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Malta

vacanze da sogno durante le feste natalizie (Credits: La Presse)
di Guido Castellano
C’è un aspetto della crisi che non è da sottovalutare. Se, da un lato, l’incertezza dei mercati frena i consumi, dall’altro crea opportunità interessanti. Nello stesso periodo, così vicini a Natale e Capodanno, lo scorso anno sarebbe stato quasi impossibile trovare volo e vacanza last minute da 9 giorni a una cifra intorno a mille euro. Quest’anno, invece, si trovano occasioni vacanza a prezzi stracciati. Continua
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di Stefano Brusadelli
“Sono sconcertato dall’atteggiamento dell’opposizione. In tutta Europa il tema dell’immigrazione è considerato una questione di interesse nazionale, sulla quale maggioranza e opposizione si confrontano. Ovunque, tranne che in Italia, dove l’opposizione specula anche sulle tragedie, pur di attaccare il governo”. Solitamente misurato fino ai limiti dell’algore, stavolta Franco Frattini sembra davvero furibondo.
E in questa conversazione con Panorama il ministro degli Esteri ne ha per tutti: per il Pd (non tutto, però) e per l’Idv, per le intemperanze della Lega, per gli egoismi dei nostri partner nordeuropei e dei nostri vicini maltesi. Sul caso dei naufraghi il ministro fatto per regalargli troppo riposo. L’anno scorso scoppiò il conflitto tra Russia e Georgia. Stavolta sulla quiete ferragostana si è abbattuto il caso dei cinque naufraghi eritrei raccolti nei pressi di Lampedusa (forse gli unici sopravvissuti tra 78 partiti dalla Libia), che ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche.
Con il governo accusato di inumanità e ritenuto quasi responsabile di strage; e a sua volta accusatore del centrosinistra e della Ue, che continua a considerare gli arrivi via mare dei disperati africani come un problema dei soli paesi mediterranei.
A indignare Frattini sono l’arrivo di una mozione contro l’esecutivo italiano annunciata al Parlamento europeo dal gruppo dipietrista e la (pubblicizzata) visita del segretario del Pd Dario Franceschini (secondo il quale il governo “è razzista e xenofobo”) a due dei naufraghi eritrei ricoverati a Palermo. “All’Italia” dice il ministro “si deve il salvataggio, non l’abbandono. Noi abbiamo salvato più vite in mare di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Non dico che sull’intera politica estera l’opposizione debba avere un atteggiamento costruttivo, ma almeno sulle questioni che toccano la vita e la morte. I nostri partner europei sono stupefatti. Io stesso, negli anni trascorsi a Bruxelles da commissario europeo, non ho mai visto niente di simile. In Spagna il Pse di Zapatero ha sull’immigrazione un atteggiamento ben più rigido di quello italiano, eppure mai il Ppe ne ha fatto oggetto di speculazioni politiche fuori dai confini. Ecco dove sta l’anomalia italiana, ecco perché continuiamo a non essere un paese normale: a causa dell’ossessione antiberlusconiana che acceca l’opposizione, la porta a danneggiare persino il proprio paese”.
Viene da chiedere, ascoltando toni così aspri, se il titolare della Farnesina scorga vie d’uscita, occasioni di ricucitura, con la legislatura appena agli inizi. “Franceschini” è la risposta “ha cominciato male. Quella visita ai sopravvissuti con telecamere e giornalisti al seguito è stato un passo sbagliato. Sarà stato probabilmente influenzato dal clima congressuale, ma registro che Pier Luigi Bersani non l’ha seguito su questo terreno, e ciò va sottolineato. Dopo il congresso, con chi uscirà vincitore desidero francamente un confronto a tutto campo su politica estera, politica mediterranea e di immigrazione. Certo, se dovessero vincere Franceschini o Ignazio Marino non mi faccio molte illusioni”.
Ma non solo per Bersani il ministro ha parole d’apprezzamento. “Quando Piero Fassino era ministro degli Esteri ombra del Pd guidato da Veltroni, queste porcherie non c’erano, con lui avevamo un confronto settimanale. E si sapeva chi esprimeva la politica estera del Pd. Ora, non si sa più”.
Se i rapporti con l’opposizione sono una ferita sanguinante, anche quelli con la Chiesa sono una spina dolorosa. Dinanzi al dramma marittimo ferragostano, l’Avvenire ha addirittura evocato una nuova Shoah, sono arrivate critiche da Cl, dalla Caritas e dal Pontificio consiglio per i migranti. Con tanti temi delicati sul tappeto (testamento biologico, divorzio breve, pillola abortiva) e una pur fin qui misurata presa di distanza del mondo cattolico dalla vita privata del premier, c’è da drizzare le antenne. Ma Frattini non si mostra troppo preoccupato. “Con la Chiesa, a differenza che con il Pd, noi ci confrontiamo. E il salvataggio di ogni vita umana è per loro come per noi un punto irrinunciabile. Inoltre la Chiesa sa bene che abbiamo l’obbligo istituzionale di rispettare la legge europea che prevede il respingimento e il rimpatrio dei clandestini”.
E allora? Per il ministro all’origine delle tensioni ci sono le intemperanze leghiste, il crescendo di uscite al vetriolo (fino alla minaccia di rivedere i Patti lateranensi) che il Carroccio ha scagliato, già dall’inizio della vicenda, contro le gerarchie. “Quando importanti prelati vengono definiti “i soliti cattocomunisti che hanno ormai perso il catto” (riferimento alla polemica tra il leghista Roberto Cota e monsignor Agostino Marchetto, ndr), è chiaro che si innesca una polemica, e la reazione arriva. Bisogna smetterla con questi toni”.
Dopo il Pd e la Lega il Frattini furioso ne ha pure per i partner dell’Ue. Basta chiedergli, viste le sue accuse all’inerzia di Bruxelles che finora sulla lotta all’immigrazione via mare ha lasciato l’Italia da sola, dove fosse lui tra il novembre del 2004 e il maggio del 2008, quando era eurocommissario con delega proprio all’immigrazione. “Intanto” premette “la Commissione europea adotta finalmente un piano per la ridistribuzione dei rifugiati tra tutti i 27 paesi, che è anche frutto del mio lavoro. Poi, certo, il piano dovrà essere esaminato a ottobre dal Consiglio europeo, e può darsi che qualche stato non ci stia e blocchi tutto. Perché finché non entra in vigore il trattato di Lisbona che introdurrà le decisioni a maggioranza qualificata (e qui occorre tra l’altro aspettare il referendum irlandese di ottobre, ndr) tutte le scelte vanno fatte all’unanimità. Ma molti stati potrebbero aderire ugualmente su base volontaria; e in ogni caso sapremo chi denunciare all’opinione pubblica e al Parlamento europeo. L’Italia, statene sicuri, può e deve fare la voce grossa”.

Clandestini eritrei: c’è il sospetto che Malta li abbia forniti di giubbotto e spinti a proseguire verso le acque italiane
Sì, ma da che parte potrebbero arrivare i veti? Frattini non si tira indietro: “Belgio, Danimarca, Germania, Austria, Polonia. Gli ultimi tre paesi hanno assorbito in passato grandi flussi di immigrati dall’Est, soprattutto turchi, e non intendono farsi carico dei nuovi immigrati da sud”. Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri, ma il responsabile della Farnesina è ottimista. “Anzitutto cresce la consapevolezza che, con la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen, qualsiasi rifugiato entri in Italia poi potrà andare dappertutto. Inoltre ho fiducia nella presidenza di turno della Svezia. Tre anni fa circa 20 mila rifugiati provenienti dal Kurdistan si diressero tutti verso quel paese, dove esisteva già una loro comunità. La Svezia, che rischiava il collasso, fu aiutata dall’Europa che accettò di dividere l’onere. E ora sono certo chevorrà ricambiare quell’aiuto”.
L’auspicata redistribuzione dei rifugiati (ormai la gran parte dei clandestini) secondo Frattini porterà a soluzione anche la contesa con Malta, che ora fa di tutto per non accogliere sul proprio minuscolo territorio le barche dei disperati. “Quando capiranno che su 500 persone ne dovranno tenere solo un paio, vedrete che le rigidità maltesi verranno meno”. E con la Libia? Il bilancio sembra in chiaroscuro, visto che da quelle coste si salpa ancora.
Ma anche qui il ministro fa professione di ottimismo e regala qualche rivelazione. “È vero che dalla Libia si parte ancora, ma in proporzione di 1 a 1.000 rispetto a prima dell’accordo italolibico. E la prova che le ultime partenze sono organizzate da disperati isolati è nel fatto che a bordo, purtroppo per loro, non hanno più i gps e i telefoni satellitari forniti dai trafficanti di esseri umani con i quali chiedevano di essere raccolti non appena erano sicuri di essere nelle nostre acque”.
La situazione migliorerà ulteriormente, spiega, “perché sta per decollare un progetto Ue-Italia per monitorare via satellite i confini meridionali della Libia, 1.500 km attraverso i quali arriva il traffico organizzato dall’Africa nera che poi punta via mare verso l’Europa”. Buone notizie anche sul fronte della collaborazione con la Libia nei loro campi d’accoglienza. L’iniziale resistenza a ospitare funzionari dell’Italia e dell’Onu per accertare in loco chi abbia o no diritto all’asilo è venuta meno. “L’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati, ndr) ha già aperto un ufficio a Tripoli. E ai libici non dispiace certo se gli preleviamo qualche centinaio di persone in regola per venire in Europa”.
Prima di rituffarsi nelle ultime giornate di vacanza, il ministro ci tiene a smentire una preoccupazione esternata da vari comandanti di pescherecci, convinti che con la nuova legge sulla sicurezza dare soccorso ai clandestini comporti un’accusa di favoreggiamento. “Sciocchezze senza fondamento. Anzi, sarebbe reato fare il contrario”.
Migranti: Bruxelles chiede chiarimenti sui respingimenti, il ministro Maroni non cambia linea, la Chiesa predica l’accoglienza. Voi con chi state?
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Nella cartina, i flussi via mare, terra e aria dei viaggi dei clandestini in Europa. La Gran Bretagna è la più attenta nei controlli in aeroporto, la Spagna usa il pugno duro verso chi tenta l’ingresso dal Marocco
L’immigrazione clandestina verso i paesi Ue mostra una battuta d’arresto nei primi 4 mesi del 2009.
Stando ai dati raccolti dall’agenzia europea per il controllo delle frontiere, Frontex, il calo è di circa il 16 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. Forse anche per effetto della crisi. “Ci sono molti fattori alla base di questa tendenza” dice a Panorama Gil Arias Fernandez, vicedirettore esecutivo di Frontex, “ma la crisi fa senz’altro da deterrente. Al momento ci sono meno aspettative di trovare lavoro nei paesi Ue e quindi la disponibilità a tentare un viaggio della speranza è più bassa”. Non durerà a lungo. “In estate la pressione cresce sempre significativamente, soprattutto ai confini marittimi” prevede lo stesso Arias Fernandez. “Anche quest’anno ci aspettiamo un aumento dei tentativi di raggiungere le coste europee”.
Alla Frontex sperano, però, che non si ripeta quanto accaduto nel 2008. Il bilancio conclusivo dello scorso anno, tirato in questi giorni, è impressionante: 24 per cento in più di ingressi clandestini rispetto al 2007; e 15 per cento in più di persone che soggiornavano illegalmente nella Ue.
All’Italia tocca il primo posto per gli ingressi via mare: 37 mila gli sbarchi accertati, il 41 per cento del totale Ue. I barconi dalla costa africana si sono presentati anzitutto all’isola di Lampedusa (approdi raddoppiati a 31.300 rispetto all’anno precedente), poi in Sicilia (3.300), Sardegna (1.600) e nel resto della Penisola (800). In aumento anche i boat people nella vicina Malta: da 1.700 a 2.800.
E così nel Mediterraneo orientale. I casi di quanti hanno varcato illecitamente i confini marittimi dalla Turchia verso la Grecia sono raddoppiati, toccando quota 29.100. Bersagliate le sei isole più vicine alla costa turca: Lesvos, Chios, Samos, Patmos, Leros e Kos. Meno forte il flusso nel Mediterraneo occidentale: 16.200 i clandestini arrivati dal mare in Spagna, con un sensibile calo alle Canarie e alle Baleari, in seguito al muro alzato dal governo Zapatero.
Che cosa sta succedendo nel Mediterraneo ora, dopo l’accordo siglato fra Italia e Libia? “Il numero dei clandestini in rotta verso l’Italia è sceso in misura marcata” registra il vicedirettore di Frontex. “Il confine, ovunque sia, è controllato da due parti. Se queste non collaborano, gestirlo diventa difficile. Ecco perché il rafforzamento della cooperazione con i paesi terzi è sempre un fattore decisivo contro l’immigrazione clandestina. E non dimentichiamo che prevenire le partenze dalla costa libica alla sponda europea significa anche salvare molte vite umane, visto che i viaggi sono spesso intrapresi in condizioni di mare pessime”.
Nessuno esclude che i trafficanti di uomini (4.565 quelli fermati l’anno scorso nella Ue) possano riorganizzarsi cambiando rotte, secondo quello che in gergo viene chiamato “effetto spostamento”. “Ma è difficile prevedere dove avverrà nell’immediato futuro” avverte il responsabile di Frontex. “Le rotte non cambiano spesso perché prima di iniziare un nuovo itinerario i trafficanti fanno una prova per sondare la capacità di reazione nel contrasto: solo se questa è bassa inaugurano il tragitto. Il nostro centro d’attenzione resta il bacino mediterraneo, lungo i confini greco-turco e spagnolo”.
Via terra il numero massimo di clandestini, 38.600, è stato accertato fra Grecia e Albania. Si tratta per lo più di albanesi che, pur essendo riportati immediatamente indietro, in virtù di un trattato di riammissione fra i due paesi, provano subito a riattraversare il confine.
La rotta seguita da turchi e iracheni dalla Turchia alla Grecia, invece, ha registrato 14.500 ingressi clandestini. Al terzo posto la frontiera fra il Marocco e le enclave spagnole di Ceuta e Melilla (7.500 casi). Mentre al confine terrestre orientale che corre dalla Finlandia alla Romania, meta di moldovi, bielorussi e ucraini, gli arrivi sono stati 6.200.
Circa 140 mila i rifiuti di ingresso: 60 mila ai confini terrestri, 65 mila negli aeroporti, solo 6.700 in mare. Il record spetta alla Spagna con 400 mila rifiuti opposti solo al confine marocchino (un caso unico nella Ue), altri 13.600 negli aeroporti iberici. Al primo posto per i rifiuti aerei c’è, però, il Regno Unito: 17.600 i passeggeri arrivati con voli extra Ue o interni all’area Schengen non lasciati passare.

Francia e Spagna sono i paesi che hanno denunciato più casi di soggiorni illegali: rispettivamente, 81.200 e 77 mila. Seguono Italia e Grecia, che hanno segnalato circa 50 mila clandestini ciascuno nei rispettivi territori nazionali.
Nella Unione Europea resta sempre preponderante, infatti, il numero dei cosiddetti overstayer: coloro che arrivano, per lo più via aerea, con regolare visto turistico o permesso di soggiorno temporaneo senza fare ritorno a casa, una volta scaduto: restano cioè illegalmente sul territorio europeo, magari spostandosi da un paese all’altro dell’area Schengen. Di fatto, però, non esiste una stima affidabile di quanti siano realmente i clandestini che vivono nel Continente.
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di Paola Sacchi
Non è esattamente un Gran Torino in versione leghista. Il sindaco veneto di Cittadella, e deputato per il Carroccio, Massimo Bitonci non è come Clint Eastwood, che nel film è l’ultimo bianco in guerra contro gli orientali che hanno invaso il quartiere. Bitonci è un campione della guerra allo straniero clandestino, la sua ordinanza antisbandati (niente residenza senza una soglia minima di reddito) gli ha fatto piovere addosso una caterva di accuse di razzismo, xenofobia e quant’altro. Ma proprio nei confronti di un’extracomunitaria Bitonci ha un debito di riconoscenza: se non fosse stato per Maria, la collaboratrice domestica moldava che da anni tiene le chiavi di casa sua, il sindaco antisbandati non avrebbe più ritrovato l’adorato bastardino di nome Gigio. “Senza di lui i miei figli erano disperati. Maria per giorni fece ricerche finché lo ritrovò” racconta Bitonci a Panorama. Precisa: “Maria è sempre stata in regola. D’altronde tra gli immigrati ci sono quelli che come lei vogliono integrarsi e quelli che vengono qui per delinquere. È solo questi ultimi che non vogliamo”.
Sentimenti condivisi, come dimostra quel che è accaduto a Oppeano, 8 mila anime (di cui oltre 1.000 stranieri), vicino a Verona. Qui è capitato che una famiglia di romeni abbia chiesto al sindaco in camicia verde di fare da padrino a un battesimo. “In 15 anni da sindaco mai nessuno me l’aveva chiesto” riferisce, ancora un po’ sorpreso, Alessandro Montagnoli, che è anche deputato del Carroccio.
Dunque c’è un cuore leghista che batte per gli immigrati? Non proprio. Ricorrenti sono le uscite provenienti dalla pancia dei lumbard che sparano nel mucchio. Tanto più a ridosso delle elezioni. Se anni fa Erminio Boso, detto Obelix per la mole, invitava a prender loro le impronte dei piedi e a rispedirli a casa con gli Hercules dell’Esercito, ora il parlamentare e vicesegretario della Lega lombarda Matteo Salvini ha riproposto una vecchia ricetta di Mario Borghezio: vagoni riservati per i milanesi. E solo pochi anni fa il ministro della Semplificazione normativa Roberto Calderoli non resistette in tv allo sfizio di definire la giornalista palestinese Rula Jebreal “una signora abbronzata”. Esternazioni che non hanno mai fatto la felicità dello stesso leader della Lega Umberto Bossi.
Che i leghisti fossero accompagnati da una certa fama lo sapeva bene anche Sofia, 43 anni, peruviana, da anni badante di Angela, madre del deputato ligure Giacomo Chiappori, leghista verace, uno nel cuore del Senatùr, leader di Alleanza federalista, cioè il Carroccio lato Sud. Racconta scherzandoci sopra lo stesso Chiappori: “Sofia ignorava il mio incarico. Quando mi vide a Tele Imperia tutto incravattato e vestito di verde, a momenti le prendeva un colpo. E sorpresa mi chiese se io fossi davvero un dirigente leghista. Sì, era proprio sorpresa, perché i rapporti che abbiamo con lei cozzavano con l’immagine esterna che si dà della Lega. Lei è da sempre una di famiglia. Non c’è domenica, Pasqua o Natale che non sia invitata”.
Anche Chiappori puntualizza: “Vi dovete mettere bene in testa che noi non siamo razzisti. Vogliamo chi rispetta le nostre regole, chi non butta i crocefissi nel cesso e paga le tasse. Come le due imprese edili di marocchini che operano a Villa Faraldi, il piccolo comune di cui sono sindaco. Quello sì che è un esempio di integrazione. La differenza, quindi, è tra chi si comporta bene e chi si comporta male”.
La stessa linea Maginot tracciata da Gianni Fava, deputato e coordinatore leghista del Centro-Sud. Quando era sindaco di Pomponesco, nel Mantovano, decise di “scommettere su Mohammed, un marocchino che mi dette più di una prova di volersi integrare”. Per Fava “uno diverso dai suoi connazionali che andavano in giro con le mogli piene di lividi per le botte prese. Lui, invece, con la moglie andava al bar, un rapporto alla pari: per un laico come me questo è un test fondamentale”. Mohammed, attraverso regolari graduatorie (”Per lui applicai la riserva” dice Fava), ottenne casa e lavoro.
Anche Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza, vicecapogruppo a Montecitorio, racconta di aver dato una mano a un’albanese a trovare lavoro come infermiera: “Era onesta e perbene e decisi di aiutarla”.
Ma ora che le regole sono più rigide e i respingimenti dei clandestini, secondo il provvedimento sicurezza, vessillo della Lega, avvengono via mare, potranno ripetersi queste storie di integrazione? Angelo Alessandri, presidente federale del Carroccio e candidato sindaco a Reggio Emilia, ricorda che il premier socialista spagnolo José Luis Zapatero “è ancora più duro di noi”. Poi una battuta sferzante: “Si vede che i comunisti scemi stanno solo in Italia”. Alessandri nella sua campagna elettorale a Reggio ha come sostenitori anche due albanesi. “Uno dei due, Altin Alla, da 12 anni in città” sottolinea Alessandri “è fidanzato con Isabella Rossi dei giovani padani”.
Albanese è anche Entela Melani, che, come riferisce il giornale online Varese news, da domestica di una famiglia leghista varesina è diventata candidata del Carroccio al Comune di Golasecca, nella Padania profonda. Chissà se un giorno si candiderà anche Maria, la cameriera romena che lavora nell’agriturismo dello zio del deputato Maurizio Fugatti, segretario leghista del Trentino. Racconta: “Ogni volta mi saluta con un “Viva la Lega””.
Sorpresa finale, anche in casa del cattivissimo Salvini c’è stata una badante straniera: “Rosa, peruviana, accudiva mia nonna morta 4 anni fa. L’avevamo trovata tramite la parrocchia”. Ha mai redarguito le sue intemperanze? “Scherza? Semmai, avveniva il contrario. Era imbufalita con i connazionali che nel parco sotto casa di notte sporcavano, schiamazzavano e facevano molto altro. Diceva che questa gente rovinava soprattutto l’immagine delle persone perbene come lei. E quando non ne poteva più gridava: “Questi cacciateli via tutti, qui siete troppo tolleranti””.
Si Salvi(ni) chi può.
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È con una certa durezza che il Colle entra nel dibattito su immigrati e respingimenti. Per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esiste il rischio del “diffondersi di una retorica pubblica che non esita - anche in Italia - ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia”.
Intervenendo alla ventesima edizione della Conferenza annuale del Centro Europeo delle Fondazioni Napolitano ha anche parlato della crisi economica internazionale, sostenendo che “la crisi non ha ancora generato tutti gli effetti di povertà”.
Per il Capo dello Stato la crisi economica globale impone un maggiore impegno nella lotta contro la povertà, che rischia di aggravarsi ed estendersi. Per questo richiede iniziative pubbliche e private di prevenzione: una mobilitazione a tutti i livelli, da quello europeo a quello nazionale.
Napolitano ha evidenziato come povertà e disuguaglianza siano “strettamente connesse” e che quindi “le misure rivolte a ridurre la povertà e quelle contro l’esclusione sociale devono andare di pari passo”. Secondo Napolitano, “solo in questo modo si può evitare che coloro che si trovano in fondo alla scala sociale
rimangano confinati in quella posizione”. Questo, avverte il presidente della Repubblica, “è tanto più importante nei nostri paesi dove le differenze in termini di origini etniche, religiose e culturali sono aumentate”. Qui, prosegue, “il rischio che queste differenze si traducano in un fattore di esclusione è sempre presente ed è aggravato dal diffondersi di una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia”.
Di fronte alla crisi economica che allarga l’area delle povertà e i rischi di intolleranza, Giorgio Napolitano indica l’Europa come uno dei soggetti che devono scendere in campo per lottare contro l’impoverimento, non solo in Europa ma in tutto il mondo, a cominciare dall’Africa dove secondo stime recenti del Fondo monetario internazionale 90 milioni di esseri umani rischiano di precipitare sotto la soglia di povertà a causa della crisi.
“Il processo di integrazione europeo attraverso un momento difficile” ha detto Napolitano “ma non si può negare una permanente inadeguatezza delle istituzioni europee e delle azioni comuni europee”. Occorre lavorare a “un’Europa politica davvero integrata” e a “costruire in Europa una società civile e una sfera pubblica che evolvano nel tempo fino a diventare una vera e propria comunità politica”.
“Se si vuole far fronte alle sfide che provengono dalla povertà vecchia e nuova e dalle disuguaglianze inaccettabili fra le nazioni e al loro interno, non possiamo certo rispondere con la mera conservazione e la difesa degli interessi nazionali”. “Abbiamo bisogno” ha aggiunto - di elaborare strategie innovative, nuovi metodi. Le fondazioni possono essere utili in questa funzione. La progettazione e la valutazione di nuove soluzioni non spetta esclusivamente alla politica. È una funzione che in società molto differenziate deve scaturire dal dialogo e dalla collaborazione tra tutti gli attori sociali”.
Dell’Europa, del suo ruolo, dell’aiuto che dovrebbe e potrebbe dare in tema di immigrazione, ha parlato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della cerimonia di consegna alle autorità Libiche, di tre motovedette per fare i pattugliamenti: “L’Italia è in prima linea nella lotta all’immigrazione clandestina, noi investiamo le nostre risorse per proteggere anche i paesi europei, ma vogliamo che la Ue prenda decisioni che finora non ha preso e aiuti i paesi più esposti su questo fronte”. Oggi, ha continuato il responsabile del Viminale: “è una giornata importante ed è una ulteriore tappa della svolta iniziata nella lotta all’immigrazione clandestina”. “Le forze dell’ordine italiane” ha spiegato il ministro “hanno molti strumenti a disposizione per il contrasto all’immigrazione clandestina, ma non sono sufficienti se manca la collaborazione internazionale che è indispensabile per contrastare il traffico di essere umani, il più indegno che ci sia”. Le sei unità che saranno cedute alla Libia, “costituiranno un sistema di controllo e sorveglianza che si aggiunge ai mezzi navali italiani presenti nelle acque internazionali e a quelle europee”. trova tempo, Maroni, anche di rispondere alle critiche mosse dalla Cei sul ddl sicurezza: “Si sono dette cose infondate, bisogna leggerlo ed allora tanti pregiudizi cadranno”.

“Pochi minuti fa abbiamo riportato a Tripoli altri 240 clandestini trovati in mare”. Lo ha annunciato oggi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al suo arrivo a gli Stati Generali del Nord a Vicenza. Il responsabile del Viminale ha assicurato che “la linea della fermezza, in materia di immigrazione, continuerà finché gli sbarchi non cesseranno. Accanto a questo continuerà anche l’accoglienza per chi arriva e riesce ad entrare con la verifica se ci sono o meno i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato. Ma la linea è quella dei respingimenti. Chi non entra nelle acque territoriali italiane sarà rispedito da dove è venuto”, ribadisce con forza Maroni, “così come prevedono le normative internazionali che noi applichiamo rigorosamente. Negli ultimi cinque giorni sono stati respinti oltre 500 clandestini”.
Il tema dei rimpatri tiene banco nel dibattito politico. La Lega ha apprezzato le recenti parole del premier, Silvio Berlusconi (”siamo contrari all’idea di un’Italia multietnica”). “Gli daremo la tessera della Lega perché si è ‘pontidizzato’”, afferma il ministro Roberto Calderoli. “La nostra linea fa proseliti” aggiunge il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi.
Pieno appoggio alle affermazioni del premier anche dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Sostenere che la società italiana debba essere assolutamente convinta che occorra mantenere la propria identità, tradizioni, cultura, non significa che non possono diventare italiani persone di qualunque religione, razza e provenienza, ma significa che non bisogna disperdere la nostra storia che ci vede unici nel mondo”.
Non mancano però le critiche alla linea dura di Maroni e alle frasi di Berlusconi sull’immigrazione. “Strumentalizzare questo tema a fini di campagna elettorale”, attacca Dario Franceschini, “è orrendo e disgustoso. Per coprire le sue imbarazzanti vicende personali e per non parlare della distanza siderale tra le cose promesse in Abruzzo e quello che c’è nel decreto”, afferma il segretario del Partito democratico, “si inventano una cosa simbolica sull’immigrazione. Trovo orrendo che si usino i drammi delle persone per cavalcare un argomento popolare”. Per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, “di questo passo in Italia non faremo entrare neanche Obama… Berlusconi”, aggiunge l’ex pm, “non sa neanche che vuol dire la parola multietnica. Poi chi cerca una sola razza sappiamo bene cosa fa…”. Secondo Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, “chi guida il Paese non deve fare demagogia o compiacere la Lega”, piuttosto “deve risolvere i problemi. Dire no ad una società multietnica significa chiudere le nostre fabbriche, non avere collaborazione per i nostri anziani e delineare una società che non esiste”.
Critiche anche da Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati in alcune dichiarazioni rilasciate a Repubblica. “Respingere in Libia gli immigrati entra in rotta di collisione col diritto di asilo, così come è regolato da leggi nazionali, europee e internazionali. Esiste infatti il principio del non respingimento nel caso di gente bisognosa di protezione. La Libia”, prosegue la Boldrini, “non ha firmato la convenzione di Ginevra sui diritti di rifugiati, non ha un sistema di asilo in linea con gli standard previsti e non possiamo entrare in tutti i centri di detenzione. Non siamo in grado di garantire la loro effettiva protezione se vengono rispediti in Libia, dove stiamo lavorando per avere un riconoscimento formale della nostra presenza potendo così entrare nei centri. Visto che sono stati mandati in un paese che non ha firmato la convenzione di Ginevra, per l’Unhcr sarebbe importante che l’Italia ottenga dalla Libia le rassicurazioni che le persone bisognose di protezione non verranno rimandate nei paesi di origine da cui sono fuggite a causa di persecuzione. In passato”, conclude la portavoce dell’Unhcr, “purtroppo ci sono state situazioni di questo genere e di alcuni non si è mai più saputo nulla”.
Anche la Chiesa interviene sull’argomento. L’Italia multietnica e multiculturale è “un valore” ed esiste già “di fatto”. Lo ha detto all’agenzia Ansa il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, osservando che “il problema è invece il modo in cui le culture e le presenze si rapportano” perché “non si cresce insieme in una accozzaglia disordinata e sregolata”. Una presa di posizione che arriva all’indomani delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che si era detto contrario all’idea di un’Italia multietnica.
La Cei interviene anche sull’ipotesi di riservare carrozze della metro solo ai milanesi. È “una provocazione assurda, una cosa fuori di testa” afferma monsignor Domenico Sigalini, segretario della Commissione episcopale per le migrazioni. “Credo e spero”, spiega, “che quella della Lega sia soltanto una provocazione anche perché io ho visto vari Paesi in cui c’erano queste distinzioni e ne ero stato molto impressionato. Sono stato in Cina”, racconta il vescovo, “dove addirittura ci sono treni diversi con carrozze per turisti e carrozze per la povera gente”, discriminazioni assurde - osserva il presule - nei confronti degli strati più deboli delle società. “È una roba assurda”, conclude il segretario della commissione Cei per l’immigrazione, “ma credo che sia fuori da ogni considerazione di tipo antropologico”.
Il VIDEO servizio:
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Un fiume di denaro che solo in parte ha consentito all’Italia di frenare l’enorme flusso di immigrati dalle coste africane. Un fiume di denaro che il ministero degli Esteri da anni gestisce in base agli accordi bilaterali firmati dai governi succedutisi dalla metà degli anni Novanta. Centinaia di milioni di euro finalizzate allo sviluppo di paesi come Tunisia, Marocco o Egitto alle quali vanno aggiunti i 5 miliardi di dollari in 20 anni (pari a 250 milioni l’anno) compresi nel trattato di amicizia, partenariato e cooperazione firmato da Italia e Libia nei mesi scorsi.
Un tema delicato quello degli accordi bilaterali e della lotta all’immigrazione clandestina, che sarà al centro del G8 dei ministri dell’Interno e della Giustizia, in programma a Roma alla fine di maggio, e della conferenza dei paesi mediterranei che sempre l’Italia ospiterà entro la fine dell’anno.
Fra i tanti accordi degli ultimi anni quello con la Libia è certamente il più importante. Da anni, infatti, è noto che sulle coste libiche i trafficanti di esseri umani concentrano la moltitudine di disperati provenienti da tutta l’Africa e il 15 maggio è la data in cui finalmente cominceranno i pattugliamenti congiunti nelle acque libiche, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo.
Nell’agenda della Farnesina contatti con quei paesi sono all’ordine del giorno. Il ministro Franco Frattini è atteso il 12 maggio al vertice italo-egiziano a Sharm el-Sheikh e nei due giorni successivi, il 13 e il 14, visiterà Tunisia e Marocco.
Pur nella complessità dei rapporti bilaterali, spesso in atto da anni, che rende difficile avere un quadro esatto del costo sopportato dall’Italia, vediamo alcuni punti fermi. Sul fronte immigrazione va ricordato anzitutto che l’Italia è membro dell’Organizzazione internazionale migrazioni (Oim) dal 1952 e che ogni anno, in base a una legge del 1968, versa un contributo: nel 2007 è stato pari a 1,250 milioni di euro, l’anno scorso a 1,296 milioni e nel 2009 è prevista una quota di 1,315 milioni di euro, anche se l’erogazione non è stata ultimata. Ecco invece la situazione nei singoli paesi.
Marocco. La Cooperazione italiana ha in piedi oltre 20 iniziative che nel 2008 sono costate 50 milioni di euro. Riguardo ai cosiddetti progetti a dono, nel 2007 il contributo è stato di 6,9 milioni, destinati tra l’altro alla valorizzazione delle risorse umane, alla tutela del patrimonio culturale, al miglioramento dell’accesso all’acqua potabile e al tema della migrazione. Nel triennio 2008-2010 l’Italia aumenterà l’impegno nella lotta alla povertà, nello sviluppo del microcredito e nei servizi essenziali come l’accesso all’acqua potabile e i servizi sanitari. In particolare, un progetto dal costo di quasi 1,2 milioni di euro intende valorizzare il potenziale rappresentato dalla migrazione qualificata verso l’Italia. Tra le iniziative concluse, è costata 15,5 milioni di euro una linea di credito per le piccole e medie imprese per l’acquisto di beni in Italia.
Egitto. L’accordo sottoscritto al Cairo nel febbraio 2002 costa all’Italia 247,8 milioni di euro, cifra che però comprende la conversione del debito nei confronti del nostro Paese. Debito che all’epoca era pari a 149 milioni di dollari. La strategia della Cooperazione italiana punta a sostenere le piccole e medie imprese e i privati, oltre a interventi mirati in settori chiave per lo sviluppo sociale. In dettaglio, circa 1,2 milioni di euro vengono impiegati per guidare il Dipartimento per l’impiego all’estero a gestire i flussi migratori regolari, attraverso un sistema informatizzato.
Tunisia. Le principali iniziative in corso finanziate dal ministero degli Esteri costano quasi 88,5 milioni di euro. Le più importanti riguardano una linea di credito alle piccole e medie inprese che operano nei settori industria, agricoltura, pesca e servizi, pari a 36,9 milioni, e un programma integrato per la valorizzazione delle regioni del Sahara e del sud della Tunisia. Costo: 44 milioni. Tra gli aiuti avviati dal 1988 e oggi conclusi, spiccano sei linee di credito alle pmi che costarono 190 milioni di euro per 450 progetti imprenditoriali, in particolare nel settore agroalimentare e per materiali da costruzione.
Ghana e Senegal. Il programma Migration for development in Africa è un progetto pilota promosso dall’Oim e sostenuto dal governo italiano: punta a rilevare l’interesse e le potenzialità degli immigrati dell’Africa subsahariana in Italia che intendono contribuire allo sviluppo socioeconomico dei loro paesi di origine. Le comunità ghanesi in Italia si sono mobilitate e ciò ha permesso lo sviluppo di cooperative di emigrati. Nel caso del Senegal, invece, il progetto punta a canalizzare le rimesse verso le piccole e medie imprese, favorendo i contatti tra le comunità di origine e le associazioni di senegalesi in Italia. Il costo è stato di 600 mila euro per ciascuno dei due paesi.
Nel complesso, cifre impegnative e lavoro che dura molti anni a fronte di una situazione di quasi costante emergenza. Non a caso nei giorni scorsi il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha rilanciato il tema di un maggiore impegno da parte dell’Unione Europea. «Le intese bilaterali sono fondamentali e rappresentano la strada maestra per governare l’immigrazione, tanto che l’Italia ne ha sottoscritte 30 ottenendo risultati positivi» ha commentato Maroni. Il punto è che questa strategia «va superata e migliorata» perché rischia di essere insufficiente. E dunque, secondo il titolare del Viminale, le intese bilaterali vanno sostituite con «accordi che vedano la Commissione europea come protagonista».
Restano le aride cifre della lotta all’immigrazione clandestina. Dal 1° gennaio al 27 aprile scorso sono transitati nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) 4.474 clandestini dei quali sono stati rimpatriati solo 1.640 per la difficoltà di identificarli. Resta infatti irrisolta la questione della permanenza nei Cie che per dissensi politici rimane di 2 mesi invece dei 6 voluti dal Viminale e dei 18 autorizzati dall’Europa. E sebbene il capo della polizia, Antonio Manganelli, abbia più volte sottolineato l’impossibilità di identificare tutti i clandestini in due mesi.
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Nuovo “caso” tra Italia e Malta per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Tre barconi carichi di migranti fermi nel canale di Sicilia, in acque maltesi ma vicine a Lampedusa (a quaranta miglia circa). Alla fine sono stati soccorsi da tre motovedette della Guardia Costiera, dopo che l’intervento era stato richiesto da Malta.
Un garbuglio burocratico-diplomatico che si è esteso alla politica con le dichiarazioni del premier maltese: “Disgustato dall’intransigenza italiana” si è detto Lawrence Gonzi, “che rifiuta di soccorrere vite umane a poche miglia da Lampedusa”. Una situazione che ricorda quella del cargo turco Pinar, che rimase bloccato per alcuni giorni dopo aver soccorso 150 profughi, prima di essere autorizzato a dirigersi a Porto Empedocle (Agrento).
Uno dei passeggeri del barcone questa mattina all’alba ha chiamato con un telefono satellitare il numero diretto della sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo e ha chiesto soccorso. Il natante è stato localizzato a 56 miglia a Sud di Lampedusa, in acque internazionali e non di competenza italiana per le operazioni cosiddette “Sar” (ricerca e soccorso). Un altro barcone ha poi lanciato un nuovo l’Sos sempre con una telefonata alla centrale operativa della Capitaneria di Porto di Palermo. In questo caso l’imbarcazione, con 75 migranti a bordo, è stata localizzata a 45 miglia a Sud di Lampedusa, sempre in acque di competenza maltese.
La Valletta ha ribadito ieri il principio che i profughi debbano essere trasferiti nel porto più vicino, che anche in questo caso, come nel Pinar, è quello di Lampedusa. Le autorità italiane sostengono invece che spetti a Malta accogliere gli immigrati, perché le acque sono di competenza maltese e sono le autorità maltesi a richiedere i soccorsi. In questo momento sono in corso trattative. Il premier maltese ha fatto capire che l’isola ha poca intenzione di accogliere sul suo territorio gli ospiti indesuiderati. Ma il ministro dell’Interno italiano Maroni ha risposto a distanza: ”Gli italiani hanno fatto oltre 600 interventi che riguardavano immigrati nelle acque maltesi”. Maroni ha dichiarato di avere ”grande stima” nei confronti del premier maltese (”era ministro del lavoro quando io ero al Welfare”), ma ”pacta servanda sunt”. ”E cioè gli impegni presi vanno rispettati. Se i barconi carichi di extracomunitari sono nelle acque maltesi - ha proseguito Maroni - è Malta che deve soccorrerli”. Il ministro ha quindi spiegato che l’estensione delle acque maltesi è “davvero grande: Lampedusa, ad esempio, è nelle acque maltesi. Si tratta di un’estensione notevole che corrisponde al loro spazio aereo. Noi abbiamo chiesto più volte a Malta di ridurre questo spazio, ma senza alcun risultato. Infatti su queste acque prende i contributi europei”.