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Lodo-bis

Riforma della giustizia, tra lodo bis e immunità: ecco tutte le proposte

Un'immagine del tribunale in piazzale Clodio a Roma (Ansa)

Un'immagine del tribunale in piazzale Clodio a Roma (Ansa)

Prosegue il dibattito tra gli schieramenti sulla riforma della giustizia. Continua

Berlusconi: “Il lodo è democrazia”. Il Pd: “Maggioranza autoritaria”

Silvio Berlusconi

Ieri, stando ai resoconti dei quotidiani (qui, qui e qui), il premier Berlusconi avrebbe così sospirato, con sollievo, per il varo del lodo Alfano e la promulgazione da parte del Quirinale: “Vi ringrazio per il lavoro che avete fatto” avrebbe detto ai senatori del Pdl, incontrati ieri sera a Palazzo Madama. “Sono felice perché finalmente i magistrati non potranno più perseguitarmi e potrò passare il sabato a lavorare alla politica invece che a parlare con i miei avvocati. Ora non verrò più perseguitato, da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze”.
Ventiquattro ore dopo, il premier torna a parlare della giustizia e del lodo Alfano: “Ho già detto che non mi sarei avvalso della clausola contenuta nel dl sicurezza. È stata chiamata legge bloccaprocessi e salvapremier, invece era esattamente il contrario”. Così ha risposto il Cavaliere ai giornalisti che gli chiedevano se si sarebbe avvalso del lodo Alfano.
La conferenza stampa di oggi è arrivata dopo un incontro fra Berlusconi e il suo omologo maltese Lawrence Gonzi. Al centro, ancora i temi della Giustizia. Secondo il premier, il lodo Alfano è “il minimo che una democrazia possa apprestare a difesa della propria libertà”, quando “si verificano cose come in Italia con una parte della magistratura che si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni”. E ha continuato: “Dal 30 giugno al 15 luglio il Presidente del Consiglio, a seguito della persecuzione che subisce da 14 anni, avrebbe dovuto partecipare ad udienze un giorno sì ed un giorno no”. Poi: “Quando arrivano le assoluzioni nessuno ne parla. Voglio vedere se nessun telegiornale dirà che dopo dieci anni di persecuzione e di fango gettato addosso a me, ai miei uomini e al mio gruppo, fango gettato addosso internazionalmente in processi spagnoli, tutti coloro che erano nel processo sono stati assolti dalla Corte di Cassazione spagnola con formula piena perché il fatto non sussiste”. E ancora: “Mi domando chi risarcirà l’immagine sporcata in 10 anni, chi risarcirà le spese per gli avvocati e di trasporto, chi risarcirà le spese di trasferta. La risposta è: nessuno. Spero che qualcuno venga a chiedere scusa, ma so che non sarà così”.
Le parole del premier fanno sobbalzare l’Italia dei valori. Dopo l’affondo di ieri di Di Pietro (”Napolitano ha firmato una legge immoral”), ecco la replica del capogruppo al Senato Felice Belisario: “Questa norma” dice, in riferimento al Lodo Alfano “getta un’ombra di discredito sulle nostre istituzioni perchè non rispetta il principio fondamentale della democrazia secondo cui tutti, anche Berlusconi, devono essere uguali agli altri davanti alla legge”.
Ma l’opposizione è divisa. Mentre l’Unità, nell’editoriale del direttore Antonio Padellaro, esprime il proprio disagio per la firma apposta dal Capo dello Stato su una legge che rende “quattro cittadini più uguali degli altri”, Walter Veltroni frena le critiche nei confronti del Colle. “Sono convinto che il Presidente Napolitano” scrive il segretario Pd in una nota “in tutta la vicenda del cosiddetto lodo Alfano abbia svolto con il consueto equilibrio il suo compito in una fase certamente non facile. Così come penso che, dopo l’approvazione delle Camere, la firma del provvedimento sia stata un atto dovuto”. “Manteniamo questa ferma convinzione sull’operato del Presidente, senza con questo rinunciare” chiarisce Veltroni “in alcun modo al nostro giudizio negativo sul lodo Alfano, e anche all’idea che, una materia di questa delicatezza, la maggioranza avrebbe fatto bene ad affrontarla con una legge costituzionale e non con un provvedimento ordinario fatto approvare in maniera tanto frettolosa da apparire autoritaria”.

Il VIDEO servizio:

Lodo, Napolitano promulga la legge. Alfano: “Dialogo per la riforma”

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato il “Lodo Alfano”, la legge, varata ieri dal Senato, che sospende i processi nei confronti dei vertici dello Stato.
Così la nota del Quirinale: “Già il 2 luglio in riferimento alla autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge si era reso noto che punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato.
A un primo esame, quale compete al Capo dello Stato in questa fase - prosegue la nota - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza. La Corte, infatti, non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale. Giudicò inoltre un interesse apprezzabilè la tutela del bene costituito dalla “assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche”, rilevando che tale interesse “può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni”. Insomma, nessun ostacolo di natura costituzionale impedisce la promulgazione del Lodo Alfano, spiega il comunicato del Quirinale. Che prosegue: non essendo intervenute, in sede parlamentare, modifiche all’impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell’articolo unico diretta a meglio delimitarne l’ambito di applicazione - conclude la nota -, il presidente della Repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge.
Forte del pronunciamento del Parlamento e del “nulla osta” del Colle, il ministro Alfano ha voluto tornare sulla necessità di una riforma della giustizia: “I cittadini hanno bisogno di una risposta in tempi certi quando chiedono allo Stato giustizia, così non è e lo dimostrano le condanne dell’Europa circa i tempi lunghi dei processi italiani. Partiremo da questo mettendo al centro i cittadini”, ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, partecipando a Palazzo Giustiniani alla presentazione del rapporto del Censis sullo stato della giustizia in Italia. “La nostra riforma della giustizia avrà come punto cardine la accelerazione dei processi”, ha aggiunto il Guardasigilli facendo sapere che è fermamente intenzionato nel coinvolgere l’opposizione avviando il dialogo sulla riforma del sistema giudiziario. Secondo il titolare del dicastero di via Arenula, potrebbe infatti esservi con il centrosinistra un accordo su più punti: “Vi sono punti di condivisione che vanno valorizzati, speriamo in un confronto senza pregiudizi che ponga al centro le esigenze dei cittadini e non l’ottica di parte”. Secondo Alfano, ci sono i presupposti per una discussione serena anche con la magistratura dal momento che il governo ritiene che “i problemi della giustizia siano talmente grandi e sotto gli occhi di tutti che solo chi non vuole non può confrontarsi”.

Lodo Alfano, il giorno dopo. Per Mancino va rafforzato con una legge costituzionale

Nicola Mancino

“Non sarebbe fuor d’opera rafforzare con una legge costituzionale una legge ordinaria. L’ho sempre detto”. All’indomani dell’approvazione definitiva del Lodo Alfano il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ribadisce il suo punto di vista: per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiede una legge costituzionale.
Mancino ricorda di aver sempre sostenuto, anche da senatore: “Che la legge Schifani sarebbe stata travolta dalla Corte Costituzionale”, dice prima di iniziare il plenum a Palazzo dei Marescialli. “Qualcuno” aggiunge “ha insinuato il sospetto che avessi collegamenti con la Consulta. Non era vero allora e non è vero neanche adesso”. Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura si dice poi amareggiato per le critiche ricevute, sia all’epoca che di recente: “Ora mi sono imposto un periodo di tregua; alla ripresa, a settembre, non penso che ci sarà la guerra. Ma mi chiedo: è legittimo esprimere una opinione in un Paese democratico?”.

Ma a Mancino replica il senatore del Pdl Giuseppe Valentino: “La norma che è stata votata dal Parlamento non prevede innovazioni che riguardino l’immunità, ma si limita a prevedere la mera sospensione dei processi per le ‘alte cariche’ per la durata della funzione e per una sola volta”, dice. “Il codice di rito regola poi altri casi di sospensione del processo per condizioni sopravvenute e tutto ciò senza scomodare la Costituzione. D’altronde” spiega ancora Valentino “se i termini di prescrizione sono sospesi, se il processo può riprendere da dove è stato interrotto, ci troviamo di fronte ad una semplice posticipazione che non deve implicare assolutamente alcuna modifica costituzionale. E così è stato!”.

Chiusa la vicenda Lodo, va avanti il dibattito più complessivo sulla giustizia e sulla sua riforma, annunciata dal Guardasigilli Alfano per il prossimo autunno. Nel dibattito interviene il presidente del Senato Renato Schifani. “Ad ogni ritardo, inadeguatezza e inefficacia del sistema della giustizia corrisponde il disagio e la pena di una persona umana”, ha detto partecipando a Palazzo Giustiniani, alla presentazione del rapporto del Censis “L’avvocatura ripensa al sistema della giustizia” promosso dal Consiglio nazionale forense, dalla fondazione dell’Avvocatura italiana e dall’Associazione italiana giovani avvocati. “Il parlamento e la politica nel suo insieme devono quindi considerare la priorità dell’intervento di questa delicatissima materia per ciò che effettivamente è: non una riforma contro qualcuno o qualcosa, ma prima di tutto una riforma a favore del cittadino, che in questo caso è, quasi sempre, un cittadino che soffre”.
“Quando si leggono le statistiche sulla durata dei provvedimenti” ha aggiunto Schifani “sull’arretrato degli uffici, sugli errori giudiziari va sempre tenuto presente che ad ogni fascicolo, ad ogni provvedimento corrisponde la vicenda umana di una persona che dal sistema della giustizia attende la tutela del proprio diritto o la giusta pena per l’errore commesso”. Secondo il presidente del Senato “il livello di fiducia dei cittadini sull’amministrazione della giustizia, coincide in gran parte con i livelli di fiducia nei confronti dello Stato: rispondere con chiarezza e coerenza su questo terreno costituisce per la politica un’occasione preziosa di recuperare all’apparenza civile quei tanti cittadini che la fiducia mostrano di averla ormai perduta”.

Lodo Alfano alla Camera, ma contro la “blocca processi” il Pd lascia

Toghe di magistrat

Una frenata e un’accelerazione: accolta la proposta del governo, l’Aula di Montecitorio voterà il lodo Alfano (che prevede l’immunità giudiziaria per le 4 più alte cariche dello Stato e la relativa sospensione dei procedimenti giudiziari a loro carico per la permanenza della loro durata in carica) giovedì, prima del decreto sicurezza. Ed è molto probabile che la norma “blocca-processi” contenuta nel decreto venga modificata profondamente se non addirittura ritirata. È questa la conclusione di una giornata al cardiopalma sul fronte della giustizia, nella quale è saltata alla fine l’ipotesi di un’intesa tra centrodestra e opposizione. Pd e Idv hanno infatti abbandonato i lavori della commissione e il governo, sostenuto dalla maggioranza dei gruppi parlamentari (grazie anche all’astensione dell’Udc), ha deciso di andare avanti sul Lodo Alfano: la norma che punta a sospendere i procedimenti giudiziari per le quattro più alte cariche dello Stato fino alla fine del loro mandato.
Ma la vicenda del “sorpasso” in Aula tra Lodo e “blocca-processi” è piuttosto complessa soprattutto perchè si è svolta alla vigilia della manifestazione convocata dall’Idv proprio per dire basta alle leggi ad personam proposte dal governo Berlusconi. Nei giorni scorsi in molti avevano scommesso che si sarebbe potuti arrivare ad una sorta di intesa tra i poli riguardo la possibilità che il Lodo Alfano venisse discusso dall’Aula della Camera prima del decreto sicurezza. Sulla spinta anche dell’Udc che da sempre aveva dato il suo parere favorevole in linea di principio al Lodo, come confermato anche oggi da Pier Ferdinando Casini.
In cambio, però, il Pd aveva fatto capire che avrebbe chiesto il ritiro della ‘blocca-processì: la misura che avrebbe gettato lo scompiglio nei tribunali di mezza Italia come denunciato dall’Anm pronta a scendere sul piede di guerra.
Ma in giornata il filo sottilissimo che legava Pdl e Pd sul fronte di questa possibile intesa si è spezzato. Anche perché per il Pd sarebbe stato davvero difficile spiegare l’eventuale ’scambiò proprio alla vigilia della manifestazione di Di Pietro.
Così la presa di posizione del capogruppo alla Camera Antonello Soro che faceva trasparire un qualche segnale di apertura al confronto, sarebbe stata vista malissimo da un’altra parte del partito. Così, nel pomeriggio, il Pd si è visto costretto a tirare il freno a mano con il ‘nò a 360 gradi del presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro: “Il Lodo? Non è necessario nè urgente. E poi, solo se si fa con legge costituzionale…”.
Anche durante la seduta congiunta delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali c’è stata un pò di tensione nel gruppo, ma alla fine Marco Minniti ha spiegato che l’ipotesi di accordo non esisteva (”È inaccettabile”) e che la proposta di togliere la “blocca-processi”, calendarizzando prima il Lodo, altro non era se non l’ammissione che la prima non era altro “che una legge ad personam fatta su misura per il premier”. E da qui è stata un’escalation e tutti i deputati del Pd hanno deciso di abbandonare i lavori di commissione per protesta.
Nemmeno nella maggioranza tutti guardano con favore alla proposta. Il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini parla infatti di “baratto scellerato”. Per Ghedini, infatti, “non c’è alcun collegamento” tra i due provvedimenti. “Il primo” ha spiegato Ghedini “è un provvedimento a tutela di tutti i cittadini, mentre il lodo Maccanico-Schifani-Alfano è un provvedimento per evitare che le più alte cariche dello Stato siano soggette continuamente a processi”.
Il senatore auspica, comunque, che il processo cosiddetto Berlusconi-Mills, in corso oggi a Milano, prosegua fino alla conclusione “per dimostrare l’estraneità del presidente del consiglio alle accuse”.
Alla vigilia della manifestazione, insomma, il clima tra i poli è di nuovo tesissimo, nonostante l’ottimismo del presidente della Camera Gianfranco Fini che ha considerato l’annuncio del governo di ritirare la blocca-processi dopo il “sì” al Lodo una decisione che potrebbe creare “un clima meno infuocato”.

Giustizia, Napolitano smorza le polemiche: “Il Csm non giudica sulla costituzionalità”

Giorgio Napolitano

Smorzare i toni, tornare al dialogo. L’ha sempre detto e sostenuto il Capo dello Stato. Soprattutto quando sul tavolo del confronto stanno i temi della giustizia. E allora, meglio ripetere una volta di più l’invito. Così Giorgio Napolitano non esita a scrivere una lettera (qui il testo) al Csm, (organo che formalmente presiede) per dire che non può esservi “dubbio o equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’è noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre Istituzioni”.
Questo uno dei passaggi della missiva inviata dal presidente al vice Nicola Mancino, che l’ha letta nel plenum in corso nel quale dovrà essere approvato il parere sul provvedimento per la sicurezza e in particolare sull’emendamento salva-processi.
I “pareri” del Csm “sono dunque destinati a rilevare e segnalare le ricadute che le normative proposte all’esame del Parlamento si presume possano concretamente avere sullo svolgimento della funzione giurisdizionale. Così correttamente intesa l’espressione di un parere del Csm non interferisce - altra mia preoccupazione già espressa nel passato - con le funzioni proprie ed esclusive del Parlamento: anche quando, come nel caso dei decreti legge, per evidenti vincoli temporali, tale parere non abbia modo di esprimersi prima che il Parlamento abbia iniziato a discutere deliberare”. Questo uno dei passaggi della lettera del capo dello Stato.
“Confido che nell’odierno dibattito e nelle deliberazioni che lo concluderanno, non si dia adito a confusioni e quindi a facili polemiche in proposito. La distinzione dei ruoli e il rispetto reciproco, il senso del limite e un costante sforzo di leale cooperazione, sono condizioni essenziali ai fini della tutela e della valorizzazione di ciascuna istituzione, delle sue prerogative e facoltà”.

Il FORUM: Troppo potere ai magistrati?

Immunità per le alte cariche: via libera del governo al ddl

Le toghe

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali, il cosiddetto “lodo Schifani bis”. Lo si apprende da fonti governative.
Secondo il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si tratta “di un disegno di legge, non chiamiamolo lodo, perchè il lodo implica la partecipazione di tutti e non so se sarà così”.
Quindi, “in disegno di legge”, ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi “verrà immediatamente sottoposto al Parlamento”. Dove “Immaginiamo” ha aggiunto “possa avere, per austerità di contenuto e per la scrittura che non ha lasciato spazio a eccessi (il Ddl contiene un solo articolo e otto commi, di cui l’ultimo è l’entrata in vigore”), un largo consenso parlamentare”. Secondo il Guardasigilli, infatti, “queste diposizioni verso le alte cariche dello Stato sono utili al buon funzionamento delle istituzioni e che non vi sia nessun nesso tra queste disposizione e le norme contenute nel decreto sicurezza”. Alfano è convinto che “questa iniziativa legislativa possa portare verso un più ordinato e sereno equilibrio tra i poteri dello Stato. Abbiamo fatto un lavoro serio di intervento in riferimento ai punti deboli del ‘lodo Schifani’, quelli individuati come incostituzionali dalla Corte. Crediamo inoltre di aver riaffermato i principi che invece erano stati valutati positivamente e non è detto che la Consulta debba pronunciarsi nuovamente sul provvedimento”. Infatti, secondo il ministro Guardasigilli: “Se nessuno eccepirà la costituzionalità di questa legge - ha spiegato - la Corte non avrà motivo di pronunciarsi e la legge dispiegherà i suoi effetti senza passare nuovamente al vaglio della Corte”.
Eccoli, i punti salienti del disegno legge: “La sopensione non è reiterabile, l’imputato ci può rinunciare”, ha spiegato il titolare di via Arenula spiegando il provvedimento approvato in Consiglio dei ministri. “Sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della carica i processi nei confronti del Presidente della Repubblica, del presidente della Camera, del presidente del Senato e del presidente del Consiglio dei ministri”, ha proseguito Alfano. E ancora: “Se Silvio Berlusconi diventasse, in questa o in una prossima legislatura, Presidente della Repubblica si applicherebbe il ddl (che comunque deve ancora diventare legge) approvato oggi dal Cdm che prevede l’immunità per le alte cariche dello Stato”.

E sul ddl si sono poi espressi i rappresentanti dell’opposizione. “Qualunque discussione su un procedimento di questo genere deve vedere prima il ritiro della norma sulla sospensione dei processi”, ha risposto al ministro Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Partito democratico. “Le condizioni per il consenso parlamentare si creano. Noi abbiamo posto condizioni assolutamente di buon senso. L’immunità per le alte cariche dello Stato deve valere dalla prossima legislatura, altrimenti avremo un sistema in cui si legifera ancora una volta nell’interesse personale del presidente del Consiglio. Ciò è più rischioso per Berlusconi di quanto non sarebbe affrontare serenamente un processo di primo grado. La cosa che non è possibile fare è imporre questo testo nel giro di poche settimane, avendo prima introdotto una norma sulla sospensione del processo. Inoltre non è possibile che questo venga imposto da un presidente del Consiglio che ha un procedimento a suo carico pendente e per impedire che a ottobre vada a sentenza”.
Al solito duro, il leader Idv, Antonio Di Pietro. Che contesta il metodo e merito del nuovo lodo sulla sospensione dei processi per le alte cariche: “Si tratta, in sostanza , di non far processare Berlusconi quando il processo è già arrivato alla fine”. Di Pietro ha ribadito che il suo partito proporrà un referendum abrogativo non appena il disegno di legge sarà approvato dal Parlamento.

Le norme su sollecitazione del governo e per decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, approderanno infatti nell’Aula della Camera lunedì 28 luglio.

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