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Luca-Zaia

Pdl-Lega, il derby Veneto: compatti con Zaia (ma senza esagerare)

Il ministro dell'agricoltura Luca Zaia candidato del centrodestra alla regione Veneto

Il ministro dell'agricoltura Luca Zaia candidato del centrodestra alla regione Veneto

Altro che calata dei barbari leghisti sul Canal (quasi ex) Galan grande. Dipingere Luca Zaia come il vichingo usurpatore della poltrona del “doge” Giancarlo Galan rischia di diventare un boomerang in mano agli avversari. Alle accuse di inadeguatezza sparategli dal Pd, dall’Udc e dallo stesso Galan (Pdl), il ministro dell’Agricoltura, candidato alla presidenza del Veneto dalla Lega e dal Pdl, risponde con il suo vangelo. Il vangelo secondo Luca. La pista delle sacrestie di questa religiosa terra è importante per la conquista di Palazzo Balbi da parte del primo doge in camicia verde. È la curva più pericolosa per la gara del sorpasso, ingaggiata dal Carroccio con gli alleati del centrodestra sulla via del Veneto. Continua

Largo al Veneto. E la Serenissima vuole: Olimpiadi, autonomia e visibilità

Il campanile di San Marco a Venezia (credits: flickr/albertopt)

Il campanile di San Marco a Venezia | (Credits: flickr/albertopt)

La Serenissima è tornata a splendere. Eccome. Il Nord Est, locomotiva d’Italia, si è stancato di essere considerato provincia. Stanco di Roma, ovvio. Ma anche di Milano, che si sente la capitale della “Padania”. Mentre i veneti, che fino agli anni settanta emigravano in massa verso l’America e che negli ultimi trent’anni hanno trasformato la loro regione in una delle aree più ricche d’Europa, sarebbero ancora relegati in un angolo. E senza godere dei privilegi dei trentini e dei friulani, che vivono in regioni a statuto speciale. Ma ora basta: vuole più autonomia (il Veneto) e visibilità (il Triveneto). Tanto che 130 deputati e senatori di Veneto, Trentino – Alto Adige e Friuli – Venezia Giulia hanno chiesto la candidatura di Venezia per le olimpiadi del 2020. Continua

Brunetta ci prova: metà ministro e metà sindaco, in Laguna

Il ministro Renato Brunetta con il sindaco uscente di Venezia Massimo Cacciari

Il ministro Renato Brunetta con il sindaco uscente di Venezia Massimo Cacciari

Renato Brunetta torna in Laguna, da figlio di venditore di gondole a sindaco, da docente a Doge. Continua

Regionali, la Lega ha già vinto: in Piemonte e Veneto sceglie Bossi

Il leader della Lega Umberto Bossi (ANSA/BRAMBATTI)

Il leader della Lega Umberto Bossi (ANSA/BRAMBATTI)

Alla fine l’ha spuntata la Lega che si porta a casa un bel regalo di Natale. Anzi due. I candidati di centrodestra per il Piemonte e Veneto, infatti, non saranno due membri del Pdl, ma due uomini del Carroccio. Questa la decisione comunicata dall’ufficio di presidenza del Popolo delle libertà, riunito a Palazzo Grazioli (assente, per ovvie ragioni, il padrone di casa, Silvio Berlsuconi, raggiunto telefonicamente poco prima della riunione dai tre coordinatori Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi), che ha snocciolato le prime candidature ufficiali per le regionali che si terranno il 28 e 29 marzo 2010. Continua

Baruffe venete, in campo le armate di Galan

Giancarlo Galan, 53 anni, presidente uscente della Regione Veneto

Giancarlo Galan, 53 anni, presidente uscente della Regione Veneto

Il suo nome è Bond, Dario Bond. Aria dinoccolata e battuta pronta, fino a qualche mese fa era un semisconosciuto deputato regionale del Pdl eletto a Belluno. Poi a settembre ha fiutato l’aria: il rischio che il prossimo governatore del Veneto fosse un leghista era molto più che un’ipotesi. Allora ha cominciato a prodigarsi per sostenere la ricandidatura di Giancarlo Galan: prima ha raccolto 175 firme tra i sindaci del partito, poi ha creato un blog in cui troneggia il simbolo di una possibile lista civica collegata al suo presidente. Continua

Le mire di Tosi: Caro Galan, adesso fatti da parte

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona

Racconta una leggenda metropolitana che verso la fine degli anni Novanta un giovane leghista passeggiasse per Verona con un leone al guinzaglio, al motto: “El leon magna el teron”.
Quel ragazzotto ora ha 40 anni e di mestiere fa il sindaco della città scaligera, eletto con un plebiscito, oltre il 60 per cento dei voti. “Ma no, non ho mai detto quella cosa lì. E poi non era un leone ma una tigre, anzi un tigrotto” puntualizza Flavio Tosi. Leggi l’intervista

Zaia al volante: due bicchieri di vino non sono pericolosi per chi guida

Luca Zaia

Dalla proposta del dialetto nelle fiction e nelle edizioni regionali dei Tg Rai, al sì per le gabbie salariali, all’immagine dei leghisti come nuovi corciati: non c’è questione, tra quelle aperte nel dibattito politico estivo dal Carroccio, in cui il veneto Luca Zaia, ministro delle Politiche Agricole, non abbia fatto sentire la sua voce.
Ora, in un’intervista a Quattroruote, (il cui contenuto è anticipato dalle agenzie di stampa: qui e qui e qui) il minsitro leghista apre un altro tema di confronto: “Bisogna finirla di considerare ubriaco chi beve due bicchieri: è in atto una criminalizzazione del vino che non ha senso alcuno e che sta uccidendo uno dei comparti più pregiati del made in Italy”.

Accetta il limite zero solo per i neopatentati, introdotto di recente da una norma approvata alla Camera. Per il resto, il ministro afferma di non credere nella cultura del proibizionismo: “Il limite attuale, 0,5 grammi di alcol per litro di sangue è ragionevole e stradigerito dall’opinione pubblica, entro questi livelli si è sobri e perfettamente in grado di guidare. Corrisponde a due bicchieri di un vino che abbia non più di 11 gradi, diciamo uno spumante o un rosso non strutturato”.

Una voce fuori dal coro della maggioranza che vorrebbe estendere a tutti il divieto assoluto di bere prima di mettersi al volante. Zaia invita a guardare con attenzione le statistiche sugli incidenti: solo il 2,09 per cento è causato da guidatori in stato d’ebbrezza, gente ben al di sopra dello 0,5: “Non vedo perché dovrei rinunciare a bere con intelligenza e moderazione, solo perché ci sono irresponsabili che si ubriacano”, osserva Zaia. Vogliamo parlare del fumo o dei farmaci che danno sonnolenza? Degli antistaminici che migliaia di italiani prendono in primavera per combattere le allergie? O dei tranquillanti? Temo” sottolinea il ministro “siano più pericolosi dei fatidici due bicchieri. Ma nessuno se ne occupa. E poi mi vengono a parlare delle stragi del sabato sera…”.
Il picco degli incidenti “si ha il giovedì pomeriggio” sottolinea il ministro “quando la gente rientra dall’ufficio, mentre gli incidenti del fine settimana hanno una motivazione evidente che è la stanchezza. Ragazzi che stanno in piedi 24 ore filate, senza un minuto di sonno, arrivano alla domenica mattina in totale assenza di lucidità alla guida”.

La replica al ministro viene dall’Osservatorio Nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, per bocca di Emanuele Scafato, secondo il quale l’alcol è la prima causa di morte tra i giovani sotto i 24 anni. “Gli interessi economici del comparto del vino” dice Scafato all’Agi ” dovrebbero e possono convivere con quelli della salute dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani”. “Non esistono livelli sicuri di alcol per mettersi alla guida” sottolinea Scafato, che è anche presidente nazionale della Società Italiana di Alcologia “l’unica sicurezza è non bere, neanche due bicchieri di vino”. E al ministro che ha indicato la stanchezza come causa principale delle stragi del sabato sera, ma l’esperto ribadisce: “L’alcol è la prima causa di morte tra i giovani al di sotto dei 24 anni, noi andiamo nelle discoteche e sappiamo che i ragazzi ‘usano’ l’alcol, vino compreso e poi si mettono in macchina”.

La cavalcata della Lega: adesso il Nord non ci basta più

Simpatizzanti della Lega a Pontida

di Paola Sacchi

Se amate Samba pa ti, la canzone di Carlos Santana, non vi resta che passare un’oretta in compagnia del ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, nella scuola enologica di Conegliano. Qui riceve ogni lunedì. Ospiti, ma anche telefonate a raffica segnalate appunto dalla suoneria di Samba pa ti. Zaia però non gioca affatto.
Anche tutto il resto della settimana la canzone di Santana continua a suonare in continuazione sul suo telefonino.
“Parlo con tutti, sì, rispondo direttamente io. Questo è un dovere da leghista. Il partito del popolo siamo noi”.

Dietro “Carlos SanZaia” c’è un imperativo categorico della Lega: stare in mezzo alla gente, anzi non sembrare neppure politici, ma trovare sempre una risposta a tutte le richieste. Un modello vincente che ha portato il Carroccio in Veneto a un soffio dal sorpasso. Che ha fatto tremare il governatore Giancarlo Galan e tutto il Pdl. C’è in Veneto un tris d’assi padano che non mollerà finché la Lega non avrà ottenuto la regione. E che, come ha fatto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha rilanciato chiedendone anche un’altra, preferibilmente la Lombardia. Oltre a Tosi, consolato da Verona, dove la Lega è diventata pure in città il primo partito, c’è il tandem dei quarantenni trevigiani Zaia e Franco Manzato: anche grazie a loro in provincia di Treviso c’è stato il sorpasso al Pdl. Se Zaia è rock, anzi rock latino come la musica di Santana, Manzato, definito il nuovo Zaia perché ne ha preso il posto alla regione come vice di Galan, è lento.
Ma per lento si intende riflessivo: Manzato è laureato in filosofia, tesi sulla violenza del linguaggio nazista. Lo chiamano “lo stratega”. In questi anni, mentre Zaia galoppava, Manzato studiava dietro le quinte modi e tempi del sorpasso del “Lion”, simbolo della Liga veneta, la madre di tutte le leghe. Mentre Zaia andava a tenere comizi anche sulle balle nei fienili, Manzato, barba e pizzetto, faceva nascere la prima scuola quadri della Lega: la Frattocchie verde è a Padova, in un convento benedettino. Ora ha 600 iscritti, attraverso lezioni di storia, economia politica e aziendale ha sfornato decine di amministratori veneti. Zaia andava a Bruxelles a difendere i prodotti italiani, a combattere la battaglia sulle quote latte e conquistava consensi anche in Sicilia per il sostegno alla pesca del tonno.

Manzato intanto commissionava alla Swg uno studio per capire dove dovevano correggersi per diventare una vera Lega di governo. “Da quello studio, commissionato nove anni fa, emerge ora che siamo ritenuti il partito di governo più affidabile. Lo dice il 60 per cento degli interpellati”.
È così che, via via, lo stratega con il pizzetto e il “ministro del popolo” hanno consolidato rapporti con le associazioni di categoria, dalla Cna alla Cia (sempre state vicine alla sinistra), come pure con la grande imprenditoria. Il modello veneto “ha sdoganato definitivamente la Lega come partito di governo” riassume Zaia con Panorana.
Egli è di casa fra gli industriali trevigiani. Mario Moretti Polegato, re delle scarpe Geox, è ritenuto di simpatie padane. Così come l’imprenditore informatico Riccardo Donadon, che con la sua E-Tree è definito il Bill Gates del Veneto.

Partito interclassista ma organizzato sul modello del vecchio Pci. Anche per certi risultati bulgari ottenuti. Forse, anziché parlare di Oppeano, rende di più l’idea definire questo comune di 9 mila abitanti Oppeanograd.
Il sindaco trentenne Alessandro Montagnoli ha sbaragliato tutti con oltre il 75 per cento: correva contro il Pdl, il Pd e Rifondazione messi insieme. Quanto alla struttura, si parte come nel Pci dalle sezioni per arrivare in cima alla piramide. Ma qui le regole sono più leniniste. Ci sono la tessera da sostenitore e quella militante che da diritto al voto: arrivarci non e facile. C’e poi, oltre alla capillarita della presenza sul territorio, quella degli incontri. Tosi ricorda che ne sono stati fatti anche 20 a settimana e quattro-cinque al giorno, con giri nei mercati la mattina (ci va regolarmente anche Tosi), un paio di happy hour leghisti nella tarda mattinata e in serata. Poi i gazebo, ogni fine settimana.

Umberto Bossi sul palco di Pontida

E se telefona un tizio che ha problemi per un bar in Lombardia, che con il suo comune non c’entra nulla, la segreteria ha l’ordine di aiutarlo. “Li ho allevati io: Tosi, Zaia, Manzato, Federico Bricolo, veronese, capogruppo al Senato, e gente sveglia, pragmatica”, dice orgoglioso il segretario della Liga veneta Giampaolo Gobbo. Segretario-pater familias, cultore della storia della Serenessima, e l’unico che non e voluto mai andare a Roma: “Sono un vero autonomista”.
Governa Treviso insieme allo “Sceriffo “, il prosindaco Giancarlo Gentilini. Ne è il volto pacioso. Ogni domenica Gobbo sta in un gazebo. “Li le persone fanno richieste, espongono problemi. Sono i nostri sondaggi, quelli veri” dicono il segretario di Venezia Corrado Callegari e Francesca Zaccariotto, che e arrivata al ballottaggio per la Provincia di Venezia. Un risultato impensabile: “Venezia era la nostra Emilia rossa”. Sorpasso della Lega sul Pdl anche in provincia di Vicenza. “Siamo stati penalizzati dalle europee” sostiene Manuela Dal Lago, ex presidente della provincia e vicecapogruppo alla Camera.
Ma nel suo ufficio a qualcuno scappa una battuta in dialetto: “El ne ga ciava”. Sarebbe: Berlusconi promettendoci il Veneto ci ha fregati. Comunque la Lega va sempre piu oltre la linea del Po. Non e piu solo Lega Nord? Tosi: “No, non e più solo il partito del Nord.

I VIDEO da YouTube sul raduno di Pontida del 14 giugno 2009:
Pontida 2009 Umberto Bossi inizia il suo discorso


Parte del discorso del Ministro Maroni


Tra gli stand del Carroccio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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