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Panorama e Libero campioni sulla terra rossa

 Miska Ruggeri, di Libero, Antonella Piperno, di Panorama, vincitori del doppio misto nei campionati italiani dell'Agit

Miska Ruggeri, di Libero, Antonella Piperno, di Panorama, vincitori del doppio misto nei campionati italiani dell'Agit

Panorama e Libero sono campioni italiani sulla terra rossa. Antonella Piperno e Miska Ruggeri si sono appena aggiudicati a San Vincenzo il titolo del doppio misto nei campionati italiani dell’Agit, l’associazione giornalisti tennisti. Hanno battuto in finale per 6-3/ 7-5 la coppia della Gazzetta della sport Gibì Olivero e Fabiana Della Valle. Il titolo del singolare maschile è andato a Sebastiano Franco della Rai, il femminile a Claudia Fusani dell’Unità

Sono Pansa, perfetto qualunquista odiato a sinistra

Il giornalista Giampaolo Pansa, 74 anni

Il giornalista Giampaolo Pansa, 74 anni

Giampaolo Pansa. Maschio, 74 anni, nato povero a Casale Monferrato, zona di riconquistata libertà grazie ad Alessandro Galante Garrone, Vittorio Foa e, purtroppo dopo, Norberto Bobbio. Aspirante giornalista, giornalista, giornalista bravo, bravissimo infine, e famoso. Non vuole che si dica dove vive. Fuori città, comunque. Di sinistra, di molta sinistra, di mezza sinistra, di ultrasinistra, talora, ma mai troppo ultrà. Prima. Leggi l’intervista

Pseudoscoop di Villa Certosa: premier spiato, fotografo denunciato

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di Matteo Spina

Dal servizio fotografico a Villa Certosa sperava di intascare 1 milione e mezzo di euro, invece si è beccato una denuncia per interferenze illecite nella vita privata da parte di Silvio Berlusconi. I suoi presunti scatti bollenti non hanno suscitato l’interesse sperato. È successo al fotogiornalista sardo Antonello Zappadu, già noto per essere l’autore di alcune immagini prese illecitamente al presidente del Consiglio nell’estate del 2007.
In contatto, per altre ragioni professionali, con un cronista della redazione di Panorama, Zappadu, nel dicembre 2008, si era rivolto al collega per proporre all’attenzione del giornale una serie di foto rubate dell’interno di Villa Certosa, residenza sarda del premier. Nessuno se ne interessò fino allo scorso 26 maggio. In quella data, infatti, vista l’attenzione dei media nei confronti della vita privata di Berlusconi, Zappadu è rientrato in contatto con il collega offrendo di vendere al giornale parte delle sue 700 immagini.
Si tratta di foto scattate fra il maggio 2008, in occasione della visita dell’allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek (giunto in Sardegna con la famiglia e lo staff), e il dicembre 2008, quando il presidente del Consiglio era a Villa Certosa per le vacanze di Natale. In una foto si riconosce Topolanek intento a tuffarsi, nudo e solo, nella piscina antistante una stanza. In altre si vedono ragazze che prendono il sole o fanno la doccia vicino alla piscina, in altre ancora gruppi di donne, vestite, sotto una tettoia all’aperto.
Il presidente del Consiglio è pressoché assente da quel repertorio. Quando compare, è in abiti da lavoro mentre sbarca dall’aereo o a passeggio nel suo giardino.
Per tutto questo il fotografo chiedeva 1 milione e mezzo di euro, parlando di un già raggiunto accordo con il direttore del settimanale Gente, Monica Mosca. Secondo la sua versione, Mosca, insieme con il gruppo editoriale Hachette-Rusconi, sarebbe stata disposta a pagare quella cifra per divulgare le immagini sul settimanale italiano, oltre che sul francese Paris Match. Quella somma, forse, non era sufficiente. O forse del tutto fasulla, visto che la stessa Mosca, interpellata da Niccolò Ghedini, legale del premier, specifica di aver da subito mostrato il suo disinteresse nei confronti di quel materiale.
Dopo l’ultimo tentativo di vendere il servizio la direzione di Panorama ha avvisato i legali di Berlusconi. L’avvocato Niccolò Ghedini non solo ha deciso di non far sborsare 1 euro per bloccare la possibile pubblicazione del materiale, ma ha consigliato al presidente del Consiglio di adire le vie legali.
Il 27 maggio Silvio Berlusconi ha denunciato il fotografo e ha scritto alla procura della Repubblica di Roma e al garante per la protezione dei dati personali affinché procedano al sequestro del materiale illecitamente prodotto.

Foto e privacy, l’amarezza di Berlusconi: “La mia vita privata in prima pagina”

berlulato

“Debbo constatare con amarezza che la mia vita privata viene continuamente strumentalizzata ed utilizzata mediaticamente a fini politici”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è costretto a intervenire di nuovo, nella tarda serata di ieri, per parlare delle sue vicende familiari. E lo fa a pochi minuti di distanza dall’appello del figlio Luigi che, tramite l’Ansa, chiede anch’egli di non essere strumentalizzato e non essere coinvolto da giornali e politica in queste vicende. “Sono intervenuto per l’attacco a Silvio Berlusconi nel suo ruolo di padre” spiega Luigi “e non per schierarmi contro mia madre, non voglio prendere le parti nè dell’uno nè dell’altra”, dice ancora, seguito dal padre che definisce “irrilevanti ed inaccettabili” le “illazioni e insinuazioni” apparse oggi sulla stampa”.
“I miei tre figli più giovani” commenta il Cavaliere, in conferenza stampa a Bari: “non hanno in alcun modo preso posizione rispetto alla separazione dei genitori e d’altronde io non desidero che lo facciano. Credo che l’amore e l’educazione che hanno ricevuto dalla loro madre e da me abbiano consentito loro di crescere bene e di munirsi di quella dose supplementare di equilibrio richiesta in una condizione di particolare visibilità familiare. Credo altresì” conclude “che nessuno debba permettersi di interpretare arbitrariamente il loro apprezzabile riserbo”.
Nel pomeriggio di ieri Berlusconi era già intervenuto, sempre da Bari, per commentare una lunga intervista rilasciata da Daniela Santanchè a Libero. L’ex di An aveva attaccato Veronica Lario dicendo di essere a conoscenza del fatto che la moglie del presidente del Consiglio ha un compagno. “Sono spiaciuto che si portino sulle prime pagine dei giornali situazioni che dovrebbero attenere esclusivamente alla vita di una famiglia. Tutto qui”, ha detto il premier. Nessuna smentita e nessuna conferma.
Solo, una difesa a spada tratta della sua privacy, su un fatto che, in ogni caso, ha puntualizzato, riguarda esclusivamente la vita della sua famiglia. Punto e basta. Ma è un fatto che per la seconda volta il presidente del Consiglio, nei giorni in cui sulle pagine dei giornali si infittiscono interviste, retroscena e foto sul caso Noemi e sulle presunte invitate alle feste di Villa Certosa: “Con questa intromissione nella vita privata di una persona si è toccato il fondo: nessuno può accettare che da fuori casa tua un fotografo possa scattare delle immagini. Del resto io quelle foto le ho viste, sono inutili e secondo la valutazione di un giornale della Mondadori non valevano nemmeno diecimila euro”.
Berlusconi, nella veste di presidente del Consiglio, quasi commenta la vicenda in terza persona. Prova a farne una questione di privacy che riguarda un po’ tutti i cittadini. Perché “di pettegolezzi”, dice il portavoce Bonaiuti, “la gente ne ha le tasche piene”.
E allora meglio concentrarsi su altro (ricostruzione Abruzzo, piano casa, misure anti crisi da discutere iniseme a Obama a metà giugno). Il resto della giornata pugliese è un lungo bagno di folla per le vie del centro. C’è una contestazione organizzata, ma neanche in campagna elettorale si era vista tanta gente. È tutto uno stringere mani e un applaudire, con il Cavaliere praticamente assediato dai sostenitori. “Diecimila”, giura Raffaele Fitto. Indicandolo, mentre gli era a fianco durante la conferenza stampa, il premier sottolinea: “Ho una squadra di governo di ragazzi e ragazze, non minorennni, di cui dovremmo essere orgogliosi”. Quando vado in Cdm” aggiunge “trovo gente giovane, non come prima, piena di entusiasmo. Una squadra con spirito positivo”.

Gelmini dalla divisa alla riforma: “I soldi ci sono ma vanno spesi meglio”

Maria Stella Gelmini
Mariastella Gelmini

È tempo di riforme. Dopo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, anche il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini annuncia cambiamenti. Sui banchi di scuola non saranno le nuove divise a fare la differenza, ma la cassa scolastica e il modo di amministrarla. “Il problema non è trovare più soldi, ma spenderli meglio” racconta Gelmini.
Secondo il ministro, i soldi ci sarebbero ma la priorità oggi è riuscire a spenderli in modo più efficace. “Quando la spesa per il personale assorbe il 96,98% del bilancio significa che la scuola italiana rischia di non avere più gli strumenti per modernizzarsi” così commenta i dati sul bilancio 2008 del ministero per l’area istruzione e aggiunge: “Dovere morale verso le nuove generazioni è rivedere completamente il sistema scolastico italiano”. Secondo i dati, consultabili sul portale del Ministero, la spesa maggiore è infatti quella della gestione del personale: 41.174.698.165 euro. Uno “sbilancimento” ancora più evidente se relazionato ai soldi impiegati per l’edilizia scolastica, l’innovazione tecnologica e la sicurezza nelle scuole: solo 156.362.270 euro, appena lo 0,37% del totale. E alle le voci relative a spese di funzionamento generale (informatica di servizio, cancelleria, spese di pulizia per circa il 40% delle scuole), che raggiungono invece i 493.181.784 euro (l’1,16% del totale) e quelle legate agli interventi (trasferimenti ad enti pubblici e privati) per un ammontare di 633.368.341 euro (l’1,49% del totale).
“Questi dati”, ribadisce il ministro, “evidenziano che se la spesa per il personale ha una tale incidenza significa che la nostra scuola non ha la capacità, se non si interviene strutturalmente, di rinnovarsi e guardare con serenità al futuro. La scuola italiana è stata troppo spesso usata in passato come un ammortizzatore sociale”.
Riformare diventa quindi la parola d’ordine: “Dobbiamo assolutamente porre rimedio ad una situazione insostenibile. È un dovere morale verso le nuove generazioni rivedere completamente il sistema scuola in Italia”.
Il ministro, che oggi parlerà al Meeting dell’amicizia dei popoli 2008, in programma fino al 30 agosto a Rimini, in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero anticipa quali sono le soluzioni al problema economico e quindi strutturale del pianeta scuola: “Con un sistema premiale va aumentato il peso specifico di ogni ora di insegnamento” racconta. Ma non solo. Altra priorità per Gelmini è il reclutamento degli insegnanti: “Va loro restituita la funzione sociale che meritano attraverso la premiazione di chi vale. Non è vero che le ore e la spesa sono direttamente proporzionali alla qualità dell’insegnamento” sostiene. La terza priorità è l’edilizia scolastica, “oggi l’incuria ha troppo spesso invaso le scuole che devono essere rese più sicure, ma anche più pulite”.
Sarà quindi un autunno di duro lavoro quello che aspetta il ministro dell’Istruzione, che ha inoltre espresso un parere favorevole nei confronti del federalismo: “Una grande opportunità della quale nessuno deve avere paura; è la condizione perché si applichi realmente il principio di sussidiarietà nel mondo scolastico”.

Veltroni, Feltri e i pedofili. Due pesi e due misure


Niente tutela della privacy: i pedofili devono essere riconoscibili. Walter Veltroni, candidato leader del Pd, nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera usa parole inequivocabili contro i pedofili.
”Occorre essere molto duri e molto severi: l’effettività della pena - sottolinea Veltroni - deve essere una cosa seria. Non è possibile che un truffatore si arricchisca dalla galera.
O che un incendiario in galera non vada neppure. O che circoli liberamente chi si è macchiato di pedofilia. Dove per pedofilia intendo non solo la violenza sui minori ma anche il possesso e lo scambio di materiale pornografico. Occorre che queste persone siano messe in condizione di essere riconoscibili. Se per sei mesi un medico, un dirigente, un impiegato è costretto ad affidarsi ai servizi sociali dovrà pur spiegare i motivi, renderli pubblici”.
Dopo Sarkozy, che ha rilanciato la castrazione chimica per i pedofili tanto cara a Calderoli, oggi anche Veltroni ha sentito la necessità di occuparsi del tema. Riprendendo un tema, quello della “pubblicità” del reato di pedofilia, che aveva tenuto banco nell’estate del 2000. Allora Vittorio Feltri pubblicò su Libero le liste dei nomi dei pedofili condannati con sentenza definitiva. E, soprattutto da sinistra, fioccarono le polemiche. L’allora ministro della Giustizia Piero Fassino la definì una “lapidazione mediatica” e Livia Turco, che era ministro della Solidarietà sociale, dichiarò: “La considero una decisione grave. Non so quanto aiuti la lotta alla pedofilia, alimenta una psicosi che non serve. Tutto questo è profondamente sbagliato”. Oggi, sul tema, tutto tace.

Trattare o non trattare, questo è il dilemma

Rapimento Mastrogiacomo

Mastrogiacomo, i titoli del Manifesto e di Libero

Ritornano, all’indomani della liberazione di Daniele Mastrogiacomo, i fantasmi di un dibattito che nel 1978 ha spaccato in due il nostro Paese: è giusto fare concessioni ai terroristi per salvare la vita di un ostaggio? Allora, erano i 55 giorni della prigionia di Aldo Moro, c’erano il partito della fermezza (Pci e Dc) e quello della trattativa (Psi e Partito radicale) che si fronteggiavano nelle piazze e in parlamento.

Oggi, a coprire il fronte del no al negoziato con i sequestratori, c’è il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che, su questi temi, è sempre andato a nozze. Il dilemma - trattare o no?- si pone con drammatica puntualità anche ora che Mastrogiacomo è stato rilasciato. Basti pensare che nelle mani dei guerriglieri iracheni ci sono oggi due cittadini tedeschi. Per ottenerne il rilascio il premier tedesco Angela Merkel dovrà scegliere: trattare (cedendo alla richiesta di ritirarsi dall’Afghanistan o magari favorendo la liberazione di qualche detenuto iracheno) o scegliere la linea della fermezza (condannando indirettamente a morte i due cittadini tedeschi)?

Il dilemma si pone ovviamente con maggior forza, in quei Paesi come l’Iraq o l’Afghanistan, dove pagare sempre e comunque un prezzo ai sequestratori rischia di essere controproducente soprattutto nel lungo periodo. Del resto, come dichiara l’esperto di cose militari Angelo Nativi, i sequestri dei cittadini di uno Stato trattativista (come l’Italia) sono considerati più appetibili, più remunerativi, per i guerriglieri rispetto a quelli di cittadini di Stati, come gli Usa, attestati sulla linea della fermezza. I politici italiani lo sanno bene. Ed è per questo che, durante i precedenti rapimenti, hanno sempre negato che fossero state soddisfatte richieste di riscatto, anche di tipo economico. Ammetterlo significa invitare i potenziali rapitori a sequestrare altri nostri connazionali, senza contare le ricadute politiche interne di un eventuale ammissione di aver concesso soldi in cambio del rilascio di un italiano.

Sul piano interno, sembra inoltre che lo Stato utilizzi un doppio registro, a seconda che il sequestro avvenga nel nostro Paese o in un contesto internazionale. Ai tempi dei rapimenti in serie in Barbagia , lo Stato approvò un decreto d’urgenza (15/1 n.8 del 1991), successivamente convertito in legge n. 82 15/3 1991, che impose il sequestro dei beni dei familiari dei rapiti. Ne scaturirono polemiche a non finire. E’ possibile che questa legge abbia avuto l’effetto di dare un colpo mortale al business dei sequestri nell’isola (che oggi sono azzerati). Ma è chiaro che oggi, in Afghanistan e anche in Iraq, lo Stato ha scelto una linea diversa, attingendo spesso (secondo molti, tra cui l’inviato Lorenzo Cremonesi) a un fondo speciale e segreto del Sismi, per ottenere la liberazione dei nostri concittadini (da Giuliana Sgrena alle due Simone, dai bodyguard italiani in Iraq a Gabriele Torsello). I tempi cambiano, la ragion di Stato anche.

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