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I rifiuti della Campania si reciclano. Nello spot per Ryanair

La pubblicità della Ryanair apparsa sul quotidiano il Messaggero. Dopo la coppia Sarkozy-Bruni (che l' ha denunciata per direttissima), ora a fare pubblicità per Ryanair, la compagnia irlandese di voli aerei low-cost, sono i rifiuti | Ansa
L’ultima? Sui rifiuti. Niente da dire: argomento del giorno (e chissà ancora per quanto tempo). Argomento “facile” per i creativi di Ryanair, la compagnia regina di voli low-cost.
“Paga le tasse! Non per i rifiuti ma per scappare via, 250.000 posti, paghi solo le tasse!”. Testuale: è lo slogan comparso sul Messaggero (ma non su altri giornali nazionali) e ben illustrato con un’immagine di straripante immondizia, senza in verità alcun riferimento ai luoghi. E così dopo i bamboccioni del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, dopo aver scherzato sui guai col fisco di Valento Rossi (”Ritorno a casa con Ryanair… e devo solo pagare le tasse!”, diceva il Dottore dalle pagine del Messaggero), dopo aver “offerto” ai viaggiatori di partecipare al matrimonio dell’anno tra Bruni e Sarkozy, la compagnia irlandese torna a colpire, invitando a fuggire dalla monnezza.
Una strategia che fa presa e funziona, dicono all’ufficio marketing della compagnia low cost, se è vero che la crescita dei passeggeri per la compagnia a gennaio è stata a due cifre (+17%).
Insomma, voli low cost come le loro campagne pubblicitarie, dove per una volta tanto l’immagine dei vip non costa nulla anche se le conseguenze a volte possono anche non essere a buon mercato.
La coppia presidenziale francese non ha preso lo sfottò con filosofia (come pare abbia fatto Vale Rossi) e, dopo aver denunciato la compagnia ed aver vinto la causa, ha deciso di dare in beneficenza i 60.000 euro vinti nella causa contro la compagnia.
Per la pubblicità con la spazzatura in primo piano nessuna citazione in giudizio. Solo giudizi negativi. Espressi dal deputato campano Riccardo Villari del Pd: “Invece di speculare sulla mondezza, da Ryanair ci si aspetterebbe piuttosto maggiore sobrietà“, e dall’assessore al Turismo e Beni culturali della Campania, Marco di Lello: “Sono disgustato dalle strumentalizzazioni di una compagnia che non vola e non ha mai volato da Napoli”.

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Pronti al decollo gli aeroporti del Sud Italia

Il nuovo scalo di Catania
Con un “tesoretto” di quasi 1 miliardo di euro, rastrellato tra finanziamenti nazionali e fondi europei, gli aeroporti del Sud Italia hanno compiuto un salto di qualità. Tanto che oggi, almeno da un punto di vista infrastrutturale, sono allo stesso livello di molti altri scali della penisola e in grado di competere sul mercato. I risultati sono incoraggianti: 7 milioni di passeggeri in più in cinque anni e previsioni di crescita rosee per il futuro. Si stima un raddoppio del traffico, dai 25 milioni di viaggiatori attuali a 50, in 20 anni.
Stando alla fotografia scattata ai 18 scali del Mezzogiorno dall’Enac, l’Ente nazionale di aviazione civile, in quattro anni sono stati compiuti 23 interventi di ammodernamento. Il vasto piano di investimenti, in via di completamento, ha rimodellato gli aeroporti di Bari, Cagliari, Olbia, Brindisi, Taranto Grottaglie e Catania (l’ultimo a essere inaugurato, a maggio, dopo lavori per 85 milioni di euro). A Napoli, Lamezia Terme, Reggio Calabria e Palermo sono in corso lavori di ampliamento, soprattutto per adeguare la capacità delle attuali strutture al volume di voli in aumento. Tutto a tempo di record.
“Il programma è partito nel 1999″ spiega il presidente dell’Enac Vito Riggio. “In appena due anni abbiamo trovato i finanziamenti e realizzato i progetti. La celerità è stata premiata dall’Ue con altri 50 milioni di euro, spesi per Lampedusa e Pantelleria”.
Fra le regioni è stata la Sicilia ad aggiudicarsi la fetta maggiore di investimenti (341 milioni di euro), mentre il calcolo sul singolo aeroporto incorona Bari: il suo scalo, terminato nel 2005 e intitolato a Karol Wojtyla, ha ricevuto 156 milioni di euro.
Sempre alla Sicilia spetta il record del numero di aerostazioni. Ce ne sono sei, fra cui Palermo (l’unico dotato di una pista superiore ai 3 chilometri che lo abilita alle rotte internazionali di lungo raggio). Una situazione che qualcuno giudica un po’ anomala, se si pensa che a questa nutrita schiera in meno di due anni dovrebbe aggiungersi un settimo scalo ad Agrigento. Questa, almeno, l’intenzione del governatore Salvatore Cuffaro, che per creare un collegamento nella Valle dei templi ha messo sul tavolo 35 milioni di euro (la metà dei 70 necessari per coprire la spesa). Anche se l’Enac lo ritiene inutile. “Dico no ad Agrigento come ho fatto con altri comuni: ognuno vorrebbe avere un suo scalo ma il localismo non aiuta” prosegue Riggio.
Se il deficit di infrastrutture è stato seppur parzialmente colmato, molto resta da fare. Nei servizi di trasporto aereo l’Italia paga una certa arretratezza rispetto ai maggiori paesi d’Europa e il Sud accusa un divario più ampio. Solo tre destinazioni Sud-Sud sono servite da collegamenti aerei ordinari (Palermo-Napoli, Catania-Napoli e Trapani-Bari) contro i sette al Nord. Il numero totale di voli ordinari settimanali Sud-Sud è di 84 contro i 198 Nord-Nord.
Nell'illustrazione, i finanziamenti per gli scali del Sud Italia
E, verso la sponda mediterranea, solo una rotta (Palermo-Tunisi) conta oggi sei voli a settimana. Il Sud è, inoltre, troppo distante dalle capitali europee per le compagnie low cost (di norma investono su tratte di un’ora e mezzo al massimo). E dunque per dare continuità al traffico (oggi concentrato nel periodo estivo) si deve puntare ad altro.
“Per rendere i flussi costanti nel corso dell’anno occorre integrare turismo, attività produttive e convegnistica, ora quasi inesistente al Sud” dice Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certet-Bocconi e coordinatore dell’attività di ricerca sui traspor. “E serve anche una flotta adeguata, c’è bisogno di più velivoli dotati di capacità inferiore ai 100 posti”.

Milano, terza capitale per i voli low cost

Il vettore con la maggiore quota di mercato nel mercato internazionale da e per l'Italia è Ryanair che opera il 33,7 per cento dei 4.234 voli settimanali totali
La meta preferita degli italiani? Londra. Banale forse. Ma vicina ed economica. Nella capitale inglese, infatti, si dirige la maggior parte dei voli low cost dall’Italia verso l’estero. L’analisi del fenomeno e dei risultati è in uno studio del Certet, il Centro di economia regionale (per la Lombardia) dei trasporti e del turismo. “La ricerca permette di capire quanto è competitivo il sistema aeroportuale italiano in confronto a quelli europei” spiega Oliviero Baccelli (leggi qui l’intervista), vicedirettore del centro e autore di un interessante analisi su come le compagnie aeree low cost hanno cambiato la geografia del turismo. Il risultato è confortante: Milano è al terzo posto in Europa per voli low cost, dopo Londra e Barcellona. Ed è al primo posto in Italia davanti a Roma, Venezia, Palermo e Catania. La tratta più trafficata del mercato italiano è la Catania-Milano con 80 voli, mentre nel mercato internazionale da e per l’Italia la tratta principale è appunto Milano-Londra, coperta con 148 voli totali a settimana.
Inoltre, nonostante il sistema low cost Italia abbia notevoli gap la penetrazione è maggiore rispetto a molti altri Paesi europei. Nel mercato italiano, infatti, 718 voli a settimana sono low cost, cioè il 13 per cento dell’offerta complessiva del trasporto aereo. Molto di più che in Spagna (6,3 per cento), in Francia (2,8 per cento). Ma ancora meno di Regno Unito (27,3 per cento) e Germania (29,3%).
Il vettore con la maggiore quota di mercato nel mercato internazionale da e per l’Italia è Ryanair che opera il 33,7 per cento dei 4.234 voli settimanali totali e che risulta anche il vettore low cost principale in Europa con 10.242 voli settimanali complessivi. Nel mercato domestico, invece, la quota maggiore è di WindJet con 616 voli totali.

“Tra Roma e Milano decollano solo tariffe piene”

Parla Oliviero Baccelli, vicedirettore del Certet, il Centro di economia regionale (Lombardia) dei trasporti e del turismo (Università Bocconi, Milano)
Com’è messa l’Italia in quanto a traffico aereo low cost rispetto all’Europa?
È al terzo posto, dopo Londra e Barcellona. E Milano è il fulcro del trasporto sia nazionale che estero. La competitivà degli aeroporti di Milano Malpensa, Milano Linate e Orio al Serio ha permesso infatti di abbassare i costi per ospitare le compagnie. E questo ha fatto sì che colossi low cost come EasyJet e Ryanair potessero insediarsi.
E Roma?
È al secondo posto per traffico di low cost in Italia. Ma ha un grosso limite. L’aeroporto di Ciampino ha raggiunto il massimo di capacità e non potrebbe accogliere altro traffico aereo
Ai primi posti della classifica nazionale c’è Catania. Con la nuova aerostazione in fase di completamento può crescere ancora?
Catania è un caso molto singolare. La nuova aerostazione, titanica in quanto a sale d’attesa e negozi non ha piste sufficienti per aumentare di tanto il volume del trasporto aereo. Inoltre, l’imminente apertura del nuovo aeroporto di Comiso farà sì che la maggior parte del traffico low cost sarà diretto lì.
Ci sono grossi gap nelle tratte coperte dai low cost?
Sì: ci sono pochi voli per la Francia. Perché Alitalia e Air France sono molto competitivi. Sul territorio nazionale, invece, tutte le città tra Roma e Milano, come Venezia, Firenze e Torino, pur essendo mete affollate non sono coperte da low cost. Sia perché la clientela è più di tipo “business”, quindi più legato aglia orari che all’economicità del servizio, sia perché Alitalia e Air One permettono una minore penetrazione.

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