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I giovani non l’hanno preso bene, il divieto di consumo alcoolici che il Comune di Milano ha imposto agli under 16 (in vigore da lunedì 20 luglio per 120 giorni, almeno in una prima fase sperimentale). Parlano di “ritorno al proibizionismo”, di ordinanza “ridicola”.
Una multa fino a 450 euro per tutti quei ragazzi che, da stasera, saranno sorpresi a bere alcolici sia dentro che fuori i locali della ex “Milano da bere”. Le multe, spiega il vice sindaco Riccardo De Corato, saranno inviate ai genitori (”colpevoli” di non avere il massimo controllo sulle azioni e l’educazione dei propri figli), come prevede la legge trattandosi di minori. Sono previsti anche il sequestro cautelare e la confisca amministrativa delle bottiglie, a opera di vigili, polizia, carabinieri e guardia di finanza che, stando all’ordinanza, hanno il compito di far rispettare la nuova regola.
Una misura che ha suscitato perima l’ilarità e poi la rabbia dei più giovani, scettici sull’effettiva utilità di una legge del genere: “per un figlio pirla… centinaia di euro di multa!”, commentano sul forum di Giovani.it.
Per Letizia Moratti, ovviamente, non c’è però nulla di punitivo. Il sindaco di Milano spiega: “L’obiettivo è lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie: ai primi vogliamo ricordare che l’alcol fa male, alle famiglie che le istituzioni non le lasciano sole nell’educazione dei figli”.
Le reazioni degli “adulti”
La linea dura del sindaco milanese, e del suo vice De Corato che già minaccia “provvedimenti a raffica”, sembra comunque piacere molto a quel “mondo degli adulti” a cui i giovani guardano con sospetto.
Gli stessi gestori dei locali milanesi hanno dato il loro sì convinto al divieto di vendita e consumo di alcolici da parte dei minori. E il Moige si spinge oltre, chiedendo l’estensione del divieto a livello nazionale, con una apposita legge.
Un’idea che secondo il ministro dell’Interno Maroni avrebbe poco senso, visto che i sindaci locali potrebbero già fin d’ora seguire l’esempio milanese attraverso apposite ordinanze. Ma che potrebbe comunque arrivare in Parlamento, dato il sostegno ricevuto dall’iniziativa morattiana da esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra.
Per non parlare dell’apprezzamento del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che commenta così: “una idea eccellente, una ottima iniziativa, spero che venga ripresa da tutte le amministrazioni”.
Le opinioni della Rete
Per comprendere le opinioni dei diretti interessati dall’ordinamento, invece, occorre invece rivolgersi al luogo giovane per eccellenza: la Rete. Dove spuntano e si rincorrono critiche, lamentele, notazioni e accuse di ipocrisia.
Il cattivo esempio degli adulti
Un messaggio educativo che fa a pugni - come l’ordinanza - con tutti i messaggi pubblicitari che passano a tutte le ore sulle televisioni, sui giornali, su Mtv, che fanno espressamente riferimento all’alcol come stato del benessere e dell’allegria. Fa a pugni anche con l’atteggiamento degli adulti che sull’alcol non hanno niente di educativo da insegnare.
Pollicino » Vietare l’alcool a 16 anni?
…e il cattivo esempio degli altri Stati
“Ridicola. La nuova ordinanza che vieta il consumo e vendita di alcool ai minorenni a Milano è ridicola. Solo un gruppo di matusalemme che non è mai uscito dall’Italia, o peggio dalla propria città , poteva riproporre un concetto così grossolano che è fallito dappertutto quando è stato applicato. Il proibizionismo degli alcolici esiste già in altri paesi come la Svezia ed è aggirato in modo semplicissimo.“
Fabristol » Il proibizionismo non è la risposta
Di tutta l’erba, un fascio
“Il cosiddetto processo alle intenzioni è partito e si sta dilagando… togliere la possibilità a una persona di bere ritenendo che questa si ubriacherà di sicuro (fatti suoi poi, se non guida…) è un processo alle intenzioni.”
Alexeidos » Alcool? Sì, grazie
Risalire alla fonte
“Che qualcuno abbia potuto pensare che vietare non solo la vendita (quella è sanzionata dall’art.689 del codice penale da un bel pezzo) ma anche il consumo di alcol agli adolescenti fosse un’iniziativa intelligente è qualcosa che davvero va al di là della mia comprensione. [...] allora, dico io, facciamo un altro piccolo sforzo e vietiamo pure il desiderio. Dice, e come fai a impedirlo il desiderio? Ma perché, la detenzione è più facile?”
Aioros83 » Guerra tra alcolisti
Prima sfruttati, poi vietati
“Nella cultura conviviale italiana è intessuto e profondamente radicato, il ricorso ludico all’alcool; [...] gli adolescenti respirano questo da sempre ed inoltre il proliferare in tutti i posti di locali e localini dove si punta alla grande sui momenti di “sballo” ha fatto delle città enormi macchine da degustazione e relative pisciate pubbliche. [...] Quindi si corre ai ripari, vietando, more solito. Il divieto dopo il businnes. Sola logica possibile?“
Ossimora » Happy Hour
La MAPPA delle altre città  favorevoli e contrarie ad adottare l’iniziativa della giunta milanese
Con un’ordinanza del sindaco Letizia Moratti, il comune di Milano ha vietato vendita e consumo in pubblico degli alcolici per i minori di 16 anni. Per chi trasgredisce, previste sanzioni (da recapitare ai genitori) fino a un massimo di 450 euro. Siete d’accordo?
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Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività ”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità ”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità ”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità , la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità . In questo caso la priorità è la vita, la mobilità , l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.
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Niente più fermi selvaggi, basta con i sindacati che con, forti di “quattro iscritti” fermano un Paese intero, stop ai ai ribelli del tram, delle metrò, delle ferrovie. Almeno questo è l’intento del governo che ha analizato i dati della Commissione di garanzia sugli scioperi, che proprio in questi giorni presenta la nuova relazione sul 2007-2008, la conflittualità nel settore dei trasporti si è mantenuta a livelli altissimi, si è calcolato che tra vertenze nazionali e proteste locali, in media si contano circa 3 scioperi proclamati ogni giorno, mille in un anno.
E allora ecco l’inevitabile stretta: il ministero del Lavoro ha messo a punto una bozza di riforma che approda domani al Consiglio dei ministri e che di fatto riscrive la legge 146 del 1990. La novità principale? Si chiama sciopero “virtuale” (si proclama, ma si lavora ugualmente) per le categorie cosiddette “essenziali”.
La norma è contenuta nella bozza di disegno di legge delega sulla regolamentazione dello sciopero nei trasporti che il consiglio dei ministri esaminerà nella prossima seduta di venerdì 27. Lo rivela l’Adnkronos che spiega i contenuti del provvedimento. Contenuti che sembrano corrispondere alle indiscrezioni che già circolavano e che avevano messo in allarme i sindacati. Ecco i punti principali del testo.
1) Referendum consultivo obbligatorio
Le nuove norme prevedono il referendum consultivo preventivo obbligatorio prima dello sciopero, a meno che non si tratti di proclamazioni da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate di un grado di rappresentatività superiore al 50% dei lavoratori. per servizi o attività di particolare rilevanza è prevista anche la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte del singolo lavoratore.
2) Sciopero virtuale
Per alcune categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale, arriva lo sciopero virtuale. lo sciopero virtuale prevede che un lavoratore dichiari l’astensione dal lavoro ma in realtà presti comunque la sua attività , perdendo però la retribuzione. questa, insieme alla somma che deve erogare l’azienda, viene poi destinata a fini sociali. in questo modo non si danneggiano i cittadini e si fa comunque una pressione sull’azienda.
3) Norme anti-effetto annuncio
È prevista la comunicazione con un ampio anticipo della revoca dello sciopero.
4) Nuova commissione e nuovi poteri
Al posto della commissione di garanzia nascerà la commissione per le relazioni di lavoro a cui saranno attribuiti competenze di natura arbitrale e conciliativa. avrà anche il compito di verificare l’effettivo grado di partecipazione agli scioperi e scambierà informazioni con le autorità amministrative competenti per l’adozione della ordinanza di precettazione.
5) Tipi di proteste vietate
Addio all’occupazione di strade, autostrade linee ferroviarie o aeroporti in seguito a uno sciopero. È previsto infatti anche il divieto di forme di protesta o astensione dal lavoro lesive, anche per la durata o le modalità di attuazione, del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione anche attraverso l’individuazione, nei contratti e negli accordi collettivi relativi a servizi non essenziali, di specifiche formalità e procedure per la proclamazione.
6) Autotrasporto
Regole specifiche riguarderanno l’autotrasporto, con riferimento specifico alle prestazioni essenziali da garantire e la durata massima delle astensioni nel comparto.
7) Sanzioni
Il governo sarà delegato a rivedere e aggiornare il regime sanzionatorio, (le multe), nel caso di violazione delle regole sul conflitto da parte dei promotori del conflitto, delle aziende che tengono comportamenti sleali e dei singoli lavoratori, con specifico riferimento al fenomeno degli scioperi spontanei. le sanzioni individuali previste dalla normativa sulla regolamentazione del diritto di sciopero sono riscosse da equitalia e non più dai datori di lavoro.
Ma quanto piace la riforma? A Cisl e Ugl abbastanza: da loro arriva un via libera di massima; d’accordo anche la Uil che però boccia il meccanismo dell’adesione preventiva. La Cgil, invece, è preoccupata: “Mi auguro che a guidare l’iniziativa del governo sul diritto di sciopero non sia, dopo aver favorito la rottura del sindacato, il tentativo di impedire che il dissenso possa manifestarsi” afferma il segretario confederale Fabrizio Solari. Il Pd, con Cesare Damiano, chiede al governo di concertare le nuove misure coi sindacati, mentre il segretario di Rifondazione Ferrero attacca a testa bassa: “È una controriforma, siamo pronti alle barricate”.
Il VIDEO servizio:

Picchiato a sangue per aver pestato involontariamente un piede. È accaduto, a Gela, a un giovane di 25 anni, Saverio D., che ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Il primo diverbio era avvenuto all’interno del locale, il “Tanguera”, ma la lite era stata sedata dal personale di vigilanza. Fuori, il presunto offeso, anche lui poco più che ventenne, ha subito chiamato rinforzi, radunando gli amici che si trovavano sul posto. E quando il “branco” è stato al completo, è iniziato il pestaggio.
Saverio è stato lasciato a terra esanime ed ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Al pronto soccorso dell’ospedale di Gela gli hanno riscontrato trauma cranico, contusioni, escoriazioni e diverse fratture. La prognosi è riservata. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri.
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Troppo rumore per… “La Bussola”.
Già : il mitico locale di Focette, a Marina di Pietrasanta (capitale della Versilia) pare ne faccia a iosa. Non nel senso che fa parlare di sé (quasi tanto quanto succedeva quarant’anni fa), perché “disturba la quiete pubblica”, come recita il reato 659 del Codice penale.
E allora? Si chiuda, almeno temporaneamente. E il cartellone estivo? A rischio.
L’esposto, che ha fatto decidere al gip del Tribunale di Lucca a mettere i sigilli al locale, è arrivato da un privato: le analisi fonometriche eseguite dall’Arpat, su richiesta della Procura di Lucca, avevano evidenziato uno sforamento del livello autorizzato di rumori.
Un brutto colpo per il locale, fondato dal patron Sergio Bernardini e oggi di proprietà della società Chantal srl, che dal 1955 ha ospitato nomi della musica e della mondanità come Fred Buongusto, Fred Buscaglione, Gino Paoli, Peppino di Capri, Ornella Vanoni, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Milva, Patty Pravo, Fabrizio De Andrè e Mina, che esordì quasi per caso proprio qui nel 1958, quando ancora era, semplicemente, Anna Maria Mazzini.
E quando le discoteche facevano meno rumore e, soprattutto, non c’erano ancora le attuali norme in fatto di inquinamento acustico.
La Bussola è stato anche uno dei simboli del boom economico, tanto da divenire anche oggetto della contestazione: il 31 dicembre del 1968, durante una manifestazione davanti al locale, partì un colpo di pistola che ferì alla schiena un giovane pisano, Soriano Ceccanti, costretto poi a muoversi con una sedia a rotelle.