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Campagna d’estate contro il club degli evasori: stavolta il fisco fa sul serio?

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Primo caso: dichiarava al fisco un reddito da fame nera ma sul conto corrente muoveva somme a sei cifre. Secondo caso: aveva denunciato solo il possesso di una barca a vela, poi si è scoperto che l’amore per il mare lo aveva condotto fino alle spiagge dei più esotici paradisi fiscali.
Terzo caso: come una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde si baloccava con Bmw appariscenti e appartamenti da sogno, ma come contribuente risultava un uomo a dir poco modesto.

Sono storie diverse per il sesso e la professione dei protagonisti, i luoghi e i tempi in cui si sono svolte. Ma c’è un filo che le collega: il fatto che i contribuenti infedeli siano stati stangati nel corso dell’offensiva che l’Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, ha lanciato su tre diversi fronti per rimpinguare le casse dello Stato, colpite dalla crisi ma anche dalla perdurante evasione fiscale. Un fenomeno che in Italia fa ancora mancare all’Erario, secondo stime, sui 100 miliardi di euro ogni anno. Primo fronte scelto per la campagna d’estate: le vacanze.
Attraverso un’offensiva condotta dai militari della Guardia di finanza e dal personale civile del l’Agenzia delle entrate, il fisco ha cominciato a registrare il livello di vita sfoggiato da un certo numero di contribuenti al mare o in montagna, valutando poi il reddito minimo necessario per possedere o affittare yacht, ville, automobili costose, per riservare campi da golf, stanze in alberghi di lusso, consumare cene e pranzi in ristoranti inavvicinabili o partecipare a feste in locali da milionari. In secondo luogo l’Agenzia delle entrate ha confermato l’impegno nell’uso delle rilevazioni di cui dispongono il fisco e gli altri settori dello Stato.

Il sistema è quello dell’incrocio via computer delle notizie disponibili: un metodo capace di far emergere le differenze tra le dichiarazioni dei redditi consegnate al fisco e i movimenti finanziari che risultano da conti correnti e investimenti in titoli e immobili.
Infine, ma non in ordine di importanza, è partito l’attacco contro chi ha nascosto all’estero ricchezze. Dopo le ultime norme sui paradisi fiscali, varate dal governo e approvate dal Parlamento, i patrimoni nascosti nei paesi inseriti nella lista dei paradisi fiscali con il bollino grigio o nero sono considerati di fatto sfuggiti al fisco, a meno di una prova contraria (sono invece rimaste salve le principali banche italiane, che pure in quegli stessi paradisi fiscali hanno società controllate).
Non basta, l’Agenzia delle entrate ha pure messo a confronto le dichiarazioni fiscali dei contribuenti e i movimenti di capitali che risultano dalle rilevazioni delle autorità valutarie. Sono così finiti nel mirino di Befera e collaboratori 170 mila italiani, perché nei documenti che hanno consegnato al fisco non risultano acquisti, pagamenti, spostamenti di denaro e patrimoni che invece sono emersi dalle banche dati pubbliche sui movimenti di capitale. Ora corrono il rischio di pagare cara la propria faciloneria, soprattutto se si scoprirà che su quelle somme non sono state pagate le tasse in Italia o all’estero. Inoltre, sono state passate al vaglio svariate liste di italiani con sospetta residenza all’estero. E alcuni risultati sono stati già raggiunti e pubblicizzati, come dimostrano i 3,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi 7 mesi del 2009. L’obiettivo di questo affondo sull’estero è chiaro: ottenere il massimo risultato di incasso con i controlli, ma soprattutto con il prossimo scudo fiscale.
Il fisco, cioè, ha suonato l’allarme, ricordando ai contribuenti che correranno un serio rischio se non hanno denunciato i redditi prodotti e lasciati all’estero e se non faranno rientrare i capitali illegalmente detenuti fuori dai confini. Tanto più che per godere dell’immunità per le violazioni fiscali, e restare nell’anonimato, basterà versare un’una tantum pari al 5 per cento del patrimonio, come prevedono le norme sullo scudo fiscale italiano, di gran lunga il più favorevole per i contribuenti infedeli fra quelli varati da diversi paesi. Come ulteriore avvertimento sono trapelate notizie su personaggi noti e potenti.
L’Agenzia delle entrate ha confermato, per esempio, di avere aperto un’indagine su un presunto tesoretto estero della famiglia Agnelli che sospettano sottratto al prelievo fiscale. E nell’ambito della ricerca sugli italiani che hanno spostato la residenza al di fuori dei confini è finito nel mirino il cantante Tiziano Ferro, trasferitosi a Londra. Insomma, il messaggio che l’amministrazione fiscale ha voluto dare quest’estate è che i controlli si fanno, portano a risultati e non riguardano solo alcune attività particolari, bensì le situazioni più disparate.

I redditi medi degli italiani

Come dimostrano anche gli esempi di blitz fiscali che seguono, scelti da Panorama fra le migliaia di casi di cui si è occupata e si sta occupando l’Agenzia delle entrate.

L’IMMOBILIARISTA
La signora M.A. era socia di un’azienda, con una base azionaria molto ristretta, che si occupa di attività immobiliari. Negli anni passati ha dichiarato al fisco un reddito lordo di 3 mila euro l’anno: come dire 250 euro al mese. Insospettiti da tanta povertà, i funzionari del fisco hanno avviato un’indagine finanziaria. E hanno scoperto versamenti non giustificati sul conto corrente bancario della signora per 196.325 euro. A quel punto, scattato l’accertamento, la contribuente ha chiuso l’accordo con la cosiddetta adesione. Importo complessivo pagato, fra imposta e sanzioni: 112 mila euro.

L’INVESTITORE
Passando al setaccio la dichiarazione fiscale del signor L.R., amministratore di società di capitali, gli agenti del fisco hanno rilevato che denunciava appena 28 mila euro lordi. È bastata, però, una ricerca al computer per far emergere che lo stesso contribuente aveva acquistato azioni con tre diversi atti per un valore totale di oltre 1,7 milioni di euro. Non solo, allo shopping sul mercato azionario si era aggiunta l’acquisizione in leasing, quindi attraverso il pagamento di un canone, di due macchinoni Cherokee. E subito dopo anche la sottoscrizione di polizze assicurative e di fondi esteri per un ammontare pari a circa 150 mila euro. La stangata è stata inevitabile. Il fisco, sulla base di questi elementi, ha accertato un reddito “sintetico”, cioè valutabile attraverso spese e consumi secondo un meccanismo codificato e che è volto anche a difendere il contribuente, di 457 mila euro lordi. Come dire 16 volte la somma dichiarata dal signor L.R. L’esito? Di fronte all’accertamento il contribuente ha scelto la strada dell’adesione, pagando in tutto 194 mila euro. Ma è scattato anche un accertamento sulla società di cui L.R. era amministratore, mossa che ha prodotto un ulteriore incasso in tema di iva.

L’EVASORE TOTALE
Al fisco G.R. aveva dichiarato di avere percepito modesti redditi per prestazione di lavoro occasionale. Insomma, il prototipo dell’italiano appartenente al mondo del precariato. Poi sono spuntati contratti pesanti. L’indagine finanziaria è scattata e si è scoperto che sul conto corrente c’erano movimenti per oltre 8 milioni di euro. Il contribuente, invitato, non si è presentato al contraddittorio. Sono stati quindi accertati sinteticamente redditi per oltre 4 milioni di euro. L’accertamento non è stato impugnato e le imposte e le sanzioni dovute sono state iscritte a ruolo.

CAPITALI ALL’ESTERO
Si sa, chi ama andare per mare pensa sempre a magnifiche spiagge, magari con le palme. Se però la titolarità della barca a vela conduce a un porto offshore la curiosità degli agenti del fisco si risveglia. È accaduto al signor M.G., che sottoposto per questo a indagine finanziaria è finito nei guai per una complessa movimentazione di fondi attraverso fiduciarie e trust in paradisi fiscali. L’accertamento, notificato dopo un lungo contraddittorio con la persona fisica titolare dei conti, ha portato alla notifica di un avviso di accertamento con maggiore reddito imponibile pari a circa 6 milioni di euro.

TROPPE AUTO
M.L. aveva dichiarato un reddito tutto sommato non modesto, 60 mila euro lordi l’anno. Solo che bastava guardare il parco automobili, tutte superpotenti, e l’elenco degli immobili per dubitare che fosse vero. È scattata la verifica e, inevitabile, anche la stangata.
CONTROLLI PER 30MILA
Gli italiani nel mirino del fisco

Sardegna: via alle boe. Ecosostenibili, intelligenti e di lusso

MarPark è innanzitutto un sistema per la protezione dell'Ambiente e la fruizione turistica sostenibile, un sistema telematico di ormeggio eco-compatibile per imbarcazioni da diporto.
E poi si dice che chi può, non fa nulla per l’ambiente. Pensate invece a che cosa sta per succedere in Sardegna: le boe intelligenti faranno ben presto la loro comparsa nelle acque al largo della Costa Smeralda.

Permetteranno di collegarsi a internet, di prenotare un taxi nautico ma anche un catering a bordo, oltre che lezioni di diving e visite guidate. Servizi quasi lussuosi che asseconderanno i capricci di chi ormeggerà davanti alle spiagge che tutto il mondo ci invidia, ma che al tempo stesso sembra che saranno un’arma contro il degrado ambientale.

Fra i promotori di questa iniziativa c’è il proprietario di quelle coste, il magnate americano Tom Barrack: per attuare il progetto, infatti, è stata costituita la società SafeBay, joint-venture fra Smeralda Holding, di proprietà del fondo di investimenti Colony Capital di Tom Barrack, e Italgest Mare del Gruppo Italgest, guidato da Paride De Masi.
Non di solo lusso si tratta, però, perché l’idea è nata per contrastare l’ancoraggio selvaggio in rada, che danneggia i fondali marini. E per questo ha la benedizione di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, e di Legambiente.
A fare da test saranno le acque di un’area non protetta, tra Cala di Volpe e Porto Cervo, dove saranno piazzate 50 boe telematiche che consentiranno controllato delle imbarcazioni da diporto. Il sistema utilizzato sarà MarPark, brevettato a livello internazionale da Italgest Mare e realizzato in collaborazione con Siemens.

In Sardegna la rivolta inizia dal lusso

La Costa Smeralda
La gabella sul lusso imposta dal governatore della Sardegna su imbarcazioni, aerei privati e seconde case dei non residenti, è scaduta il 20 giugno ma, secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze, è incostituzionale.
La notizia, resa pubblica con un documento il 13 giugno scorso in risposta a un’interrogazione di quattro parlamentari della Cdl, ha immediatamente ridato fiato al popolo della “no Soru tax”, esasperato dall’imposta regionale.
Imposta che, al momento, se pure non sembra aver provocato flessioni sul turismo, secondo le voci che filtrano da vari comuni e da alcune associazioni di consumatori, sta comunque inducendo molti proprietari di seconde case non residenti (almeno 300 mila) a un’autentica rivolta fiscale. Che nella regione informatizzata proprio da Renato Soru, fondatore di Tiscali, rimbalza i malumori popolari via web (e fax) con un unico imperativo: non pagare.
A dimostrarlo ci sono le mille telefonate quotidiane che, da qualche settimana, arrivano all’associazione di tutela dei consumatori Voglio Vivere di Genova. Con Lazio, Lombardia, Liguria e Piemonte in testa. “Il malcontento è enorme” assicura la presidente Anna Massone che ha presentato ricorso all’Ue contro la manovra Soru e, nell’attesa che Bruxelles si pronunci, invita tutti “a non pagare e ad aderire all’istanza collettiva preparata dagli avvocati dell’associazione”. Non solo. Massone, di origini sarde, sta per avviare una campagna di boicottaggio contro il balzello suggerendo ai turisti di disertare bar, ristoranti e, soprattutto, negozi dell’isola: “Non comprate nulla, nemmeno la carta igienica!” esorta. Fra i tanti, risponde via mail C.O., dirigente milanese con casa in Gallura: “Mi porto tutto, acqua minerale compresa”.
Centinaia di telefonate sommergono anche il Comitato regionale dell’Unione consumatori a Cagliariuncsardegna at tiscali.it) che si appresta a sua volta a impugnare davanti alla Commissione Ue una norma che, secondo il presidente Romano Satolli, “viola palesemente i principi di non discriminazione dei cittadini”.
Che la tassa sia illegittima lo pensano anche molti sindaci della Gallura che hanno alzato le barricate, anche legali. Da Franco Cuccureddu, primo cittadino di Castelsardo e presidente della Rete dei porti (”Non daremo un euro alla Regione”) a Gianni Giovannelli, neo-eletto a Olbia con il 70 per cento delle preferenze (”Appoggio il ricorso del mio predecessore”).
Ma Soru non demorde, anzi. È notizia dell’ultima ora che, per chi non ha pagato, è prevista una maggiorazione dal 100 al 200 per cento “a titolo di interesse”. Intanto il mercato immobiliare registra i primi contraccolpi: aumento degli affitti del 15-20 per cento e battuta d’arresto per le vendite.

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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