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Come combattere l’incubo H1N1. Ore 12: a lezione di influenza A

Operazioni a scuola contro il virus A

Operazioni a scuola contro il virus A

“Allora bambini, la prima cosa che dobbiamo fare contro l’influenza è…?”. “Lavarsi le mani” risponde in coro alla maestra la platea di pulcini di una delle prime della elementare Rasori, nell’elegante quartiere Pagano di Milano. “Oppure?”. “Lavarsi i piedi” risponde uno che da grande lavorerà nel cabaret.
Tutti ridono, maestra compresa, poi parte la recita delle regole di Topo Gigio, testimonial del ministero del Lavoro e della salute: da “lavarsi le mani con il sapone” a “resta a casa se hai la febbre”. In realtà sono le prescrizioni dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, contro il virus dell’influenza H1N1, messe in fila dal simpatico topo d’annata. Continua

Test oncologici manomessi, arrestata un’infermiera a Livorno

In ospedale

Manometteva i referti del Corat di Livorno, il centro di raccolta degli esami oncologici della Asl, e poi li spediva ai pazienti. È l’accusa per la quale un’infermiera è stata arrestata, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. I referti manomessi sarebbero stati più di 400, 33 pap test e 368 al colon retto, e questo avrebbe provocato ritardi nella diagnosi di 18 casi di tumore al colon.
L’infermiera, Susanna Fiorini, 49 anni, è accusata di lesioni personali aggravate, falsità materiale commessa da dipendente pubblico incaricata di pubblico servizio e abuso d’ufficio. Gli inquirenti temono che i casi di tumore diagnosticato in ritardo possano essere superiori ai 18 già scoperti e per questo la procura ha dato incarico a un medico di svolgere una consulenza tecnica sui referti manomessi.
L’Asl, però, rassicura: “Nei mesi scorsi” ha spiegato il direttore sanitario, Danilo Zuccherelli “abbiamo già contattato tutti i pazienti vittime della manomissione di referti e verificato il loro stato di salute, riavviandoli dentro un corretto percorso assistenziale”. L’infermiera, prima spostata di incarico, attualmente in ferie, sarà sospesa dal lavoro.
Le indagini, coordinate dai pm Paola Rizzo e Giuseppe Rizzo e condotte dalla squadra mobile guidata da Marco Staffa, sono scattate a luglio, dopo una denuncia della Asl, e hanno riguardato i test svolti dal 2006 al 5 luglio 2008, relativi al colon retto e alla cervice dell’utero. Secondo gli investigatori, l’infermiera avrebbe falsificato i referti attraverso un articolato lavoro di fotocopiatura, sostituendo e manomettendo gli originali. Poi avrebbe spedito a casa dei pazienti i referti alterati, inserendo nella banca dati del Corat i risultati falsificati.
Ancora poco chiaro, invece, il movente del sabotaggio. Gli inquirenti non escludono che la donna abbia agito per “rappresaglia” contro l’efficienza del Corat o che l’abbia fatto per “snellire” il proprio lavoro e dunque evitare di richiamare quei pazienti sottoposti allo screening per i quali erano necessari ulteriori approfondimenti clinici. La procura ha chiesto e ottenuto l’arresto temendo la reiterazione del reato (l’infermiera non aveva subito provvedimenti disciplinari; l’Asl ha avviato le procedure dopo il provvedimento dei magistrati) e l’inquinamento delle prove.
Nella perquisizione domiciliare, gli inquirenti, tra l’altro, hanno trovato un ricettario sottratto a un medico che lavora in un altro reparto dell’ospedale. Sono in corso accertamenti per stabilire se l’infermiera abbia redatto anche false ricette.

Certificati falsi per detenuti: “Ma sai fare il depresso?”

Un detenuto depresso

Un boss del litorale romano, sorvegliato speciale, se n’è andato a spasso nella capitale invece di restare a Ostia. Un altro si è finto depresso e anoressico ed è riuscito a ottenere gli arresti domiciliari. Erano otto i criminali che giravano indisturbati per Roma grazie a certificati medici fasulli che li attestavano finti depressi, tossicodipendenti o alcolizzati. A certificare il cattivo stato di salute dei malviventi era un medico, Colombo Armando Taranto, in servizio al day hospital di psichiatria e tossicodipendenze nel Policlinico Gemelli di Roma, ora accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e falso. Accanto a lui Paola Di Masci, assistente sociale nello stesso reparto. È accusata di avere indirizzato i detenuti da Taranto, occupandosi di riscuotere le parcelle. Le tariffe andavano da 500 euro, per un’attestazione, a 3mila euro, per una pratica completa.

La compravendita di carte incriminate è finita sotto la lente del pm di Roma Diana De Martino e degli investigatori della squadra mobile, che hanno disposto 12 arresti. Dalle intercettazioni contenute nell’ordinanza di arresto emerge un mercato organizzato: se il detenuto era sano, i due s’ingegnavano per renderlo malato, anche prima del carcere. Un uomo di 46 anni va da Taranto con sua moglie: su di lui pende una condanna che scatterà presto, spera nel certificato medico. “Dovrei fare la cartella da tossicodipendente” spiega l’uomo “ma io non sono mai stato tossico”. E il dottore risponde: “Ma se lei avesse usato due o tre volte cocaina, faremmo l’esame del capello”. Il 46enne è rammaricato. La moglie allora propone: “Metti caso che lui inizia a drogarsi e ogni giorno ne prende un po’”. Il medico la ferma subito: “Ma così diventa drogato!”. Poi consiglia la scusa dell’alcolismo e suggerisce di bere per tutta la notte prima di fare le analisi. Ciliegina sulla torta: “Butta un po’ di cocaina nelle urine”.
Un altro finto malato a cui vengono concessi gli arresti domiciliari non sa recitare. “Devi fare il depresso, fare la parte” raccomanda il dottore.
Dei compensi si occupava Di Masci. Un detenuto restio a pagare viene tampinato per giorni e quando incontra l’assistente sociale invece che il denaro le dà un cesto di Natale. Lei aspettando i soldi sbotta con un amico: “Sono imbestialita per questo cesto di m…”. Il medico è anche accusato di aver permesso a detenuti di girare liberi certificando la loro presenza nel day hospital.
Le visite fasulle ai detenuti erano diventate una prassi. Al punto che quando un condannato finto alcolizzato e farmacodipendente va sul serio da loro, Taranto e Di Masci si stupiscono: “Perché devi sta’ qua, ma va’ a farti dei servizi, va’ a farti le cose tue”. Oppure: “Si legga il giornale e alle 11.30 vada via”. Uno dei personaggi coinvolti in questa vicenda è Giorgio Lago, camorrista condannato a 7 mesi di carcere dalla Corte d’appello di Napoli. Gli investigatori ipotizzano che, su consiglio di Paola Di Masci, Lago abbia deciso di costituirsi nel carcere di Rebibbia a Roma. Il suo avvocato dopo 10 giorni ha chiesto il differimento della pena per depressione certificata da Taranto.

Non sono più pazienti… E la malasanità finisce in video su Youtube

Un cane in corsia
Armati di telecamera, telefonino o macchina fotografica tra ospedali e ambulatori. I pazienti si sono spazientiti e per tutelarsi documentano tutto: medici e direttori sanitari sono avvisati. Che si tratti di cani in corsia, cumuli di spazzatura nei cortili, senzatetto che dormono e fumano in pronto soccorso, bagni per disabili trasformati in ripostiglio, vassoi e piatti sporchi accatastati per terra, attese infinite, impiegati alterati agli sportelli… Ora le vittime (spesso vere, a volte pretese) di malasanità mettono online filmati e fotografie.

Videostorie di ordinario degrado. I cani in corsia, beatamente distesi tra pazienti in attesa e infermieri indaffarati, sembrano essere la norma. Almeno in certi ospedali. Li hanno filmati in pronto soccorso, in reparto, in corridoio, dove i sanitari sono costretti a sterzare con la lettiga per evitarli, persino distesi su una barella. Su un’altra barella in pronto soccorso un uomo visibilmente ubriaco si stende e fuma indisturbato. L’emergenza immondizia nel napoletano invade anche le strutture sanitarie. I cumuli sono a pochi passi dall’ingresso e sparsi a terra ci sono i resti dei pasti dei pazienti.

Un cittadino indignato mostra un bagno per disabili trasformato in magazzino, con scope e secchi accatastati, un altro filma un anziano paziente che appoggia a terra il vassoio con i piatti sporchi, sopra una pila di altre stoviglie usate. Anche i disservizi finiscono sul web: centinaia di persone in coda agli sportelli e gli impiegati che litigano rumorosamente mentre un paziente aspetta di ritirare una cartella clinica dopo un mese e mezzo. Una dottoressa è troppo lenta a fare le ricette e il suo studio si riempie di gente. Quale modo migliore di “punirla” che riprenderla col telefonino e metterla su Youtube? Lo “stile Striscia la notizia” ormai ha preso piede ed è utile in ogni occasione.
Un corridoio d'ospedale
Per fare reclami e denunce, Internet è uno “sportello virtuale” sempre aperto. Le vittime di malasanità scrivono le proprie storie su blog e forum e le associazioni che si occupano della difesa dei pazienti hanno nei loro siti spazi apposta per le testimonianze dirette. Diagnosi sbagliate, farmaci che non si trovano, anche per malati gravi, visite e prestazioni dai prezzi proibitivi, cure rifiutate a casi urgenti, interventi poco tempestivi con conseguenze anche drammatiche. Cittadinanzattiva infine ha attivato un numero di cellulare dove inviare foto e filmati fatti col telefonino, che poi vengono messi online. Nella pagina dedicata, chiamata “Spazientiamoci!” arrivano immagini di reparti fatiscenti, pazienti sistemati sulle barelle in corridoio, cavi elettrici scoperti, bagni e stanze sporchi.

Guarda i VIDEO

Se la barella diventa la cuccia del cane

Il tango della malasanità

Monnezzopoli in ospedale

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Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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