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Livia-Turco
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Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità , se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“. Continua
Via le prostitute dalle strade, ma di case chiuse o di quartieri a luci rosse non se ne parla. In un’intervista a Panorama in edicola da venerdì 19 settembre, il ministro per le Pari opportunità , Mara Carfagna, è categorica: “Noi siamo un paese cattolico. Non sarebbe pensabile quello che avviene in alcune città europee”.
E aggiunge: “È importante chiarire che il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, vieta la prostituzione in luoghi pubblici. Ognuno in casa propria fa ciò che vuole. Ma non saremo noi a creare dei ghetti. Non sarà il governo ad autorizzare quartieri a luci rosse. Anche per questioni di ordine pubblico e di decoro”. Poi risponde a chi, come Daniela Santanchè, lancia l’idea delle cooperative autogestite dalle prostitute: “Non è un aspetto che ci interessa regolamentare. Il governo ora si pone il problema di eliminare questo scempio dalle strade, per salvaguardare i cittadini e anche le lucciole costrette a vendere il proprio corpo”.
E con la sinistra (per esempio Livia Turco che l’accusa di aver dato vita ad un regolamento perbenista e ipocrita), taglia corto: “Non accetto critiche da chi ha governato per anni senza mai tentare di risolvere il problema”.
Prostituirsi non sarà reato e nemmeno rivolgersi al sesso mercenario. Ma non lo si potrà fare più per strada. Siete d’accordo con le misure il contenuto del ddl Carfagna?

Alla fine è arrivato. Il consiglio dei Ministri ha detto il sì definitivo al decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Con il via libera da parte del governo viene attuata anche l’ultima parte della legge delega 123 dell’agosto scorso (qui il .pdf). Comprensibile, quindi, la soddisfazione del ministro del Lavoro Cesare Damiano: “Ce l’abbiamo fatta con un lavoro straordinario, che anticipa di due mesi la scadenza della delega”. “Un atto dovuto al Paese, su cui abbiamo cercato di costruire più larghe convergenze con le parti sociali e il Parlamento. E’ un testo fra i più avanzati nelle legislazioni europee e anche oltre”.
Con il “Testo Unico Salute e sicurezza sul lavoro” (303 articoli, 12 Titoli e 50 allegati) viene abrogato il dlgs 626/94. Nel nuovo testo sono infatti comprese tutte le norme già presenti del decreto del 1994, oltre ovviamente a una serie di altre misure che già esistono in materia di cantieri, vibrazioni, segnaletica, rumore, amianto, piombo.
Si tratta di una riforma attesa da anni e di grande valore civile oltre che economico. Con questi provvedimenti si ridisegna il quadro dei diritti dei lavoratori, visto che la prima novità importante riguarda l’estensione a tutte le prestazioni lavorative delle direttive sulla sicurezza. Con il Testo unico si sancisce infatti il principio in base al quale il lavoratore deve essere tutelato in quanto tale, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda in cui opera, dal sesso e dalla nazionalità .
Per quanto riguarda il campo di applicazione delle norme sulla sicurezza si prevede una generalizzazione a tutti i tipi di contratto, compresi quelli a progetto, a termine, a collaborazione o di telelavoro. Insomma le regole sulla sicurezza si applicano a tutti i lavoratori e lavoratrici “subordinati e autonomi”, fatta eccezione dei lavoratori che effettuano prestazioni occasionali di tipo accessorio (ai quali si applica l’articolo 70 del decreto legislativo 276 del 2003).
La norma prevede inoltre esplicite sanzioni, che possono arrivare fino all’arresto tramutabile in ammenda (da 5 a 15 mila euro), per quei datori di lavoro che non ottemperino agli obblighi sulla sicurezza. Proprio queste misure sono state ampiamente contestate da Confindustria e da altre associazioni imprenditoriali: “Inasprendo le pene non si salva nemmeno una vita umana perché bisogna prevenire. L’impianto è tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole”, ha detto nei giorni scorsi il presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo.
In caso di incidenti mortali, quando vengano riscontrate responsabilità da parte dell’azienda per incidenti che provocano morti e feriti, sono previste inoltre sanzioni amministrative fino a un milione e mezzo di euro con la sospensione dell’attività . Scattano poi – solo in questi casi – l’interdizione alla collaborazione con la pubblica amministrazione e la possibilità di partecipare a gare d’asta e ad appalti pubblici. Vengono inoltre attribuiti ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza compiti e funzioni precise. Gli Rls con la riforma potranno essere eletti in tutte le aziende a prescindere dal numero dei dipendenti. In sostanza ai lavoratori è data la possibilità di avere una rappresentanza che vigili sulla corretta applicazione delle norme (obbligatorie) sulla sicurezza.
“La legge prevede un cambiamento di mentalità nei confronti della sicurezza, puntando sull’assunzione di responsabilità piuttosto che sulla punizione o sulla proibizione” ha detto il ministro della Salute Turco. “È stato introdotto il libretto sul rischio sanitario, è stato rafforzato il rapporto tra luogo di lavoro e Asl, è stata rinvigorita la figura del medico competente, è stata promosso l’attività per la formazione dei datori di lavoro ed è stata introdotta anche la figura del rappresentante della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Il presidente del Senato Franco Marini ha definito l’approvazione della legge “un fatto importantissimo e una questione di civiltà ”. Marini, che stamane ha incontrato, nel cantiere di piazza Conca d’Oro, un gruppo di lavoratori edili della metropolitana di Roma, ha ricordato che il Presidente della Repubblica “da più di un anno si rivolge al sottoscritto e al presidente della Camera per sollecitarci a far camminare il più rapidamente possibile i provvedimenti che riguardano la sicurezza sul lavoro perché in Italia gli incidenti mortali sui luoghi di lavoro hanno una incidenza molto più alta che negli altri paesi e l’edilizia è uno dei settori più esposti, proprio ieri si sono verificati tre casi drammatici”.
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Il caso delle mozzarelle di bufala a rischio diossina approda a Bruxelles. La Commisione europea ha chiesto ieri chiarimenti ufficiali al governo italiano e oggi, giudicando “incomplete” le prime informazioni ricevute, ha sollecitato un’integrazione. Entro le 18 di stasera, altrimenti verranno valutate sanzioni al nostro Paese. Intanto però le autorità competenti hanno fatto sapere di aver già inviato tutto il materiale richiesto ed è arrivata una prima valutazione sui livelli di contaminazione nelle mozzarelle di bufala campana: “In alcuni casi la quantità di diossina riscontrata è più alta di quanto ammesso dalla legislazione europea, ma non è eccessiva”, ha dichiarato Nina Papadoulaki, portavoce del commissario Ue per la Salute Androula Vassiliou.
Le richieste della Ue sono arrivate in una lettera: “Chiediamo un’informazione completa, in particolare sugli stabilimenti di latte bloccati, sulla distribuzione di prodotti contaminati che provengono da quei siti, che devono essere ritirati. Inoltre che negli stabilimenti coinvolti vengano compiuti controlli in linea con la legislazione europea e chiediamo all’Italia garanzie e misure che tutti i prodotti derivati dalla mozzarella siano in linea con la legislazione europea per i contenuti in diossina e Pcb”. La risposta dell’Italia è stata affidata a Manuel Jacoangeli, portavoce della rappresentanza nazionale persso l’Ue: “Questa mattina sono state inviate alla Commissione dalle competenti autorità italiane le ulteriori informazioni richieste dopo quelle preliminari inviate ieri”, ha dichiarato. “Il governo italiano è il principale interessato a fare con la massima trasparenza piena chiarezza su questa vicenda. Sono in effetti state evidenziate alcune irregolarità , sia pure molto circoscritte e di limitata portata, che ci hanno portato ad adottare immediatamente una serie di misure (controlli, sequestri cautelari delle aziende, rafforzamento della vigilanza veterinaria, blocco della distribuzione dei prodotti a rischio, eccetera) che dovrebbero rassicurare la Commissione e i nostri partner europei”. Il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, che ha convocato una conferenza stampa sull’argomento, ha aggiunto che “non esiste un caso diossina in Campania. In Italia c’è un livello duplice di controllo che assicura la qualità dei nostri cibi. Non ci sono sistemi di controllo straordinari, si tratta di normali monitoraggi. I casi sono pochi e sono già stati isolati: 83 allevamenti su 1.900. La bolla mediatica che si è creata rischia di fare il paio con quella dell’influenza aviaria”.
I produttori e gli allevatori denunciano comunque un crollo delle vendite e del fatturato, mentre l’associazione dei Consumatori Aduc consiglia di non mangiare mozzarelle. “Il nostro suggerimento”, si legge in una nota, “è di non mangiare mozzarella di bufala, almeno fino a quando il ministero della Salute non comunichi i risultati definitivi delle analisi effettuate, i nomi degli allevamenti e dei caseifici coinvolti e le azioni (sequestri, chiusura, ritiro prodotti in commercio, eccetera) che ha effettuato o che intende attuare. Per ora sappiamo che il 20% circa delle mozzarelle è inquinato, che 83 allevamenti e 25 caseifici sono posti sotto sequestro. Tutto ciò”, continua il segretario dell’associazione Primo Mastrobuoni, “non basta a garantire i consumatori, vista la percentuale elevata di prodotto inquinato”. Per il ministro della Salute Livia Turco invece i cittadini possono stare tranquilli. “Posso dire loro di mangiare la mozzarella”, ha dichiarato. “Ai produttori invece dico di assumersi le loro responsabilità e di rispettare le regole, perché in questo modo il loro prodotto sarà più tutelato”.
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Mentre in tutta Italia le donne hanno invaso le piazze per manifestare a favore della legge 194 sull’aborto, Giuliano Ferrara rilancia con una delle sue provocazioni: “Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter”, la stessa malattia diagnosticata al feto abortito a Napoli durante la ventunesima settimana di gestazione. E poi la decisione: il giornalista lascia la conduzione del programma Otto e mezzo su La7 e conferma che presenterà le proprie liste solo al Senato. “Farò il test per la sindrome di Klinefelter” spiega il direttore del Foglio “che è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l’altro un’alterazione degli organi sessuali. E siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle farò le analisi”. Sarà un “atto di solidarietà ” con il feto abortito a Napoli: “Il bambino è stato ucciso perché aveva la sindrome di Klinefelter” aveva affermato Ferrara ieri alla trasmissione L’Infedele “non perché stesse per nascere con tre teste. È morto un bambino che aveva una malattia. Questa per me si chiama eugenetica”.
Ma la provocazione va oltre: Ferrara ha annunciato che la foto dei suoi testicoli, emblemi della malattia che ha portato all’aborto terapeutico di Napoli, verrà pubblicata sul Foglio. Insieme a un’altra foto: quella di un suo assegno di 250mila euro che servirà per finanziare la campagna elettorale. Quanto alle liste, Ferrara le presenterà solo al Senato, in Lombardia e Lazio, senza alcun accordo con altri partiti: “Non avrei mai pensato di fare quello che faccio adesso, candidarmi con una lista contro l’aborto, candidarmi a fare il ministro della Salute, diventando il bersaglio di una campagna di odio civile che le mie idee non meritano”. Insomma, la scelta di presentarsi alle elezioni è ormai definitiva. Il fine, come tiene a precisare lo stesso Ferrara, non è politico in senso stretto : “Una lista elettorale contro l’aborto” scrive in un articolo per Panorama “non è una ‘discesa in campo’ per fare politica nel senso più ovvio del termine e non è un grido per punire legalmente le donne in gravidanza od obbligarle a partorire. Se tu affermi ‘voglio obbligare una persona a partorire’ sei un fanatico, se aggiungi ‘voglio punirti penalmente perché rifiuti la maternità ’ sei un fanatico. Ma se dici, come la lista per la vita e contro l’aborto ‘voglio che la donna incinta sia un soggetto sociale privilegiato, voglio che sia libera di non abortire per ragioni materiali, di solitudine anche psicologica e morale, non sei né un fanatico né un cinico, sei un essere umano razionale”.
Contro Ferrara si è espresso un antiabortista come il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (il politico col quale lo stesso Ferrara pensava di apparentarsi per la campagna elettorale) : ha detto di non condividere la lista Pro life pur essendo delle stesse idee di Ferrara riguardo alla legge 194. Un segnale del clima che si surriscalda arriva da Padova: scritte contenenti minacce contro Ferrara per la sua campagna di revisione della legge sull’aborto sono comparse oggi in vari punti della città .

A Roma, invece, si è svolta una manifestazione di donne, di fronte al ministero della Salute, in difesa della legge sull’aborto: il ministro Livia Turco è scesa dal suo ufficio per stringere le mani alle manifestanti. Durante il corteo c’è stato qualche momento di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine.
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Nonostante i propositi di Berlusconi e Veltroni di tenerlo fuori dalla campagna elettorale, il dibattito pro e anti-abortista torna a infiammare gli animi. E a riempire le piazze di tutta Italia. Il sequestro di un feto dopo un’interruzione di gravidanza in un ospedale di Napoli da parte della polizia ha infatti rilanciato il dibattito già aspro sulla questione dell’aborto a due mesi dalle elezioni politiche. Oggi, in diverse città italiane, si terranno presidi e sit-in per protestare contro quanto avvenuto al policlinico Federico II.
L’accusa: “Vogliono sabotare la 194″ Le donne di tutta Italia si danno appuntamento in piazza: “Vogliono sabotare la legge 194″.
L’appuntamento è per le principali città del Bel Paese, si terranno presidi e sit-in per protestare contro quanto avvenuto al policlinico napoletano Federico II dove una donna è stata interrogata dalla polizia subito dopo essersi sottoposta a un’interruzione volontaria di gravidanza. A Roma, sit-in alle 17 di fronte al ministero della Salute; a Napoli, alle 17, in piazza Vanvitelli; a Bologna, alle 17 di fronte all’ospedale Sant’Orsola; a Milano, alle 18, di fronte alla clinica Mangiagalli. E in piazza ci sarà anche il ministro della Salute, Livia Turco, che invita alla “pacatezza” , “un’attenzione attiva nei confronti della donna”. “Difendo la legge 194 perchè ho a cuore la cultura della vita” ha sottolineato “se il dibattito sulla vicenda si fosse sviluppato attorno alle necessità di cura e di assistenza attorno alla donna che aveva avuto notizia della malformazione del feto, alla maggior presenza del pubblico, perché non fosse lasciata in solitudine, e su come migliorare la qualità dei consultori, sarebbe stato un passo avanti per la promozione della cultura della vita”.
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Le donne della politica e non solo hanno risposto all’appello lanciato dal ministro della Salute di Livia Turco, che oggi ha dichiarato “È necessario che voi donne - prendiate la parola. Inventatevi qualcosa per parlare sul diritto alla vita, sulla maternità , per difendere la legge 194 e dire cosa significa l’esperienza della maternità ”. In risposta al documento dei neonatologi romani che afferma la necessità di rianimare i prematuri anche contro il consenso della madre sono state soprattutto loro a scendere in campo.
Per Arcidonna ”Il movimento delle donne c’è ed è forte.
Ciò che manca invece, è l’attenzione della politica e dei media. Di ingerenze vaticane parla Elettra Deiana (Rc):”I continui tentativi di attacco alla legge 194, le continue ingerenze della Chiesa nella vita politica italiana danneggiano le condizioni di vita ed il senso di sé delle donne. La politica - continua Elettra Deiana - invece di essere subalterna alle richieste Vaticane, dovrebbe ribadire la propria autonomia”.
Dello stesso tono la dichiarazione di Emma Bonino:”Penso che la politica debba fare il proprio mestiere senza rincorrere le agende dettate da altri”. Anche per la vicepresidente dei Deputati Verdi, Luana Zanella, questa “È una nuova tappa della crociata contro l’autonomia delle donne e la legge 194″, mentre per Maria Luisa Boccia, senatrice Rc, ”andare contro il volere delle madri, nel caso di un feto abortito, rientra in una concezione astratta della vita in quanto tale”.
Più sfumate le posizioni degli esponenti del Pd: secondo Franca Bimbi ”il documento dei medici di Roma è degno della massima attenzione per quanto riguarda l’approfondimento del dibattito scientifico sulle capacità di sopravvivenza dei neonati molto prematuri”, mentre secondo Vittoria Franco ‘’sostenere la legittimità di fare a meno del consenso della madre sembra un primo passo verso lo svuotamento del principio fondamentale della legge 194, la maternità responsabile e consapevole”.
Sull’altro fronte la prima a difendere la presa di posizione dei medici è la senatrice teodem Paola Binetti, secondo cui è ‘’sorprendente che occorra un incontro di tutti i direttori delle cliniche ostetriche per ristabilire quello che sembrava un diritto già acquisito anche a norma della legge 194, che dice che quando un bambino nasce vivo occorre rianimarlo”.
D’accordo con la senatrice sono soprattutto gli esponenti del centrodestra:”Quando la gravidanza viene interrotta - ha affermato il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione - il diritto della donna sulla propria gravidanza si è esaurito”. D’accordo il suo collega di partito Luca Volonte’: ”I genitori non sono padroni, il figlio neonato non è una proprietà - sostiene il deputato - diversamente, si introdurrebbe l’eutanasia neonatale”. A difendere Binetti anche la senatrice Laura Bianconi (Fi), secondo cui le polemiche sul caso sono “del tutto fuori luogo”, e Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia, che ha dichiarato che ”la legge 194 non può più essere considerata un totem”. Secondo Alfredo Mantovano (An), ”l’art. 7 della 194 impone di adottare tutte le misure necessarie per garantire la permanenza in vita del feto dopo un aborto”.
Unica voce fuori dal coro nel centrodestra quella di Chiara Moroni (Fi): ”Non è possibile inserire nell’agenda politica il tema dell’aborto e la revisione della legge 194. La politica - sottolinea Moroni - deve rivendicare il suo primato e non deve farsi condizionare dalla posizioni della Chiesa”.
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Mancava solo la sua. E infatti è arrivata: la benedizione della senatrice Paola Binetti contro la legge 194. Per nulla intimorita da chi la voleva fuori dal Pd per aver votato contro, lo scorso dicembre, al primo e pasticciato pacchetto sicurezza voluto da Veltroni; per nulla imbarazzata dalla lettera che lo stesso segretario le ha inviato per dirle che affermare che “i gay vanno curati” è “pericoloso e sbagliato”, ora la cattolica Binetti interviene nel dibattito sulla revisione della legge sull’aborto.
E c’è poco da sorprendersi, visto che la senatrice non è nuova nel giocare ruoli di rottura, sui temi etici, con le posizioni laiche della sinistra della propria maggioranza.
Esponente di punta dei teo-dem - corrente del Partito Democratico di stampo democristiano e cristiano-sociale (ne fanno parte Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Enzo Carra e Marco Calgaro), molto vicina alle posizioni dottrinali propugnate dalla Chiesa sulla procreazione assistita e sui Dico - alla vigilia di Natale, per far capire di che pasta è fatta, la Binetti ha rincarato la dose contro le dure critiche del suo leader e le accuse di “nazismo” delle associazioni Lgbt: “È grave che Veltroni, spinto dalle pressioni degli omosessuali, voglia soffocare il confronto su temi così importanti. No, Walter, non è con i diktat su unioni civili e omosessuali che si costruisce il partito Democratico”. E a conferma della sua tesi, la Binetti ha rispolverato i suoi trascorsi professionali. La senatrice, che in passato non ha nascosto di usare il cilicio come forma di penitenza, altri non è che una neuropsichiatra. Una scienziata, insomma. “Ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare” scriveva sulla Stampa “non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me”.
Veltroni o non Veltroni, scienza o non scienza, comunque Paola Binetti le idee chiare le ha sempre avute: “La mia coscienza resta qua”. Senza uscire o farsi cacciare, come vorrebbero in tanti, dal Pd. Ma ora la posizione della senatrice si è fatta ancor più estrema, dicendosi pronta non solo a sostenere la crociata lanciata dal direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara e dal Cardinale Ruini, ma anche di essere disposta a votare con Forza Italia e con una formazione trasversale in Parlamento: “Sulla salvaguardia della vita” spiega “non valgono logiche di schieramento o posizioni di partito”. Altro che inciucio, insomma: “Sono convergenze alla luce del sole”.
A raccogliere politicamente le proposte del giornalista e del cardinale, è stato Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che ha confermato di aver presentato, già tre mesi fa, una mozione parlamentare per”l’istituzione di linee guida (attualmente non previste dalla 194) per permetterne un’applicazione piena, coerente e omogenea”. E la Binetti si è accodata: “Nel Pd e in Parlamento” rivela “siamo in più di quanti si creda a ritenere indispensabile la rivisitazione della legge 194″.
Un numero che non contempla certo Marina Sereni, vice capogruppo del Pd alla Camera: “La legge 194 è stata un’ottima legge che ha contribuito a sconfiggere l’aborto clandestino e a dare alle donne tutele e aiuti per una maternità consapevole. Mi auguro” ha aggiunto Sereni “che l’iniziativa a titolo personale dell’onorevole Bondi, che sa tanto di speculazione politica, resti assolutamente tale”. Dice sì al dialogo, ma no alla modifica della legge, il ministro della Salute Livia Turco. Che ha lanciato un messaggio forte e chiaro: “È una legge applicatissima”. La legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, infatti, “ha fatto sì che da trent’anni ad oggi gli aborti si siano praticamente dimezzati riducendosi del 45% e sia stato cancellato l’aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna”.
Va dritta al bersaglio, invece, la capogruppo del Pdci al Senato Manuela Palermi: “La senatrice Binetti sta coprendo di vergogna e di ridicolo l’intera coalizione di governo. Affermare di essere pronta a sottoscrivere la mozione di Forza Italia contro la 194, significa insultare tutte le donne”. Ma non è solo vergogna, è totale incompatibilità : “Il suo incredibile comportamento” prosegue ancora la Palermi “rende incompatibile la sua presenza in un centrosinistra che nel suo programma ha riaffermato la laicità dello Stato. che Veltroni intervenga”.
Ma, essendo lei una senatrice, con i numeri risicati che il governo si trova a Palazzo Madama, a dover intervenire per quietare gli animi e accontentare tutti i riottosi alleati, sarà , come al solito, Romano Prodi. Che non aveva messo in conto una tegola di queste proporzioni, nella già delicata agenda d’inizio anno.
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