovo extragettito fiscale, il cosiddetto “tesoretto”.

Nel vertice di maggioranza del 10 gennaio l’esecutivo si era impegnato a convogliare “il tesoretto” verso interventi utili a restituire potere d’acquisto ai salari.
Ma con un governo in carica esclusivamente per il disbrigo degli affari correnti…

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