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Londra

Multe per cicche e cartacce, l’Italia che imita Singapore

mozziconi di sigarette in un parco pubblico - Ansa

mozziconi di sigarette in un parco pubblico - Ansa

L‘ultima è Trento: da ieri il fumatore incivile, o semplicemente distratto, che getta per terra il mozzicone di sigaretta rischia la stangata: fino a 500 euro di multa. La decisione è stata presa in Consiglio comunale su proposta della Lega, ma è stata approvata da giunta e maggioranza. Continua

A Roma la vita costa più che a Milano. Oslo e Zurigo le più care al mondo

apefrutta
Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra, Tokyo e New York.
Ecco la sestina delle città più care al mondo (in relazione a un paniere standardizzato composto da 122 beni e servizi), ma anche quelle con il reddito medio più alto.  Se si prendono in considerazione anche gli affitti, la vita è particolarmente cara a New York, Oslo, Ginevra e Tokio.  All’estremo opposto, iprezzi più bassi per il paniere si registrano a  Kuala Lampur, Manila, Delhi e Bombay.

Lo rivela l’annuale studio della banca Ubs su prezzi e salari 2009 di 73 città di tutto il mondo (dati di riferimento sono stati raccolti tra marzo e aprile) che, per calcolarne le differenze, ha analizzato quanto tempo di lavoro fosse necessario per comprare un iPod nano.
Risultato: un dipendente medio di Zurigo e New York ha bisogno di nove ore di lavoro, mentre un lavoratore di Bombay deve lavorare un mese per comprarlo. E se un romano se la cava con 19 ore e mezzo, a un milanese ne bastano 16. L’analisi, che si basa su una cesta di 122 beni e servizi, ha evidenziato che i residenti di Oslo, Zurigo, Copenaghen, Ginevra e Tokyo pagano una media del 20 per cento in più rispetto ad altre località dell’Europa occidentale.

Nelle città italiane è stata invece registrata un’inversione di tendenza, con Roma al 17esimo posto della classifica mondiale che supera Milano - 30esima - per costo della vita.
Diversi i risultati per quanto riguarda il reddito medio: Roma si classifica infatti al 30esimo posto dietro di 14 punti rispetto al capoluogo lombardo, come conferma il potere d’acquisto dei romani, al 39esimo posto rispetto al 26esimo dei milanesi.
Lo studio ha concluso che gli impiegati di Copenaghen, Zurigo, Ginevra e New York hanno i redditi lordi più alti, mentre gli stipendi netti migliori si trovano in Svizzera, a Zurigo e Ginevra, dove la percentuale di imposte statali è relativamente bassa rispetto al totale.
Secondo lo studio inoltre i prezzi medi in Europa non si sono omologati nonostante l’ampliamento della UE nel 2004: una cesta di 95 beni e 27 servizi è risultata più economica del 35 per cento nelle città dell’Europa dell’est rispetto a quelle occidentali, dove i lavoratori guadagnano in media tre volte in più dei loro colleghi.

Taxi, ristoranti e shopping: dove si spende di più? La MAPPA:

Visualizza Prezzi, salari e servizi nel rapporto 2009 di Ubs in una mappa di dimensioni maggiori

Colpo gobbo di Milano: è tra le città meno care in Europa

casa

A Milano i prezzi salgono, ma meno delle altre metropoli europee: nel 2008 Milano è infatti la settima città meno cara in Europa. Escludendo le città dell’Est, solo Atene, Lisbona e Dusserldorf risultano più economiche. La palma della città più cara va a Oslo, seguita da Londra e da Copenaghen. Milano si posiziona al 26° posto su 32 metropoli europee per il suo livello di prezzi nel 2008.
Sono questi alcuni dati che emergono da una elaborazione della Camera di commercio di Milano, attraverso il Lab Milano, su dati provenienti dall’Economist Intelligence Unit - Economist.
Posto uguale a 100 i prezzi a Milano, le città europee più convenienti del capoluogo lombardo sono Atene (indice: 99), Lisbona (96), Dusserldorf (93), e tre città dell’Est: Bucarest (86), Budapest (78) e Sofia (67). Roma si posiziona al 21° posto (107).

Tra le singole voci, Milano è la città meno cara in assoluto per il costo degli alcolici (prima Oslo con 394), è al 27° posto per il costo delle utilities (prima Vienna con 210; ultima Praga con 63), al 25° per gli articoli per la casa (prima Oslo con 250; ultima Sofia con 63), al 24° per gli alimentari (prima Copenaghen con 155; ultime Budapest e Sofia con 66), al 21° posto per gli affitti (prima Londra con 404; ultima Sofia con 51) e al 21° per la cura personale (prima Copenaghen con 146; ultima Sofia con 55).
Il capoluogo lombardo sale poi tra le 20 città più care per i divertimenti (al 19° posto: prima Oslo con 136; ultima Sofia con 65), per il costo del tabacco (al 16° posto; prima Oslo con 225; ultima Budapest con 51) e per i trasporti (al 15° posto; prima Oslo con 165; ultima Sofia con 61).
Infine Milano è nella top-ten delle città europee più care per quanto riguarda l’abbigliamento: essere la capitale della moda costa e “vale” la quinta posizione nella classifica delle più care in Europa.
Se poi si considera la crescita dei prezzi dall’introduzione dell’euro ad oggi, Milano continua a fare meglio di molte altre realtà. Tra le 32 metropoli europee considerate, Milano è al 14esimo posto. Al primo posto Bucarest, seguita da Francoforte e Bratislava. Al quinto posto si posiziona Roma. Amsterdam è invece la città che presenta l’aumento più contenuto dei prezzi, seguita da Manchester e da Varsavia. al 5° posto assoluto (città più cara Francoforte con 110; città più conveniente Manchester con 41).

Da Londra a Madrid, fino a Genova: la battaglia degli atei a colpi di “Ateobus”

campagnabus

“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Una frase fatta per colpire. Che viaggerà davanti agli occhi dei passanti, sulle strade di Genova. La città del cardinale Angelo Bagnasco, il presidente della Cei. E del prossimo gay pride, previsto per il 13 giugno. La frase sarà scritta sulla fiancata di un autobus, come già accaduto a Londra o a Barcellona. L’Uaar (Unione atei agnostici e razionalisti italiani) ha deciso di copiare le iniziative già viste nelle due metropoli europee: a Londra la frase che campeggiava sui bus a due piani era “There’s probably no god. So stop worrying and enjoy your life”(Probabilmente non c’è nessun Dio. Smettila di preoccuparti e goditi la vita), identico nella capitale catalana “Probablemente Dios no existe deja de preocuparte y disfruta la vida”, dove l’invito all’edonismo circola dalla scorsa settimana.
Dietro alla campagna c’è la mente del biologo darwinista Richard Dawkins, autore di libri come L’incantesimo di Dio e dall’opinionista del Guardian Ariadne Sherine.

A rispondere all’ “ateo-bus”, in Spagna, a Madrid, ci ha pensato l’associazione E-Cristians con il contro-slogan: “Dio sì che esiste, godi della vita in Cristo”.
L’obiettivo, chiaramente, non è una discussione teologica sul trasporto pubblico, ma è la polemica. “È una specie di sfida atea in casa di Bagnasco, il capo dei vescovi italiani” dichiara in un comunicato Raffaele Carcano, segretario generale della Uaar. “Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l’Uaar ha deciso di riprendersi un po’ di par condicio. E di fare pubblicità all’incredulità”.
L’associazione ha intenzione di estendere gli “ateobus” ad altre città, e ha già iniziato una raccolta fondi: “La prima giornata della campagna dei bus UAAR ha registrato 111 donazioni, per un totale di 2.735 euro accreditati sul conto di Paypal” scrivono nel loro sito. E il gesto ha già cominciato a far discutere, prima della effettiva circolazione dei mezzi ad alte emissioni di ateismo.
Nessuna dichiarazione in risposta, per ora, né dalla Cei né da Bagnasco, mentre il direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova Gianfranco Calabrese invita a “evitare la contrapposizione frontale, con queste iniziative non si aiuta certo il dialogo”.

Tra le reazioni degli ecclesiastici si è distinto, come sempre, don Andrea Gallo, il prete battagliero della comunità di San Benedetto al Porto, intervistato dal Secolo XIX ha detto che salirebbe sull’autobus ma poi “mi piacerebbe rispondere agli organizzatori che Dio invece esiste, ma non sei tu. E allora: rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso”.
Un invito a “Evitare la contrapposizione” e “ricercare il dialogo”, viene da don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova: “Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza” ha spiegato don Calabrese “e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo mentre la contrapposizione è sempre intolleranza”.

Il VIDEO servizio:

Carretta riscuote l’eredità dei genitori che uccise: “Vivo nel rimorso”

Ferdinando Carretta

La casa dove il 4 agosto ‘89 uccise a colpi di pistola il padre Giuseppe, la madre Marta Chezzi e il fratello Nicola è di nuovo sua. Come era stato deciso a maggio con l’accordo che chiuse la querelle sull’eredità con le zie. Ma quella casa per Ferdinando Carretta è piena di vecchi fantasmi.
Lui stesso spiega infatti, in un’intervista alla Gazzetta di Parma, di aver pensato molto ultimamente ai suoi familiari, ma sa che “quello che è stato non potrà mai essere cancellato”. Non solo: “La tragedia poteva essere evitata. Se io mi fossi curato, quello che è successo non sarebbe mai accaduto”.

L’uomo nel ‘99 fu assolto perché incapace di intendere e volere al momento del fatto. La sentenza dispose il suo ricovero nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, nel mantovano, dove è rimasto sette anni e mezzo. Ora è in libertà vigilata: vive da due anni in una comunità riabilitativa a Barisano, nel forlivese, lavora come impiegato.

Ieri ha firmato davanti al notaio di Parma Carlo Maria Canali i documenti che sanciscono definitivamente il suo possesso della casa della strage nell’ambito dell’accordo trovato con le zie Paola Carretta, Adriana e Carla Chezzi. Accordo che chiuse nei mesi scorsi la causa civile innescata anni fa per l’eredità di famiglia. Un “mix” di appartamenti e denaro per 700.000 euro. A Ferdinando, oltre alla casa, andranno circa 40.000 euro.

Ferdinando Carretta però non tornerà a vivere nella casa di via Rimini a Parma che rischia di essere ricordata per sempre come quella della strage. “Non me la sento”, ha spiegato.
L’appartamento è in affitto, e Carretta ha detto che riscuoterà il canone. Forse la venderà. Ma Ferdinando non ha nemmeno intenzione di tornare a Parma. Pensa di restare nel forlivese. In comunità, ha spiegato, non è libero. “Non posso fare quello che voglio” ha detto”anche se c’è chi pensa il contrario. Devo rispettare gli orari imposti dalla comunità.
Posso lavorare, naturalmente, ma se desidero allontanarmi dalla città o assentarmi negli orari non previsti devo chiedere il permesso. E la notte, devo dormire in comunità”. Nel suo futuro Carretta vede “un lavoro stabile, ma anche una famiglia”. Anche figli, ma “quando avrò trovato la persona giusta”. Perché, spiega, è uscito con alcune ragazze, ma “non ho ancora la fidanzata”.

Carretta fu trovato dai carabinieri nel ‘98 a Londra, dove lavorava come pony express, e confessò alle telecamere del programma di Raitre Chi l’ha visto? di aver ucciso in casa i familiari e di averne occultato i cadaveri in una cava della provincia. È questo, ha detto, l’altro peso enorme con cui deve fare oggi i conti: il fatto che quei corpi non siano mai stati ritrovati.

Roma fifona: è la capitale mondiale della paura

Un anno di storia visto da 80 fotoreporter
L’unica cosa di cui aver paura è la paura, diceva Franklin Delano Roosevelt. È questo il sentimento che accomuna tutti i cittadini del pianeta. Secondo i primi dati dell’indagine del Censis condotta in dieci metropoli (Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Poalo, Il Cairo) e presentata oggi al World social summit 2008 (WSS), paure ed ansie dominano le popolazioni che vivono nelle grandi città ma in pochi alla fine si lasciano sopraffare dal panico.
Dallo studio risulta che ben il 90 per cento della popolazione metropolitana dichiara di avere almeno qualche piccola ansia quotidiana, mentre il 42,4 per cento avverte con maggiore intensità una o più angosce. Ma solo l’11 per cento sembra lasciarsi sopraffare dalla paura vera e propria, il 24 per cento descrive invece il proprio malessere come uno stato di incertezza. La maggioranza, il 55,3 per cento, ama ancora definirsi positivo, in particolare il 24,3% è ottimista, 19,8 per cento è fiducioso e il 13 per cento è entusiasta.
A sorpresa è Roma la capitale più angosciata: il 58 per cento dei cittadini vive tra incertezze e paure, contro la media del 36 per cento delle altre città prese in esame. Si parla di tasso di inquietudine esistenziale: su 500 cittadini capitolini alla domanda “quale sentimento descrive meglio il suo rapporto con la vita?”, il 46 per cento ha risposto “incertezza”, il 12,2% ha detto “paura”. Solo il 4,6 per cento dei romani ha un atteggiamento entusiasta nei confronti della vita (la media generale è del 12,1%) . Solo il 9,6% è fiducioso (contro il 17,2 per cento delle altre metropoli). A essere più incerti sono i giovani: nella fascia di età compresa tra i 18 e 29 anni a provare un sentimento di incertezza è il 51,2 per cento dei romani, quota che crolla al 35,4 per cento nella fascia che va dai 65 ai 74 anni. Il rischio più temuto è quello di subire incidenti e rimanere non autosufficiente (indicato dal 21 per cento), seguito al secondo posto, dall’ansia di soffrire per la perdita di persone care (19,4 per cento) e al terzo da quella di perdere facoltà intellettive (18,6 per cento).

E se Parigi come Roma, presenta una graduatoria centrata più su angosce individuali (paura della sofferenza psichica, la indica il 23 per cento dei parigini); a Mosca la paura più diffusa, assieme a quella di perdere l’autosufficienza(20,4 per cento) è di restare vittima di episodi di criminalità, violenze (19%); mentre il Cairo al primo posto il timore di perdere persone care (23,4 per cento) e a seguire (17,2 per cento) l’ansia di rimanere indietro in una società che corre.

Il progresso tecnologico non ha più l’appeal di una volta, anzi preoccupa: il 38,1 per cento degli intervistati teme le minacce alla salute dell’uomo e dell’ambiente, il 28,4 per cento la mancanza di limiti etici e morali. Per il 24,6 per cento il pericolo segnalato è che si alteri la natura umana. Insomma i cittadini metropolitani non considerano più il progresso un portatore di benessere e di maggiore sicurezza per tutti. E la globalizzazione, più che un’opportunità, è considerata un potente moltiplicatore di turbamenti da oltre un terzo degli abitanti delle grandi città. I più scettici verso sviluppo e progresso sono gli abitanti di Tokyo, il Cairo e Mosca.
In generale, il 54,3 per cento degli abitanti delle metropoli analizzate è scettico e impaurito di fronte al progresso tecnologico, il 41,2% considera la scienza un “male necessario”, più un “costo” che le società contemporanee devono pagare per evolversi che non un valore; il 13 per cento ha decisamente paura, perché ne teme le conseguenze.
Paura di volare? Incidenti, attentati non migliorano lo stato di preoccupazione : il 25,5 per cento della popolazione metropolitana globale ha paura di prendere l’aereo: il 50,9 per cento degli abitanti di Tokyo, il 33,4 per cento di quelli di Pechino, il 31,4 per cento di quelli del Cairo e San Paolo, il 28,6 per cento dei newyorkesi. Il 29,4% delle donne ha più paura, contro il 21,5 per cento degli uomini.

Il VIDEO servizio:

Con l’autunno torna lo smog. E le città corrono ai ripari

Ecopass a Milano

150 milioni di cittadini europei hanno aderito alla settimana di sensibilizzazione sulle polveri sottili nelle città che si concluderà sabato prossimo. Il 22 settembre, in particolare, è stata la giornata europea senza le auto, ma anche il primo giorno dell’autunno che, come consuetudine, porta con se l’aumento dello smog nelle grandi città. Ognuna delle quali con la propria ricetta per ridurre le famigerate Pm10, che si ritrovano regolarmente fuorilegge rispetto ai limiti stabiliti dalle norme europee. Da nord a sud ogni amministrazione comunale ha messo in campo tanta buona volontà. Milano e Roma presentano una situazione molto articolata, vediamola nel dettaglio.

MILANO - Nell’area “Ecopass” (attiva dalle 7,30 alle 19,30 dei giorni feriali) si è ridotto il traffico, commerciale e privato, con una riduzione nell’area del valore medio delle emissioni dei principali inquinanti. In vista dell’Expo del 2015 si punta all’estensione della rete metropolitana dagli attuali 75 chilometri con 88 stazioni a 142 chilometri con 152 stazioni. E poi aumento delle piste ciclabili (dagli attuali 72 chilometri ai 147 previsti entro il 2011) e lo sviluppo di aree a pedonalità privilegiata. È attivo il “car sharing” ed è previsto anche l’aumento del numero dei parcheggi di interscambio, dagli attuali 20 a quasi 30. In programma anche un accordo con i tassisti per rinnovare il parco auto interamente composto da vetture ecologiche entro il 2014. Per quanto riguarda i trasporti pubblici, l’obiettivo del piano dell’azienda dei trasporti milanesi, l’Atm, è la riduzione al 2010 del 50 per cento del monossido di carbonio e del 90 per cento di idrocarburi incombusti e del Pm10.

ROMA - A fine settembre verrà presentato il piano antismog. Intanto si progettano alcune misure a breve termine. Si parte dal biodiesel gratuito per 3 mesi per i mezzi pubblici a maggiori controlli delle emissioni delle auto, fino agli incentivi per l’acquisto di auto a gpl e metano. Già introdotta l’eco-sosta, cioè il parcheggio gratuito per le auto elettriche o ibride all’interno delle strisce normalmente a pagamento. Si prevede poi l’installazione di 60 postazioni di ricarica elettrica nei distributori di benzina della Capitale e il potenziamento delle piste ciclabili con 40 chilometri in più. Si allargherà il servizio di bike sharing ed è prevista anche la creazione di un team di studiosi e un rapporto di stretta collaborazione con Università, Enea, Cnr e Inspra. A lungo termine il piano è ambizioso: punta alla fluidificazione del traffico attraverso una diversa articolazione degli orari di lavoro e l’incentivazione dell’utilizzo del telelavoro.
NELLE ALTRE CITTÀ - A Torino, dove il traffico è diminuito del 9 per cento tra 2006 e 2008, si punta ad unificare le zone a traffico limitato e con telecamere di controllo per l’accesso sta vagliando l’ipotesi di un “Ecopass” nel 2009. Oppure Bologna che punta all’aumento delle aree a prevalente mobilità pedonale e ciclabile e l’obiettivo per il 2011 è il 10 per cento della mobilità in bici. Napoli punta ancora sulle domeniche a piedi e sulla regolamentazione della sosta nel centro, mentre a Bari ci sarà spazio per la zona a traffico limitato a Bari Vecchia e per il “park and ride” (parcheggio di interscambio). Ancora da definire la situazione a Palermo dopo la bocciatura da parte del Tar delle due zone a traffico limitato nel centro. Non ci sono al momento autobus ecologici nella flotta palermitana. Ci sono invece 40 auto disponibili per il servizio di car sharing. Frosinone, città con meno di 50 mila abitanti ma tra le “maglie nere” assolute in Italia per gli sforamenti delle emissioni di Pm10, si gioca, oltre a provvedimenti strutturali sulla viabilità, la carta del lavaggio delle strade due volte a settimana. Inoltre, secondo quanto afferma l’assessore all’Ambiente, Roberto Spaziani, saranno lavate le strade due volte alla settimana, per ridurre la presenza di polveri sottili. Prevista anche la realizzazione di parcheggi di scambio per favorire il passaggio dai mezzi della Cotral a quelli della Geaf, per la gran parte a metano.

ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA - Le città italiane restano comunque in grave ritardo sul fronte della sostenibilità rispetto all’Europa. È il quadro tracciato da Maria Berrini, presidente dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia. Secondo l’esperta, in Italia “serve una svolta radicale: le nostre città sono infatti in ritardo rispetto a molte altre città europee. Sono quelle dove la salute è ancora a rischio, collocandosi tutte tra il 45 per cento delle 32 città europee che non rispettano il limite per le polveri sottili fissato nel 2005″. L’auto resta sempre il mezzo di gran lunga più utilizzato negli spostamenti casa lavoro. I dati dimostrano quanto ampio è lo spazio di miglioramento. Per esempio, è possibile usare il trasporto pubblico per “il 58, 47 e 45 degli spostamenti casa lavoro a Praga, Stoccolma e Vienna e rendere i cittadini “molto soddisfatti della sua qualità a Vienna, Monaco e Berlino”. Inoltre, è possibile usare la macchina meno di altri mezzi, come a Barcellona e Madrid (35 per cento degli spostamenti casa - lavoro) o a Vienna, Goteborg, Helsinki, Hannover, Copenaghen e Stoccolma (oltre il 50 per cento). Ed esistono anche città moderne “senza auto”, come Copenaghen e Riga, con 20 auto ogni 100 abitanti, oppure Berlino, Londra e Parigi con 30 auto per 100 abitanti. Guardando alle due ruote, dice l’Istituto, “la bici è il mezzo di trasporto più comodo per gli spostamenti in città a Copenaghen per il 29 per cento dei cittadini con moderazione della velocità e spazi per le biciclette ad Helsinki, Stoccolma e Hannover”. Le aree verdi aiutano a rendere una città più sostenibile: Oslo e Goteborg gli esempi più significativi.

Italiani: popolo di maleducati? Il Time all’attacco del Belpaese

Turisti agli Uffizi

Ma noi italiani siamo o non siamo “la gente più maleducata del pianeta”?

L’amletico interrogativo campeggia sul Times, in una rubrica di Matthew Parris, uno dei più noti editorialisti del quotidiano britannico. Su quelle colonne, gli abitanti della Penisola vengono messi duramente alla gogna, per come Parris li ha visti in azione nelle viscere di Londra. “Tre volte quest’anno” scrive il columnist “mentre cercavo di scendere dal metrò sono stato ricacciato indietro da gente vestita in modo sciccoso che spingeva per entrare prima che i passeggeri fossero scesi: e tutte le volte si è trattato di gente che parlava fitto in italiano”.
Ergo, stando alla logica di Parris, tutti gli italiani sono maleducati.
Ah, questi italiani caciaroni in giro per il mondo. Che vanno in Inghilterra senza ripassare l’abc delle buone maniere. Eppure anche noi abbiamo la metropolitana. Ed è certo buona cosa lasciare scendere i passeggeri prima di salire. Poi c’è sempre il rozzo di turno che travolge la buona educazione e prevaricando spazio e sensibilità altrui, fa un po’ come gli pare. C’è da noi (e non solo in metro, ma anche alla stazione, al semaforo, in coda alla posta o al supermarket…), come nel resto del mondo.
Ma Parris continua e si chiede preoccupato: “Come possiamo riconciliare l’Italia moderna, fatta di consumismo, tv-spazzatura, smania per le griffe e insensata adorazione delle celebrità, con l’Italia di Venezia, Da Vinci, Verdi e Medici?”. In un climax sdegnato, l’editorialista inglese arriva a questa sferzante e patriottica conclusione: “Dite quello che vi pare della nostra turbolenta gente bevuta di birra ma, anche se ci mettete i tatuaggi e tutto il resto, loro avrebbero subito capito che tipo è Berlusconi”.
Insomma, Parris ce l’ha con gli italiani o con il Cavaliere? O con gli italiani che hanno votato il Cavaliere? In tutti i casi, gli esempi portati dal giornalista britannico a sostegno del proprio attacco sono un po’ “stiracchiati”: tre episodi nella tube londinese bastano a costruire una così sdegnata generalizzazione della gens italiana? Forse sanno di “luogo comune” anni ‘80. Come quello per cui al primo calzino bianco e corto comparso sulle spiagge nostrane veniva spontaneo dire fosse di un tedesco…

Banalizzazioni, stereotipi. A quanto pare duri a morire, anche nel 2008.

Il giornale britannico Time si chiede perché gli italiani siano i più maleducati del pianeta. Secondo voi è vero?
Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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