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Parlano il Miur. E riporta questi dati: il 40% dei tagli sull’organico docente si realizzerà in quattro regioni: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Questo sta nelle tabelle allegate al decreto interministeriale sugli organici per l’anno scolastico 2009-2010. Nell’immediato, quindi,l’entità dei tagli diminuisce di 5.000 unità . In totale la riduzione interesserà 36.857 unità di personale docente: salteranno, così, 11.347 cattedre nella scuola superiore, 15.542 nella scuola media e 9.968 nella scuola primaria. “pur essendo un primo concreto risultato del confronto voluto dalle parti sociali - ha commentato il segretario generale della Cisl Scuola Francesco Scrima - non può considerarsi risolutivo della gravissima situazione che vede nei tagli al personale della scuola un attacco al diritto allo studio ed alla qualità dell’offerta formativa pubblica”.
Per quanto riguarda i docenti di sostegno il numero rimane sostanzialmente quello dell’anno scolastico in corso (circa 90.500 unità ). A fronte di ciò si prevede un aumento di 4.120 alunni nella primaria e di 10.462 nella secondaria di primo grado mentre nella secondaria di secondo grado si registra una flessione di circa 26.700 studenti. Nel provvedimento (una ventina di pagine a cui sono allegate alcune tabelle) si sottolinea l’esigenza che le Regioni e gli Enti Locali vengano coinvolti nella fase di elaborazione del piano di assegnazione delle risorse alle singole province e anche per il prossimo anno saranno consentite compensazioni tra i contingenti di organico relativi ai diversi gradi di scolarità “anche nell’ottica, ove possibile, dell’estensione del tempo pieno”.
A questo proposito “l’organizzazione del tempo pieno è realizzata nei limiti dell’organico assegnato per l’anno scolastico 2009-2009″ precisando che “le ore di insegnamento residuate dalla istituzione di classi con 24 ore e dalla presenza aggiuntiva di docenti specialisti per l’insegnamento della lingua inglese e della religione cattolica, nonché dal recupero delle ore di compresenza del tempo pieno, possono essere impiegate per ampliare l’offerta formativa della scuola” e dunque anche per una estensione del tempo pieno. Per quanto riguarda l’inglese potenziato, potrà essere autorizzato “compatibilmente con le disponibilità di organico” e “solo in assenza di esubero dei docenti delle seconde lingue comunitarie sia nell’ambito della scuola interessata che a livello provinciale”.
“La riduzione” evidenzia Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola “mette in ginocchio la scuola e mette a rischio il posto di lavoro di tanti precari per i quali il Governo deve dare un’immediata risposta, prorogando tutte le supplenze annuali ed immettendo in ruolo su tutti i posti vacanti disponibili”. Secondo la Cisl, infatti, gli effetti e le conseguenze della manovra incideranno sul funzionamento delle scuole che “non saranno in grado di dare risposte alle richieste delle famiglie nelle singole realtà territoriali”. Secondo Scrima, quindi, andrebbe “superato il consueto clichè, che vede gli enti locali attestati in un ruolo di pura rivendicazione e l’Amministrazione che tende ad applicare criteri e parametri solo in termini ragionieristici”. “Oggi è necessario che tutti assumano lo stesso obiettivo e lo stesso impegno: garantire il diritto allo studio e assicurare la qualità della formazione. Un impegno” conclude “che si richiede soprattutto per quelle realtà territoriali più duramente colpite dai tagli”.
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Slitta di un anno: da settembre 2009 al primo settembre 2010.
L’applicazione della riforma della scuola per le superiori sarà posticipata all’anno scolastico 2010/2011: “Per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi: in particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull’applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti”, rende noto in un comunicato il ministero dell’Istruzione, università e ricerca.
Il provvedimento sarà portato in Consiglio dei Ministri il 18 dicembre e prevede anche l’avvio dal settembre 2009 della riforma del primo ciclo.
“Parte da oggi” spiega Viale Trastevere “una vera e propria rivoluzione e riorganizzazione della scuola in Italia. La riforma ha come obiettivo quello di modernizzare l’offerta formativa in Italia ed è il risultato del lavoro di questo governo e dei precedenti ministri Moratti e Fioroni”. In concreto, dal primo settembre 2010 partirà la riforma del secondo ciclo, inizialmente prevista per il primo settembre 2009, “per dare modo alle scuole e alle famiglie di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi.
In particolare sul secondo ciclo si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull’applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti. I punti principali della riforma sono “lo snellimento e la semplificazione degli indirizzi scolastici, più legame tra le richieste del mondo del lavoro e la scuola, il riordino degli istituti tecnici e più opportunità per le famiglie”. Dagli 820 indirizzi scolastici (tra sperimentazioni e ordinamenti) si passa a 5 licei (classico, scientifico, artistico, delle scienze umane, linguistico e musicale) e 11 indirizzi per quanto riguarda gli istituti tecnici, da 39 che attualmente sono. Inoltre, “saranno messe a regime le migliori esperienze delle sperimentazioni” e verranno aumentate le ore di “studio della lingua inglese, delle discipline scientifiche e di matematica”.
Durante l’incontro a Palazzo Chigi, tra i sindacati (Cgil, Cisl e Uil, Gilda e Snals) e il governo, rappresentato dal sottosegretario Letta e dai ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi - secondo quanto si è appreso da fonte sindacale - avrebbe presentato una bozza di documento che in parte recepisce le richieste arrivate dal mondo della scuola. La scuola dell’infanzia, infatti, rimarrebbe sostanzialmente come è, alle elementari verrebbe garantito il tempo pieno con due insegnanti per classe (accogliendo in sostanza quanto contenuto nel cosiddetto “Parere Aprea“), alle scuole medie l’orario sarebbe di 30 ore settimanali e non più 29 come ipotizzato e verrebbe garantito il tempo prolungato con la possibilità di arrivare a 40 ore. Tra i punti dell’accordo anche il sostanziale ritiro del maestro unico che diverrebbe “prevalente” (accompagnato da quello di inglese e religione) e a scelta delle famiglie, senza nessuno obbligo, quindi, per le scuole. Inoltre, non verrebbe più innalzato il numero massimo di alunni per classe. Il governo, sempre secondo le stesse fonti, sarebbe, infine, disponibile ad aprire un tavolo sul precariato e in ballo ci sarebbe la possibilità di estendere ai dipendenti della scuola gli sgravi fiscali sulla retribuzione accessoria.
Nel frattempo il decreto università (qui le linee guida, in .pdf) è stato licenziato senza modifiche dalla commissione Cultura della Camera. I deputati hanno votato il mandato al relatore Stefano Caldoro e da lunedì il testo, così come è uscito dal Senato, andrà all’esame dell’Aula per il via libera definitivo. “Entro il 18 dicembre il decreto dovrebbe essere convertito”, ha spiegato Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura. Non si profila, almeno per ora, un ricorso al voto di fiducia.
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Fuori dal Senato, più che la “vita” - come indicava il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro al minsitro Gelmini, prima del voto che ha convertito in legge il testo di riforma della scuola - è andato in scena il caos.
Prima un’aggressione isolata partita dagli studenti di destra per guadagnare la testa del presidio. Poi veri scontri, con tanto di lancio di tavolini, in piazza Navona, a pochi passi dal Senato, tra studenti di estrema destra e di sinistra, davanti ai turisti impauriti e l’immediata serrata dei negozi.
Gli scontri si sono scatenati all’arrivo degli studenti del corteo degli universitari, tra cui alcuni esponenti anche dei centri sociali, arrivati nella piazza, dopo una tappa sotto al ministero. Prima dell’ingresso in piazza c’erano stati momenti di tensione perché le forze dell’ordine, avevano creato una barriera. Poi dopo una trattativa il cordone delle forze dell’ordine ha permesso il passaggio degli universitari, circa 400, che hanno sfilato con le mani alzate. Subito dopo gli studenti si sono avvicinati al camioncino attorno al quale erano radunati i ragazzi di Blocco Studentesco, di destra, e sono nati gli scontri. Per picchiarsi hanno usato anche tavolini e sedie dei bar circostanti. Poi la polizia ha formato un cordone per dividere le due fazioni. Alcuni studenti di Blocco Studentesco sono stati portati in Questura. Il bilancio, parziale, è stato di tre feriti lievi.
Ma lo scambio di accuse è stato pesante. “A seguito della carica da parte del gruppo di estrema destra” spiegano esponenti dell’Uds “due studenti a piazza Navona riportano gravi traumi alla testa e un ragazzo riporta un orecchio lacerato. È scandaloso il comportamento delle forze dell’ordine che non intervengono per ripristinare una situazione pacifica”. “Ero a terra mi hanno colpito con bottiglie, cinte e caschi” ha detto uno dei due feriti. “Ci hanno caricato con violenza, alcuni avevano anche dei moschettoni che hanno utilizzato come arma contundente”. E un altro: “Mi sono saltati addosso, colpivano con violenza, molti utilizzando il casco”. “Noi stavamo davanti” aggiunge una studentessa, “ma loro con forza volevamo guadagnare la prima fila”.
Completamente diversa la versione del gruppo di destra: “I ragazzi del Blocco Studentesco sono stati caricati dagli antifascisti che volevano escluderli dalla manifestazione. Rifiutiamo questo tentativo di spaccare il fronte unito degli studenti da parte di alcuni idioti antifascisti”.
Da piazza Navona, il corteo si è mosso per raggiungere la Sapienza. Gli studenti dell’ateneo di Roma hanno invitato tutti gli studenti, anche quelli dei licei, a partecipare all’assemblea che si terrà all’università .
Perché, soprattutto dopo che Palazzo Madama ha dato il suo sì definitivo al decreto sulla scuola, la protesta degli studenti continua: “Tutti gli studenti, uniti nella battaglia comune per la difesa del sistema formativo pubblico, proseguiranno nelle loro proteste, come sempre pacifiche e non violente, contro lo smantellamento del sistema formativo pubblico italiano”. È quanto afferma l’Unione degli Universitari ricordando che le proteste continueranno in tutta Italia, oltre al sit-in sotto Palazzo Madama.
Traffico bloccato in centro, manifestazioni “spontanee” e occupazione della stazione Lambrate invece a Milano. Questa mattina un corteo partito da largo Cairoli, procedendo a zig-zag per le strade della città , ha raggiunto l’Accademia di Brera dove è stato lanciato un petardo e sono state lanciate delle uova. Gli studenti si sono poi mossi verso Palazzo Marino per proseguire verso “non si sa dove”, hanno spiegato: “questa è una manifestazione libera che nasce spontanea”.
L’intento degli studenti delle superiori, ha detto Gianmarco del Coordinamento, è “andare in giro per Milano per bloccare tutta la città ed iniziare l’occupazione a raffica degli istituti”. Superata la sede di Mediobanca un gruppo di ragazzi ha iniziato a scappare gridando: “Aiuto, aiuto ci sono i manganelli”. Due studenti hanno denunciato di essere stati “caricati a colpi di manganelli dagli agenti della polizia” all’angolo di piazza Meda e via San Paolo. Ivan, 19 anni dell’istituto Vespucci, sarebbe stato colpito alla spalla sinistra; Paolo, 20 anni, dell’istituto Fusi, al braccio destro. A detta degli studenti lo scontro sarebbe avvenuto perché un piccolo gruppetto di ragazzi si era staccato per tagliare per via San Paolo mentre le forze dell’ordine, che avevano formato un cordone, facevano andare il corteo da piazza Meda verso San Babila.
Gravi i disagi al traffico nel centro cittadino. Secondo le cifre fornite dalla Questura di Milano, un corteo partito da piazza XXIV Maggio sarebbe stato alimentato da circa 200 partecipanti, mentre a Cairoli si sarebbero radunati un migliaio di studenti. Nel frattempo alla Statale di Milano oltre mille studenti affollavano l’aula magna, dove il premio Nobel Dario Fo ha tenuto una lezione su “La scienza della rappresentazione”.
La notizia che il decreto Gelmini era stato approvato ha interrotto l’intervento di Fo e la decisione delle migliaia di studenti riuniti ad ascoltare il premio Nobel è stata spontanea e immediata, affidata a un portavoce: “Le altre scuole sono già in strada, andiamo a raggiungerli”. Il corteo - ha spiegato il portavoce degli studenti che aveva introdotto l’intervento di Fo - “deve essere pacifico e determinato”. In pochi minuti, in modo ordinato, l’aula magna si è svuotata e gli studenti si sono riversati in strada, per confluire nel corteo delle superiori.
Dopo aver tentato un presidio in corso Monforte, dove ha sede la Prefettura, gli studenti, bloccati dalle forze dell’ordine, hanno paralizzato il traffico lungo viale Bianca Maria, nella seconda circonvallazione. Il corteo si è poi diviso in due tronconi: mentre gli studenti delle medie superiori hanno fatto ritorno verso la sede di Scienze Politiche, un centinaio e oltre di universitari della Statale hanno proseguito lungo la circonvallazione. Nel frattempo questi ultimi hanno raggiunto il migliaio e si sono diretti alla stazione ferroviaria di Lambrate, dove hanno deciso di fermarsi e di sedersi sui binari per bloccare il traffico ferroviario. Bloccato un treno Eurostar Milano-Roma. Dopo un tentativo scoraggiato dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa di arrivare alla tangenziale, la manifestazione ha di nuovo preso la direzione del centro. Il movimento quindi non si ferma.
Ecco l’elenco delle iniziative odierne. Ancona, dove l’”Assemblea No 133″ continua la pacifica occupazione dela Facoltà di Ingegneria; Brescia, dove è previsto un sit-in con volantinaggio in piazza S. Faustino da parte del “Comitato universitaglia: 133 passi indietro nessuno avanti”; Cagliari, in cui nella Facoltà di Lettere a Piazza del Carmine ci sarà un Laboratorio di approfondimento, sul futuro dell’università italiana; Lecce, nelle cui Facoltà di Lettere e di Economia sono previste Assemblee studentesche; Pavia, dove hanno luogo le proteste alternative di lezioni di Geometri e Fisica in piazza; Padova, dove una fiaccolata di protesta contro la Legge 133, sfilerà per le vie della città ; A Macerata gli studenti, che hanno ieri occupato il Rettorato improvvisando un corteo nella città , oggi si sono nuovamente organizzati per ulteriori forme di protesta; Urbino, Ateneo in cui gli studenti, dopo la partecipazione di circa 1000 persone all’Assemblea d’Ateneo di ieri, si sono dati appuntamento per oggi pomeriggio per una nuova mobilitazione. Infine, nell’Ateneo di Chieti-Pescara il Movimento studentesco Chieti-Pescara ha organizzato un’Assemblea d’Ateneo a Pescara e delle lezioni all’aperto a Chieti.
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“Fuori c’è la vita, lo ricordi ministro”. Nell’Aula del Senato, il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro punta il dito contro il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini mentre davanti a Palazzo Madama migliaia di studenti continuano a mantenere un presidio di protesta contro la riforma della scuola. Una riforma che per l’opposizione è dettata esclusivamente da ragioni di bilancio: sono i tagli, accusa il Pd, a dettare l’agenda alla Gelmini.
Se fuori c’è la vita, dentro l’Aula il voto: come aveva promesso, la maggioranza tiene, di fornte alle contestazioni degli studenti, ai sit-in, alle proteste dell’opposizioni: alle 10.38 il decreto Gelmini (qui il documento del Senato), approvato il 9 ottobre dalla Camera, non è stato modificato dai senatori ed è diventato legge: approvato dall’Aula con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 atenuti.
Lapidario il commento dello stesso ministro, dopo il sì dei senatori: “La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà , del merito e dell’educazione” ha detto. Gelmini ha ricordato che “provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l’introduzione dell’educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l’introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani”.
Nel frattempo Palazzo Madama resta presidiato da un imponente presenza delle forze dell’ordine per fronteggiare le manifestazioni degli studenti e l’arrivo incessante di cortei autorizzati e non. Sono per ora poco più di un centinaio i manifestanti dietro le transenne.
Appena approvato il decreto Gelmini una delegazione di tre senatori dell’Italia dei valori è scesa in piazza di fronte agli studenti alzando un cartello con su scritto “Passa la Gelmini: referendum”, annunciando che avvieranno una raccolta di firme per un referendum contro il decreto. Intanto gli studenti alla notizia del via libera definitivo al decreto gridano “continuiamo nelle scuole e nelle universita’”.
Intanto orosegue incessante l’afflusso degli studenti nella zona di Palazzo Madama e il Senato è praticamente “assediato”. I manifestanti contro la riforma della scuola hanno infatti occupato la parte finale di corso Rinascimento bloccata da blindati della polizia mentre altri, sempre bloccati da blindati delle forze dell’ordine, si trovano a piazza delle Cinque Lune. I ragazzi, sia quelli di fronte a Palazzo Madama che le due ‘ali’, minacciano proteste ad oltranza e annunciano “se ci bloccano il futuro bloccheremo la città ”. Intanto compaiono sempre più numerosi i cartelloni contro la riforma. Alle accuse di essere una minoranza i ragazzi rispondono “Non siamo una minoranza. Siamo un popolo che avanza”.
A scaldare il clima a Palazzo Madama ci ha pensato la capogruppo del Pd, attaccando lancia in resta, nelle dichiarazioni di voto, il ministro Gelmini e la maggioranza di governo: “Siamo tutti cretini in malafede, io e tutto il mio gruppo, e bugiardi anche, e poi sì anche fascio-comunisti…”. Cita, provocatoriamente, le parole di ieri del capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri per il quale la protesta contro la riforma della scuola è “fascio-comunista”. Al ministro Gelmini, presente in aula, la Finocchiaro dice che “il suo silenzio è indifferente e opaco ma anche esplicito”. “Pensate che oggi approveremo il decreto ed è finita qui, non sarà così”, attacca la Finocchiaro osservando ancora che “il ministro si tappa le orecchie e la bocca ma le voci passano lo stesso”.
Ha preso la parola in aula, a Palazzo Madama, per spiegare le ragioni del suo voto a favore del Dl Gelmini, anche il presidente emerito Francesco Cossiga. Il senatore a vita ha premesso di “non aver mai votato per il partito dell’onorevole Berlusconi. Ho votato il Pd alle ultime elezioni perché purtroppo il Pci non esiste più. Francamente, però, non so più quale senso abbia”. Cossiga ha poi citato Umberto Eco che ha detto, in un’intervista di non comprendere le ragioni degli studenti che, protestando, “prendono le parti dei baroni delle università ”. E, ha aggiunto ironico Cossiga, “sappiamo tutti che il professor Eco è un fascista”.
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La riforma Gelmini approvata oggi dal Senato ha introdotto una serie di novità , parte delle quali già operative essendo state inserite in un decreto legge: a partire dalle più pubblicizzate, il grembiulino obbligatorio alle elementari, la reintroduzione del voto in condotta e quella dei voti in decimi. Ecco le principali novità previste dal decreto Gelmini e relative in particolare alla scuola elementare:
Maestro unico. Abolizione del team di insegnanti alle elementari al posto di un docente prevalente. A partire dal prossimo anno scolastico nelle prime classi delle elementari sarà reintrodotto il maestro unico al posto dei tre docenti per due classi. Il decreto prevede che le ore del tempo pieno saranno coperte dallo stesso maestro unico, che dovrebbe lavorare un maggior numero di ore. Il governo ha sostenuto che con il suo sistema il tempo pieno verrà confermato e rafforzato: su richiesta delle famiglie, infatti, le scuole potranno predisporre classi a tempo prolungato (27-30 ore) o pieno (40 ore), ma i maestri disposti a svolgere ore in più dovranno essere retribuiti attraverso il cosiddetto fondo d’istituto scolastico.
Razionalizzazione. Il decreto legge 137/2008 si accompagna alle misure previste nel dl 112, collegato alla Finanziaria, che prevede tagli agli organici e alla didattica che nel prossimo triennio puntano a far risparmiare alle casse dello stato 7,8 miliardi di euro: tra il 2009 e il 2012 verranno soppressi oltre 87 mila posti di docente praticamente in tutti gli ordini di scuole. Nel prossimo anno la “sforbiciata” sarà più consistente (- 42mila posti), poi nel 2010 se ne elimineranno circa 25.500 e l’anno successivo poco meno di 20mila. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e gli esponenti del governo hanno più volte precisato che non di licenziamenti si tratta, ma di una riorganizzazione che di fatto precluderà la possibilità della riconferma per migliaia di docenti con rapporto di lavoro precario. I tagli non risparmieranno nemmeno gli Ata ovvero il personale non docente, il cui organico complessivo verrà abbattuto del 17 per cento: 44.500 tra direttori amministrativi (- 10mila), collaboratori scolastici (- 29mila), amministrativi e assistenti tecnici (- 4mila) tutti appartenenti al personale non docente. Prima dell’intervento del governo Berlusconi, i tagli previsti dal precedente governo assommavano a 20mila dipendenti. La scuola conta circa 1 milione e 100mila occupati, la riduzione complessiva quindi riguarda oltre il 10 per cento del personale del comparto istruzione. L’obiettivo ultimo che si è posto il governo con il dl 112 è quello di avvicinare il rapporto alunni-docenti a quello della media Ue: attualmente in Italia è pari a 8,94, mentre con l’attuazione dei tagli nel 2012 verrebbe portato a 9,94. Per l’immissione in ruolo dei docenti, le graduatorie per le scuole elementari saranno su base provinciale (come ha chiesto la Lega) e non su base nazionale.
Ritorno ai voti decimali. Un altro ritorno, ossia quello del voto in pagella alle elementari e alle medie. Nella primaria il voto decimale sarà affiancato da un giudizio, nella scuola media invece saranno previsti soltanto voti decimali. Nessun pericolo bocciatura per i bambini delle elementari e delle medie con una sola insufficienza. Il testo prevede infatti che nella primaria si arriverà alla bocciatura “solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione, con decisione assunta all’unanimità dai docenti”, mentre alla secondaria di I grado dovrà essere d’accordo la maggioranza dei professori.
Riecco il voto in condotta: Torna il voto in condotta, perchè come ha spiegato ieri il ministro Gelmini “È urgente rispondere al fenomeno del bullismo”. Il decreto prevede la valutazione della condotta che sarà determinante per il giudizio finale dell’alunno: con il “5″ in pagella, si può correre il rischio della bocciatura. All’educazione scolastica è poi assegnato anche lo studio dell’educazione civica: “Cittadinanza e Costituzione“.
Giro di vite alla riedizione dei libri: Contro il “caro libri” il decreto prevede che i testi scolastici adottati durino almeno cinque anni nella scuola elementare e sei nella scuola media e superiore (salvo appendici di aggiornamento eventualmente necessarie).
Edilizia scolastica: Come annunciato dal ministro Gelmini nei giorni scorsi sono previste risorse destinate al finanziamento di interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, impianti e strutture sportive. Nell’articolo 7 bis è previsto che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici sia assegnato un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse periodicamente assegnate per il finanziamento del programma delle infrastrutture strategiche.
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Un’altra settimana densa, anzi piena di occupazioni, sit-in, agitazioni. Non si femano i contestatori delle scuole e nelle università , in vista dell’approvazione al Senato (prevista mercoledì 29 ottobre) del decreto Gelmini. I due centri principali della protesta sono Roma e Milano: nella capitale oggi manifestazione con corteo di alcuni licei con gli studenti che faranno lezione al Colosseo. A Milano partite le annunciate prime occupazioni. Appuntamento clou giovedì 30 ottobre quando sciopererà il personale della scuola e si terrà a Roma la manifestazione. Ma per il ministro dell’Istruzione: quelli che protestano sono pochi, mentre “gli studenti in Italia sono 9 milioni”. Non dice solo quello, la Gelmini. Categorica, in un’intervista al Corriere della sera, aggiunge:
“La sinistra ha perso totalmente il rapporto con chi lavora e ora lo sta perdendo anche con gli studenti”.
E continua: “Il disastro dell’struzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività . Per decenni scuola e università sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e magari di illusioni”, ha detto Gelmini l Corriere. “L’illusione di posti di lavoro che non esistono. L’illusione che lo Stato possa provvedere a dare posti fissi in modo indipendente dalla situazione economica e dal debito pubblico”.
“Il mio punto di riferimento è quello che sta facendo Barack Obama in America - ha spiegato il ministro - Sta proponendo per la scuola americana provvedimenti simili ai nostri, penso soprattutto agli incentivi al merito per gli insegnanti”. “I primi a vivere il disagio della scuole esistente sono proprio i professori, pagati con stipedi da fame e proletarizzati da sinistra e sindacato. E poi, il 30% dei risparmi realizzati, due miliardi di euro, sarà utilizzato per pagare meglio i prfessori sulla base del merito”.
“Gl studenti in Italia sono 9 milioni. Coloro che protestano, alcune migliaia. Le facoltà occupate sono pochissime. E in molte, gli studenti ricacciano indietro gli occupanti”, dichiara. “Il 30 ottobre, certo, ci sarà lo sciopero, il solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile. Ma dopo, credo che si potrà riprendere a confrontarsi con le riforme. Ovvimente, con chi fa proposte”.
Sulle classi ponte per bambini immigrati il ministro puntualizza: “L’ambiguità è di chi ha tentato come al solito di buttarla sul razzismo. Non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile”.
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