
L’assemblea dei soci della Rai, riunita questa mattina a viale Mazzini, ha proceduto alla sostituzione del consigliere rappresentante del Tesoro, Angelo Maria Petroni, nominando al suo posto Fabiano Fabiani, che in molti indicano come vicino a Romano Prodi ed è già stato vicedirettore generale della Rai.
Si chiudono così quattro mesi di schermaglie legali, carte bollate e roventi scontri politici. Una chiusura però non definitiva: il prossimo 8 novembre potrebbe esserci un nuovo colpo di scena. Per quel giorno è previsto il giudizio di merito del Tar del Lazio sul ricorso presentato dallo stesso Petroni. Anche se non molti sono disposti a scommettere che il professore bolognese possa rientrare in consiglio dalla finestra, dopo essere stato messo alla porta; ma è possibile un risarcimento.
La lunga battaglia del cda Rai inizia lo scorso maggio, quando il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa in una lettera al premier Prodi spiegò che era venuto meno «il rapporto di fiducia con il suo rappresentante». Da qui l’avvio della procedura di revoca che subì un brusco stop il 7 giugno con la sentenza della prima sezione del Tar che bloccò di fatto la procedura. Giudizio ribaltato, il primo agosto, dal Consiglio di Stato che, accettando il ricorso del governo, ha riaperto i giochi e fatto ripartire e la procedura di revoca. In base alla quale il ministero del tesoro, azionista di riferimento dell’azienda pubblica, ha allontanato Petroni e dato il via libera all’arrivo di Fabiani. O meglio: al suo ritorno, visto che per 23 anni dal 1978 il manager “etrusco” era stato in Rai.
Per lui un lungo curriculum che inizia proprio nell’azienda pubblica come vincitore di concorso. E all’ombra del Cavallo ha fatto carriera, prima come direttore di tg e poi come vicedirettore generale. Quindi il passaggio all’Iri, dove incontra Romano Prodi a cui lo lega una profonda amicizia (il premier è stato uno dei primi a congratularsi con lui per il nuovo incarico). Dal 1981 è consigliere di amministrazione e direttore generale di Finmeccanica, ed infine dal 1985 amministratore delegato. Poi nel 1995 viene nominato presidente della stessa società per due anni. Dal 2000 al 2003 è a Cinecittà Holding come amministratore delegato ed attualmente è presidente di Acea Spa, l’azienda per l’illuminazione romana.
Ora il ritorno in Rai. Un rendez-vous che però rischia di creare notevoli problemi sollevando una serie di perplessità. Infatti, con la sua nomina, la Rai si tinge sempre più dei colori dell’Unione e soprattutto la televisione pubblica dimostra ancora una volta di non riuscire a scrollarsi di dosso la cappa di piombo della politica. Dal presidente, Claudio Petruccioli, indicato dal centrosinistra nella scorsa legislatura, al direttore generale Cappon nominato dall’Unione alla maggioranza in cda tutto sarà nella mani del centrosinistra. Con Curzi, Rizzo Nervo, Rognoni e lo stesso presidente Petruccioli, Fabiani rappresenterà quel quinto consigliere che fino ad esso era sempre mancato ai progetti prodiani impedendo al centrosinistra di avere una maggioranza autosufficiente.
In difficoltà la Cdl che adesso si troverà senza alcuna garanzia in consiglio. Quattro i consiglieri vicini alla minoranza: Urbani, Bianchi Clerici, Malgieri e Staderini. Una situazione ai limiti della legalità visto che come prevede la legge Gasparri il presidente del cda dovrebbe essere di garanzia ed indicato dalla stessa minoranza.
Da qui le proteste veementi del centrodestra che con Mario Landolfi, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, parla della nomina di Fabiani come “la conferma che siamo in un’autentica emergenza democratica”.
Il neo consigliere si è affrettato a precisare che rinuncerà agli emolumenti spettanti alla carica di componente del Cda e a dipingersi come “un consigliere indipendente. Ho le mie idee, come tutti, ma queste non riguardano il consigliere Fabiani, che prenderà ogni decisione nell’interesse dell’azienda e voterà in maniera personale”.
Ma tali rassicurazioni non sembrano bastare alla Cdl. Da Forza Italia Bondi e Cicchitto denunciano “l’occupazione selvaggia della Rai con la nomina di un consigliere d’amministrazione chiaramente di parte, espressione diretta del presidente del Consiglio”.
Diverso il tono dei commenti del centrosinistra dove si plaude alla sostituzione. Con l’unica eccezione di Udeur ed Italia dei Valori: gli unici due partiti, nella maggioranza, a essere rimasti fuori dai giochi delle nomine Rai.
Il VIDEO servizio:
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