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Il dilemma “Bocca di rosa” tra multe e accordi

Se a Pisa arrivano le prime multe per prostituzione, a Genova iniziano le trattative con le “Bocca di rosa” dei carrugi. Ammonta a cinquecento euro la multa per una lucciola e due clienti sorpresi nelle strade della città toscana. Si tratta delle prime sanzioni legate all’ordinanza antiprostituzione, firmata tre settimane fa dai sindaci di tre Comuni confinanti: Pisa, San Guliano Terme e Vecchiano. Ai clienti, un albanese e un italiano, sono state contestate rispettivamente la “contrattazione” e ”l’intrattenersi” con una prostituta. La ragazza non avrebbe, invece, rispettato il divieto ad “assumere atteggiamenti, ovvero per l’abbigliamento, ovvero per le modalità comportamentali, che manifestano comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”.

A Genova, invece, sono aperte le trattative con le squillo ‘’storiche” dei carrugi: un accordo che prevede, tra l’altro, la fine delle attività per le 20, dopo i Tg della sera. “Affrontiamo il tema senza ipocrisia - ha spiegato al Secolo XIX l’assessore comunale alle Pari opportunità, Roberta Papi - la prostituzione non è reato in Italia e non la si debella.
Tanto vale costruire un percorso”. Le discussione tra il Comune e il comitato presieduto da Pia Covre (che nel dicembre scorso presentò con Don Gallo il calendario delle Bocca di Rosa genovesi) sono cominciate dopo una colorita manifestazione di protesta contro l’ordinanza del sindaco sulla destinazione d’uso dei bassi. Le lucciole si impegnerebbero a non stare nei vicoli seminude, a collaborare con le forze dell’ordine nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, segnalando le colleghe vittima della tratta delle schiave del sesso.

Pd Liguria: meno novemila. Per i vertici del partito è allarme tesseramento

 Marta Vincenzi e Sergio Chiamparino

Meno novemila. In Liguria, per il Pd, i ribassi invernali sono già iniziati. E non recitano cifre confortanti: a tanto ammonterebbe infatti il deficit di tesserati del partito di Walter Veltroni. Prima che Ds e Margherita si sciogliessero, la quota era di 11.500 iscritti (7.500 di proveninenza ex Pds, 4.000 di area cattolica). Oggi, invece, i democratici liguri oscillano intorno a 2.500.

Per il tesseramento, dicono dai vertici regionali del partito, c’è ancora tempo, dato che è “iniziato solo tre mesi fa”. Ma in altre circostanze, e magari senza il polverone che ha investito certi amministratori di area democratica, era prevedibile che i vecchi tesserati dei due partiti si iscrivessero in massa al partito.
Così non è stato. Per i dirigenti democratici è quindi iniziata l’inevitabile riscossa, in pieno clima di shopping natalizio. Dal 13 dicembre, i circoli genovesi del partito resteranno aperti tutta la mattina per favorire le nuove iscrizioni. Costo della tessera? Venti euro: tre quarti va a Roma, un quarto resta in Liguria, sottolinenano i dirgenti.

Una proporzione che forse sta un pò stretta. E forse anche per questo che ieri a Bologna, i segretari regionali di Liguria, Lombardia, Piemonte, Friuli, Veneto, Trentino ed Emilia Romagna hanno varato il “coordinamento delle Regioni del Nord del Pd”, fortemente voluto dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Obiettivo? Maggiore autonomia, maggiore rappresentativà, maggiore peso nella scelta delle candidature.
Un passo in avanti, che a quanto pare non soddisfa pienamente gli ammministratori che governano città, provincie e regioni settentrionali: “Nel momento in cui si parla di un maggior radicamento del partito nella realtà del territorio” ha commentato il sindaco genovese Marta Vincenzi “sarebbe stato forse più opportuno ascoltare direttamente gli amministratori espressi dal quello stesso territorio”.

Tra un’obiezione e un’altra, restano le cifre di iscritti, finora nient’affatto confortanti. Chissà se il nuovo coordinamento del partito, complice l’atmosfera natailizia, rivitalizzerà una corsa all’iscrizione ancora piuttosto timida e infreddolita.

Lei, lui, l’altro e un delitto di provincia molto imperfetto

murder

Nei primi resoconti giornalistici la “mantide della Riviera” era bionda, fatale e spietata. Per questo i lettori avevano immaginato una Jeanne Moreau in Ascensore per il patibolo o magari una Barbara Stanwyck nella Fiamma del peccato. Qualcuno aveva fantasticato un’infarinata Jessica Lange nel Postino suona sempre due volte. Poi i quotidiani hanno pubblicato i nomi dei protagonisti e tutti hanno capito che la storia, a osservarla da vicino, era un po’ diversa e più che a un noir bollente assomigliava a un film di Totò e Peppino.
Alle 13 di un venerdì qualsiasi la piccola “ciassa” (piazza) di Riva Ligure, provincia di Imperia, sei palazzi e una trentina di finestre, è ferma per il pranzo. Sulla bacheca lo slogan promozionale della Protezione civile ora suona beffardo: “Io ho una doppia vita”. Nel bar del corso un cliente dice: “Se in zona si trasferisse un sicario, farebbe affari d’oro”. È questo il palcoscenico del giallo più comico dell’estate: la via Aurelia, tra Arma e Riva Ligure, a due passi dalla mondana San Remo. Protagonisti: Giuseppina, casalinga di Badalucco (Imperia), 57 anni; Davide, marito e coetaneo, idraulico originario di Teramo; Pasquale, il presunto amante di Giuseppina, 52 anni, giardiniere di Rosarno (Reggio Calabria). La trama: lei odia il marito e chiede all’amante di ucciderlo; lui sbaglia e ingaggia un brigadiere della Polizia penitenziaria che li denuncia.
La vicenda della presunta mantide finisce su quotidiani e tv. Lei si rifugia dalle suore per timore della vendetta. Il coniuge, incredulo, le invia un sms: “Mi manchi, io ai giornalisti non credo”. E lei torna a casa, mentre il paese tira un sospiro di sollievo. Un sentire comune ben riassunto nella vignetta del settimanale locale: “Finalmente hanno svelato il nome della donna che voleva uccidere il marito… È stato angosciante: a ogni indizio pensavo sempre più fosse mia moglie…”.

Parlano marito e moglie. I tre protagonisti appena incrociano il cronista lo scambiano per un medico ed elencano i loro acciacchi: dall’osteoporosi alla pressione alta, dalla protesi al ginocchio ai denti da rifare. Proprio come il miglior Totò quando si ficca nei guai. E anche se per gli inquirenti la storia andrebbe presa sul serio (i due presunti amanti sono sotto inchiesta in base all’articolo 115 del Codice penale, quello sull’”accordo per commettere un reato”), l’impresa appare ardua. Nella sua casa al primo piano di una palazzina gialla a due passi dall’Aurelia, lei, pantaloni della tuta rosa, capelli “red-blond”, spiazza il cronista: “Io una mantide? Non conoscevo neppure il significato della parola, per fortuna ho l’enciclopedia”. Il marito, maglia grigia da lavoro, la guarda: “Ah, e che cosa è? Io l’ho già chiesto al vigile”. “Una specie di cicala che mangia i maschi” lo informa lei.
Quindi per convincere il cronista della serena vita coniugale, la signora spalanca armadi pieni di vestiti eccentrici e stole che hanno visto giorni migliori: “Adoro i miei spazi liberi” dice con voce infantile. “Le mie bambole, le collezioni di dvd e i giornalini di Paperino”. E il giardinetto con il mandarino cinese, il limone e le statue di Biancaneve e i sette nani. Il marito ascolta soddisfatto (i due stanno insieme perché Davide ha promesso ai carabinieri di mantenere il controllo): “Io violento? Ma se do da mangiare ai piccioni che mi beccano l’insalata. Certo, da ragazzo ho fatto qualche scazzottata, come tutti”. Attimo di riflessione: “Più recentemente ho preso a pugni mio cognato e in quell’occasione ho dato una spinta pure a Giuseppina… Ma le vede le braccia che ho, se volessi far del male…”.
Per Davide il problema è un altro: “La verità è che mi sento lo scemo del villaggio. Sono troppo buono, aiuto sempre tutti. Per esempio adesso lavora con me un ragazzo che in passato è stato accusato di spaccio. I carabinieri mi hanno chiesto spiegazioni”. Poi l’idraulico offre la sua interpretazione dei fatti: “Questa storia è venuta fuori perché qualcuno è invidioso del mio lavoro, dei preventivi che faccio per le caldaie”. Il volto stupito del cronista lo costringe ad approfondire: “Se io chiedo 1.700 euro e un altro 1.500 e il lavoro arriva a me, qualcuno si può arrabbiare, no?”. Ragionevole. Ma perché, per danneggiarla, avrebbero dovuto mettere in piedi una storia così strampalata? “Non lo so. Comunque in tutta questa vicenda mia moglie non c’entra, è solo una vittima”.

A questo punto la domanda è inevitabile: Giuseppina l’ha mai tradita? “Con tutti gli acciacchi che ha, neanche noi due riusciamo a fare granché, figuriamoci con quello lì, il presunto amante. Ma l’ha visto?”. Insomma nessun dubbio sulla moglie? “Beh, una volta mi ha fatto arrabbiare: ha detto che andava qualche ora in Francia con un’amica ed è tornata dopo una settimana. Non si fa così”. “Ho i miei spazi liberi” ribadisce lei “vado in palestra, a prendere il caffè con le amiche, a fare la spesa”. E Pasquale? “Sa, sono un’igienista io, dunque quel tipo non fa proprio per me”.
La versione del giardiniere. Ed eccolo qui il presunto amante tanto bistrattato, l’uomo che avrebbe ingaggiato il killer: tuta da giardiniere (lavora in una cooperativa sociale legata alla curia), falciatrice in mano, faccia scura e scavata, sorriso irregolare. è sorpreso dagli ultimi aggiornamenti: “Se quei due sono ritornati insieme meglio così, io quella storia dell’omicidio l’ho portata avanti solo per fare sesso con la signora. Quando stavamo insieme mica mi trovava brutto e sporco, sa? La nostra alcova era dentro un capannone: io ci mettevo il materasso, lei portava la coperta da casa”. Vabbè, ma le prove? “I carabinieri hanno i messaggini che mi inviava, sms molto espliciti”. Come vi siete conosciuti? “Ad aprile o maggio, io stavo potando le rose, lei mi ha chiesto dei rametti da piantare in giardino, abbiamo iniziato a parlare…”. Giuseppina scendeva tutti i giorni a prendere il caffè in paese. “Mi ha confidato subito i problemi con il marito. Diceva che la picchiava, la legava al tavolo… Quindi mi ha chiesto di ucciderlo”. L’offerta era di 20mila euro. Ma l’obiettivo di Pasquale era un altro: “Io le ho detto che mi andava bene, ma doveva diventare la mia donna”. Sarebbero finiti così nel capannone. “E visto che lei insisteva con quella storia dell’omicidio, io per continuare la relazione mi sono messo a cercare qualcuno. Ma per me non era una cosa seria altrimenti non avrei contattato uno sconosciuto in stazione”.

Purtroppo per lui fa la proposta indecente a un brigadiere della Polizia penitenziaria: “Io non ci credo, con quella faccia… comunque mi ha chiesto un anticipo, io ho preso tempo e gli ho detto che Giuseppina era finita in ospedale. Mica volevo farlo ammazzare per davvero”. Fatto sta che il brigadiere denuncia tutto e i due presunti amanti finiscono nei guai. Conclude Pasquale: “Mia moglie ora sta malissimo, i miei tre figli non so se abbiano capito che il protagonista sono io. Una cosa è certa: al processo dirò tutta la verità. Gli inquirenti possono mandare il Ris a esaminare il materasso nel capannone e allora scopriranno chi ha ragione tra me e Giuseppina”.

Maltempo: vento e onde colpiscono il versante occidentale

Passanti osservano le mareggiate lungo la costa toscana. (credits: Ansa)
È morto nel tentativo di salvare il suo locale, lo “Schooner”, dalla furia del mare: Tino Barbera, 72 anni, investito da un’onda anomala di quattro cinque metri a Sestri Levante. Era molto noto: fece cantare Battisti dal vivo negli anni settanta, ispirò a Vecchioni una canzone (’Sestri Levante’) e fece da paciere tra Beppe Grillo e tre svizzeri che non apprezzarono una battuta del comico suo amico. Barbera era legato da un grande affetto a Bruno Lauzi e poteva raccontare anedotti su Vasco Rossi, Eros ramazzotti e tanti altri artisti. Barbera è stato anche uno dei fondatori del Billionaire, poi ceduto a flavio Briatore. E proprio ieri aveva annunciato che lo Schooner sarebbe stato gestito dal 25 aprile con il popolare artista Umberto Smaila. A causa del mare mosso, in tutta Italia ci sono state corse di traghetti annullate o ritardate: in Campania sono state sospese le corse degli aliscafi che collegano Napoli con le isole di Capri, Ischia e Procida.

A Sestriere quattordici persone hanno avuto bisogno di cure mediche dopo che la cabina di una funivia ha urtato la stazione di fermata. La macchina dei soccorsi, allertata anche dalla massiccia presenza di turisti in questo weekend pasquale ha funzionato bene. Tra le persone coinvolte c’è un’intera famiglia di Copenhagen, sei persone quattro delle quali ricoverate all’ospedale di Pinerolo. Due di loro sono bambini e sono ricoverati in Pediatria ma, come ha spiegato il direttore sanitario Arturo Pasqualucci, nessuna desta particolari preoccupazioni.

Per il Lunedi in albis il Servizio meteorologico dell’aeronautica militare prevede cielo coperto in tutta la penisola. Al nord sarà molto nuvoloso nelle regioni orientali, nell’arco alpino e prealpino, con nevicate sui rilievi di confine. Precipitazioni diffuse al centro e piogge intense in Campania e in Calabria. Saranno molto agitati il Mare ed il Canale di Sardegna e agitati il Tirreno, lo Stretto di Sicilia e lo Jonio.

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Venite in Liguria, torta di riso ce n’è (con qualche polemica)


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Sono in tanti ad avere ridacchiato seguendo gli sketch di Colorado Cafè. Quelli, per intenderci in cui Enrique Balbontin, Fabrizio Casalino e Andrea Ceccon, comici liguri Doc, ironizzavano sulla scarsa accoglienza e disponibilità di albergatori e ristoratori liguri nei confronti dei turisti. Orari impossibili, menu ridotti all’osso, risposte sgarbate, soprattutto se confrontate con quelle degli omologhi romagnoli o sardi. Che è poi quello che da anni lamentano molti turisti lombardi e piemontesi, specializzati nell’arte del weekend mordi e fuggi. La Liguria? Bellissima, certo. Ma ottenere un buongiorno al ristorante sembra un’impresa impossibile. Così il tormentone della torta di riso finita, per ironia della sorte un piatto che non fa parte della tradizione ligure, ha tenuto banco per mesi, sui media tradizionali e sui blog. Creando una situazione imbarazzante per l’assessorato al turismo della regione. Superato cavalcando l’onda: “Anziché nasconderci, abbiamo deciso di uscire allo scoperto organizzando quattro serate, una per provincia, con gli stessi tre comici, aperte a tutti gli operatori turistici. Per sottolineare che la torta di riso non è finita”, spiega l’assessore Margherita Bozzano. Obiettivo? Formare gli operatori turistici della regione migliorando l’accoglienza e scrollandosi di dosso la nomea di regione scorbutica, votata al mugugno. E raccogliere sul sito web segnalazioni e richieste di albergatori e ristoratori.

Tutto bene? No, perché l’iniziativa ha avuto anche una coda polemica e alcuni detrattori. In primis per il costo: circa 20.000 euro a serata. “Che senso ha spendere dei soldi per promuovere il turismo ligure dentro i confini regionali?”, si chiede Davide Ghiglione, consigliere comunale di Forza Italia ad Imperia. “Sarebbe stato molto meglio investirli per migliorare l’immagine della Liguria in Piemonte e Lombardia, ad esempio. E poi cosa significa: secondo l’assessorato gli operatori liguri sono dei bifolchi da educare? Altro che comici, ci sarebbe da piangere”, aggiunge, sottolineando che a suo parere la freddezza dell’accoglienza ligure è solo un luogo comune.
“Il turismo è fatto in primo luogo di persone; abbiamo in calendario decine di eventi e roadshow per far conoscere la nostra splendida regione in tutta Italia, certo. Ma ancora prima è necessario riqualificare le strutture ricettive, ripensare il modello di accoglienza sulle esigenze dei turisti di oggi e diffondere una cultura del sorriso che, quella sì, a volte manca davvero”, ribatte Bozzano.
In attesa di vedere i primi risultati, magari la prossima estate, meglio accantonare la torta di riso e ripiegare su un classico piatto di trenette al pesto. Sperando ce ne siano ancora.

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La torta di riso è finita
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Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
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