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Anche i ricchi Manager, piangono

Forum della pubblica amministrazione (Credits: La Presse)

Forum della pubblica amministrazione (Credits: La Presse)

di Paola Bacchiddu

Le cesoie del decreto “SalvaItalia”, alla fine, non hanno risparmiato neppure loro: i manager delle pubbliche amministrazioni. Per riequilibrare i colpi di maglio assestati alle buste paga dei dipendenti, e i sacrifici richiesti dalla riforma del sistema pensionistico, oggi - con largo anticipo sui tempi procedurali - è partita l’operazione di dieta forzosa anche per le retribuzioni dei supermanager statali. Addio ai dorati emolumenti di un tempo, dunque.

Ecco il nuovo tetto: 300mila euro all’anno. Limite imposto ai dirigenti dell’amministrazione centrale e periferica, di enti, delle partecipate degli enti locali, e ai magistrati, avvocati, fino all’organico militare al servizio dello Stato.

Sebbene siano stati inseriti dei commi in deroga ad alcuni incarichi ritenuti “speciali”, la categoria è destinata a salutare per sempre i ricchi guadagni cui era avvezza. In realtà però, il vento della recessione sembra, a sentir la categoria, essersi già abbattuto da qualche anno. “Il manager si è precarizzato” denuncia presidente del sindacato di categoria, Federmanager, Giorgio Ambrogioni. Continua

Ribellismo 2009 e caccia ai manager: ecco chi soffia sul fuoco

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“Eat the rich!”, “Mangia il ricco!”, cantava la band londinese dei Motorhead nel 1987. Vent’anni dopo, in piena crisi economica, quel ritornello è diventato un manifesto politico capace di mettere d’accordo soggetti sino a pochi anni fa distanti, dai giovani no global agli operai sull’orlo del licenziamento. Il neonato movimento ha esordito al G20 di Londra squarciando l’aplomb della City.
Ma il nuovo corso alle barricate in stile G8 genovese preferisce altre forme di lotta. In Francia e Belgio gli operai hanno scelto la via del “bossknapping”, il sequestro dei capi, per riaprire trattative o bloccare i licenziamenti. Un modello di conflitto che preoccupa più delle violenze di piazza, scatenate da frange minoritarie. Il Sole 24 ore, quotidiano di proprietà della Confindustria, ha inquadrato il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa: “Il ribellismo diffuso può assumere venature populistiche e tendere a saltare le stesse organizzazioni sindacali”.
Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani non esclude fenomeni di emulazione: “Io vedo problemi se venissero messi in discussione, dopo la cassa integrazione, i posti di lavoro”. Un campanello d’allarme che sulla rete ha suscitato un tam-tam di soddisfazione nei siti più radicali, dove uno dei documenti più “allegati” è “Mangiati il ricco!”, sottotitolo: “L’anticapitalismo è all’ordine del giorno”.
Questo clima non viene sottovalutato. Gli 007 dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, l’ex Sisde) da settimane riattivano contatti o ne cercano di nuovi dentro le fabbriche per capire l’aria che tira. “In Italia i problemi potrebbero arrivare in autunno” prevede un funzionario. Alla sezione Anticrimine dei carabinieri di Roma gli investigatori seguono una pista concreta. Le intercettazioni telefoniche raccontano che qualcuno sta cercando di infettare la protesta operaia.
Il rischio più temuto è che qualche gruppo eversivo in cerca di consenso possa organizzare sequestri lampo come facevano le Brigate rosse negli anni 70. “Il comparto più in fermento è quello dell’auto. È lì che si concentra la nostra attenzione” precisa un investigatore.
Il 25 febbraio, a Piobesi, nella cintura torinese, è stato preso in ostaggio il capo del personale della Olimpia, azienda tessile del gruppo Benetton, dopo la conferma di 143 licenziamenti.

Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese, vede nero: “Nella nostra provincia a luglio la Iveco e la New Holland toccheranno le 40 settimane di cassa integrazione e dopo poco potrebbero scattare gli esuberi. Di fronte ai licenziamenti non si può escludere una drammatizzazione del conflitto”. Anche perché su 170 mila metalmeccanici in provincia di Torino 58 mila sono in cassa integrazione.
Nel resto d’Italia a marzo il ricorso a questo ammortizzatore è cresciuto del 925 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008. Numeri che potrebbero mettere a rischio la pace sociale. “In verità, la radicalizzazione c’è già” prosegue Airaudo. “Il blocco delle merci, i picchetti davanti ai cancelli e le assemblee permanenti sono forme di lotta già attuate in numerosi stabilimenti”.
Vivono giornate tese anche i lavoratori della Lombardia. Per esempio all’Omnia, azienda leader nel settore dei call center: il 1° aprile una cinquantina di dipendenti è scesa in cortile e ha costretto l’amministratore delegato a partecipare a un’assemblea straordinaria. I giornali hanno parlato di sequestro. Nell’hinterland milanese sono molte le iniziative di lotta, dai dipendenti della Nokia a quelli della Metalli preziosi, all’Innse, praticamente in autogestione da giugno. In questo clima il 4 aprile si sono riuniti a Sesto San Giovanni un’ottantina di lavoratori “combattivi” (come si autodefiniscono) in rappresentanza di una ventina di fabbriche. Quali?
L’elenco è il termometro del disagio operaio: Fiat Sata di Melfi, Alfa e Avio di Pomigliano d’Arco, Jabil di Cassina de’ Pecchi, Cabind della Valsusa, Fiat New Holland di Modena, oltre a Falck, Italtractor, Terim, Mangiarotti Nuclear, Innse. I convenuti hanno un obiettivo: fondare un nuovo soggetto politico capace di ingrassare nella pancia della crisi. Sul web  www.asloperaicontro.org) si trova il resoconto dell’incontro: “Il Partito operaio nasce ed esiste dove nascono le resistenze operaie contro i padroni”. L’esempio è quello della “Innse di Milano, dove 50 operai stanno lottando da più di 10 mesi con una determinazione incredibile per difendere il lavoro e la loro fabbrica”.
Anche la Francia fa scuola, in particolare le tute blu della Continental: “All’annuncio di chiusura della loro fabbrica hanno reagito, hanno fatto il processo ai loro manager, condannandoli alla pena di morte per alto tradimento e impiccandoli immediatamente, per adesso soltanto simbolicamente con due fantocci”.

Sul web torna di moda la lotta di classe e la ribellione coinvolge anche l’esercito di riserva dei precari, la fascia di lavoratori più debole e indecifrabile, meno sindacalizzata e controllabile. “Non si possono escludere azioni estreme dettate dalla disperazione, soprattutto in mancanza di risposte da parte di governi e amministrazioni locali” avverte Carmela Bonvino, responsabile del settore precariato delle Rappresentanze sindacali di base. “Noi proviamo a organizzare il dissenso in forme legali, però l’attenzione dei mass media per episodi come i sequestri potrebbe far scegliere ai lavoratori scorciatoie controproducenti”.
Per capire l’umore basta consultare i siti marxisti Il pane e le rose o Autprol.org, che per esempio ospita il comunicato di protesta dei giornalisti della free-press confindustriale 24 minuti. Gli investigatori monitorano anche battaglie e documenti dei precari più qualificati, nel campo della ricerca scientifica e della protezione ambientale.
“Questa è una rivolta popolare non coordinata, spontanea. E molto pericolosa” ha avvertito nei giorni scorsi il sociologo francese Jean-Paul Fitoussi, rispolverando il termine conflitto di classe. In questo clima gli investigatori, dai carabinieri del Ros agli 007, temono una saldatura fra la protesta genuina e qualche cattivo maestro che aspira a cavalcarla.
Nel Torinese gli investigatori tengono sotto osservazione l’area anarco-insurrezionalista. Due settimane fa, dalle frequenze di Radio blackout, uno dei portavoce degli squatter piemontesi ha inneggiato al sequestro dei manager.

Per gli inquirenti i nuovi aspiranti ideologi non ragionano più per compartimenti stagni e fanno proselitismo in realtà anche diversissime. Lo confermano inchieste recenti. Per esempio due anni fa è stato “disarticolato” dagli inquirenti milanesi il Partito comunista politico-militare, presunta formazione terroristica che aveva infiltrato con i suoi esponenti sia il sindacato (Vincenzo Sisi, delegato della Cgil, aveva un kalashnikov in giardino) sia i centri sociali. Qualche fiancheggiatore e molti simpatizzanti sono liberi e continuano il lavoro di propaganda in tutti i settori, dal pubblico impiego al precariato. A febbraio, sette presunti neobrigatisti hanno espresso “vicinanza e solidarietà”, dopo gli scontri con la polizia, “agli operai Fiat di Pomigliano, così come a tutte quelle situazioni che lottando non intendono subire passive gli effetti della crisi del capitalismo”.
Ma i cattivi maestri secondo gli investigatori non sono solo in cella. Qualcuno fa il giornalista. Come Paolo Persichetti, ex brigatista condannato a 22 anni e sei mesi di carcere per concorso nell’omicidio del generale Licio Giorgeri: in Francia, dove è fuggito nel 1991, ha insegnato sociologia politica, oggi scrive sul quotidiano comunista Liberazione e ironizza sul passato. Il “bossknapping”? “La Fiat non ne serba un buon ricordo” annota. “Le azioni non “ortodosse” di francesi e belgi, seppur concepite all’interno di una strategia ancora difensiva, riscontrano consensi e successi. Una lezione utile”.
Interpellato da Panorama, Persichetti dice: “In Francia queste pratiche non vengono considerate eversive e sono accettate dall’opinione pubblica”. In Italia spaventano… “Da noi la lotta armata ha raggiunto livelli sconosciuti in Francia, lasciando in eredità la cultura dell’emergenza e la demonizzazione del conflitto. Lo Stato deve capire che quella stagione è chiusa”. Tuttavia, chi legge i suoi articoli non ha questa sensazione. Una “lezione” di cui forse non c’era bisogno.

Crisi, salta l’emendamento sui super stipendi: inammissibile

Manager

“Inammissibili per materia”: per questa ragione 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo perché venissero inseriti nel decreto salva-auto sono state bocciate. Tra i provvedimenti respinti, e che ora devono trovare collocazione adeguata in un altro testo di legge, l’intero “pacchetto precari” che l’esecutivo aveva esaminato all’ultimo Consiglio dei Ministri.
La possibile “bocciatura” non preclude comunque la possibilità che il pacchetto - se tutti i parlamentari delle due commissioni sono favorevoli - possa essere “ripescato” in deroga al regolamento della Camera.

Tra le modifiche avanzate del Governo che non hanno superato il vaglio di ammissibilità e che non riusciranno ad essere messe in votazione c’é anche l’intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all’amianto, lo stanziamento di risorse per la distruzione delle armi chimiche, la modifica alle norme relative al servizio di noleggio con conducente, che nel recente passato ha visto la categoria protestare in piazza a Roma.
Gli emendamenti del pacchetto precari, predisposti dal Governo e dichiarati inammissibili alla Camera, invece sono undici. Riguardano: un aumento dal 10 al 20% dell’ultimo reddito percepito per la determinazione dell’indennità di disoccupazione; le modifiche all’elenco delle prestazioni di lavoro occasione di tipo accessione per consentire a coloro che percepiscono prestazioni integrative del salario di “arrotondare” fino ad un limite di 3.000 euro; il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento straordinario di integrazione salariale per accelerare le procedure; l’autorizzazione all’Inps, in via sperimentale, di anticipare i trattamenti di integrazione salariale sulla base della domanda corredata dagli accordi tra le parti sociali; norme sulla presentazione delle domande per la Cig in deroga; interventi sui requisiti per l’accesso alla Cig; la concessione da parte dell’Inps di incentivi in favore dei datori di lavoro che assumano volontariamente lavoratori che stanno percependo ammortizzatori sociali o che siano stati licenziati o sospesi; modifiche alle norme per i trattamenti di cassa integrazione di mobilità; il trasferimento al ministro del lavoro delle funzioni dell’Isfol per il supporto e l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche.

La scure dell’inammissibilità si è abbattuta su molti emendamenti della Lega, a partire dalla proposta di porre un tetto agli stipendi dei manager (di 350 mila euro) e dei soggetti aventi un rapporto con lo Stato (che non avrebbe potuto superare il trattamento corrisposto ai parlamentari). Un altro emendamento, considerato inammissibile, prevedeva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici e d enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento.

Fiducia al Senato, la manovra torna alla Camera

Via libera da Palazzo Madama al decreto della manovra economica. Il Senato ha votato la fiducia al Governo che era stata posta sul maxi-emendamento completamente sostitutivo del testo del provvedimento. I voti favorevoli (dal Pdl e dalla Lega) sono stati 170, i contrari 129 (Pd, Udc e Idv); 3 gli astenuti. Ora la manovra passa alla Camera, dove i deputati sono chiamati ad un esame in seconda lettura.
Dai ricorsi dei precari agli alla stretta sugli assegni sociali sugli immigrati fino alla modifica alle norme sulla flessibilità dei bilanci dei ministeri (rivista ora in modo meno accentuato rispetto al testo originario): sono queste alcune delle modifiche di Palazzo Madama al decreto della manovra finanziaria che, con l’approvazione del voto di fiducia, ha ottenuto il sì dell’Aula. Le novità, introdotte dopo il vivace dibattito suscitato nel Paese da alcune norme, si aggiungono alle molte misure che già avevano ottenuto il via libera dalla Camera: tra le quali la Robin tax e la social card, ma anche i tagli a scuola e sicurezza. Il via libera definitivo della Camera dovrebbe arrivare per martedì 5 agosto.

“Crediamo che in questa Finanziaria, in cui si cercheranno di ridurre gli sprechi e i privilegi, ci siano i numeri che ci consentiranno di sopportare e superare bene anche questa grave crisi”, ha commentato il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Il presidente del Consiglio ha aggiunto che la legge finanziaria triennale verrà fatta “con il coinvolgimento dell’intero Parlamento”. Il governo, ha sottolineato il premier, “non vuole agire in splendido isolamento così come riportano alcuni organi di stampa”. Le “basi” per la finanziaria verranno discusse “martedì nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva”.
Berlusconi si è detto convinto che alla ripresa dei lavori, in autunno, il governo e il Paese non si troveranno a fronteggiare una situazione difficile: “Non credo che in autunno si debbano manifestare situazioni difficili. C’è in giro tanta voglia di fare, ho avuto anche rapporti con sindacati molto responsabili. Dobbiamo essere coscienti che c’è una inflazione in aumento per una crisi globale. Ma l’Italia ha tutte le possibilità, se tutti ci impegniamo, agendo con concretezza come hanno fatto questo governo e questa maggioranza, per guardare al futuro con ottimismo”.

Certo, ha ammesso, il governo è “molto preoccupato” per l’aumento generale dei prezzi dovuto alla crisi che attanaglia Usa, Europa e Italia. Tuttavia, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “siamo certi che risponderemo”, anche grazie alla Finanziaria, a questa “crisi internazionale”.
Crisi superabile anche per l’Alitalia. “Ci sono i soci, il piano industriale ed i capitali”, ha detto il premier. Ovvero, tutte le condizioni per “un rilancio della nostra compagnia di bandiera”.

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Malasanità: sono 9 mila in Italia i camici bianchi indagati

MalasanitÃ

Dal 2005, 8.978 persone denunciate all’autorità giudiziaria: 200 gli arresti; 658 milioni di euro di danni per frodi e irregolarità al Servizio sanitario nazionale; circa 800 milioni di euro di redditi non dichiarati e individuati nelle verifiche fiscali; 40 milioni di Iva evasa. Questi alcuni dati sulla crisi della sanità in Italia pubblicati da Panorama in edicola da venerdì 20 giugno.
E dall’inizio del 2008 sono 57 gli ospedali coinvolti solo nelle inchieste dei carabinieri dei Nas. Panorama ne pubblica l’elenco, città per città: si va dall’omicidio colposo per aver inserito una sonda rettale nella vagina anziché nel retto, immettendo solfato di bario e causando la morte della paziente, a Sassari, fino all’espianto non autorizzato di cornee ad Arezzo.
Che il caso della clinica milanese Santa Rita sia eclatante, ma non isolato, è del resto opinione diffusa. Da un sondaggio esclusivo, pubblicato sempre da Panorama, emerge infatti che il 60 per cento degli italiani ritiene che i medici imputati a Milano siano solo “la punta visibile di un malcostume più diffuso”. Ma, nonostante questo, il sondaggio indica pure che il 61 per cento degli intervistati, per quanto indignato, continua a nutrire fiducia nel sistema sanitario.

Finanziaria light: la dieta promessa e non mantenuta sui costi della casta

Onorevoli italiani in Aula | Ansa
Alla fine, è stata morbida la mano del Parlamento sui tanto strombazzati tagli alla politica. La Finanziaria 2008, legge dal primo gennaio, prevede sì un sostanzioso capitolo di risparmi sulle spese del Palazzo, ma non sono poche le misure che, durante i quasi tre mesi di maratona parlamentare, hanno perso per strada la loro incisività. E così “La casta“, messa sotto accusa nelle piazze e sui media (da comici e cittadini), chiamata a dare risposte al sentimento di sfiducia degli elettori, ha deciso, al di là degli annunci del momento, di rendere meno severa la “cura dimagrante” alla quale si era detta disposta. Gli esempi? Non mancano.
La riduzione del numero degli assessori è stata spostata nel tempo. Non entrerà subito in vigore, come deciso in prima lettura da Senato, ma scatterà con le prossime elezioni: solo allora gli assessori di comuni, province e circoscrizioni scenderanno da 18 a 12, con conseguente risparmio su stipendi, portaborse e auto blu. Altro esempio: la stretta sui gettoni di presenza per i consiglieri di comuni, province e regioni non varrà per tutti ma sarà limitata soltanto alle città capoluogo di provincia. Anche per le comunità montane il taglio sarà meno draconiano: dovevano sparirne un’ottantina, immediatamente si disse, invece la patata bollente è stata passata alle regioni, che dovranno decidere come sfoltire.
Sul taglio degli stipendi dei supermanager c’è stata una battaglia senza esclusione di colpi. All’inizio l’emendamento proposto prevedeva un taglio immediato per tutti. Poi Lamberto Dini e Clemente Mastella minacciarono di non votare la manovra se la norma non fosse stata cambiata, limitandola ai nuovi contratti ed escludendo gli artisti della Rai, che altrimenti sarebbero passati alla concorrenza. Ma anche con queste correzioni, alla Camera si è cercato di rendere più fumoso il testo, eliminando di fatto il tetto per i vertici di Bankitalia, i membri delle autorità indipendenti e un gruppo di 25 fortunati topmanager pubblici. Alla fine, grazie a un emendamento del socialista Roberto Villetti approvato in zona Cesarini, anche per costoro varrà un tetto massimo dello stipendio, che non potrà superare i 540 milioni l’anno.
Altre misure sono state confermate senza problemi, forse perché entreranno in vigore solo in futuro. Il numero dei ministri passerà da 18 a 12, ma dal prossimo governo; mentre il numero dei componenti dell’esecutivo, compresi sottosegretari e viceministri, scenderà da 102 a 60. Confermato il congelamento degli stipendi dei deputati e dei senatori, la riduzione delle circoscrizioni, le limitazioni alla cilindrata delle auto blu, che non potranno superare i 1600 centimetri cubici.
All’attivo dell’operazione tagli va posta anche la decisione di Camera, Senato e Quirinale di ridursi le spese. Ma ci si è arrivati indipendentemente dall’iter della manovra. Le tre più alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano, Fausto Bertinotti e Franco Marini hanno giocato d’anticipo, decidendo di tenere le spese sotto il tetto dell’inflazione. Peccato che il loro buon esempio non è stato seguito. Calcolatrice alla mano, alla fine, le casse dello Stato, secondo il Tesoro risparmieranno la cifra di 23,8 milioni.

Poco? Tanto? Massimo Villone, senatore della sinistra democratica sempre in prima fila nella lotta contro gli sprechi (ha firmato con il collega Cesare Salvi il libro I costi della democrazia) è soddisfatto a metà di come sono andate le cose: “Al cinquanta per cento, diciamo. Abbiamo dovuto fronteggiare i tentativi di lobby potenti: c’è stata una resistenza virulenta e accanita, soprattutto sul tetto degli stipendi dei manager, ma alla fine ha prevalso la ragione. Resta il rimpianto di non aver saputo fare di più, per esempio rendendo immediatamente applicabile il tetto degli stipendi dei manager. Ma, viste le condizioni, il risultato finale non è da buttare via”.
Agli elettori, l’ardua sentenza.

Il VIDEO servizio:

Manager spregiudicati: ormai la cronaca è a pagamento


Patrick Lumumba, coinvolto nel giallo di Perugia

di Annalia Venezia
Gialli intricati? Scandali di provincia? Assassini che diventano star? Ecco un manager per ogni esigenza. E preparate il carnet degli assegni, se volete partecipare all’asta e aggiudicarvi gli ultimi protagonisti della cronaca. C’è chi lo chiama il borsino dell’orrore, chi parla di febbre da cronaca vera, chi di mercato impazzito (come si fa con le bolle finanziarie) e chi infine alza le spalle e ricorda che, quando ogni cosa ha un prezzo, è difficile distinguere tra prezzi buoni e prezzi cattivi. Così i casi di cronaca che si trasformano in gossip e quindi in affare grazie a questi press agent spericolati ormai stanno diventando numerosi. Vi dice niente il nome di Fabrizio Corona? Ebbene, non è più solo.
“Io mi occupo di comunicare l’immagine dei miei personaggi. Punto” dice l’ex pupillo di Lele Mora, Francesco Soprani Chiesa. L’ultimo “dei suoi personaggi” è don Sante Sguotti, l’ex parroco di Monterosso Abano, diventato padre. È apparso in studio a Buona domenica per raccontare la sua storia e tornerà altre due volte. Prezzo chiesto: 6 mila euro a puntata.
E se quella era cronaca rosa, la cronaca nera non è da meno. Patrick Lumumba viene scarcerato dopo essere stato accusato dell’omicidio della studentessa Meredith Kercher e Chiesa bussa alla sua porta. “Sei un personaggio, la tua storia vende, fidati di me. E firma qui”. Zac, il gioco è fatto.
“La prima intervista di Lumumba al giornale inglese Daily Mirror ha fruttato a Chiesa 70 mila euro” racconta il direttore di Oggi Pino Belleri. E per la prima in tv, a Matrix, il tariffario indicava 25 mila.
Lumumba sul mercato dell’informazione oggi non vale più molto perché ormai ha detto tutto. Però sa fare il dj e presto terrà serate nei locali: costo per i gestori, 3 mila euro a esibizione. La prima sarà in un noto locale milanese.


Don Sante Sguotti, innamorato di una parrocchiana, da cui avrebbe avuto un figlio

Tra i due, al momento, il prete è meno inflazionato e frutta di più. Solo pochi giorni fa si è conclusa l’asta tra i settimanali di cronaca rosa. Ha vinto Gente e sulla rivista ora sorride tutta la famiglia al completo: il parroco, la compagna e il bambino. Costo del servizio con intervista: altri 15 mila euro.
“Dopo un’esclusiva deve passare almeno una settimana prima che io possa permettere al mio personaggio di parlare con un altro giornalista” spiega il manager, contratto alla mano. “Per Panorama potrei fare un’eccezione perché non è un giornale di cronaca rosa”. Anche sul cachet? “Sì, il compenso per don Sguotti lo chiediamo solo ai giornali di gossip”. Ma l’ex prete ha già parlato con tutti. E presto, come Lumumba, avrà esaurito le richieste.
“Il manager ha proposto anche a me l’intervista al prete, ma io non ero interessato” racconta il direttore di Oggi Belleri. “Non c’era chiarezza sul servizio fotografico: avrei dovuto comprare un pacchetto a occhi chiusi senza sapere che cosa ci fosse dentro”.
Chiesa è un esperto nel settore. Appena fiuta che un personaggio ha il giusto appeal lo blinda con un contratto di 10 mila euro. E tutto quello che arriva extra è suo. Ma l’impresario piacentino non è il solo a trattare casi di cronaca. Prima di lui il re del mercato era Fabrizio Corona. Sono passati 2 anni dall’intervista che Donato Broco, in arte Patrizia, il transessuale che era con Lapo Elkann la notte dello scandalo, rilasciò al giornale Chi. L’intermediario Corona era riuscito a portare a casa un assegno di molte migliaia di euro, di cui una parte era andata al trans.

Il giovane tunisino si è presentato al funerale della moglie e del figlio, morti nella strage di Erba, con il manager Corona
Azouz Marzouk, la moglie e il figlio sono morti nella strage di Erba

Un anno dopo Corona aggancia Azouz Marzouk, il giovane tunisino divenuto famoso per la strage di Erba, quando Olindo Romano e Rosa Bazzi gli hanno ucciso la moglie e il figlio. All’epoca Corona aveva ingaggiato Azouz (ingiustamente sospettato del duplice delitto) nella sua scuderia e il 24 gennaio si era presentato ai funerali in Tunisia con maglietta griffata “Corona’s” e fotografi al seguito. Oggi il tunisino è finito in prigione per spaccio di droga ma Corona continua a occuparsi di lui.
Chi spera in un’intervista dal carcere deve preparare almeno 5 mila euro. E mettersi in fila se desidera le dichiarazioni il giorno della scarcerazione. In tv, un’esclusiva con lui oggi la si offre per 30 mila euro.
Corona ha comunque superato tutti dopo essere finito in manette nell’ambito dell’inchiesta Vallettopoli: appena tornato a casa, ha monetizzato la sua stessa vita. Prima personalizzando una linea di biancheria intima e poi offrendo interviste esclusive a pagamento (alcune sulla sua vita matrimoniale gli sono valse 50 mila euro) e serate in discoteca dove chiedeva 10 mila euro per 2 ore.
Nel mercato della cronaca da vendere si è affacciato anche Alessio Sundas, manager fiorentino di vip e presunti tali. Il suo ultimo acquisto in scuderia è Marco Ahmetovic, il romeno che ad aprile ha investito e ucciso da ubriaco quattro sedicenni di Appignano del Tronto. Per garantirselo gli ha offerto 8 mila euro. E per far capire di essere un rampante emergente è andato a insidiare anche il campo di gioco di Corona, contattando Azouz.
Sundas ha in mano la bozza del contratto che ha consegnato all’avvocato Roberto Tropenscovino, difensore di Marzouk. “Gli ho offerto 55 mila euro per scrivere un libro e lui ha accettato” assicura. Corona non l’ha presa bene. “Sundas non è un manager, specula sulle disgrazie altrui per farsi pubblicità” attacca. “Ha messo sotto contratto uno che ha ucciso perché guidava ubriaco. Sono scandalizzato”.
Risentita la replica di Sundas: “Da che pulpito, parla il re degli speculatori”.
Ed è una escalation quando il manager fiorentino mostra le raccomandate inviate agli indagati Alberto Stasi, Raffaele Sollecito, Amanda Knox e persino a Luca Delfino, l’assassino ligure della sua ex fidanzata Maria Antonietta Multari (accoltellata in strada perché non voleva tornare con lui). A tutti ha offerto 50 mila euro per le loro memorie. Non ha lasciato in pace neanche le gemelle Cappa di Garlasco, corteggiate da Corona già mesi fa. A loro ha proposto un contratto di 20 mila euro per una linea di occhiali.

Il romeno che ha investito e ucciso quattro ragazzi ha lanciato una linea di abbigliamento
Marco Ahmetovic, ha investito e ucciso quattro ragazzi

Cipolletta: Mi sarebbe piaciuto restare al Sole

Innocenzo Cipolletta, nato a Roma nel 1941, è presidente di Ferrovie dello Stato e dell'Università di Trento. In precedenza lo era stato della casa editrice del Sole 24 Ore, di Ubs Italia corporate finance e Marzotto
Nato a Roma nel 1941, è presidente di Ferrovie dello Stato e dell’Università di Trento. In precedenza lo era stato della casa editrice del Sole 24 Ore, di Ubs Italia corporate finance e Marzotto. Per dieci anni, dal 1990 al 2000, è stato direttore generale della Confindustria. Ha avuto incarichi di insegnamento all’Università La Sapienza di Roma, alla Luiss, alla Cesare Alfieri di Firenze e all’Università di Reggio Calabria. È responsabile scientifico della Fondazione Nord Est e socio di enti morali quali la Società italiana di statistica, l’Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione economica e dell’azienda, l’Istituto affari internazionali. Collabora anche al sito LaVoce.info. Autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi, è cavaliere di Gran croce.
Dottor Cipolletta, da quanto tempo non prende un treno?
Ultimamente lo prendo spesso. L’altro giorno sono stato a Venezia e poi a Bologna. Non per una questione ideologica, ma perché è molto più comodo rispetto ad altri mezzi.
Scomodo (e impopolare), almeno per le tasche dei viaggiatori, è invece che aumentino ancora i biglietti (e le multe). Però lei su questo ci ha messo la faccia.
L’ho fatto per senso di realismo, abbiamo le tariffe più basse d’Europa. Senza aumenti non si risanano le Ferrovie. Voglio dire: gli aumenti da soli non bastano, ma sono parte fondamentale di una strategia di valorizzazione del prodotto.
Guardi che se li alzate ancora sarà più competitivo spostarsi in aereo. Già adesso il Milano-Roma con il low cost della Ryanair costa meno.
Quando avremo completato l’alta velocità anche le Ferrovie offriranno dei low cost sui propri treni, ovviamente non nelle ore di massimo traffico. Ma noi operiamo su un settore diverso, non inseguiamo le compagnie aeree.
Le Ferrovie dello Stato, che hanno annunciato rincari, sono sotto indagine dell'Antitrust per abuso di posizione dominante
Il povero Mario Schimberni diceva che nemmeno il Padreterno sarebbe stato capace di risanare le Ferrovie. Si vede che lei si sente un gradino più su.
Se è per questo anche Giulio Andreotti diceva che i manicomi sono pieni di chi si crede Napoleone e di chi vuol risanare le Ferrovie. Io faccio un servizio civile in un’azienda dove negli ultimi vent’anni molti hanno investito e lavorato bene. Speriamo di completare l’opera.
Non era meglio stare al Sole che all’ombra del parastato?
Non sono uscito dal Sole 24 Ore per mia volontà. Sarei voluto rimanere, essere il presidente che lo portava in borsa, poi me ne sarei andato. Ma ormai è acqua passata.
Tra lo zero e il sottozero a che livello metterebbe ora l’indice di gradimento delle Ferrovie?
Mi spiace deluderla, ma credo che stia tornando positivo. Io almeno lavoro per questo.
Lei è un uomo di sinistra. Immagino che voterà alle primarie del Partito democratico.
Penso di sì. Prima però devo capire bene come funziona.
Chi dei papabili: Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta?
Veltroni mi sembra oggettivamente quello che rappresenta di più tutti. Ma ho egual stima anche degli altri.
Migliaia di candidati, centinaia di liste e controliste che hanno fatto emergere screzi feroci e antipatie; non ha la sensazione che quella che voleva essere democrazia dal basso si sta trasformando in una caotica babele?
Non ho una grande competenza in materia, ma pensavo che si sarebbe votato solo per il leader. Ho scoperto dopo che c’era tutto questo ambaradan di cui tener conto.
Cosa farà il suo amico o ex amico Luca di Montezemolo dopo la Confindustria?
Amico, non ex. Sa, tra noi c’è un rapporto franco: quando qualcosa non va, glielo dico in faccia. E questa mi sembra amicizia vera. Detto questo, vedo per lui un possibile futuro nelle istituzioni, a far politica in senso lato. Ma non lo vedo certo alla guida di un movimento o di un nuovo partito.

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