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libertà

Il video-appello di Ravasin, malato di Sla: “Biotestamento, legge incostituzionale”

Paolo Ravasin, 48 anni, malato di Sla
“Se è vero l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono dei trattamenti sanitari a tutti gli effetti, allora è anche vero che questa legge, che non consente a me, che sono pienamente capace di intendere e di volere, di rifiutare tali trattamenti, è manifestamente anticostituzionale”.
La voce strozzata e affaticata. L’immagine fissa e leggermente tremante.
Appare così  Paolo Ravasin, 49 anni, da 10 anni malato di sclerosi laterale amitrofica (Sla) e ospite della casa soggiorno Villa delle Magnolie a Monastier (in provincia di Treviso) in un video-appello al capopo dello Stato, Giorgio Napolitano, e ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Il video è stato presentato dai Radicali per denunciare il disegno di legge sul testamento biologico che, dopo il voto favorevole di palazzo Madama (qui il VIDEO), nelle prossime settimane approderà alla Camera dei deputati.
“Con grande tristezza” afferma Ravasin “ho appreso la notizia dell’approvazione al Senato della legge formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate ed in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente”.
Richiamando la battaglia di Piergiorgio Welby e Luca Coscioni e sottolineando che le difficili condizioni di salute non gli hanno tolto “la voglia di lottare per vivere”, Ravasin definisce, però, “incostituzionale” il ddl che porta il nome del relatore del Senato, Raffaele Calabrò (Pdl). “Mi viene sottratta l’unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte. Ognuno di noi alla fine dei suoi giorni è solo di fronte alla morte, ma lo Stato e la Chiesa hanno preteso di sostituirsi a Dio”.
Già nei mesi scorsi i radicali avevano reso noto un testamento biologico di Ravasin in formato video. “Si tratta di un documento di alto valore politico che riporta il problema del biotestamento nel suo ambito naturale, quello dalla libertà” afferma la radicale, Emma Bonino. “Dopo i furori etici scatenati dalla vicenda Englaro” ha proseguito, “ora siamo in una pausa di riflessione importante sul disegno di legge. Mi auguro che la Camera, nel quadro delle audizioni previste, ascolti non solo teologi e scienziati ma soprattutto i cittadini malati, come Ravasin, che più di tutti hanno il diritto di parlare di scelte. La libertà di scegliere riguarda la persona e non può essere usurpata da altri che si sentono in diritto di imporre la loro libertà”. E continua: “Ravasin riporta il problema nel suo ambito specifico, che è quello della libertà. Per questo speriamo che il disegno di legge sia esaminato, alla Camera, dalla commissione Affari costituzionali e non dalla commissione Sanità. Più che ascoltare teologi o scienziati, bisognerebbe ascoltare i malati come Ravasin. Ci auguriamo” ha detto Bonino “che la Camera corregga il testo di legge e le massime cariche dello Stato prestino attenzione a questo appello”.

Il VIDEO appello di Paolo Ravasin su YouTube:

Nuovi italiani, vecchie tradizioni: Giulietta e Romeo oggi parlano indiano

Giovani indiani

Estenuato dai digiuni, bianco in volto per le nausee provocate da quel liquido che scorre nel sondino, Narish, 20 anni, sonnecchia mogio nella branda dell’ospedale. A risvegliarlo la vibrazione del suo cellulare. Spalanca gli occhi neri: è arrivato un altro messaggino di Minha, 15anni, indiana come lui, studentessa del liceo scientifico. I genitori di lei si opponevano al loro amore e così martedì 3 marzo, insieme, hanno cercato di uccidersi vicino a Camisano, nel Vicentino. Prima si sono sdraiati sulle rotaie del treno, ma hanno avuto paura: più indolore mandare giù un bicchiere di idraulico liquido.
Narish legge l’sms: accenna un sorriso, mentre si immagina Minha che lo esorta a tenere duro. Anche lei è all’ospedale. Negli stessi giorni, a Chiampo, sempre in provincia di Vicenza, altri due giovani indiani, Rejan, 20 anni, e Monisha, 18, si ribellavano (i due nomi, come quelli dell’altra coppia, sono di fantasia). Nata in una famiglia sikh, Monisha non era libera di frequentare un indù. Perché si convincesse a sposare un uomo sconosciuto ma gradito al padre era stata rinchiusa in casa per più di una settimana, fino a quando, il 7 marzo, Rejan non ha bussato alla sua porta scortato dai carabinieri.

Due storie di provincia da una delle zone d’Italia più abitate da indiani che raccontano i turbamenti delle nuove generazioni immigrate. A scuola assaporano la libertà, quando rientrano a casa ritrovano l’India arretrata. Continua

Beppe Grillo compra casa in Svizzera: “Per ripartire se mi oscurano il blog”

Beppe Grillo, evoluzione di un fenomeno: dal cabaret al Vaffa-day

Beppe Grillo sceglie il Ticino: ha preso casa a Lugano. Città una volta meta degli anarchici. Secondo quanto scrive il domenicale Il Caffe e riportato anche sul portale della svizzera italiana tio.ch, il comico avrebbe deciso di andare a vivere lì: in un appartamento, che potrebbe essere adibito ad ufficio, con vista sul golfo, nella zona di Lugano-Paradiso, non lontano dall’abitazione di Mina, con la quale il comico in passato ha inciso un brano dal titolo “Dottore”.
Grillo ha confermato l’indiscrezione: “Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perchè se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu. Sono un pò preoccupato perchè ogni mese c’è qualche leggina, qualche decretino che riduce le libertà e che viene annunciato sempre per il bene della rete… Ho già trasferito anche i master del blog”.
Raggiunto a Napoli, dove si trova in tournee, Grillo confessa: “Speravo che la notizia non si diffondesse. Non vorrei che venisse interpretata come una mossa codarda o che qualcuno cominciasse a dire che ho comprato la villa in Svizzera. Non è una fuga dalle tasse, per intenderci. L’eventuale trasferimento” assicura Grillo “riguarderebbe solo il blog, non me”. “È una mossa per tutelarmi”, ribadisce Grillo. “Se mi dovessero impedire di continuare scrivere quello che voglio, lo trasferirei. Mi sto attrezzando per andare avanti. Tutto qui”, conclude il comico, che dopo Napoli porterà il suo spettacolo in giro per l’Italia fino a marzo.
Il rischio denunciato da Grillo è assolutamente inesistente secondo il capogruppo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri che liquida le dichiarazioni del comico come pubblicità per il suo spettacolo. “Qualsiasi cosa faccia o dica - afferma l’esponente della maggioranza - non commento per non diventare un figurante al servizio di una propaganda orchestrata a tavolino. Per me, può fare quello che vuole. Di sicuro non farò la comparsa del teatrino virtuale che mette in piedi”.

La Mambro in libertà fino al 2013. I parenti delle vittime: “Una vergogna”

Francesca Mambro

“Si è ravveduta”, ha avviato percorsi di riconciliazione con alcuni familiari delle vittime dei suoi reati, per questo Francesca Mambro, condannata all’ergastolo per la strage della stazione di Bologna, esce definitivamente dal carcere e tra cinque anni sarà libera. Lo ha deciso il tribunale di sorveglianza di Roma che ha concesso all’ex terrorista, già da anni in regine di detenzione domiciliare con permesso per lavoro esterno preso l’associazione Nessuno tocchi Caino, la libertà condizionale. Il provvedimento prevede cinque anni di libertà vigilata, ha spiegato l’avvocato di Mambro, Michele Leonardi, terminati i quali, se non ci saranno state infrazioni, la pena si riterrà estinta.
“Questo è l’ennesimo premio alla omertà di Stato” dice Paolo Bolognesi, presidente della associazione dei familiari e delle vittime della strage del 2 Agosto a Bologna che definisce la libertà per la Mambro “una vergogna”. “Il tribunale di sorveglianza di Roma” ribatte l’avvocato Leonardi “ha valutato positivamente i percorsi di riconciliazione che Francesca Mambro ha avviato con alcuni familiari delle vittime dei suoi reati”.
“I giudici” dice ancora “hanno anche voluto premiare un percorso detentivo murario e extramurario di quasi 29 anni basato sull’attenzione alle vittime e sul volontariato”. “Il ravvedimento del soggetto è stato dunque valutato oggettivamente e premiato. Dopo cinque anni di libertà vigilata, con vari obblighi” conclude Leonardi “Francesca Mambro potrà essere libera”.
Cinquant’anni il prossimo anno (è nata a Chieti il 25 aprile 1959) Francesca Mambro è stata per anni la “primula nera” del terrorismo di destra, insieme al suo compagno Valerio Fioravanti (Giusva, sposato in carcere nel 1985). Con lui ha condiviso l’esperienza dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) e una lunga serie di omicidi “politici”. Con lui è stata accusata e condannata all’ergastolo, con sentenza definitiva, per la strage alla stazione di Bologna. Una strage per la quale i due ex terroristi, che hanno ammesso tutti gli altri omicidi, si sono sempre proclamati innocenti.
Quando Fioravanti viene arrestato, nel febbraio del 1981, la Mambro continua ad agire uccidendo, tra l’altro, il capitano della Digos Francesco Straullu. Solo il 5 marzo 1982, durante un tentativo di rapina a Roma, la donna viene ferita e arrestata.
Dopo l’arresto, Francesca Mambro è condannata a sei ergastoli e circa 200 anni di carcere per numerosi omicidi e altri gravi reati. Nel 1997 ottiene il primo permesso per uscire dal carcere per pochi giorni. Ad aprile 1998 l’ex terrorista è già in semilibertà. Può uscire dal carcere di Rebibbia la mattina e rientrarci la sera, per lavorare nell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che si batte contro la pena di morte. A marzo del 2004 la coppia Mambro-Fioravanti ha una figlia. Per occuparsi di lei, l’ex terrorista ottiene gli arresti domiciliari.
Ad agosto del 2005 Francesca Mambro si laurea con 110 e lode in Letteratura comparata all’università La Sapienza di Roma. Argomento della tesi, “La storia della letteratura sulle grandi distruzioni di massa, da Hiroshima a oggi”.

L’intervista VIDEO a Mambro e Fiorvanti tratta da YouTube (parte 1):

L’intervista VIDEO a Mambro e Fiorvanti tratta da YouTube (parte 2):

Carcerato di notte, rapinatore di giorno. L’ex br Piancone è un caso politico

Condannato per sei omicidi, Cristoforo Piancone era in semilibertà . Bufera sui giudici. L'opposizione incalza Mastella: «Libero troppo presto».
È un irriducibile brigatista l’uomo arrestato dopo una rapina alla sede centrale del Monte dei Paschi a Siena che stava fruttando 170mila euro. Cristoforo Piancone, 57 anni, membro della direzione strategica delle vecchie Brigate Rosse, era in regime di semilibertà: “Di giorno “dice il suo avvocato Riccardo Vaccaro di Alessandria” mi ha detto che faceva il bidello in una scuola a Torino”. Di sera dormiva nel carcere a Vercelli. Piancone, condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, imputato per la strage di via Fani e la morte di Aldo Moro, aveva ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Torino all’inizio del 2004. Non si era né pentito né dissociato.
I giudici, ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato commentando lo stato di semilibertà dell’ex brigatista, devono essere “consapevoli di esercitare una responsabilità enorme”. Da Palazzo Chigi si fa sapere che ora: “È opportuno che vengano fatte le verifiche” sul caso dell’ex br Cristoforo Piancone. Sul caso, si sottolinea “si è mobilitato” il ministero della Giustizia.
Dure critiche dall’opposizione, con la vice presidente di Forza Italia, Isabella Bertolini, che chiede che il ministro della giustizia Clemente Mastella, “invece di tentare di bloccare la scomoda inchiesta di Catanzaro, mandi immediatamente gli ispettori ministeriali al tribunale di sorveglianza di Torino per comprendere perché Cristoforo Piancone, un pericoloso brigatista condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, sia stato inopportunamente premiato con la semilibertà”.
[b]Indulto[/b]<br /> [i]Siena, 2 ottobre 2007[/i] - Una rapina in banca eclatante, per luogo e disponibilità di armi. Un colpo, quello messo a segno nella sede centrale del Monte dei Paschi, in pieno centro a Siena, che ha aperto interrogativi preoccupanti, per il coinvolgimento dell'ex br, Cristoforo Piancone, 57 anni, condannato all'ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati delitti, 25 anni scontati e dal 2004 in semilibertà : la notte a dormire nel carcere di Vercelli, di giorno bidello a Torino. Quando è stato bloccato dalla polizia aveva tre pistole e con una ha cercato di sparare: ci ha provato tre volte, spiegano, senza riuscirci a causa della sicura. Per questo l'accusa è anche di tentato omicidio. [i](Ansa)[/i]</p> <p>[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
L’ex brigatista nel corso della rapina alla Banca Montepaschi di Siena ha tentato di sparare a un giovane poliziotto che gli si era parato davanti, ma la sua pistola, una Beretta, si è inceppata: “Se la pistola avesse funzionato” ha affermato il questore di Siena Massimo Bontempi “avrei avuto delle difficoltà a dare spiegazioni ai familiari sul perché fosse libero. Siamo stati fortunati, sarebbe potuto accadere di tutto”.
Un'immagine d'archivio del 1981 di Cristoforo Piancone. L' ex br in semilibertà , 57 anni, condannato all'ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, è stato arrestato dalla polizia a Siena con l'accusa di aver rapinato, con un complice che e' riuscito a fuggire, ieri la banca Monte dei Paschi, vicino a piazza del Campo
La rapina, che stava fruttando un bottino di 170mila euro poi in gran parte recuperato, è stata compiuta insieme ad un giovane complice, senza l’aiuto di fiancheggiatori: i due hanno parcheggiato davanti all’edificio una moto rubata, si sono fatti dare il denaro e sono fuggiti verso la periferia della città. La Polizia, grazie alla segnalazione di un’agente in borghese, è stata però subito sulle loro tracce, fino alla cattura.
Piancone è stato trovato con quattro pistole addosso, non ha fornito le sue generalità agli agenti, e non ha nominato un avvocato.

Il VIDEO servizio:

Stampa e Palazzo, chi critica i politici è contro la democrazia?

Il direttore del quotidiano torinese La Stampa, Giulio Anselmi
Destra e sinistra su una cosa vanno d’accordo. Se la prendono sempre più spesso con i giornali. L’ultimo polverone, il caso D’Alema-La Stampa che ruota intorno alla pubblicazione sul quotidiano torinese del dossier sul caso Telecom Brasil. Intervistato dal Tg1 in prima serata, a proposito di un ipotetico conto brasiliano di cui si parla nell’articolo, il vicepremier ha scandito: “Quello che colpisce è che un giornale serio come La Stampa, che ha quella proprietà, utilizzi questa spazzatura, la faccia diventare notizia e la getti nella vita politica italiana… Se il conto c’è io ne risponderò. Ma se non c’è dovrà risponderne fino in fondo chi ha strumentalizzato le dicerie. Questo accade in un Paese normale”.
“Quando un giornalista trova una notizia deve pubblicarla” ha rivendicato Anselmi nel suo odierno editoriale, senza rischiare “una fatwa antipolitica”.
“All news fit to print”, sta scritto nella testata del New York Times, senza domandarsi a chi giovino e a chi no.
Non più a Torino, ma a Roma e Napoli, giovedì 7 giugno, due giornalisti del Corriere della Sera, Giovanni Bianconi ed Enzo d’Errico, (qui, la nota del Cdr) hanno subito la perquisizione, nelle abitazioni e sui posti di lavoro per aver scritto dell’indagine giudiziaria aperta nei confronti del senatore Sergio De Gregorio; l’altro, ricostruendo la storia personale e le vicende politiche di questo personaggio.
Nella calda giornata di mercoledì 6 giugno, nella sua requisitoria contro il generale Roberto Speciale, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa accusò, tra le righe, i giornali e (leggi, in particolare, Il Giornale) di pubblicare atti, dossier e documenti contenenti indagini ancora in svolgimento. Quella sera, sempre da Vespa, commentando proprio questi fatti, Enrico Boselli disse: “Diciamoci fortunati di avere giornali così. Non sbagliano i direttori, sbaglia chi fornisce loro quel materiale”.
Forse per questo i presidenti delle Camere, Fausto Bertinotti e Franco Marini, sono sobbalzati quando il giudice milanese Clementina Forleo ha stabilito che devono essere trascritte e messe agli atti le telefonate (73 in tutto ) tra gli indagati e i parlamentari tratte dalle intercettazioni dell’inchiesta sulle scalate bancarie di due estati fa.

Ha scritto Anselmi: “Siamo francamente convinti che un’informazione che pubblica le notizie sia più utile, per la tutela della democrazia, di un sistema mediatico con il silenziatore”. E voi?

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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