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Formigoni e Polverini: il boicottaggio dei Radicali al voto del popolo di centrodestra

Roberto Formigoni e Renata Polverini (Ansa)

Roberto Formigoni e Renata Polverini (Ansa)

Dopo il tritacarne mediatico - giudiziario alimentato da qualche procura generosa nel riferire atti delle indagini ai giornalisti, ora anche gli Uffici giudiziari di Roma e Milano, sollecitati dalle continue segnalazioni sulle liste avversarie da parte degli esponenti Radicali, mettono i bastoni tra le ruote al Popolo della libertà nella corsa elettorale verso le regionali di fine marzo, escludendo per vizi formali la lista del Pdl nel collegio di Roma, il listino della candidata presidente Renata Polverini in Lazio (la Corte di Appello ancora non si è espressa, mentre la lista civica è stata riammessa) e il listino del presidente Roberto Formigoni in Lombardia. Continua

Verso le Europee con lo sbarramento al 5%. Barricate da sinistra

i protagonisti degli ultimi due anni

Liste bloccate, con parità di genere, sbarramento al 5% e dieci circoscrizioni.
Queste sono le caratteristiche del testo base di riforma della legge elettorale per le elezioni europee presentato in commissione Affari costituzionali dal relatore del provvedimento, l’azzurro Peppino Calderisi. Tradotto: alle elezioni europee della primavera del 2009, se Montecitorio approverà il testo, non otterranno seggi i partiti che non raggiungono il 5 per cento e non si potrà esprimere la preferenza. Il termine per gli emendamenti è fissato a martedì prossimo e il testo è calendarizzato per l’Aula di Montecitorio per il 27 ottobre, in tempo utile per approvare la riforma di legge entro le elezioni europee della prossima primavera.
“Lo sbarramento serve a evitare la frammentazione e dunque a favorire l’influenza degli italiani eletti nei gruppi europei e l’abolizione della preferenza ha come obiettivo quello di qualificare la classe dirigente italiana in Europa”, ha detto il vice presidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino.
Ora, l’obiettivo dell’opposizione, almeno nell’idea di Sesa Amici, capogruppo Pd agli Affari Costituzionali, è quello di riuscire a “presentare emendamenti comuni”. Anche l’Udc, per voce del segretario Pierferdinando Casini, annuncia una “battaglia per la libertà che faremo a 360 gradi per evitare di avere anche a Strasburgo un Parlamento di nominati anziché eletti”. L’Udc sarà davanti a Montecitorio il prossimo 17 ottobre e annuncia per novembre una manifestazione di piazza.
Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, si tratta di “un autentico colpo di Stato”. “Con lo sbarramento al 5 per cento” spiega Ferrero “si mira a far fuori la sinistra dal Parlamento europeo e con l’abolizione delle preferenze si toglie dalle mani dei cittadini la possibilità di decidere e di dire la loro sui futuri eletti in modo illogico e anticostituzionale”.
Per il segretario del Pdci Oliviero Diliberto il testo base della riforma è “un abominio, uno scandalo europeo”. Lui, comunque, per ovviare allo sbarramento propone di presentarsi alle Europee in una lista unica con il Prc. Un’unità dei comunisti che potrebbe piacere al segretario Ferrero; ma Gennaro Migliore, esponente dei “vendoliani”, ha già escluso: “Qualsiasi possibilità di unità dei comunisti per le prossime elezioni europee” e chiede “formalmente alla segreteria di Rifondazione di escludere a sua volta chiaramente questa ipotesi”.

Soglia al 4% e una preferenza. Ecco il testo del governo per le Europee

Schede elettorali

La presenterà venerdì in Consiglio dei ministri la sua proposta di modifica della legge elettorale per le europee. Il testo del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, spiegano diverse fonti, dovrebbe prevedere una soglia di sbarramento al 4% e la preferenza unica oltre che l’aumento delle circoscrizioni a dieci o quindici. Si tratterebbe quindi, di una proposta di “mediazione” che sulla carta non scontenta del tutto né Pdl né Pd, anche se si differenzia in alcuni punti dalle ipotesi presentate dai gruppi parlamentari dei due partiti.
Il gruppo del Pdl alla Camera, infatti, ha depositato una proposta che prevede lo sbarramento al 5% e le liste bloccate al posto delle preferenze (che nella legge attuale sono fino a un massimo di tre). Mentre il Pd ha presentato alla Camera una proposta di legge a prima firma Antonello Soro che prevede la soglia al 3% e fino a due preferenze ma con l’obbligo della differenza di genere. “La preferenza unica - osserva a questo proposito il costituzionalista e senatore del Pd Stefano Ceccanti - rischia di far sì che non vengano elette donne”. In ogni caso, sia maggioranza che opposizione valutano positivamente lo sforzo di Calderoli. “Ci sono delle differenze rispetto alla proposta del nostro gruppo - osserva il vice presidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino - ma certo l’impianto è comune e ci si può lavorare”.
Mentre dai democratici giudizi positivi per il fatto che la maggioranza abbia accettato, al momento, di far scendere la soglia di sbarramento dal 5 al 4%, già più vicino al 3% proposto dal partito di Veltroni.

Forse il nodo maggiore riguarda la questione della scelta tra preferenza e lista bloccate. Ma su questo, spiegano fonti dell’esecutivo, la maggioranza è orientata a rimettersi comunque al Parlamento. Infatti, nella proposta Calderoli ci sarà la preferenza anche perché è un meccanismo già previsto per l’elezione dell’Europarlamento, poi nella discussione in Parlamento, il governo o la maggioranza potrebbero presentare un emendamento sulle liste bloccate per sottoporlo al vaglio dell’Aula. Sempre che le distanze tra An (che ne vuole più di una) e Fi (che spinge per averne una sola) vengano superate.
Nello specifico, il ddl si compone di sei articoli. Tra le principali novità c’è l’adozione della soglia di sbarramento su base nazionale per accedere al riparto dei seggi. Il 4% di Calderoli costituisce una sorta di mediazione tra il 5 ipotizzato dal premier e il 3 proposto dal Pd. E su questo sarà battaglia. Mettere l’asticella al 5%, stando ai risultati delle ultime politiche, taglierebbe fuori tutti i piccoli; abbassarla al 4%, vorrebbe dire “salvare” l’Italia dei Valori (il partito di Di Pietro infatti alle elezioni di aprile s’è fermato al 4,3%) e tranquillizzare l’Udc di Pier Ferdinando Casini che in primavera s’era fermato ad un 5,6%. Resterebbe senza rappresentanza europarlamentare tutta la sinistra radicale visto che tutta assieme (sotto i colori dell’Arcobaleno c’erano Rifondazione, Sd, Comunisti italiani e Verdi) ad aprile aveva a stento superato il 3%. E fuori restrebebbe anche La Destra sempre più solo di Storace e sempre meno della Santanchè, che aveva portato il partito al 2,4%. Chance ridottissime per i socialisti guidati da Riccardo Nencini.
Altra significativa modifica è l’aumento del numero delle circoscrizioni: da cinque passano a dieci. E sono: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria; Lombardia; Trentino, Friuli, Veneto; Emilia, Marche; Toscana, Umbria; Lazio, Abruzzo; Campania, Molise; Puglia, Basilicata, Calabria; Sicilia; Sardegna. In questo modo la Sardegna potrà eleggere propri eurodeputati superando l’annosa querelle con la Sicilia che da sola in passato riusciva a portare parlamentari all’assemblea di Strasburgo benché la circoscrizione insulare comprendesse anche la Sardegna.

Seggi e rimborsi. E i nanetti vincono anche se perdono

I banchi vuoti nell'aula di Montecitorio | Ansa

di Stefano Brusadelli

Vince anche chi perde. Mentre il sistema politico si avvia alla semplificazione con la nascita di Pd e Pdl, la sopravvivenza della legge del 1999 sul finanziamento dei partiti, che ammette alla suddivisione dei rimborsi chiunque superi l’1 per cento dei voti alla Camera e al Senato, produce l’effetto paradossale di spingere alla corsa anche chi non ha nessuna probabilità di eleggere parlamentari. Ma che farà comunque un buon affare, incassando denari utili a tenere in piedi la baracca e a distribuire un po’ di stipendi, anche in vista di altri appuntamenti senza soglia di sbarramento come le elezioni comunali, provinciali, regionali ed europee (previste l’anno prossimo).

Considerato che la torta complessiva vale circa 225 milioni a legislatura per la Camera e 205 per il Senato, l’1 per cento vale 2,2 milioni a Montecitorio e due nell’altro ramo. Se si prende come base il sondaggio Demoskopea condotto il 19 marzo per SkyTg24, si desume che La Destra di Francesco Storace con il 2,5 per cento riceverebbe oltre 10 milioni, come l’Idv di Antonio Di Pietro (che però, essendo coalizzata con il Pd, eleggerebbe anche deputati). Mentre al Psi di Enrico Boselli e al Mpa di Raffaele Lombardo, accreditati dello 0,5 per cento, basterebbe un altro mezzo punto per incassare più di 4 milioni.

Niente male, per partecipazioni votate all’insuccesso.

Verso le elezioni. Chiuse le liste, le principali sfide regione per regione


Concluse le operazioni di presentazione delle liste, questo è il quadro delle principali candidature, regione per regione:
FRIULI VENEZIA GIULIA - alla Camera: Cesare Damiano (Pd), Franco Frattini (Pdl) e Valdo Spini (Ps), oltre all’ex comandante della K-For nei Balcani, il generale Silvio Mazzaroli (Idv) al Senato, sono i nomi di maggior spicco. Per La Destra, al Senato, Storace, lascia il posto di capolista, unica regione in Italia, ad Angelo Lippi, consigliere comunale di Trieste che ha lasciato An. Angelo Sandri, della Dc, esclusa, è stato invece inserito nelle liste dell’Udc alla Camera. In Friuli Venezia Giulia sono state presentate 17 liste per la Camera e 16 per il Senato.
LOMBARDIA - Sono state consegnare 21 liste per il Senato e 18 per la Camera. Al Senato lo scontro più interessante è quello fra il cattolico Roberto Formigoni, capolista del Pdl, e il laico Umberto Veronesi, capolista per il Pd. Alla Camera, invece, il duello è tutto familiare: Stefania Craxi si presenta a Milano con il Popolo della libertà, mentre suo fratello Bobo Craxi è capolista del Partito socialista.
LIGURIA - Il Pd si presenta con due donne capolista: Roberta Pinotti e Giovanna Melandri. Il Pdl aveva presentato le sue liste con Berlusconi e Fini capilista alla Camera ed Enrico Musso capolista al Senato. Tra le esclusioni eccellenti nel Pdl il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi e nel Pd Graziano Mazzarello. Non si ricandida nelle liste della Sinistra Arcobaleno Heidi Giuliani, madre di Carlo, il ragazzo morto negli scontri durante il G8 di Genova del 2001. Sono 16 le liste alla Camera e 14 al Senato.
EMILIA ROMAGNA - Sono 38 le liste presentate, 19 per il Senato ed altrettante per la Camera. L’ultima è stata l’Udc che avrà come capilista Pier Ferdinando Casini alla Camera ed Elvio Ubaldi al Senato. Tra le liste minori, “Pane Pace e Lavoro” o “Miogoverno.it-50.000 noi”. Solo sfiorata la sfida tra Anna Finocchiaro (candidata del Pd al Senato) e Michela Vittoria Brambilla (candidata Pdl alla Camera). In mattinata ha presentato le liste il partito di Enrico Boselli che ha come capolista al Senato il consigliere regionale Paolo Zanca. Alla Camera è lo stesso Boselli a guidare la lista seguito da Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay candidato anche a Roma come sindaco per il Ps. Nella sinistra arcobaleno la testa della lista è Rita Borsellino, poi il verde Paolo Cento, il senatore uscente del Prc Martino Albonetti. Il portavoce di Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao, sarà candidato in Emilia-Romagna al terzo posto per la Camera dopo lo stesso Casini e il vice segretario nazionale dell’Udc Michele Vietti.
BASILICATA - Sono 32 le liste, 16 alla Camera e 16 al Senato. C’è anche una speciale gara tra due storici rappresentanti della ex Dc di Potenza: l’ex sindaco Gaetano Fierro, capolista al Senato per i “Popolari Uniti”, nata dopo la scissione dall’Udeur, e dell’ex deputato della Margherita Giuseppe Molinari, candidato alla Camera nelle liste dell’Unione di Centro.
SARDEGNA - 18 le liste presentate. Per il Pdl alla Camera dopo Berlusconi e Fini, c’è Mauro Pili, seguito da Murgia, di An. Al Senato capolista è l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu. L’Udc alla Camera schiera Casini capolista. Per il Senato in cima c’è Francesco D’Onofrio. Mpa-Movimento per l’Autonomia si presenta al Senato con Antioco Giuseppe Manca capolista, mentre alla Camera c’è Raffaele Lombardo, poi il sassarese Sassu. Per il Psd’Az al Senato capolista Paolo Maninchedda, dietro Giuseppe Atzeri. Alla Camera in cima alla lista c’è la consigliera comunale di Cagliari Claudia Zuncheddu seguita da Francesca Monni. Per il Ps alla Camera il capolista è Peppino Balia. Al Senato, capolista è il sottosegretario della Difesa Emidio Casula, seguito da Anna Marchesi.
UMBRIA - 17 le liste presentate per la Camera e 17 per il Senato. Alla Camera per il Pdl ci sono Berlusconi, Fini e il gen. Roberto Speciale. La Destra con Daniela Santanchè capolista, seguita Teodoro Buontempo. Bossi è capolista per la Lega e Di Pietro per l’ IVD, mentre Casini guida l’Udc. Al Senato il Pd presenta come capolista Francesco Rutelli e la Lega Roberto Calderoli.
CAMPANIA - Ci sono Berlusconi, Fini, D’Alema, Veltroni, Casini, Boselli, Storace, e tra i capolista, l’ ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti che guida al Senato la lista del Movimento per l’ autonomia; De Mita,capolista dell’ Udc ancora al Senato. Per l’ Mpa l’ ex capogruppo dell’ Udeur al senato Barbato ed i senatori di FI Girfatti e Brusco.
MOLISE - Sono 18 le liste e alla Camera e al Senato. Tra i big candidati c’è anche il ministro Antonio Di Pietro, capolista alla Camera. Alla Camera il Pdl candida come capolista Berlusconi, per La Destra c’è Santanchè, mentre per il PS è candidato Angius. Al Senato l’Udc presenta come capolista D’Onofrio, La Destra Storace. Il sen. Luigi Di Bartolomeo (Fi) ha ritirato all’ultimo secondo la candidatura a numero 2 alla lista per il Senato del Pdl.
CALABRIA - 18 liste alla Camera e al Senato. Il viceministro Minniti (Camera) e l’ex vice capo della polizia De Sena (Senato) guidano le liste del Pd; per Idv ci sono: Teresa Cordopatri (Senato) e Antonio Di Pietro (Camera). Il Pdl, dopo i big Berlusconi e Fini, schiera alla Camera il segretario del Pri, Nucara, e lo stilista Santo Versace. Al Senato capolista è Francesco Nitto Palma. C’è il presidente uscente della Commissione antimafia, Francesco Forgione, capolista al Senato della Sinistra Arcobaleno. In corsa, ma solo alla Camera, Giuliano Ferrara con la lista “Aborto? No, grazia”. Daniela Santachè guida La Destra alla Camera, mentre al Senato c’è l’ex sindaco di Crotone Pasquale Senatore. Per l’Udc scende in campo Pier Ferdinando Casini, capolista alla Camera.
MARCHE - 18 le liste per la Camera e 16 per il Senato. Tra i candidati alla Camera, Berlusconi e Fini capilista per il Pdl, Bossi per la Lega Nord, Casini dell’Udc, Di Pietro per l’Idv. Sempre per Montecitorio corrono anche Santanchè (Destra), Merloni (Pd). Per i Pro Life l’attrice Ilaria Occhini e lo stesso Giuliano Ferrara. Per il Senato si presentano nelle Marche per il Pd Giorgio Tonini capolista, Nicola Rossi e Fabrizio Morri. Capolista del Pdl è Mario Baldassarri.
VENETO - Dati per acquisiti i capilista Berlusconi e Fini nel Pdl, spicca la sfida tra imprenditori: per il Pd c’è capolista l’ex leader di Federmeccanica Calearo. Il Pdl gli contrappone Riello nella lista guidata dal governatore Galan. Sono 19 le liste presentate per il Senato; per la Camera 18 quelle in Veneto 2 e 20 in Veneto 1.
ABRUZZO - 19 liste alla Camera e 20 al Senato. Il ministro Livia Turco e il sottosegretario Lolli per il Pd alla Camera contro il Pdl che, dopo Berlusconi e Fini, schiera Maurizio Scelli. Con l’Udc dopo Casini c’è Adornato. Per l’Idv Di Pietro è seguito dal deputato uscente Carlo Costantini. La Sinistra Arcobaleno ha per capolista la sindacalista Betty Leone.

Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (D) con il direttore dell'Istituto Europeo di Oncologia Umberto Veronesi. Sono entrambi candidati per il Senato in Lombardia: l'oncologo per il Pd, il governatore per il Pdl | Ansa<br />

LAZIO - A Roma e nel Lazio tutti i big. A Roma per la Camera Berlusconi e Fini per il Pdl contro Marianna Madia e Veltroni per il Pd. E poi ancora Santanchè-Buontempo per La Destra, Casini per l’Udc, Bertinotti per La Sinistra- L’Arcobaleno, Giuliano Ferrara “Aborto? no grazie”, Antonio Di Pietro per l’Idv apparentata con il Pd, Gavino Angius capolista dei socialisti. Per il Senato Storace, per La Destra, Franco Marini per il Pd, l’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera per il Pdl che, tra le polemiche, schiera Giuseppe Ciarrapico.
TRENTINO - Sono 18 le liste alla Camera e 14 per il Senato. Tra i big per la Camera figurano Berlusconi e Fini (Pdl), Bossi (Lega Nord), Di Pietro con Leoluca Orlando (Idv) e Valdo Spini (Ps). La lista Pd è aperta dai parlamentari uscenti Bressa e Laura Froner. Nella lista Pdl al terzo posto vi è l’olimpionica di Lillehammer Manuela Di Centa. Per la Svp figurano i parlamentari uscenti Siegfried Brugger e Karl Zeller con le novità Magdalena Amhof e Paola Gasser.
VALLE D’AOSTA - Sei candidati alla Camera e 6 al Senato per l’unico seggio disponibile. Nella circoscrizione uninominale della regione, (dove i voti non entrano nel quorum nazionale), lo scontro è tra il Centro autonomista - al governo della Regione - ed i parlamentari uscenti, che hanno sostenuto il governo Prodi. Presentata la lista di Azione sociale con Alessandra Mussolini-Circolo Destra valdostana che ha presentato una lista autonoma rispetto al Pdl.
PIEMONTE - Diciotto liste alla Camera, collegio Piemonte 1, e 17 al Senato.
Nel pomeriggio di ieri sono state depositate le liste di Udc, Partito Socialista Boselli, Pd, Forza Nuova, Movimento Ppa-Politico pensiero azione e No Euro- Lista del Grillo che, presente in tutte le regioni, ha il suo centro operativo a Torino e che vede come capolista per il Senato Beppe Grillo, omonimo del comico genovese che però ha preso le distanze dal movimento. Molte le liste che vedono capilista i leader di partito. Fra queste Silvio Berlusconi e Gianfranco Fino per la Pdl, Piero Fassino per il Pd, Casini per l’Udc, Bossi per la Lega Nord, Boselli per il Partito Socialista, Di Pietro per l’Idv.
SICILIA - L’ex presidente della regione Cuffaro capolista per l’Udc al Senato, mentre Lumia, inizialmente escluso, è candidato al Senato per il Pd. Giuseppe Fioroni (Pd) capolista in Sicilia Occidentale, mentre in quella Orientale, prima di Veltroni c’è Giuseppe Barretta. Lombardo, Mpa, capolista, insieme all’ ex ministro Scotti.
CIRCOSCRIZIONE ESTERO - Per la circoscrizione estero il Pd e il Pdl hanno presentato presso la Corte di Appello di Roma liste in tutte le ripartizioni. Per l’Europa, il Pd candida al Senato Claudio Micheloni, alla Camera capolista è Franco Narducci. La Sinistra l’Arcobaleno si presenta solo nelle ripartizioni Europa (capolista Arnold Cassola), Sudamerica e Oceania. Sinistra critica è presente nella sola ripartizione Europa, capolista per la Camera è Giovanni Urracci, per il Senato Lucia Mastropietro. All’estero si presenta, tra gli altri, anche il Partito socialista nelle ripartizioni Europa, Sudamerica e Oceania, sia alla Camera che al Senato. La Destra Š presente, sia alla Camera che al Senato, in Europa, Sudamerica e Nordamerica. Ieri avevano presentato le liste il Movimento associativo italiani all’estero, L’Italia dei Valori e La lista “L’altra Sicilia-Per il Sud”.

La settimana horribilis di Veltroni. Che ora teme l’eruzione del Pd siciliano

Il leader del Partito Democratico Walter Veltroni durante un comizio della campagna elettorale  | Ansa
“Walter Veltroni è un grande comunicatore”, riconosceva il Cavaliere qualche giorno fa a Porta a Porta. E invece il grande comunicatore è caduto nell’errore. Anzi è una settimana che sta in croce, mediaticamente parlando, per aver voluto chiudere le liste in anticipo.

Nel salotto di Bruno Vespa, il segretario del Pd aveva aperto le danze nei giorni scorsi ostentando sicurezza : “Abbiamo chiuso le liste con una settimana d’anticipo: un record del mondo per il nostro Paese dove le liste si chiudono all’ultima notte e con lancio di ortaggi”. Ma come ammoniva il vecchio Trap “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”. E infatti proprio l’anticipo, che Veltroni portava come lustro e come simbolo della “nuova stagione”, ha dato ai giornali la possibilità di scatenarsi e fare le pulci alle liste del Pd. “Liste che di pulci e rogne ne hanno in abbondanza…”, esclama un deputato democratico in Transatlantico: dalle segretarie, ai figli di, fino ai portaborse. Se Veltroni avesse presentato le liste impiegando qualche giorno in più - come stanno facendo tutti i partiti - le varie magagne sarebbero sì state notate, ma l’accanimento non sarebbe stato sbattuto in prima pagina e in apertura di Tg, come invece è avvenuto negli ultimi giorni.
All’errore di comunicazione, non di poco conto per un maniaco della precisione mediatica come Veltroni, si aggiunge la querelle – anche quella tutta mediatica – sull’accordo per i nove candidati/eletti promessi Radicali. E proprio per evitare di fare la fine di San Sebastiano martire, Veltroni ieri ha detto basta a Pannella e compagni ponendo l’ultimatum.
Ma la “settimana horribilis” di Veltroni non si è ancora conclusa. In Sicilia le fibrillazioni per la chiusura delle liste – nonostante il rientro nell’elenco di Beppe Lumia – sono ancora intense: i segretari democratici delle 9 province dell’isola oggi facevano picchetto sotto la sede elettorale della candidata alla presidenza della regione Siciliana, Anna Finocchiaro a Palermo, per chiedere la riapertura delle liste. Il problema posto dai piddini siciliani è quello dei paracadutati da fuori: Martino, Carra, Serafini, Bernardini, Levi, Causi. E il rischio – ma qui si entra nei retroscena – è quello che i ras locali democratici, se non troveranno posto nelle liste Pd possano portare voti al leader autonomista Raffaele Lombardo. Tanto che a Palermo questa mattina più di una voce accreditava la prossima discesa in campo di una terza lista autonomista dell’Mpa per le regionali, “democratici per l’autonomia”.

Elezioni: si sceglie tra quattro scudi, cinque fiamme, sei Grilli

Alcuni dei contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 181.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Mentre nel mondo virtuale dei blog abbondano e impazzano i video satirici con protagonisti i leader della campagna elettorale, nelle stanze piccole ma reali del Viminale abbondano e impazzano i simboli dei partiti, in vista della corsa elettorale del prossimo 13 aprile.

Ne sono stato depositati complessivamente 177. E poi dicono che gli italiani si sono disaffezionati alla politica. Vero, non siamo ai 190 simboli, il record delle elezioni del 2005, ma sono comunque di più dei 170 del 2006: ben sei bacheche riempite, oltre alla prima fila di una settima bacheca. L’ultimo della lista è “Italia Popolare”. E ha per simbolo quello originale dei Popolari. Candidato premier è niente meno che Di Dio (Antonio di nome), che ci tiene molto a ricordare che il simbolo è quello che c’era all’epoca di Gerardo Bianco. Ma c’è anche quello di Mirella Cece, fondatrice di un partito monarchico dalla dicitura chilometrica che si richiama al Sacro Romano Impero. Lei si definisce “cattolica e filomonarchica” e sottolinea con orgoglio di ricoprire l’incarico di “guardia scelta alle tombe reali del Pantheon”. In passato già candidata a sindaco di Roma, alle politiche e alle europee, fa sapere che “non ci saranno candidati in lista” sotto il suo simbolo: lei corre da sola. La precedono gli amici “Grilli” di Torino, primi e secondi con “Lista del Grillo Parlante” e “Grillo Presidente”. Che il blogger c’entri qualcosa è dubbio: le sue liste, ha più volte detto il genovese, avrebbero corso solo per le tornate amministrative. Di fatto è il più “citato”: almeno sei liste lo richiamano, addirittura tre fra i primi sei registrati. C’è ad esempio un indice un po’ minaccioso nel logo “Amici di Beppe Grillo” e anche un “Forza Grillo”.
Abbondanti i numeri, parecchie le stranezze. Che ora spetta ai tecnici del Viminale vagliare (togliendo, legge alla mano, i contrassegni identici o confondibili con quelli presentati in precedenza ovvero con quelli riproducenti simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, usati tradizionalmente da altri partiti). Tra movimenti federalisti o indipendentisti del Nord, della Sardegna e del Sud, spuntano i soliti animali. Già sfruttati asinelli ed elefantini, ecco la lista col cane alato: è il simbolo di “Veltro nuova albatros”. E quella del “Delfino”, oltre ad un cavallo bianco, i gabbiani di Di Pietro e un logo molto simile che si chiama “Le Ali”. Richiederebbero delle spiegazioni maggiori anche la lista “100%” e quella del “Nucleo Tremmista” (per la meritocrazia), e chissà chi pensa di aggregare il partito “Impotenti esistenziali” del dottor Cirillo. In balia delle onde la zattera del Ppl, il partito del “Pane pace lavoro”. Enigmatico, al centoquarantacinquesimo posto, “Zarlenga Omnia” su sfondo blu il simbolo rappresenta il mondo con sparsi qua e là palloni di calcio. Al centosessantanovesimo il simbolo “Casinò Centro Italia”, con il tappeto da roulette. Pronti ad azioni clamorose, armati di penna e calamaio, i “Giovani Poeti d’azione”; mentre risultano un po’ fredda la grafica del “Partito internettiano”, che vuole rendere “internet patrimonio dell’umanità“. Anche il logo non scherza: una @ sopra una W.
Alcuni dei contrassegni elettorali per le elezioni politiche che si terranno il 13 e 14 aprile, presentati ed esposti al Viminale a Roma. Ne sono stati depositati in totale 181.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Ma guai a pensare che la “vecchia politica” sia stata archiviata: dal tabellone del Viminale fanno capolino i marchi di Dc, Pli, Psdi, Pri, Radicali. Ci sono Nuovo Psi e Nuovo Msi. All’appello mancano solo il Pci e Dp, altrimenti il panorama di Prima Repubblica sarebbe completo. E comunque: ci sono ben 4 scudi crociati (di cui 3 identici); 5 fiamme (An, La Destra, Nuovo Msi, Fronte nazionale, Destra popolare); 8 falci e martello (Prc, Pdci, Sinistra critica, Iniziativa comunista, Partito comunista italiano marxista leninista, Pcl, Alternativa comunista, Lista comunista per il blocco popolare); 3 garofani (I socialisti, Nuovo Psi, Socialismo umanitario universale); 2 edere; 3 diciture pensionati; 3 bandiere crociate (Udc di Casini, Dc di Pizza, Dc di Sandri utilizzano uno scudo crociato identico, quello tradizionale con la scritta “Libertas”); 5 rose, in attesa di sapere se ci sarà anche uno “scudo rosato”, come ironizza qualcuno rispetto all’accordo tra Udc e Rosa bianca. Pd e Italia dei Valori stanno appaiati e a poca distanza colpisce il simbolo del PDD, il partito delle donne, lista Stefania Ariosto, che ha scelto un simbolo originale: una rosa al centro e la scritta “In nome delle donne”, che rivisita il titolo del libro di Eco: Il nome della rosa. Vi è un “Paladini d’Italia” con tanto di crociato che issa su una spada sguainata il tricolore e un altro che si chiama “L.I.R.A., libertà, indipendenza, rispetto, amore” con tanto di bilancia e tricolore.
Tanti anche i movimenti nati “contro”: quello del no all’aborto di Ferrara, quello “No ai Pacs”, la lista “No monnezza in Campania” (centotrentaduesimo). Immancabile, in tempi di antipolitica, il logo di “Casta contro”. Per non dire di: “Non remare contro” di Carmine Abagnale, raffigurante un’onda che si alza. Non bisognerà leggere il programma per immaginare che tra quest’ultimo e il partito “Io non voto” difficilmente nascerà un’alleanza…

Il VIDEO servizio:

Liste pulite. Gara tra i partiti a chi presenta candidati senza processo

I banchi dell'Aula della Camera
Dopo il pressing di Fini e della Lega, arriva il via libera di Forza Italia alle “liste pulite”. Nel Popolo delle libertà, alle prossime elezioni, non sarà candidato chi ha procedimenti penali in corso. E così, fra i partiti, è iniziata la gara fra chi presenterà la lista di candidati più “pulita”. Il tema, sollevato a suo tempo dalla campagna di Beppe Grillo sul Parlamento pulito, di non candidare i condannati in via definitiva, dopo essere stata accolta dal Pd, viene recepita anche dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. Che ne parla in una lettera inviata ai coordinatori regionali, ai membri del comitato candidature e al presidente Silvio Berlusconi. Bondi appellandosi alla tradizione di onestà che contraddistingue il partito ha precisato che tale criterio di esclusione non si applica a coloro che hanno subito procedimenti di carattere politico.
Recita la comunicazione: “Eventuali procedimenti penali che riguardano nostri parlamentari o eventuali candidati, esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un’origine di carattere politico, costituiscono un motivo sufficiente di esclusione dalle liste, soprattutto per un partito come il nostro dalla sua nascita ha sempre potuto vantare”. È una delle regole per la formazione delle liste elettorali contenuta in una lettera che Sandro Bondi, coordinatore di Fi, ha inviato ai coordinatori regionali del partito e ai membri del comitato candidature.
“Nel corso del nostro primo incontro” scrive Bondi nella lettera “abbiamo delineato e concordato i criteri essenziali per la formazione delle liste elettorali. Fermo restando la decisione di riconfermare in linea di massima i parlamentari uscenti che abbiano lavorato con lealtà ed impegno in questa legislatura e riconfermando l’esclusione della candidatura per i consiglieri regionali e per i parlamentari europei, salvo per coloro che ricoprono responsabilità politiche nazionali o svolgono rilevanti funzioni in questa campagna elettorale, ti invito” continua la lettera “a tenere in considerazione nella formulazione di nuove proposte del loro grado di rappresentatività sul territorio locale di carattere locale o nazionale”.
“Per quanto riguarda la riconferma dei parlamentari uscenti è necessario valutare il numero delle legislature ricoperte, il loro radicamento territoriale, l’impegno profuso a favore del partito specialmente in occasione delle grandi manifestazioni promosse in due anni di opposizione, con l’obiettivo” prosegue la missiva di Bondi “di favorire un necessario e naturale ricambio della nostra rappresentanza parlamentare, con particolare attenzione alle donne ed ai giovani”.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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