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Alcune conversazioni di un anno fa del ministro della Giustizia Clemente Mastella, intercettato mentre parla con una delle persone successivamente indagate dalla procura di Catanzaro, sono finite nell’inchiesta del pubblico ministero Luigi De Magistris. Le chiamate dell’allora segretario dell’Udeur sono contenute nella relazione dell’ex vicequestore Gioacchino Genchi, consulente tecnico del pm calabrese, titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta loggia di San Marino e sulle presunte truffe ai danni dell’Unione Europea.
La consulenza di Genchi rischia di rinfocolare lo scontro in atto da qualche settimana tra De Magistris e Mastella. Tutto ha inizio il 17 luglio, quattro giorni dopo che Panorama ha pubblicato sul suo sito web la notizia dell’iscrizione del presidente del Consiglio Romano Prodi nel registro degli indagati da parte dei magistrati di Catanzaro con l’accusa di abuso di ufficio. Quel giorno tre ispettori del ministero della Giustizia bussano alla porta della procura calabrese. Il capo degli ispettori, Federico De Siervo, ha in mano poche pagine firmate dal ministro Mastella. Oggetto dell’ispezione: la fuga di notizie su Romano Prodi e sul manager romano Luigi Bisignani. Ma gli ispettori ministeriali hanno l’incarico di occuparsi anche di una terza vicenda: la revoca di un’inchiesta da parte del procuratore capo Mariano Lombardi al sostituto De Magistris.
Nei corridoi della procura di Catanzaro serpeggiano sospetti e qualche veleno: c’è chi dice che l’iniziativa del ministro rappresenti un chiaro conflitto di interessi, considerati i contenuti della consulenza di Genchi che contiene l’analisi dei tabulati delle persone indagate e ne ricostruisce la rete di amicizie. Un network in cui entra pure Mastella. L’ex vicequestore Genchi definisce infatti nella sua relazione «rapporti intensissimi» quelli tra il guardasigilli e Luigi Bisignani, il cui ufficio di piazza Mignanelli 3, a Roma, è stato perquisito per ordine di De Magistris.
Non basta. Nella relazione vengono sottolineati anche i contatti tra l’attuale ministro e l’imprenditore Antonio Saladino, personaggio chiave dell’inchiesta, accusato di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Un legame che sarebbe di lunga data, se si deve prestar fede agli appunti e alle agende che la procura ha sequestrato nelle scorse settimane allo stesso Saladino (in alcune pagine l’uomo mostra interesse per l’appalto di informatizzazione del ministero della Giustizia).
Il consulente Genchi ha anche analizzato alcune telefonate tra Mastella, non ancora ministro, e Saladino, che non hanno alcun rilievo penale, ma che testimoniano per i magistrati la confidenza tra i due. Per esempio, quella trascritta dai carabinieri del nucleo operativo di Lamezia Terme il 16 marzo 2006 tra Mastella e Saladino, in cui i due si chiamano in modo confidenziale “Tonì” e “Cleme’”. Saladino vuole presentare al ministro “un grande costruttore, una cosa molto seria”. Mastella si offre di dargli udienza 45 minuti dopo. A Saladino manca il tempo per organizzare l’incontro, però insiste sul fatto che si tratta di una persona serissima: “Amico anche di un generale (Paolo Poletti, della Guardia di finanza, indagato pure lui, ndr) che siamo stati insieme, ti ricordi?… Un amico mio e suo pure… Capito?”.
Spiegando le ragioni della sua decisione di inviare gli ispettori a Catanzaro il ministro Mastella nei giorni scorsi al Messaggero ha spiegato che: “In realtà rispetto a Catanzaro e a questo sostituto in particolare io ho pile di richieste di interventi da parte di parlamentari dell’opposizione”. Poi ha sottolineato che gli ispettori in Calabria c’erano già: “Possono solo proseguire la loro azione magari estendendola, ma lo ripeto sono stati inviati a Catanzaro da ben prima di questo caso specifico”.
Intanto gli investigatori continuano a indagare sulle presunte truffe legate ai fondi comunitari destinati alla Calabria. Finanziamenti che avrebbero arricchito politici e imprenditori, in particolare una dozzina di società riferibili a Saladino, personaggio vicino alla cattolica Compagnia delle opere. Seguendo i suoi movimenti gli inquirenti sono arrivati all’entourage di Prodi e in particolare al deputato Sandro Gozi (ex assistente politico del Professore ai tempi della presidenza della Commissione europea) e a Piero Scarpellini (”Il consulente del premier”, come lo definisce l’accusa), classe 1950, originario di Cesena.
Le ultime indagini degli inquirenti e di Genchi si stanno concentrando proprio su di lui e su una serie di schede telefoniche anonime della Repubblica di San Marino. Sim card non intestate che sarebbero state utilizzate da Scarpellini per i suoi affari. Molti dei quali sull’asse che dal Monte Titano porta nel Maghreb, dove il consulente (insieme con il figlio Alessandro) ha ottime entrature e nei mesi scorsi ha collaborato a curare le visite ufficiali del premier.
Al centro dell’attenzione è finita anche l’azienda sammarinese Pragmata, di cui Scarpellini è dipendente, una società di consulenze nata negli anni 90 da una costola della Nomisma, il pensatoio fondato dal Professore a Bologna. Per De Magistris e Genchi Pragmata è la risposta a molte domande.
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Nell’inchiesta della procura di Catanzaro sui presunti comitati d’affari che si spartirebbero finanziamenti pubblici entra pure la gestione del G8 di Genova del 2001. Come è successo? Da mesi il pm calabrese Luigi De Magistris indaga su presunte truffe realizzate a danno dell’Unione europea. E per questo sta passando al setaccio anche i finanziamenti a fondazioni di respiro internazionale come l’Osservatorio del Mediterraneo fondato nel 2004 su input dell’attuale vicecommissario europeo Franco Frattini. Un membro del Cda è l’ambasciatore a riposo Achille Vinci Giacchi che l’11 febbraio scorso è stato ascoltato dal magistrato.
Ecco l’anello di congiunzione con il G8: infatti nel 2001 Vinci Giacchi è stato capo della struttura di missione della Presidenza del consiglio dei ministri che aveva l’incarico di organizzare il summit. Il 6 luglio scorso, la sua assistente dell’epoca, la docente universitaria Isabella De Martini, è stata ascoltata come testimone da De Magistris. La signora, spostando l’attenzione dall’Osservatorio del mediterraneo a Genova, ha raccontato una serie di presunte irregolarità, citando alcuni episodi specifici: in particolare ha rivelato i retroscena delle gare per l’accoglienza dei delegati (prenotazione alberghiera e catering) e per la gestione delle telecomunicazioni del summit. De Martini ha consegnato al pm un esposto denuncia presentato alla procura di Genova nel giugno 2001, prima dell’inizio del G8, dove parla di un’offerta Telecom che sarebbe stata protocollata dopo la chiusura della gara.
L’ex assistente di Vinci Giacchi ha riferito anche alcuni episodi da spy story: per esempio ha consegnato la copia di una lettera scritta su carta intestata della prefettura genovese e indirizzata alla Presidenza del consiglio, in cui veniva screditata. Peccato che quella missiva si sia rivelata successivamente un falso. Non basta. La donna ha detto di aver ricevuto, a seguito delle sue denunce, in una busta della Camera dei deputati una bambolina di cera rossa con uno spillone conficcato nel cuore, di cui ha subito informato la Digos di Roma.
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Nella foto, Achille Vinci Giacchi, nel 2001 capo della struttura di missione della Presidenza del consiglio dei ministri che aveva l’incarico di organizzare il G8 di Genova, fu colpito da una torta in faccia lanciata dai contestatori del summit durante una conferenza stampa.
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Oltre Prodi, ecco chi sono gli uomini che hanno un ruolo chiave nell’inchiesta del pm Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino. Imprenditori, politici, finanzieri. Tutti tirati in ballo in quella che il magistrato definisce “la pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali” e spiega: “Le indagini preliminari hanno evidenziato comuni colleganze affaristiche tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti”.
Luigi Bisignani. Ex giornalista, scrittore di spy story di successo, ex capo ufficio stampa ad alto livello, Bisignani, classe 1953, è Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle.
In passato le cronache le ha scritte e le ha anche animate. Come giornalista comincia giovanissimo all’Ansa, è stato tra il ‘76 e il ‘79 capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, nel governo Andreotti, poi nel ‘92 diventa direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi. Nell’ ‘81 viene citato tra gli affiliati alla P2, circostanza sempre smentita, e nel ‘93 viene arrestato nell’ambito delle inchieste su Tangentopoli ed Enimont con l’accusa di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Verrà condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi. Nel 2002 arriva anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti.
Lorenzo Cesa. Nato vicino a Roma nel 1951, dall’ottobre del 2005 è segretario nazionale dell’Udc. In precedenza, dal 2004, era stato parlamentare europeo. Cesa è entrato giovanissimo in Azione cattolica ed è diventato dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001, quando era consigliere comunale a Roma, è stato condannato in primo grado per corruzione, nell’ambito di una vicenda in cui è coinvolto anche il ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. La condanna viene annullata in Appello per incompatibilità del giudice, poi il reato si prescrive.
Il segretario dell’Udc ha commentato così le accuse che gli rivolge la procura di Catanzaro: “Sono amareggiato. Se avessi anche un minimo dubbio sulla correttezza del mio operato professionale, non sarei al mio posto un secondo di più. Avete di fronte una persona con le mani pulite”. Un pentito di mafia, Francesco Campanella, ha dichiarato agli inquirenti che la Global Media, società di comunicazioni fondata da Cesa e ancora riconducibile a lui attraverso la moglie e il figlio, veniva utilizzata per lucrare sui fondi europei a favore del partito.
La Global Media si è occupata dell’organizzazione, oltre che dei congessi Udc, anche degli Internazionali di tennis e dello Smau alla Fiera di Milano e ha avuto molte committenze pubbliche. Per una partecipazione della società nella Digitaleco (gruppo Sipro di Di Gangi) Cesa è inoltre finito nel dicembre 2006 nel mirino dell’Olaf, l’Ufficio antifrode europeo.
Walter Cretella Lombardo. Attualmente il generale di divisione, Cretella Lombardo è capo di stato maggiore dell’Ispettorato per gli istituti di istruzione e comandante della scuola ufficiali della Guardia di finanza di Ostia. Nato a Colosimi (Cosenza), è amico sia dell’ex direttore del Sismi Pollari, sia del generale Speciale. Ma tra le sue amicizie ci sono anche quella con Cesare Geronzi e Giancarlo Elia Valori, vicino di casa del generale a Trastevere. In passato è stato a capo del II Reparto della Fiamme gialle, l’intelligence della Guardia di finanza.
Decorato con una medaglia al valor civile per aver salvato quattro persone dall’annegamento, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Sono invidiato perché sono un uomo buono. Se dovesse essere il popolo a decidere, io riceverei un plebiscito per il mio modo di essere italiano: franco e generoso”.
Sandro Gozi. “Uomo di Prodi”: così può essere definito in sintesi Sandro Gozi, ex funzionario della Commissione Europea all’epoca della presidenza del Professore e oggi deputato dall’Ulivo. Nato in provincia di Forlì nel ‘68, è membro della commissione Affari costituzionali (in sostituzione del premier) e di quella sulle Politiche dell’Ue nonché presidente del Comitato Schengen, Europol e Immigrazione.
Gozi è docente di politiche e istituzioni europee all’Institut d’Etude Politiques di Parigi e all’Università di Lecce e ha pubblicato diversi saggi su questi argomenti. A Bruxelles è stato assistente politico di Prodi, che l’ha poi lasciato lì come consigliere del suo successore Barroso. Ma è anche uno sportivo, nel 2002 è stato campione italiano di squash.
Tra i fondatori del Partito democratico europeo, di cui è vicesegretario, nella sua attività ha sempre dedicato particolare attenzione alla promozione del volontariato a livello continentale. È membro dell’associazione culturale Input insieme a Filippo Andreatta, Enrico Letta e Lucio Caracciolo e tra i fondatori del Laboratorio Democratico Europeo, associazione politico-culturale di cui è presidente.
Pietro Macrì. Di Vibo Valentia, 43 anni, imprenditore. A Vibo, dopo aver lavorato tra Londra, Oslo e Milano, torna nel 1999 per fondare la Met, azienda che fornisce sistemi informativi integrati (5,5 milioni di euro di fatturato nel 2004 e un trend di crescita del 300 per cento). Orgoglioso di aver creato posti di lavoro nella sua terra, in un’intervista a Class del 2004 dichiara: “Qui c’erano le condizioni adatte per insediarsi: alta disoccupazione ma anche alta scolarità. Abbiamo formato decine di giovani, a nostre spese, non potevamo aspettare i tempi della finanza agevolata”. Met ha fornito piattaforme Erp ad aziende della sanità, come l’Istituto Tumori di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Presso l’azienda di Macrì è stato ospitato uno dei tre portali del World Chamber network, la Camera di commercio mondiale (gli altri due sono in Canada e in Asia). “Questa terra deve puntare su turismo e nuove tecnologie, altro che sull’industria pesante”, commentò Macrì.
Giancarlo Pittelli. È senatore di Forza Italia e avvocato penalista, nato a Catanzaro, ha 53 anni. Coordina il partito di Silvio Berlusconi in Calabria. L’incarico gli è stato affidato nonostante nel 2005 fosse alla sua prima nomina in Parlamento, grazie anche ai buoni rapporti con Bondi e Cicchitto. La sua amicizia col procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi sarebbe all’origine dello scontro di quest’ultimo col sostituto De Magistris.
Nella scorsa legislatura Pittelli è stato autore di una proposta di modifica del Codice di procedura penale che fece molto discutere. A Palazzo Madama è membro delle commissioni Giustizia e di quella sul ciclo dei rifiuti. Come legale titolare di uno studio molto affermato in Calabria, assiste alcuni tra gli indagati delle inchieste di Catanzaro. In passato è stato anche presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme, anche se ha paura dell’aereo e viaggia sempre in treno.
Antonio Saladino. Ex presidente della Compagna delle opere della Calabria, ha 53 anni ed è imprenditore nel settore del lavoro interinale. Antonio Saladino, o “Tonino”, è partito dalle caramelle. Nel 1989, accantonata la laurea in veterinaria, il “non-feroce Saladino” (la definizione è de Il Foglio di Ferrara) fa incontrare i lombardi della Icam con alcuni lavoratori calabresi e fonda la Silagum, una fabbrica di dolciumi che esporta in 25 Paesi e nel 2004 ha fatturato 4 milioni di euro. I disoccupati cominciano a fare la fila fuori dalla sua porta del quartier generale di Lamezia Terme.
Da qui l’idea di creare la Need&partners, entrando nel mercato del lavoro interinale. La sua formula l’ha spiegata a Class in un’intervista del 2004: “Abbiamo ribaltato l’andazzo abituale del Sud. Prima si presentava un progetto qualunque, pur di incassare i finanziamenti, e poi, forse, si preparavano i giovani. Noi invece creiamo le professionalità, individuiamo i bisogni reali, infine presentiamo il progetto”. Se c’è un bisogno, insomma, Saladino ha gli uomini per soddisfarlo.
Piero Scarpellini. È consulente dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani, ha 57 anni. Secondo il pm De Magistris, “insieme al figlio Alessandro rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi”. Palazzo Chigi precisa che si tratta di un consulente non pagato, ma nel settembre scorso un articolo de L’Espresso ha sottolineato che “gira su auto della Presidenza del Consiglio” e che suo figlio “svolge la funzione di portaborse di Prodi”. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo nei buoni rapporti tra Italia e Libia ma anche, secondo un’inchiesta pubblicata sul numero 25 di Panorama (giugno 2000), di quelli tra l’attuale premier e il governo di San Marino.
Piero Scarpellini è dipendente dal 1995 di Pragmata, società di consulenza sammarinese fondata da alcuni ex soci di Nomisma.
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È Piero Scarpellini il perno dell’inchiesta di Catanzaro che in questo momento coinvolge il presidente del Consiglio Romano Prodi. Lo rivela Panorama sul numero in edicola venerdì 20 luglio, in un articolo sull’indagine che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del premier per abuso d’ufficio. Le ultime piste investigative che portano a
Scarpellini, «il consulente di Prodi» come lo definisce la procura, sono alcuni viaggi in Libia e un reticolo di utenze telefoniche riconducibili a San Marino.
I consulenti dell’accusa, scrive Panorama, hanno già realizzato una relazione preliminare sugli affari di questo «impiegato» della società sanmarinese Pragmata, fondata negli anni Novanta da un gruppo di ex uomini della Nomisma, il pensatoio bolognese fondato da Prodi. Gli investigatori stanno passando al setaccio le operazioni finanziarie di Scarpellini e sono partite le richieste di rogatoria per studiare i movimenti bancari sanmarinesi. Sta collaborando con la procura anche l’ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia. Gli inquirenti stanno cercando di decifrare le missioni all’estero di Scarpellini che con il figlio Alessandro viaggia tra San Marino e il Nordafrica, dove i due svolgono i loro buoni uffici di consulenti per l’area del Maghreb del primo ministro. In particolare in Libia, dove avrebbero molti interessi. E sul consulente romagnolo De
Magistris avrebbe una testimonianza che illustrebbe nei dettagli il «sistema Scarpellini».
Nell’inchiesta sul comitato d’affari, scrive Panorama, è coinvolto un altro personaggio considerato vicino a Prodi: Franco Bonferroni, tra l’altro consigliere della Finmeccanica. De Magistris indaga anche sul ruolo dell’azienda (che ha come azionista il ministero del Tesoro) negli investimenti in Calabria, in particolare nei progetti da realizzare con i contratti di area e di programma nell’ex area Sir di Lamezia Terme e nell’area del crotonese.
Infine c’è un filone ancora tutto da approfondire che riguarda alcuni appunti destinati al Sismi, il servizio segreto militare, trovati in casa di un perquisito.
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Catanzaro story, il giallo è anche al Palazzo di giustizia: non corre infatti buon sangue tra il procuratore capo Mariano Lombardi e il sostituto procuratore Luigi de De Magistris, titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta loggia di San Marino che ha iscritto nel registro degli addirittura il premier Romano Prodi. Tra i due litiganti, nel dorato isolamento palermitano si gode la celebrità Gioacchino Genchi, il consulente informatico che ha scritto la perizia chiave. Vediamo meglio chi sono.
Luigi De Magistris. Dall’inizio della sua carriera in Magistratura, nel 1995, il sostituto procuratore Luigi De Magistris, 40 anni, si è spesso concentrato sui casi di corruzione nella pubblica amministrazione e sui rapporti tra criminalità e politica. L’inchiesta sulle “Toghe lucane”, che coinvolge anche magistrati e dirigenti di polizia, è una delle più rilevanti. Guadagnandosi la stima di chi lo considera un coraggioso censore del potere e le critiche di chi invece lo accusa di essere un magistrato politicizzato.
Da sempre a Catanzaro (tranne un intermezzo dal 1998 al 2002 alla Procura di Napoli), De Magistris è oggetto di diverse interrogazioni parlamentari da parte del centrodestra, che ne sostengono l’incompatibilità ambientale e ne chiedono l’allontanamento dalla città calabrese. In una di queste l’ex senatore di An Ettore Bucciero, che ha chiesto e ottenuto nel gennaio 2006 un’ispezione ministeriale a carico del pm, lo accusa di “tendere a condizionare la vita amministrativa, con le sue inchieste mirate a colpire con lo strumento giudiziario settori della vita pubblica dei quali non condivide le scelte politiche”.
Altri dubbi sull’attività di De Magistris sollevati dai suoi detrattori riguardano i rapporti con la stampa. Il sostituto procuratore avrebbe secondo alcuni la tendenza a dare troppa risonanza mediatica alla proprie inchieste, grazie in particolare alla sintonia con alcuni cronisti del Quotidiano della Calabria. Anche la sezione l’Anm di Catanzaro ha parlato di pericolo “per la credibilità stessa della magistratura”. Lui, che tiene sempre il Vangelo sul comodino, non si scalfisce. E in un’intervista del dicembre scorso a Telitalia, una tv locale, ne ha anche per i suoi colleghi: “Per poter affrontare il tema della giustizia in modo serio” afferma “bisogna essere anzi tutto non corporativi e molto critici al proprio interno. Ritengo che la magistratura abbia fatto parte molto spesso, in alcune sue componenti, di un sistema non trasparente”.
Mariano Lombardi. Non hanno esitato a “essere critici” l’uno con l’altro De Magistris e il responsabile del suo ufficio, il procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, già procuratore distrettuale antimafia sempre a Catanzaro. Quest’ultimo sostiene di non essere mai stato informato dal suo sostituto dell’iscrizione sul registro degli indagati del premier Romano Prodi.
Lo scontro di qualche mese fa tra i due magistrati nasce sempre da un provvedimento preso da De Magistris di cui Lombardi non sapeva nulla. Nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone” condotta dal pm su presunti illeciti nella gestione dei fondi comunitari nel settore della depurazione è indagato, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, il senatore di FI Giancarlo Pittelli. Lombardi dichiara di non essere stato informato dell’iniziativa nei confronti del senatore e per questo ha tolto l’indagine a De Magistris.
Il quale però ha contrattaccato, denunciando alla Procura di Salerno e al Csm il proprio superiore. De Magistris avrebbe riscontrato delle irregolarità commesse da alcuni colleghi e accusa Lombardi di aver fornito informazioni riservate a Pittelli riguardo all’inchiesta. Come scrivono alcuni quotidiani, Lombardi e Pittelli sono indirettamente legati e lo stesso magistrato non nega l’amicizia. Il titolare della Procura infatti è sposato con Maria Grazia Muzzi, cancelliere della Corte d’Assise di Catanzaro. Suo figlio, Pierpaolo Greco, avvocato, è socio d’affari del senatore Pittelli nell’azienda “Roma 9″.
Gioacchino Genchi. Vive in un bunker sotterraneo nel centro di Palermo e concede interviste solo via webcam, anche se non si nega quasi mai ai giornalisti (il suo sito ha una ricchissima rassegna stampa, che va da Cronaca Vera a Maxim). Genchi è considerato il massimo esperto in Italia di intercettazioni e indagini informatiche. Ha 46 anni ed è vicequestore aggiunto della Polizia, ma sette anni fa ha deciso di mettersi in aspettativa per lavorare come consulente tecnico delle Procure. Sul suo tavolo sono passate quasi tutte le indagini più delicate degli ultimi anni.
A Partire dalla strage di Capaci. A fine anni ‘80, in piena emergenza mafia, Genchi abbandona la toga da avvocato ed entra in Polizia. A 28 anni è direttore della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell’Interno per la Sicilia Occidentale e ha occasione di lavorare al fianco di Giovanni Falcone. Dopo la morte del giudice a Genchi viene affidata la sua agenda elettronica Casio. All’apparenza è vuota, ma l’esperto riesce a rintracciare tutti i vecchi file, che, sostiene, sono stati cancellati quando l’agenda era già sotto sequestro. Ne emergono particolari inquietanti su colleghi e alti funzionari con cui Falcone aveva rotto ogni rapporto.
Genchi, scrive L’Europeo, si attira delle inimicizie, gli viene assegnata una scorta, che però rifiuta. Deluso dal fatto che quello che ha scoperto non viene sviluppato nelle indagini su Capaci, lascia la Polizia e diventa consulente. Lavora, tra gli altri, ai casi che coinvolgono Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, alle indagini su Denise Pipitone e Ilaria Alpi. Dispensa a chi glielo chiede, consigli su come non farsi rubare i segreti informatici e telefonici più preziosi. I suoi, lui che non si fida neppure di quelli con cui ha lavorato gomito a gomito per anni, li protegge con hard disk criptati e decine di password.
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È l’italiano più cercato del momento: il sostituto procuratore Luigi De Magistris però è in ferie per tutta la settimana (si dice sia a Parigi) e non ha nessuna intenzione di farsi vivo per commentare la bufera politico giudiziaria di cui è protagonista attivo da quando si è saputo che ha iscritto nel registro degli indagati addirittura il premier Romano Prodi.
Eppure oggi arrivano le sue dichiarazioni “chiare e forti” al programma W l’Italia in diretta, che anticipa il contenuto di un’intervista che andrà in onda domani sera su Rai Tre: “In Calabria è in gioco lo Stato di diritto”.
De Magistris premette di non parlare delle sue inchieste, ma fa riferimento a quelli che considera i “due grossi business” in Calabria: “il traffico della droga e i finanziamenti pubblici e le erogazioni pubbliche. Mentre per quanto riguarda la droga” spiega il pm “si tratta di un settore che è appannaggio della criminalità organizzata, come dire, di tipo tradizionale, se invece parliamo di finanziamenti ed erogazioni pubbliche c’è una nuova forma di criminalità organizzata, la criminalità organizzata dei colletti bianchi. Ovvero quella formata da pezzi importanti delle istituzioni, della politica, delle professioni, del mondo finanziario, dell’impresa. È un sistema che tenta di controllare tutti i finanziamenti pubblici, in particolare quelli che provengono dall’Unione Europea”.
Un flusso di denaro enorme: “Tenga presente” sottolinea De Magistris all’intervistatore “che la Calabria è obiettivo 1 quindi arrivano e sono arrivati flussi e soldi enormi. Per esempio se parliamo di fondi POR 2007-2013 si parla di uno stanziamento di soldi di 8 miliardi e mezzo di euro”.
“È un sistema” sostiene ancora il pm catanzarese “che fa comodo a molti. A parole si vuole cambiare ma con i fatti, per lo meno per la mia esperienza di magistrato, ma anche di cittadino e di uomo non calabrese che ha deciso di vivere in Calabria, è una situazione veramente allarmante”.
“Dalle indagini chiuse” aggiunge il magistrato “quello che è venuto fuori è che la trasversalità appare sempre di più essere una regola. Io credo che sia in gioco lo stato di diritto in Calabria. Viviamo una situazione di isolamento, come me altri colleghi. Ma l’isolamento potrebbe anche essere un dato neutro. Ciò che ci inquieta di più è il contrasto che perviene da settori delle istituzioni e che per quanto mi riguarda ho denunciato anche nelle sedi competenti”.
Per approfondimenti sui fondi europei in Calabria:
Il sito della Regione Calabria
Il sito del Progetto Opportunità per le Regioni d’Europa
Il sito del Formez sui Por Calabria
Il libro Innovare la Calabria
Sull’inchiesta di De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino: Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta - Galbusera: sono io che ho dato le schede telefoniche a Prodi - Ecco perché Prodi è indagato: il documento - Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro - Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali

Non c’è solo Prodi al centro delle indagini sul presunto comitato d’affari di San Marino. Anselmo Galbusera, l’uomo che ha venduto nel 2004 le sim card sotto inchiesta a Catanzaro allo staff del premier, ha avuto altri contatti su cui il pm Luigi De Magistris vuol vedere chiaro.
In quel periodo, la sua società, la Delta spa, lavorava per gli uomini dell’Ulivo e lui, quando ci fu bisogno di quattro schede per il Professore e i suoi, gliele procurò («In azienda abbiamo intere scorte di schede per i nostri dipendenti. Era la strada più veloce»). Adesso, però, nell’indagine ordinata dalla procura calabrese sui traffici telefonici sospetti del presunto comitato d’affari legato a San Marino, senza volerlo ci è finito pure lui.
Nella consulenza tecnica depositata presso il Tribunale del riesame di Catanzaro il consulente della procura, Gioacchino Genchi, oltre a quella del premier, ha esaminato i contatti di tre utenze telefoniche intestate all’ex Delta spa, oggi Italgo: una di Galbusera, due di Jacopo Vertemati, ex portavoce della società. Secondo il perito quei telefoni chiamavano il numero di ufficio di uno degli indagati, Luigi Bisignani. Galbusera non nega: «L’ho conosciuto grazie a un comune amico e siamo rimasti in buoni rapporti. Però si tratta solo di public relation, non certo di affari». Genchi elenca pure numerosi contatti con esperti di sicurezza (per esempio il direttore Corporate governace di Wind Salvatore Cirafici) e società di vigilanza privata che non stupisconono Galbusera: «È il nostro lavoro. Noi mettiamo in sicurezza le reti telefoniche e costruiamo impianti di videosorveglianza». La consulenza al pm cita anche la Sipro di Salvatore Di Gangi: «Con loro ci siamo visti una sola volta a Milano per un progetto di centrale operativa che non è mai stato realizzato», dice Galbusera.
Ci tolga un dubbio: perché lo staff di Prodi quelle schede non le ha comprate in un negozio di telefonini e, invece, le ha chieste a voi? Forse per la vostra capacità di rendere impermeabili le linee telefoniche? «Gliel’ho già detto, solo per comodità». Un’ultima domanda: lei ha detto che non c’entra niente con il Delta group collegato a San Marino, eppure tra la sua società e quella holding, oltre all’omonimia, c’è un dirigente in comune. «È una coincidenza, l’ho scoperto anche io dai giornali una settimana fa». Lei è un massone? «Solo la parola mi fa star male».
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Anselmo Galbusera, 49 anni, milanese, laurea in ingegneria, è l’uomo del momento. È infatti lui che nel 2004 ha venduto la famosa sim card intestata alla Delta spa all’origine del coinvolgimento del Presidente del consiglio Romano Prodi nell’inchiesta di Catanzaro. Infatti il traffico telefonico di quella scheda è il motivo per cui è stato iscritto sul registro degli indagati dal sostituto procuratore Luigi De Magistris.
Galbusera è vero che ha venduto una scheda a Prodi?
Le do subito una notizia: il 21 ottobre 2004 gliene ho vendute quattro.
Scherza?
Niente affatto. Nel 2004, al ritorno da Bruxelles, dove il Professore era stato presidente della commissione europea, il suo staff mi chiese con urgenza quattro schede telefoniche, da intestare all’Ulivo-I democratici. Ma visto che il gruppo era ancora in attesa della partita Iva sino al 30 novembre 2004 sono rimaste intestate alla Delta spa. Ovviamente il traffico di quei quaranta giorni ci è stato pagato con regolare fattura per un importo di circa 1.242 euro.
A chi erano intestate le quattro schede?
A Romano Prodi, alla sua segretaria Daniela Flamini, al portavoce Riccardo Levi, a Maurizio Damore, un uomo del suo staff.
Che rapporti ha con Prodi?
Nessuno. Io il professore l’ho visto una sola volta in vita mia.
Conosce qualcuno degli indagati?
Nessuno.
Sandro Gozi, Piero Scarpellini?
No.
Alessandro Scarpellini (il figlio di Piero, ndr)?
Trattava con i miei collaboratori.
E come mai hanno chiesto a voi di procurare quelle schede?
Nel 2002 ho partecipato a una gara per il rifacimento delle infrastrutture di telecomunicazioni della società Italfondiario. In quell’occasione ho conosciuto Angelo Rovati (consigliere di Prodi, ndr). È lui che ci ha chiesto di lavorare per la Fabbrica, il quartier generale di Prodi a Bologna, e, poi, per la sede dell’Ulivo in piazza Santi Apostoli a Roma per un totale di un centinaio di migliaia di euro di comesse, regolarmente pagati.
Di che cosa si occupa esattamente la Delta spa?
Di messa in sicurezza di reti e impianti telefonici, fibre ottiche, sistemi informatici e patrimonio aziendale. Ci occupiamo anche di videosorveglianza.
L’azienda ha una storia un po’ travagliata: viene acquistata da Wind e diciotto mesi dopo rivenduta perché in perdita.
Nel dicembre 2004 Wind ci acquista e io da amministratore delegato divento consigliere. Dovevamo occuparci dell’area di mercato corporate. Ma quel settore viene trascurato e i nostri bilanci che erano in attivo finiscono in perdita. La decisione di lasciare Wind è stata la migliore per tutti.
Da chi siete stati acquisiti?
Da Italgo che crede molto in questo segmento di mercato.
Lei adesso è l’amministratore delegato: è vero che tra i soci ci sono l’imprenditore Luigi Bisignani e il finanziere Francesco Micheli?
Il primo assolutamente no, il secondo sì.
È vero che lei è un ex carabiniere?
Non ho fatto neppure il militare.
È vero che conosce molti degli uomini indagati nella vicenda dei dossier illegali? Per esempio Giuliano Tavaroli e Marco Mancini?
Il primo non l’ho mai visto, il secondo non so neppure chi sia.
I nomi di Fabio Ghioni ed Emanuele Cipriani le dicono niente?
Mai conosciuti. Ma adesso le faccio io le domande.
Prego.
Perché non mi chiede se ho fatto affari a San Marino?
Risponda lei…
Mai. E non c’entriamo niente con il Delta group.
Quindi nessun affare con la Cassa di risparmio di San Marino?
Nessuno e neppure in Calabria. In quella regione non ho mai partecipato ad alcuna gara né ho mai ottenuto commesse. E, visto che non me lo ha chiesto, le dico anche che non ho mai ricevuto finanziamenti pubblici o privati, tantomeno di tipo europeo.
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