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Malpensa

Il tunisino arrestato ha sfondato a bordo di un auto rubata la porta numero 14 del terminal 1 dell'aeroporto di Malpensa
È un tunisino di 42 anni l’uomo che questa mattina, intorno alle 11,30, ha sfondato la vetrata del Terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa a bordo di un Suv Hyundai Tucson che sarebbe risultato rubato a Cerro Maggiore, nel Milanese. L’uomo, Ben Abdel Ganouni Sadallah, regolare ma con piccoli precedenti penali, è sposato con una donna italiana convertita all’Islam ed è residente a Ceriano Laghetto, in provincia di Monza, con tutta la famiglia. Dopo lo schianto l’uomo è stato ferito a un piede da un proiettile sparato da un poliziotto che lo aveva visto avvicinarsi con un coltello in mano all’interno del terminal. Continua
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La stazione di Rogoredo, Milano ANSA/MILO SCIAKY/DRN
Tornando a casa: è stato un film del 1978 (con Jane Fonda), è una trasmissione radiofonica su Radio Rai1 (ideata e condotta da Enrica Bonacorti) ed è stata per due giorni e mezzo la mia missione. Compiuta, alla fine. Sono a casa mia, l’antivigilia di Natale. E mi sembra un miracolo. 51 ore dopo la mia prevista partenza da Barcellona, a 7 ore dal mio atterraggio a Malpensa ho varcato l’ingresso della mia abitazione, a Genova. Continua

Alcuni aerei fermi all'aereoporto di Malpensa
Volo Easyjet EZY9766: ormai il nome lo conosco bene. Alle mie orecchie suona come il volo Oceanic 815 di Lost. Da due giorni, insieme agli altri 168 passeggeri, cerco di tornare in Italia da Barcellona. Il nostro punto di arrivo sarebbe (condizionale più che mai d’obbligo) Malpensa, il grande hub della locomotiva d’Italia: quello del Nord che funziona. Continua
Partito da Lima, Perù, con quasi venti chili di cocaina nascosti in valigia, ha cercato il modo più ingegnoso per beffare i controlli di frontiera. Ma ai cani antidroga dell’aeroporto di Malpensa non è sfuggito il carico proibito e il beffato è diventato lui, arrestato dalla Guardia di finanza. È successo pochi giorni fa nel Milanese, in manette è finito un peruviano di 28 anni.
Era il corriere perfetto: cittadino peruviano, regolarmente residente in Italia, incensurato. Si è imbarcato a Lima con 19,5 chili di cocaina nel bagaglio. La droga era nascosta bene: impastata con della resina e usata per rifare le sponde laterali della valigia (dopo aver smontato quelle originali) per rivestire il retro di alcuni quadretti votivi e per scrivere delle frasi su alcune magliette. In questo modo oltre che invisibile la coca era praticamente inodore e poco reattiva al narcotest.
Il peruviano poi ha preso un volo da San Paolo diretto a Bruxelles, ma durante lo scalo a Parigi è uscito dall’aeroporto e ha preso il treno per Milano centrale. Senza la valigia, che ha continuato per il Belgio. Prima di partire per Milano, il corriere ne ha denunciato lo smarrimento, indicando come indirizzo per la restituzione la sua residenza di Sesto San Giovanni.
Il bagaglio rintracciato quindi arriva a Malpensa, dove una società di consegne a domicilio lo deve ritirare per riconsegnarlo al proprietario. Ma qui i cani antidroga delle Fiamme gialle fiutano la cocaina e dalla valigia a prima vista in regola vengono fuori i quasi venti chili di polvere bianca. I militari del Nucleo Malpensa quindi si travestono da fattorini, prendono in prestito il furgoncino della società che fa le consegne e bussano alla porta del peruviano. Una volta riconosciuto il bagaglio e firmato il registro, il 28enne è stato arrestato.

Tutti in campo per Malpensa. Da destra, da sinistra ma soprattutto dal nord.
Umberto Bossi esce dal vertice di palazzo Grazioli, a Roma, con Silvio Berlusconi, seguito da tutto lo stato maggiore del Carrioccio (Roberto Calderoli, Roberto Maroni, Roberto Castelli e Roberto Cota) mandando giù il boccone amaro: la conferma che la nuova Alitalia stia facendo rotta su Air France. Ma forte della consapevolezza di aver ricevuto una garanzia importante: “la scelta del partner di Cai non è ancora definita, a fronte della manifestata volontà di Lufthansa”. E, soprattutto: “Chi pensa di far operare una compagnia aerea senza considerare Milano come un hub è destinato al fallimento e al ripetersi degli stessi errori di Alitalia. Su questo ci pare ci sia una generale condivisione”, annota il Senatur, uscendo dalla residenza del premier.
Dal canto suo, Berlusconi ribadisce l’alleanza con Air France in quanto la compagnia tedesca non ha presentato un’offerta per Alitalia, ma solo un piano per una possibile cooperazione con la compagnia italiana nell’ambito della star alliance: “Da uomo di impresa, dico che c’è una trattativa molto avanzata con Air France” afferma il premier a Palazzo Grazioli “che ha raggiunto un punto molto positivo per la compagnia. Ciò non esclude che se Lufthansa volesse presentare nelle prossime ore un’offerta più vantaggiosa per recuperare il tempo perduto, nulla impedisce a Cai di prenderla in considerazione”. Quindi, ecco la rassicurazione per il fronte del nord schierato a difesa dello scalo milanese: se la compagnia francese non garantirà la continuità di Malpensa, “si troveranno altre soluzioni più adeguate alla realtà italiana”.
“Abbiamo riscontrato da parte del presidente del Consiglio la volontà di affrontare e di risolvere il problema di Malpensa” aggiunge Bossi. “Abbiamo ottenuto assicurazioni circa lo sblocco dei negoziati relativi agli accordi bilaterali che consentono di attirare vettori e destinazioni internazionali su Malpensa. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli, prenderà in esame le proposte complessive che Cai ci ha fatto con riferimento a Malpensa”. Stando a quanto si apprende, Castelli avrebbe illustrato a Berlusconi che, conti alla mano, il de-hubbing è costato all’Italia 2,8 miliardi di euro e “visto che siamo in un momento di crisi economica, questo deve essere recuperato, perché il paese non può permettersi di perdere così tanto”, avrebbe affermato l’esponente leghista.
“Siamo tutti d’accordo che non possiamo penalizzare Malpensa”, ha detto il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, lasciando il vertice su Alitalia. Matteoli, dopo aver riconosciuto a Malpensa e a Fiumicino la dignità di hub, in quanto capaci di attrarre con funzioni diverse traffico commerciale e di passeggeri ha aggiunto: “Cai è disponibile a valutare un’offerta di Lufthansa, ma il problema è che allo stato da parte della compagnia tedesca non c’è nessuna offerta”.
Critica su questo punto l’opposizione. “Il governo Prodi aveva venduto Alitalia e si era profilata un’intesa che avrebbe portato il nostro paese a far parte di un gruppo che ha un ruolo strategico” dice Walter Veltroni. “Il governo Berlusconi ha invece svenduto Alitalia ad Air France”. “In un paese normale” rincara la dose Pierluigi Bersani “non ho mai visto un Governo che ha fatto un’operazione così fallimentare. Questo Governo dovrebbe andarsene a casa”.
A Milano, invece, spazio al “Malpensa day”, la giornata promossa dal presidente della provincia di Milano, Filippo Penati. Al termine degli incontri è stato approvato un ordine del giorno nel quale verrà chiesto al governo di liberalizzare le rotte, rivedere gli accordi bilaterali per il rilascio degli slot e l’assunzione di iniziative per la salvaguardia dei posti di lavoro dell’intera area che ruota attorno all’aeroporto. “Chiediamo che le rotte non sono più esercitate da Alitalia, che rischiano di fare perdere altri due milioni di passeggeri nel 2009, in aggiunta agli otto milioni persi nel 2008 da Malpensa, possano essere esercitate da altre compagnie” dice Penati. “La declassazione da aeroporto intercontinentale a regionale comporterà un danno economico di 4 miliardi di euro. Le previsioni fatte da Sea e dalla Fondazione Ambrosetti invece ci dicono che se si andasse verso la liberalizzazione dei diritti di volo, nel giro di 10-15 anni si creerebbero 100 mila nuovi posti di lavoro e un fatturato per l’intera area interessata valutabile intorno agli 11-12 miliardi di euro”.
E se su Facebook, il più visitato social network, impazza il dossier Malpensa (il gruppo “VivaMalpensaViva” ha superato i 2 mila iscritti in poche ore, mentre “Quelli che vogliono far rivolare Malpensa” ha già 550 membri in appena due ore), oggi è stata un’altra giornata di passione per i passeggeri a causa di una protesta di 400 dipendenti ancora senza contratto. La protesta ha avuto come conseguenza voli o ritardati, bagagli accumulati e passeggeri infuriati. Secondo un calcolo non ufficiale sono in totale 70 (29 in partenza e 41 in arrivo) i voli Alitalia finora cancellati e disagi anche per le altre compagnie aeree che per i servizi di handling si affidano ad Az Airport, tra cui Air France, Malev, Csa, Olympic Airlines, Air Europa e Meridiana. Intanto per venerdì 9, quando a riunirsi in assemblea saranno i lavoratori Alitalia dell’attività di manutenzione, si prevedono ritardi nelle partenze, dato che “l’assemblea coinvolge anche i tecnici che si recano sotto bordo per le verifiche sugli aeromobili”, come dicono fonti aeroportuali. Il 12 e il 13 gennaio, le assemblee convocate da Cgil, Cisl, Uil e Ugl, riguarderanno poi “l’insieme delle attività su tutti gli scali nazionali”. Altre assemblee spontanee potrebbero verificarsi anche sabato e domenica a Fiumicino.
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È il gelo che fa ha fatto slittare a giovedì 8 gennaio l’annunciato vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sul dossier Alitalia - Malpensa. Ghiaccio non solo “metereologico”, che ha ritardato l’arrivo a Roma del leader leghista, ma anche quello che irrigidisce nelle rispettive posizioni i due alleati. Dopo una doppietta di incontri governo-Cai, il premier benedice infatti le nozze Alitalia-Air France senza addurre “controindicazioni” alla scelta del vettore francese, che Roberto Colaninno e Rocco Sabelli vanno a motivare in serata a Palazzo Chigi impegnandosi al rilancio dello scalo lombardo di Malpensa.
“Il discorso è ancora aperto. È una stupidaggine fare l’accordo con i francesi che chiudono Malpensa e portano i turisti a Parigi”, tuona il Senatur. Che rilancia: “Non possiamo chiudere Malpensa per fare un favore a Cai. Il governo ha in mano gli slot: noi chiediamo che li lasci a Malpensa“. I nodi verranno al pettine nella colazione a Palazzo Grazioli che riunirà allo stesso tavolo il premier, Bossi, i vertici della nuova Alitalia Colaninno-Sabelli e il sindaco di Milano Letizia Moratti.
Ma Berlusconi aveva già detto chiaro al mattino come la pensava sul mancato matrimonio Alitalia-Lufthansa. “Anche il sottoscritto aveva caldeggiato l’ipotesi, ma non tocca a me o alla Lega decidere” ricordava in una conversazione pubblicata da Libero. “E comunque le sorti di Malpensa stanno a cuore a me almeno quanto stanno a cuore a Bossi e alla Lega”. “Berlusconi l’è un po’ incasà … - prende atto in dialetto il senatur a stretto giro - ma il problema Malpensa resta, perchè il Nord non ci sta ad essere schiavo di Roma”. A sera, nuovo botta e risposta. È ancora il premier a tagliare corto: “Con Bossi la situazione è ormai chiara. Lufthansa non si è mai fatta presente nè fisicamente, nè con un’offerta”.
La strada imboccata porta perciò dritto a Parigi e l’ipotesi di un accordo con i tedeschi è ormai sfumata. Bossi tuttavia non demorde. “Comunque ci sono gli slot”, si impunta, indicando la liberalizzazione degli slot come punto di possibile accordo nella maggioranza. Berlusconi asseconda: “L’Enac ha sempre concesso slot a tutti i richiedenti. Non c’è alcun problema al riguardo”. Il leader della Lega fa buon viso a cattivo gioco. “Dite a Berlusconi che vado a prendere un caffè” coinvolge i cronisti in Transatlantico, passando a pochi metri dal premier e ignorandolo. “Anzi ditegli che gli offro il caffè, nonostante minacci di sculacciarmi”. Poi, fumando platealmente il sigaro su un divanetto malgrado i divieti, l’ultimo affondo: “La partita è ancora aperta. Bisogna sempre smantellare le balle che raccontano gli altri. Vediamo di tirare fuori qualcosa di buono domani. Per come la vedo io, non è ancora chiusa”.

Malpensa contro Fiumicino. O anche Milano contro Roma, Air France contro Lufthansa, Moratti contro Alemanno, Lega contro i politici romani. La scelta di Cai per il partner straniero della nuova Alitalia pronta a partire suscita una serie di confronti in ambito politico più che imprenditoriale.
I prossimi tre giorni saranno decisivi. A partire da mercoledì 7, quando il premier Silvio Berlusconi incontrerà Umberto Bossi. Incontro necessario e richiesto dallo stesso leader del Carroccio, che si è espresso ieri con chiarezza a favore di Lufthansa, spalleggiato dal sindaco di Milano Letizia Moratti e dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Il premier si è detto ottimista: “Con Bossi troviamo sempre un accordo”, ma sa che non sarà facile: sempre domani, nel primo pomeriggio, ci sarà una riunione a Palazzo Chigi con i vertici della Cai-Alitalia.
Saranno presenti il presidente, Roberto Colaninno, e l’amministratore delegato, Rocco Sabelli. Si spiegheranno, secondo fonti Cai, le basi delle scelte e del piano industriale della neonata compagnia. Venerdì invece si riuniranno i consigli d’amministrazione di Cai e Air France. L’alleanza potrebbe essere decisa già prima del lancio ufficiale della nuova compagnia, previsto per il 13 gennaio. L’ad di Lufthansa ha dichiarato “Siamo ancora in gioco”, ma Colaninno e soci appaiono più interessati all’offerta francese di 300 milioni di euro per il 25% della quota societaria. Tra l’altro se passasse con Lufthansa Alitalia dovrebbe pagare una penale per l’abbandono dell’alleanza “Sky team” di cui fa parte insieme ad Air France. Ma per i francesi Malpensa non sarà uno degli “hub”, ruolo affidato a Fiumicino.
Una prospettiva che non piace affatto a tutti i politici (in senso trasversale) del nord, Lega in testa. Per giovedì il presidente della provincia di Milano, Filippo Penati (del Pd) ha indetto il “Malpensa day”: “Provincia e Regione sottoscrivano la piattaforma per liberalizzare le rotte in concessione esclusiva alla compagnia di bandiera” ha chiesto l’esponente del Pd, “bisogna slegare i destini di Malpensa da quelli della nuova Alitalia”. “La cordata italiana non può garantire a Malpensa il livello di prima”.
Ma non ci sono solo i leghisti e i politici lombardi ad agitare il clima: da Roma il sindaco Alemanno fa sapere che “Il ruolo di Fiumicino non si tocca” e che quello della Lega è “un ricatto spuntato”. Prova a fare da paciere Italo Bocchino, secondo cui “la scelta di Air France non penalizza Malpensa” perché “lo scalo lombardo può puntare a mettersi sul mercato con le aree ricche dell’Europa settentrionale” e la maggioranza “non deve dare all’opposizione l’opportunità di strumentalizzare una vicenda che resta una vittoria del governo”.
E Pd e Idv infatti attaccano il governo e punzecchiano Bossi: ”La Lega diceva che con l’ingresso di Cai e degli imprenditori italiani si sarebbe salvato il ruolo dello scalo milanese, ma così non è stato” evidenzia Pierluigi Bersani “e noi chiederemo conto di questa situazione in Parlamento alla Lega e a tutto il centrodestra: hanno perso tempo e messo sulle spalle degli italiani i debiti”.
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Passata l’Epifania, Umberto Bossi incontrerà Silvio Berlusconi. Sul tavolo la questione Malpensa. Che agita non poco il Carroccio. Mentre Air France sembra avviarsi a essere il partner straniero designato per la nuova Alitalia, forte della sua offerta di 300 milioni di euro per il 25% della quota, il Senatùr non si rassegna e chiede senza troppi giri di parole un intervento a favore dei tedeschi di Lufthansa.
Lo fa con un comunicato a nome della segreteria in cui si afferma “la risoluta volontà di difesa e di sostegno dell’aeroporto di Malpensa quale hub internazionale e della relativa occupazione” e si indica in “Lufthansa l’unica compagnia in grado di garantire occupazione, servizi di livello internazionale e gli hub di Milano Malpensa e Roma Fiumicino”. Mentre è noto che Air France punterebbe solo sulla capitale e dirotterebbe molti dei voli milanesi su Parigi. I leghisti possono contare sull’appoggio dei due pezzi forti del Pdl milanese: il sindaco Letizia Moratti e il presidente della regione Roberto Formigoni. Proprio il sindaco, insieme al presidente della Sea Bonomi ha partecipato all’incontro con Bossi a Milano al termine del quale è stato emesso il comunicato. Ma alla fine chi deciderà sarà Colaninno, e per ora l’offerta di Air France sembra più consistente. Nel caso in cui la decisione finale fosse favorevole ai francesi, la Lega chiede che il governo “liberalizzi i diritti di traffico aereo con effetto immediato, garantendo così l’effettiva concorrenza su tutte le tratte ivi compresa quella Milano-Roma” (al momento in monopolio dopo la fusione tra AirOne e Alitalia). Ma se il fronte del Nord promette battaglia, le “truppe” capitoline non stanno certo con le mani in mano: “Se dovessimo verificare che il piano industriale va a peggiorare la situazione dell’aeroporto Leonardo da Vinci” promette il sindaco di Roma Gianni Alemanno “saremmo pronti anche noi a mobilitarci”.
E per il governatore Piero Marrazzo si è “alla vigilia di una battaglia decisiva” che sintetizza con uno slogan: “giù le mani della politica dagli aeroporti”. In ogni caso, sostiene il Carroccio, il governo dovrà “garantire ai lavoratori coinvolti il medesimo trattamento e gli stessi ammortizzatori sociali già previsti per i dipendenti Alitalia”. Il danno d’immagine dato al partito da un tracollo dell’occupazione nel feudo elettorale di Varese sarebbe insostenibile, dopo che proprio i leghisti erano stati tra i più duri oppositori al piano di Air France. L’incontro di mercoledì con Berlusconi diventa quindi importante anche per chiarire alcuni degli attriti emersi tra gli alleati della maggioranza prima e durante la pausa natalizia: il summit che, a quanto si apprende, potrebbe svolgersi a palazzo Chigi, non avrà al centro solo la questione dello scalo varesino, ma anche quello dell’allargamento della squadra dei ministri con le promozioni di Ferruccio Fazio alla Salute e Michela Vittoria Brambilla al Turismo. Non molto ben visti dalle parti di An. Sullo sfondo, le riforme, con la preoccupazione di Bossi che l’iniziativa sulla Giustizia metta il freno al Federalismo e la volontà del premier di mettere mano alle intercettazioni. D’altra parte, nello staff del premier sono certi che l’attivismo della Lega sia legato alle imminenti elezioni europee.
Silvio Berlusconi continua a dire che con Bossi i rapporti sono eccellenti, convinto di poter superare l’impasse che si è creata con l’alleato. Nella discussione potrebbero rientrare anche le poltrone per i governi regionali, quelli del Nord in primis, tanto cari alla Lega. Argomento che potrebbe essere utilizzato anche per placare lo stop all’allargamento della squadra dei ministri. Ma su questo punto Berlusconi non dovrà vedersela solo con Bossi e con An che già con Maurizio Gasparri ha detto chiaro e tondo che questo riaprirebbe l’intera partita delle poltrone. Contro la promozione dei due sottosegretari a ministri, infatti, ci sarebbe anche buona parte di Forza Italia preoccupata che questo rimetta in discussione tutti gli equilibri (e i privilegi) finora trovati.
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