Leggi tutte le notizie su:


manifestazioni

No B Day: Franceschini in piazza con Di Pietro, Bersani a casa con il Tg3

Dario Franceschini e Antonio Di Pietro

Continuo, asfissiante, a tutto campo: il pressing della squadra di Di Pietro a quella di Bersani&C.
E con qualche fallo tattico. Come quello di sostenere che dietro il rifiuto della Rai alla richiesta della direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer, di trasmettere diretta e approfondimenti della manifestazione No-B Day, indetta sabato 5 dicembre a Roma, ci sia il Pd: “Se la dirigenza del Pd avesse accettato di metterci la faccia, oggi la Rai non avrebbe avuto il coraggio di dire no alla diretta. Lancio un ramoscello d’ulivo ai dirigenti assenti per ripensarci”. Continua

Berlusconi day: “sì”, “no”, forse. Piazza e internet divisi. L’opposizione pure

Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (a sinistra) e il segretario del Pd Pierluigi Bersani

Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (a sinistra) e il segretario del Pd Pierluigi Bersani

Berlusconi sì, Berlusconi no. Due manifestazioni, una pro e una contro il premier italiano, dividono non solo la piazza e il web, Speaker’s corner virtuale per molti utenti della rete, ma anche la politica.
Anzi, spaccano a metà l’opposizione. Continua

La direttiva Maroni: “Basta manifestazioni davanti ai luoghi di culto”

Musulmani davanti al duomo di Milano
“Mai più moschee a cielo aperto davanti alle cattedrali”. Questa la parola d’ordine di Roberto Maroni, dopo i casi delle manifestazioni pro-Palestina concluse a Milano e Bologna con una preghiera islamica nelle piazze principali delle città. Pensiero che lo ha guidato, lo ammette lui stesso, all’emanazione di una direttiva, inviata ai prefetti, per regolamentare la concessione degli spazi per le manifestazioni.
I prefetti dovranno tenere conto della “salvaguardia” di alcune aree “di particolare importanza dal punto di vista sociale, simbolico e religioso”. Se il principio è chiaro, meno chiara rischia di essere la sua applicazione: un’interpretazione restrittiva può di fatto vietare qualsiasi manifestazione nei centri storici delle città italiane, dove monumenti e chiese abbondano. “L’obiettivo” ha spiegato Maroni, “è una migliore gestione delle manifestazioni e garantire il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città”. Altra novità: si chiederà agli organizzatori dei cortei una sorta di “caparra” per tutelarsi in caso di danni agli edifici o all’arredo urbano.
Molto misurate le reazioni dei responsabili dei centri islamici milanesi, che del resto per l’episodio della preghiera-occupazione davanti al Duomo dello scorso 3 gennaio si erano già scusati pubblicamente con la Curia milanese. ”Sono totalmente d’accordo con la direttiva del ministro”, ha commentato il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi “ciò non significa impedire l’espressione libera del culto. Significa soltanto evitare le profanazioni come quelle che ci sono state a Milano, a Bologna e a Roma davanti al Colosseo”. Lo ha detto a Milano a margine di un convegno della Comunità religiosa islamica (Coreis) riferendosi alla direttiva per vietare le cosiddette ‘preghiere in piazza’. Ma un plauso a Maroni arriva anche da alcuni avversari politici: per Antonio Di Pietro “Maroni non intende criminalizzare chi vuole pregare. Chiede solo che si sappia prima dove si svolgeranno le manifestazioni; già oggi in alcuni luoghi come le sedi diplomatiche e le sedi dei partiti ci sino regole simili. Dunque non ci prestiamo alla strumentalizzazione preventiva antileghista”. Critico invece il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:”Secondo la nuova normativa le manifestazioni potranno essere sostituite da gite bucoliche e pic-nic in aperta campagna” commenta ironicamente “A quali possibili percorsi pensava il ministro nel proporre i nuovi divieti? Con queste indicazioni tutto il territorio urbanizzato risulta interdetto. La grande fortuna dell’Italia è di essere il Paese più ricco di monumenti storici. Ogni piazza ha la sua chiesa e il suo supermercato, in ogni borgo e frazione: come dovranno regolarsi i Prefetti per autorizzare le manifestazioni? E soprattutto” conclude Cogliati Dezza “perché criminalizzare una democratica espressione di partecipazione?”.

Dopo il caso delle preghiere islamiche in piazza Duomo a Milano, il ministro dell’Interno scrive ai prefetti chiedendo lo “Stop alle manifestazioni davanti ai luoghi di culto”. Siete d’accordo?

Scuola: tensione alla stazione di Milano

Proteste studentesche

Tornano le tensioni legate alle proteste studentesche contro la riforma Gelmini. A Milano fin dal primo pomeriggio di oggi alcune centinaia di ragazzi si sono radunati in Stazione Centrale. Lo slogan: “Questo viaggio lo paga la Gelmini”. La richiesta: biglietti per Roma a prezzo “politico”, 15 euro, per raggiungere la capitale in occasione della manifestazione nazionale di domani. Li attendeva uno schieramento imponente di forze dell’ordine: tutti gli accessi ai binari erano presidiati. Momenti di tensione sono avvenuti davanti a due delle tre porte di accesso ai convogli.

Una quindicina di studenti, abbandonando gli striscioni, ha cercato di oltrepassare le transenne messe a protezione dei varchi d’ingresso ai binari, urlando “fascisti” all’indirizzo delle forze dell’ordine. Si sono avuti attimi di tensione e sono volati spintoni e calci alle transenne, ma gli agenti hanno respinto il tentativo di sfondamento senza usare i manganelli. Poi la situazione è tornata alla calma. Si sta delineando l’accordo economico per un treno speciale che possa portare gli studenti a Roma questa sera. Al tavolo con Trenitalia stanno discutendo rappresentanti di Rifondazione Comunista e della Cgil. Piuttosto distanti le proposte delle due parti: gli studenti offrono 15 euro, Trenitalia ne chiede 44.

In previsione dell’arrivo degli studenti, gli accessi ai binari erano stati transennati. Per accedere ai treni bisognava passare attraverso un cordone di poliziotti, che permettevano l’ingresso in fila indiana. I passeggeri si sono fatti largo a fatica nel grande atrio al primo piano per passare tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Nessun treno è stato però soppresso. I manifestanti ai megafoni dicevano ai passeggeri piuttosto seccati di “prendersela con Trenitalia e il governo”. Non mancavano le note folcloristiche, come le magliette preparate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera e della Facoltà di mediazione culturale, in vendita a cinque euro: “Siamo rimasti in mutande”, firmato “L’Onda non si ferma”.

“Questi giovani sono la parte sana della nostra società. È grazie a loro che anche noi in futuro avremo un presidente meticcio come come Obama”. È quanto ha affermato l’artista Moni Ovadia, al suo arrivo alla stazione Centrale di Milano dove è stato invitato dagli studenti e dai ricercatori precari intenzionati a partire per Roma per la manifestazione di domani del mondo dell’università. “Questi ragazzi sono il nostro futuro”, ha continuato Ovadia, “e dobbiamo essere con loro contro questa finta riforma che vuole distruggere l’università e il sapere pubblico”. L’artista ha anche rivolto un appello ai vertici di Trenitalia: “A loro dico di uscire dal conformismo del grigio dovere e usare un po’ di cuore”.

In attesa di un accordo con Trenitalia, i ragazzi hanno iniziato una raccolta di soldi per potere acquistare i biglietti: a un banchetto autogestito, in cambio di 15 euro (tariffa da loro proposta a Trenitalia per il viaggio di andata e di ritorno), timbri sui polsi come biglietto fai-da-te per il treno. Alcuni esercenti hanno chiuso le saracinesche dei loro negozi “a scopo precauzionale”. In stazione, a fianco degli studenti, anche il consigliere regionale del Prc Lombardo Luciano Muhlbauer e il consigliere provinciale di Sinistra critica, Piero Maestri.

In mattinata c’è stato un incontro tra una delegazione di studenti e il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ma senza alcun esito. I manifestanti hanno consegnato al prefetto un documento in cui si dice: “Trenitalia calpesta il diritto a manifestare garantito costituzionalmente perché impone dei prezzi che sono inaccettabili e altissimi”. E ancora: “Abbiamo detto che se non partiremo bloccheremo la stazione e lo ripetiamo, ma non è una minaccia è innanzitutto un dato di fatto. Se migliaia di noi saranno fermi in stazione dalle 15 in poi saranno sicuramente raggiunti da altri”.

A Roma invece alcuni membri di Azione studentesca hanno occupato la sede di Cgil scuola. “È stata un’occupazione lampo, pacifica e simbolica, durata pochi minuti, il tempo necessario per riportare l’attenzione sui veri problemi della scuola italiana”. Il gruppo motiva così l’occupazione della sede romana del sindacato, in via Leopoldo Serra, da parte di una trentina di esponenti del movimento giovanile vicino ad An intorno alle 12.30. Sindacato definito “simbolo dello strapotere dei professori, vero cancro della scuola italiana”. “Basta prof incompetenti + potere agli studenti” si leggeva nello striscione che hanno srotolato, mentre nei volantini si chiedeva di collegare le carriere dei professori ai risultati educativi conseguiti, aumentare la rappresentanza studentesca negli organi collegiali, stabilire rigidi criteri entro i quali permettere la bocciatura per motivi di condotta, istituire un comitato di valutazione dei docenti su base provinciale.

Maurizio Lembo, segretario organizzativo del sindacato scuola della Cgil, denuncia che è la seconda azione dimostrativa di Azione Studentesca contro la Flc-Cgil in quindici giorni, “senza contare che un episodio analogo è avvenuto anche a Torino. Due settimane fa siamo riusciti a chiudere i portoni prima che entrassero, questa volta una trentina di persone hanno oltrepassato le porte d’ingresso ma sono rimaste confinate nell’androne perché siamo riusciti a bloccare gli accessi agli uffici” ha raccontato. I manifestanti hanno lanciato insulti contro il sindacato, il personale della scuola, gli insegnanti fannulloni. “Potere agli studenti, lotta dura sarà” era uno degli slogan. Appena iniziata l’occupazione, il personale della Cgil ha chiamato la polizia. “È arrivata una pattuglia venti minuti dopo l’inizio della protesta”, ha detto Lembo. “I due agenti hanno chiesto rinforzi che però sono arrivati solo a occupazione conclusa”.

Un’iniziativa fortemente criticata da Guglielmo Epifani, che parla di “metodi squadristi. Non tolleriamo il ritorno a provocazioni di questo segno”, ha detto il segretario generale della Cgil, “e non consentiremo che forme di violenza dirette o indirette possano vincere sulla forza delle idee della ragione e della giustizia”. Molto duro anche il commento dell’Unione degli Universitari: “A un giorno dalla grande manifestazione di studenti e sindacati per difendere l’università pubblica, Azione studentesca occupa la sede della Flc-Cgil a Roma. L’Unione degli Universitari condanna fortemente l’atto di stampo neofascista che dimostra l’incapacità della destra al governo di rispettare dentro e fuori dal Parlamento il valore della democrazia espresso della nostra Costituzione”.
FORUM

Scuola: la Gelmini chiama gli studenti. Berlusconi: “Mai pensato alla polizia”

Corteo alla Sapienza contro i tagli alle universitÃ
Gli studenti delle medie superiori e delle Università di nuovo in piazza, il ministro Mariastella Gelmini replica e da un lato accusa che è in atto “una campagna terroristica” e dall’altro annuncia che a partire da domani convocherà le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto “a una sola condizione: che si discuta sui fatti”. “Ragazzi” esorta il ministro dopo aver criticato Veltroni, reo, secondo lei, di cavalcare la protesta studentesca, “avanzate proposte ma non accontentatevi di restare fermi a un dibattito in difesa dello status quo perché questo Paese ha bisogno di riforme”.
Intanto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, da Pechino torna sulle polemiche suscitate dalle sue parole di ieri: “Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà”. Nel mirino del premier, che parla dalla Cina dove è arrivato per il settimo summit euro-asiatico, finiscono anche studenti e rettori delle Università italiane in rivolta. “Protestano? Ma se per l’Università addirittura ancora non È stato fatto niente…”, osserva incredulo. “Se qualcuno va in piazza è perché gli piace andare in piazza” aggiunge polemico. “A qualcuno piace la musica, a qualcuno piace manifestare…”. Berlusconi poi non dice più che le occupazioni non saranno tollerate. Afferma invece di avere in mente “spiritosi” metodi di “convincimento: convincimento, e ne ho in mente qualcuno molto spiritoso, bisognerà garantire agli altri che vogliono imparare la possibilità di non essere disturbati da costoro”.

Ecco la fotografia della nuova giornata di protesta che investe ormai tutte le università e le scuole medie superiori del Paese. Una giornata difficile, tesa. Sia nella piazze sia nei palazzi della politica.

Nell’aula del Senato l’atmosfera si è fatta subito incandescente. Sono passate da poco le 12:30 quando il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini prende la parola. E si capisce subito che non sarà una passeggiata. Per quello che Gelmini dice e lascia intendere che dirà. Per le reazioni che arrivano dai banchi di opposizione: sono subito interruzioni, non manca la senatrice che porta le mani sulla bocca per farne un megafono. La Gelmini non si scompone: al suo fianco, sui banchi del governo, siedono i ministri Elio Vito e Sandro Bondi. La guardano un po’ sorpresi e un po’ divertiti. L’Aula di palazzo Madama per lunghi tratti è un’arena. I richiami del presidente Renato Schifani si fanno sempre più frequenti col passare dei minuti. Gelmini rivendica il merito di aver tolto i dati sulla condizione della scuola dalle medie statistiche per farli diventare patrimonio dell’opinione pubblica. “C’è un Libro bianco sulla riforma della scuola”, urla il senatore del Pd Paolo Giarretta. Arriva il richiamo di Schifani al contestatore. Gelmini tira dritto. “Ben più delle proteste” spiega Gelmini, con voce monocorde e senza increspature “mi preoccupano le falsificazioni che sono state messe alla base di queste proteste”. Viene giù metà Aula.
Niente, in confronto a quanto avviene quando: “Al Libro bianco sulla scuola, scritto sotto l’egida dei ministri Fioroni e Padoa-Schioppa…”. Non arriva in fondo alla frase il ministro Gelmini perché qualche urlo e un’onda di ilarità attraversa i banchi dell’opposizione per quell’accento traditore. Alla Gelmini scappa una “egìda” invece di “égida”. Ma neanche questo inciampo riesce a frenare l’esposizione di Gelmini, con i fogli del discorso che scorrono da una mano all’altra. Riprende a leggere e alza gli occhi soltanto per indirizzare lo sguardo sui banchi delle opposizioni. “È stato detto, e non è vero, che diminuiremo gli insegnanti di sostegno. È stato detto, e non è vero, che licenzieremo 87.000 insegnanti. È stato detto, e non è vero, che diminuiranno le classi a tempo pieno. Un’opportunità che invece, da ministro, intendo incentivare”. Dai banchi del Pd scatta una protesta corale. Troppe le accuse di falsità in appena cinque righe di discorso. Dal centrodestra partono applausi più sopra dei “vivissimi” come annotano secondo la tradizione gli stenografi del Senato. E riprende: “È stato detto, e non è vero, che chiuderemo le scuole delle piccole isole e quelle di montagna, atto che il ministro non potrebbe mai sognarsi di compiere”.
Dai banchi dell’opposizione sale un’onda sonora, il brusio s’impenna e cede il passo alle urla. Scattano in piedi i senatori del centrodestra per applaudire. Ma è questione di pochi secondi. Sono quasi le 13. Gelmini riconosce che chi l’ha preceduta nel ruolo di ministro e ha cercato di cambiare la scuola “non ha avuto un percorso agevole, ma questa fatica merita di essere compiuta; la devo al Paese, ai ragazzi, alle famiglie, agli insegnanti, a coloro che si aspettano e meritano una scuola migliore, come recita la Costituzione, aperta a tutti, che distribuisca pari opportunità”. È finita. Dal centrodestra scatta un’ovazione e lunghi applausi. Il centrosinistra stavolta sceglie di restare sui banchi, in silenzio.
Il rumore è tutto fuori, nelle strade attraversate dagli studenti contestatori. Che, nonostante l’escalation di occupazioni, si dicono pronti a incontrare il ministro (seppure dopo una convocazione “tardiva” fanno notare). “Ma questo” avverte l’Unione degli studenti “non basterà a fermare le mobilitazioni. Il movimento si fermerà soltanto quando il Governo ritirerà il decreto 137″.

Scuola in piazza: la protesta non si ferma

Studenti in piazza contro la riforma Gelmini

Non li ha fermati nemmeno l’appello del presidente della Repubblica. Nemmeno i toni duri del presidente del Consiglio. Anzi, la protesta contro la riforma della scuola proposta dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini non si ferma solo all’universtità: adesso invade anche i licei: come annunciato nei giorni scorsi dalla Rete degli Studenti, sono iniziate questa mattina le occupazioni in scuole superiori di tutta Italia. In particolare a Roma, a quanto risulta, sono stati occupati alcuni Licei come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi.

Continuano quindi in tutto il Paese, nelle università come nei licei, le proteste. I cancelli della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, ad esempio, sono stati bloccati dagli studenti per un’ora, impedendo così l’ingresso a chi voleva frequentare i corsi. In mattinata, la mobilitazione prosegue con gruppi di “libero sapere”, che prepareranno le lezioni da tenere domani all’aperto in piazza Duomo, e con il coinvolgimento di alcuni professori disponibili a modificare i loro corsi per trattare temi di attualità, come ad esempio, una lezione su “i 40 anni di fallimento dell’Università pubblica” e “la paura e il controllo”, oltre a uno “sciopero della firma” in mattinata per quei corsi che prevedono l’obbligo di frequenza. Nel pomeriggio, alle 14.30, gli studenti di Scienze Politiche presenteranno un loro documento all’assemblea di Facoltà. La mobilitazione continua anche in altre facoltà, atenei e scuole milanesi, ad esempio con lezioni aperte nel pomeriggio all’Accademia di Belle Arti di Brera e un’assemblea nella sede centrale della Statale in via Festa del Perdono.
La mobilitazione riguarda anche il sud: in tutta la provincia di Cosenza stanno per partire i cortei per manifestare contro il provvedimento del ministro dell’Istruzione e della Ricerca. Sono previste manifestazioni nel capoluogo ma anche in molti altri Comuni dove le scuole si sono organizzate per condividere la giornata di protesta. Anche a Palermo prosegue la rivolta : a Lettere il Consiglio di facoltà ha approvato la sospensione per dieci giorni della didattica ordinaria e la sostituzione con lezioni informative e attività culturali realizzate in collaborazione con i docenti e ricercatori. L’obiettivo è informare studenti e cittadinanza sui motivi della protesta. Oggi alle 16, presso l’Aula magna della Facoltà, il primo incontro di approfondimento sulla legge 133. Nelle altre facoltà, dopo la sospensione di martedì, la didattica è ripresa, anche se diversi studenti hanno disertato le lezioni. Intanto, Azione studentesca ha annunciato per oggi alle 10 un sit-in sotto la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di Palermo, in via Praga.
Le parole di Berlusconi non fermano dunque le proteste degli universitari: “la mobilitazione continua, anzi aumenta”, dice l’Udu (Unione degli universitari). “Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Silvio Berlusconi di ieri” precisa “perchè non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà è ormai, oltre che dell’intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la L. 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio”.
Ecco alcune delle iniziative e delle proteste in programma per oggi.
A l’Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura;
A Perugia è stata convocata un’Assemblea a Lettere dove si terrà un Consiglio di Facoltà aperto a tutti gli studenti.
Ad Urbino nell’Aula Magna di Economia i sindacati hanno indetto un’assemblea per le 11.00 che vedrà la partecipazione anche dell’associazione studentesca Agorà.
A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella Facoltà di Scienze Politiche ottenuto dal Coordinamento per l’Università Pubblica.
Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un’autogestione che durerà fino al 30 Ottobre.
A Bari sono previste Assemblee per gli studenti di Scienze Matematiche, Biotecnologia e Farmacia e per quelli della Facoltà di Lingue.
Una fiaccolata è in programma stasera a Siena mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.
A Imperia i circa 360 alunni dell’Istituto d’Arte hanno proclamato l’autogestione. Picchetti davanti alle Facoltà napoletane, distribuzione di volantini e tentativi di blocco delle lezioni: la protesta degli studenti universitari a Napoli continua così senza interruzioni. Corteo studentesco in centro a Torino e centinaia di studenti delle superiori in piazza a Matera.

Di tutto ciò, alle 17, si discuterà nella riunione in programma al Viminale, come ha reso noto il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Aborto, donne in piazza in tutta Italia

Donne in piazza per difendere la legge sull'aborto. Accade in diverse cittÃ
Nonostante i propositi di Berlusconi e Veltroni di tenerlo fuori dalla campagna elettorale, il dibattito pro e anti-abortista torna a infiammare gli animi. E a riempire le piazze di tutta Italia. Il sequestro di un feto dopo un’interruzione di gravidanza in un ospedale di Napoli da parte della polizia ha infatti rilanciato il dibattito già aspro sulla questione dell’aborto a due mesi dalle elezioni politiche. Oggi, in diverse città italiane, si terranno presidi e sit-in per protestare contro quanto avvenuto al policlinico Federico II.
L’accusa: “Vogliono sabotare la 194″ Le donne di tutta Italia si danno appuntamento in piazza: “Vogliono sabotare la legge 194″.
L’appuntamento è per le principali città del Bel Paese, si terranno presidi e sit-in per protestare contro quanto avvenuto al policlinico napoletano Federico II dove una donna è stata interrogata dalla polizia subito dopo essersi sottoposta a un’interruzione volontaria di gravidanza. A Roma, sit-in alle 17 di fronte al ministero della Salute; a Napoli, alle 17, in piazza Vanvitelli; a Bologna, alle 17 di fronte all’ospedale Sant’Orsola; a Milano, alle 18, di fronte alla clinica Mangiagalli. E in piazza ci sarà anche il ministro della Salute, Livia Turco, che invita alla “pacatezza” , “un’attenzione attiva nei confronti della donna”. “Difendo la legge 194 perchè ho a cuore la cultura della vita” ha sottolineato “se il dibattito sulla vicenda si fosse sviluppato attorno alle necessità di cura e di assistenza attorno alla donna che aveva avuto notizia della malformazione del feto, alla maggior presenza del pubblico, perché non fosse lasciata in solitudine, e su come migliorare la qualità dei consultori, sarebbe stato un passo avanti per la promozione della cultura della vita”.

Il VIDEO servizio:

No war, no ticket. Treni gratis ai disobbedienti

Disobbedienti sui binari alla stazione di Padova
No global, no war, no ticket.
I disobbedienti, di nome e di fatti, si impongono, pretendono e ottengono di viaggiare sui treni delle Ferrovie dello Stato, senza biglietto. Ci avevano provato già sabato mattina, scendendo dal Nord (est) verso Roma, per manifestare contro Bush e Prodi. Ma le Fs, dando prova di fermezza, hanno risposto ai soprusi (occupare i binari, impedire ai ferrovieri di fare il loro dovere, interrompere il traffico ferroviario e togliere agli altri passeggeri il diritto di viaggiare è un atto di violenza, dicono alle Ferrovie) pretendendo il pagamento del biglietto e concedendo solo lo sconto comitiva, previsto per gruppi superiori alle dieci persone. Ci hanno riprovato sabato notte, per il rientro, dalla stazione Tiburtina di Roma verso Venezia e Milano. E stavolta, dopo essersi scontrati con le forze dell’ordine, i no gloabl l’hanno spuntata, ottenendo un treno speciale, gratuito e tutto per loro.
Su chi abbia ceduto, è giallo. Con tanto di polemiche, da parte di cittadini, consumatori, politici e interrogazioni parlamentari. Coinvolto, il prefetto di Roma Achille Serra ha escluso “in modo categorico di aver firmato un’ordinanza relativa alla vicenda dei biglietti gratis dei treni che hanno riportato a casa i manifestanti no-war”. In tarda mattinata di domenica la replica delle Ferrovie: è stato “messo a disposizione un treno speciale per i manifestanti” che si trovavano nella stazione Tiburtina, “su formale richiesta del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, per gravi ed improvvisi motivi di ordine pubblico”.
La versione del leader dei Disobbedienti veneti Luca Casarini non aiuta a chiarire la questione: “Non so chi li abbia messi a disposizione. Al mattino, quando eravamo partiti dal Veneto avevamo concordato un biglietto di 10 euro andata e ritorno. Alla sera ci hanno detto di no. Poi all’improvviso sono spuntati i due treni per tornare in Veneto e a Milano. Ma non so chi e come abbia dato l’ok”.
Tornati infine a casa, i no global dei centri sociali potrebbero ora essere raggiunti da denunce per interruzione di pubblico servizio dopo il blocco di sabato mattina alla stazione di Padova e Mestre. La Digos di Padova, sulla base dei filmati girati in stazione e della documentazione effettuata dagli agenti, sta individuando i molti Disobbedienti che avevano occupato i binari.

Guarda le GALLERY: La visita di Bush a Roma - Le manifestazioni e gli scontri

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!