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manovra

(Ansa)
È ufficiale più che mai: il governo dispone di un’ampia maggioranza parlamentare. Con 495 voti favorevoli, 88 contrari e quattro astenuti Mario Monti ha superato alla Camera lo scoglio (si fa per dire) della fiducia. Contro la manovra si sono schierati soltanto Lega e Idv più un po’ di assenti eccellenti, da Beppe Giulietti a Giulia Bongiorno, da Domenico Scilipoti a (soprattutto) Giulio Tremonti, che ha «ponziopilatescamente» scelto di stare né con il suo (presunto) partito, il Pdl, né con i suoi amici (e protettori) della Lega. Ma così l’ex superministro di certo non potrà durare a lungo… Continua

La conferenza stampa per l'annuncio della manovra economica (Ansa)
di Annalisa Chirico
Alberto Mingardi è il direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, il think tank votato alla causa del libero mercato in un Paese corporativo e ad alto tasso di statalismo. Una sfida avvincente, che fa di questo laboratorio di idee e policy paper un unicum affascinante, un riferimento autorevole nella frastagliata galassia dei liberali italiani. L’enfant prodige con un maestro d’eccezione come Sergio Ricossa oggi ha trent’anni. Prima che ne scriva sul Wall Street Journal, gli rivolgiamo alcune domande sulle misure annunciate dal governo. Continua

Una manifestazione delle Cgil (Ansa)
Le lacrime finora le abbiamo viste scorrere sul volto del ministro del Welfare Elsa Fornero, il sangue, probabilmente, toccherà agli italiani versarlo. La manovra presentata ieri dal governo Monti è pesantissima. 24 miliardi netti la maggior parte dei quali, 17, di nuove tasse. Il resto, 13, di risparmi. Il piatto più amaro le pensioni per la decisione di non rivalutare quelle superiori a 1000 euro in base all’inflazione, il passaggio dal sistema retributivo a quello pro rata per tutti e l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni per gli uomini e a 63 per le donne. Spazi di manovra per apportare modifiche praticamente nulli. Partiti maggiori costretti a ingoiare l’amaro calice. Sindacati sul piede di guerra. Cgil in testa. Nel frattempo però i mercati promuovono il decreto “Salva Italia”, come il premier Mario Monti vuole che sia chiamato: lo spread è in picchiata. Continua


Luca Cordero di Montezemolo a Cortina Incontra (ANSA)
L’ultima moda dell’aristocrazia economica in Europa e Stati Uniti è chiedere di pagare più tasse. Chi l’avrebbe mai detto che i campioni del meno Stato e più mercato si ritrovassero un giorno a dare ragione al compianto ministro Padoa Schioppa? Continua

Enrico Morando, esponente liberal del Pd
“Fare una manovra progressista e di crescita con l’Europa che ci soffia sul collo è ancora possibile a patto che non si qualifichi come progressista soltanto una manovra che spende di più”.
Al termine della prima riunione della Commissione Bilancio del Senato sulla manovra economica, Enrico Morando, senatore liberale del Pd, risponde a Panorama.it sui tanti nodi ancora in discussione e spiega che oggi in Italia il progressismo si misura nella sua capacità di proporre e realizzare interventi decisi di correzione degli squilibri di finanza pubblica, sulla base dell’obbiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, e nello stesso tempo di promuovere maggiore sviluppo, maggiore crescita e giustizia sociale. Continua
La Romania non approva le misure del governo italiano sui metodi di identificazione, con impronte digitali, degli abitanti dei campi nomadi e il presidente Traian Basescu è venuto oggi a Roma a dirlo al premier Silvio Berlusconi che ha assicurato che non è una “misura costrittiva” ma un modo per garantire diritti.
Certo, Bucarest è pronta a collaborare con il governo italiano nel risolvere “il problema rom”, così come si fa tra paesi “amici”. Ma le distanze sulle misure contenute nel pacchetto sicurezza restano tutte. E il colloquio di oggi a Palazzo Chigi tra i due non è servito a placare le polemiche che si trascinano da mesi.
I toni sono lontani anni luce da quelli usati nel novembre scorso, quando nel bel mezzo di una crisi molto simile tra Bucarest e il governo italiano guidato allora da Romano Prodi, Basescu da Madrid esclamò “grazie a Dio la Spagna non è diventata come l’Italia”. Anzi, la conferenza stampa congiunta era partita in maniera molto ’soft’, con Berlusconi che sottolineava la “piena integrazione” della comunità romena in Italia e lo stesso Basescu che lanciava segnali di apertura, assicurando come fosse “lontano dal vero dire che in Italia ci sia stato un comportamento negativo nei confronti della comunità romena”.
Di più, aveva aggiunto il presidente romeno: “Noi non consideriamo reale la preoccupazione alimentata da alcuni ambienti sul fatto che in Italia ci siano cittadini romeni discriminati”. Insomma, aveva insistito, quelle varate da Roma sono “semplici misure di sicurezza per proteggere i suoi cittadini, non sono misure contro i cittadini romeni “.
A quel punto, era stato Berlusconi a cogliere la palla al balzo: nessuna discriminazione nei confronti dei romeni, raccolta delle impronte per identificare i rom e garantire loro “diritti”, a partire da quello dei minori di andare a scuola piuttosto che essere sfruttati da genitori che “li mandano a elemosinare”. E il voto di censura del Parlamento europeo?
“Intervento politico basato su disinformazione completa e su una irrealtà “, ha scandito il presidente del Consiglio, tanto più che la Commissione europea non ha fatto altrettanto e che la raccolta delle impronte digitali è già “pratica corrente” in molti paesi europei. E lo sarà anche per tutti i cittadini italiani, a partire dal primo gennaio 2010.
Ma proprio mentre sembrava filare tutto per il verso giusto, è stata una domanda di una cronista a ribaltare la situazione: visto che ora la Romania “condivide un pò di più ” le misure del governo italiano, Bucarest è pronta ad inviare più poliziotti in Italia per collaborare?. A quel punto Basescu si è irrigidito, forse capendo di aver lanciato un messaggio “sbagliato” all’opinione pubblica interna romena: “voglio chiarire che il governo romeno non approva, ripeto non approva, parte o gran parte delle misure del governo italiano. Se non avete capito questo - ha detto rivolto ai giornalisti - non avete capito di nulla di quello che ho detto”. Perchè i cittadini romeni, anche quelli di etnia rom, sono “cittadini a pieno titolo dell’Unione europea, e come tali vanno trattati”.
Le stesse parole, insomma, che aveva usato in mattinata visitando assieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno il campo nomadi di via Candoni: “Capiamo anche parte delle misure prese dal governo italiano, ma non possiamo essere d’accordo su un trattamento che è al di là delle norme Ue”, aveva avvertito.
La freddezza insomma, malgrado le profferte di collaborazione, rimane. Toccherà anche al ministro dell’Interno Roberto Maroni - che la prossima settimana si recherà a Bucarest per incontrare il collega romeno - cercare di avvicinare le posizioni. Prima del vertice tra i due governi, previsto, almeno per il momento, per il prossimo 9 ottobre.
Il VIDEO servizio:
Rappresentati sindacali del Corpo forestale dello Stato
Rappresentati sindacali del Corpo forestale dello Stato questa mattina davanti Montecitorio manifestano contro i tagli alle forze di polizia contenuti nella manovra
Le divise unite nella piazza. Opposizione alla spicciolata.
Dall’esercito alla polizia agli agenti di custodia, forestali, carabinieri, marina, aeronautica. Ventitré sigle e i Cocer delle forze armate si sono ritrovati uniti nella protesta contro i tagli al settore previsti dalla manovra di assestamento del governo per il triennio 2009-11.
A rappresentare i 500mila addetti del settore, i manifestanti, davanti a prefetture e questure in tutta Italia, hanno distribuito volantini e mostrato il loro disappunto per la manovra dell’esecutivo. La protesta si è estesa anche davanti a Palazzo Chigi e Montecitorio, dove è atteso anche il segretario del Pd, Walter Veltroni: “Useremo tutti gli strumenti di opposizione per impedire che la sicurezza dei cittadini sia messa a repentaglio”, ha detto. Prontamente spalleggiato da Di Pietro: “Si riducono i fondi destinati al ministero degli Interni e della Difesa per un totale di 3,2 miliardi di euro: altro che sicurezza dei cittadini!”.
“Lezioni da Veltroni non ne prendo” gli ha risposto Mauizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, “dalla sua parte abbiamo sempre avuto un’ostilità costante verso le forze dell’ordine”. “Non c’è nessun taglio” dice invece Berlusconi ai cronisti che gli chiedono un commento. La linea è chiara: Tremonti deve risanare la spesa pubblica esorbitante e non va disturbato. Ma nella maggioranza c’è un po’ di imbarazzo per la situazione: a dicembre Fini, Gasparri, Alemanno e Casini erano al fianco di 50 mila poliziotti che protestavano contro i tagli effettuati dal governo Prodi.
Una protesta di esercito e polizia proprio dopo il varo del decreto sicurezza può essere un colpo all’immagine. Anche i rappresentanti dei poliziotti più vicini al centrodestra, come il Sap, sono in piazza. “In tre anni l’organico complessivo di forze dell’ordine e di difesa sarà ridotto di 40 mila persone. Ci saranno problemi per la manutenzione dei mezzi, per la benzina, per l’acquisto di divise e di giubbotti antiproiettile, saranno bloccati gli straordinari” si lamenta Felice Romano, segretario del Siulp. Sotto accusa anche la decurtazione del 40 per cento dello stipendio per i poliziotti in caso di infortunio “Assurdo: uno si prende una pallottola e e si vede decurtare lo stipendio per essere rimasto a casa” dice il segretario provinciale del Siulp di Milano Giovanni Bartolotta. Ieri la maggioranza in Commissione aveva approvato alcuni parziali emendamenti alla manovra (che sta per andare in Aula alla Camera) per venire incontro alle richieste delle forze dell’ordine: 100 milioni di euro per nuove assunzioni, un fondo per la sicurezza con fondi sequestrati alla mafia, retribuzione integrale in caso di malattia, possibilità di vendere immobili. Il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto ha annunciato “altri miglioramenti” ma non è bastato per evitare la protesta.
Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. È quanto prevede un emendamento al decreto legge sulla manovra che ha ottenuto il sì bipartisan nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Si tratta di una modifica all’articolo che raddoppia la validità della carta d’identità. Primi firmatari: Marco Marisilio, Fabio Rampelli e Massimo Enrico Corsaro (Pdl). “La carta di identità ha durata dieci anni e deve essere munita della fotografia e delle impronte digitali” si legge “della persona a cui si riferisce”.
Plauso dei deputati del Pd che spiegano come questa modifica “disinnesca la questione Rom. Ora le impronte” dice Antonio Misiani “saranno prese a tutti”. Anche se in realtà, spiega Giulio Calvisi, esiste una direttiva comunitaria che porterà prima o poi tutti i Paesi Ue a introdurre questa novità. Si tratta soprattutto di “una vittoria simbolica significativa”, insistono i deputati del Pd. Lo spazio per le impronte è già previsto sulle attuali carte d’identità.
Quella delle impronte digitali è una delle novità introdotte al dl sulla manovra, che ha concluso il suo iter nelle commissioni di Montecitorio: le commissioni Bilancio e Senato della Camera sono riuscite a terminare l’esame del decreto legge che anticipa la finanziaria e ora il testo è pronto per approdare in Aula. Una maratona di dieci ore, tra pause e qualche battibecco fra maggioranza e opposizione, poi il rush finale in cinquanta minuti con votazioni a raffica e il via libera.
Dalla Robin tax allo stop ai ticket sulla diagnostica, sono davvero numerose le misure che hanno ottenuto l’ok; due misure restano però fuori: il nucleare e l’articolo che prevede la ‘riforma della finanziaria”. Uno stop, quest’ultimo, che potrebbe creare più di qualche grana perché nelle sue pieghe contiene la soluzione per il ‘buco’ da un miliardo che si è aperto nel decreto Ici all’esame in queste ore al Senato. Certo un rimedio in extremis potrebbe arrivare con la presentazione del maxiemendamento, e quindi con la richiesta di fiducia sul decreto manovra. Vero è che opposizione e maggioranza hanno chiesto a gran voce di rispettare il lavoro fatto in commissione ottenendo dal governo un impegno in questo senso. Ma inserire sotto il pressing della necessità una proposta già presentata, e discussa, in commissione potrebbe essere considerata una via d’uscita praticabile. Tornando alla “nottata” nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, spicca una novità introdotta a sorpresa con il consenso bipartisan: dal 2010 sulla carta d’identità accanto alla foto ci dovrà essere anche l’impronta digitale. Impronte digitali per i cittadini italiani quindi, ma anche più rigore per i controlli sui “falsi esenti’” dalla spesa medica e via libera all’abolizione del ticket sulla diagnostica e a maggiori fondi sulla sicurezza. Coro di sì poi al “taglia-leggi”, vale a dire la misura che sfoltisce il nutrito pacchetto di leggi italiane. Dilazionati però i tempi: la novità dovrà entrare in vigore entro l’anno e non più per fine agosto. In arrivo poi 300milioni per la sicurezza, le novità per il Fas (85% alle regioni meridionali) e alla banca del Sud; sì anche alle novità sulle infrastrutture militari e infine via libera a un emendamento che punta sulla ricerca nucleare di quarta generazione.
Impronte digitali su tutte le carte d’identità a partire dal 2010. Siete d’accordo?