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Il lodo (Alfano) “al pettine” della Consulta. Udienza chiusa, pronostici impossibili

La sala gialla di palazzo della Consulta, prima dell'udienza della Corte Costituzionale sul "lodo Alfano"

La sala gialla di palazzo della Consulta

Dal “lodo Schifani” al “lodo Alfano”: è la seconda volta nel giro di cinque anni che la Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità di una legge che sospende i processi penali nei confronti delle più alte cariche dello Stato.
La discussione sul testo Alfano inizia martedì 6 ottobre, nel palazzo che fronteggia il Quirinale, dove i 15 giudici della Consulta (dal nome della sede, dal 1955, della Corte costituzionale) sono chiamati a dire se lo “scudo” in questione sia costituzionale oppure no. Continua

Veltroni all’attacco: “Berlusconi? Un’anomalia, ma siamo pronti alle riforme”

Walter Veltroni

“Considero chiuso lo spiacevole incidente di ieri” con il presidente del Senato, Renato Schifani. Ma non è chiusa, invece, la polemica con il premier che parla di “opposizione sfascista”. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ospite di una trasmissione di Radio3, gioca per l’ennesima volta all’attacco. Per il leader del Pd, Berlusconi è “un’anomalia del sistema democratico”.
tuona Walter Veltroni: “Vedo grande aggressività nei nostri confronti ma questo è in sintonia con chi pensa non di aver vinto le elezioni ma di aver preso il potere e ha fastidio per chiunque ha un’opinione diversa”. “Il presidente del Consiglio ha fastidio di tutto” sostiene “dell’esistenza dell’opposizione, dei sindacati, del Parlamento, della magistratura: è chiaro che così diventa molto difficile una convivenza”.
Intervistato da Radiotre Walter Veltroni spiega che “questo paese ha bisogno di entrare in una democrazia matura, ha bisogno di un mutamento delle regole del gioco”, dice il leader del Pd, che rivendica “come un merito” la semplificazione del quadro politico. “Abbiamo fatto” afferma “una operazione di grande europeizzazione della vita politica italiana”. “A inizio legislatura” sostiene Veltroni “sembrava possibile non tanto il dialogo ma fare le riforme, poi il presidente del consiglio ha spostato l’attenzione dai problemi dei sessanta milioni di italiani ai problemi di un italiano, i suoi, a cominciare dalla giustizia con le quali abbiamo occupato i primi mesi di governo”.
A questo punto, dice Veltroni, “vengano in parlamento con le riforme istituzionali: riduzione del numero dei parlamentari, monocameralismo, noi le voteremo. Ma basta con questa storia del dialogo, perché il dialogo se lo si voleva fare lo si faceva all’inizio della legislatura”.
Replica seccamente a Veltroni il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi: “L’aspetto più grave delle dichiarazioni di Veltroni non è il loro contenuto ma la volontà precisa di scatenare e alimentare nel Paese uno scontro artificiale per preparare le condizioni della manifestazione del prossimo 25 ottobre. Un tale spregiudicato cinismo, che prescinde completamente dalla realtà del Paese e dalle stesse convinzioni di chi ne è autore, è un altro triste primato nella storia politica del nostro Paese”.

Veltroni prepara la piazza: non siamo il club della pipa

Il leader del Pd , Walter Veltroni

Silvio Berlusconi dice cose “palesemente non vere” e la maggioranza ha atteggiamenti “intollerabili”. È ormai un refrain quotidiano quello di Walter Veltroni. Che, parlando alla direzione del Pd, torna ad attaccare il presidente del Consiglio: “La situazione attuale è questa: un’opposizione iper-responsabile che ha in mente l’interesse del Paese e un capo del Governo che annuncia spot e si contrappone, come è accaduto nella vicenda Alitalia”. Veltroni torna sulle sue recenti denunce di una “crisi della democrazia” affermando che “il Governo ha un atteggiamento intollerabile”.
“Il capo del Governo” ha affermato il segretario del Pd “dice semplicemente cose non vere. Guardate la vicenda dell’elicottero: ha detto che lo ha preso per controllare dall’alto i campi rom, e tutti sanno che non è così, lui stesso lo sa. Guardate” ha insistito Veltroni “ha anche detto che non è vero che ha insultato il capo dell’opposizione, e noi ieri abbiamo tirato fuori tutte le sue dichiarazioni di insulto”. Secondo Veltroni, “la vicenda Alitalia è il paradigma di questo paese. C’era un governo che aveva mandato a sbattere la soluzione possibile, e un’opposizione che non condivideva questo esito, ma che pure si è adoperata per il successo di questa soluzione. Ha informato il Governo e il giorno dopo il presidente del Consiglio dei Ministri anziché ringraziare, o anche non dire nulla, dice quelle cose che tutti abbiamo sentito”.
Incalza Veltroni, anche sul tema (a lui caro) della democrazia in pericolo: “Il Pd non intende imbracciare la teoria del regime ma sta di fatto che nel nostro Paese si stanno allentando le garanzie”. L’ex sindaco dice di essere “sinceramente preoccupato per l’Italia e per l’occidente” perché, quando in passato si sono aperte crisi sociali di queste dimensioni, “si sono prodotti arroccamento e una risposta totalitaria”. “Ogni volta” aggiunge l’ex sindaco di Roma “che si sono intrecciate la crisi sociale e la crisi dei meccanismi di decisione la società ha conosciuto le sue tenebre”. “Non sto dicendo”, continua il segretario del Pd “che ci sarà un colpo di Stato, con Valerio Borghese o il colonnello Tejero; dico però che ti volti e la società non è più la stessa e si sono affievolite le garanzie. Noi non siamo per imbracciare il teorema del regime; non temo il regime, ma la situazione italiana è peculiare perchè ha una destra populista”.
Veltroni ha poi difeso la scelta di indire il 25 ottobre il corteo contro l’esecutivo. “Nel centrodestra si sono stupiti per il fatto che abbiamo indetto una manifestazione di piazza. Ma cosa credevano, che il Pd fosse il club della pipa?” ha ironizzato. “La differenza tra noi e loro sarà che mentre loro scrivevano sotto il palco contro il regime, noi scriveremo ‘Salva l’Italia’. E cioè salva l’Italia dall’impoverimento, dal rischio di perdere un ruolo anche internazionale, dal rischio di perdere I nostri valori”.
Veltroni ha ricordato, tra l’altro, che il 14 ottobre, anniversario delle primarie del Pd, sarà il battesimo della tv del partito: “Non vedo conflitti tra la nascita di “You Dem” e la televisione dell’associazione “ReD” (quella dalemiana, ndr). Ma naturalmente bisogna fare in modo che queste televisioni aiutino il Pd”. La tv del partito, deve essere vista “come una forma moderna di un partito moderno: non una tv tradizionale, ma il collegamento tra il Pd e le tante persone che partecipano alla vita del partito attraverso la Rete. Sarà fatta” garantisce “dai cittadini e andrà sul satellite. Sarà” conclude “l’occasione per fare un bilancio ad un anno dalle primarie”. A propoito, a un anno dalle primarie in quale situazione versano i Democratici? “Noi siamo dei perfezionisti della vita democratica” ha spiegato Veltroni “e questo pluralismo è un bene e credo che non esista partito al mondo con una vita così articolata. È importante però che la discussione sia un mezzo e non un fine, finalizzata ad accrescere le potenzialità di comprensione della società e anche generatore di consenso”.
La linea dello scontro con Berlusconi ha però attirato critiche di “girotondismo” ed estremismo. Anche nel Pd qualcuno ha apprezzato poco e Veltroni ha voluto puntualizzare: altro che estremista, “ho fama, credo meritata, di essere una persona moderata”.

Il veto di Veltroni: Berlusconi al Quirinale? Mai

Walter Veltroni

E tre. Riparte con l’opera di delegittimazione nei confronti di Berlusconi, il leader del Pd. Per Walter Veltroni, infatti, l’ipotesi del Cavaliere come possibile Capo dello Stato non esiste. “Oggi al Quirinale c’è Giorgio Napolitano, in precedenza ci sono stati Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro” spiega in un’intervista all’Espresso “persone che hanno fatto il bene del Paese. È un luogo dove devono esserci figure che garantiscano la Costituzione, conoscano le regole del gioco, rispettino le opinioni di tutti, accettino il dissenso. Tutto ciò che Berlusconi non è”.
Dunque Berlusconi futuro Presidente della Repubblica non s’ha da fare. Per il segretario del Pd, la figura del leader del Pdl non sarebbe compatibile con quella carica.
E sulle parole del leader della Lega Umberto Bossi, che invece aveva appoggiato l’eventuale candidatura di Berlusconi al Quirinale, ha aggiunto: “Ho visto che Bossi ha detto che per lui Berlusconi al Quirinale andrebbe bene. Per me no: non va bene. Per fortuna il problema non si pone: fino al 2013 al Quirinale ci sarà Napolitano, una garanzia per tutti”.
Anche sul presidenzialismo Veltroni non lascia dubbi, spiegando che non lo inquieta. E poi aggiunge: “Ma se la domanda è se in questo momento in Italia è giusto passare a un sistema presidenziale rispondo ancora no. Le istituzioni sono figlie della cultura del tempo e in Italia, in questo momento, è necessario rafforzare le istituzioni di controllo”.
La risposta da parte del Pdl è arrivata da Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. ”Ferma restando la stima e la gratitudine che tutti abbiamo per come il Presidente Napolitano sta svolgendo il suo ruolo, e la grande fiducia per come adempierà ai suoi compiti fino al termine del suo mandato, l’intervista di Walter Veltroni all’Espresso in cui spara a zero contro una ipotetica candidatura al Quirinale di Silvio Berlusconi appare l’ennesima prova di debolezza da parte del segretario del Pd. Veltroni dimentica - prosegue Capezzone - che lui non è in condizione di porre alcun veto, nè su questo nè su altro. Pensi piuttosto, se ci riesce, a fare il segretario del Pd. E magari, sull’argomento Quirinale, si metta d’accordo con D’Alema, che a Bruno Vespa - a proposito della legittimazione di una eventuale presidenza Berlusconi - ha detto esattamente il contrario”.
A porre la domanda conclusiva ci pensa il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi: “Non capisco perché Veltroni e D’Alema si dividano su una candidatura di Berlusconi al Quirinale senza che l’interessato l’abbia posta e senza che l’incarico sia libero”.

L’alleato Di Pietro e l’avversario Berlusconi: ecco i nuovi bersagli di Veltroni

Walter Veltroni

Tensione alle stelle, a sinistra. Continuano a stuzzicarsi gli alleati dell’opposizione. Comincia il segretario del Pd, Walter Veltroni, a scagliarsi contro il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Considero le sue critiche al Presidente Giorgio Napolitano quanto di più inaccettabile. Napolitano sta garantendo il rispetto della Costituzione e delle regole, mai animato da spirito di parte e con una scrupolosa coscienza del ruolo di custode e di garante che gli è assegnato dalle norme costituzionali. Ogni attacco a lui, perciò, appare cieco e strumentale”.
La risposta dell’ex pm non tarda ad arrivare: “Veltroni deve intervenire per invitare tutte le parti a risolvere il problema, non a prendersela con chi segnala il problema”, dice il leader dell’Idv, intervistato da Radio Radicale. “Veltroni dovrebbe sapere che bisogna prima informarsi e poi pesare le parole” dice Di Pietro. “Ho detto e ribadisco che la Corte Costituzionale non può lavorare nel pieno delle sue funzioni perché manca un giudice da un anno e mezzo e il parlamento non lo elegge perché i partiti non si mettono d’accordo in modo lottizzatorio sul suo nome. “Io ho rivolto un accorato appello al presidente della Repubblica” continua Di Pietro “affinché, con interventi formali e non solo con pii auspici, il Parlamento si assuma le sue responsabilità. Se tutti si sentono offesi è perché hanno la coda tra le gambe, non possono rispondere nel merito e devono attaccare nella forma per sfuggire al merito. Allora un capo dell’opposizione, pure se si chiama Veltroni” conclude “deve intervenire per invitare tutte le parti a risolvere il problema”.
L’attrito fra Veltroni e Di Pietro, a dire il vero non nasce oggi. Anzi. Cominciarono i dissidi subito dopo le elezioni, con la decisione dell’Idv di non fondersi nel gruppo parlamentare dei dei democratici. Scegliendo un’opposizione più diretta, intransigente, barricadera. Su ogni tentativo di dialogo (dalla riforma elettorale, alla giustizia) tra Pdl e Pd, il leader dell’Idv aveva da ridire. Sulla petizione democratica “Salva l’Italia”, il leader Idv ebbe a dire: “La loro è un’opposizione di facciata, la nostra un’opposizione vera
Ancora, sulla vicenda Alitalia: “Noi ci stiamo battendo in Senato” perché il decreto che palazzo Madama sta esaminando “è pieno di norme incostituzionali. Noi abbiamo già presentato una pregiudiziale di costituzionalità, mentre il Pd invece si astiene. E questo sarebbe fare l’opposizione?”.
Col tempo, insomma, Di Pietro ha finito per essere il vero problema di Walter Veltroni: è con lui che il segretario del Partito democratico ha dovuto fare i conti. L’ex pm si è rivelato un concorrente vero, il solo che, dopo la scomparsa in Parlamento dei gruppi radicali, può rubargli la scena e di conseguenza i voti, sull’onda dell’antiberlusconismo. Perciò Veltroni è costretto a inseguire il leader dell’Italia dei valori in battaglie cui probabilmente rinuncerebbe volentieri. Compresa quella di denunciare, a mezzo stampa, il “pericolo per la democrazia” rappresentato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (lo ha fatto domenica con un’intervista al Corriere della Sera e poi di nuovo sul Corsera con una lettera aperta)
Peraltro, lo scontro tra Pd e Idv non si limita alla Vigilanza Rai e alla nomina del portavoce nazionale dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando. Lo stesso Antonio Di Pietro ai giornalisti che chiedono un commento alla lettera dell’ex sindaco di Roma al Corriere, risponde deciso: “Veltroni dice oggi quello che noi diciamo da tempo: adesso mi chiedete se sono d’accordo con quello che io stesso e l’Italia dei Valori denunciamo fin dall’inizio? L’Idv sta facendo un’opposizione coerente, cosa che non sta facendo il Pd, che fa l’opposizione del giorno dopo”.
Un botta e risposta da veri ex alleati. Chiosato dall’intervento, tra gli altri, del senatoreMarco Follini, responsabile del Pd per le politiche dell’informazione. E viene facile allora al presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, commentare così: “Di Pietro attacca in maniera indegna il presidente della Repubblica e Veltroni deve a sua volta attaccare Di Pietro. Abbiamo la conferma del caos che c’è nelle opposizioni. E di fronte a questo caos” aggiunge Gasparri “noi dovremmo scegliere come elemento di garanzia un esponente del partito di Di Pietro che anche ad avviso di Veltroni non rispetta le istituzioni? Ma di che cosa stiamo parlando?”.

Csm nella bufera per la fuga di notizie. Berselli: “Mancino si dimetta”

Nicola Mancino

Si era raccomandato, Nicola Mancino: “Niente fughe di notizie”.

Bocca cucita sulle bozze di parere che il Csm doveva discutere sulla questione della norma “blocca processi” nel decreto sicurezza. Ma ieri pomeriggio, prima ancora della discussione, un’anticipazione del giudizio dell’organo superiore dei giudici era già sulle agenzie. Con opinioni come queste: “La blocca processi è un’ amnistia occulta” e “viola l’articolo 111 della Costituzione”.
Mancino si è infuriato con gli altri componenti del Csm, ma non è bastato.
La fuga di notizie infatti non è piaciuta alla maggioranza, già ai ferri corti con i magistrati. E così Filippo Berselli, relatore dell’emendamento “blocca processi” e presidente della commissione Giustizia del Senato, chiede le dimissioni di Nicola Mancino da vicepresidente del Csm, di fatto la prima carica dell’organo di autogoverno dei magistrati essendo quella di presidente assegnata dalla Costituzione al Presidente della Repubblica.

“Sarebbe un atto dovuto” dice Berselli “non eroico, perché la funzione di Mancino è garantire la riservatezza e impedire la diffusione di indiscrezioni così irresponsabili”, che, secondo il senatore del Pdl “mettono in imbarazzo il Presidente Napolitano e non possono passare sotto silenzio”.
Mancino non risponde ma striglia il Consiglio: “Il Csm” ha detto in apertura odierna dei lavori del plenum “parla solo attraverso i suoi atti ufficiali, non con personali interpretazioni. Torno a chiedere riservatezza. Non se ne può più di questa prassi di far dire ai nostri atti o ai nostri documenti non il loro contenuto ma l’interpretazione che qualcuno vuole loro dare”. Mancino ha poi dato incarico al presidente della seconda commissione del Csm Berruti di fissare un decalogo di regole a tutela della riservatezza degli atti e del lavoro dell’organo di autogoverno della Magistratura.

Csm: “Incostituzionale la blocca processi”. E il Lodo-bis sarà un ddl

La sede del Csm

Nessuna sorpresa. Lo scontro tra governo e magistrati sull’emendamento “blocca processi” al decreto sicurezza coinvolge anche il Consiglio superiore della Magistratura. “Viola l’articolo 111 della Costituzione” e cioè il principio della ragionevole durata, la norma che sospende i processi per reati puniti con meno di dieci anni di reclusione.

Questo dice la bozza di parere che è stata presentata oggi alla Sesta Commissione del Csm dai relatori Livio Pepino e Fabio Roia. Il testo parla esplicitamente di ”mancato rispetto del principio della ragionevole durata dei processi (art.111 Costituzione)”, da cui ”discenderanno crescenti richieste risarcitorie” in applicazione della legge Pinto. Ma i relatori avvertono anche che la norma ”oltre a ledere in modo assai grave gli interessi e le aspettative delle parti offese, può violare anche diritti dell’imputato”. Secondo il massimo organo della giustizia, la sospensione ”riguarderà un numero ingente di dibattimenti” scrivono i relatori, addirittura ‘’secondo alcune stime più della metà di quelli in corso”. Mentre “un’amnistia occulta applicata al di fuori delle procedure previste dall’ articolo 79 della Costituzione” viene considerata la norma che dà la possibilità ai presidenti di tribunali di sospendere i procedimenti vicini alla prescrizione o che riguardano reati coperti dall’indulto.

Il parere definitivo sul decreto legge del governo da parte del Csm è atteso per domani. Oggi il vicepresidente Nicola Mancino aveva raccomandato “riservatezza” ai magistrati. Ma la bozza di parere presentata sembra andare chiaramente in una direzione.

Per quanto riguarda invece la riedizione del Lodo Schifani, bocciato a suo tempo dalla Consulta, “il provvedimento sulla non processabilità delle più alte cariche dello Stato sarà un disegno di legge e non un decreto legge ed il testo sarà all’esame del Consiglio dei ministri di venerdì.
Ad affermarlo il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito conversando con i cronisti in Transatlantico. Il ministro annuncia che domani si terrà una conferenza dei capigruppo in seguito alla richiesta del governo di chiedere la calendarizzazione del disegno di legge sul ‘Lodo Bis’ per l’Aula della Camera già a luglio.
Per quanto riguarda l’approvazione definitiva, Vito auspica che ”l’iter possa essere il più veloce possibile” anche da parte del Senato.

Il VIDEO servizio:

Giustizia: scudo per le alte cariche. Pd disponibile, Di Pietro insorge

Il voto in Senato sulla sicurezza

Passa al Senato la norma “blocca- processi”, il governo si prepara al ddl “lodo-bis” per garantire l’immunità alle alte cariche dello Stato, in Giunta per le elezioni a Palazzo Madama viene respinta la proposta di arresto per il senatore Pdl Nicola Di Girolamo. Insomma, l’esecutivo tira dritto. E l’opposizione si spacca.

Nel giorno della prima fiducia chiesta dal governo Berlusconi sul decreto fiscale (dopo 47 giorni dal giuramento), succede che il braccio di ferro tra Italia dei Valori e Pd finisca in lite. E che, sul decreto rifiuti, la minoranza si divida in tre: voto a favore dell’Udc, astensione del Pd, no dell’Idv.

Ma è la giustizia il cuore dello scontro tra Antonio Di Pietro e i Democratici. “Un problema gravissimo di alleanze”, dice l’ex pm di Milano, mettendo insieme il no all’arresto del senatore all’estero che non risiedeva in Belgio (Di Girolamo, appunto) e le parole di Anna Finocchiaro che considera una “apertura” del Pd al ‘lodo Schifani’ (”inopportuno per un premier, ma nessuna pregiudiziale”). “Ci dicano se vogliono fare la ruota di scorta a Berlusconi. Noi abbiamo chiesto voti per essere alternativi al Cavaliere. Se loro non sono d’accordo, non possiamo essere alleati”, attacca Di Pietro. E chiede “un immediato chiarimento pubblico”.
Chiarimento che non arriva. Anzi. Antonello Soro, capo dei deputati del Pd, risponde per le rime. Le parole di Di Pietro sono “inaccettabili”, troppo “sopra le righe”. Il Pd non farà regali a Berlusconi né accetterà di votare leggi ad personam, dice il capogruppo, ma “nessuno ha dato a Di Pietro la patente per misurare il rigore dell’opposizione del Pd e l’ex pm non si rende conto del regalo che fa lui al Cavaliere quando fa il massimalista e “scambia il tono della voce con la profondità del pensiero”.
Ma l’Idv ha scelto la strada dell’opposizione a tutti i costi e lo strappo con i veltroniani si ripropone più volte durante la giornata. Dal decreto rifiuti (no dipietrista, astensione Pd), alla conferenza dei capigruppo della Camera che il capogruppo di Idv Massimo Donadi abbandona dopo una lite solitaria con il collega del Pdl Fabrizio Cicchitto. Di Pietro sembra insomma alzare ogni giorno di più il prezzo dell’alleanza. E Veltroni non intende inseguirlo. Il segretario democratico, durante un incontro con i senatori, ha ribadito la linea di un’opposizione costruttiva, ma ferma nei principi.

L’immunità per le più alte cariche dello Stato, per il Pd, non è uno scandalo in sé, ma non è opportuno, come ha detto la Finocchiaro in aula, che un premier la chieda per sé e subito. Inoltre, ogni confronto va ancorato a condizioni precise, tra cui ad esempio che il lodo sia previsto da una legge di rango costituzionale e che comunque valga dalla prossima legislatura.
Paletti che Berlusconi certo non può accettare. E che riavvicinano, malgrado tutto, anche Pd e Idv.

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