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Lorena-Cultraro

Una staffetta di donne per dire basta alla violenza e ai silenzi

La violenza contro le donne

“Se noi riusciremo, con le nostre parole, a rompere silenzi storici, liberando noi stesse dai nostri problemi, questo sarà già un nuovo modo di agire” così scriveva nel 1975 la scrittrice e poeta femminista Adrienne Cecile Rich in Donne e onore: brevi note sul mentire. Le sue parole sono diventate oggi il manifesto delle donne che il 25 novembre scendono in piazza per la Giornata internazionale contro la violenza,voluta nel 1999 dall’Onu per ricordare, a partire dalle sorelle Mirabal, tutte le donne che nel mondo ogni giorno vengono picchiate, stuprate, massacrate, umiliate, uccise.

“Di fronte all’ennesimo femminicidio, abbiamo deciso di dire basta”, così Pina Nuzzo, presidente nazionale dell’Unione donne in Italia (Udi) racconta come le continue notizie di “donne ammazzate per amore”, abbiano spinto l’associazione a fare qualcosa che andasse oltre una giornata di protesta. “Attraverseremo l’Italia per un intero anno per dire a tutti che questi atti di guerra contro le donne devono finire”, commenta Nuzzo.

Sarà una “Staffetta di donne contro la violenza sulle donne” quella che partirà da Niscemi il 25 novembre 2008 e attraverserà il Paese sino ad arrivare il 25 novembre 2009 a Brescia. “Abbiamo scelto Niscemi perché è qui che Lorena Cultraro è stata violentata e gettata in un pozzo il 13 maggio scorso. E Brescia perché è qui che Hiina Saleem, una giovane pakistana, fu assassinata l’11 agosto 2006, “colpevole di voler vivere all’occidentale”. Il testimone che le donne si passeranno di mano in mano sarà un’anfora, “cercavamo un simbolo nel quale tutte si riconoscessero e l’anfora richiama il corpo femminile, ne rappresenta la fragilità e nella simbologia del vaso di Pandora anche la pericolosità”. In tutte le regioni le portastaffetta leggeranno alcune frasi di Adrienne Rich, si incontreranno e si racconteranno (sul sito dell’Udi il calendario delle tappe della Staffetta e le informazioni su come aderire all’iniziativa). In palestra, in piazza, nelle scuole o nelle librerie ricorderanno quanto la violenza sulle donne sia un problema ancora irrisolto.
Per le donne di età compresa tra i 15 e 44 anni, è una delle maggiori cause di morte e disabilità, prima ancora del cancro. Secondo l’ultima indagine Istat in Italia sono sei milioni e 743 mila le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. La quasi totalità dei casi non è però denunciato: un sommerso che arriva al 96% per le violenze subite da un non partner e il 93% da un partner. “Un femminicidio senza fine e a perpetrarlo in genere sono fidanzati, mariti o ex, ma anche padri, fratelli, conoscenti, qualche volta estranei” spiega il presidente dell’Udi. Davanti ai dati che raccontano come solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia consideri questa violenza un reato, il 44% qualcosa di sbagliato e il 36% solo qualcosa che è accaduto, Nuzzo commenta: “Dobbiamo uscire allo scoperto, aiutare queste donne a non sentirsi sole” e critica la società, “quando le donne decidono di denunciare la violenza non trovano le strutture adeguate, dalla caserma all’ospedale mancano i luoghi adatti per l’accoglienza. Non si possono denunciare certi reati e poi tornare a casa da sole, con un foglio in mano e le botte addosso”. Dopo la denuncia però arriva anche l’autodenuncia: “Per combattere la violenza non occorre solo la condanna degli episodi più efferati. E certamente non servono leggi penali più severe, come alcuni vorrebbero. Occorre soprattutto che prendiamo più fiducia in noi stesse e nel nostro genere, che si moltiplichino ovunque, in Italia come in ogni angolo del mondo, le occasioni per parlare di questo e per far sì che le donne non siano né sole né isolate”. Un monito e un invito è infine rivolto all’altro sesso: “Mi aspetto da un paese civile che anche gli uomini prendano coscienza delle loro responsabilità, reali e simboliche, perché la tenacia con cui tengon fuori le donne da tutti i luoghi decisionali immiserisce anche il genere maschile e li rende tutti complici dei gesti violenti e perversi di alcuni”.

Delitto di Niscemi, Lorena era incinta

Lorena Cultraro, la ragazza scomparsa e uccisa a Niscemi

Era incinta Lorena Cultraro, la studentessa di 14 anni di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, strangolata da tre giovani e poi gettata in una vasca per l’irrigazione e trovata da un contadino il 12 maggio scorso. La gravidanza è stata accertata a conclusione degli esami istologici effettuati sul corpo della giovane massacrata da tre coetanei che avevano deciso di ucciderla proprio perché aveva detto di aspettare un bambino da uno di loro. L’esito dell’accertamento sarà depositato nei prossimi giorni alla Procura per i minorenni di Catania dal medico legale Maria Berlich che ha avuto l’incarico di effettuare l’autopsia.

Lorena Cultraro è stata violentata da tre minorenni, arrestati dai carabinieri, e poi massacrata a calci e pugni, prima di essere strangolata con un cavo della tv. Il suo corpo è stato poi gettato in una vasca per l’irrigazione, legandolo ad un grande masso per farlo andare a fondo. È stato trovato dopo alcuni giorni e i carabinieri hanno subito individuato gli autori del delitto che hanno confessato. I tre minorenni, Alessandro A. di 17 anni, Domenico D.M. (che ha compiuto 17 anni il mese scorso) e Giuseppe G. di 16 anni, tutti di Niscemi, accusati dell’omicidio, hanno ammesso davanti ai giudici di aver ucciso Lorena dopo che la ragazza aveva detto che uno di loro era il padre del bimbo che aspettava.

“Voleva incolparci tutti e tre”, ha detto agli investigatori Alessandro, “perché sicuramente uno di noi l’aveva messa incinta”. A quel punto è scattato il piano per ucciderla e l’ordine è arrivato tramite un sms. La ragazza è stata portata in un casolare di campagna, fatta spogliare e poi strangolata. Durante l’autopsia, a causa del fatto che la gravidanza poteva essere di pochi giorni, è stato impossibile accertarlo. Per questo motivo il medico legale ha prelevato alcuni campioni dalla vagina sui quali ha effettuato esami istologici che hanno dato esito positivo.

Barbarie a Niscemi: Lorena picchiata e strangolata

È morta per asfissia da strangolamento Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni uccisa e gettata in una cisterna nelle campagne di Niscemi. Lo ha stabilito il medico legale che venerdì 16 ha effettuato l’autopsia sul cadavere. La ragazza ha lividi sul corpo e sul viso, causati dai calci e dai pugni ricevuti prima di essere strangolata con il cavo di un’antenna tv. Il medico ha asportato l’utero per effettuare analisi più approfondite con l’obiettivo di stabilire se Lorena poteva essere incinta, come sostenuto dai tre ragazzi arrestati dai carabinieri con l’accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere. L’esito si conoscerà nei prossimi giorni.

Intanto sabato si svolgeranno nella Chiesa Madre di Niscemi i funerali di Lorena. E il paese sarà in lutto, come proclamato dal sindaco Giovanni Di Martino.

Dopo aver confessato il delitto, uno dei tre ragazzi ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. Secondo il Giornale di Sicilia, nella caserma dei carabinieri di Niscemi, aveva appena finito di raccontare agli investigatori e al magistrato l’orrore dell’omicidio. Quando ha finito avrebbe detto: “Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?”. A quel punto, riferisce il quotidiano, il magistrato del tribunale dei minori gli ha gridato: “Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?”. Ieri il gip ha confermato il fermo dei tre minorenni che hanno confessato di aver ucciso la ragazzina, trovata morta in un pozzo martedì scorso. Nessuno dei tre giovani, tutti minorenni, potrà essere condannato all’ergastolo. La pena massima prevista dal codice è di trent’anni, con la possibilità di una riduzione di pena fino a un terzo.

I calci, i pugni e gli schiaffi prima dell’omicidio i tre ragazzi (di 15, 16 e 17 anni) li avevano confessati anche prima dell’autopsia. Avevano detto di aver massacrato di botte Lorena e di averla tolta di mezzo perché i loro incontri a sfondo sessuale e il rischio che lei fosse rimasta incinta li avrebbe messi nei guai con le rispettive fidanzatine. Fino al giorno del ritrovamento del corpo di Lorena avevano però cercato di depistare le indagini, fornendo ai carabinieri false informazioni sui movimenti della ragazza e sugli orari dei loro spostamenti effettuati il 30 aprile scorso, giorno in cui la quattordicenne è stata uccisa. E il 13 maggio scorso, quando l’agricoltore Paolo Avila di 68 anni, denuncia alle 12.30 ai carabinieri di aver trovato un cadavere nella propria cisterna in campagna, la notizia raggiunge subito i tre responsabili del delitto, che nel frattempo avevano già i telefoni sotto controllo, perché sospettati.

Alle 13.02 Giuseppe chiama Domenico e lo avvisa che “Lorena è stata trovata dentro un pozzo” e l’amico gli risponde di informarsi “se è vero”. Dalla conversazione colpisce l’atteggiamento di Domenico, che è alquanto freddo, distaccato e tranquillo alla notizia appresa da Giuseppe. Quest’ultimo, però, appare preoccupato. Domenico si mette subito al telefono e chiama Alessandro, il più piccolo del gruppo, e gli dice: “Vieni a casa mia che ti devo dire una cosa”. Anche in questo caso emerge il carattere autoritario o meglio prevalente rispetto agli altri due ragazzi. Proprio Domenico che invia l’sms con il quale comunica ad Alessandro che si doveva “ammazzare Lorena”. Il quadro complessivo viene poi tracciato da Alessandro, che ricostruisce le fasi del delitto. Accuse poi confermate davanti ai carabinieri dagli altri due complici.

Lorena, uccisa e buttata in un pozzo a 14 anni. Fermati tre minorenni

Un'immagine presa dalla tv mostra i genitori di Lorena Cultraro - la quattordicenne scomparsa da Niscemi (Caltanissetta) il 30 aprile scorso e trovata morta in un pozzo
Tre minorenni, tre ragazzi del paese, di 15, 16 e 17 anni. I carabinieri li hanno arrestati per l’omicidio di Lorena Cultraro, 14 anni, trovata morta in un pozzo nei pressi di Niscemi (Caltanissetta). I tre ragazzi, interrogati per tutta la sera dai carabinieri e dai magistrati, avrebbero ammesso il coinvolgimento nel delitto, raccontando ai magistrati di aver dato appuntamento a Lorena nel pomeriggio del 30 aprile, il giorno in cui la ragazza è scomparsa e i genitori ne hanno denunciato l’allontanamento da casa. I tre ragazzi, come riportato dal Corriere della Sera, volevano evitare che Lorena dicesse in giro che uno di loro l’aveva messa incinta e che il padre era uno di loro e per questo motivo doveva prendersi le proprie responsabilità. Responsabilità che i tre ragazzi non avevano alcuna intenzione di prendersi. Sarebbe stata questa la motivazione che ha fatto scattare il piano omicida messo a punto nel pomeriggio del 30 aprile scorso.A questo punto gli indagati hanno dato appuntamento a Lorena, come spesso era avvenuto in passato, sono andati verso la periferia del paese, in aperta campagna, fino ad arrivare ad un casolare abbandonato.
Proprio lì, i carabinieri del Ris che hanno effettuato i rilievi hanno individuato diverse impronte dei tre indagati. Per gli inquirenti, i tre giovani avrebbero premeditato e organizzato l’omicidio di Lorena. Il movente sarebbe legato al fatto che Lorena aspettava un bimbo e indicava in uno dei tre ragazzi arrestati il padre.
Gli indagati hanno raccontato ai magistrati di aver dato appuntamento a Lorena, di averla presa a bordo di un motorino e di essersi verso la periferia del paese, in aperta campagna, fino ad arrivare ad un casolare abbandonato. La quattordicenne è stata fatta spogliare e insieme ai tre ragazzi ha iniziato a giocare. Poi uno di loro le ha stretto una corda attorno al collo, mentre gli altri due la tenevano ferma. E così è stata uccisa. Il corpo è stato trascinato per circa cinquanta metri fino ad una vasca d’irrigazione. I ragazzi hanno quindi legato un grosso masso al corpo di Lorena e l’hanno buttata in fondo alla cisterna. Prima di lasciare il posto, i tre minorenni hanno bruciato i vestiti della vittima e poi sono tornati a casa.

Ma a mettere in dubbio la veridicità del racconto fatto dai tre fermati, in particolar modo il fatto che la figlia potesse aspettare un bambino è il padre della ragazzina, Giuseppe Cultraro: “Mia figlia non ci aveva mai detto nulla sulla possibilità che fosse incinta. Non ne aveva parlato neanche con sua madre e io non ci credo”. “Se questi ragazzi sono colpevoli” dice ancora il padre di Lorena “devono andare all’ergastolo, non devono uscire più dalla galera. Quello che hanno fatto è terribile che ancora faccio fatica ad accettare, non ci sono parole”. Il padre di Lorena aggiunge: “Quando è scomparsa abbiamo ipotizzato una scappatella; poi, col passare dei giorni, abbiamo pensato al peggio”. “Non conosciamo i ragazzi che sono stati arrestati” prosegue l’uomo “forse li abbiamo visti qualche volta, ma non sappiamo proprio chi sono”. Il papà ricorda la figlia come “una bella bambina, sempre allegra, ma era soprattutto una ragazza tranquilla”.

Trovata morta in un pozzo la 14 enne scomparsa in Sicilia

Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni scomparsa da Niscemi (Caltanissetta) il 30 aprile scorso, è stata trovata morta in un pozzo di campagna. La sua scomparsa era stata denunciata dal padre, Giuseppe Cultraro, vigile del fuoco volontario. La ragazza sarebbe stata uccisa in un casolare e poi il corpo sarebbe stato parzialmente bruciato e gettato in un pozzo. Nell’esposto presentato ai carabinieri, il padre aveva detto che Lorena era uscita di casa per andare a far visita alla nonna ma non sarebbe mai arrivata a destinazione. La procura di Caltanissetta aveva aperto un’inchiesta chiedendo al gestore telefonico la trasmissione dei tabulati del cellulare per cercare di ricostruire gli ultimi contatti della ragazzina.
Il telefonino era spento dal 30 aprile scorso. Dalle indagini sarebbe emerso che la vittima il giorno della sua scomparsa si sarebbe incontrata con un uomo che sarebbe passato a prenderla nei pressi della scuola, in via Bandiera. I carabinieri nei giorni scorsi avevano ascoltato tre ragazzi, amici di Lorena, che alle 15.45, del 30 aprile scorso, avevano assistito, in parte, alla telefonata ricevuta dalla studentessa. La ragazzina, secondo quanto è stato riferito ai carabinieri, avrebbe detto all’interlocutore “sbrigati a venirmi a prendere”.
Dopo la scomparsa della figlia i genitori di Lorena Cultraro hanno lanciato diversi appelli dalle televisioni locali e sui giornali rivolgendosi direttamente alla quattordicenne.
“Torna. Anche se hai fatto qualche sciocchezza, non ti preoccupare, ti accoglieremo a braccia aperte”, dicevano. Il padre della ragazzina aveva fatto affiggere foto della figlia nei comuni delle province nissena e ragusana.
I carabinieri da alcuni giorni avevano cominciato a compiere battute per cercare la ragazzina aiutati da unità cinofile e dai sommozzatori dei vigili del fuoco nelle campagne vicino all’istituto tecnico commerciale e nelle contrade Pirillo, Benefizio, Banco, Canalicchio, Scaffiaccio. Sono state utilizzate anche telecamere per esplorare anfratti, pozzi artesiani e i sommozzatori si sono calati nelle acque dei numerosi laghetti artificiali della zona.
Gli inquirenti hanno interrogato più volte i compagni d’istituto della vittima e hanno anche rintracciato il suo “fidanzatino” un giovane di Niscemi che però non è stato fermato.
I carabinieri hanno individuato e interrogato un giovane, proprietario di una Golf grigia, che sarebbe stato visto più volte con Lorena. Il giovane, dopo le prime indagini, sarebbe risultato estraneo alla sparizione.

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