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Inchiesta Why not: a Catanzaro magistrati contro magistrati

Pierpaolo Bruni, il magistrato che ha sostituito Luigi de Magistris nell’indagine Why not della procura generale di Catanzaro, è in rotta di collisione con il resto del pool: ha chiesto di essere sollevato dall’incarico e il trasferimento del procedimento alla procura di Salerno. Lo rivela il settimanale Panorama nel numero in edicola da venerdì 18 luglio, che riporta ampi stralci delle lettere che Bruni ha inviato, per motivare le sue richieste al procuratore generale Enzo Iannelli.
In una lettera del 10 giugno, scrive Panorama, si legge: «Il gruppo di lavoro esiste solo formalmente poiché soltanto lo scrivente, pressoché in esclusiva negli ultimi mesi, ha posto in essere attività investigative e di impulso alle indagini».
Bruni, che non ha firmato la richiesta d’archiviazione per l’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, è in contrasto con i colleghi anche sull’atteso chiarimento della posizione di Romano Prodi. Infatti Bruni sta seguendo un filone che riguarda l’ex premier («il presunto finanziamento all’onorevole Prodi attraverso il Laboratorio democratico», un centro studi di giovani vicini al Professore) e vuole poter continuare a investigare prima di archiviare.

Nell’ultima missiva, spedita a fine giugno, scrive Panorama, Bruni, preoccupato per l’andamento delle indagini, ha proposto una riunione del pool con un ordine del giorno sorprendente: discutere il trasferimento dell’inchiesta catanzarese alla procura di Salerno per competenza, visto che i pm Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi procedono contro alcuni indagati di Why not per una presunta corruzione in atti giudiziari.

Why Not, tutti gli uomini (e i finanziatori) del presidente


L’inchiesta Why Not della Procura Generale di Catanzaro si sta concentrando sempre di più sulle campagne elettorali delle regionali del 2005 e delle politiche del 2006 e sulla ”rete” di personaggi che avrebbe garantito i successi del centrosinistra di Romano Prodi. Lo rivela l’inchiesta di Panorama, da domani in edicola.
Tra le carte sequestrate al presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, accusato di corruzione, ci sarebbe anche un elenco di somme di denaro e relativi donatori che il governatore dovrà giustificare ai pm nei prossimi giorni. Intanto, i flussi di soldi riconducibili alla rete portano sempre più decisamente verso la Repubblica di San Marino. Gli investigatori stanno cercando conferma alle testimonianze che raccontano di scambi di fatturazioni sospette tra alcune società sotto indagine (per esempio la Met Sviluppo) e la Pragmata di Piero Scarpellini, vecchio amico di Prodi e consulente non pagato di Palazzo Chigi per le questioni africane.
Presto - annuncia l’articolo - dovrà essere ascoltato l’amministratore unico della Pragmata, Claudia Mularoni. Secondo quanto rivela Panorama, però, a interessare gli investigatori non sarebbe solo la Pragmata srl, fondata nel 2000, ma anche la meno pubblicizzata gemella Pragmata sa (società anonima, di cui non è possibile conoscere i soci), costituita nel 1995 da una costola della Nomisma, centro ricerche fondato da Prodi. La Pragmata sa nel 2005 ha cambiato nome ed è diventata la Perspective.
Gli inquirenti sono interessati anche agli affari della Teresys foundation, ideata da Scarpellini, e dal Laboratorio democratico europeo il cui presidente è il deputato Sandro Gozi e nel cui comitato esecutivo c’è proprio Mularoni.
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Loiero e l’inchiesta Why Not: perquisito, attacca i giudici calabresi

Il presidente per l'Unione della Regione Calabria, Agazio Loiero | Ansa
Anche senza Luigi De Magistris, il pm finito nel mirino del Csm come il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo, l’inchiesta Why not che lui aveva avviato a Catanzaro e che ha coinvolto anche Romano Prodi e Clemente Mastella, va avanti. E continua a riservare sorprese.
Stamattina sono state perquisite case e uffici di Agazio Loiero, il presidente della Regione Calabria, a Catanzaro, Roma, Staletti e Reggio Calabria.
Nella sede del consiglio regionale è stato perquisito l’ufficio di Eugenio Ripepe, capo struttura del capo gabinetto del Presidente e stretto collaboratore di Loiero. Nel decreto di perquisizione, una decina di pagine in tutto, firmato dai magistrati Alfredo Garbati e Pierpaolo Bruni, le ipotesi di reato avanzate sono corruzione elettorale (reato tra l’altro che sarebbe già prescritto) e corruzione semplice e si farebbe riferimento a finanziamenti dati alla campagna elettorale da Antonio Saladino (ed in tal senso si spiega il ruolo di Ripepe, che collaborava all’epoca delle elezioni regionali del 2005 nella struttura del candidato presidente margheritino).

Loiero non ci sta e attacca. Il governatore della Calabria, che si trova da ieri a Roma per impegni istituzionali, ha diffuso una nota in cui scrive che “a parte il trauma di vedere i militari frugare tra le mie cose più intime in maniera generalizzata (hanno preso di tutto senza un mandato o una direttiva precisa), non riesco a perdere la serenità. Convinto come sono che emergerà la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati”. “Fatti vaghi: si fa riferimento a presunti finanziamenti che avrei ottenuto durante la campagna elettorale del 2005 in cambio di favori. Ma nel capo d’imputazione di quei favori non c’è alcuna traccia. C’è semmai prova del contrario: nelle intercettazioni telefoniche di Saladino lo stesso lamenta proprio l’atteggiamento estremamente rigido che io avevo assunto nei confronti dei giovani di Why Not. Mi sembra quindi chiaro che le perquisizioni di oggi solo in apparenza sono finalizzate a trovare prove degli assunti favori, mentre nella sostanza è evidente che hanno lo scopo di mettere sotto la lente di ingrandimento la mia intera attività politica”.

Non basta: ”D’altra parte capisco che i magistrati di Catanzaro che mi hanno indagato, Pierpaolo Bruni e Alfredo Garbati, non potevano che agire così: non potevano cioé che essere più realisti del re. Basti ricordare che l’ex pm De Magistris, inizialmente titolare dell’inchiesta, ha denunciato presso la Procura di Salerno i seguenti magistrati: l’avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, che ha avocato l’indagine; il precedente procuratore generale della Corte d’appello di Catanzaro, dott. Pudia; l’ex procuratore della Repubblica di Catanzaro e quello attuale, Lombardi e Murone; il presidente del Tribunale della libertà, Rinardo; il sostituto procuratore generale della Corte d’appello, D’Amico; l’ex presidente di sezione della Corte d’appello, Baudi, nonché diversi appartenenti alle forze dell’ordine. Insomma nel palazzo di giustizia di Catanzaro il clima è tutt’altro che sereno e purtroppo per me chi oggi ha in mano il procedimento non può che essere condizionato di riflesso da questo clima. A questo punto però mi auguro fortemente che l’esito della perquisizione, certamente per me positivo, segni l’ultimo passaggio di quest’inchiesta”.
”Infine - conclude Loiero - una riflessione: sono già stato indagato da De Magistris in un’altra inchiesta per la quale lo stesso magistrato mi aveva assicurato in presenza del suo procuratore capo e del mio avvocato che avrebbe chiuso le indagini nel giro di quindici giorni. In verità la chiusura è avvenuta dopo un anno circa e con la richiesta di rinvio a giudizio. Lungo questo interminabile arco di tempo sono stato demonizzato da più parti da figure istituzionali ma anche da imputati di omicidio e furfanti vari. Con riflessi inimmaginabili sulla Regione. Quando un giorno, spero non lontano, risulterò anni luce lontano dagli addebiti che mi si attribuiscono, chi mi potrà mai risarcire e chi soprattutto risarcirà la mia difficile regione?”

L’inchiesta che era stata avviata da De Magistris ruota attorno alla figura dell’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria. Per ricostruire il percorso seguito dai finanziamenti che sarebbero stati utilizzati illecitamente, sono state affidate una serie di perizie contabili. Si sta provvedendo, inoltre, ad un esame approfondito del voluminoso fascicolo processuale, che vede una quarantina di persone iscritte nel registro degli indagati. Per il lavoro di segreteria collegato all’esame del fascicolo è stata applicata alla Procura generale un’impiegata della Procura della Repubblica che in passato, tra l’altro, aveva collaborato col pm Luigi De Magistris.

LEGGI ANCHE: Il dossier sull’inchiesta Why Not

Why Not, l’inchiesta che scotta va avanti con 40 indagati

Luigi De Magistris, pubblico ministero a Catanzaro
Sono 40 gli indagati dell’inchiesta Why Not, avocata nei mesi scorsi dalla Procura generale di Catanzaro dal pm Luigi De Magistris. L’indagine riguarda presunti illeciti che sarebbero stati commessi nell’utilizzo di finanziamenti pubblici.
Tra gli indagati ci sono il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ed il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, in relazione ai loro presunti rapporti con l’imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria e personaggio centrale dell’inchiesta.
La Procura generale sta stringendo i tempi per arrivare al più presto ad una definizione delle presunte condotte delittuose emerse dall’indagine. Per ricostruire il percorso seguito dai finanziamenti che sarebbero stati utilizzati illecitamente sono state affidate una serie di perizie contabili. Si sta provvedendo, inoltre, ad un esame approfondito del voluminoso fascicolo processuale, contenuto in decine di faldoni. Per il lavoro di segreteria collegato all’esame del fascicolo è stata applicata alla Procura generale un’impiegata della Procura della Repubblica che in passato, tra l’altro, ha collaborato col pm De Magistris. In Procura generale, inoltre, stanno lavorando a fianco dei magistrati i carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro che conducevano le indagini di polizia giudiziaria anche col precedente titolare dell’inchiesta.
LEGGI ANCHE: Il dossier sull’inchiesta

Senza De Magistris, l’inchiesta Why not rinasce a Crotone

Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris, titolare delle inchieste su logge segrete e comitati d'affari
L’inchiesta Why not prosegue e riserva molte novità. Lo racconta Panorama nel numero in edicola da venerdì 14 dicembre. Il pool di magistrati applicati al fascicolo, coordinati dal procuratore generale di Catanzaro, Vincenzo Iannelli, sta facendo acquisire centinaia di documenti contabili e procedurali presso la Regione Calabria, cosa che sino a oggi non era stata fatta. Sono stati ordinati accertamenti anche su due società che potrebbero essere riconducibili, secondo fonti investigative, ad ambienti politici: la Core soluzioni informatiche di Bologna e la Almaviva Sud, costola dell’Almaviva, presieduta da Alberto Tripi, molto vicino al premier Romano Prodi (indagato nell’inchiesta per abuso d’ufficio).
Il pm Pierpaolo Bruni, secondo quanto racconta Panorama, nel frattempo ha ascoltato due volte la testimone chiave, l’imprenditrice Caterina Merante, che ha confermato tutte le accuse, comprese quelle contro gli uomini considerati vicini a Prodi.
Nel fascicolo sono raccolti anche biglietti da visita e lettere con raccomandazioni per alcune assunzioni indirizzate al principale indagato, l’imprenditore Antonio Saladino. I documenti, che Panorama pubblica in esclusiva, sarebbero stati scritti a mano dal presidente della Regione Agazio Loiero (all’epoca dei fatti ministro degli Affari regionali) e dal diessino Nicola Adamo, quando era assessore ai Lavori pubblici.
Il pool indaga sui vecchi reati contestati da De Magistris (nessuna posizione è stata archiviata), ma non sono escluse nuove ipotesi di reato come la turbativa d’asta e il voto di scambio. Con il nuovo corso sono stati sostituti anche i consulenti di De Magistris, al loro posto sono stati incaricati gli esperti dello studio Perotti di Torino.

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Voto di scambio e non solo: il verbale più caldo di De Magistris

Il pm Luigi De Magistris
Un verbale lungo 43 pagine destinato a far discutere. L’11 ottobre Giuseppe Tursi Prato, 53 anni, ex politico condannato per concorso in associazione mafiosa e corruzione, è stato ascoltato a Catanzaro, su sua richiesta, come “persona informata sui fatti” dal pm Luigi De Magistris. A cui ha consegnato anche un memoriale di sette pagine scritte al computer e ha parlato di agenzie di lavoro interinale, voto di scambio, Compagnia delle Opere, rapporti tra politica, imprenditori e magistratura. Il 22 ottobre avrebbe dovuto essere risentito, ma l’incontro è stato annullato dopo che il fascicolo dell’indagine “Why not” è stato tolto al pm dal procuratore generale Dolcino Favi (su cui nel 1989 il vicepremier Francesco Rutelli aveva presentato alla Camera un’interrogazione parlamentare molto dura, qui in .pdf, come ha segnalato un lettore di Panorama.it). Che cosa ha detto il testimone? Nel ricostruire la presunta rete di rapporti dell’imprenditore Antonio Saladino, il principale indagato dell’inchiesta, ha chiamato in causa numerosi politici: il presidente del consiglio Romano Prodi, il ministro della Giustizia Clemente Mastella, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, i consiglieri regionali Pino Gentile e Franco Morelli. Per De Magistris sono accuse da verificare con attenzione, per altri le parole di un collaboratore poco affidabile (come rivela Panorama da domani in edicola).
Ma ecco che cosa ha detto Tursi Prato a De Magistris: IL VERBALE INTEGRALE DELL’INTERROGATORIO in .pdf

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De Magistris cede l’inchiesta che scotta. E il testimone non parla più

Una manifestazione a favore del pm Luigi De Magistris per cui il ministro della Giustizia Mastella ha chiesto il trasferimento dalla procura di Catanzaro
Questa mattina il fascicolo dell’inchiesta Why not sul presunto comitato d’affari di San Marino ha lasciato la stanza del pm Luigi De Magistris ed è stato trasferito in quello del procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, che ha avocato a sé l’indagine dopo l’uscita della notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella e altri politici di primo piano di diversi schieramenti. La decisione di Favi ha disorientato le migliaia di calabresi che avevano manifestato a favore di De Magistris, ma soprattutto ha spiazzato le persone che stavano collaborando all’inchiesta. Per esempio il cosiddetto nuovo super testimone.
Il sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, Luigi De Magistris

Luigi De Magistris

Oggi alle 15 avrebbe dovuto essere ascoltato da De Magistris, ma l’incontro è stato annullato. Nei giorni scorsi le sue parole erano state messe a verbale altre due volte. Ma chi è questo Mister X? Si chiama Giuseppe Tursi Prato, 54 anni, e a fine estate ha chiesto di essere ascoltato dal carcere di Vibo Valentia, dove si trova per una condanna definitiva a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (articolo 416 ter, voto di scambio) e a 3 per corruzione. Prato è un ex consigliere regionale calabrese del Partito socialdemocratico (nelle cui liste si è candidato anche alle elezioni per il Senato del 2006) ed ex presidente della Asl di Cosenza. Ad accusarlo è stato l’ex boss cosentino Francesco Pino a cui avrebbe chiesto voti per l’elezione dell’ex sindaco Giacomo Mancini.

Al pm De Magistris, Prato ha raccontato di aver assistito a una telefonata tra il principale indagato dell’inchiesta Why not, Antonio Saladino (un imprenditore vicino alla Compagnia delle opere accusato di truffa ai danni dell’Unione europea) e il futuro premier Romano Prodi, qualche mese prima delle elezioni del 2006. In questa chiamata Saladino si sarebbe offerto di raccogliere voti per l’allora candidato Prodi.
L'imprenditore coinvolto nell'inchiesta del pm catanzarese De Magistris sulla cosiddetta Loggia di San Marino
Antonio Saladino
Ovviamente, visto il curriculum del testimone, le sue parole andranno attentamente valutate. Il suo avvocato, Pasquale Latino, è demoralizzato: «Noi credevamo molto nella volontà di De Magistris di combattere il malaffare in Calabria. Per questo il mio assistito aveva chiesto di essere ascoltato. Ora sarà tutto più difficile. Anche perché chi come Prato vuole collaborare con la giustizia non saprà più a chi rivolgersi».

Intanto sul caso De Magistris si è scatenato il circo mediatico: dopo la puntata di ieri sera di Report, Porta a porta e Matrix hanno preso contatto con magistrato che, però, preferisce evitare interviste televisive. Giovedì invece la squadra di Anno zero dovrebbe scendere a Catanzaro per una puntata speciale in diretta dalla città calabrese.

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Il VIDEO servizio:

Partecipa al FORUM: Se è indagato anche il ministro della giustizia

Catanzaro story: De Magistris non cede a Mastella

Il pm Luigi De Magistris
Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura il trasferimento del pm catanzarese Luigi De Magistris. La decisione avrebbe motivi solo disciplinari. Per gli ispettori del ministero il magistrato avrebbe gestito il suo ufficio in modo “macroscopicamente inadeguato”: fughe di notizie, decreti di perquisizione con troppe informazioni delicate, un numero eccessivo di interviste. In molti hanno contestato questa versione (centinaia di calabresi sono scesi in piazza per protesta) e hanno sottolineato il presunto conflitto d’interessi di Mastella che risulta coinvolto in un’indagine di De Magistris, l’inchiesta Why not su un presunto comitato d’affari impegnato tra la Calabria e San Marino.
Il ministro, martedì 25 settembre, ha dichiarato in tv che quel fascicolo non c’entra nulla e che anzi il pm potrà proseguire le sue indagini tranquillamente. In procura replicano che, in caso di trasloco, ciò sarebbe tecnicamente impossibile, e che forse Mastella non conosce per intero l’operato dei suoi investigatori.
Infatti mercoledì 19 settembre in una stanza della corte d’appello di Catanzaro gli ispettori del ministro, guidati da Federico De Siervo, hanno ascoltato per l’ennesima volta De Magistris. E gli hanno fatto domande proprio sull’inchiesta Why not (come risulta dal verbale), a cui il pm ha opposto, in più punti, il segreto d’ufficio.
Gli ispettori hanno chiesto anche dettagli sul coinvolgimento di un magistrato della procura nazionale antimafia sotto indagine, del quale conoscevano il nome, protetto in procura dal riserbo. Il pm ha preso atto della conoscenza da parte degli ispettori di atti coperti dal segreto e ha chiesto che venisse messo a verbale che non poteva dare ulteriori informazioni.

Le indagini su Mastella
Non è la prima volta che nell’inchiesta Why not De Magistris parla di pressioni da parte del ministero della Giustizia. Per esempio, a Catanzaro i sostenitori del magistrato fanno notare che, come è già apparso sui giornali, a giugno, dopo la pubblicazione della trascrizione di una telefonata di Mastella con un indagato, Antonio Saladino, il capo di gabinetto del ministro, Stefano Mogini, e il capo dell’ispettorato, Arcibaldo Miller, avrebbero chiamato ripetutamente i vertici della procura catanzarese affinché specificasse che si trattava di una telefonata “penalmente irrilevante”. Dal palazzo di giustizia si sono limitati a dichiarare che il ministro non risultava indagato, ma non sono andati oltre. Anche perché per gli inquirenti quelle chiamate sono, al contrario, utili per le indagini in corso, tanto che, in vista del processo, i magistrati potrebbero domandare al Parlamento l’autorizzazione per l’acquisizione dei tabulati del leader dell’Udeur.
La stessa richiesta potrebbe riguardare altri quattro parlamentari, tutti indagati: il presidente del Consiglio Romano Prodi, il deputato ulivista Sandro Gozi, ex assistente politico a Bruxelles del premier e suo sostituto nella commissione Affari costituzionali, l’onorevole Giuseppe Galati (Udc) e il senatore Giancarlo Pittelli (Forza Italia).
Dunque, come risulta anche da una delle ultime relazioni del consulente tecnico del pm, Gioacchino Genchi, che sta studiando il traffico telefonico degli indagati nell’inchiesta Why not, è sotto esame pure la posizione di Mastella e, in particolare, i suoi rapporti con tre indagati: il costruttore Valerio Carducci, il generale della Guardia di finanza Paolo Poletti e il già citato Saladino, imprenditore vicino alla Compagnia delle opere.
Secondo gli inquirenti catanzaresi Carducci frequenterebbe da tempo il Parlamento, presso cui lavora con società a lui riconducibili, e dal 2006 avrebbe contatti abbastanza frequenti con il ministro che, dopo un po’ di insistenze, gli era stato presentato da Saladino (quando Mastella era ancora un semplice parlamentare). Ovviamente non esiste il “reato di conoscenza”, come sa bene il guardasigilli, che da politico navigato ha un’agenda fittissima di nomi e appuntamenti e per questo De Magistris per andare avanti dovrà far emergere fatti penalmente rilevanti.

Quei soldi a San Marino
Ma a che punto è l’inchiesta catanzarese? Durante le perquisizioni (alcune immotivate, secondo gli ispettori e il tribunale del riesame) sarebbe stato acquisito materiale interessante. In più ci sarebbero nuovi importanti testimoni. Gli accertamenti finanziari su due degli indagati, Pietro Macrì, dirigente di una società di informatica, considerato uomo vicino a Romano Prodi, e il cognato Francesco De Grano, responsabile dei finanziamenti del programma operativo regionale della Calabria, avrebbero messo in evidenza flussi di denaro, considerati sospetti dalla procura, verso San Marino. Movimenti che il pm sta approfondendo con il supporto del consulente tecnico Piero Sagona, ex ispettore della Banca d’Italia, e dei vertici dell’Ufficio italiano cambi. Le indagini si stanno concentrando su una filiale della Repubblica del Monte Titano.

Il memoriale
Nel frattempo si è saputo che il pm De Magistris, per tutelarsi, sta tenendo aggiornato un memoriale (già di circa 400 pagine) in cui annota le pressioni che starebbe subendo da quando ha iniziato, nel 2005, a indagare su presunte lobby affaristiche calabresi e su politici. Parte del materiale è già stato consegnato alle autorità competenti, oltre che, “per sicurezza”, ad amici e consulenti.
Nel dossier il pm descrive le presunte ingerenze, che in alcuni casi considera “penalmente rilevanti”, da parte dei suoi superiori, e l’”isolamento istituzionale” che lo avrebbe colpito da quando ha iniziato a indagare sui poteri forti in Calabria.
Proprio in quel periodo sarebbero iniziate le ispezioni alla procura di Catanzaro e numerosi colleghi (che sarebbero pronti a testimoniare) avrebbero segnalato a De Magistris che gli ispettori, nonostante il mandato generico, chiedevano, fuori verbale, informazioni su di lui.
Per meglio spiegare il clima in cui ha dovuto lavorare per tre anni, De Magistris cita alcuni episodi: per esempio ricorda che prima delle perquisizioni al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, e altri magistrati gli avrebbero consigliato di evitare quel provvedimento visto che “Chiaravalloti lo considerava un pm ostile”.
In un altro capitolo De Magistris si sofferma sull’inchiesta Poseidon che aveva al centro presunti sprechi nella gestione dei fondi Ue per la costruzione di depuratori. Per il magistrato, quando lui e la collega Isabella De Angelis entrano nel vivo dell’indagine, Lombardi e l’aggiunto Salvatore Murone si sarebbero coassegnati il fascicolo, affiancando i due sostituti. Un caso? Per De Magistris, no. Ora la palla passa al Csm.

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