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Come è brutto farsi gli affari degli altri, rovistare con gli occhi nelle loro case. Via Roma: di quel palazzo la facciata è ormai inesistente, ma dentro tutto è rimasto com’era alle 3,32 della notte tra la Domenica delle Palme e il lunedì, primo giorno delle vacanze di Pasqua. Sulla parete del terzo piano un poster di Brad Pitt e uno di Zlatan Ibrahimovic, poi un lenzuolo a fiorellini che penzola e arriva quasi al secondo piano. Qui un’altra camera da letto, un altro sonno interrotto dal grande boato: una riproduzione di un Canaletto e una carta da parati a strisce.
Al primo una scrivania, forse un ufficio, una sedia a rotelle sbilenca, tre ruote sul pavimento, due nel vuoto. L’Aquila è come quelle due gambe della sedia, sospesa sul nulla.
Come all’uscita di un gigantesco aeroporto, sono tutti con il trolley e le buste di plastica ripiene di qualcosa. Un bagaglio per la notte e per lasciare la vita di tutti i giorni, destinazione ignota. Vanno via in fila, educati, silenziosi, civili ma disperati. Una città si è svuotata in poche ore e l’unico rumore nel centro storico sono le sirene delle ambulanze, le pale delle ruspe, le voci concitate dei soccorritori che ogni tanto dicono: “Correte, ce n’è uno vivo!”, ma purtroppo sono poche urla di gioia. Per il resto le lacrime di chi ha già avuto la certificazione del lutto e di quelli in attesa davanti alle macerie dove nemmeno le tante scosse di assestamento li fanno allontanare.
Uno, almeno uno di quelli che sono là sotto ce la deve fare. Ma chi sarà il fortunato? E per tutti gli altri? Prendete via XX Settembre, uno stradone che è l’accesso alla città. Al civico 125 c’era una palazzina di quattro piani dove abitavano otto famiglie. I testimoni dicono che sono usciti solo in 4 o 5. Lunedì mattina hanno tirato fuori Maria, a ora di pranzo hanno trovato Francesca che respirava ancora. E gli altri? Sali di 300 metri e sul lato opposto c’è la Casa dello studente composta da due edifici identici. Uno è integro, l’altro è ripiegato su sé stesso come se il piano terra e il primo piano si fossero polverizzati. Gli studenti che si sono salvati stazionano lì davanti con gli occhi rossi e una bottiglia d’acqua per cancellare un po’ di polvere dalla gola. I loro amici sono qui sotto. Quanti ne tireranno fuori vivi?
Altri studenti, tanti, stanno ormai al riparo in piazza d’Armi, al campo sportivo dove è stata allestita una tendopoli e un centro di accoglienza per gli sfollati. Salvatore Fumarola, 20 anni, da Taranto, studia fisioterapia: “Sto aspettando che mio padre venga a prendermi e purtroppo non tornerò più perché qui l’università non riaprirà per molto tempo. È da dicembre che ci sono scosse continue e ora è arrivata quella decisiva”. “Vivevo con lo zaino pronto, ce lo aspettavamo” dice Valeria Franco, 21 anni, di Pordenone, iscritta a scienza dell’investigazione, “C’è stata uno scossa una settimana fa molto forte, poi un’altra domenica sera verso le 23 e infine quella pazzesca della notte scorsa”. Anche Valeria andrà via. Anche Francesca Reffa e Antonio Barone, di Venezia, lasceranno L’Aquila, anche per loro la città degli studi è venuta giù insieme alle loro speranze di diventare come quegli investigatori di Csi o di Cold Case, i maghi della Polizia scientifica o del Ros. Sogni crollati con le case di metà città. L’ altra metà sono lesionate e quindi l’intera popolazione andrà via, 100 mila persone, in tenda o in macchina per le prime notti, in roulotte o in container per i prossimi anni, come tutti i terremoti dall’Irpinia all’Umbria ci hanno purtroppo insegnato.
Ma per la straordinaria normalità del dopo sisma c’è ancora tempo. Ora conta l’emergenza: dove metto il papà disabile? Dove andrà a scuola il piccolino? Che ne sarà del mio ufficio ? Come e quando potrò tornare a prendere il portafogli con tutto quel poco che ho?

Una città in ginocchio, che non ha più la prefettura, che non ha più le chiese e i monumenti, che dal Mille o poco più erano fioriti come gioielli. Non ha più nemmeno gli alberghi, tutti danneggiati se non crollati. Via Duca degli Abruzzi, corso Principe Umberto, piazza Duomo, via Andrea Bafile, piazza del Palazzo, piazza San Pietro Coppito, via Vincenzo Rivera, via Roma. Da un buco nella parete si vede il cielo: tetto e solai sono crollati, non c’è rimasto altro che la facciata. All’angolo del corso c’era una casa. Intorno, solo i soccorritori della Guardia forestale: “Avevamo un nostro collega là sotto con moglie e figlio: tutti morti”. Niente lacrime per i Vigili del fuoco, per quelli della Protezione civile, per i Carabinieri, per quelli della Polizia, Guardia di finanza, Esercito e volontari di mille gruppi e gruppetti. I primi ad arrivare sono prorio le squadre di abruzzesi, quelli che avevano un amico o un parente là sotto. Alle 12 di lunedì una manciata di scosse fa sospendere lo scavo di un palazzo di via Roma dove sono intrappolate due donne. Altri muri vengono giù: “Spostatevi, state al centro della strada”. Giusto un attimo e poi si ricomincia perché forse quelle due donne appartengono alla categoria dei fortunati che ce la potranno fare.
Suor Lidia è la superiora del convento delle Zelatrici del Sacro Cuore: “Siamo in 29 suore e per fortuna una sola si è fatta male. Ma dentro il convento è tutto distrutto e siamo in pigiama. In verità è venuto un frate cappuccino che aveva più coraggio di noi ed è entrato a prenderci qualcosa per mangiare. Ma nessuna di noi vuole rientrare. Siamo accampate qui fuori e domani ci penserà il Signore”.
Giovanni Coccia, 43 anni, ha lasciato la casa di Pettino, un quartiere nuovo alal periferia ovest. Ha con sé moglie e due bambine: “Quella è la zona nuova, ma le case all’interno sono tutte devastate. Io sono direttore di un’aziendas che si occupa di lavori stradali e per fortuna so come in questi casi bisogna mettersi al sicuro. Ci siamo sistemati sotto un trave portante con tutta la famiglia e ci siamo salvati ma, mi creda, non si riusciva nemmeno a stare in piedi. Cadeva tutto: il televisore, i quadri, i lampadari. Siamo usciti in pantofole quando le scale stavano piano piano cedendo. Ce l’abbiamo fatta e adesso penseremo al futuro, ma almeno noi siamo qui, tutti insieme. So di tanti che sono là sotto, è terribile”.
E così Pietro Musumeci, sottufficiale dell’Esercito in pensione. “Ho fatto il soccorritore in Irpinia e mi trovo oggi a essere soccorso. Penso andrò via dall’Aquila anche se la mia terra d’origine è Messina che quanto a terremoti non scherza”.
Si svuota la città, poco a poco ma inesorabilmente. Sette campi di raccolta, tendopoli e si trovano posti negli alberghi del circondario. Tutti aiutano tutti ma c’è poco da fare. La paura di nuove scosse, la paura degli sciacalli, la paura del presente, la paura del lavoro. Tutti fuggono via, e si inseguono le storie tramandate di bocca in bocca: “Hai saputo di quella mamma che ha fatto da scudo alla sua piccola che si è salvata ma lei è morta?”. “Ha saputo di quel medico che si chiama Guido Laris e che si è messo a scavare con le mani per salvare sua cugina e poi è corso al suo ospedale a fare pronto soccorso?”.
Hai saputo di una città che nonostante tutto non vuole arrendersi e non si arrenderà perché gli abruzzesi sono gente tosta, con la testa dura, che sa usare le mani per lavorare la terra e che saprà usarle per ricostruire?
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Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.
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Si scaverà fino a domenica per cercare i superstiti del terremoto in Abruzzo, ma anche per estratte i cadaveri dalle macerie. Dopodiché si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e poi alla ricostruzione. L’agenda degli interventi, dopo l’incontro tra ministro dell’Interno e vigili del fuoco al Viminale, è stata resa nota proprio da Roberto Maroni: “Fino a Pasqua” ha detto “proseguirà la ricerca incessante 24 ore su 24 dei superstiti e di chi ha perso la vita sotto le macerie. Poi si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e inizierà il lavoro di ricostruzione che non sarà nè facile né breve”. Nell’area colpita dal sisma “Ci sono ancora da recuperare dalle venti alle trenta persone”, ha affermato il capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Antonio Gambardella.
Mentre la conta delle vittime si aggrava, ora dopo ora: ormai sono 272 i morti (sedici sono bambini); tre corpi senza vita non ancora identificati; una trentina i dispersi, 1179 i feriti negli ospedali, di cui un centinaio in condizioni difficili. Gli sfollati, ha riferito il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ammontano a 25mila. Più di 17mila sono le perosne accoltenelle tendopoli, ha riferito il premier Silvio Belrusconi, che ha parlato di “sforzo straordinario” da parte della macchina dei soccorsi, con “2.962 tende installate, che hanno accolto 17.772 persone”.
Ancora si lavora dunque alla ricerca dei sopravvissuti dopo il miracolo di questa notte che ha visto uscire viva dalle macerie una ragazza di venti anni dopo ben 42 ore.
È una corsa contro il tempo tra pietre, travi spezzate, calcinacci, brandelli di vestiti e fotografie, sparse, strappate, di chi in quelle case aveva vissuto. I residenti di Onna che sono usciti indenni dalle case e gli stessi soccorritori continuano a raccontare le loro storie ai giornalisti, quasi sempre brevi, non più lunghe dei venti secondi della scossa più forte e distruttiva, quella che i giornalisti e cameraman stranieri presenti sul posto ormai chiamano “The Big One”. C’è il racconto del ragazzo travolto e ucciso, in corridoio, mentre tentava di fuggire. La signora anziana morta nel suo letto. Bambini piccoli, adolescenti che nessuno ha potuto salvare, nemmeno i loro amici che subito hanno cominciato a scavare.
“Se una persona è giovane non ha fratture ed è in condizioni di areazione particolare ci sono speranze di sopravvivenza anche fino a 4-5 giorni”, risponde così Marta Di Gennaro, vicecapo Dipartimento della Protezione civile, ai cronisti che le chiedevano le possibilità di sopravvivenza delle persone che potrebbero essere ancora sotto le macerie degli edifici crollati nella provincia de L’Aquila in seguito al terremoto.
Anche se sono pochi i casi di sopravvivenza per più giorni sotto un crollo. Un caso di ritrovamento miracoloso avvenne in Italia durante il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Dopo 18 giorni un ragazzo, rimasto sepolto sotto le macerie di piazza del Purgatorio, riuscì a liberarsi scavando un cunicolo con le mani. Sempre in Italia, nel sisma che nel 1980 ha devastato l’Irpinia, tre persone di 60, 72 e 100 anni sono sopravvissute 8 giorni in luoghi diversi. L’ultimo caso italiano risale al 1998: a Sarno il 22enne Roberto Robustelli è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco dopo aver trascorso 72 ore in una cantina invasa dal fango.
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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.
E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.
Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.
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Marta dopo 23 ore, Eleonora dopo 42. Piccoli-grandi miracoli, storie incredibili dalla martoriata terra d’Abruzzo. Da L’Aquila, precisamente, che ha gran parte del contro storico distrutto.
La giovane riminese è stata estratta dalle macerie alle 21.30 di martedì sera dai Vigili del fuoco di Venezia e di Cuneo che l’avevano individuata dure ore prima mentre stavano cercando un’altra ragazza.
Eleonora è una ragazza sorda. Ma gli uomini di vigili del fuoco e in particolare Claudio lo speleologo di Venezia dello Urban Search Rescue, sono riusciti a raggiungerla individuando un buco dentro il quale calarsi dopo aver sentito la sua voce. Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.
“Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis”, dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.
Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.
Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di martedì 7, in una nicchia tra il cemento. “Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie - racconta Claudio, il vigile del fuoco - poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato ’silenzio’”. “Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie” aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio “Eleonora ci parlava ed era cosciente”.
Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.
Altra storia incredibile è quella di Maria D’Antuono, 98 anni, trovata viva dopo 30 ore, a Tempera. Quando le è stato chiesto cosa ha fatto tutto questo tempo, ha risposto: “Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”. L’anziana, che è rimasta tra i calcinacci nel suo letto, è stata portata giù dai pompieri e soccorritori alle 8 di martedì mattina e ha mangiato qualche cracker. Maria, che è rimasta tra i calcinacci, nel suo letto, ha chiesto “Almeno fatemi pettinare!”.
Al di là del loro carattere miracoloso, le storie di Marta, Eleonora, Maria, dicono gli esperti, sono molto importanti: nel teatro di morte che il sisma ha disegnato, rappresentano un simbolo di speranza per le persone che aspettano di riabbracciare i loro cari dispersi o ancora sotto le macerie.

È il secondo giorno di seguito che, come “pendolari del terremoto”, partiamo da Roma alla volta de L’Aquila. Tre cronisti, che normalmente seguono la cronaca parlamentare, insomma la politica, vengono sbalzati nel dramma dell’Abruzzo.
Domenica notte a Roma qualche sobbalzo nel letto. Poi la sveglia di mattina presto. È la redazione: “Corri in Abruzzo. C’è stato il terremoto. Berlusconi sta andando lì”. Stop al lunedì tranquillo.
Il Cavaliere non va più in Russia, va seguito. Inconsapevoli, senza sapere nulla. Senza vedere i tg: si parte. Tra elicotteri e sopralluoghi, tra sirene e conferenze stampa, fino al Consiglio dei ministri, sempre dietro a Berlusconi. Poi ieri sera a Porta a Porta il nuovo annuncio “domani ritorno a L’Aquila”.
E questa mattina nuovo viaggio. Nuovo incolonnamento sulla A 24. Oggi con una consapevolezza maggiore. Con negli occhi quanto visto e sentito ieri. Come la vigilessa che arrivando a L’Aquila ieri mattina, quasi con le lacrime agli occhi ti lascia passare. “Giornalisti? Salite, salite pure. Tanto il centro non esiste più…”. Un colpo allo stomaco.
E poi un altro cazzotto: quei palazzi caduti. E tutta quella gente, che ancora in pigiama, girava per la città senza una meta precisa. Sul raccordo anulare è ancora fila di mezzi, per lo più pulmini della Protezione Civile e scavatrici. Si torna in Abruzzo dopo una notte passata dagli sfollati a 6 gradi. Senza il sole di ieri. E con la dura e triste consapevolezza che sarai solo lì a raccontare. Mentre vorresti rimboccarti le maniche e aiutare come hanno fatto i rugbisti della squadra de L’Aquila, che ieri hanno aiutato a mani nude per cercare chi stava sotto le macerie.
Il secondo giorno, inseguendo il premier. Prima all’aeroporto per aspettare l’atterraggio. Poi le voci di un suo possibile sopralluogo a Onna, il paese completamente distrutto. Invece di nuovo alla caserma della Guardia di Finanza. All’aeroporto il battesimo della terra: una scossa di magnitudo 4.3 della scala Richter. Per noi comuni mortali che eravamo all’aperto è significato sentire tremare la terra, un rumore sordo e poi il fabbricato dell’aeroporto che vibrava. Telefonata di rassicurazione da parte dei parenti a Roma, dove la scossa era stata avvertita e lunga.
Poi tutti a Coppito. Nella caserma della Guardia di Finanza che è diventata il centro di coordinamento dei soccorsi. Berlusconi in conferenza stampa spiega che il suo compito è quello “di venire in Abruzzo anche tutti i giorni” e ribadisce che “nessuno sarà lasciato solo, perché un governo e uno Stato devono mettere i cittadini al primo posto”. E ripete quel ‘people first’, di cui aveva già parlato per combattere la crisi.
Dopo la conferenza stampa Berlusconi con il suo seguito arriva nella tendopoli di Bazzano. Dove i soccorritori hanno montato una piccola tendopoli da 150 posti letto. Pronte le rassicurazioni per gli sfollati: “Non vi lasciamo soli. Non vi preoccupate” ha aggiunto, “la ricostruzione sarà rapida”. Poi ancora un’altra tendopoli. Tutti al seguito del premier nel campo di San Demetrio, piccolo paesino a ridosso di Onna, frazione quasi del tutto rasa al suolo dal sisma. Berlusconi attorniato da tante persone che gli chiedono di “non essere lasciati soli” fa una solenne promessa: “Mi assumo la responsabilità di garantire che non sarete lasciati soli” ripete alle persone nelle tendopoli “e soprattutto che i lavori verranno fatti”. Poi un consiglio rivolto soprattutto ad anziani e bambini. Ovvero di approfittare degli alberghi sulla cosata messi a disposizione “andate lì e sarete serviti e riveriti e non vi preoccupare tanto paga lo Stato”. E rassicurazioni anche contro la paura degli sciacalli “contro cui lo Stato è pronto ad intervenire”.
A San Demetrio la sorpresa della telefonata di Obama, mentre il Cavaliere è nella tendopoli. Il presidente Usa si è detto a “disposizione del popolo italiano” e Berlusconi lo ha ringraziato, ribadendo che ce la faremo da soli. Poi ha aggiunto: “Ho detto al presidente Usa che se vorranno prendersi la responsabilità dei beni culturali e delle chiese noi saremo lietissimi, perché si tratta di un grande sostegno e un importante contributo alla ricostruzione”.
Una ricostruzione che comunque sarà garantita a tutti i livelli da Berlusconi in persona. Tanto che annuncia che tornerà ogni giorno. E i ‘pendolari del terremoto’ da Roma ripartiranno per andargli dietro.
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Sotto le macerie 235 corpi, le vittime accertate. Di questi pochi sono ancora senza nome. Il conto dei dispersi è sceso a 11. Una ragazza è stata recuperata viva dopo 42 ore sotto le macerie. Si scava ancora a L’Aquila e nei paesi vicini. A mani nude, dove si pensa ci possa essere ancora qualche superstite. Il lavoro di vigili del fuoco e volontari ha consentito di salvare 150 persone rimaste intrappolate dopo le violenti scosse sismiche. Si lavora invece con piccole ruspe per spostare detriti e macerie dai centri storici e dalle vie di comunicazione.
Poco dopo le 20 un’altra violenta scossa da 5,7 gradi della scala Richter ha scosso L’Aquila ed è stata avvertita anche a Roma, dove un uomo per lo spavento è morto di infarto e nelle Marche. Alcuni edifici già danneggiati sono ulteriormente crollati. “Morti i quattro studenti sotto le macerie della casa dello studente. È una tragedia”. Lo ha detto Ferdinando Di Orio, rettore dell’università dell’Aquila. “Mi hanno comunicato che i quattro ragazzi della casa dello studente, quelli ancora rimasti sotto, di fatto sono deceduti, devono trovare il modo di recuperarli” ha commentato. “È una tragedia: pensare a degli studenti che muoiono così è una sofferenza, mi creda, indicibile. E poi un ospedale inaugurato nel 1999 è clamoroso che sia così in difficoltà. Stiamo pagando un prezzo altissimo”. Erano gli ultimi quattro dispersi nel crollo totale della palazzina che ospitava la residenza universitaria.
E mentre ancora si scava, le zone colpite dal sisma tentano faticosamente di tornare alla vita “quotidiana”. A cominciare dalle reti infrastrutturali: se restano chiusi ai privati i tratti delle strade e delle autostrade che portano in Abruzzo (una misura di sicurezza per consentire le verifiche tecniche e, soprattutto, agevolare i soccorsi del dopo terremoto) è tornata alla normalità l’erogazione di luce e gas. Dopo i primi momenti di black-out i telefoni funzionano in modo regolare.
“Sono tutti sospesi i pagamenti di tasse locali e nazionali per i comuni coinvolti dal sisma”, ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo a Radio City su Radio 1. Befera ha spiegato che intanto i pagamenti sono sospesi perché sono chiusi tutti gli uffici pubblici, e quindi anche quelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia. E che comunque la sospensione sarà formalizzata a breve in Consiglio dei Ministri, come ha detto oggi lo stesso premier, Silvio Berlusconi. “Ci sarà un decreto ministeriale” ha spiegato “e saranno sospesi tutti i pagamenti di imposte nazionali e locali per la provincia di l’Aquila e per tutti i comuni che hanno subito danni dal sisma. Attualmente sono chiusi tutti gli uffici pubblici e quindi, comunque, nessun pagamento è possibile e nessuna azione sarà fatta da parte di nessuno. Poi faremo il decreto per sospendere ogni pagamento finché un successivo provvedimento non riaprirà i termini. Ma ora i cittadini stiano tranquilli”.
Resta chiuso il tratto compreso tra Tornimparte e Assergi in entrambe le direzioni; A25 Roma-Pescara aperto alle sole auto il tratto compreso tra Sulmona e Bussi Popoli, dove in direzione di Pescara si transita attraverso uno scambio di carreggiata.
Il transito dei mezzi pesanti superiori alle 7,5 tonnellate è vietato sull’intera A24 e A25 e in particolare su quest’ultima autostrada il divieto è esteso anche ai veicoli superiori alle 3,5 tonnellate nel tratto Sulmona e Bussi Popoli.
I mezzi di soccorso possono percorrere regolarmente le autostrade ed il Gruppo autostrade per l’Italia sta supportando gli interventi della Protezione civile. Per agevolare i soccorsi, Autostrade per l’Italia invita a non mettersi in viaggio in direzione dell’Aquila e di lasciare le aree di Servizio Colle Tasso sud, Civita sud e Valle Aterno est e l’area di parcheggio Roviano sud a disposizione della Protezione Civile per l’accumulo dei mezzi di soccorso.
Nel pomeriggio di ieri è ripresa la circolazione dei treni fra L’Aquila e Terni. In aggiunta ai treni di servizio ordinario sono state messe a disposizione “8 automotrici leggere per un incremento dei servizi fra Terni e L’Aquila”. Resta ancora chiusa al passaggio dei treni, “per il completamento degli accertamenti tecnici”, la linea Sulmona-L’Aquila. Sulla linea Terni-L’Aquila il traffico ferroviario sarà gestito dalle 12 stazioni in quanto il fabbricato che a L’Aquila ospitava gli uffici per la gestione a distanza è stato gravemente lesionato dal sisma ed è completamente inagibile. Riattivato anche il traffico ferroviario sulla linea Roma-Sulmona.
È stato sempre regolare il traffico aereo da e per l’aeroporto d’Abruzzo, a Pescara. Mentre l’Ente per l’aviazione civile Enav ha chiuso lo spazio aereo nell’area più colpita, per un raggio di 25 miglia dall’epicentro del sisma e per una altezza di 3,3 chilometri, per evitare ostacoli agli elicotteri dei soccorsi.
Tutte le utenze elettriche dell’Aquilano sono state rialimentate fatta eccezione, per motivi di sicurezza, per quelle relative alle aree dei crolli. Sono state alimentate le tendopoli di Piazza d’Armi, Stadio del rugby, Caserma Pasquali, Via Piccinini, Paganica, Arischia, Fontecchio, San Gregorio, Villa Sant’Angelo, Poggio Picenze, S. Demetrio, Barisciano. Sulla rete gas è in corso la verifica della tenuta delle reti di media pressione, comunque per ora si esclude per ragioni di sicurezza il ritorno all’erogazione del gas nel centro del capoluogo. Enel Rete Gas provvede ad alimentare con carri bombolai il centro di coordinamento della Protezione Civile, quella parte residuale del sito ospedaliero attualmente ancora utilizzata.
Non c’è “nessun problema sulla rete di trasmissione ad alta tensione gestita da Terna”, in seguito al terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, ha assicurato l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, a margine di un’audizione al Senato. “Abbiamo messo, già da ieri, a disposizione della Protezione civile - spiega Cattaneo - i nostri mezzi, tra cui gru, mezzi pesanti e 20 persone. Stiamo supportando - aggiunge l’ad - la distribuzione che presenta qualche area su cui intervenire”.
Le centrali di Telecom Italia non hanno subito danni, né per la rete dei telefoni fissi né per i telefoni cellulari. In alcune centrali telefoniche è stato necessario mettere in funzione i gruppi elettrogeni per la mancanza di energia elettrica. Lo ha fatto anche Vodafone Italia, che ha ripristinato la piena regolarità delle comunicazioni già dalle prime ore del mattino, ed ha messo a disposizione della Protezione Civile tre antenne mobili che potranno essere eventualmente attivate in zone dove sia necessario rafforzare la rete di comunicazioni.
Cinque tir di Poste Italiane sono arrivati all’Aquila per consegnare migliaia di tende in cui ospitare i senzatetto. Da domani i dieci uffici postali mobili inviati nel capoluogo abruzzese e negli altri centri colpiti dal sisma saranno operativi nelle vicinanze delle tendopoli per offrire tutti i servizi ai cittadini rimasti privi del loro ufficio postale di riferimento.
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È tornato il premier. Silvio Berlusconi vuole stare vicino agli abruzzesi. E nel giro di 24 ore rieccolo sui luoghi sventrati dal sisma del 6 aprile.
“Al momento, ci sono 190 vittime identificate e 17 non ancora identificate e 15 dispersi che non sappiamo se siano morti o meno. Potrebbero essersi allontanati da casa senza aver detto nulla. Non lo sappiamo”, ha Berlusconi in una conferenza stampa all’Aquila, precisando che il lavoro di “ricerca dei superstiti continuerà per 48 ore da oggi”.
Drammatico anche il bilancio dei feriti: “Sono poco più di 1.000″ e di queste “100 in condizioni purtroppo difficili”. “Centosettantanove sono stati trasferiti in ospedali abruzzesi” in modo che possano stare vicini ai parenti.
Poi: “abbiamo avuto 150 persone estratte vive dalle macerie e questo è il fatto più positivo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. L’Italia ha ricevuto molte offerte di aiuto dagli Stati esteri, abbiamo detto “grazie” ma abbiamo chiesto di “non inviare i loro aiuti”. Berlusconi ha assicurato che “siamo in grado” di fare da soli. Le squadre di soccorso hanno allestito 20 tendopoli in grado di ospitare in tutto 14.500 persone. Sono 16 le cucine da campo attualmente in funzione nei centri di accoglienza che ospitano le persone rimaste senza tetto.
“La prima preoccupazione, il primo compito dello Stato è stare vicino ai cittadini in momenti come questo”, ha sottolineato il premier nella conferenza tenuta nella frazione di Coppito, presso la sede della Gdf. Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Uso uno slogan che avevo sentito in qualche campagna elettorale anglosassone, ‘people first’, per indicare la nostra filosofia di governo. Bisogna, cioè, stare vicino alla gente”. “C’è la gente prima di tutto - ha insistito Berlusconi -. Questa è la nostra filosofia per la crisi economica e per situazione come questa”.
E per rispondere efficacemente alle difficoltà cui andranno incontro tutti coloro che in conseguenza del terremoto hanno subito danni alle proprie imprese commerciali, il governo “sta studiando di comprendere tra gli ammortizzatori sociali anche i lavoratori autonomi che lamentino la perdita della propria attività. La filosofia del governo è molto chiara: economia sociale di mercato”. Quanto al piano casa, ha ribadito, “mi piacerebbe che dopo quello che è successo si potesse iniziare proprio da qui a fare la prima new town che abbiamo in mente di costruire”.
Ad ogni modo, il premier garantisce tempi “rapidi e certi” per la ricostruzione delle case danneggiate. Quanto allo stato attuale delle abitazioni, “si fa il possibile: non c’è una bacchetta magica che trasformi le costruzioni in case antisismiche. Le nuove costruzioni - ha osservato il premier - dovranno essere realizzate con tecniche antisismiche”.
Mentre un’analisi dei danni ai beni culturali provocati dal terremoto sarà fatto appena possibile, subito dopo la fase dei soccorsi. “Quando sarà possibile faremo l’inventario dei danni e immediatamente ci sarà un piano di interventi” ha assicurato Berlusconi. “Il ministro Sandro Bondi è in attesa di venire qui su domanda di Bertolaso. Ho chiesto al ministro di non venire subito per non congestionare gli interventi di soccorso”.
In conclusione, Berlusconi ha espresso apprezzamento per la rapida reazione messa in campo da tutte le organizzazioni coinvolte nei soccorsi: “Il bilancio della risposta alla tragedia è assolutamente positivo”. E “da domani ci sarà la fase di inventario di tutte le abitazioni, un inventario dei danni che riguarderà ogni stanza e ogni fessurazione”.
Conclusa la conferenza stampa presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato a fare un sopralluogo nelle zone più colpito dal terremoto. Berlusconi è arrivato a Bazzano, piccola frazione in provincia dell’Aquila, dove è stata allestita una tendopoli con 150 persone. “Non vi lasciamo soli” ha detto incontrando le persone sfollate “non vi preoccupate perchè la ricostruzione sarà rapida”.
E proprio durante una visita alla tendopoli di San Demetrio, Berlusconi ha raccontato di aver ricevuto “una lunga telefonata” dal presidente americano, Barack Obama. Al presidente Usa, il premier ha fatto una fotografia della situazione dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo: “Gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo sostegno, questo contributo alla ricostruzione”.
Obama ha apprezzato la proposta: i due leader ne parleranno quando si vedranno a Washington. Berlusconi ha anche ipotizzato che l’impegno possa riguardare un “piccolo quartiere di un paese o un borgo”.
Il leader del Pd, Dario Franceschini, ha comunque sollecitato l’esecutivo ad accettare gli aiuti internazionali: “Di fronte all’emergenza non ci deve essere nessuna polemica, perchè è il momento di unire tutte le forze del Paese”. Secondo Franceschini, è importante che “il Paese sia unito, perché ci sono ancora delle vite da salvare sotto le macerie e persone che hanno perso la casa e hanno bisogno di un tetto, di viveri, di assistenza medica”. Da qui l’invito di Franceschini al governo affinché “valuti con attenzione se non sia urgente accettare le offerte di aiuto che provengono da altri Paesi, che si sono detti pronti a mettere a disposizione le loro strutture di Protezione civile”.