Leggi tutte le notizie su:
logo

Con nomi e simboli depositati, è ufficialmente partita la corsa verso le Europee. E mentre i partiti sono impegnati nel riempire le caselle con i nomi dei candidati, almeno i loghi delle formazioni ci sono già. Aperti domenica 19 aprile i termini per presentare i contrassegni delle liste, si sono chiusi lunedì 20 alle 16.
A presentare il simbolo sono state 93 liste. Meno delle 181 che c’erano ai nastri di partenza per le Politiche del 2008, ma sono comunque un buon numero.
Naturalmente ci sono il Pd, che figura al 17/mo posto e il Pdl (58/mo), l’Idv e l’Udc, ma anche molti altri partiti rimasti fuori dal Parlamento, lo scorso aprile.
A ben guardare il tabellone del Viminale, anche questa volta, si presenta come un puzzle piuttosto bizzarro. Loghi possibili, altri improbabili, almeno fino a quando la commissione elettorale provvederà alla verifica delle firme necessarie per la presentazione alla corsa per Straburgo. Ma adesso sono tutti lì, a far bella mostra di sé nei corridoi del mnistero dell’Interno.
Ci sono le falci e i martelli dei comunisti, mentre di socialisti ce ne sono tre e di democrazie cristiane una moltitudine. C’è poi un’orda di richiami a Lega: i simboli che si rieccheggiano il Carroccio sono numerosi: c’è la Lega per l’autonomia lombarda, la Lega alleanza lombarda, la Lega Nord-Bossi, la Liga veneta, Indipendenza veneta ed anche una lista dei Grilli parlanti-Lega nord-No euro.
La sinistra è richiamata in numerosi simboli: ci sono Sinistra e Libertà, il Partito comunista dei lavoratori e quindi Rifondazione comunista, Sinistra democratica e così via.
Non mancano poi i contrassegni legati ai centristi (uno ha anche il nome di Pier Ferdinando Casini sul logo) e alla Democrazia Cristiana. Colpisce uno in particolare: il Terzo Polo di centro con uno scudo crociato. Bisogna vedere se sarà ammesso perché l’unico detentore dello storico simbolo è Giuseppe Pizza, attuale sottosegretario all’Università e ricerca.
Ma siccome negli apparati romani, si calcola che molti voti vengano dati, soprattutto dagli elettori più anziani - per confusione o semplice sbaglio - al simbolo dei partiti che non ci sono più, gli strateghi del Partito democratico hanno presentato anche il vecchio simbolo della Margherita e della Quercia diessina. Così come è stata tutelata Forza Italia, oggi Popolo della libertà.
Non corre questo pericolo il promotore di cinque liste, Giuseppe Cirillo. Sessuologo, autore di libri sulla seduzione, il Dr. Cirillo ha presentato: Italia dei Malori; Italiani poca cosa…?; Donne insoddisfatte e incomprese; Preservativi gratis; Partito impotenti esistenziali.
Salernitano, 45 anni, con il partito Preservativi gratis si era già presentato 4 volte a consultazioni elettorali. Depositò il contrassegno degli Impotenti esistenziali anche alle scorse politiche del 2008 e il nome della lista è diventato anche il titolo di un film, in cui Cirillo interpreta uno psicologo specializzato in sessuologia e recita assieme a Tinto Brass nei panni del regista erotico, cioè di se stesso.
Un’altra habituée della corsa alla presentazione del simbolo elettorale è Mirella Cece, leader del Sacro Romano Impero Liberale Cattolico: lo sta presentando da anni. E anche in questo caso deve aver fatto la posta fuori dal ministero diversi giorni per essere la prima a depositare il logo e poter sperare almeno nel miglior posto sulla scheda (in alto a sinistra, in basso a destra). Ma si è dovuta accontentare del secondo posto: il primato le è stato soffiato dai Liberal democratici Movimento associativo italiani all’estero.
Di altra ispirazione la lista Spirito del Tempo, con il simbolo in campo verde su cui spicca la scritta Zeitgeist (spirito del tempo, appunto), espressione cara alla filosofia otto-novecentesca. In 68/a posizione sul tabellone del Viminale, spicca il logo arancione del Movimento giovani poeti d’azione, guidato da Alessandro D’Agostini. “Siamo una lista di artisti” spiega lui stesso. “Vogliamo portare l’arte all’attenzione della politica. Il mio poeta preferito? Montale”.
C’è la lista Non serve, non voto, con lo slogan programmatico: Amo l’Italia non voto le Province. C’è la Lega federale del Sud, dove un orso marsicano divide il simbolo con uomo che beve avidamente e lancia l’appello: Arsura del Sud. E c’è anche la lista Parlamentare Indipendente che si riassume in una sola persona: “Lamberto Roberti, la lista sono io”, sintetizza il promotore, che viene da Pesaro-Urbino. “Nel 2001 mi ero candidato al Senato” racconta “ma mi hanno impedito di fare pubblicità in tv. Ho fatto una serie di ricorsi: li ho persi tutti. Allora me ne sono andato un paio d’anni in esilio in Ucraina”. Ora ritenta la carta della politica con le europee.

Guarda alla Rivoluzione francese Liberté egalité fratenité, nel simbolo un salvadanaio con impressa la frase “recupero del maltolto” e sotto un mini-programma: chiudiamo le province, acqua bene comune, no amnistie. Di sapore asburgico la Destra libertaria, con aquila bifronte, corona e cavaliere con lancia in resta. Diversi i simboli autonomisti, non solo per il Nord, ma anche per il Sud. Come La discussione la forza del Sud o la Lega per il Meridione, entrambe con lo Stivale dimezzato.
Ma tra il termine Lega (anche nella variante Liga) e quello Italia è praticamente testa-a-testa: compaiono pressoché lo stesso numero di volte. Ci sono così le liste Gente d’Italia, La mia Italia protagonista democratica popolare, Terre d’Italia, Nuova Italia, La Rosa d’Italia. Resta sempre curioso - ma fedele all’originale, quello fondato dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini nel ‘44 - il Fronte dell’Uomo qualunque (UQ), con il tradizionale cittadino stritolato nelle fauci di una pressa.
Invoca e si (ri)chiama “L’Autonomia” la lista che raccoglie l’Mpa, La Destra, l’Alleanza di Centro e il partito dei Pensionati. Un alleanza, spiega Francesco Pionati (Adc) che “non è solo un cartello elettorale” e che mira a “reagire ad una legge elettorale con lo sbarramento al 4% volto solo ad escludere dal Parlamento europeo autonomie e territori, garantendo loro la rappresentanza che meritano”. Le liste dell’Autonomia, spiega il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, “nascono per dimostrare che siamo leali e conseguenti rispetto a quanto abbiamo promesso contrastando la nuova legge elettorale, che è assurda ed iniqua. Andiamo da soli, senza inseguire la certezza di seggi e di rimborsi elettorali” ribadisce il governatore della Sicilia, che ha scelto di candidarsi: “Sono incompatibile in quanto presidente della Regione” spiega “ma non ineleggibile. Per questo darò il mio contributo”.Scopo del cartello elettorale è superare lo sbarramento del 4%.
Con lo stesso simbolo si presentano infatti Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti.
Altri piccoli partiti hanno invece scelto di presentarsi soli come Udeur, Azione sociale con Alessandra Mussolini, Nuovo Psi, Italiani nel mondo De Gregorio e Pri: ma tutti questi partiti sono comunque nell’area del Pdl e il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, sarà candidato con il Cavaliere.
Si è conquistato l’ultima posizione il comitato delle Pari opportunità maschili, con un guerriero greco che campeggia nel logo: i promotori sono stati gli ultimi, in ordine di tempo, a effettuare l’operazione di deposito. Ora, chiuse le operazioni di deposito, scatta la fase due, quella dei controlli: 48 ore durante le quali il Viminale, filtrerà eventuali irregolarità. Successivamente gli interessati avranno 48 ore di tempo per modificare i simboli. In caso di ricusazione del contrassegno, i promotori potranno presentare opposizione all’Ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione. Al termine di questo iter, si avrà la lista definitiva dei relativi simboli ammessi alle elezioni europee del 6 e 7 giugno.
Il VIDEO servizio:

Sono tutte idee del capo. Del Senatùr, insomma. Che pensa, oltre alle strategie politiche, anche ai manifesti della campagna elettorale. Già, perché è Umberto Bossi a guidare il “reparto comunicazione” della Lega Nord in questa campagna elettorale: conia gli slogan, butta giù i bozzetti, sceglie i colori e i caratteri. È successo per esempio, per il manifesto con la Gallina del Nord che cova uova d’oro per Roma, per quello con il pugile che “mette ko l’informazione di regime” e per quello con gli indiani finiti in riserva: “Loro non hanno potuto mettere regole all’immigrazione. Ora vivono nelle riserve! Pensaci”.
E infatti quest’ultimo manifesto ha sbancato, è diventato un simbolo. Ne sono stati stampati più di 200mila, ma pare non siano abbastanza: tutti lo vogliono e infatti spopola dal Piemonte al Friuli, passando per Lombardia e Veneto. Le richieste da parte delle sezioni locali a Via Bellerio pare abbiano superato di gran lunga le più rosee aspettative. Tanto che il Carroccio è stato costretto a ristampare altri manifesti, proprio perché i militanti e i cittadini vogliono portarsi a casa il ricordo dei pellerossa made in Padania. Che, accanto al tradizionale logo con la rosa camuna e il guerriero Alberto da Giussano, chiude ora il trittico dei simboli lumbard.
Il Toro Seduto, con tanto di copricapo piumato, l’ultima icona del “popolo del Carroccio” è in realtà d’importazione. Viene infatti dal Canton Ticino e, spiegano i vertici leghisti, “ci è piaciuto e lo abbiamo copiato” da quello della Lega dei Ticinesi, il movimento guidato dal vulcanico Giuliano Bignasca. E se lo slogan è chiarissimo, il messaggio lo è ancora di più, per colpire direttamente il cuore, la testa e la pancia degli elettori: serve a “sensibilizzare i cittadini sul tema dell’immigrazione incontrollata che” spiegano i dirigenti del Carroccio “rischia di degenerare in invasione incontrollabile, come appunto è accaduto nel caso degli indiani d’America, prima padroni a casa loro e oggi confinati nelle riserve”. Ma “siamo ancora più furenti” dice Roberto Calderoli “per il fatto che qualcuno vorrebbe dare agli invasori anche il voto, come del resto successe anche al tempo degli indiani quando qualcuno andò a pretendere di eleggere i loro capi. Ma noi gli impediremo di rifare tutto questo”.

- Tags: campagna-elettorale-2008, Dc, elezioni, Giuliano-Amato-scudo-crociato, Giusepe-Pizza, logo, pdl, popolo-delle-libertà, schede, Silvio Berlusconi, simbolo, Viminale
-

Anche l’ultimo rischio di rinvio delle elezioni politiche e amministrative dovuto alla Dc di Giuseppe Pizza è definitivamente caduto. Il Consiglio di Stato ha dichiarato estinta l’ordinanza con la quale la Dc era stata riammessa alle elezioni dopo che Pizza ha formalizzato la rinuncia al ricorso. Sui ricorsi in materia elettorale, anche quelli relativi alle procedure pre-elettorali, l’unico organo competente a decidere sono le Giunte delle elezioni di Camera e Senato. La giustizia amministrativa non ha alcuna giurisdizione in materia. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della Suprema Corte esaminando il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale il Consiglio di Stato, lo scorso 2 aprile, aveva riammesso alle elezioni la Dc di Giuseppe Pizza.
Con una nota firmata dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, le sezioni unite di Piazza Cavour affermano che, “a conferma della propria precedente giurisprudenza” si dichiara “il difetto assoluto di giurisdizione, spettando il giudizio esclusivamente alle Giunte delle elezioni di Camera e Senato, così come già avvenuto in passato”. “La Corte” prosegue la nota, riferita non solo alla questione della Dc di Pizza ma anche ai ricorsi della Sinistra Arcobaleno e delle altre liste “ha tenuto conto delle decisioni della Corte Costituzionale e degli orientamenti di recente manifestati dai predetti organi che potrebbero non essere condivisi dalle nuove Giunte”. “In mancanza di una legislazione specifica sul punto, le sezioni unite - conclude la nota -, per l’affidamento che il cittadino pone sull’alta funzione di garanzia dei diritti fondamentali espressi dalla Corte, come interprete del diritto vivente, hanno ritenuto di dover ribadire le precedenti posizioni”.
- Tags: campagna-elettorale-2008, Dc, elezioni, Giuliano-Amato-scudo-crociato, Giusepe-Pizza, logo, pdl, popolo-delle-libertà, Sandro-Bondi, schede, Silvio Berlusconi, simbolo, Viminale
-

È dal 1992 che non c’è più lo scudo crociato sulle cartelle elettorali. Non ci sarà nemmeno alle prossime elezioni. “Costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-Dc dalla prossima competizione elettorale, riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sedi competenti, salvo che quella di contestare la validità delle elezioni”, Giuseppe Pizza, segretario della Dc, ha infatti annunciato, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Marini, con Sandro Bondi e Maurizio Gasparri, la rinuncia a partecipare alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Ai giornalisti, il segretario ha illustrato il contenuto di una lettera che ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell’Interno Giuliano Amato.
Nei confronti del quale Pizza lancia le maggiori critiche, e per l’esclusione del simbolo del suo partito, e per il ricorso giurisdizionale da lui promosso dopo la decisione del Consiglio di Stato di riammettere la Dc. “Tali iniziative rivelano un intento politico nelle decisioni assunte dagli Organi preposti che avrebbero dovuto rispettare le procedure elettorali; queste invece, dopo aver operato scelte dimostratesi errate, hanno persistito nell’intento, facendo trovare il Paese di fronte all’incresciosa realtà secondo cui al legittimo riconoscimento del diritto della Dc,a prescindere dalla buona volontà di questa, non avrebbe potuto che corrispondere un rinvio delle elezioni”.
Il simbolo della “sua” Dc - in coalizione al Senato con Pdl, Lega ed Mpa - non era stato ammesso dal Viminale perché troppo simile a quello dell’Udc, ma il Consiglio di Stato ha poi bocciato questa decisione, riammettendo la Dc alla competizione e causando un mezzo pasticcio istituzionale. Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la decisione del Consiglio di stato era stata prevista per l’8 aprile.
Sandro Bondi ha definito “incredibili” le affermazioni di Amato con le quali ipotizzava il rinvio delle elezioni, fatte “senza quella prudenza tipica di chi ricopre il ruolo di ministro dell’Interno”. Al titolare del Viminale il coordinatore di Forza Italia attribuisce “un pressappochismo allarmante”, e “un comportamento non limpido, non trasparente sul piano politico e formale”. Tutto ciò “ha avvantaggiato il Pd e svantaggiato il Pdl, dando all’Udc dell’onorevole Casini un indebito vantaggio”.
Gasparri “in rappresentanza di An” ha portato la solidarietà a Pizza, che ha mostrato di essere una persona “responsabile”. Alla domanda su come il Pdl ripagherà la Dc per la sua rinuncia, Gasparri ha risposto: “Non ci sono accordi segreti o protocolli segreti, però c’è la necessità di assicurare la presenza politica ad una forza il cui peso non si può misurare, perchè non ha potuto presentarsi alle elezioni. Ma queste sono decisioni che saranno prese insieme da tutti gli alleati”.
- Tags: Arcobaleno, cosa-rossa, falce-e-martello, Fausto-Bertinotti, federazione-unitaria-della-sinistra, logo, Oliviero-Diliberto, Pdci, Prc, sinistra-democratica, Verdi
-

Adesso hanno smesso di essere l’indefinibile Cosa Rossa. Adesso ha un nome la federazione tra i partiti della cosiddetta “Sinistra radicale”: adesso c’è Sinistra-L’Arcobaleno.
L’annuncio della nascita è avvenuto alla fine di un vertice alla Camera tra i rappresentanti di Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Verdi e Comunisti italiani.
Il battesimo della folla è invece fissato ufficialmente sabato 8 e domenica 9 dicembre alla Nuova Fiera di Roma, dove si riuniscono gli stati generali, una sorta di Costituente della sinistra e degli ecologisti.
Debutto probabile: alle amministrative di primavera, dove il nuovo soggetto politico potrebbe presentarsi per la prima volta. E il condizionale è d’obbligo, dopo aver sentito Fabio Mussi di Sinistra democratica dire: “L’impegno è quello di andare il più possibile uniti al voto”.
Uniti sotto il “segno grafico” (nessuno si azzarda a chiamarlo simbolo) comune della nuova federazione. Anche se non è ancora stato deciso che alle elezioni amministrative i tradizionali simboli dei partiti debbano scomparire.
Nel logo, per come mostrato dal sito dell’agenzia Dire.it, è un mare (un po’ mosso, in realtà) di colori a sorreggere il doppio nome. Segno che le acque, a sinistra del Pd, restano agitate. A tenere banco sono ancora le polemiche sulla rimozione della falce e del martello che aveva inalberato, nelle scorse settimane, il Pdci di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo.
E proprio quest’ultimo non si è lasciato sfuggire l’occasione per criticare la scelta grafica: “Se il simbolo definitivo non avrà la falce e martello ben visibili, non sarò d’accordo”, ha minacciato. Ma anche la scelta tra forza di lotta o di governo, va ancora condivisa. Alle affermazioni del presidente della Camera sul “fallimento” del governo Prodi, Oliviero Diliberto, leader del partito che ha lasciò Rifondazione quando Bertinotti fece cadere il primo governo Prodi, risponde così: “Noi abbiamo la vocazione ad essere una forza di governo, bisogna vedere se ci sono le condizioni per farlo. Non è obbligatorio”.
n
n
n
Al di là dell’appartenenza politica, quale simbolo graficamente vi piace di più?

Fossero due visi di persone note, andrebbero a finire nella rubrica di Panorama: “Separati alla nascita”. Ma sono due loghi… e allora ci si limiti alle somiglianze. Di colore, soprattutto, ma anche di impostazione. Come hanno fatto notare da Moderatamente.com (sito di news e politica legato alla fondazione Foedus, presieduta dal senatore Mario Baccini dell’Udc), è curioso come il nuovo simbolo del Partito Democratico richiami quello dell’Esercito italiano.
Da Moderatamente.com fanno anche notare che il leader Veltroni “non è nuovo a questi scivoloni comunicativi, involontari certamente, anche in avvio della sua campagna elettorale a sindaco di Roma incorse in un infortunio simile, a causa di alcuni manifesti uguali uguali a quelli di un suo competitor. Casualità anche allora, ovviamente”.
In effetti, la somiglianza tra i due disegni presta il fianco a una notevole serie di ironie. Si era detto della costruzione del partito democratico come una fusione fredda tra Ds e Dl, calata dall’alto, quasi imposta militarmente alla base dei due partiti? E allora la somiglianza tra i due simboli, quello del PD e quello dell’Esercito Italiano, è una similitudine troppo ghiotta. E a chi ancora avesse dubbi, ecco pronto un convegno chiarificatore: “Diamo forma al nostro nuovo partito: riflessioni sulla militanza democratica”, in programma lunedì 26 novembre, (presso la Camera del Lavoro di Milano), con tanti colonnelli del nuovo Pd: Gianni Cuperlo, Emanuele Fiano, Arturo Parisi, Barbara Pollastrini, Michele Salvati, Vincenzo Vita e Gad Lerner.
Del resto lo stesso designer Storto ha confessato a Panorama.it che il richiamo al tricolore lo ha voluto lo stesso Veltroni, ravvisando in esso queste caratteristiche: simbolo di tradizione, facilmente riconoscibile e ben memorizzabile.
E allora vai con le metafore, maliziose: tra quelli di Moderatamente.com c’è già chi si immagina “il generale Veltroni passare in rassegna, accompagnato dall’attendente Franceschini, i suoi ufficiali e la truppa” nella cui fila, da quando le forze armate hanno aperto alle donne, “c’è spazio per la Bindi, la Turco, la Melandri”.
Sul sito dei democrats sono scaricabili i gadget dell’homo veltronianus: cappellini da baseball, t-shirt, spillette, adesivi, manifesti, carta intestata, biglietti da visita, penne e agenda… Insomma tutto il necessaire per essere un democratico doc, in perfetto stile americano. Uno stile già apparso in Italia con Forza Italia nel ‘94 quando, soprattutto da sinistra partirono bordate sul partito “dei gadget e di plastica”. Ma da oggi in poi parole come “adunata” non saranno più tabù, basta che non si esageri con le “libere uscite”, in caso di nascita della “Cosa Bianca”.
Battute a parte, quello del Pd, non è il primo e non sarà l’ultimo caso di marchi politici che in qualche modo si richiamano a precedenti (lo stesso simbolo del nuovo Pdl di Berlusconi è un aggiornamento, non solo grafico, dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna).
Ma alla festa romana del logo veltroniano la musica scelta è stata Beautiful Day degli U2, mentre alla prima assemblea di Milano (lo scorso 28 ottobre) era risuonata, come fosse un auspicio, Mi fido di Te di Jovanotti. Pare dunque che ai democratici manchi ancora l’inno. Ecco il consiglio: “Un motivetto nuovo nuovo, inedito… Il titolo potrebbe essere Fratelli d’Italia“.

Per un comprensibilmente orgoglioso Walter Veltroni “riassume l’identità nazionale”. Ma il presidente della Camera Fausto Bertinotti lo ha definito, con malizia, un “ulivetto”. E al 60% dei lettori del Corriere della Sera non piace. Mentre per Gavino Sanna, uno dei guru della pubblicità: “è efficace”. Appena battezzato, il nuovo simbolo tricolor-ulivista del Partito Democratico già divide, nonostante sia nato per unire.
Ma cosa ne pensa Nicola Storto, ovvero la matita che l’ha creato? Panorama.it ha sentito questo giovane 25enne molisano, che fa il designer all’agenzia InArea che ha curato tutta l’operazione.
Storto, a 25 anni se l’aspettava di vincere?
Beh, no di certo. Ma quando abbiamo iniziato ci ho sperato.
Avete fatto una gara?
È stato un concorso di idee.
Quante agenzie concorrevano?
Credo 5.
Tutti giovani?
Sì.
E la scelta finale? Chi ha dato il “Visto, si stampi”?
Walter Veltroni in persona.
Quindi voi portavate i bozzetti aspettando che al segretario si accendesse la lampadina?
Diciamo che procedevamo a scaglioni. Gli facevano i progetti vedere un po’ alla volta fino ad arrivare a quello che gli è piaciuto di più. Li raffinavano di volta in volta.
Quali indicazioni vi ha dato Veltroni?
Leggerezza, modernità e contemporaneità. Ma sempre mantenendo il legame con il passato storico dell’Italia.
Tutti fermano l’attenzione sul tricolore.
Beh, è la mia invenzione.
Perché il richiamo alla bandiera nazionale?
Perché ha le caratteristiche che ci avevano richiesto: nel tricolore c’è l’Italia intera. Ed è un simbolo facilmente riconoscibile da tutti e ben memorizzabile.
Storto, lei vota Pd?
Certo. E d’ora in poi metterò pure la croce sul mio simbolo…
Il 14 ottobre è andato a votare alle primarie?
No.
Quanto si metterà in tasca dopo questo bagno di notorietà?
Io lavoro per la mia società. Ho uno stipendio.
Allora ci dica, quanto hanno pagato l’agenzia?
Non lo so.
Non ci crediamo.
Vabbè, non posso dirlo.

Nicola Storto

Partito di popolo. Aperto a tutti. Di centro ma capace di fare breccia tra i moderati delle formazioni alleate. In grado di andare oltre il 35 per cento.
Un partito così, più di vent’anni fa, c’era: la Dc. In realtà potrebbe esserci ancora. Il nuovo Pdl lanciato dal Cavaliere. Il quale sa bene che colpo sarebbe avere nelle proprie mani non solo i voti e i riferimenti della vecchia Balena Bianca, ma anche il simbolo: lo scudo crociato.
Anche perché nell’attimo stesso in cui il Cav ha lanciato il nuovo partito, invitando gli elettori a esprimersi sul nome (il sito di Forza Italia ha già lanciato un gazebo on line) si è levato Raffaello Morelli, Presidente della Federazione dei Liberali, partito membro dell’Internazionale Liberale, che rivendica a sé e alla propria formazione il dominio e il nome del “Partito della Libertà”, con tanto di registrazione avvenuta nel 2004. Un problema in più per il neo nato partito di Berlusconi-Brambilla, visto che, nella diaspora liberale del ‘94, la formazione di Morelli si è attestata su posizioni alternative all’ex premier.
Così il Cavaliere potrebbe non accontentarsi del logo e del simbolo dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna, e potrebbe avere in animo di conquistare il marchio dello scudo crociato.
Fantapolitica? Non proprio. Perché la guerra dei simboli (giocata nei tribunali e iniziata nel ‘94, subito dopo dallo scioglimento della Balena Bianca) oggi ha un vincitore, il Professor Giuseppe Pizza, che con il nuovo gruppo dirigente nato nell’ultimo congresso di inizio 2007, è per ora (la querelle giudiziaria non è ancora finita) l’unico detentore dello scudo crociato. Una tradizione ideale, politica e culturale che fa gola a entrambi gli schieramenti.
E infatti Prodi ha tentato più volte l’approccio con Pizza per tentare di portare nell’alveo dell’Unione il piccolo rivolo dei reduci della democristiani. L’intento del premier è quello di creare una nuova formazione che raccolga l’area a destra del Partito democratico: gli ex dc come Gerardo Bianco o protagonisti del Family day come Savino Pezzotta che non hanno seguito Walter Veltroni nel Pd e neppure l’inquieto ministro Antonio Di Pietro. Si è poi fatto avanti Mastella, disposto a sciogliere l’Udeur e prendersi il timone a lui caro dello Scudo crociato. Rovinando i sogni del segretario della Nuova Dc per le autonomie Gianfranco Rotondi, schierato con la Cdl, e ovviamente quelli dell’Udc di Casini. Nel frattempo la Dc di Pizza è cresciuta in tutta Italia, è in corso la campagna congressuale, come testimoniava il 9 novembre scorso una paginata intera sul Corriere della sera.
Il corteggiamento del Cavaliere a Pizza risale invece all’estate scorsa. Allora non se ne fece niente, ma adesso che Berlusconi ha scompaginato i giochi nella Cdl, si torna a parlare di un riavvicinamento. Non sembra un caso che il 20 novembre, a Pdl appena lanciato, Pizza abbia convocato l’ufficio politico che ha “valutato positivamente le dichiarazioni rese dall’On.le Silvio Berlusconi, in relazione alla fine del bipolarismo, al ritorno al proporzionale puro e al riferimento ai valori fondanti del Partito Popolare Europeo”. Rinnovando anche l’intenzione di “stabilire eventuali modi di collaborazione tra il nascente Partito e la Democrazia Cristiana, nell’esaltazione dei valori e dei programmi che rappresentano i principi racchiusi nello storico simbolo dello scudo crociato”.