
Alcune immagini che corredavano l’inchiesta apparsa sul numero scorso
Dopo la denuncia di Panorama sulla malasanità in molti ospedali del Sud è tempo di polemiche e commissioni d’inchiesta. Continua
- Martedì 17 Novembre 2009
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Alcune immagini che corredavano l’inchiesta apparsa sul numero scorso
Dopo la denuncia di Panorama sulla malasanità in molti ospedali del Sud è tempo di polemiche e commissioni d’inchiesta. Continua
Ho indossato un camice bianco, un paio di zoccoli verdi e sono entrato negli ospedali. Mi sono attaccato al petto un cartellino con un nome fasullo: dottor Valerio Trimarchi, dell’inesistente associazione Orchidea bianca onlus. Ho assunto le vesti di un volontario, laureato in medicina in procinto di fare la specializzazione. È bastato per spalancarmi le porte di reparti, pronto soccorso, sale operatorie. Continua
Il cronista di Panorama ha indossato un camice bianco ed è entrato negli ospedali. Un cartellino al petto con un nome fasullo è bastato per spalancargli le porte di reparti, pronto soccorso, sale operatorie.

Carabinieri in corsia a Vibo Valentia per procedere al sequestro di tre reparti dell’Ospedale civile Jazzolino.
L’operazione è partita lunedì mattina ed è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, del Noe di Reggio Calabria e dei Nas di Catanzaro. Ortopedia, Immunoematologia e Pronto soccorso i reparti sequestrati in base al provvedimento di urgenza emesso dalla Procura vibonese. I 33 avvisi di garanzia sono stati emanati a causa del mancato rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e igieniche impartite dall’autorità giudiziaria in seguito alle ispezioni effettuate nel 2007. In quell’occasione furono sequestrati alcuni reparti e aperte indagini, oggi sfociate nei provvedimenti.
I reati contestati vanno dall’abuso d’ufficio, all’illecito smaltimento di rifiuti speciali, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In sostanza, gli inquirenti, nell’ambito dei controlli effettuati nel nosocomio vibonese in seguito alla morte di Eva Russo, hanno riscontrato inerzia o ritardi da parte dei responsabili dell’azienda sanitaria nell’attuare gli interventi necessari per rendere più sicura la struttura. “Durante le indagini sono emerse gravissime e reiterate carenze che creano gravi pericoli per l’incolumità pubblica” ha detto il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, circa il sequestro dei reparti dell’ospedale. “Il sequestro predisposto” ha aggiunto “è un importante intervento deciso dai sostituti del pool creato per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Speriamo di acquisire ulteriori elementi di indagine che ci consentiranno di chiarire la situazione”.
“Dalle indagini” ha proseguito Spagnuolo “i carabinieri hanno riscontrato delle situazioni gravi dal punto di vista igienico-sanitario. Il sequestro non incide dal punto di vista della cura dei pazienti perché le attività proseguiranno normalmente. Il commissario dell’azienda sanitaria, inoltre, entro 30 giorni dovrà provvedere all’adeguamento delle strutture”.
Già a gennaio scorso i Nas di Catanzaro, dopo un controllo straordinario disposto dal ministero della Salute, riscontrarono nell’ospedale di Vibo Valentia circa 800 infrazioni. In quell’occasione i carabinieri denunciarono in stato di libertà 30 persone tra dirigenti e medici della struttura ospedaliera accusati a vario titolo di inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro. Durante i controlli fu rilevata la presenza di impianti elettrici non a norma; l’omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo; la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l’impraticabilità delle vie di fuga perchè ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente.
Pierpaolo Brega Massone resta in carcere, ma non per omicidio.
Il tribunale del Riesame lo ha formalmente scarcerato per il reato di omicidio volontario. Nelle motivazioni dei giudici del Tribunale della Libertà si spiega che le consulenze agli atti definiscono ”in termini astratti un possibile nesso di causalità” tra gli interventi chirurgici ai cinque pazienti e la loro morte, ”che però non risulta adeguatamente delineato in concreto”.
Cioè, nonostante fossero interventi “inutili”, secondo i giudici non è dimostrato che le morti fossero causate dagli interventi del primario alla chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, arrestato il 9 giugno scorso assieme ad altre 12 persone nell’ambito dell’inchiesta sui Drg gonfiati e la morte di cinque pazienti.
Il primario rimane comunque a San Vittore per “pericolo di inquinamento probatorio e reiterazione del reato”, ma limitatamente alle accuse di tutti gli altri reati contestati che sono parecchi casi di lesioni gravi e gravissime e la truffa al Servizio Sanitario Nazionale.
Dal 2005, 8.978 persone denunciate all’autorità giudiziaria: 200 gli arresti; 658 milioni di euro di danni per frodi e irregolarità al Servizio sanitario nazionale; circa 800 milioni di euro di redditi non dichiarati e individuati nelle verifiche fiscali; 40 milioni di Iva evasa. Questi alcuni dati sulla crisi della sanità in Italia pubblicati da Panorama in edicola da venerdì 20 giugno.
E dall’inizio del 2008 sono 57 gli ospedali coinvolti solo nelle inchieste dei carabinieri dei Nas. Panorama ne pubblica l’elenco, città per città: si va dall’omicidio colposo per aver inserito una sonda rettale nella vagina anziché nel retto, immettendo solfato di bario e causando la morte della paziente, a Sassari, fino all’espianto non autorizzato di cornee ad Arezzo.
Che il caso della clinica milanese Santa Rita sia eclatante, ma non isolato, è del resto opinione diffusa. Da un sondaggio esclusivo, pubblicato sempre da Panorama, emerge infatti che il 60 per cento degli italiani ritiene che i medici imputati a Milano siano solo “la punta visibile di un malcostume più diffuso”. Ma, nonostante questo, il sondaggio indica pure che il 61 per cento degli intervistati, per quanto indignato, continua a nutrire fiducia nel sistema sanitario.

L’inchiesta sulla sanità privata milanese dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano accelera. Panorama in edicola da venerdì 13 giugno, rivela infatti che dopo la casa di cura Santa Rita i magistrati si starebbero concentrando su altre due cliniche (l’Isitituto Clinico San Siro del gruppo ospedaliero San Donato e la casa di cura San Pio X gestita dai frati camilliani) e due particolari tipi di intervento: quelli per le emorroidi e quelli di chirurgia estetica sui malati di hiv.
Alla San Pio X ci sarebbero 13 indagati, accusati di associazione per delinquere e truffa aggravata, tra cui due religiosi (uno dei quali è il padre economo), 4 chirughi plastici e il loro primario. Curare i sieropositivi consentirebbe di chiedere rimborsi cospicui alla regione, in questo caso intorno ai 6 mila euro (secondo i consulenti dell’accusa, il costo reale dell’intervento dovrebbe essere di circa 500 euro e non richiederebbe ricovero).
Le operazioni di questo tipo, solo alla San Pio X, sarebbero state circa 7 mila. Ma la vera novità che coinvolge sia l’istituto clinico San Siro sia la San Pio X sta negli interventi per le emorroidi: nelle due cliniche sotto inchiesta questo tipo di operazione sarebbe stata catalogata quasi sempre come un ben più complicato intervento all’intestino crasso, consentendo rimborsi di circa 11 mila euro invece che meno di 2 mila. Alla San Pio X sarebbero state circa 3 mila le operazioni realizzate secondo questa procedura.

Polmoni aperti. Tendini scambiati. Mammelle asportate. Ogni pezzo, un prezzo. Un guadagno. Sembrano provenire da una macelleria le conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta sui Drg gonfiati alla clinica Santa Rita di Milano. “Io ho sempre pensato al bene dei miei pazienti”: il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone, arrestato lunedì e rinchiuso a San Vittore, si difende così nel corso degli interrogatori del Gip Michaela Curami dalle numerose accuse dei Pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, tra le altre quella pesantissima di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Il suo collaboratore Fabio Presicci si rifiuta invece di rispondere senza aver visto gli atti dell’inchiesta.
Intanto si diffondono sulla stampa gli stralci delle conversazioni intercettate e inserite nell’inchiesta. Al centro del “sistema” di truffa ai danni del sistema sanitario nazionale sembra esserci proprio Brega Massone. Parlando di ”redditività” con un tale Aldo dice: ”No… sai qual è il problema?.. il problema… secondo me che dovresti cercare di investire su qualcuno che ha principalmente una patologia oncologica”, “qualcosa sulla mammella eccetera…o…avere qualcuno…tipo di senologia che vi mandi i tumori…” perché più redditizi. Parlando invece delle operazioni di un professore universitario, il primario dice: “Si ciucciava tutto lui, si faceva venire quei quattro sfigati, con la storia che era dell’università, gratis, che lo portavano in macchina avanti e indietro e si beccava lui alla fine il Drg e faceva 6/7 massimo.. .gli ho visto fare sette pazienti ma neanche tutti polmoni….sette, non so se tu prendi 800 euro per… per polmone, 7 per 8 fa 5.600 euro lordi….”
Sempre dalle carte dell’accusa emerge un altro episodio di malasanità all’interno della Santa Rita: la conversazione, datata 6 febbraio 2008 e riportata dall’Ansa, avviene tra la dottoressa Arabella Galasso, ortopedico indagato, e una collega:
“Galasso: ciao gioia senti abbiamo un casino…
collega:”… Allora, ma non gliel’avete poi messo il tendine?”
Galasso: “Sì, no no quello di ieri non era nostro…”
collega: “…ah non era suo?”
Galasso:”…Oggi l’abbiamo ritirato…”
collega: “…Non er…ah non era il medico quello che si era rotto!”
Galasso: “…No…si il medico che si è rotto l’abbiamo operato oggi, so che ieri ti hanno restituito un tendine……ma non era roba nostra…”
collega: “Ah……e di chi era…?”
Galasso: “…Non era della mia equipe, non so dirti chi l’ha ordinato e l’ha rimandato indietro. Senti abbiamo un problema sul tendine di oggi… perché voi mi avete mandato questo emitendine rotuleo con tutto il certificato di idoneità e il codice del donatore, la data di nascita, di morte, gruppo sanguigno peccato che la busta che m’avete mandato è un tendine tibiale anteriore…nato in una data diversa da questo qua, cioè non c’è corrisponde… noi abbiam dovuto usare il tibiale purtroppo perché ormai il paziente era aperto…”
collega: “… vabbe’…”
Galasso: “… quindi l’a. . l’abbiamo usato…”
collega: “Cosi è andato bene il tibiale?”
Galasso: “…Si non era fantastico rispetto al…a..al rotuleo che ci aspettavamo anche perché qui abbiamo tutta la descrizione del tendine…”
collega: “… ma porco giuda…”
Galasso: “Ma non era quello descritto qui…”
collega: “Ma guarda te…”
Galasso: “Quindi adesso io ti telefonavo proprio per la corrispondenza della documentazione che ho in mano, perché ho la busta con d…con un gruppo A negativo ricevente R.D. C’è scritto, tendine tibiale anteriore…”
