Leggi tutte le notizie su:


Liberazione

Repubblichini equiparati ai partigiani? Berlusconi: “Il ddl sarà ritirato”

L’alt arriva durante un’improvvisata del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla Fiera del mobile di Rho. All’indomani del 25 aprile e di quel “rifletteremo” che era bastato a far scatenare le critiche dell’opposizione, Berlusconi corregge il tiro sul disegno di legge che prevede la parificazione dei partigiani con i repubblichini della Rsi: “Non sapevamo che fosse stato presentato questo disegno di legge che sarà certamente ritirato” ha detto il capo del governo.

Insomma, il Cavaliere lancia un nuovo messaggio di conciliazione e risponde alla richiesta che da ieri con insistenza il segretario del Pd continuava ad avanzare. “Ora alle parole” aveva detto da ultimo in mattinata Dario Franceschini “devono seguire i fatti. Mi aspetto che domani il Pdl ritiri la proposta di legge che equipara i repubblichini ai partigiani”.
Per questo, dopo l’annuncio del premier, il numero uno dei democratici rivendica il risultato ottenuto e parla di primo passo verso la coerenza. “Mi hanno detto” afferma “che poteva essere un boomerang invitare Berlusconi in piazza per il 25 aprile. Poi gli ho chiesto anche di ritirare la proposta di legge. Questa seconda cosa è un boomerang o una cosa buona?”.
Anche il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, definisce la decisione del capo del governo un “successo” dei democratici. A questo punto Franceschini chiede a Berlusconi un secondo passo. “Dica espressamente” chiede il segretario Pd “che non cambierà mai più la Costituzione a colpi di maggioranza. Venga in aula e dica: mi impegno a cambiare la Costituzione solo con accordo di maggioranza e opposizione”.

Poche ore prima hanno preso le distanze due parlamentari del Pdl: Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl alla Camera e Italo Bocchino, vicepresidente vicario. In una nota congiunta hanno sottolineato che “il governo Berlusconi non c’entra niente con questa proposta di legge” sull’equiparazione tra Salò e partigiani “e neanche il gruppo parlamentare del Pdl perché essa, infatti, è una tipica iniziativa parlamentare individuale. Presentata dall’onorevole Barani nell’estate del 2008, essa nasce come iniziativa bipartisan, tant’è che registrò la firma di una serie di parlamentari, non solo del Pdl ma anche del Pd come gli onorevoli Corsini, Fogliardi e Narducci, che poi hanno ritirato la firma il mese scorso”.
In mattinata il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si è recato al cimitero Maggiore di Milano dove ha deposto due mazzi di fiori al campo della Gloria, dove sono sepolti i partigiani milanesi, e al al campo 10 dove ci sono le tombe degli appartenenti alla Repubblica sociale. La Russa è stato accompagnato dall’ex sindaco Gabriele Albertini che, durante il suo mandato, ha sempre fatto visita ai due campi. ”Il rispetto e la pietà che ieri, per fortuna e dopo tanto tempo, sono stati senza mezzi termini espressi da tutti per i caduti, che non vuol dire parificazione” ha detto La Russa “lo traduciamo con un atto concreto”.
Alla fine, però, a mettere la parola definitiva è stato proprio il presidente del Consiglio. Che si attira le critiche del leader della Destra, Francesco Storace che lo accusa di aver commesso una “ingiustizia” per la fretta di farsi applaudire a sinistra. Ma anche da sinistra il plauso è a metà: per il segretario del Prc, Paolo Ferrero, Berlusconi deve risolvere “il problema di fondo, deve riconoscere che l`antifascismo è il fondamento della Repubblica”.

Berlusconi a Onna: “Rispetto per chi era dalla parte sbagliata”. Ma “sia festa di tutti”

il premier Berlusconi a Onna

Il capo del governo Silvio Berlusconi celebra il 25 aprile a Onna, in Abruzzo

Con un elicottero il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è arrivato a Onna, paese abruzzese devastato dal terremoto, dove furono uccise quattordici persone dai nazisti. Un luogo simbolico per celebrare il 25 aprile. “Sono qui per una festa che è insieme un onore e un impegno: l’orrore di commemorare la terribile strage che avvenne qui nel giugno del ‘44 e un impegno che ci deve animare a non dimenticare ciò che è accaduto qui per l’orrore del totalitarismo” ha detto il premier, sottolineando il “rispetto” per chi era nella parte sbagliata”. “Siamo con chi combatté per la libertà” dice il capo del governo, ma “ora basta contrapposizioni”, con l’augurio che “diventi una festa di libertà”. Poi rammenta l’unità della nazione nella memoria: “Dobbiamo ricordare con rispetto tutti i caduti, anche chi ha combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ad una causa già persa. Questa non è neutralità o indifferenza perché tutti gli italiani stanno con chi ha combattuto per la patria”. Il premier paragona la Resistenza al Risorgimento: “Occorre ricordare le pagine oscure della guerra civile, anche di chi combattendo dalla parte giusta ha commesso errori e si assunse delle colpe”. ”Questa operazione” continua Berlusconi “rende onore a tutti gli altri che si batterono per la libertà e la nostra patria, come Salvo D’Acquisto, i militari dell’esercito del sud, e i tanti piccoli eroi sconosciuti che con gesti comuni si batterono per la causa della libertà”. Ma il momento di unità nazionale è un primo passo:
“Il 25 Aprile” dice il il Cavaliere” è l’occasione per riflettere sul passato ma anche sul presente e sul futuro. Se lavoreremo insieme a questo sentimento nazionale unitario avremo reso un grande servizio non ad una parte politica ma al popolo italiano e ai nostri figli”.

L’attenzione di Berlusconi va poi al sisma che ha colpito l’Abruzzo: “Oggi la festa del 25 Aprile assume un valore particolare con la tragedia abruzzese e Onna è simbolo dell’Italia dove tutti abbiamo la responsabilità e il dovere di costruire un futuro di prosperità e di pace”. “Davanti alla tragedia del terremoto” ha sottolineato Berlusconi “gli italiani hanno saputo ancora una volta unirsi e io sono orgoglioso di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese”. Il premier ha rassicurato che “la ricostruzione delle case di Onna avverrà in tempi strettissimi”. E conclude il suo discorso: “Viva Onna, viva l’Abruzzo, viva l’Italia, viva la Repubblica democratica e viva il 25 Aprile”.

Le reazioni.Non si è fatta attendere la reazione dell’opposizione: “Ora sia coerente e fermi il progetto di legge che equipara partigiani e repubblichini” dice Dario Franceschini, leader del Pd. “Berlusconi non il novello partigiano d’Italia. Coloro che non stavano con chi faceva la Resistenza, coloro che non l’hanno riconosciuta fino a ieri, se oggi partecipano alla festa del 25 aprile lo fanno, ipocritamente, per comprare un po’ di consenso a buon mercato” ha osservato il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

Da Milano a Londra, in piazza per la Liberazione

Liberazione

Alla vigilia del 25 aprile Giorgio Napolitano ha celebrato la festa della Liberazione, ricevendo al Quirinale i ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Difesa, Ignazio La Russa. E tornando, dopo la prolusione di giovedì, a sottolineare che gli ideali per cui combatterono gli esponenti della Resistenza nel 1943-’45 sono gli stessi che ispirano l’Italia di oggi. Per questo, ha aggiunto il capo dello Stato, “possono ben riconoscersi nell’eredità spirituale e morale della Resistenza, che vive nella Costituzione, anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-1945, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti”.

I rappresentanti di governo e opposizione raccoglieranno l’invito di Napolitano all’unità da Onna. Nel paese simbolo del terremoto alle porte dell’Aquila e che l’11 giugno del 1944 fu teatro di una strage nazista in cui furono uccise 17 persone ci saranno in mattinata, tra gli altri, il premier Silvio Berlusconi, il segretario del Pd Dario Franceschini e quello dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Prevista anche la partecipazione di alcuni funzionari dell’ambasciata tedesca: la Germania si è infatti offerta di ricostruire il paese.

Ma, politici a parte, saranno migliaia gli italiani che aderiranno all’appello del Quirinale, partecipando a manifestazioni e cerimonie. Praticamente in tutte le città sono in programma mostre, rassegne, dibattiti, concerti e manifestazioni organizzati dalle istituzioni e dalle associazioni (il sito dell’Anpi ne fa un elenco). E anche sull’immancabile Facebook sono comparsi gruppi dedicati alla ricorrenza.

A Milano il corteo nazionale parte alle 14.30 dai Bastioni di Porta Venezia e arriva come sempre in Piazza Duomo, dove parleranno tra gli altri il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. La polemica sull’apertura dei negozi in corrispondenza della festa della Liberazione si è risolta grazie alla proposta dei sindacati, accolta dai commercianti, di devolvere parte dell’incasso alle popolazioni terremotate dell’Abruzzo.

A Roma il presidente Napolitano renderà omaggio al Milite ignoto all’Altare della patria, mentre alle 10 a Porta San Paolo si svolge la manifestazione principale, organizzata dall’Anpi. A Firenze le celebrazioni cominciano alle 10.15 al monumento dei Caduti di tutte le guerre in largo Bargellini, il corteo parte alle 10.30 da piazza della Repubblica e raggiunge Palazzo Vecchio.

A Torino invece la fiaccolata parte questa sera alle 20.30 da piazza Albarello e arriva in piazza Castello. Domani, dopo l’omaggio delle autorità alle vittime della Resistenza, ci sarà un concerto a partire dalle 16, sempre in piazza Castello.

Anche Catania, come ogni anno, organizza il corteo della Liberazione: da piazza Stesicoro alle 9.30 fino in piazza Duomo. E gli italiani all’estero potranno celebrare il 25 aprile nelle sedi dell’Anpi di Londra e Praga.

L’appello di Napolitano: “Un 25 aprile di unità. Piaccia o no partigiani fondamentali”

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Più di tutto, unità.
A rinnovare l’appello perché ci si unisca nelle celebrazioni del 25 aprile, per superare gli antichi dissapori è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: “Voglio dire che l’importante è che ci si unisca quest’anno nella giornata del 25 Aprile, per celebrarlo in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, per celebrare l’una o l’altra delle componenti della Resistenza”, ha detto il Giorgio Napolitano davanti all’ossario dei partigiani caduti in Val Sangone.
Il Presidente della Repubblica ha preso la parola, visibilmente commosso, davanti ai gonfaloni dei comuni, agli stendardi delle associazioni combattentistiche e al medagliere dell’ANPI del Piemonte per ricordare che fin dal giorno della sua elezione al Quirinale sottolineò la necessità di celebrare la Resistenza “con l’impegno di ricomporre in spirito di verità la storia della Nazione, della Repubblica per giungere finalmente a un comune sentire storico” dando lo spazio dovuto a tutte le componenti che parteciparono alla Resistenza che non sono state tutte egualmente ricordate e valorizzate.
A questo proposito ha tenuto a rendere “l’omaggio a nome della Repubblica all’eroismo delle formazioni partigiane il cui contributo” ha aggiunto “piaccia o non piaccia fu determinante per restituire dignità, indipendenza e libertà all’Italia”. A quella lotta insieme ai partigiani partecipò il popolo, ha ricordato, con una solidarietà attiva e partecipò anche una componente militare che restò fedele al giuramento e dopo l’8 settembre non si piegò all’umiliazione di sottomettersi alle truppe naziste, a rischio della vita, di eccidi come quello di Cefalonia.
Alla Resistenza Napolitano iscrive anche gli oltre 600 mila militari che furono internati in Germania, egualmente, per avere rifiutato di passare con le truppe naziste, internati che vissero una “odissea”.
“Bisogna dire il posto che spetta anche alle formazioni del rinato Esercito Italiano che dopo l’8 settembre combatterono le prime battaglie a Mignano Montelungo, presso Cassino, dove” ha annunciato “mi recherò il 25 aprile”. Questa celebrazione si svolgerà, ha detto, “con lo stesso spirito con cui un anno fa andai a Genova e dissi che la Resistenza fu una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico e non può appartenere ad una sola parte del Paese”.

25 aprile a Onna per Berlusconi. Di Pietro all’attacco: “Ipocrita”

Berlusconi e Carfagna incontrano gli sfollati del terremoto

Agenda di massima, per sabato 25 aprile, del premier Silvio Berlusconi: prima un omaggio all’Altare della Patria, la mattina presto insieme alle alte cariche delo Stato; poi una visita a Onna, il paese dell’Abruzzo maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile. Paesino che non c’è più. Borgo che però viene ricordato anche per un altro fatto tragico, della seconda guerra mondiale, quando, tra il 2 e l’11 giugno 1944, gli occupanti nazisti trucidarono 17 persone.
A quanto si apprende, comunque, il programma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le celebrazioni in occasione del 25 Aprile non è ancora definitivo.
Onna è poi lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all’assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente “sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano“, dichiara il portavoce Andrea Orlando. I due leader si troveranno faccia a faccia? Dipende dagli orari, a questo punto. Tuttavia: “Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova, contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l’invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso”.

Come previsto, insomma, niente Milano per il Cavaliere il 25 aprile. Ieri il premier ha confermato di voler celebrare la ricorrenza senza però precisare dove. E la scelta di “non lasciare la festa a una parte sola” aveva scatenato le solite polemiche, culminate dall’invito al governo da parte del Verde, Palo Cento, di starsene a casa. Al momento, secondo quanto riferito da fonti della maggioranza, il programma sarebbe però quello di un omaggio al Milite Ignoto e poi di una visita nel paese dell’Abruzzo.
Ma non che la decisione di andare a Onna abbia abbassato i toni: per l’Idv “quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode”. Almeno così la pensa il leader Antonio Di Pietro. “Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria” sottolinea Di Pietro “che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura”.
Chi invece apprezza la scelta del Cavaliere è l’ex presidente del Senato, abruzzese e marsicano, Franco Marini che giudica “positiva” la decisione del premier perché è il riconoscimento della rilevanza di una data “storica”. “Quando Franceschini ha detto al presidente di partecipare” continua Marini “ha fatto più che una polemica una proposta positiva, e il fatto che Berlusconi abbia deciso di essere presente è un riconoscimento che a me fa piacere di una data che non è stata cancellata come rilevanza storica. E ha fatto bene Franceschini a sottolinearlo”.

Comunque, giovedì in Abruzzo sbarca anche il Consiglio dei ministri, che darà via libera al decreto per il post terremoto di 4,2 miliardi. Tre miliardi verranno subito messi a disposizione per la ricostruzione e un miliardo e duecento milioni verranno stanziati per far fronte alle prime emergenze del dopo terremoto. Secondo il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola comunque “è presto per fare una quantificazione della cifra necessaria” per la ricostruzione in Abruzzo che in ogni caso “sarà inferiore” a 12 miliardi di euro.
Nel dl sono previsti anche i fondi per le scuole coinvolte dal sisma. Ad annunciarlo è stata il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che oltre agli annunciati 110 milioni per l’edilizia scolastica ha parlato di altri provvedimenti. Inoltre, ha spiegato, “sono allo studio sistemi per corsi di recupero dei programmi scolastici”.

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Berlusconi e il 25 aprile: “Ci sarò, perché non sia una festa di parte”

Silvio Berlusconi

Questa volta Silvio Berlusconi ci sarà. Perchè il presidente del Consiglio abbia deciso per la prima volta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, lo spiega lui stesso: evitare che “se ne appropri una parte”. Quello che ancora non svela è dove e come.
E il Cavaliere ha spiegato che sarà lui stesso, successivamente, a far sapere dove passerà la giornata delle celebrazioni. Secondo quanto risulta, il premier dovrebbe restare a Roma, dunque non prenderà parte al corteo di Milano al quale era stato invitato a partecipare dal segretario del Pd, Dario Franceschini.
Berlusconi dovrebbe recarsi invece in mattinata all’Altare della Patria per deporre una corona di fiori assieme alle alte cariche dello Stato. Per il resto della giornata l’agenda è, come si dice, “in progress”. Se al vaglio, tra l’altro, c’è un omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, sul tavolo dell’entourage del presidente del Consiglio potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una visita al cimitero americano di Nettuno. Giusto per dare quel segnale affinchè la Liberazione non abbia solo la connotazione “di parte” che, secondo Berlusconi, ha caratterizzato la Festa negli anni.
Ma alla fine il premier potrebbe scegliere di tornare nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo e in particolare nella cittadina di Onna dove la Wehrmacht in ritirata uccise 16 civili. Si terrà comunque giovedì alle 9.30 all’Aquila il prossimo Consiglio dei ministri. La riunione del Governo, inizialmente preannunciata per venerdì, ha come unico punto all’ordine del giorno il varo del decreto per le “misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”.

Ma come da molti anni in qua, all’avvacinarsi della Festa della Liberazione, non si sono fatte attendere le polemiche. A dare il là, ci ha pensato proprio il leader del Pd, Dario Franceschini, durante la conferenza stampa al termine della direzione del partito sulle liste per le Europee: “Come italiano e segretario del Pd sono soddisfatto che il presidente del Consiglio abbia accolto la mia proposta” di partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile. “Mi viene da dire, meglio tardi che mai. Ha avuto in tutti questi anni 14 possibilità di esserci e invece” ricorda Franceschini “ha sempre scelto di non esserci. È importante che questa volta abbia detto di si”. In particolare, Franceschini sottolinea che “il 25 aprile per tanto tempo è stato un momento unificante e un valore di condivisione e andarci significa condividere l’antifascismo, la resistenza e i valori costituzionali”.
Linea condivisa anche dal capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: “è una ricorrenza che ormai fa parte del patrimonio comune di tutti gli italiani: mi sembra normale che il presidente del Consiglio voglia celebrarlo, mi sembrerebbe anormale il contrario”.

Sulla questione del 25 aprile resta dunque alta la tensione tra maggioranza e opposizione: all’invito-sfida rivolto al presmier da Franceschini aveva risposto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che consigliava a Berlusconi di festeggiare il 25 aprile ma non “tra le bandiere rosse dove lo vuole trascinare, come in una trappola, il leader del Pd”. Sull’argomento era intervenuto anche Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza, spiegando che uno dei problemi che ostacolano la celebrazione del 25 aprile da parte del premier sta nel rischio che qualche “estremista” si comporti come nel 2006, quando il sindaco Letizia Moratti, apertamente contestata, fu costretta ad abbandonare il corteo

E inafatti, l’idea che il presidente del Consiglio possa scendere in piazza, continua a non piacere alla sinistra radicale che coglie l’occasione per puntare il dito contro il leader del Pd, Franceschini, “colpevole”, secondo il Pdci, di aver fatto da sponda allo stesso Cavaliere che “ancora una volta userà l’assist offerto per insultare la Resistenza e la Costituzione”.
“Il governo resti a casa, non partecipi in modo ipocrita alle manifestazioni per la Liberazione”, è l’invito di Paolo Cento dei Verdi. Il presidente del Consiglio è più da “22 ottobre 1922 (data della marcia su Roma) che da 25 aprile”, è l’accusa di Jacopo Venier, della segreteria dei Comunisti Italiani, che aggiunge: “Nel Dna del premier non ha mai albergato l’antifascismo”.
A difesa della partecipazione del premier alla cerimonia per l’anniversario della Liberazione si schiera il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che giudica come “un segno di intolleranza inaccettabile” il fatto che “una parte della sinistra, e non solo quella antagonista”, sconsigli al premier di partecipare al corteo di Milano. Se la prende con l’opposizione anche il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi: “C’è una memoria condivisa che non può essere messa in dubbio” osserva il leader della Dca “per questo mi sembrano fuori luogo gli inviti strumentali e le polemiche del Pd sulla presenza o meno di Berlusconi al corteo”.

LEGGI ANCHE: Europee, Pd e Pdl al lavoro sulle liste. Con il rebus dei giovani

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Dal Prc a Rps, l’impresa di Vendola: l’ennesima scissione a sinsitra

Giordano, Vendola, Sansonettii

Non poteva andarsene da solo dal Prc, Nichi Vendola. Era nelle cose, era solo questione di tempo: infatti oggi ha chiamato i “suoi” a seguirlo. Se quella Comunista è una Rifondazione che non si può più perseguire perché sta in mano a Paolo Ferrero, meglio rifondarne un’altra, poco più in là: Rifondazione per la Sinistra.
Lì approderanno quelli del “vecchio” giro, che gravitava intorno al governatore della Puglia, e, soprattutto all’ex leader, il Subcomandante Fausto Bertinotti (Gennaro Migliore, Franco Giordano, Piero Sansonetti su tutti). All’ultimo congresso di Rifondazione (quello vinto da Paolo Ferrero, a luglio, proprio qui sul palco di Chianciano Terme, Siena) erano il 47% del partito, quasi la metà. Con quei numeri, pensavano addirittura di averlo vinto il congresso, di aver sistemato il delfino di Bertinotti alla segreteria, seguendo la linea della continuità. E invece…
E invece, sei mesi dopo (mesi di minoranza, di battaglie aspre - soprattutto intorno al giornale Liberazione - di polemiche e strappi), il governatore pugliese ha consumato l’annunciata scissione della sua componente.
Riuscendo in un’impresa straordinaria: dividere l’indivisibile. Dal Prc (sorta dalla scissione di undici anni fa che diede vita anche al Pdci di Armando Cossutta e Oliviero Diliberto) è nato, per mitosi, un nuovo partito della sinistra radicale: Rps. E se le facce sono già viste, nuovo è il nome e nuovo è il simbolo (che i più maligni trovano simile a quello di una nota radio): sfondo bianco, le tre lettere della sigla (le prime due in nero e la terza rossa) con la presenza di una piccola stella rossa. C’è già anche il sito: segno ulteriore che per il divorzio in casa di Prc mancava solo la firma.

Un congedo senza acrimonia ma non indolore, quello di Nichi Vendola. Parlando del suo addio al partito guidato da Paolo Ferrero, ha detto: “Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente; sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mai casa, e questo addio non è un partire indolore. Voglio augurare ogni successo al mio ex partito. E a noi, quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non vogliamo sentirci avversari di Rifondazione”. Anzi, il governatore della Puglia ha invitato anche i compagni che restano nel Prc a “battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà”.

Anche perché di avversari, in quella porzione di campo, ce ne sono già. E Vendola li ha subito menzionati e bacchettati: il Partito democratico di Walter Veltroni, cioè “l’altra sinistra, mirata al centro, che sembra persa nei propri contorcimenti tattici”, accusa il neo leader di Rps “incapace di un pensiero che non sia subalterno al piano inclinato del governare in sintonia esibita con i poteri forti. Il veltronismo si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale, che pratica la prospettiva di una alternanza senza alternativa”.
No, l’alternativa per Vendola è quella che viene dalla sinistra vera, compresi gli esponenti della sua stessa area che hanno scelto di rimanere dentro il Prc, se si batteranno per un fine comune: “Ingaggiare un corpo a corpo contro la paura e la solitudine, che ritrova l’ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociale, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo”. In questo senso, per l’oramai ex esponente del Prc, le prossime elezione europee possono essere “una tappa nel processo di avvicinamento alla costituente del nuovo soggetto della sinistra”, a patto che “non sia la confezione di un partitino”.

Non sente ragioni, il presidente pugliese. E al segretario Ferrero (che cerca invece di scongiurare i vendoliani dal voler attuare una “ennesima scissione”, per il timore che “la gente andrà a casa schifata e perché non comprendo che senso abbia fare una scissione - verso destra - in nome dell’unità”), risponde di lasciar perdere con gli esercizi di galateo: “La scissione è avvenuta già, è avvenuta nei fatti” ha quindi spiegato “perché quando in una comunità si rompono i vincoli di solidarietà, quando le linee politiche si divaricano in maniera così radicale, e quando si introduce una rottura nella concezione dello stare assieme, com’è avvenuto con la vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione, quella è la scissione”.

Il logo di Rps

Via con le prossime sfide, quindi. E saranno sfide dure: quelle elettorali del giugno prossimo, le amministrative (a Bologna, Sansonetti sarà il candidato sindaco di Rps?) e le europee (sulle quali pesa lo spauracchio della soglia di sbarramento). Quanto valga, in termini di voti e consenso, l’ennesimo cespuglio dell’albero della sinistra (che dovrà far breccia nella base e, persa Liberazione, dovrà trovare altri canali di comunicazione) lo si vedrà presto. Certo che aver creato un partito spaccandone un altro che alle elezioni di aprile 2008 ha racimolato, e non da solo ma in coalizione con altri tre, solo il 3%, non è un buon viatico per l’avventura vendoliana.

Prc: Ferrero licenzia Sansonetti e avvia le pratiche del divorzio dai vendoliani

Ferrero caccia Sansonetti
A che prezzo. La battaglia per la direzione Liberazione è vinta da Paolo Ferrero: il neo segretario del Prc licenzia il direttore “eretico” Piero Sansonetti accoglie Dino Greco, ma accelera una scissione già annunciata.
Ecco la fotografia della riunione della Direzione del Prc, convocata proprio per chiudere la partita con il numero uno del quotidiano del partito. L’opposizione interna, che fa capo a Nichi Vendola e a Franco Giordano, si è dimessa in massa dal parlamentino dei neo comunisti, prefigurando in questo modo una spaccatura: non si è trattato solo di un gesto di solidarietà al giornalista, ma soprattutto di uno scontro politico su due opposte idee per il futuro della sinistra.
Ferrero, uscito vittorioso dal congresso con una risicata maggioranza del 53%, punta a difendere l’identità politica del Prc, pur nel confronto aperto con gli altri spezzoni dell’ex Arcobaleno; Vendola guarda invece all’unità della sinistra, principio da difendere, malgrado l’ultimo naufragio elettorale. Nel suo intervento in Direzione, il segretario ha sostenuto che non è in discussione la libertà del quotidiano, ma la scelta politica del suo direttore di schierarsi apertamente con la minoranza, in pratica di puntare alla scomparsa del Prc: “Tutto questo” ha detto Ferrero “è legittimo, ma non si può fare con i soldi del partito, anche perché Liberazione ha accumulato un debito di tre milioni e mezzo di euro”. Vendola ha contestato da Bari, con una dichiarazione, i “metodi brutali” di Ferrero, dimettendosi dalla Direzione per protesta: “È un partito in cui non riesco più a riconoscermi”. I toni del confronto hanno confermato una grande tensione, anche perché lo stesso segretario ha ammesso che una scissione ora rischierebbe di distruggere il partito. Nei corridoi della Direzione è volata più volte, e con la stessa reciproca durezza, un’accusa infamante: “Stalinista”. Più velate le accuse pronunciate dal palco, ma sempre alludenti agli orrori del socialismo reale. Così Giordano, poco prima di annunciare le sue dimissioni, ha accusato la maggioranza di “usare metodi ed argomenti che appartengono a tradizioni politiche e culturali del passato”.
La risposta del segretario è stata più diretta: “Stalinista io? Staliniano è questo modo della minoranza di usare la storia per legittimare o delegittimare il gruppo dirigente del partito”. Alla fine, il voto ha sancito la vittoria di Ferrero e il conseguente allontanamento di Sansonetti. L’ordine del giorno della maggioranza ha ottenuto 28 voti su 33 presenti. Due gli astenuti. Tre voti sono andati ad un documento di Franco Russo, in difesa del direttore del giornale del Prc. Il successore di Sansonetti sarà Dino Greco, sindacalista bresciano. Non essendo un giornalista dovrà essere affiancato da un vicedirettore iscritto all’albo, che la maggioranza deve ancora individuare. E Sansonetti? “Una situazione paradossale e un po’ grottesca” replica poco dopo il voto della Direzione. “Non hanno ancora trovato un giornalista che possa firmare il giornale… Mi dispiace molto, è la scelta di un partito che si sta rinchiudendo in una identità un po’ sovietica”.
La spaccatura del Prc non potrebbe essere più evidente, malgrado che Ferrero, al termine della Direzione, abbia invitato i ‘vendoliani’ a tornare sui loro passi. Ma l’appello è già caduto nel vuoto. Tutti gli occhi del Prc sono puntati ormai al convegno che la minoranza ha organizzato a Chianciano il 24 e 25 gennaio. Per ora è previsto solo un ampio confronto politico, ma tutti nel partito pensano che saranno le prove generali per la scissione.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!