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Il titolo, L’odore dei soldi, era quasi profetico. Infatti da quando, 8 anni fa, Marco Travaglio ha scritto il suo primo best-seller interamente dedicato a Silvio Berlusconi, il 740 dello scrittore-giornalista è schizzato verso l’alto, crescendo ogni anno, sino ai fasti di oggi. Continua
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Se in questi ultimi giorni di agosto, i ragazzi sono preoccupatissimi per gli esami di riparazione, a tre settimane dall’inizio delle lezioni torna, come accade spesso in questo periodo, si riaccende la polemica sul caro libri. Perché, stando a quanto denunciano i consumatori, puntuale si annuncia la raffica di rincari su zaini, astucci e diari, con punte tra il 10% e il 16%.
A lanciare l’allarme Federconsumatori e Adusbef, che denunciano come a crescere maggiormente siano soprattutto i prodotti di marca quelli cioè più gettonati dai ragazzi, che vogliono sempre stare al passo con le mode e le tendenze del momento.
Rimangono stabili, invece, i prezzi di quadernoni e matite colorate, che hanno già subito un rincaro lo scorso anno. L’importante, per questo tipo di acquisti, avvertono le associazioni di consumatori è non avere fretta. Si possono risparmiare fino a 16 euro per acquistare uno zaino di marca, a patto, però, che si abbia il tempo per confrontare i prezzi applicati in diversi punti vendita, scegliendo quello piu’ conveniente.
Diari, matite e accessori
Federconsumatori e Adusbef ricordano, inoltre, che, alla spesa iniziale per il nuovo anno scolastico, vanno aggiunti i costi da sostenere durante l’anno per i ricambi del materiale didattico (quaderni, album da disegno, penne, matite, colori, accessori, ecc.) per i quali si arriva a spendere anche 250-300 euro. A tale proposito le du associazioni consigliano di effettuare una scorta di questi ultimi, approfittando delle numerose offerte che si presentano in questo periodo dell’anno.
“Nel materiale scolastico a crescere maggiormente, con punte tra il 10% e il 16%, sono soprattutto i prodotti di marca (zaini, astucci, diari), ovvero quelli più richiesti dai ragazzi. In particolare, per uno zaino di marca il prezzo è salito a 72 euro in una cartolibreria (+16%) e a 56 euro in un supermercato (+8%). Un diario di marca, invece, costa 15,90 euro in una cartolibreria (+10%) e 12,90 euro in un ipermercato (+8%). Per un astuccio di marca pieno, invece, si spendono 28,90 euro in cartolibreria (+9%) e 21,50 euro in un supermercato (+7%)”.
Libri e ripetizioni
Un’ulteriore spesa è quella relativa ai libri, che, quest’anno, si attesterà intorno a 440 - 450 euro, registrando cioè un aumento del 3-5% rispetto allo scorso anno. In relazione a tale voce di spesa, assai onerosa per le famiglie, le due organizzazioni chiedono che vi siano maggiori controlli rispetto al puntuale sforamento dei tetti di spesa fissati dal Ministero (che dovrebbero attestarsi, ad esempio, a cifre inverosimili come 286 euro per la I° media e 320 euro per il 4° ginnasio in un Liceo Classico).
Ma oltre agli euro sborsati per i libri, le famiglie con ragazzi alle prese con le verifiche di settembre (la versione attuale dei vecchi esami di riparazione) dovranno affrontare i costi delle ripetizioni private del mese di agosto. In media, secondo i calcoli dell’Adoc, un mese di ripetizioni private ad agosto, considerando 3 ore a settimana di lezioni, varia dai 270 ai 345 euro, a seconda che ci si rivolga a uno studente o a un docente, ma ci sono anche punte di 45 euro l’ora. “Questa spesa si è resa necessaria” osserva l’associazione “dato l’alto numero di rimandati con debito. Se a luglio le scuole hanno garantito efficacemente il supporto didattico, lo stesso non si può dire di agosto. Rispetto allo scorso anno è un boom, le richiesta di aiuto sono aumentate del 60%”.
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Archiviata l’enciclica (Caritas in Veritate), il Papa dedicherà l’estate a concludere il secondo volume del suo libro su Gesù di Nazareth: l’uscita è prevista entro i primi mesi del 2010.
Ma in libreria dovrà fare i conti con i “bestseller dello spirito” che sono già in vetta alle classifiche di vendita, dal cardinale Carlo Maria Martini a Vito Mancuso, da Corrado Augias a Enzo Bianchi. Autori che mettono in discussione l’ortodossia cattolica e sollevano dubbi sul magistero. Perciò la Chiesa corre ai ripari e rispolvera l’Indice dei libri proibiti.
Istituito nel XVI secolo, ai tempi della Controriforma, l’Indice conteneva l’elenco delle opere vietate dal Sant’Uffizio. Chi voleva leggere quei libri doveva chiedere il permesso dell’autorità ecclesiastica (e raramente gli veniva concesso). Abolito nel 1966 da Paolo VI, l’Indice torna sotto nuove spoglie. Non è più compilato dal Sant’Uffizio ma riappare, in forma ufficiosa, attraverso le recensioni dell’Osservatore romano, del quotidiano della Cei Avvenire e del quindicinale dei gesuiti La civiltà cattolica, che ha l’imprimatur della segreteria di Stato.
Inoltre, ogni mese sulla rivista Studi cattolici, vicina all’Opus Dei, Mauro Manfredini compila una doppia classifica: la top ten dei romanzi e dei saggi più venduti in libreria e quella suggerita dalla redazione secondo criteri cattolici. Anche il quindicinale Il Regno, dei dehoniani di Bologna, pubblica un’ampia rassegna di “Libri del mese”. Ma è soprattutto sui numerosi siti e blog cattolici che si diffonde il tam-tam dei libri proibiti e di quelli invece consigliati. Un Indice virtuale su www.korazym.org, www.culturacattolica. it, www.qumran2.net, oppure sul tradizionalista http://blog.messainlatino.it.
La censura non ha risparmiato il cardinale Martini con le sue Conversazioni notturne a Gerusalemme (Mondadori) e Siamo tutti nella stessa barca (con don Luigi Verzé, edizioni San Raffaele), ai quali l’ex arcivescovo di Milano ha aggiunto la nuova “cattedra” domenicale dalle colonne del Corriere della sera. I ripetuti inviti del porporato a ripensare il magistero della Chiesa in materia di divorziati risposati, contraccezione, eutanasia, celibato sacerdotale e ruolo dei vescovi sono stati accolti con irritazione nei sacri palazzi. “Se non fosse l’ex arcivescovo di Milano, avrebbe già ricevuto un richiamo ufficiale dalla Congregazione per la dottrina della fede” sussurra a Panorama un monsignore di curia. Non figura solo Martini nel nuovo Indice dei libri proibiti.
È segnalato tra gli autori da non leggere anche il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi (Il pane di ieri, Einaudi), critico sulle aperture del Papa nei confronti dei tradizionalisti. “La Chiesa teme più il dissenso che viene dall’interno di quello che arriva dall’esterno, perciò è così severa con quegli autori che pure sono credenti impegnati e convinti” osserva Roberto Beretta, giornalista di Avvenire, anch’egli vittima dei censori devoti per il divertente Chiesa padrona (Piemme).
Gli strali più severi li ha però ricevuti il teologo Vito Mancuso, che può vantare due articoli di censura usciti in contemporanea sull’Osservatore romano e sulla Civiltà cattolica per L’anima e il suo destino (Cortina). Senza appello il giudizio dell’arcivescovo Bruno Forte sull’opera di Mancuso: “Non è teologia cristiana”. La rivista dei gesuiti è scesa in campo anche per condannare l’Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti (Mondadori). Facile immaginare la sdegnata reazione delle gerarchie quando Augias e Mancuso si sono sfidati nella Disputa su Dio e dintorni (Mondadori), affrontando tutte le grandi domande della fede senza soggezione nei confronti del magistero.
L’Indice dei libri proibiti, o quantomeno sconsigliati, prosegue con l’elenco degli autori atei o agnostici che si interrogano sul destino dell’uomo, il rapporto tra scienza e fede, il dolore e la speranza: il giornalista Eugenio Scalfari (L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi), il filosofo Giulio Giorello (Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà, con Edoardo Boncinelli, Rizzoli), lo scienziato Umberto Veronesi (L’ombra e la luce, Einaudi).

Condannati gli autori violentemente anticristiani e anticlericali come Piergiorgio Odifreddi (Perché non possiamo essere cristiani, e meno che mai cattolici, Longanesi), Richard Dawkins (L’illusione di Dio, Mondadori) e Christopher Hitchens (Dio non è grande, Einaudi).
Anche Luciana Littizzetto cade sotto la scure della censura per La Jolanda furiosa (Mondadori). “Solo grevi volgarità da un’umorista che non sa più far ridere” commenta tagliente Studi cattolici. Bocciate pure scrittrici di fama come Alicia Giménez Bartlett (Il silenzio dei chiostri, Sellerio), paragonata al demonizzato Dan Brown del Codice da Vinci (Mondadori).
Per aiutare i lettori cattolici Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro in Contro il logorio del laicismo moderno (Piemme) hanno stilato l’elenco degli autori laicisti da evitare: fra questi Umberto Eco, Piero Angela, Margherita Hack e lo storico Giuseppe Alberigo. A sorpresa invece Studi cattolici ha riabilitato lo scrittore svedese Stieg Larsson per la “finezza e umanità di fondo” della sua opera. Forse, suggerisce Alessandro Zaccuri, scrittore e conduttore del Grande talk su Sat2000, “più che fare l’elenco dei libri da non acquistare sarebbe più utile fare la lista di quelli da leggere. Tra questi includerei tutti quei volumi che fanno riflettere e pongono domande, senza pretendere di dare risposte precostituite”.
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Scuola, tra presente e futuro: non solo riforme, ma anche nuove materie all’esame (o d’esame). O meglio, nuove discipline che potrebbero entrare in vigore se le numerose proposte di legge presentate alla Camera e al Senato saranno convertite in legge dai due rami del Parlamento.
Internet, le lingue straniere, educazione civica e forse educazione sessuale le più conosciute, ma quanti sanno che ci sono deputati e senatori che spingono per inserire i rudimenti del primo soccorso, oppure corsi di educazione alimentare? O ancora l’insegnamento delle “specificità culturali, geografico, storiche e linguistiche delle comunità territoriali” piuttosto che “attività teatrali e di intelligenza emotiva”?
Il tema della scuola ha da sempre suscitato l’attenzione e l’interesse di molti parlamentari italiani. Così, se negli anni novanta le proposte di legge più singolari in materia potevano arrivare a poche decine per legislatura, oggi, scorrendo rapidamente i siti internet di Camera e Senato, se ne possono ritrovare quantomeno un centinaio. Maggioranza e opposizione spingono, ad esempio, per inserire i rudimenti del pronto soccorso alle medie e al liceo. Le cifre, del resto, parlano chiaro: ogni anno in Italia 60 mila persone muoiono per un arresto cardiaco, 23 mila sono vittime di un trauma improvviso e 6 mila di un incidente stradale. Un intervento di primo soccorso può salvare il 30 per cento delle persone colpite, sottolineano i firmatari delle due iniziative legislative, il deputato del Pd Gerolamo Grassi e il senatore del Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri.
Ma i legislatori non si fermano qui: altri testi scolastici potrebbero finire sui banchi degli studenti, come l’educazione alimentare. L’Italia è ai primi posti in Europa per numero di bambini e adolescenti in sovrappeso. Ecco perché Antonio Razzi, deputato dell’Idv, propone di istituire, fin dalla scuola primaria, corsi di educazione alimentare per “formare una cultura alimentare basata su informazioni complete e corrette, ancora poco diffusa nel nostro Paese”. Il deputato Fabio Granata (Pdl) e la senatrice Anna Maria Carloni (Pd) chiedono, invece, che nei programmi scolastici trovi posto anche l’insegnamento dell’educazione civica ambientale perché, spiegano, “tende a sviluppare nello studente la consapevolezza di soggetto attivo e protagonista della comunità attraverso i valori costituzionali della cittadinanza, dell’ambiente, della salute, della legalità”. Gli zaini degli studenti potrebbero appesantirsi ulteriormente se saranno approvate altre due proposte di legge della deputata della Lega Paola Goisis, che propone l’insegnamento delle “specificità culturali, geografico, storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali“. Così, si legge nella proposta di legge, “lo studio della realtà Sabauda per gli studenti piemontesi può assumere un’importanza non inferiore a quella che riveste lo studio della realtà Borbone per gli studenti delle regioni meridionali o del califfato arabo e dei ducati normanni per gli studenti della Sicilia”.
Molto simile il ddl presentato da Angela Napoli (Pdl), che chiede l’introduzione della storia locale. La Napoli, tra l’altro è molto attiva sull’argomento scuola: solo in quest’ultima legislatura si contano una decina di provvedimenti presentati alle commissioni di competenza, che vanno dalla “disciplina del sistema nazionale di istruzione”, alle “Disposizioni concernenti i dirigenti scolastici, fino alle “Disposizioni in materia di stato giuridico degli insegnanti e di rappresentanza sindacale nelle istituzioni scolastiche”
Più controverso, invece, il progetto di legge presentato da Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura della camera dei Deputati ed ex sottosegretario all’Istruzione del precedente Governo Berlusconi, che chiede “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”.
Il progetto di legge, prevede, infatti, oltre ad una serie di novità sostanziali che potrebbero sconvolgere l’attuale assetto organizzativo scolastico, un maggior carico di responsabilità (e di potere) proprio per i dirigenti. A presidi verrebbe infatti demandato prima di tutto il compito di bandire concorsi per nuovi docenti, specifici per ogni istituto, oltre che di scegliere personalmente (senza più graduatoria pubbliche) i docenti supplenti. Anche loro, i capi d’istituto, saranno comunque sottoposti a verifiche sull’operato svolto: lo stesso ministro ha ricordato come i nuovi concetti “di responsabilità e merito” non andranno applicati solo agli studenti, “ma anche ai docenti e ai dirigenti, che vanno valutati e incentivati”. Il testo ha ricevuto forti critiche da parte dei dirigenti scolastici, mentre il Forum degli insegnanti ha cominciato una raccolta di firme per fermarne l’iter parlamentare. E se il deputato dell’Idv Fabio Evangelisti ed il parlamentare del Pdl Enrico Pianetta insistono perchè nei programmi scolastici venga inserito “l’insegnamento dell’educazione ai diritti umani”, la deputata del Pdl Fiorella Ceccacci si spende perchè tra le materie di studio vi sia anche “attività teatrali e intelligenza emotiva“. Il teatro “ha da sempre una straordinaria funzione di educazione alla cultura ed è diventato un elemento nuovo della nostra cultura educativa, grazie anche all’apporto di moderne discipline socio psicologiche”, si legge nel testo della proposta di legge presentato lo scorso 26 maggio, quando la nuova legislatura era cominciata da appena un mese.
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La crisi economica ci ha segnato ed è verosimile attendersi per il prossimo anno ulteriori fasi di flessione. Ma ha determinato un salutare allarme collettivo. Si tratta ora di vedere se il corpo sociale coglierà la sfida, se si produrrà una reazione vitale per recuperare la spinta in avanti, sebbene siano in agguato le “italiche tentazioni alla rimozione dei fenomeni, alla derubricazione degli eventi, all’indulgente e rassicurante conferma della solidità di fondo del sistema”.
Recita così l’analisi del Censis che, nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese, parte dalla crisi finanziaria che ha investito le diverse economia mondiali, per fare il punto sulla situazione in Italia. Insomma secondo il Censis “le difficoltà che abbiamo di fronte possono avviare processi di complesso cambiamento”.
Quello che invece non cambia negli italiani è la passione per il cellulare. Specie tra i giovani. Nei dati rilevati dal Censis il 97,2 per cento dei giovani italiani tra i 14 e i 29 anni usa il telefonino. Ma balzo in avanti anche nell’uso di Internet da parte dei ragazzi, che nella stessa fascia di età, tra il 2003 e il 2007, sono passati dal 61 per cento all’83 per cento (per quanto riguarda l’utilizzo una volta a settimana), mentre nell’uso abituale (almeno tre volte la settimana) dal 39,8 per cento al 73,8 per cento dei giovani.
Ma non solo cellulare. Se è pur vero che il telefonino per i ragazzi è come le chiavi di casa, emerge pure dai dati Censis che il 74,1 per cento di essi legge almeno un libro l’anno (esclusi ovviamente i testi scolastici) e il 62,1 per cento più di tre libri. Il 77,7 per cento dei giovani, inoltre, legge un quotidiano (a pagamento o free press) una o due volte la settimana (il 59,9 per cento nel 2003), mentre il 57,8 per cento legge almeno tre giornali la settimana. E la flessione che si registra nell’uso della televisione tradizionale (dal 94,9 per cento all’87,9 per cento) è ampiamente compensata dall’incremento conosciuto in questi anni dalla Tv satellitare (dal 25,2 per cento al 36,9 per cento dei giovani).
Nell’analisi dell’istituto diretto da Giuseppe De Rita viene rilevato anche che ovunque in Europa si fa un grande uso del telefonino, ma solo in Italia il 96,5 per cento dei giovani lo adopera in maniera davvero abituale. Negli altri Paesi gli utenti abituali oscillano tra l’89,3 per cento della Germania, l’83,9 per cento della Gran Bretagna, l’83,7 per cento della Spagna, per scendere al 73,8 per cento in Francia. Inoltre, i giovani italiani sono al primo posto nell’impiego dei telefonini smartphone, che consentono non solo di telefonare e inviare sms, ma anche di realizzare foto e filmati, registrare suoni, scambiare file di dati (oltre la metà dei giovani italiani li usa, contro circa un quarto dei coetanei europei, esclusi i tedeschi, che si avvicinano ai livelli degli italiani).
Guardando ai nostri vicini balza all’occhio che per i giovani tedeschi e britannici Internet riveste un ruolo più importante, visto che l’uso abituale della rete raggiunge in Gran Bretagna il 77,7 per cento e in Germania il 76,5 per cento, mentre in Italia si è ancora lontani da questi valori (73,8 per cento). I ragazzi spagnoli e francesi non solo usano meno Internet (rispettivamente il 69,5 per cento e il 65,7 per cento), ma leggono anche meno libri dei loro coetanei europei (il 43,3 per cento dei giovani spagnoli e il 48,1 per cento dei francesi, rispetto al 62,1 per cento degli italiani, al 60,7 per cento dei tedeschi e al 64,5 per cento dei britannici) e la stessa cosa accade, in modo meno accentuato, con riferimento ai quotidiani e alla radio.
Non è purtroppo una novità: agosto agli sgoccioli, vacanze quasi finite, la scuola che sta per ricominciare. E si torna a parlare di caro libri. Stavolta però, con grande soddisfazione del ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini (e, si presume, di tutti i genitori) qualcosa si sta muovendo: l’Antitrust è sceso nuovamente in campo contro gli aumenti dei prezzi dei testi. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, diretta da Antonio Catricalà, ha infatti deciso di agire, mettendo in piedi un monitoraggio sui costi dei libri, per verificare gli effetti dell’istruttoria conclusa nell’aprile scorso con l’accettazione degli impegni presentati dagli editori.
Petrolio, pane, pasta e tariffe telefoniche: nella lista degli aumenti post vacanze, rilevati da Adusbef e Federconsumatori, ovvio che trovino spazio anche i libri, che incideranno negativamente sul budget casalingo, mediamente, rispetto allo scorso anno, per circa 60 euro. E allora, via all’iniziativa: da martedì saranno effettuate verifiche a campione, da parte delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, nelle librerie di 8 città italiane per valutare le modifiche intervenute sul mercato dopo gli impegni presentati dagli editori e resi vincolanti dall’Autorità.
L’obiettivo, anche in vista delle relazioni di ottemperanza che gli editori dovranno presentare entro dicembre 2008, è “verificare se nel mercato dell’editoria scolastica si stiano verificando gli attesi cambiamenti positivi per le famiglie, in termini di riduzione dei costi e di ampliamento dell’offerta, legati agli impegni delle case editrici resi vincolanti dall’Autorità”.
La maggior parte degli editori, ricorda l’Authority, si è infatti impegnata a sfruttare strumenti informatici per trasferire su supporto digitale parte dei contenuti prima diffusi solamente su carta, in modo da poter ottenere un contenimento della foliazione dei testi stampati e una conseguente riduzione dei costi di produzione: buona parte dei risparmi così ottenuti si sarebbe dovuto tradurre, in base agli impegni, in un contenimento dei prezzi di copertina, a beneficio dei consumatori.
Intanto, dice la puntuale indagine di Altroconsumo, le città più care sarebbero Roma, Napoli e Milano: nelle 55 scuole secondarie di primo grado prese in esame da Altroconsumo a Napoli si sono toccati i 394 euro, a Roma i 334, a Milano i 316, ben al di là dei limiti indicati dal Ministero: 280 euro per le prime mediea.
Ed è quindi corsa all’usato. Acquisti on line, mercatini, studenti delle annate precedenti pronti a disfarsi dei libri di testo. Oppure si ricorre alla pratica delle fotocopie. Che, quasi d’ordinanza all’università, comincia a diffondersi anche nelle scuole secondarie.
“Il contenimento del caro libri” ha aggiunto Gelmini “è un tema strettamente collegato a quello del diritto allo studio e anche per questo è una delle priorità del Ministero dell’Istruzione”. Ma che fare per frenare gli aumenti? “Stiamo cercando di attivare meccanismi di controllo della spesa delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare”, ha continuato Gelmini. Nell’attesa, alcune scuole stanno promuovendo un bonus per gli studenti meritevoli: cioè i secchioni pagheranno meno. Per la prima volta alcune scuole daranno l’opportunità ad alcuni studenti di alleggerire l’ennesimo salasso per il portafoglio familiare. Così, per fare due esempi, al liceo scientifico Einstein di Milano ai promossi con la media non inferiore ad otto è stato assegnato un bonus di ben 200 euro da spendere in libreria (o in alternativa per l’acquisto di biglietti teatrali o per l’iscrizione a corsi sportivi, musicali o di lingue); mentre al classico “Ennio Quirino Visconti” di Roma i 50 studenti tra quarto ginnasio e il secondo liceo che quest’anno sono stati promossi con la media dall’otto in su riceveranno un buono da 90 euro da spendere (in libri, cd e dvd) nelle librerie “Feltrinelli”.
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Quest’anno non si scherza. Il ministro dal volto pacioso ma con il pugno di ferro ha predicato una scuola più severa: obbligo scolastico fino a sedici anni, esami di terza media più duri, provvedimenti più rapidi per insegnanti e personale scolastico inadempiente, osservatori sul bullismo… (qui il decreto sulla scuola approvato a settembre, in pdf).
E la scuola come risponde a Fioroni?
Roma, liceo classico Mamiani. Un nuovo provvedimento del preside prevede la chiusura dei cancelli scolastici alle 8,10 in punto, non più indugiando fino alle 8,20, costringendo i ritardatari a entrare alla seconda ora. Reazione degli studenti? Cancello sigillato nella notte con il cellophane. E un cartello con su scritto: “Mamiani Coop studenti sott’olio, 1.000 porzioni circa”.
Vicenza, istituti superiori. L’amministrazione comunale, d’accordo con le aziende di trasporto, per evitare traffico e sovraffollamenti ha suddiviso l’entrata a scuola in due fasce orarie differenziate, 7.30 e 8.10. E i ragazzi legati alla prima fascia e costretti - soprattutto se provenienti da fuori città - a terribili levatacce protestano presentandosi in classe in pigiama.
Sanremo, liceo classico e scientifico Cassini. Tra un mese il preside dovrebbe dotare gli scolari di un libretto elettronico con codice a barra, da estrarre al momento di entrare a scuola, che un apposito apparecchio leggerà a una distanza di 20-30 cm. Per i genitori basterà collegarsi a internet e fare login per sapere se loro figlio è andato a lezione.
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La strada della severità tra i banchi scolastici, sollecitata dal ministro Fioroni, paga? Ha risposto a questa domanda Carlo Arrigo Pedretti, preside del liceo classico Parini di Milano, l’istituto che nel 2004 fu allagato da un gruppo di scolari per saltare un compito in classe.
“Io non parlerei di strada della severità” dice Pedretti “semplicemente non è possibile che studenti e famiglie facciano ciò che vogliono, tra ritardi, entrate posticipate… Naturalmente, poi, quando cambia qualcosa c’è qualcuno che protesta, ma magari perché non ha letto bene una circolare. Fioroni ha ribadito cose di cui non si era tenuto adeguato conto, ha richiamato a un certo sopportabile rigore, fermo restando che la scuola non è una caserma. E mi sembra che un metodo più rigoroso stia dando i suoi frutti. Bisogna dare un messaggio ai giovani e alle famiglie, con cui oggi è più difficile trattare che con i ragazzi stessi. Il tutto logicamente deve essere fatto con reciproca buona volontà e buona fede, perché l’imposizione di un dato atteggiamento è solo per un miglioramento collettivo”.
Quali sono gli orari di ingresso al Parini?
Nel nostro piccolo anche noi abbiamo dato il via a regole più rigorose: non si può entrare più tardi delle 8.55. Visto che la prima ora di lezione è alle 8, non si può quindi avere più di un’ora di ritardo, altrimenti si entra all’ora successiva.
Cosa pensa delle misure prese dal ministro della Pubblica Istruzione contro il bullismo, con la creazione di un sito internet apposito e la realizzazione di un osservatorio per regione?
Nella mia scuola non ci sono mai stati episodi di bullismo continuati, solo piccole cretinate. E la vicenda dell’allagamento è un’altra cosa… Credo che il bullismo sia soprattutto un fenomeno del primo anno, quando i ragazzi sono ancora indietro “a cottura”. Ed è una storia antica, già nelle orazioni greche se ne narravano episodi, tra commilitoni ateniesi. Bisogna comunque stare attenti a non sbattere il mostro in prima pagina. Ugualmente sul sito realizzato apposta: non si deve creare una nomea attorno agli atti di bullismo, per evitare l’emulazione.
Nel 2004 la sospensione di 15 giorni inflitta ai ragazzi che avevano allegato l’istituto venne considerata da alcuni non troppo severa…
Ho semplicemente seguito la legge, che prevedeva come massimo della sanzione 15 giorni di sospensione. Legge creata da Berlinguer e mantenuta dalla Moratti. Chi si è meravigliato non ha capito nulla della storia della Repubblica italiana. E anche il giornalismo dovrebbe insegnare di più e citare certe norme, senza puntare al sensazionalismo.
Quindi nessuna misura rieducativa, all’epoca, come invece si sentì dire?
Le misure rieducative sono nella mente dei pedagoghi astratti. Nel film Il marchese del grillo, come anche nelle rime del Belli, i padri portavano i figli a vedere le esecuzioni capitali, dando loro dei ceffoni al cader delle teste, insegnando così che non comportandosi bene avrebbero potuto fare quella fine. Ebbene, in quel caso si trattava di terrorismo e oggi certamente non è più attuale. Ma se i ragazzi vedono che pur sbagliando non succede niente, poi irrimediabilmente lo rifaranno.
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“Solo chiacchiere e televisione”. Questo pensa dei politici, manco a dirlo, Beppe Grillo. Al di là del giudizio di merito, si potrebbe modificare l’epiteto, sostituendo la tv con i libri. Visto che, nel caso del nuovo soggetto politico che prenderà forma il 14 ottobre: il Pd, ne stanno circolando parecchi. E tutti con l’ambizione, neanche tanto nascosta, di “riscrivere l’alfabeto” della politica italiana.
Bastano 12 euro per aggiornare l’abc del centro sinistra che verrà: tanto costa Partito democratico. Le parole chiave (a cura di Marco Meacci, per Editori riuniti), un dizionario delle idee fondanti che vanno a comporre l’identità del nuovo progetto in cantiere a sinistra.
Da A come “ambiente” (voce stilata da Ermete Realacci) a C come “cittadinanza” (di Gianni Cuperlo, responsabile della Comunicazione dei Ds), da I come “innovazione” (di Fiorello Cortiana) a L come “lavoro” (del sindacalista Cigl, Achille Passoni), da P come “partito” (di Omar Calabrese, esperto di comunicazione), sino alla “Sintesi” finale di Walter Veltroni, il libro potrebbe essere definito un bignami dei contenuti di cui dovrà essere portatore il Pd. Almeno in teoria, e almeno secondo alcune delle sue migliori teste d’uovo.
E, data la sua familiarità con la scrittura, (un libro all’anno e di inevitabile successo dal 2003 a oggi), non poteva mancare il Candidato Walter Veltroni con La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi. Il libercolo, 140 pagine per 10 euro, contiene il sogno veltroniano di una società aperta e non burocratica, “un luogo in cui sia concesso a tutti l’opportunità di migliorare la proprio condizione e non una gabbia di privilegi corporativi e di veti incrociati”. Insomma, né più né meno il discorso-manifesto-programma del 27 giugno scorso, al Lingotto di Torino, dove il sindaco di Roma, in un’ora e mezza di buone intenzioni, spiegò perché e per come ha scelto di correre per le primarie. Arricchiscono le “visioni del giovane Walter”, una nuova introduzione e il “decalogo per una democrazia che decida”, dieci “cose concrete’ per modernizzare la Costituzione, i regolamenti parlamentari, la legislazione”.
Il duro dei Ds, l’ex magistrato e attuale presidente della commissione Affari costituzionali, Luciano Violante, per nulla a disagio a stare fuori dal coro del dibattito in corso, propone invece Uncorrect cioè i “10 passi per evitare il fallimento del Partito democratico” (Ed. Piemme, 10 euro), come recita il sottotitolo del volume. Paretndo dall’analisi dell’odierna crisi socio-politica italiana, Violante prima invita il Pd a non dividersi in inutili guerre interne e personali e poi indica le dieci “questioni prioritarie” sulle quali il nuovo partito dovrà impegnarsi: spazio ai giovani e alle donne (indicazione nei fatti già disattesa: nonostante i 45 saggi abbiano posto l’obbligo che i candidati siano divisi al 50% per sesso, le donne in corsa per i vertici regionali sono 10 su 52, e nella grande maggioranza dei casi candidate con liste che hanno minori chance di vittoria); ricostruire il primato dell’interesse generale dei cittadini, anche di quelli che non lo voteranno, battersi contro le nuove disuguaglianze sociali e difendere la laicità della Repubblica.

Ma se quella di Violante è un’indicazione al fare, quella di Emanuele Macaluso, “grande vecchio” dell’ala riformista del Pci (la stessa a cui aderiva il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), direttore de L’Unità negli anni ‘80 e ora editorialista influente del quotidiano Il Riformista, è una vera e propria stroncatura al Pd. Nel suo Al capolinea. Controstoria del Partito democratico (Feltrinelli, 8,50 euro), l’ex “migliorista per antonomasia” evidenzia tutto quello che a suo giudizio non va nel processo costituente e nelle prospettive delineate. Parte da una domanda banale ma efficace, Macaluso: era proprio necessario procedere all’unificazione tra DS e Margherita, sacrificando ogni ragione ideale e teorica che si richiamasse al socialismo? Una domanda che solo chi non è un anticonformista come lui, uno che non fa “gruppo”, poteva fare. E si risponde pure, in poco più di un centinaio di pagine, mettendo a nudo le ambiguità di un progetto politico fragile per costituzione. Due cose, dice Macaluso, hanno in comune la sinistra post comunista e la sinistra democristiana: la conflittualità con il Psi di Craxi negli anni Ottanta e la sopravvivenza allo tsunami di Tangentopoli. La tesi di fondo è che entrambe, non essendo riuscite in 15 anni a portare a compimento la transizione nella Seconda Repubblica, ora si tuffano nel Partito democratico per rigenerarsi. Ma due debolezze non fanno una forza.
Semplice e adamantino, quello di Macaluso più che un peana augurale è un canto funebre. Ai leader e ai sostenitori del Pd l’arduo compito di smentirlo.
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I musulmani non si inginocchiano in moschea per pregare. Si prostrano. E il muezzin non è di certo un sacerdote. Come arabi e musulmani non sono termini sinonimi, anzi, solo il 20% dei musulmani è arabo.
Tanti i luoghi comuni e gli errori presenti non solo nel semplice conversare ma anche e soprattutto nei libri di testo italiani. Quei libri che dovrebbero educare le nuove generazioni, i figli di anni di tensione tra un certo occidente e un certo oriente del mondo.
È per questo che nasce Islam a scuola, una pubblicazione della Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), nata all’interno di un complesso lavoro di formazione che si propone di accrescere la professionalità docente nella scuola multiculturale e plurilingue, avviando un confronto in merito. Si tratta di un quaderno, realizzato con il supporto dell’Ufficio scolastico per la Lombardia, basato sull’indagine effettuata dall’Ismu sui libri di testo delle scuole di cinque province lombarde (Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Varese). È diviso in due parti, una informativa che testimonia l’approccio ai vari aspetti dell’Islam (culturale, pedagogico, storico, giuridico…), e una di laboratorio, con l’analisi del linguaggio usato dai libri di testo per descrivere il mondo musulmano.
“Tanti sono gli errori grafici come, soprattutto, di concetto: - dice Antonio Cuciniello, esperto arabista del Settore Scuola Formazione della Fondazione dell’Ismu, uno degli autori di Islam a scuola - ad esempio Imam spesso è scritto invece Iman (che in arabo significa fede), ed è indicato, erroneamente, come “un’autorità religiosa”. Sulla questione delle fonti, ugualmente, tante imperfezioni: si intuisce o addirittura si legge che il Corano è scritto da Maometto: sbagliatissimo, il Corano è la diretta parola di Dio rivelata a Maometto tramite l’arcangelo Gabriele!”.
Signor Cuciniello, ci faccia altri esempi.
Anche nella storia, c’è una visione molto bellica del popolo arabo. Si pensa a un popolo aggressivo e di beduini, mentre pochi sanno invece della fiorente attività commerciale che aveva. E quanti sanno che molte opere greche sono giunte a noi perché tradotte dal greco all’arabo (qualche volta al siriaco) e da questo al latino? Quanti che tante colture agricole derivano da loro, come che la stra-grande maggioranza di termini appartenenti al settore del sapere vengono dall’arabo? Tutte le parole italiane scientifiche, e non solo, che iniziano per “al” sono di origine araba: alchimia, algoritmo, algebra… E potremmo continuare con: darsena, ammiraglio, dogana, magazzino…
Si legge, in Islam a scuola, che i musulmani non si “inginocchiano in moschea”.
No, il loro atto è la prosternazione. Purtroppo si ricorre con una certa superficialità al metodo del confronto associativo che contribuisce a confondere le idee. È un limite umano ma, data la grande presenza musulmana oggi nelle scuole (secondo l’analisi Ismu circa il 40% della popolazione scolastica straniera in Lombardia nell’anno scolastico 2005-2006 era di origine musulmana, ndr), poi le maestre si trovano in difficoltà con i ragazzini islamici.
E in questo periodo internazionalmente teso è ancor più “imbarazzante”…?
Ora è tendenzioso. L’informazione dovrebbe essere obiettiva ed avere una visione globale. Ho vissuto per tre anni al Cairo ma… quanti sanno che in Egitto oltre al petrolio c’è cultura, c’è la sede della Lega Araba… e tanto altro? Queste inesattezze culturali le ho riscontrate più in Italia, dove siamo più prevenuti, che in America.
Ma i libri di testo arabi, e nello specifico egiziani, presentano simili errori?
Nei testi egiziani il problema non si pone, - sorride - lì ci sono veri e propri buchi storici. Dal periodo egizio si passa direttamente all’Islam.
Il quaderno Islam a scuola sarà distribuito presso le scuole e presso gli enti di formazione che ne faranno richiesta. In allegato si trovano anche le “Pagine arcobaleno”, un elenco delle associazioni di e per stranieri operative nelle province lombarde in cui si è svolto il percorso formativo. Presso l’Ismu è stato attivato anche lo sportello Arab-informa, pronto a dare informazioni sulla cultura araba.

Inseguito (per 43 anni), braccato, arrestato (l’11 aprile del 2006) e… raccontato.
È la storia di Bernardo Provenzano, l’ultimo padrino del Novecento. Lui ora si trova nel carcere di Novara, (dopo il recente trasferimento dal carcere di Terni a causa di una torta che - secondo quanto riportato dal Corriere della Sera ma smentito dalla direzione del carcere - sarebbe stata consegnata, nonostante il regime di 41 bis al superboss il giorno in cui ha compiuto 74 anni).
Insomma, lui dentro; la sua storia, i suoi segreti, i suoi legami, i suoi pizzini fuori. In libreria. Opinione comune è che la sua cattura possa dare una radiografia dettagliata di ciò che è stata la mafia in Italia e in Sicilia negli ultimi cinquant’anni. E quindi, ricostruire la caccia al padrino di Corleone, come ha fatto Pietro Grasso in Pizzini, veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano (una lunga intervista rilasciata dal Procuratore nazionale antimafia al giornalista Francesco La Licata, pubblicato da Feltrinelli), diventa anche un “pretesto” per riaggiornare le famose “lezioni di mafia” a suo tempo scritte da Giovanni Falcone.
La chiacchierata tra Grasso e La Licata tocca le curiosità che appassionano l’opinione pubblica: lo stile di vita di un boss che tutti immaginano come un Re Mida e invece vive in una masseria e si nutre di miele e cicoria; la capacità di governare una regione intera (e forse di più) da un buco medievale del corleonese servendosi di un ancestrale sistema di comunicazione, quello dei “pizzini” scritti a fatica da un uomo che “ha la seconda elementare non finita”.
Questo testo sul “provenzanismo”, è uno dei tanti (troppi?) volumi sul capo dei capi di Cosa Nostra. Circa un mese fa era uscito per Laterza Il codice Provenzano firmato dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Michele Prestipino: il magistrato che in quello storico 11 aprile ha fisicamente fermato Binnu u tratturi (Bernardo il trattore, per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici).
Ma le pagine di Grasso lanciano anche un appello di prevenzione a Cosa Nostra, rivolto agli addetti ai lavori (politici, magistrati e forze dell’ordine) e ai semplici cittadini.
Con tutti questi scritti, impossibile sbagliare…
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