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Giovani contro, no al divieto anti-alcool di Milano: “Gli adulti non hanno niente da insegnarci”

Alcool e giovani, un problema difficile da risolvere

I giovani non l’hanno preso bene, il divieto di consumo alcoolici che il Comune di Milano ha imposto agli under 16 (in vigore da lunedì 20 luglio per 120 giorni, almeno in una prima fase sperimentale). Parlano di “ritorno al proibizionismo”, di ordinanza “ridicola”.

Una multa fino a 450 euro per tutti quei ragazzi che, da stasera, saranno sorpresi a bere alcolici sia dentro che fuori i locali della ex “Milano da bere”. Le multe, spiega il vice sindaco Riccardo De Corato, saranno inviate ai genitori (”colpevoli” di non avere il massimo controllo sulle azioni e l’educazione dei propri figli), come prevede la legge trattandosi di minori. Sono previsti anche il sequestro cautelare e la confisca amministrativa delle bottiglie, a opera di vigili, polizia, carabinieri e guardia di finanza che, stando all’ordinanza, hanno il compito di far rispettare la nuova regola.

Una misura che ha suscitato perima l’ilarità e poi la rabbia dei più giovani, scettici sull’effettiva utilità di una legge del genere: “per un figlio pirla… centinaia di euro di multa!”, commentano sul forum di Giovani.it.

Per Letizia Moratti, ovviamente, non c’è però nulla di punitivo. Il sindaco di Milano spiega: “L’obiettivo è lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie: ai primi vogliamo ricordare che l’alcol fa male, alle famiglie che le istituzioni non le lasciano sole nell’educazione dei figli”.

Le reazioni degli “adulti”

Moratti e De CoratoLa linea dura del sindaco milanese, e del suo vice De Corato che già minaccia “provvedimenti a raffica”, sembra comunque piacere molto a quel “mondo degli adulti” a cui i giovani guardano con sospetto.

Gli stessi gestori dei locali milanesi hanno dato il loro sì convinto al divieto di vendita e consumo di alcolici da parte dei minori. E il Moige si spinge oltre, chiedendo l’estensione del divieto a livello nazionale, con una apposita legge.

Un’idea che secondo il ministro dell’Interno Maroni avrebbe poco senso, visto che i sindaci locali potrebbero già fin d’ora seguire l’esempio milanese attraverso apposite ordinanze. Ma che potrebbe comunque arrivare in Parlamento, dato il sostegno ricevuto dall’iniziativa morattiana da esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra.

Per non parlare dell’apprezzamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che commenta così: “una idea eccellente, una ottima iniziativa, spero che venga ripresa da tutte le amministrazioni”.

Le opinioni della Rete

Per comprendere le opinioni dei diretti interessati dall’ordinamento, invece, occorre invece rivolgersi al luogo giovane per eccellenza: la Rete. Dove spuntano e si rincorrono critiche, lamentele, notazioni e accuse di ipocrisia.

Il cattivo esempio degli adulti

Un messaggio educativo che fa a pugni - come l’ordinanza - con tutti i messaggi pubblicitari che passano a tutte le ore sulle televisioni, sui giornali, su Mtv, che fanno espressamente riferimento all’alcol come stato del benessere e dell’allegria. Fa a pugni anche con l’atteggiamento degli adulti che sull’alcol non hanno niente di educativo da insegnare.

Pollicino » Vietare l’alcool a 16 anni?

…e il cattivo esempio degli altri Stati

“Ridicola. La nuova ordinanza che vieta il consumo e vendita di alcool ai minorenni a Milano è ridicola. Solo un gruppo di matusalemme che non è mai uscito dall’Italia, o peggio dalla propria città, poteva riproporre un concetto così grossolano che è fallito dappertutto quando è stato applicato. Il proibizionismo degli alcolici esiste già in altri paesi come la Svezia ed è aggirato in modo semplicissimo.

Fabristol » Il proibizionismo non è la risposta

Di tutta l’erba, un fascio

“Il cosiddetto processo alle intenzioni è partito e si sta dilagando… togliere la possibilità a una persona di bere ritenendo che questa si ubriacherà di sicuro (fatti suoi poi, se non guida…) è un processo alle intenzioni.”

Alexeidos » Alcool? Sì, grazie

Risalire alla fonte

“Che qualcuno abbia potuto pensare che vietare non solo la vendita (quella è sanzionata dall’art.689 del codice penale da un bel pezzo) ma anche il consumo di alcol agli adolescenti fosse un’iniziativa intelligente è qualcosa che davvero va al di là della mia comprensione. [...] allora, dico io, facciamo un altro piccolo sforzo e vietiamo pure il desiderio. Dice, e come fai a impedirlo il desiderio? Ma perché, la detenzione è più facile?”

Aioros83 » Guerra tra alcolisti

Prima sfruttati, poi vietati

“Nella cultura conviviale italiana è intessuto e profondamente radicato, il ricorso ludico all’alcool; [...] gli adolescenti respirano questo da sempre ed inoltre il proliferare in tutti i posti di locali e localini dove si punta alla grande sui momenti di “sballo” ha fatto delle città enormi macchine da degustazione e relative pisciate pubbliche. [...] Quindi si corre ai ripari, vietando, more solito. Il divieto dopo il businnes. Sola logica possibile?

Ossimora » Happy Hour

La MAPPA delle altre città  favorevoli e contrarie ad adottare l’iniziativa della giunta milanese

Con un’ordinanza del sindaco Letizia Moratti, il comune di Milano ha vietato vendita e consumo in pubblico degli alcolici per i minori di 16 anni. Per chi trasgredisce, previste sanzioni (da recapitare ai genitori) fino a un massimo di 450 euro. Siete d’accordo?
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Archiviazione respinta: nuove indagini sulla Moratti per gli “incarichi d’oro”

Letizia Moratti

Nessuna archiviazione, per ora, per il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e altre quattro persone del Comune nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità nell’assegnazione di 51 consulenze e su presunti episodi di ‘mobbing’, affinchè alcuni funzionari lasciassero il proprio incarico a favore di persone esterne.
Il no alla richiesta di archiviazione è del gip Paolo Ielo che ha ordinato al pm Alfredo Robledo nuove indagini che dovranno terminare il 30 giugno prossimo: il pm dovrà risentire i funzionari rimossi o che sono andati in prepensionamento, ad eccezione di uno, in relazione ai quali gli indagati (non la Moratti che deve rispondere solo di abuso d’ufficio) devono rispondere di violenza privata aggravata e, come deciso dal gip, non più di concussione. Per quanto riguarda un episodio, “il materiale investigativo acquisito appare idoneo a sostenere l’accusa in giudizio con ragionevoli probabilità di condanna”, scrive Ielo, lo stesso materiale appare però “da integrare nei confronti degli altri testi escussi, poichè le sommarie informazioni testimoniali non hanno indicato i fatti sulla base dei quali essi si sono rappresentati probabili condotte di mobbing nel caso di mancata risoluzione consensuale del contratto”.
Il giudice affronta poi l’ipotesi di abuso d’ufficio e rileva una “violazione di legge conclamata” in quanto lo Statuto comunale prevede che prima del conferimento degli incarichi ne sia data pubblicità, mentre il regolamento comunale consente di procedere per “ricerca diretta”. Il gip non ha dubbi nel qualificare “illegittimo” il regolamento, così “come tutti gli atti amministrativi che, pure conformi al regolamento, violino lo Statuto, così come è avvenuto nel caso di specie”.
Di più, il Comune sarebbe ricorso alla “chiamata diretta”, nemmeno alla “ricerca diretta”, violando “pure il più blando limite previsto dal regolamento”. Valutando la volontà di favorire qualcuno (uno degli elementi dell’abuso d’ufficio), il gip scrive che non c’è stata “nessuna ricerca delle professionalità maggiormente adeguate alle funzioni da ricoprire…”. è accaduto, per esempio, nel caso del direttore del settore famiglia, Carmela Modaffari (217mila euro di remunerazione annua, annota il gip) scelta “senza una preventiva ricerca” e nonostante avesse “subito provvedimenti negativi, sia pur non definitivi… “, come la “risoluzione del suo contratto di direttore generale dell’Asl di Locri”.
Il metodo, per Ielo, “evidenzia una violazione di legge, allo stato degli atti, indice di una volontà specificamente diretta a favorire la Madaffari”.

A Milano, passata la neve, fioccano le polemiche. Su Facebook

Milano

L’emergenza è passata, la pioggia e poi il sole hanno fatto sciogliere praticamente tutta la neve a Milano.
Strade e marciapiedi sono sicuri e i disagi si sono riassorbiti. Splende il sole sulla città meneghina. Ma non su Letizia Moratti e sul Comune. Dove le polemiche fioccano ancora. Da tutte le direzioni. Dai giornali, che hanno impietosamente preso di mira la gestione delle conseguenze della nevicata di due giorni fa e che oggi fanno notare che i 600 soldati mandati dal ministro La Russa non hanno trovato più niente da spalare. Ma soprattutto dalla strada. I milanesi si sono scatenati e presa “carta e penna” hanno inondato le redazioni di lettere (o e-mail) di protesta e hanno intasato le linee telefoniche delle tv locali. Tanto che oggi il sindaco ha risposto con la stessa moneta, inviando una lunga lettera di spiegazioni, pubblicata sui quotidiani.

Di questi tempi però i mezzi tradizionali sono sorpassati dai social network, vera piazza pubblica e aperta a tutti, anche se virtuale. Su Facebook, ad esempio, in due giorni sono nati decine di gruppi di protesta (qui, qui e qui). E tutti sul tenore “Quelli che manderebbero la Moratti a spalare la neve” oppure quelli che aprono una sottiscrizione: “1 kg di sale per Letizia Moratti”. Le adesioni sono migliaia, il gruppo più grande ne ha oltre 900, ma aumentano ogni minuto.

I commenti inviati se la prendono col primo cittadino e con la sue dichiarazioni subito dopo che la situazione si è rivelata grave. Eccone alcuni: “Neve più intensa del previsto? Ma se è da una settimana che era prevista neve! e poi vi accorgete ora che manca il sale???… l’avrete mica usato x fare la pasta in queste feste??? non ci siamo… L’unica cosa utile che potrebbe fare è venire Lei in strada a spalare la neve…”.
“Siamo un gruppo di incazzati neri perché presi in giro per tutto il pomeriggio (le scuole chiuse l’8 e il 9) e poi fregati la sera”. “Uno schifo! Una città come Milano messa in ginocchio per la neve!!! È veramente pazzesco!”.

Nord in tilt per la neve. Scuole, voli e treni: tutti i disagi

Milano

Mezzi pubblici in forte ritardo o bloccati, strade ghiacciate dove gli spazzaneve non passano da ieri sera, marciapiedi diventati pericolosi scivoli, scuole rimaste aperte nonostante il previsto peggioramento del tempo.

Milano è in panne a causa della neve e nel mirino è finita Letizia Moratti, accusata di aver sottovalutato l’emergenza. Purtroppo c’è stato anche un morto. Un uomo di 46 anni è stato travolto da una tettoia che era ricoperta dalla neve e che è crollata. A darne notizia è il 118 che è intervenuto sul posto. L’episodio è avvenuto oggi pomeriggio in via del Carroccio. L’uomo è rimasto sotto le macerie e i sanitari non hanno potuto che constatarne la morte.
Era sul balcone quando la tenda parasole appesantita dai chili di ghiaccio e neve non ha retto ed e’ crollata trascinando con sé anche calcinacci e grossi pezzi di cemento.
Ma non è l’unica vittima del maltempo. A Varese, una persona ha perso il controllo della sua auto, probabilmente per la strada resa viscida dalla neve, e si è scontrata frontalmente con un’altra auto che procedeva sull’opposta corsia, morendo sul colpo. L’incidente è avvenuto nella serata di ieri lungo la superstrada 336 Sud che collega la Autolaghi all’aeroporto di Malpensa. La vittima si chiamava Ari-Yasema Aregama Ralage (49 anni di cittadinanza colombiana) e al momento dell’impatto era alla guida di una Fiat Panda. A Bergamo invece, un uomo di 30 anni, Michele Bonacina, è morto dopo essere stato investito da un’auto fuori controllo a causa della neve a Costa di Mezzate (Bergamo).

Il clima non migliora e ora si corre ai ripari. A Milano e provincia le scuole superiori rimarranno chiuse per due giorni, domani e venerdì. In città sono arrivati 400 volontari della protezione civile dal Friuli e dal Veneto per aiutare a ripulire le strade dalla neve. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla Protezione civile, Stefano Maullu, che ha anche invitato i cittadini a non utilizzare l’auto se non strettamente necessario per le prossime 12 ore.

Il sindaco Letizia Moratti ha spiegato i disagi, dicendo che “c’è stata un’intensità di nevicate superiori alle aspettative e alle previsioni. Sono caduti su Milano 40 centimetri di neve, noi ne aspettavamo 20, 25 centimetri”. In particolare il primo cittadino, al termine di una riunione di emergenza con i suoi assessori e i vertici delle municipalizzate, ha riconosciuto che la criticità maggiore è legata ai rifornimenti di sale. “Le nostre scorte erano sufficienti”, ha precisato il sindaco, “ma quattro fenomeni hanno creato problemi: la rapida sequenza delle nevicate, i giorni di festa, la difficoltà del rifornimento dall’esterno e il fatto che Milano abbia donato sale ad altre città, come Torino”.

Nelle ultime 36 ore sono state sparse 7 mila tonnellate di sale e, grazie al contributo della Protezione civile nazionale, nelle prossime ore arriveranno a Milano da Cuneo e da Alessandria nuovi rifornimenti di polvere antighiaccio per arrivare ad altre 7 mila tonnellate. “Stiamo mettendo in campo tutte le forze che abbiamo”, ha aggiunto Moratti, “è logico che davanti ad una nevicata di questa intensità qualche disagio si sia verificato. Voglio però ringraziare tutti i nostri operatori e i cittadini che hanno raccolto il nostro appello a utilizzare i mezzi pubblici”.

I disagi, in tutta la Lombardia, in effetti ci sono. Alle 11.30 sono stati riaperti gli aeroporti di Malpensa e Linate che erano stati chiusi (come pure Orio al Serio) questa mattina presto, ma si registrano ritardi e voli cancellati. In città tram, bus e auto hanno faticato a viaggiare. Nel Comune di Milano le scuole sono rimaste aperte ma pochi bambini hanno ripreso le lezioni e non in tutti i casi è stato possibile garantire loro il pranzo per problemi di approvvigionamento. Sono comunque chiuse le scuole a Pavia e in diversi Comuni nel bresciano, in provincia di Como e di Bergamo. Il maltempo ha fatto saltare anche diverse udienze al Tribunale di Milano per le difficoltà nel trasportare i detenuti dal carcere di San Vittore al Palazzo di giustizia.

Raccontate le vostre esperienze nel forum, corredandole di immagini e brevi video che utilizzeremo per un grande racconto sull’emergenza maltempo.
FORUM

Malpensa, la Lega furiosa alza la voce. E Berlusconi vedrà Bossi

L'aeroporto di Malpensa a Milano
Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.

Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.

Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.

LEGGI ANCHE: Querelle nella maggioranza, per i due nuovi ministri il gelo di An

Expo: il decreto dà il via. A Milano il treno verso il 2015 parte davvero

Palazzo Marino
Ci sono voluti sette mesi, ma alla fine la firma è arrivata. Dopo 205 giorni dalla vittoria parigina, Silvio Berlusconi ha firmato il decreto che sancisce ufficialmente l’avvio dell’Expo 2015.

Provocando una serie di entusiatiche dichiarazioni tra i rappresentanti del suo partito (dal “sono felice” di Letizia Moratti al sospiro di sollievo del presidente della Regione Roberto Formigoni, che si è detto certo che “il decreto ci permetterà di far funzionare la macchina operativa a pieno regime”) ed incassando persino il plauso del presidente della Provincia Filippo Penati: “Sulla carta è un assetto che garantisce maggiore collegialità nelle scelte. Ora siamo rientrati nella normalità e si è conclusa una vicenda di incertezza”.
Ma il decreto è solo l’inizio. Adesso le amministrazioni locali, Comune meneghino in testa, dovranno gestire un flusso di denaro di oltre 4 miliardi di euro, destinati a infrastrutture e servizi. Una cassaforte ricchissima, con un asset triangolare che farà capo a Comune, Regione e Governo centrale.

A guardia della Soge, l’ente che amministrerà il denaro, ci sarà direttamente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Letizia Moratti sarà il commissario straordinario e vigilerà sulla nuova area espositiva di Rho-Pero e sui progetti cittadini ad essi collegati, mentre al Presidente della Regione Roberto Formigoni toccherà coordinare il Tavolo per le infratsrutture, amministrando i 10 miliardi di investimenti in ferrovie e autostrade lombarde che dovranno fare da volano all’evento.
Vero cuore pulsante sarà comunque la Società di gestione, la cui presidenza - sembra ormai certo - toccherà a Diana Bracco, leader di Assolombarda. Per l’incarico di amministratore delegato, in pole, c’è Paolo Glisenti, braccio destro della Moratti e suo ascoltatissimo consigliere. Azionisti saranno invece il Tesoro (con una quota maggioritaria, che si aggirerà attorno al 50% delle azioni), il Comune, la Provincia e la Regione e la Camera di commercio, con quattro quote di circa il 10% l’una.

Resta l’incognita del consiglio d’amministrazione: oltre a Glisenti e Bracco, dovrebbero anche entrare un tecnico d’area leghista e Paolo Alli (vicinissimo a Roberto Formigoni). Più improbabili, le nomine del rettore dell’Università Boccoini Angelo Provasoli e dell’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, fortemente voluto dal Presidente della Provincia Filippo Penati.
Ad affiancare la Soge, ci sarà il Coem, Comitato Expo Milano, una sorta di grande camera di compensazione ad alto tasso di rappresentanza locale, dove avranno parola gli enti locali, alcuni ministri, l’Unione delle provincie lombarde, la Camera di Commercio e l’Ente Fiera.
“Ora” ha detto il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato “dobbiamo garantire la massima trasparenza nelle scelte e nei lavori che verranno eseguiti. Anche perchè, dobbiamo tenere conto delle forti pressioni: l’Expo è un avvenimento mondiale, che catalizza interessi di ogni tipo”.

E proprio oggi pomeriggio, Letizia Moratti si è detta comunque fiduciosa circa i tempi della macchina organizzativa: “In un mese credo proprio che saremo operativi”.

La Maiolo senza pace: “Cacciata da Glisenti, il sindaco ombra”

“Sono stata un’ingenua a sottovalutare un incontro avuto con Paolo Glisenti, il 21 novembre 2007. Mi ha accolto nel suo ufficio con un plico di fogli. ‘Tu parli a gogò su tutto’, mi disse. In giallo aveva sottolineato quelle che riteneva fossero le mie sbavature rispetto alla linea di Letizia Moratti. Non pensavo che il consulente del sindaco fosse, in realtà, il suo controllore politico”.

Tiziana Maiolo, l’ex assessore alle Attività produttive del Comune di Milano, appena rimossa dal sindaco Moratti, accusa il consulente di Palazzo Marino, Glisenti, di essere il vero responsabile della sua rimozione. E nell’intervista a Panorama, pubblicata sul numero in edicola da venerdì 26 settembre, rincara: “Quale leader insiste tanto su un solo collaboratore? Ho capito perché: Glisenti è la sua roccia, la protegge come sotto una teca di cristallo e tiene per sé le scocciature. Lei ha fiducia totale in lui: ecco perché lo vuole come plenipotenziario dell’Expo”.
Nell’intervista a Panorama Maiolo parla anche di ragioni politiche: “Il sindaco mi ha cacciato infischiandosene del fatto che sono un esponente di Forza Italia, prima eletta, con 5 mila preferenze, dopo Silvio Berlusconi. Colpendo me Moratti ha manifestato il suo disprezzo verso il partito con cui forse ha qualche frizione sull’Expo”.

Sorpresa, Sgarbi sceglie Salemi: “Mi dimetto da assessore di Milano”

Vittorio Sgarbi

Salemi non perderà il suo sindaco.
Vittorio Sgarbi stupisce ancora, questa volta però, con una scelta di responsabilità. In una lettera al primo cittadino di Milano Letizia Moratti annuncia le “sue” dimissioni da assessore alla Cultura e rinuncia alla vendetta del ritorno nel capoluogo lombardo. Ieri il Tar lombardo aveva dato ragione a Sgarbi nella sua disputa contro il licenziamento in tronco ricevuto dalla Moratti a maggio. E il vulcanico critico d’arte aveva promesso colpi di scena: “Tornerò in giunta venerdì”. Oggi il dietrofront.

Sgarbi rinuncia a Milano e resta in Sicilia, a Salemi dove è stato eletto sindaco un mese fa. Ma, ci tiene a sottolinearlo, a testa alta: “Ho verificato l’incompatibilità fra due alte cariche nello stesso ordine di amministrazione”. “La soddisfazione di essere riabilitato nella funzione di assessore alla Cultura del Comune di Milano, con l’annullamento del provvedimento del sindaco da parte del Tar, e la prospettiva delle importanti iniziative che quel ruolo consente di realizzare, in una città ricca di potenzialità e di entusiasmo” spiega Sgarbi “non può prevalere sulla responsabilità di aver assunto il nuovo impegno di sindaco di Salemi, eletto direttamente dai cittadini che non è in alcun modo consentito deludere anche di fronte all’inatteso e gradito colpo di scena che mi riporta alla situazione di 3 mesi fa”.

Tutti felici e contenti, quindi? Sgarbi ha ottenuto la vittoria di facciata e Letizia Moratti avrà tirato un sospiro di sollievo e potrà chiudere le sessioni estive del consiglio comunale in tranquillità. Ma occhio al critico, imprevedibile, come sempre. Milano gli è rimasta sullo stomaco e lascia intendere che il suo rapporto con la città potrebbe non finire qui: “Scelgo dunque Salemi con assoluta convinzione, ma non rinuncio alla prospettiva di un ritorno a Milano, a pieno regime, non in virtù di una sentenza riparatrice del Tar, ma attraverso libere elezioni” conclude Sgarbi.

“Il ruolo di Presidente della Provincia o di Assessore (le elezioni sono tra un anno, ndr) è perfettamente compatibile, nella diversità delle amministrazioni, con il ruolo di sindaco. Il ritorno, così clamorosamente annunciato in questi giorni, è dunque soltanto riandato. A presto arrivederci”. Chilometri permettendo.

Il Tar dà ragione a Sgarbi: “Tornerò in giunta a Milano”

Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti

Vittorio Sgarbi intervistato da Klaus Davi parla della gestione Moratti

Il traffico di Milano? Per l’Expo infiliamolo nel tubo

Progetto di un mega tunnel a Milano

In un futuro non lontano “giù per il tubo” non sarà solo il titolo di un film di animazione, ma un’indicazione stradale. Almeno otto città italiane stanno studiando la possibilità di incanalare una parte del traffico, quello delle direttrici più intasate, dentro tunnel autostradali scavati a 35 metri di profondità, lunghi anche decine di chilometri, con uscite in corrispondenza di autostrade, aeroporti, quartieri residenziali o centri direzionali. Non è fantascienza: l’hanno già fatto in mezza Europa, Roma compresa.
Ora la Torno vuole costruirne in Italia almeno otto, tante sono le città alle quali lo ha proposto ma i cui nomi vuole mantenere riservati. Sarà probabilmente Milano a battere le altre sul tempo. La Torno e il raggruppamento di imprese del quale è leader (comprende, tra gli altri, Unicredit e Falck) proposero di costruire un’autostrada interrata già nel 2001, quando sindaco di Milano era Gabriele Albertini. Il progetto, che ha già ricevuto la dichiarazione di pubblica utilità, collegava l’attuale area dell’Expo 2015 e piazza della Repubblica, in centro. Il sindaco Letizia Moratti immagina l’allungamento del tunnel fino all’aeroporto di Linate.
Risultato: 15 chilometri di strada sotterranea che tagliano Milano, alta circa 5 metri, a 6 corsie (due per senso di marcia più due d’emergenza) con nove uscite verso la superficie, per ridurre del 50 per cento le emissioni nocive (i gas di scarico vengono trattati all’interno del tunnel) e con un costo per il Comune pari a zero. Perché la Torno incasserà i pedaggi.
“L’opera è una delle priorità che abbiamo individuato in vista dell’Expo” dice Carlo Masseroli, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, “per alleggerire il traffico di superficie”.
Ma si farà davvero? “Io spero di sì” conclude Masseroli, per nulla preoccupato dei costi di realizzazione: poco più di 2 miliardi di euro, totalmente in carico alla Torno, colosso impiantistico (impegnato in tutte le cinque linee della metropolitana milanese) che fino a ieri era di proprietà di Carlos Bulgheroni, l’italoargentino più ricco del mondo, e oggi è al 40 per cento di Alberto Rigotti. “A tutte le città alle quali abbiamo presentato il progetto abbiamo proposto di prenderci in carico i costi dell’opera in cambio della gestione. A Milano la concessione è di 60 anni, compresi gli 8 che servono per realizzarla”.
Secondo il progetto, ogni anno passeranno nell’autostrada 170 milioni di veicoli per chilometro, l’87 per cento dei quali privati e il 13 per cento merci, riducendo del 20 per cento il traffico di superficie e del 25 per cento i tempi di percorrenza. “Il problema sta nei tempi” avverte Rigotti “perché se non si parte entro la fine dell’anno, l’opera non potrà essere pronta per il 2015. Milano deve scegliere: diventare un punto di snodo del corridoio 5 Lisbona-Kiev oppure essere il collo di bottiglia dell’Europa”.

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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