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Luigi De Magistris e Nichi Vendola
Italsider di Bagnoli, neanche tanto tempo fa. L’archeologia industriale sullo sfondo per lanciare il nuovo che avanza: Luigi de Magistris, al battesimo di fuoco tra gli altoforni spenti e, accanto al lui, sul palco allestito nello stabilimento dismesso, una sedia. Il posto rimane vuoto per ore. È atteso Nichi Vendola, governatore della Puglia in trasferta, le ore d’attesa aumentano e la gente minaccia di abbandonare la sala. All’arrivo, però, è un crescendo di entusiasmo. Travolto dal confronto, l’altro: De Magistris, qualche mese fa principiante nella caccia al consenso, oggi primo cittadino proiettato su orizzonti romani. Ma l’episodio, adesso, sembra assumere un significato in più: traccia una parabola quasi perfetta, sino all’ultimo faccia a faccia, a distanza, tra i due outsider del centrosinistra. Prove di dialogo questa volta monotematico, sempre d’attualità per Napoli: le «vie di fuga» dalla crisi rifiuti, con le strade cittadine invase questo mese da oltre 2000 tonnellate di immondezze. Continua

I roghi ed i blocchi stradali, con la spazzatura riversata dai casonetti sulle carreggiate, nella notte del 18 giungo 2011, nel quartiere Pianura a Napoli.
Si scrive emergenza rifiuti, si legge allerta sanitaria. A Napoli oltre 2000 tonnellate di spazzatura assediano le strade, con il caldo record i cumuli marciscono sotto il sole. E i rischi per la salute aumentano giorno dopo giorno. È questo l’ultimo fronte della crisi senza fine. Il più temuto e già all’attenzione della Procura. Quali i pericoli, come scongiurarli e le misure di sorveglianza messe in campo compongono il «prontuario» realizzato da Panorama.it. «Istruzioni per l’uso», dalla A alla Zeta; mentre la temperatura continua a salire e le preoccupazioni ribollono. Continua


"In quattro cinque giorni la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura" aveva detto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, poco dopo l'elezione. ANSA/CESARE ABBATE/
Alessia Schisano, una dirigente provinciale del Partito democratico che votò per lui nel ballottaggio, glielo aveva detto un minuto dopo la vittoria che non sarebbe stato facile. Anzi, tenuto conto del contesto, Napoli e la sua eterna emergenza monnezza, aveva fatto di più: gli aveva regalato un corno. Un corno di plastica rossa, che oltre alla funzione scaramantica, se palpato, può averne pure una antistress. Lui l’aveva guardata con sufficienza: «Io un “occhi secchi”?», modo di dire partenopeo che significa più o meno: sguardo che lascia stecchiti. Un menagramo, insomma. Continua


Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris al posto di guida di un mezzo dell'Asia, azienda speciale del Comune addetta all'igiene della città, 28 giugno 2011. ''Napoli arriverà al 70% di raccolta differenziata entro la fine dell'anno. Ce la facciamo sicuro, non forse": ha promesso De Magistris in un'intervista a "24 Mattino" su Radio 24 (ANSA / PRIMA PAGINA)
In campagna elettorale aveva promesso che i rifiuti in strada a Napoli sarebbero spariti in soli cinque giorni. Che cosa è poi accaduto lo hanno visto tutti gli italiani: dopo un mese, anche se diminuiti, i sacchi dell’immondizia sono ancora lì, per lo meno in alcuni quartieri. In parte sono stati smistati in vari impianti e depositi cittadini, in attesa di essere trasportati altrove, ma in strada non sono affatto scomparsi. Eppure la lezione pare non essere bastata al neosindaco dell’IdV. Continua

Accordi regione per regione per trasferire i rifiuti di Napoli fuori dalla Campania. E’ questa la proposta del governo - tradotta nel decreto su cui la Lega ha votato contro - al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani per uscire da un’emergenza che sta nuovamente mettendo in ginocchio il capoluogo campano. All’incontro a Palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi erano presenti anche i ministri Calderoli, Fitto e Prestigiacomo. Nessun cenno formale invece sulla manovra dopo che le regioni hanno già manifestato forti critiche per i tagli che, dicono, metteranno a rischio le prestazioni sanitarie e i servizi di base. Continua

Manifestanti osservano uno dei compattatori per i rifiuti dati alle fiamme sulla strada di accesso alle discarica di Terzigno ai piedi del Vesuvio
Maria Pirro
Quanti miliardi nella spazzatura. Sono le cifre ufficiali di questa storia, i costi, a far impallidire. Più dei cumuli di rifiuti che ancora assediano le strade di Napoli. Diciassette anni d’emergenza, con tracce evidenti di sprechi e malaffare, già al centro di delicate inchieste. Ma, al di là dei risvolti giudiziari, i numeri complessivi del costo economico del caos rifiuti in Campania (oltre 5 miliardi di euro), sicuramente sottostimati rispetto ai costi reali, aggiungono un tassello nel puzzle di interrogativi, per rispondere alla domanda: chi ci guadagna e chi paga?
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Luigi Bisignani (Contrasto)
L’inchiesta napoletana sulla cosiddetta P4, condotta dal pm Henry John Woodcock (insieme con il collega Francesco Curcio), ha origini lontane. E curiosamente s’intreccia con l’indagine Why not del neosindaco di Napoli Luigi De Magistris, nata e morta nel 2007, quando l’ex magistrato lavorava a Catanzaro. In una confusa intercettazione, due degli indagati di Woodcock, il deputato Alfonso Papa e il maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, sostengono che il fascicolo partenopeo altro non sarebbe che un clone di Why not. Continua


Luigi De Magistris
Di Andrea Marcenaro
Da vicino è davvero un bell’uomo. E si è convinto di avere fatto la rivoluzione a Napoli. Forse giova ripetere: Luigi De Magistris si è convinto di aver fatto la rivoluzione a Napoli. Non è sfiorato dal dubbio che i napoletani possano volentieri lasciarglielo credere senza scommetterci, di loro, nemmeno un centesimo. Rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione: la parola gli piace da morire, è il passe-partout che riconosce i suoi enormi meriti, misconosciuti fin qui. Lui sottolinea ogni due per tre che di questo si è trattato, a Napoli: di una rivoluzione infine sbocciata grazie a un vero capo. E se ne bea. Nell’accarezzare la certezza che un destino importante lo attenda, cova qua e là prosaici rancori. Iperpolitici, però. Risentimenti verso Antonio Di Pietro, che ha avuto il torto di ostacolarne la grandezza per miserabili questioni di visibilità. Risentimenti verso Nichi Vendola, che commise il torto di non appoggiarlo al primo turno. Questioni nascoste per ora dalle montagne di spazzatura, ma che si trovano all’ordine del giorno. «’O bello Masaniello», su questo c’è da giurarci, proverà sicuramente a fare le scarpe a tutt’e due. Continua