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Maestro-unico

Ai genitori la scuola piace “lunga”: il 90% dei nuovi iscritti al “tempo pieno”

La scuola

Dopo mesi di polemiche, alla fine le famiglie italiane hanno scelto e a settembre i bambini della prima elementare si troveranno in gran parte (56%) nelle classi a 30 ore, con percentuali minori (3%) per le 24 ore, (7%) per le 27 ore, mentre il tempo pieno (le 40 ore con due maestri) è stato scelto dal 34%, in aumento rispetto allo scorso anno.
Dati importanti per valutare il trend, specie in vista delle recenti nuove misure adottate dal governo, che dovranno scattare proprio a partire dal prossimo settembre. I dati non sono ancora definitivi ma, a quanto risulta, sei famiglie su dieci di quelle che hanno iscritto il proprio figlio in prima elementare hanno scelto l’orario di 30 ore. Si tratta dei primi dati rilevati dal ministero dell’Istruzione su un campione di circa 900 scuole. Per i dati definitivi ci vorranno ancora alcune settimane. Il 3% delle famiglie ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore e il 34% le 40. A conti fatti il 90% delle famiglie ha chiesto il tempo pieno per i propri bambini.

Saranno sufficienti” si chiede qualcuno “i maestri in organico? Bisognerà attendere i dati definitivi prima di poter dare una risposta certa. Sicure invece le polemiche: Francesco Scrima (Cisl Scuola) e Giuseppe Fioroni (Pd) hanno parlato di “bocciatura” del maestro unico e del modulo a 24 ore, con precisazione di Viale Trastevere che ha ribadito che “tutti i quadri orari per il nuovo anno della prima elementare prevedono il maestro unico di riferimento”.
“È a dir poco distorta la lettura che l’ex ministro Fioroni propone sui dati relativi alle iscrizioni scolastiche”, afferma Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei Giovani per la Libertà-Forza Italia. “Sostenere che le famiglie italiane abbiano bocciato il maestro unico è falso. Il Pd dovrebbe arrendersi all’evidenza. Dopo il flop delle manifestazioni studentesche anti Gelmini oggi le famiglie riconoscono la bontà della riforma”. Replica a Fioroni anche da parte del senatore della Lega, Irene Aderenti: “Non può parlare per slogan”.
“Avevamo ragione noi: sapevamo che le famiglie volevano il tempo prolungato”, commenta Gianluca Gabrielli, del Coordinamento nazionale difesa del tempo pieno. “In molte scuole questi orari non sono previsti, altrimenti la richiesta sarebbe stata anche superiore. Il tempo pieno cresce dove c’è la speranza di ottenerlo e se si lasciasse la possibilità di farlo supererebbe il 60% del totale”. “Adesso” conclude Gabrielli “resta da vedere se il ministro ottempererà alle richieste delle famiglie”.
A rassicurare le famiglie ci pensa proprio il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Che fa sapere che i fondi per il tempo pieno non solo ci sono ma addirittura sono aumentati: “Le risorse per il tempo pieno non solo non sono state tagliate” ha spiegato il ministro “ma sono state confermate. E grazie a un migliore impiego, sono aumentate. Quindi, non ci saranno problemi e sarà possibile rispettare il tempo pieno e la scelta delle famiglie”.
A margine della presentazione del Progetto Gaber a Milano, interpellata riguardo a una sua preoccupazione per l’elevato numero di ragazzi che ha ricevuto il 5 in condotta negli scrutini il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini ha commentato: “Il Papa ha parlato di una emergenza educativa: credo che questa emergenza sia sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo insieme lavorare per fare in modo che i ragazzi abbiano dei punti di riferimento e dei modelli educativi”. Lo ha detto. “Dobbiamo essere preoccupati” ha detto Gelmini “perché ogni giorno le cronache raccontano di episodi di bullismo e di assenza di disciplina. Non dobbiamo drammatizzare. La funzione educativa deve essere svolta dalla scuola ma non solo. Serve una collaborazione, soprattutto un rapporto di stima con la famiglia, ma anche i media hanno una grande responsabilità nell’educare e diseducare i ragazzi”.

La scuola secondo Gelmini: più inglese, più ore, meno indirizzi alle superiori

Mariastella Gelmini in conferenza stampa

“Cambia la scuola”. Ne è convinta il ministro Mariastella Gelmini che a margine del Consiglio dei ministri di questa mattina ha presentato i quattro decreti che lanciano la riforma scolastica. Tantissime le novità previste per l’anno prossimo rispetto all’assetto attuale.
Le scuole elementari e medie, come già annunciato nei giorni scorsi dal ministro Gelmini, cambieranno dal 1° settembre 2009, le superiori dal 1° settembre 2010. “Per la prima volta in Italia dopo la riforma Gentile del 1923, si mette mano alla scuola con una riforma organica di tutti i cicli (elementari, medie, superiori)”, sottolinea un comunicato del ministero dell’Istruzione.
Alle elementari si conferma in sostanza la linea scelta dal governo fin dall’inizio: l’abolizione del modulo, ovvero del modello che privilegiava la compresenza dei docenti in una sola classe e la frammentazione dei saperi, a favore invece del cosiddetto maestro unico o prevalente ovvero un solo punto di riferimento didattico ed educativo. Dunque come ha ribadito più volte la Gelmini, nessuna marcia indietro su questo fronte.
La scuola primaria offrirà alle famiglie una diversa articolazione oraria. Quella di 24 ore con il maestro unico e poi 27, 30 e 40 ore. Gli istituti dovranno andare incontro alle richieste delle famiglie e nel tempo pieno verrà comunque garantita la presenza di due docenti per classe ma non ci sarà in nessun caso la compresenza.

I provvedimenti sono quattro e prevedono la riorganizzazione della rete scolastica e dell’utilizzo delle risorse umane, la riorganizzazione della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, quella dei licei e degli istituti tecnici. Quindi razionalizzazione degli indirizzi alle superiori, maestro prevalente alle elementari, inglese potenziato per tutti e cinque gli anni del secondo ciclo, anticipi alla materna.
Nel dettaglio:
Due nuovi licei: in scienze umane (ex-magistrali) e il musicale e coreutica (danza e musica). In più 3 nuovi indirizzi per il liceo artistico (indirizzi: figurativo, design, new media).
Maestro unico di riferimento: Alle elementari viene abolito il modulo a più maestri e viene introdotto l’unico maestro di riferimento.
Stop alla frammentazione degli indirizzi: Taglio drastico degli indirizzi per i licei e per gli istituti tecnici italiani che passano da 714 a 20. In particolare, ha spiegato il ministro, per quanto riguarda i licei si passa dai 510 indirizzi attuali a nove. Rimangono il liceo scientifico (dove continuerà ad essere presente lo studio della lingua latina), il classico, il linguistico e l’artistico che avrà tre nuovi indirizzi: arti figurative, architettura con design e ambiente, audiovisivo con multimedia e scenografia. A questi si aggiungeranno due nuovi licei, il musicale e quello delle scienze umane. Per quanto riguarda invece gli istituti tecnici, ci sarà una riduzione dagli attuali 204 indirizzi a 11, suddivisi in due macrosettori. Il settore economico che prevede: amministrazione, finanza e marketing e turismo. Il settore tecnologico che prevede: meccanica, meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e biotecnologie; tessile, abbigliamento e moda; agraria e agroindustria e infine costruzioni, ambiente e territorio.
Stage in azienda: Al quinto anno opportunità di svolgere stage in azienda.
Più inglese: Più inglese in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Nelle superiori viene reso obbligatorio per tutti e 5 gli anni. Ad esempio, al classico era presente solo al ginnasio. Nei tecnici al quinto anno delle superiori non linguistica verrà insegnata in inglese.
Ora di lezione di 60 minuti: Le ore di lezione passano da 50 minuti effettivi a 60. Il numero totale delle ore lavorate aumenta di fatto il numero di ore insegnate.
Tecnici 2+2+1: Gli istituti tecnici saranno organizzati in 2+2+1 anni. Il primo biennio con un contenuto formativo di base: italiano, matematica, ecc. Il secondo biennio specialistico a seconda degli indirizzi. L’ultimo anno sarà di perfezionamento mirato all’indirizzo scelto.
Centralità dei laboratori: Saranno dei veri e propri centri di innovazione attraverso la costituzione di dipartimenti di ricerca.
Governance: I tecnici si aprono al mondo del lavoro con esperti e professionisti che possono entrare nel comitato scientifico della scuola.
Bambini a scuola a 2 anni e mezzo: Si introduce nella scuola dell’infanzia la possibilità di anticipare l’iscrizione a 2 anni e mezzo.
Più soldi ai docenti: Dal 2011 i docenti migliori potranno ricevere un premio produttività che potrà arrivare fino a 7.000 euro l’anno.
Corsi italiano per stranieri: Alle medie le due ore della seconda lingua potranno essere utilizzate per corsi di italiano per stranieri.
Due lingue obbligatorie per i nuovi licei: In tutti i nuovi licei (musicale coreutico, artistico e scienze umane), due lingue obbligatorie.
Più matematica e scienze: Più matematica e scienze in tutte le scuole. Ad esempio nei licei scientifico e classico potenziate le materie scientifiche.

Le università come l’Alitalia: l’allarme dei rettori Aquis

lezioni all'aperto per protesta

Mille alla Statale di Milano. Picchetti in molti atenei e traffico bloccato. Lo slogan ripetuto è: “La vostra crisi non la pagheremo noi”. Minacciosa la dichiarazione degli studenti del Politecnico che per l’inaugurazione dell’anno accademico, il 3 novembre, alla presenza del ministro all’Istruzione, hanno annunciato “cose incontrollabili”. Quelli dei collettivi universitari di Bologna hanno bloccato la stazione, al grido: “noi la crisi non la paghiamo” e brandendo striscioni, fumogeni e petardi.Oltre 40 mila per la questura, almeno il doppio per gli organizzatori, manifestano in centro a Firenze. “L’università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Corteo anche a Napoli: in mille sfilano per le strade della città. In testa, uno striscione con la scritta: “Fuori Confindustria da scuole e università”. Lezioni in strada a Genova. Assemblea anche nelle università di Cagliari, all’Aquila, a Parma, Pavia e Perugia. A Palermo, dopo il corteo di ieri di 15.000 studenti, una nuova manifestazione si snoderà attraverso le strade della città a conclusione delle assemblee organizzate in tutte le 12 facoltà.
Insomma, va avanti così da giorni. E ora l’offensiva studentesca (ma non solo, visto che tanti docenti si sono schierati a fianco degli universitari) si sta allargando a macchia d’olio. E i rettori vedono nero.
La crisi dell’università italiana, dicono, è peggio di quella dell’Alitalia: senza la restituzione dei fondi alle università che hanno bilanci in regola sarà la catastrofe per tutto il sistema.
E allora per salvare il salvabile un drappello di rettori, riuniti nella redazione dell’Ansa, propone al ministro Gelmini un Patto in extremis, una sorta di “do ut des” per scongiurare il collasso imminente del sistema universitario. I Magnifici aderenti all’associazione Aquis (Associazione per la qualità delle università italiane statali) si dicono pronti a spendere meglio le risorse di cui dispongono, ad appoggiare la politica del ministro dell’Istruzione e a sedersi, da subito, intorno a un tavolo per siglare, ateneo per ateneo, patti di stabilità che facciano quadrare i conti senza penalizzare l’offerta didattica. La contropartita però, è chiara: al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, i rettori chiedono di abbandonare la politica della mannaia perchè i tagli indiscriminati servono forse allo Stato per “fare cassa”, ma non aiutano gli atenei. Meglio, cioè, che il governo usi il “bisturi del chirurgo”.
I rettori dell’Aquis (alla guida di 13 atenei, “virtuosi” dal punto di vista dei conti finanziari: Giulio Ballio, del Politecnico di Milano; Davide Bassi, di Trento; Luigi Busetto in rappresentanza di Bologna; Franco Cuccurullo, di Chieti-Pescara; Alessandro Finazzi Agrò di Roma Due; Vincenzo Milanesi, di Padova) hanno già inviato il documento (qui il .pdf integrale) alla Conferenza dei rettori auspicando che venga condiviso. Certo è che non si può più perdere tempo.
Una mano tesa al governo, dunque, anche se i creditori sono fuori la porta: il primo timore per molti rettori è quello di non riuscire addirittura a pagare gli stipendi a fine mese e, a più lungo periodo, c’è il rischio di non poter più assumere giovani ricercatori e di dover aumentare le tasse universitarie, dal 2010, per pagare l’Ici. “E se proprio tagli si devono fare” hanno osservato provocatoriamente i rettori “meglio spegnere i condizionatori d’estate e i riscaldamenti d’inverno piuttosto che tagliare opportunità per i ragazzi”.
La richiesta al governo e ai ministri di Economia e Istruzione è di “iniziare immediatamente una trattativa per arrivare nei tempi più brevi possibile alla condivisione dei principi e dei criteri necessari alla stipula di accordi di programma”. Il fine è rientrare gia’ dalla finanziaria 2009 dai tagli ”drastici e generalizzati” fatti dalla manovra estiva.
Si chiede anche di liberare quote di finanziamento “che dovrebbero essere reimmesse nel sistema e ridistribuite, con gradualità ma in tempi certi e concordati, secondo parametri di qualità accertata delle performances degli Atenei nella loro gestione, innanzitutto, nella ricerca e nella didattica”.
I 6 direttori Aquis durante una tavola rotonda

Ma dicono la loro anche sulle occupazioni, i rettori. E le bocciano: “Crediamo che la miglior risposta in un momento difficile come questo sia che ciascuno nelle istituzioni svolga il suo compito. I blocchi della didattica e le occupazioni non servono” e rischiano un effetto boomerang proprio sugli studenti. Attaccare il ministro Gelmini paga poco: piuttosto va sostenuta all’interno del Governo - dicono i rettori secondo i quali ci sono buone possibilità che il nuovo Patto per l’università (ci avevano già provato nel precedente Governo i ministri Mussi e Padoa Schioppa, senza però ottenere buoni risultati) possa essere accolto e dare una boccata d’ossigeno all’agonizzante università italiana.

La Rete anti Gelmini, l’occupazione degli studenti si fa on line

Studenti in piazza contro la riforma Gelmini

Non lasciano spazio a sottintesi e urlano il loro malumore a suon di post. La protesta degli studenti che da giorni sta svuotando le scuole e occupando le piazze contro le misure del ministro Gelmini passa anche per il web, dove si rincorrono i blog infiammati di studenti, come di docenti e genitori.
Nel mirino delle sollevazioni l’adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. E spesso la Rete diventa anzi il luogo d’incontro per organizzare scioperi e chiamare in adunata “in difesa della scuola”, passando anche per gruppi specifici su Facebook, slogan scaricabili da Flickr, raccolte di video di manifestanti su YouTube.
È abbastanza chiaro già dal nome, lo spirito che anima il blog TagliaLaGelimini, movimento studentesco in difesa della scuola.”Senza la protesta studentesca per noi sarà sempre peggio, non ci saranno altri che combatteranno le nostre battaglie! Organizzati, lotta, taglia la Gelmini!”, scrivono i ragazzi, invitando anche a scaricare il volantino di “pericolo - studente incavolato”. E già sono pronte nuove date per dar voce alla protesta: “Il Comitato ‘Taglia la Gelmini’ ha deciso che nei giorni 21, 22 e 23 ottobre occuperemo tutte le scuole d’Italia. Non si può più aspettare. Abbiamo deciso di farlo in questo periodo proprio perché queste date rappresentano i giorni in cui si terrà in Senato la discussione del Decreto Gelmini”.
L’Assemblea No-Gelmini, invece, unisce gli studenti universitari torinesi, ma anche ricercatori, docenti e lavoratori. Il suo simbolo è un segnale stradale di divieto con il volto del ministro dell’Istruzione. Anche qui si chiama a riunirsi il 21 e il 22 ottobre, con lezioni all’aperto.
ControGelmini è un blog che raccoglie tutte le notizie su scioperi e manifestazioni contro la solita Maristella Gelmini. “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini!” è lo slogan di MaestroUnico, sito dietro al quale c’è il coordinamento “Non rubateci il futuro”, movimento spontaneo di genitori e insegnanti nato nella scuola romana “Iqbal Masih” con l’obiettivo di creare luoghi e momenti di confronto e informazione sul decreto legge Gelmini. Scrivono: “Un proverbio africano dice che per far crescere un bambino serve un intero villaggio. Noi diciamo che per far crescere 25 alunni non basta un solo maestro”.
Buon successo ha avuto, grazie anche al tam tam via e-mail, la petizione on line “Firmiamo contro il maestro unico“: sono più di 27mila ad oggi le firme raccolte, e ad aver dato il loro appoggio sono soprattutto insegnanti (30%), seguiti da impiegati (28%) e studenti (8%).
La Rete degli Studenti medi manda on line il suo invito: “Teniamo la Gelmini fuori dalle nostre scuole”. Insieme di associazioni di studenti delle scuole superiori, indipendente dai partiti e attivo in tutta Italia, presenta on line il calendario di tutte le manifestazioni e sollecita a bloccare l’entrata a scuola con musica, murales e giocoleria, fotografare la “creatività studentesca” e quindi spedire le immagini al portale per la pubblicazione. Inoltre offre la possibilità di scaricare il cartello “NoGelmini” da mettere “fuori dalla tua classe”, o il volantino per le manifestazioni del 23 e 30 ottobre, con la scritta “Stop al ballismo”.

E anche su Facebook non mancano gruppi di protesta. Come quello firmato proprio Rete degli Studenti medi, o l’altro che raccoglie le manifestazioni a Milano contro il ddl Gelmini, o “Scommetto che almeno 5.000.000 di persone detestano la Gelmini!“, dove la fondatrice del gruppo si chiede: “Come si può far passare per riforma un qualcosa che nega, che toglie, che limita? Come si può pensare che nel 2008 a un bambino e quindi a un adulto del futuro, possa bastare leggere scrivere e fare di conto?”.
Anche su Flickr, il sito di condivisione di immagini, alcuni amanti di fotografia e Photoshop rendono disponibili e scaricabili da tutti manifesti contro la riforma Gelmini.
E dove vanno a finire i video dei cortei degli studenti in piazza? Ovviamente su YouTube, dove confluiscono i filmati del blog Maestrounico, o dell’Unione degli Studenti o di altre associazioni, come di singoli manifestanti. Qui un esempio:

Il mese caldo della scuola: la piazza strepita, Berlusconi rassicura

Studenti in piazza contro la riforma Gelmini

La protesta più originale? Al liceo classico Minghetti di Bologna: giovedì mattina hanno preso banchi e sedie e li hanno portati fino a piazza del Nettuno, per due ore di lezione all’aperto.E oggi è la volta dello sciopero dei Cobas della scuola, che scenderanno in piazza a Roma con una manifestazione nazionale: nel mirino delle proteste, l’adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. Ma occupazioni e autogestioni contro la riforma dell’istruzione voluta dal ministro Mariastella Gelmini continuano in tutta Italia.
Insomma querelle sulla scuola non accenna a placarsi. E deve scendere in campo Berlusconi in persona a rassicurare le famiglie: il tempo pieno non sarà toccato, ma anzi aumenterà fino al 60%.
Mentre resta accesa la polemica sulle classi differenziate per gli studenti immigrati proposte dalla Lega, genitori e insegnanti, all’indomani della “Notte bianca” di protesta organizzata in tante scuole d’Italia (criticata dal presidente del Veneto Galan che vorrebbe addebitare ai manifestanti la bolletta della luce consumata per tenere aperti fino a tardi gli istituti coinvolti) continuano a far sentire la loro voce contro i provvedimenti del ministro Gelmini. Provvedimenti che, dicono: “colpiscono la qualità della didattica, mettono in discussione posti di lavoro, portano con sè un impoverimento della scuola pubblica”. Oggi i Cobas portano in piazza migliaia di persone, lo stesso faranno il 30 ottobre sindacati confederali, Gilda e Snals.

E per aggiungere benzina al fuoco oggi c’è stata bagarre anche durante la conferenza Stato-Regioni: i governatori hanno chiesto al Governo di stralciare dal decreto n. 154 una parte dell’art.3 che stabilisce il commissariamento delle Regioni che entro il 30 novembre non attueranno un piano di ridimensionamento degli istituti scolastici.
Il clima dunque resta rovente. Il tempo pieno verrà “confermato dove c’era” e “incrementato” di circa il 50-60% perchè ci saranno “più insegnanti a disposizione”, dopo la decisione del governo di tornare al maestro unico, ha detto Berlusconi da Bruxelles per “tranquillizzare le madri in piazza con cartelli dove c’è scritto il contrario della realtà”. Non si sa se le parole del presidente del consiglio persuaderanno mamme e papà. Certamente non hanno fatto breccia nei sindacati.
“Come è possibile arrivare a quello che dice il presidente del consiglio se almeno 130.000 persone tra docenti e Ata andranno via? Basta leggere la legge 137″ osserva il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo “per capire che le cose non stanno come le raccontano: il tempo pieno dipenderà dagli organici disponibili ed è chiaro che se gli insegnanti diminuiscono il tempo pieno non si fara”‘. Sulla stessa lunghezza d’onda il leader della Cisl scuola, Francesco Scrima: “Ma il Presidente del Consiglio ha letto i provvedimenti emanati dal suo Governo? Ce lo chiediamo dopo l’ennesima boutade con cui promette alle mamme un aumento del 50-60% di tempo pieno”. “Se non c’è un confronto vero e trasparente tutto è opinabile” commenta il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, mentre la Gilda è disposta a credere al Premier “soltanto quando rispetterà prima l’impegno, assunto solennemente in televisione durante la sua passata legislatura con gli italiani e con l’allora ministro Moratti, di investire 10 miliardi di euro nel settore dell’istruzione”. E Renata Polverini dell’Ugl chiede che “alle rassicurazioni sul tempo pieno segua una convocazione del governo per condividere le modalità con cui procedere alla riforma della scuola” invitando a “una maggiore apertura al dialogo”.

Riforma Gelmini: fiducia della Camera alla scuola che verrà

 Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini

La Camera ha confermato la fiducia al Governo sul decreto legge Gelmini in materia di scuola con 321 sì, 255 voti contrari e due astenuti. Per l’esecutivo si tratta della sesta fiducia a cinque mesi dal giuramento, avvenuto l’8 maggio. Le cinque precedenti (quattro chieste alla Camera e una al Senato), sono state incassate dal governo il 25 giugno sul decreto fiscale (che conteneva le misure sull’abolizione dell’Ici sulla prima casa e per la defiscalizzazione degli straordinari), il 15 luglio sul decreto sicurezza, il 21 luglio e l’1 e il 5 agosto sempre sul decreto manovra. In più, le due fiducie ‘politiche’ ottenute al momento della formazione del governo da Camera e Senato.

L’opposizione attacca: “Questa riforma si scrive Gelmini ma si legge Tremonti e il governo ha detto di no a qualsiasi possibilità di interlocuzione sul testo”, un documento che sarà licenziato questa settimana a Montecitorio per poi passare all’esame del Senato. Il centrosinistra contesta il governo e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che non ha partecipato al dibattito sulla fiducia.

La maggioranza si schiera a difesa del decreto. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola, che rimetta al centro la sfida educativa in collaborazione stretta con la famiglia”, sostiene il ministro Gelmini ricordando lo “sforzo in atto da parte del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse”. “Vogliamo una scuola dell’efficienza, del rigore e della serietà”, sostiene la leghista Paola Goisis, secondo cui “chi si scandalizza per il decreto con la fiducia non ha idea della situazione della scuola italiana, i cui problemi vanno risolti”. Sulla stessa linea anche Fabio Garagnani (Pdl), secondo cui “non è questione di grembiule e di voto in condotta ma di lavorare alla qualità della scuola italiana”. Dunque, un decreto “per mettere in sintonia la scuola con un Paese che vuole cambiare e voltar pagina, prescindendo dalle barriere ideologiche”.
Il decreto Gelmini che tra le varie misure prevede il ritorno al maestro unico e del voto in condotta viene contestato dagli esponenti dell’opposizione non solo nel merito, ma anche nel metodo, mentre compatta è la maggioranza: il requisito dell’urgenza - lo ha detto ancora ieri il ministro dell’Istriuzione Maria Stella Gelmini - sussiste pienamente. Inoltre la fiducia, ha spiegato il ministro, è stata decisa “per via dei tempi stretti” e per l’opposizione che si preparava a fare ostruzionismo. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola”, continua la Gelmini aggiungendo che “la scuola a cui penso recupera dal passato principi attualissimi ma guarda al futuro, ammodernando e colmando alcuni gap come quello delle lingue straniere”. La Gelmini ha ricordato lo “sforzo del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse sull’innovazione tecnologica”. Il ministro dell’Istruzione conferma la necessità di “riqualificare la spesa: spendere meno per spendere meglio” e cita alcuni esempi concreti di intervento nel campo dell’innovazione tecnologica legata al mondo della scuola: “Pagelle on-line, prenotazione via telematica dei colloqui con i professori, internet per la didattica e il lavoro dei docenti, lavagne digitali, rilevazione delle assenze via mail e cellulare”, anche per contrastare l’abbandono scolastico al di là dell’aggiornamento dell’anagrafe.
A tutto ciò, il ministro aggiunge “la riforma delle classi di concorso per colmare alcuni gap, ad esempio sull’insegnamento delle lingue straniere, l’aumento dei servizi alle famiglie e il superamento dell’incapacità della scuola di fare rete fra gli istituti scolastici”.

Il VIDEO servizio:

Discutine sul FORUM: “Maestro unico: gli insegnanti spiegano a Panorama il loro no

In piazza contro il maestro unico. Ma in Europa è una prassi

Primo giorno di scuola

Genitori, bambini e docenti precari hanno “occupato” pacificamente questa mattina la scalinata del ministero dell’Istruzione presidiato dalle forze dell’ordine per dire no alla riforma del ministro Mariastella Gelmini. Nel “No Gelmini day”, il cartello più gettonato, recita: “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”, anche se molto numerosi gli slogan contro il ritorno del maestro unico. Un bambino con in mano il suo joy stick, contesta la riduzione del tempo pieno e il cartello che porta al collo recita: “bambino modello Gelmini: dalle 13 alle 20 davanti alla Play Station”. La protesta si è allargata nel pomeriggio a diverse scuole elementari di Roma. E venerdì scenderanno in piazza gli studenti dei licei della capitale con una mobilitazione che si concluderà alle 10 davanti Viale Trastevere.

Tutti contro il ritorno del maestro unico, insomma. Ma in Europa come vanno le cose? Entrando nella banca dati della rete “Eurydice” sui sistemi educativi europei si fa una scoperta interessante: nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti che vige in Italia nell’organizzazione modulare. Vediamo qualche esempio. In Austria, per tutti e 4 gli anni della scuola primaria, c’è un maestro unico per classe più un insegnante di religione e, in certi casi, insegnante di lavori tecnici e/o tessili. In Estonia, Finlandia e Francia nei primi 6 anni del ciclo di base, corrispondenti al livello primario, c’è un maestro unico generalista per tutte le materie. In Francia, ci sono talvolta insegnanti negli ambiti artistici e sportivi, ma si tenta di “scoraggiare” queste iniziative. In Germania, maestro unico nel primo e secondo anno; dal terzo vengono introdotti più maestri per le varie materie per abituarli al livello secondario. In Inghilterra c’è il maestro unico, generalmente annuale (cambia ogni anno). In Portogallo, lo stesso insegnante accompagna la classe per tutto il primo ciclo del percorso obbligatorio (6 a 10 anni di età). In Spagna: maestro unico. Insegnanti specialisti per educazione fisica, musica, lingua straniera e per eventuali altre materie offerte dalla scuola. In Svezia, in genere, un insegnante per i primi 3 anni del ciclo unico (da 7 a 10 anni).

Forte del suo piano, il ministro non si lascia scoraggiare: “Ci sono due Italia: una è per una scuola di qualità, degli insegnanti che vogliono essere pagati meglio ed è quella della maggioranza degli italiani. L’altra è quella di una piccola frangia che ha deciso di non guardare i problemi e preferisce protestare. Li lascio fare”, ha affermato, a margine di un convegno alla Luiss, commentando le manifestazioni di protesta. Per il ministro occorre, inoltre, ragionare “sulla possibilità di un modello di valutazione esterna, eventualmente affidata a un team di professionisti, che periodicamente visitino le scuole, adeguatamente accompagnato da processi di autovalutazione basati su modelli standardizzati e uniformi”.

Mariastella Gelmini

E in serata arriva anche la presa di posizione del premier Berlusconi. “I leader dell’opposizione si sono inventati l’ennesima menzogna, la presunta cacciata di 87mila docenti. Non c’è e non ci sarà nessuna cacciata. Il numero di 87 mila è quello degli insegnanti in meno che abbiamo programmato da qui a tre anni e che si realizzerà con i pensionamenti e il blocco del turn over”, così il presidente del Consiglio nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi affiancato dal ministro anti sprechi Renato Brunetta e dalla stessa Gelmini.
“C’è un egualitarismo che troverebbe cittadinanza in un sistema socialista”, ha commentato Berlusconi spiegando la necessità di cambiare il sistema scolastico italiano. “Abbiamo parlato del 7 in condotta, ma è chiaro che gli insegnati avranno buon senso, ha continuato Berlusconi aggiungendo comunque di essere certo che gli italiani “abbiano gradito l’impegno del governo contro il degrado e la maleducazione perché ritorni il senso di responsabilità contro fenomeni di aggressività e bullismo”. E ancora: “Con il maestro unico ci saranno insegnanti che si libereranno per il tempo pieno” ha detto il presidente del Consiglio. “Pensiamo di poter garantire un aumento del 50 per cento o anche più del tempo pieno. Avremo meno insegnanti, come nel resto d’Europa, e questi insegnanti intendiamo pagarli meglio”.
Su fronte dell’innovazione, la Gelmini ha annunciato che da novembre nelle scuole medie arriveranno 10mila lavagne interattive multimediali. Le lavagne saranno fornite alle scuole complete di videoproiettore e casse acustiche insieme ad un pc portatile. Spetterà all’agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica (ex Indire) organizzare la formazione per 24 mila docenti sulle lavagne multimediali. Che, nelle intenzioni del ministro, daranno il via “alla scuola digitale in Italia”.

2 mld per professori e tecnologie: ecco il piano della Gelmini

Studenti di terza media

Estensione dell’inglese e matematica nei licei classici, più istituti comprensivi- quelli che comprendono in un’unica istituzione scolastica le scuole dell’infanzia, elementari e medie-, aumento delle sezioni “primavera” con uno stanziamento di 30 mln di euro per il 2008-2009 e di 50 mln nel 2009-2010 e riduzione degli attuali indirizzi di studio nella secondaria superiore.

Sono alcune delle novità previste dal nuovo piano per la scuola del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Il piano è stato presentato anche ai sindacati e prevede, oltre al docente unico per le classi di scuola primaria, funzionanti 24 ore a settimana, anche l’insegnante di inglese. Tornano poi gli anticipi nella scuola dell’infanzia con l’aumento delle sezioni primavera e del tempo pieno (+50%). Si tratta di “un piano” secondo la nota del ministero dell’Istruzione “che pone le premesse per un innalzamento della qualità del sistema di istruzione, innescando un circolo virtuoso: efficienza, maggiori risorse da investire, più qualita”. Secondo il piano, i 2 miliardi di euro di risparmi realizzati col piano saranno investiti in formazione, nuove tecnologie e premialità per docenti.

Intanto sono già scattate le prime proteste nelle scuole contro tagli e voto in condotta del piano Gelmini. La Rete degli Studenti Medi ha indetto “Emergenza Ballismo”, la singolare protesta degli studenti italiani che ha visto striscioni calati dalle finestre, volantinaggi e azioni dimostrative per denunciare le “balle” del piano Gelmini-Berlusconi.

Qui, nel dettaglio, il piano del ministro Gelmini:

- Due miliardi di investimenti: Verranno dai risparmi effettuati e saranno utilizzati per la formazione, le nuove tecnologie e per innalzare il livello di prestigio degli insegnanti attraverso forme di “premialità”.

- Salvaguardati livelli servizio e occupazionali: Il piano prevede la tutela delle scuole in aree disagiate, la conferma dei livelli occupazionali del personale a tempo indeterminato, l’ampliamento delle opzioni per le famiglie.

- Individuazione costo standard: Si passa dal costo storico per alunno all’individuazione del costo standard, cioé quello che serve veramente eliminando gli sprechi.

- Non saranno toccati sostegno e scuole montagna: Confermato il personale docente che si occupa degli alunni disabili. Non si toccano le scuole di montagna: in Italia ci sono più di 10.000 classi con meno di 10 studenti. E’ indispensabile analizzare caso per caso i singoli istituti per verificare una razionalizzazione del sistema che eviti gli sprechi. Per questo é escluso che verranno chiuse le scuole di montagna e tutte quelle di rilevanza sociale.

- Anticipi a 2 anni e mezzo: Introdotti dalla riforma Moratti e abrogati dal governo Prodi, tornano per la scuola dell’infanzia.

- Più sezioni primavera: Il nuovo servizio educativo per bambini tra i due e i tre anni, attualmente a gestione regionale, viene confermato e implementato, con uno stanziamento di 30 milioni di euro per il 2008-2009 e 50 milioni nel 2009-2010. E’ previsto che nelle aree montane possano essere accolti piccoli gruppi di bambini di 2-3 anni anche nelle scuole dell’infanzia. Il piano sarà di concerto con regioni e comuni.

- Maestro unico più inglese: Per le classi di scuola primaria a 24 ore a settimana sarà presente anche l’insegnante di inglese.

- Tempo pieno aumentato del 50%: Con il passaggio al maestro unico, nella scuola primaria ci saranno più docenti. L’insegnante unico ha un carico obbligatorio di lezioni di 24 ore settimanali a fronte del carico orario di 27 o 30 ore settimanali attuali dei docenti del modulo.

- Estensione degli istituti comprensivi: Il piano intende privilegiare, dove possibile, il modello degli istituti che uniscono sotto un’unica istituzione scolastica (e sotto un’unica presidenza) scuole dell’infanzia, elementari e medie.

- Meno ore alle superiori: Riduzione dell’orario negli istituti tecnici e professionali, che passeranno da 36 a 32 ore la settimana e nei licei classici, scientifici, linguistico e delle scienze umane (da 33 a 30 ore).

- Riduzione indirizzi studio alle superiori: Oggi sono circa 900, includendo le sperimentazioni nazionali e autonome. Si interverrà soprattutto negli istituti tecnici e professionali, eliminando le duplicazioni.

- Accorpamento classi concorso: L’intento è quello di semplificare e aumentare la flessibilità nell’impiego dei docenti.

- Più matematica e inglese al classico: La lingua straniera sarà insegnata in tutti e cinque gli anni di corso.

- Corsi di italiano per stranieri: Previsti sia corsi pomeridiani che ore di lezione la mattina.

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