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Ultimi giorni, anzi ultime ore di campagna elettorale. I due leader maggiori, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, affilano le armi per i comizi di chiusura (per il Cavaliere giovedì a Roma al Colosseo e bis venerdì a Milano al Duomo, mentre percorso inverso per il segretario Pd che sarà giovedì a Milano e venerdì a piazza del Popolo a Roma), visto che non si scontreranno tra di loro nel tanto atteso faccia a faccia.
Dal quartier generale democratico la parola d’ordine è “incollatura”, a cui dovrebbe seguire il sorpasso. Magari da effettuare proprio nel fine settimana di tregua, con un convincimento che dovrà essere porta a porta. E così nei prossimi giorni i toni sfumati e buonisti di Veltroni è probabile che lasceranno il passo – più di un big dei Democratici ha consigliato a Walter di alzare la voce per chiamare alle urne tante persone di sinistra che potrebbero altrimenti astenersi - alle bordate verso il competitor (Veltroni non nomina mai Berlusconi) della parte opposta. C’è poi un ultimo tassello, quello del web. In questo contesto, in cui dal Loft si ritengono già in vantaggio, vogliono provare a ricercare altri voti. E così Veltroni e Franceschini hanno affidato a Mario Adinolfi - bandiera dei blogger e candidato alla Camera per il Pd - l’ultima settimana di mobilitazione sul web: fino all’alba di lunedì Adinolfi ha inchiodato a una videochat su Democratica Tv il vicesegretario del partito, mentre sul sito del circolo Pd Obama i vari candidati hanno varato una staffetta “always on” per stare perennemente on line con i militanti.
Il tutto con YouTube che spara la colonna sonora di Ligabue del “giorno dei giorni”, per un 14 aprile da “lacrime e brividi” e con il blog di Adinolfi che rivela a Panorama.it lo slogan per il web di questi ultimi giorni: “Facciamo l’amore con l’Italia, ragazzi”.
Da palazzo Grazioli filtra una strategia berlusconiana, che alcuni potrebbero ribattezzare del “citofono”. Ovvero, quella che prevede il candidato premier del Pdl spalmato un po’ dappertutto sui media: fino, appunto, a suonare i citofoni dei cittadini per ribadire il proprio programma. Questa settimana il Cavaliere, pur continuando ad andare in giro nelle regioni considerate a rischio, riuscirà in maniera quasi ubiqua ad essere in tv a Matrix, a Porta a Porta, a Sky, a Omnibus e forse anche a Otto e mezzo. E pure in radio a Radio Anch’io. Quanto ad una sortita ad effetto come quella che Berlusconi ebbe nell’ultimo dibattito di fronte a Romano Prodi due anni fa promettendo l’abolizione dell’Ici, le persone a lui più vicine sono chiare: “Berlusconi è imprevedibile, potrebbe anche avere un asso nella manica”.
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Sono giovani. E molto incazzati: “Se non sei figlio di qualcuno in questo Paese non ce la fai” dice Andrea Palamara, 25 anni, neolaureato in scienze politiche di Erba e organizzatore lombardo dei “vaffa-boys”. “Mi impegno perché i politici sono di bassissimo livello. Non sono classe dirigente. E soprattutto perché sono tanto vecchi: non sanno cosa sia un blog o il meet up”. Proprio il meet up, cioè l’incontro in rete, è quello che ha trasformato il “Grillo-boy” in “vaffa-boy”. Il grillismo fino a un anno e mezzo fa era solo un blog di successo. Il salto di qualità è arrivato grazie all’utilizzo dello strumento “meet up”, con la possibilità per i fan del comico genovese di aggregarsi su siti propri, organizzati con un criterio territoriale. Così il giovane “grillino”, da lettore e commentatore del beppegrillo.it è diventato soggetto politico. Gli animatori dei meet up territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali, dalla Tav all’emergenza rifiuti.
Mario Adinolfi, il 36enne blogger candidato alla segreteria del Partito democratico, spiega: “Già nel 2001 mi candidai con il simbolo della chiocciola internettiana a sindaco di Roma, perché si capiva che il web mobilita; ora Grillo e i grilliani scoprono che la rete non è solo uno strumento di comunicazione, ma un modello politico totalmente nuovo: la democrazia diretta. Che riesce a saltare la mediazione del politico di professione”.
Ma chi è il V-boy? Elio Veltri (qui il suo intervento al V-Day di Milano), che sta organizzando la discesa in campo della Lista civica nazionale per il 6 ottobre a Roma e che si sente un po’ la chioccia di questo movimento, sostiene che sono giovani dai 20 ai 35 anni, spesso con un lavoro precario, o cinquantenni che “sperano che l’Italia non sia ancora morta”. “Non ho raccomandazioni” dice ancora Palamara. “Mi cercherò un lavoro in una ditta di pulizie”.
Il V-boy è contro la legge Biagi. E ha due bibbie: il libro-testimonianza di Grillo Schiavi moderni, che in agosto ha ricevuto il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (chissà se è pentito?), e quello di Michela Murgia, una giovane 34enne sarda, che in un best-seller agrodolce, Il mondo deve sapere, ha raccontato il dramma quotidiano, non privo di elementi grotteschi, di un lavoratore di un call center.
Il V-boy ama Oliviero Beha e Marco Travaglio, due giornalisti che sparano indifferentemente sia contro la destra sia contro la sinistra. Ed è molto deluso, come Palamara, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Uno che ha predicato la rivoluzione per trent’anni e poi è diventato presidente della Casta”. E proprio <em>La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono i due saggi che il grillino ben informato conosce quasi a memoria, e cita spesso.

Il V-boy odia i giornali “perché sono tutti uguali”, ma gli piace la rivista Internazionale “perché” scrivono nelle webdiscussioni “leggendo quello che avviene negli altri paesi capiamo che da noi è ora di cambiare” e preferisce andare direttamente sui siti internet a cercare informazioni, magari scambiando idee sui blog. È grande appassionato di Dagospia, sito tradizionalmente irriverente con il potere.
Pur facendo parte della generazione di internet non disdegna cinema, musica e teatro: gli piacciono Ligabue (definito “impegnato, ma ruspante”), i comici alla Sabina Guzzanti e l’iconoclasta della parola Alessandro Bergonzoni, ma pure i monologhi amari di Ascanio Celestini. Considera ormai vecchio e superato Nanni Moretti, legato all’archiviata e inconcludente stagione dei girotondi. E in televisione professa un vero culto per le inchieste della trasmissione Report, su Raitre, ideata da Milena Gabanelli.