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Mantova

Due indagati per la morte di Dean Diljevic, trovato davanti al locale per scambisti

La convivente e un amico di Dean Diljevic sono indagati per il suo omicidio. Il 27enne croato era il gestore di un locale per scambisti, il MagicNuar di Stradella di Bigarello, in provincia di Mantova. L’hanno trovato morto la mattina del 25 luglio, appoggiato al cancello dell’ entrata del locale, strozzato da un guinzaglio per cani. Secondo la convivente, la 34enne Francesca Palombaro, poteva essere stato “un incidente”: il locale era chiuso, Dean sarebbe andato alla ricerca del suo cane, un rotweiller, e sarebbe rimasto impigliato nella cancellata che aveva scavalcato perché aveva dimenticato le chiavi. Una storia che non ha convinto per niente gli inquirenti: il ragazzo era alto quasi due metri, mentre la cancellata arriva al metro e mezzo. L’altro indagato è Fabio Sogari, amico di Dean che lavorava come dj per alcune serate nel club. Lui ha tolto il corpo dal cancello. Insospettisce anche la mancata reazione del cane: “Era addestrato alla difesa: se venerdì scorso si fosse avvicinato qualcuno per fargli del male, lo avrebbe sbranato” ha detto alla Gazzetta di Mantova Daniel Diljevic, il fratello della vittima. “Quando venerdì notte sono arrivato al locale, il cane era chiuso tra due porte, segno che a portarlo li è stato Dean o qualcuno che il cane conosceva bene”. Nel locale sono stati rilevati i segni di una lite, fogli strappati e oggetti sparsi, ma secondo gli indagati sarebbe stato il cane a fare disordine. Dean era il socio di maggioranza del club, che era stato messo in vendita il 9 luglio scorso. La sera della sua morte, secondo alcuni amici, aveva un appuntamento con dei potenziali acquirenti. Sul cancello dove l’hanno trovato è stato appeso uno striscione con la scritta “Perché sei stato ucciso? Vogliamo giustizia”. Accanto, tante piccole foto del giovane morto, lumini accesi, fiori e biglietti. Sul sito del locale invece sono pochi i messaggi sulla scomparsa di Dean e l’attività sembra continuare come niente fosse successo.

Italia patrimonio Unesco: con Mantova e Sabbioneta sono 43 siti

Vista di Mantova

Mantova e Sabbioneta, poi la Ferrovia Retica, che attraversa le Alpi tra Italia e Svizzera: sono da martedì “Patrimonio mondiale dell’umanità”. Le prime sono considerate “eccezionali testimonianze dell’architettura e dell’urbanistica del Rinascimento”. Con loro entrano a far parte della lista stilata dall’Unesco anche il Monte Titano e il centro storico di San Marino, portando per la prima volta la minuscola Repubblica ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Lo ha deciso il Comitato dell’Unesco che vaglia le candidature, riunito per la trentaduesima volta nella sua storia, in Canada, a Quebec City, in una sessione fiume che terminerà domani. Tra ieri e lunedì, il Comitato ha aggiunto alla lista dei siti bollati “World Heritage” 27 località, diciannove scelte per l’importanza culturale e otto per quella naturale. Una massiccia infornata che si va ad aggiungere agli 851 siti già presenti nelle liste dell’Unesco, aperte nel 1972, e che rende più saldo il primato assoluto italiano. Con l’ingresso di Mantova e Sabbioneta — la «Piccola Atene» voluta dal duca Vespasiano Gonzaga — e della ferrovia dell’Albula e del Bernina (a metà con la Svizzera), l’Italia arriva ora ad avere 43 siti riconosciuti di “eccezionale valore universale”.
Uscendo dall’Italia, si aggiudicano un posto in lista anche due città della Malaysia — Melaka e George Town — la pianura di Stari Grad in Croazia, le fortificazioni erette in Francia da monsieur Sébastien de Vauban, ingegnere militare del Re Sole, un complesso di sei edifici costruiti a Berlino tra il 1910 e il 1933, le chiese di legno dei Carpazi, in Slovacchia. E ancora, il tempio cambogiano di Preah Vinear, il sito di Joggins in Nuova Scozia (Canada), il monte Sanqingshan in Cina, il villaggio di Camagüey a Cuba, le lagune della Nuova Caledonia francese, l’isola di Surtsey in Islanda, le steppe di Saryaka in Kazakhistan, la foresta sacra di Mijikenda Kaya in Kenya, l’arcipelago yemenita di Socotra, la regione del Sardona in Svizzera, ben tre siti messicani (San Miguel, il santuario di Jésus di Nazareth e la riserva della farfalla Mariposa Monarca), i monasteri armeni del-l’Iran, i Tulou del Fujian in Cina, la penisola di Le Morne (Mauritius) e i luoghi santi Baha’i in Israele.
Quest’anno, però, uno dei portabandiera del made in Italy ambientale rischiava di vedersi scippato il bollino Unesco: l’arcipelago delle Eolie. Scongiurata dai commissari di Quebec City l’ipotesi di cancellazione, le isole escono dalla lista dei beni a rischio ma restano comunque delle “sorvegliate speciali”.

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