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lettera

Commemorando Craxi, Napolitano: “Su di lui, durezza senza uguali”

Bettino Craxi

L’atteso intervento di Giorgio Napolitano che a dieci anni dalla morte di Bettino Craxi, e a poche ore dalla commemorazione ufficiale in Senato, ha “sdoganato” alla storia il leader socialista, ha suscitato “viva emozione” nella moglie Anna, e nei figli Bobo e Stefania, che vi hanno letto i segnali per una “pacificazione generale”. Ma ha fatto anche ribollire l’Italia dei Valori che ha condannato interventi assolutori giudicandoli uno “sfregio alla storia”. Continua

Caro Babbo Natale, ecco il regalo che vorrei per il 2010

L'albero di Natale illuminato in Piazza San Pietro

L'albero di Natale illuminato in Piazza San Pietro

Un ministro, un prelato, un uomo di legge, due artisti. A Gesù Bambino o a Babbo Natale: hanno mandato attraverso Panorama una lettera a cuore aperto. Ne sono uscite riflessioni agrodolci, piene però di speranza. Continua

Il Natale di Di Pietro: “Con il diavolo al governo non si discute”

Antonio Di Pietro, leader Idv

Antonio Di Pietro, leader Idv

E pensare che se lo cerchi da Google, il suo blog ha come titolo “Antonio Di Pietro - Cambiare l’Italia - Blog Politici”.
Già, cambiare l’Italia. Poi se leggi il post del 23 dicembre (”Auguri di un Buon Natale”), qualcosa non torna: cambiare il Paese non si può senza riforme. Condivise. Da mettere in campo, dopo un percorso di confronto e dialogo. Dialogo e riforme, il punto è sempre quello. E su quello il leader dell’Italia dei Valori casca. Basta leggere il suddetto post per rendersene conto.
Caro Gesù Bambino, fai in modo che l’anno prossimo torni un po’ di libertà d’informazione e di democrazia partecipata nel nostro paese“, è l’incipit della “letterina di Natale” che Di Pietro ha pubblicato. Nella quale l’ex pm bolla Berlusconi come “il diavolo” e chiude a quello che lui chiama “inciucio”. Continua

La verità e le scuse di Tartaglia: “Un atto vigliacco. Ho fatto tutto da solo”

Ha espresso il suo “sentito” dispiacere al premier per “un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto” Massimo Tartaglia, l’uomo arrestato per aver colpito al volto Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo. E, a quanto riporta l’Ansa, le sue scuse le ha messe nero su bianco in una lettera che oggi, tramite i suoi legali, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, ha inviato al presidente del Consiglio. Continua

Bye bye Roma, turisti giapponesi in fuga. La Brambilla li richiama: “L’Italia vi aspetta”

 Un turista giapponese

Lei almeno, Michela Vittoria Brambilla, neopromossa ministro del Turismo, ha preferito prendere carta e penna per rivolgere un appello ai turisti stranieri, piuttosto che affidarsi, come il predecessore Francesco Rutelli, a un video-messaggio in inglese molto maccheronico (per chi non lo ricordasse o se lo fosse perso, eccolo qui).
Certo, in tempo di crisi globale guai a chi se ne sta a riposare sugli allori, dando per scontato che il Belpaese continuerà ad attrarre frotte di stranieri nonostante tutto. E allora, ecco la lettera aperta - inviata tramite l’Ansa (qui il .pdf) - ai visitatori di tutto il mondo, giapponesi in testa, per ringraziarli dell’apprezzamento fin qui dimostrato per l’Italia, ma anche per invitarli a considerare ancora il nostro Paese una delle mete favorite.
Ricordando che il governo italiano ha da pochi mesi istituito un ministero ad hoc proprio “per promuovere e sviluppare il nostro sistema di accoglienza e ricettività”, Vittoria Brambilla assicura che i viaggiatori che, ogni giorno, arrivano da tutto il mondo “sono accolti come amici dagli italiani. La nostra cultura dell’ospitalità è ben nota: sappiamo bene come fare sentire un turista a casa propria e come dedicargli le massime attenzioni.
Un intervevento divenuto necessario, urgente, dopo aver fatto due conti: i turisti giapponesi in Italia sono sempre meno soprattutto per “i servizi di bassa qualità”. A certificare la fuga dei visitatori nipponici è stato, tramite una corrispondenza da Roma, l’Asahi Shimbun, il secondo quotidiano del Sol Levante con 5 milioni di copie vendute al giorno, che traccia un quadro poco rassicurante sull’Italia, dopo il conto-truffa da 700 euro che una coppia di turisti giapponesi si è vista addebitata per un pasto in un ristorante romano e dopo alcuni “prezzi illegali” nei taxi.
Ma non è finita: la testata dedica addirittura l’apertura all’interesse del Sol Levante per il Belpaese. L’articolo (dal titolo Il turismo in Italia, rapido declino) rileva che i turisti giapponesi diminuiscono velocemente: “Quest’anno si prevede che il flusso si dimezzi rispetto al massimo storico”. Il Belpaese, che ha “più beni turistici e architettonici al mondo e che prima era la meta preferita per chi andava in Europa”, ha registrato nel 2007 solo 1,47 milioni di giapponesi sbarcati negli aeroporti, secondo l’Ente del turismo italiano, un livello lontano dal picco di 2,17 milioni del 1997. Nel 2009, l’Ente stima “un forte decremento a un milione di visitatori”, mentre al momento, i posti europei preferiti dai turisti del Sol Levante sono Francia e Germania, che “hanno superato l’Italia”.

Cosa non funziona nell’attività turistica dello Stivale? Presto detto: i servizi insoddisgacenti, la “maleducazione” degli operatori del settore (troppo propensi a fare i furbi), i prezzi alti (e qui entrano in gioco il supereuro e il caro greggio, con voci addizionali incluse nel biglietto aereo). Anche i giapponesi residenti a Roma, tra i quali diplomatici e dipendenti del ministero degli Esteri, dicono - sempre secondo il quotidiano Asahi, citando un sondaggio - che “gli hotel e i ristoranti hanno servizi scadenti”, non proprio il massimo per un Paese pieno di bellezze culturali e artistiche. C’è il problema delle tariffe “illegali praticate da ristoranti e tassisti”, che non aiutano la formazione del cosiddetto turismo ‘ripetutò, cioè dei visitatori che tornano per approfondire la conoscenza del Paese, riferisce l’associazione dei tour operator giapponesi. Tanto che al forum economico di Davos del 2009, una classifica sulla competitività turistica ha piazzato l’Italia al 28esimo posto, solo tre posizioni più propro rispetto al Giappone, attestatosi al 25esimo. In base allo stesso rapporto, punteggi bassi sono stati assegnati a formazione del personale e, in generale, ai prezzi.

Lamentale da riempire un intero cahier de doléances vengono anche dai tour operators: “Riceviamo decine di segnalazioni al mese di turisti giapponesi, nostri clienti, che dicono di essere stati imbrogliati o derubati. Tra le truffe più frequenti, quelle dei tassisti abusivi, qualcuno è arrivato a farsi pagare oltre 100 euro per la tratta Fiumicino-Roma centro, che normalmente è di circa 40 euro”. A riferirlo è Hiroko, manager di un’agenzia di turismo giapponese a Roma. Hiroko ha anche spiegato che “negli ultimi tre anni le vacanze dei giapponesi a Roma sono diminuite del 50%-60% e del 30% rispetto all’anno scorso. Oggi nei mesi più affollati di turisti, come agosto, i visitatori nipponici arrivano a oltre 4mila”. Cifre “in netta diminuzione” rispetto ai viaggi dei giapponesi nel resto d’Europa. “Tra le lamentele dei nostri clienti” ha aggiunto Hiroko “i prezzi alti in Italia rispetto al Giappone e agli altri Paesi del Vecchio Continente, la disorganizzazione dei servizi, dalla ristorazione alla ferrovie, e la sporcizia di alcune strade”.

Soluzioni? La Brambilla ne propone alcune: per tutelare i diritti di tutti i turisti “per noi hanno la massima priorità”, il Ministero del Turismo ha recentemente dato avvio all’istituzione di una vera e propria commissione di vigilanza, per la quale ha richiesto anche la collaborazione delle associazioni di categoria, con il duplice scopo di verificare che, sempre e in ogni parte di Italia, “siano salvaguardate le necessità degli amici visitatori, sia per quanto riguarda i prezzi e i servizi a loro riservati che per rispondere prontamente alle segnalazioni di non conformità che possano giungere a riguardo dai turisti sia italiani sia stranieri”. A questo proposito il ministro fa esplicito riferimento al caso della coppia di turisti giapponesi che qualche giorno fa si è vista presentare un conto spropositato: “Sono stati presi provvedimenti immediati” e “difficilmente potranno ripresentarsi situazioni analoghe”.

E pensare che, nonostante scontrini fasulli e tariffe, la voglia d’Italia che si respira nel Paese del Sol Levante pare sia rimasta alta: “I giapponesi amano molto l’Italia” ha dichiarato poche settimane fa, appena prima del G8 dell’Aquila, il premier nipponico Taro Aso. Nonostante qualche “incomprensionè il legame e l’interesse verso l’Italia è fortissimo, non solo su fashion e cucina (ricercata più della francese), ma soprattutto su quello culturale, come dimostra la considerazione di cui gode l’Istituto italiano di cultura di Tokyo, voluto, finanziato e realizzato per intero dal Giappone. Parole che confortano anche il parere del presidente di Confturismo-Confcommercio, Bernabò Bocca. “La polemica che in questi giorni sta montando sul presunto abbandono dell’Italia da parte dei turisti giapponesi” commenta “è più una tempesta in un bicchier d’acqua che un reale problema che vede una caduta d’interesse per il nostro Paese. Per giunta mai come quest’anno la competitività turistica del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti, con gli alberghi, per esempio, che nei primi 6 mesi fanno segnare, secondo i dati Istat, una diminuzione dei prezzi del 2% e con gli operatori della ristorazione da sempre fiore all’occhiello del turismo italiano”.
Una vacanza in Italia è “un’esperienza che rimarrà per sempre nel solco della vostra memoria” scrive ancora il ministro Brambilla. Si spera non solo per le file interminabili ai musei, per i sei euro per un cono gelato o i 100 per un taxi dall’aeroporto al centro città…

Veronica, breve ma incisiva: “Infangata la mia dignità. Ho sempre amato Silvio”

Veronica Lario

Poche righe, ci stanno tutte in una pagina. La prima, per la precisione, del Corriere della Sera. In alto, a destra: nella “spalla”, per dirla in gergo.
Poche righe, quelle di Veronica Lario, moglie del premier Silvio Berlusconi, in queste settimane al centro delle polemiche per il caso Noemi. Torna a parlare, la signora, del suo matrimonio, del rapporto con il Cavaliere e della sofferenza che ne è scaturita.

Lo fa inviando una brevissima dichiarazione al Corriere: “In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale”.
Poi in quella manciata di parole, incisive e graffianti, fatte pervenire al quotidiano di via Solferino, Veronica rivendica il proprio stare in disparte e il diritto alla verità: “Certo è” aggiunge “che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui”.
“Certo è” conclude la moglie del premier “che l’ho sempre amato e ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia”.

Pdl, la carica dei 101. Lettera al premier: “No alla fiducia sul ddl sicurezza”

Silvio Berlusconi, con Alessandra Mussolini

Sono più di cento, sono onorevoli (del Pdl, nessuno della Lega Nord) e vogliono far sentire la propria voce. Per esempio, scrivendo al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una lettera per chiedergli di non porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza perché le norme riguardanti la denuncia dei clandestini da parte dei medici (ma, secondo i firmatari anche da parte degli insegnanti) sono “inaccettabili e necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”. E ancora: “Tutto questo va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile”.
Capitanati da Alessandra Mussolini (”Sono convinta di poter contare sull’appoggio del presidente Fini”) i parlamentari firmatari aggiungono d’esser certi che il premier si renderà conto di “come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternità”.

Nella lettera si respinge l’interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: “Non è così. Anzi, l’obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici”. E ciò proprio a causa dell’introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli art. 361 e 362 c.p., cioè “il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”. Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, “una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l’obbligo dell’istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell’educatore”. Il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un “regresso spaventoso in fatto di civiltà”. Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un “errore imperdonabile”.
A firmare, oltre alla Mussolini, sono tra gli altri Souad Sbai, Valentina Aprea, Mario Landolfi, Beatrice Lorenzin, Fiamma Nirenstein ed Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia, Antonio Martino, Manuela Di Centa.Nel primo pomeriggio è arrivata, poi, la firma di Gaetano Pecorella. “Siamo la carica dei 101″ ha esultato la Mussolini citando il famoso cartone Disney. “Hanno sottoscritto quest’appello cento deputati, ai quali nell’ultima ora si è aggiunto anche l’onorevole Pecorella”. Ai quali va aggiunto l’ok del segretario del Pri Francesco Nucara (solitamente molto vicino al premier) e del sottosegretario con delega alle politiche per la famiglia Carlo Giovanardi, leader della pattuglia dei Popolari Liberali.
E pare non abbia intaccato l’entusiasmo della Mussolini, la risposta del presidente dei deputati del PdL, Fabrizio Cicchitto, e il vicepresidente Italo Bocchino: “La lettera dell’onorevole Mussolini sul decreto sicurezza non è condivisa dal gruppo del Pdl. Per altro verso, sul merito del decreto è ancora in corso il dibattito in Commissione”. “Ho parlato con il presidente Fini anche dopo le dichiarazioni di Cicchitto e Bocchino” aggiunge Mussolini “e lui mi ha ribadito che condivide la mia posizione”. Poi prosegue: “C’è un asse istituzionale tra me, come presidente della commissione Infanzia, il presidente della Camera e il Quirinale. Con Napolitano infatti” assicura la parlamentare “ho parlato nei giorni scorsi e lui ha dimostrato di essere sensibile al tema, alla necessità cioè di non penalizzare donne e bambini”.

Il VIDEO servizio:

Battisti scrive dal carcere: “L’Italia mostri il suo lato cristiano e perdoni”

Cesare Battisti

Dal carcere di Papuda, in Brasile, dove si trova rinchiuso in attesa della decisione del tribunale federale sul suo caso di estradizione negata, l’ex capo dei Pac Cesare Battisti scrive. Una lettera “appassionata” di otto fogli. Lo riferisce l’edizione on line del quotidiano “Folha de Sao Paulo“. La lettera, scritta a mano, è stata consegnata ai senatori Eduardo Suplicy, del Partito dei lavoratori (Pt) e Josè Nery del Partito Socialismo e Libertà (Psol) che l’ha letta integralmente durante una sessione del Senato.
Nel testo, Battisti chiede “giustizia” al Brasile e si chiede ‘’se non è giunta l’ora che l’Italia mostri il suo lato cristiano”, per il quale ”il perdono è un atto di nobiltà ”. L’ex terrorista di definisce vittima di una “persecuzione da bombardamento mediatico” e dice di temere una moltitudine “manipolata e pronta a linciarlo”.
“Si faccia giustizia” scrive Battisti, nella lettera in cui accusa Berlusconi “eccellente membro della loggia P2 che oggi decreta leggi razziste”. “La caccia alle streghe finisca. La società soffre molto di più per un innocente condannato che per un colpevole assolto”, così si conclude la missiva.

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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