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Luca-Casarini

Che fine hanno fatto i compagni di Casarini? Ecco la carriera degli ex “capetti” No Global

No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto

No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto

Che fine hanno fatto i leader (gli altri, ormai ex) dei No global? La domanda rimbalza tra i lettori ai quali, di certo, non è sfuggita l’intervista a Luca Casarini comparsa su La Stampa e il profilo delineato da Il Giornale. L’ex leader delle tute bianche, infatti, è diventato un piccolo imprenditore. Continua

Da “No Global” a “No Tasse”: la curiosa storia di Luca Casarini, neo imprenditore

Luca Casarini, leader No global

Dalla disobbedienza civile alla disobbedienza fiscale.
Un percorso curioso quello di Luca Casarini (qui ricostruito da Corriere del Veneto, La Stampa e il Giornale), già leader dei No Global e delle Tute bianche ai tempi del G8 di Genova, e ora diventato “padroncino del nord est” e paladino dei diritti delle piccole aziende. Continua

A sei anni dal G8, a sei giorni dall’omicidio Sandri, tornare a Genova fa paura

Manifestazione durante il G8 di Genova del 2001
Chi l’é stæto brûxòu da l’ægua cäda, à puia da freida ascî” dicono gli anziani a Genova.
Cioè: Chi è stato bruciato dall’acqua calda, ha paura anche della fredda.
E così, 1580 giorni dopo il G8 del 2001, fa paura anche la manifestazione “Tornare a Genova” organizzata per protestare contro le condanne esemplari inflitte dai giudici per 25 manifestanti (oltre che per la mancata costituzione di una commissione parlamentare ad hoc sui fatti di quei giorni). Spaventa anche se gli organizzatori e i partecipanti sono soprattutto realtà istituzionali da Rifondazione comunista alla Fiom-Cgil, dall’Arci alle associazioni di volontariato, come la comunità di San Bendetto al porto di don Andrea Gallo. Ci saranno anche i Disobbedienti di Luca Casarini, la realtà più “morbida” dei centri sociali, presenti in forze con i loro “treni ribelli” (uno da Mestre e l’altro da Napoli).
Ma se queste sono le premesse perché i vertici dell’ordine pubblico cittadino sono preoccupati? La manifestazione casca a sei giorni dalla morte di Gabrile Sandri e Luca Casarini, leader dei Disobbedienti ha, nemmeno troppo velatamente, invitato gli ultrà a unirsi alla protesta contro le violenze delle forze dell’ordine. Se l’invito sarà accolto è da vedere. Ma in molti ricordano che alla vigilia del G8 Casarini convocò una conferenza stampa per leggere una “dichiarazione di guerra” virtuale che nei giorni successivi diventò una cruda realtà.
In questura informano che ufficialmente le tifoserie organizzate non hanno risposto alla chiamata e che probabilmente si presenteranno a Genova solo quei supporter che frequentano abitualmente i centri sociali oppure singoli gruppetti autonomi. La parte preponderante del corteo sarà rappresentata da Rifondazione che ha organizzato un centinaio di pullman (circa cinquemila militanti) ed Enrico Vesco, segretario regionale del Partito dei comunisti italiani, ha già fatto sapere che gli organizzatori assicureranno un proprio servizio d’ordine. La cosa funzionò al Social Forum di Firenze (il cordone era composto da iscritti alla Cgil), meno a Genova il 21 luglio 2001, quando il corteo si spezzò in due e iniziarono cinque ore di battaglia.
Secondo alcune fonti dei nostri servizi di sicurezza le aree più dure dell’anarcoinsurrezionalismo e dell’autonomia dovrebbero disertare l’appuntamento per non mescolarsi con Casarini & c. I siti di questi centri sociali, per esempio il Gramigna di Padova o il Csoa Cox di Milano, sembrano più preoccupati di organizzare le manifestazioni di solidarietà per i presunti brigatisti arrestati a febbraio.
L'assalto dei black bloc a Genova nel 2001
C’è, però, un’altra scuola di pensiero secondo la quale l’occasione di domani è troppo ghiotta per mancare: la polizia, dopo l’omicidio di domenica, sarà costretta a contare sino a cento prima di accennare qualsiasi reazione ad eventuali provocazioni o in caso di devastazioni. Ecco allora che spezzoni dei centri sociali più duri, soprattutto del Nord (molti dei condannati al processo vengono da lì) potrebbero cercare lo scontro, confondendosi in mezzo a sindacalisti e rifondaroli.
E gli ultrà? La polizia teme che a rispondere all’appello siano falangi di estrema destra (l’area politica degli amici del tifoso ucciso) che creerebbero tensione sia all’interno del corteo, sia nei confronti delle forze dell’ordine.
Per non correre rischi, nei pochi chilometri del percorso (il concentramento sarà alle 14 alla Stazione Marittima, vicino alla stazione Principe, con partenza prevista per Piazza De Ferrari alle 15,30) alcuni negozianti abbasseranno le saracinesche, altri parteciperanno allo sciopero di categoria, altri ancora hanno ingaggiato vigilantes privati.
“Tornare a Genova” purtroppo può significare anche questo.

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