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Malpensa

Malpensa, con la coca nella gamba artificiale. Fermato dal cane della Finanza

Controlli antidroga della Guardia di finanza al nastro bagagli dell'aeroporto di Malpensa

Quattro confezioni di cocaina sudamericana nascosta all’interno di una gamba artificiale. Se non fosse stato per Mac, pastore tedesco del gruppo cinofili della Guardia di Finanza dell’aeroporto di Malpensa, un cittadino italiano sarebbe riuscito ad oltrepassare i controlli senza destare alcun sospetto. L’uomo, un 43enne, al quale era stata amputata una gamba a seguito di un incidente stradale era appena sbarcato dal volo proveniente da Santo Domingo. Stava rientrando da una vacanza nelle isole caraibiche ma con sé oltre a portare tintarella e bagagli, aveva anche quattro panetti di cocaina purissima nascosta all’interno dell’imbottitura della gamba artificiale.

Non appena entrato nella sala arrivi dello scalo milanese, il cane antidroga ha iniziato ad abbaiare puntando con fermezza l’arto. I militari delle fiamme gialle hanno invitato il passeggero a privarsi della protesi per il normale controllo. L’uomo ha cercato in vari modi di distogliere i finanzieri. Tentativi vani anche perché Mac continuava ad abbaiare. La cocaina, circa sette etti, era stata confezionata all’interno di quattro involucri e cuciti all’interno della parte superiore all’altezza della coscia. Valore della sostanza stupefacente è di 20 mila euro.

Un uomo italiano sbarcato a Malpensa da Santo Domingo nascondeva la cocaina nella gamba artificiale. Fermato dalla Guardia di finanza
La protesi con i panetti di droga ritrovati dalle Fiamme gialle

La fantasia criminale dei narcotrafficanti non ha veramente più limiti; La protesi “ripiena” è l’ultimo metodo scoperto dai militari che contrastano il traffico e lo spaccio di droga. Solo pochi mesi fa sempre nell’aeroporto di Malpensa cocaina, hashish ed eroina sono stati ritrovati all’interno di parrucche imbottite, in cornici con doppiofondo, passeggini per bambini e in eleganti confezioni di vino.

Lega la trionferà. E Bossi: “I fucili di cui parlavo sono i voti che abbiamo raccolto”

Il leader della Lega, Umberto Bossi

di Paola Sacchi 

“Eccoli qua i fucili di cui parlavo. Anzi il cannone. Anche gli operai ci hanno votato”. È la Lega che vola oltre l’8 per cento, vicinissima al boom del 1996 (il 10 per cento), la Lega che nel Lombardo Veneto veleggia tra il 20 e il 30 per cento, che raddoppia i voti in Piemonte e sfonda nell’Emilia Romagna rossa, è il “cannone” sul quale Umberto Bossi scherza con Panorama nella notte elettorale in via Bellerio a Milano. Giacca e camicia, senza cravatta, il Senatùr è tornato ai Ray-Ban, i suoi occhiali a goccia, quelli dei comizi più barricaderi di Pontida, sostituiti dopo la malattia con una montatura più seriosa. Durante la convalescenza confidò ai suoi: “Io sono morto due volte, poi sono rinato”. Ora, dal cilindro delle sette vite di Bossi e della Lega spunta l’interclassismo. “Per la prima volta prendiamo i voti di tutti: dagli imprenditori agli artigiani, fino agli operai” sottolinea Gianpaolo Dozzo, uno dei fondatori della Liga veneta, commentando il 26 per cento del Veneto, raggiunto con un incremento di 15 punti percentuali. Qui la Lega non solo ha superato lo zoccolo duro del suo elettorato tradizionale in camicia verde. Per il vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il Carroccio avrà una grande responsabilità “Federalismo e federalismo: non avremo più alibi per fallire”. “In Emilia-Romagna abbiamo raddoppiato: siamo oltre il 7 per cento. Abbiamo preso tanti voti anche nelle fabbriche. Nelle zone più industrializzate, come nella provincia di Piacenza, abbiamo punte del 30 per cento” gongola Angelo Alessandri, presidente federale della Lega, fiero di aver portato il Carroccio al 9 per cento a Scandiano, il paese di Romano Prodi. E di avere reso più verde il paese di Giuseppe Verdi, Busseto, dove la Lega è al 16 per cento. Che la Lega sia sempre più popolare nelle fabbriche lo dimostra anche il fatto che in alcune aziende lombarde il Sinpa, il sindacato padano guidato dalla battagliera Rosi Mauro, in pole position per un incarico di governo, è diventato il primo sindacato, scalzando Cgil-Cisl-Uil. “La triplice, anzi la quadruplice (se viene considerata anche l’Ugl di Renata Polverini, ndr)” scherza Rosi. “In Piemonte, dove abbiamo raddoppiato andando al 9 per cento, molti dei nuovi consensi vengono dai quartieri popolari e dalla Fiat. Siamo il terzo partito nella regione ormai” esulta il segretario piemontese Roberto Cota. A Milano, grazie anche ai voti dei quartieri periferici, alle prese con l’immigrazione, ricorda il vicesegretario lombardo Matteo Salvini, “la Lega torna al 10 per cento”. Questa capacità di penetrazione va di pari passo con la trasformazione della Lega da movimento in partito sempre piu strutturato. Spiega Bossi: “Nelle regioni rosse la gente non va piu a votare i comunisti. Ai lavoratori hanno tagliato il tfr, quelli si sono imbufaliti e hanno votato per noi. La Lega e un movimento politico che si organizza sempre piu. Basta vedere questa nostra sede e capire”. Il Senatur indica gli spazi, l’ampio salone, il cortile interno che immette in tanti uffici e sottolinea: “Una sede del genere vuol dire che abbiamo in testa di organizzarci. Abbiamo qui dentro una tv (Telepadania), una radio (Radio Padania), la piu ascoltata di tutto il Nord, il nostro giornale (La Padania)…”. In realta, secondo il numero due del Senatur, Roberto Maroni, “la Lega è già strutturata sul territorio come un partito pesante. Bossi l’ha voluta cosi per metterla al riparo da ogni tempesta. Dopo vent’anni siamo gli unici che si presentano sempre con lo stesso simbolo. Siamo un albero che si flette ma non si sradica. Ora siamo stati premiati perche abbiamo messo in campo un progetto ritenuto di governo, passando dalla secessione al federalismo”. Carte vincenti della nuova Lega uscita dalle urne del 13 e 14 aprile sono gli amministratori, una classe dirigente spesso di trentenni formatasi nel governo del territorio. Bossi molti di loro li ha spediti in prima linea a vent’anni, come Marco Reguzzoni, 36 anni, ex presidente della Provincia di Varese, eletto con quasi il 70 per cento, ora neoeletto alla Camera. Anni fa, in tempi non sospetti, quando il termine casta non era ancora diventato comune, Reguzzoni, uno che ha fama di duro, eliminò le auto blu e tagliò i compensi degli assessori del 15-20 per cento. Insieme con Rosi Mauro e Matteo Salvini, anche loro debuttanti in Parlamento, forma il nucleo di quei neodirigenti leghisti duri e puri, pupilli del Senatur, che per ragioni anagrafiche hanno in vita loro votato sempre e solo Lega. “Noi siamo quelli che sempre con la Lega” riassume in uno slogan Reguzzoni. Lega che dalla protesta e passata alla proposta.
Spiega Reguzzoni: “La mia campagna elettorale e stata tutta sulle soluzioni per Malpensa, per la Pedemontana, le infrastrutture, il rispetto del territorio. Federalismo e sicurezza al primo posto. Ma il successo della Lega è dovuto soprattutto al fattore Bossi”. Nella notte elettorale il Senatùr si toglie un sassolino dalla scarpa: “Ci hanno trattato come eversori, per questo volevano che Berlusconi firmasse una lettera di giuramento sulla Costituzione… Noi invece abbiamo fior di amministratori, siamo radicati da anni nelle istituzioni”. Anche in Liguria la Lega raddoppia, sfiorando il 7 per cento. “Ci è ritornato il voto popolare degli operai. E abbiamo preso voti pure tra i camalli, sui quali ha fatto presa la proposta di far rientrare nel federalismo fiscale anche gli ingenti proventi che vengono dai traffici nei porti liguri, una parte dei quali va trattenuta qui anche per rendere i nostri scali più competitivi con le rotte asiatiche” dice Giacomo Chiappori, storico dirigente ligure, eletto alla Camera, e segretario di Alleanza federalista, l’altra faccia della Lega al Sud. Un progetto che dopo le elezioni sembra destinato a riprendere quota. L’altra faccia del successo leghista sta nel voto dei giovani. Spiega il dirigente veneto Dozzo: “Analizzando i dati comune per comune, vediamo che c’e uno scarto spesso tra Camera e Senato. Prendiamo piu voti alla Camera e la spiegazione sta nel voto giovanile. Lo avevamo capito durante la campagna elettorale, quando ai nostri gazebo c’erano resse di giovani. Tutti lì per accaparrarsi il manifesto con l’indiano messo in riserva dall’immigrazione. È andato a ruba”. Aggiunge Federico Bricolo, dirigente di punta in Veneto: “Nel voto giovanile ha inciso il fattore Bossi. Per i giovani che quest’estate hanno invaso le nostre feste lui e un mito”. Sara per il linguaggio politically incorrect e per il modo in cui ha affrontato a testa alta la malattia, ma capita ai raduni leghisti di vedere giovani che indossano magliette con l’effigie del Senatur. Che ora e chiamato a dare risposta al voto “di governo e non solo di protesta ” ricevuto dalle urne elettorali.
Tornera dunque a Roma a fare il ministro delle Riforme? Bossi conferma, con tono convinto: “Penso di sì”. E sulle sue prossime mosse, in sintonia con la nuova Lega di governo, approfondisce quanto aveva gia anticipato in un’intervista a Panorama sul tentativo di dialogare con l’opposizione per fare il federalismo. Che ruolo per la Lega e il federalismo in una commissione, simile alla francese Balladur, per le riforme bipartisan? “Bisogna andare in commissione e vedere cosa vuole la sinistra. Non come l’altra volta (sulla devoluzione, ndr), quando la sinistra schiero un battaglione di professori universitari all’unico scopo di bloccare tutto”. Se sara cosi, annuncia il Senatur, “non si fara niente. Se, invece, vogliono davvero partecipare alla discussione in commissione, dicano la loro, ma non si mettano a fare il blocco”. L’invito di Bossi al centrosinistra e quello semmai di “fare proposte di miglioramento, che potrebbero essere accettate”.
Il “cannone” era tutto qui, Bossi continuera a scrivere le sue sette vite.

La coca è roba vecchia. Gli italiani ora si fanno di “Shaboo” e “Special K”

Un kit per l'assunzione dello Shaboo, la nuova droga che dalle Filippine si sta diffondendo nel mercato italiano degli stupefacenti

In Europa il consumo di cocaina è in forte crescita, lo dice il rapporto Onu 2007 sugli stupefacenti. In Italia c’è un uso “gigantesco” di polvere bianca, lo dice il ministro Amato. Lo dicono la Ue, che ci mette al terzo posto nella classifica dei consumatori, e i sequestri fatti negli aeroporti: solo a Malpensa nel mese di novembre oltre un quintale. I prezzi di mercato, mantenuti relativamente bassi da trafficanti e spacciatori, hanno fatto tornare in voga quest’anno anche l’eroina, mentre l’assunzione di cannabis ed ecstasy rimane stabile. Ma gli italiani cercano nuovi sballi e li trovano in sostanze provenienti da canali vecchi, l’Olanda, e inediti, le Filippine. Quello che conta è che basti una dose minuscola per avere effetti devastanti.

Lo “Shaboo”, o “Ice”, è una sostanza sintetica, il nome scientifico è cloridrato di metanfetamina. Ha l’aspetto di piccoli cristalli bianchi e provoca eccitazione, allucinazioni, istinti suicidi e omicidi. Finora era considerata una “droga etnica”, cioè esclusiva della comunità filippina, ma comincia a essere richiesta anche dagli italiani. È emerso da un’operazione dei carabinieri del Nucleo operativo e degli agenti della Squadra mobile di Milano, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato ieri al sequestro di 4,5 chili di droga e all’arresto, tra Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Lazio, di 61 trafficanti e spacciatori. Sono per la maggior parte filippini, una quindicina sono donne, tutti regolari e ben integrati nel nostro Paese. Ma tra gli arrestati ci sono anche due italiani e dalle indagini risulta che italiani erano anche molti consumatori, tanto che le spedizioni dalla Filippine ultimamente si erano intensificate.

Un sacchetto di cristalli di Shaboo, la droga che dalle Filippine sta invadendo l'Italia

“Questo pericoloso stupefacente”, spiega il pm Ester Nocera, “è 8-9 volte più potente della cocaina e costa circa 400 euro al grammo. Da un grammo si ricavano però fino a 40 dosi, che costano 50 euro ciascuna e che possono essere fumate con le water pipe (pipe d’acqua, simili a quelle usate per il crack, ndr) anche da quattro persone”. Il consumo è fatto soprattutto in casa, bastano due inalazioni di Ice per “sballare” e basta un’assunzione per diventare dipendenti. “Abbiamo visto persone, magari collaboratori domestici di famiglie del centro, portare allo spacciatore la borsa della spesa piena come compenso”, dice un investigatore. Sotto l’effetto dello Shaboo c’è chi sviluppa forti paranoie o fobie, chi crede di poter volare, chi vaneggia di omicidi o violenze, chi riesce a non dormire per tre giorni di seguito.

La droga più diffusa nei rave party è invece la Ketamina, detta anche “Special K”, “Cat Valium” o semplicemente “K”, ma conosciuta per lo più come “droga dei cavalli”. Pochi giorni fa la Guardia di finanza e la Dogana di Malpensa hanno bloccato un 24enne di Torino che rientrava dall’Olanda con due bottiglie di plastica piene di questo potente allucinogeno liquido. Nata come anestetico e usata poi come tranquillante per i cavalli, la Ketamina da un paio d’anni è diventata una delle sostanze più usate nelle discoteche italiane.
Questo stupefacente è particolarmente in voga nei rave, perché ha effetti psichedelici, cioè provoca la dissociazione tra corpo e mente. Chi ne ha fatto uso descrive percezioni distorte dell’ambiente esterno e sensazioni estreme, come quella di volare o quella di un distaccamento sensoriale simile alla morte. Questi trip procurati con lo Special K si chiamano in gergo “K-hole”.

Controlli antidroga della Guardia di finanza al nastro bagagli dell'aeroporto di Malpensa

La Ketamina non ha odore nè sapore e dà amnesia. Per questo a volte viene fatta bere a donne ignare che vengono poi violentate. È molto usata anche da chi prende cocaina ma non se la può sempre permettere. Le droghe sintetiche infatti a parità di costi danno effetti più prolungati. Con 40 euro si può comprare un grammo di Special K, che garantisce uno sballo di 24 ore. Si può iniettare oppure far evaporare, per ottenere una polvere che viene inalata o compressa per farne delle pillole.

Ma quanto tira la coca a Malpensa. Ecco dove la imboscano i trafficanti

[i](Credits: Ansa)[/i]

Non solo valigie con il doppio fondo e corrieri imbottiti di ovuli. Quando i quantitativi sono grossi, la droga viaggia con le merci. Sugli aerei cargo, tra casse e container, dove non è facile scovarla. E l’inventiva dei narcotrafficanti fa il resto. Agli uomini della Guardia di finanza e ai doganieri di Malpensa non resta che mettersi a spulciare le carte di importazioni e spedizioni e farsi guidare dall’istinto investigativo. Quando un certo tipo di carico ha una provenienza improbabile ed è diretta in un posto altrettanto sospetto oppure il titolare della merce non ha le carte in regola, scatta il controllo.

L’aeroporto di Malpensa è la porta più importante d’Italia per l’ingresso di cocaina dal Sudamerica: ogni giorno c’è un sequestro delle forze dell’ordine. Dall’inizio del 2007 sono stati bloccati prima che finissero sul mercato 4 quintali e mezzo di cocaina e mezzo quintale di eroina: il 16 per cento della droga sequestrata quest’anno nel nostro Paese. I dati, forniti dal comandante provinciale delle Fiamme gialle di Varese Marcello Ravaioli, danno l’idea del traffico che passa attraverso lo scalo lombardo.

“L’analisi dei flussi ha permesso anche di fare degli arresti (24 nel 2007) fermando non solo i corrieri, che spesso sono semplici pedine, ma anche i trafficanti internazionali destinatari della droga”, spiega il procuratore capo di Busto Arsizio Francesco Dettori. Come nel caso di un carico di vestiti provenienti dal Brasile e diretto a Tirana, che lo scorso maggio ha attirato l’attenzione dei militari dell’aeroporto. Aprendo gli scatoloni, hanno scoperto che magliette e slip erano imbevute di coca liquida purissima, in tutto 20 chili, destinata probabilmente a tornare in circolo proprio in Italia. Poche ore dopo i finanzieri hanno fatto la cosiddetta “consegna controllata” della merce in Albania e hanno arrestato, in collaborazione con la polizia del posto, i due destinatari.

Il secondo pacco sospetto è arrivato a settembre. Due grossi stampi industriali in acciaio, pesanti 700 chili ciascuno, mandati da Santo Domingo per un piccolo imprenditore della provincia di Cuneo. Il quale si è presentato regolarmente alla dogana a reclamare il proprio carico. Ma la Guardia di finanza aveva già ricostruito i suoi precedenti penali e notato che il mittente e il destinatario erano praticamente identici. Soprattutto aveva forato gli stampi, da cui era uscita la polvere bianca, 13 chili. Il mattino dopo la Procura di Busto ha disposto l’arresto.
Il valore della cocaina recuperata in queste due sole operazioni, una volta tagliata e divisa in dosi, sfiora i 50 milioni di euro.

La Guardia di Finanza di Malpensa ha sequestrato 13 chili di cocaina nascosti in uno stampo industriale (settembre 2007)

I due stampi industriali in cui era nascosta la cocaina proveniente da Santo Domingo

LeNord, quadruplicano i binari per dimezzare i ritardi dei pendolari

I nuovi TSR (Treno per il servizio regionale) delle Ferrovie Nord
Otto anni di lavori senza sosta, oltre 123 milioni di euro spesi e una grande novità per i 150 mila pendolari che ogni giorno utilizzano i treni delle Ferrovie Nord per raggiungere Milano: da lunedì 10 settembre, infatti, i binari che collegano la stazione di Cadorna con quella di Bovisa si sono fatti in quattro (da due che erano). Poco più di due chilometri e mezzo di rotaie che però faranno risparmiare minuti preziosi a ogni convoglio e a centinaia di viaggiatori: prima del raddoppio, insomma, era quello il vero collo di bottiglia di tutta la rete delle Fnm.
Le nuove linee rotabili, che permetteranno a circa 500 treni quotidiani in arrivo da Como, dalla Brianza ma anche da Malpensa, Novara e Varese di evitare rallentamenti e ritardi e di guadagnare tre minuti per ogni tratta, sono state inaugurate domenica mattina dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Che si sono detti certi dell’importanza dell’opera: grazie all’intervento (che a far di conto è costato 40 milioni di euro a chilometro, finanziati dal Governo e dalla Regione Lombardia) ogni giorno potranno transitare per le due stazioni 21 treni in più rispetto al passato, con importanti benefici per i pendolari.
Ma questa non è l’unica buona notizia per chi ogni giorno utilizza LeNord per recarsi al lavoro. Entro il 2009, ha annunciato in presidente delle Ferrovie Nord Norberto Achille, saranno ben 78 i nuovi treni in servizio sulla rete e 336 le carrozze. Un investimento importante che ha visto un finanziamento da parte del Pirellone per circa 700 milioni di euro. Da questo inizio di settembre e per due anni, hanno assicurato i vertici regionali, saranno messi in funzione quattro convogli ogni mese, che permetteranno di aggiungere 14 corse giornaliere dirette verso tutti i principali centri della Lombardia.

Onu: tra Africa e Italia un traffico ad alta intensità, di droga. Che fa gola alla mafia

[i](Credits: Ansa)[/i]
“È la prima volta che un organo di stampa italiano contatta il nostro ufficio. Eppure è già da alcuni anni che la cocaina sta inondando la regione”. Inizia così, tra sorpresa e disappunto, l’intervista a Antonio Luigi Mazzitelli, da quasi quattro anni Responsabile regionale dell’Unodc (United Nations Office on Drugs and Crime) in Africa occidentale e centrale.
Il sequestro a Milano di 250 kg di cocaina proveniente dal Brasile via Dakar lascia intuire che l’Italia sarebbe al centro di un vasto traffico internazionale di droga che coinvolge l’Africa. È così?
Sì, i segni sono tangibili. Oltre il caso da lei citato, tra febbraio e aprile sono stati effettuati a Malpensa due sequestri di cocaina, circa 15 chili, provenienti dall’Africa occidentale. In entrambi le circostanze, si trattava di corrieri umani, tra cui un cittadino britannico in possesso di otto chili di polvere bianca sbarcato da Dakar. Atri sequestri sono stati poi effettuati su voli charter provenienti da Capo Verde, un paese sino a poco tempo fa centrale nello smistamento della droga. I trafficanti hanno poi la possibilità di sfruttare i collegamenti aerei dell’Alitalia in Senegal, Ghana e Nigeria, tutti noti per la solida strutturazione del crimine organizzato. Detto questo, il caso di Milano ribadisce l’importanza del traffico via container e nave rispetto al trasporto aereo.
Ma come si configura?
Dall’America Latina partono container diretti verso i principali porti commerciali dell’Africa occidentale: Dakar, Abidjan (Costa d’Avorio), Lomé (Togo), Cotonou (Benin), Tema e Takoradi in Ghana piuttosto che Port Harcourt in Nigeria. Lì la droga viene stoccata per poi essere reimbarcata su battelli da pesca e navi di piccolo cabotaggio diretti verso la Spagna e il Portogallo, per poi essere dirottata nel resto del continente europeo, ivi compreso in Italia.
Qual è l’intensità del traffico?
Alta. Il boom africano coincide con il giro di vite imposto attorno al 2003 in Europa sulle tratte aerea e marittime (guarda i grafici, ndr) provenienti dal Sud America. Logica vuole che al rafforzarsi delle misure di sicurezza sarebbe coincisa una diminuzione del traffico di droga. E invece no. Il consumo di cocaina in Europa è in aumento, il che conferma la nuova strategia adottata dai narcos latinoamericani: aggirare i controlli nei porti ed gli aeroporti europei attraverso l’uso di scali africani.
Casi concreti?
Negli ultimi sette mesi precedenti la vicenda mauritana, sono stati sequestrati in Guinea-Bissau 1300 kg di coca. Due settimane fa, la polizia venezuelana ha messo le mani su due tonnellate e mezzo di polvere bianca pronta a partire per la Sierra Leone. Tra il 9 e il 10 giugno scorsi, la marina francese ha bloccato al largo del Golfo di Guinea una nave con a bordo 830 kg di coca proveniente dall’America Latina.
Ci sono possibilità di fermare, o almeno di rallentare questo traffico?
La mancanza di controlli alle frontiere nazionali, il progressivo disfacimento delle amministrazioni pubbliche e la corruzione alimentano il traffico di droga in Africa. La povertà è poi un terreno fertilissimo su cui sguazzano le organizzazioni criminali per reclutare “corrieri umani”. Nel gennaio 2007, ne sono stati bloccati una trentina sul volo Casablanca-Amsterdam. Erano tutti partiti dalla Guinea-Conakry, ormai centrale per il trasporto della droga attraverso i corrieri umani.
Torniamo all’Italia. A Milano è stata sgominata una cosca calabrese coinvolta nel traffico di cocaina transitata dall’Africa. Ci sono i segni di una presenza mafiosa radicata nel continente africano?
È ancora presto per dirlo. Ma di sicuro la mafia ha sempre avuto un occhio di riguardo sull’Africa occidentale. Nel passato riguardava il traffico di rifiuti tossici abbandonati in Sierra Leone. Oggi prevale la droga. Nel 2003, fu arrestato a Dakar uno degli uomini più importanti di Cosa Nostra. Giungeva dalla Costa d’Avorio, nota per essere l’eldorado africano della mafia siciliana e della Camorra.

Recife-Dakar-Milano solo andata: la nuova rotta della coca sudamericana

[i](Credits: Ansa)[/i]
Domanda: che cosa accomuna il recente sequestro di un camper a Milano e il ritrovamento nel maggio scorso di un aeroplano nel deserto della Mauritania? Risposta: la cocaina e l’Africa. Entrambi i mezzi di trasporto infatti erano stracolmi di polvere bianca proveniente dal Sud America e diretta in Europa via Africa occidentale, ormai considerata la nuova rampa del traffico internazionale di droga.
Meglio andare con ordine. 2 maggio 2007, aeroporto di Nouadhibou (Mauritania). Un Cessna 441 Conquest con a bordo due piloti belgi atterra all’improvviso giustificando “problemi tecnici”. In realtà, dovevano solo scaricare un po’ di merce. E che merce! Insospettita, la polizia aeroportuale decide di fare una verifica, ma non appena si avvicina, il bimotore decolla in fretta e furia lasciando sulla pista 629 kg di cocaina pura. Così le forze dell’ordine mauritane scoprono di avere messo le mani su un bel gruzzolo di polvere bianca del valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Poche ore d’indagine conducono all’arresto di sette persone (tra cui due francesi e un marocchino) con l’accusa di “traffico di stupefacenti”. L’inchiesta rivela poi che la coca proveniva dal Venezuela, via Recife, nel nordest del Brasile. Da lì sarebbe partito il bimotore, letteralmente disossato dai suoi “passeggeri” per consentire il caricamento di 33 bidoni contenenti tre tonnellate di carburante in modo tale da assicurare un rifornimento costante durante il tragitto.

Secondo Le Monde, la droga era destinata in Francia. Ma visto la quantità di coca prelevata (l’equivalente del 13% di “polvere bianca” sequestrata in Italia nel 2006), è lecito pensare che la merce fosse destinata anche in altri paesi europei, tra cui la nostra penisola. Guarda caso, ventiquattro ore dopo il sequestro record di Nouadhibou, a Milano vengono arrestate venti persone coinvolte in una rete internazionale di “alto livello criminale”, controllata dalla cosca calabrese Morabito-Bruzzanti-Palamara. L’indagine, iniziata nel 2004, conduce al sequestro di 210 kg di coca “sudamericana” nascosta in un camper proveniente da Dakar, in Senegal. Nouadhibou-Milano, un semplice epifenomeno? “No” risponde dalla capitale senegalese Antonio Mazzitelli, responsabile dell’Ufficio regionale Onu per la lotta contro la droga e il crimine in Africa occidentale e centrale (qui l’intervista). “Tra marzo e aprile sono stati effettuati a Malpensa due sequestri di cocaina su corrieri umani provenienti dall’Africa occidentale”. Le dichiarazioni che confermano quanto scritto nell’ultimo rapporto pubblicato il 1 marzo 2007 dall’Oics, l’organismo internazionale per il controllo di stupefacenti, secondo il quale “il traffico di cocaina è particolarmente preoccupante nel continente africano. Le reti di trafficanti di droga sfruttano la regione come zona di transito per far passare la cocaina in via clandestina”, con lo scopo di alimentare l’Europa dove il consumo di coca è in aumento vertiginoso. Guarda caso “l’Italia” sottolinea l’ultima relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero degli Interni, “viene considerata il secondo paese europeo di consumo della cocaina, dopo la Spagna”. I dati diffusi dallo Unodc parlano di 40,6 kg di coca “africana” sequestrata nel 2006 nei principali aeroporti italiani (come dimostra questa tabella, in .pdf). Il doppio rispetto al 2005, addirittura venti volte tanto quella sequestrata nel 2003. Una crescita impressionante, ma ben lungi dal rispecchiare la reale dimensione del fenomeno. “I dati a disposizione riguardano soltanto quei sequestri compiuti negli aeroporti e che ci sono stati comunicati” sottolinea Mazzitelli.
Quindi? “Quindi mancano all’appello le prese aeroportuali non comunicate allo Unodc, quella parte di merce sfuggita ai controlli della polizia e tutto il traffico marittimo e terrestre”. Non rimane altro che chiudere gli occhi e… tapparsi il naso.

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