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Dal compasso al telecomando il passo è breve. Licio Gelli ricompare in tv. Ma solo nell’ultima puntata di Venerabile Italia, talk show che andrà in onda da lunedì 3 novembre su Odeon Tv, Gelli sarà , per la prima volta, presente in uno studio televisivo.
L’ex “venerabile maestro” della P2 sarà protagonista di una “ricostruzione inedita” della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l’ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta.
Iniziativa che ha scatenato subito polemiche: “Ci auguriamo che Oden tv voglia riflettere se sia il caso di affidare a un signore come Licio Gelli la conduzione di una trasmissione televisiva. Noi non invocheremo mai censure ma ci sembra una scelta non proprio felice e nel momento meno adatto”, ha detto Giuseppe Giulietti, deputato dell’Idv.
Il gran maestro, presentando a Firenze la trasmissione, si è lasciato andare ad una lunga serie di esternazioni, spaziando da Berlusconi (”Ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare”) - alla legge Gelmini che riporta l’ordine nelle scuole, al fatto che: “Tutti si sono abbeverati al piano di Rinascita Democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae”. Tra le altre cose ha ricordato un aneddoto di quando era ricercato su richiesta della commissione d’inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi.
“Quando mi cercavano in tutto il mondo” ha ricordato “mi trovavo in Italia. Una volta a Firenze, quando ero all’Hotel Baglioni, ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta che aveva dato l’ordine di ricercarmi spendendo un sacco di soldi dei contribuenti. La salutai e scesi, decidendo di farle uno scherzo. “Il giorno dopo” ha proseguito “avvertii un fotografo, mi feci trovare nella hall, e quando arrivò la Anselmi le andai incontro presentandomi come un industriale che intendeva aprire un calzaturificio nel suo paese. Lei mi ringraziò e mi invitò ad andarla a trovare in Parlamento. Io” ha concluso Gelli, “naturalmente non ci sono andato, ma la foto di quell’incontro è conservata nell’archivio di Stato coperta da segreto”.
“Se oggi in Italia c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno”, ha detto ancora Gelli, secondo il quale “la magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi”.
“I partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”, è ancora l’opinione di Gelli. A proposito dell’esecutivo ha aggiunto: “Non condivido il governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese”. “Ci sono provvedimenti che non vengono presi” ha proseguito “perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L’immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai”.
Oltre alle condanne per la vicenda P2 e per lo scandalo del Banco Ambrosiano, nel processo per la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, Licio Gelli, oggi 89enne, fu condannato per depistaggio, e venne accusato di avere avuto un ruolo nell’Operazione Gladio.
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