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Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse
Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello che è già in casa (o ne è stato cacciato). Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (qui il blog di Donna Moderna). Continua

Il fronte della frana a Giampilieri tra le foto aeree scattate il 4 ottobre
Non si salva (quasi) nessuno. Tutta Italia è a rischio frane. Dopo il nubifragio della scorsa settimana che ha colpito il Messinese provocando numerose frane e crolli di abitazioni (qui le IMMAGINI)- per ora sono 24 i morti e 40 i dispersi - si torna a riflettere sul livello di sicurezza dei comuni italiani. E torna alla luce una recente indagine (del 2008) di Legambiente e Protezione civile su tutto il territorio nazionale. Continua

Omicidio-suicidio o suicidi allargati. Crescono in Italia del 12,1 per cento, secondo i dati Eures, i delitti compiuti all’interno delle mura domestiche. La tragedia di Reggio Emilia - dove un uomo ha ucciso la moglie e un figlio, ha ridotto in fin di vita l’altro figlio e la padrona di casa e poi ha tentato di togliersi la vita (qui la GALLERY) - conferma il primato dei delitti in famiglia nelle statistiche degli omicidi volontari compiuti in Italia.
Ad essere interessato dal fenomeno è in particolare il Nord Italia: 94 vittime pari al 48,2 per cento del totale. Nella triste graduatoria è seguito dal Sud con 62 le vittime (31,8 per cento) e infine dal Centro Italia (Toscana, Marche, Lazio e Abruzzo) dove sono state 39 (20 per cento) le vittime di stragi e follie familiari.
Dalle analisi vittimologiche, del movente ma anche degli indici di rischio e disagio sociale ed economico effettuate dell’Eures è la Lombardia ad essere la regione italiana più interessata dal fenomeno assieme al Veneto e dalla Campania.
Le vittime più frequenti sono le donne con 134 casi nel 2006 (+36,7 per cento rispetto al 2005) e pari al 68, 7 degli omicidi-suicidi familiari.
I casi più frequenti di delitti hanno come vittime coniuge o ex compagno (35,9 per cento con 70 casi). Il 23, 6 per cento dei casi, invece, riguarda gli omicidi genitori-figli o viceversa: 21 genitori uccisi e 23 i figli. Il 5,1 per cento riguarda i casi di omicidi tra parenti. Tra i moventi principali: litigi e dissapori (24,6%), passione (in particolare al Nord con il 28,7% dei casi) e denaro (al Sud con il 16,1%).
Spesso si sente parlare del periodo estivo come il momento il cui si verificano più frequentemente casi di omicidio-suicidio. Esiste una “stagione” in cui si uccide di più?
No. È sbagliato parlare dell’estate come il momento di maggior picco del fenomeno o imputare al caldo la perdita della lucidità che porta a consumare stragi familiari” spiega a Panorama.it, Fabio Piacenti, presidente dell’Eures. “Dalle nostre indagini emerge invece che tragedie come quelle avvenute a Reggio Emilia, dove un padre uccide nel sonno la famiglia e tenta il suicidio, avvengono la domenica o nei primi giorni della settimana, spesso di lunedi e nelle prime ore del mattino. I dati raccolti da Criminalpol, Carabinieri, Prefetture e Procure di tutta Italia mostrano che i casi più efferati si sono verificati proprio nei primi giorni dell’anno (gennaio è uno dei mesi più interessati, ndr) e nel cambio di stagione. Insomma nei periodi di forte di stress come, per esempio, il rientro al lavoro dopo le ferie”.
Tra i delitti compiuti in famiglia aumentano, con percentale spaventosa, quelli che si concludono con il suicidio o il tentativo di togliersi la vita da parte dell’autore della strage. Dal 2000 ad oggi si sono verificati 340 casi, quasi mille morti, per una media di 3 al mese, ovvero 1 ogni 10 giorni. Nel 93 per cento dei casi la mano assassina è quella di un uomo.
Perchè, secondo lei, chi uccide il proprio familiare sempre più spesso tenta di togliersi la vita?
L’omicida-suicida non riesce a superare e ad affrontare le difficoltà di ricominciare una vita e ricostruire un persorso affettivo e professionale. Questo è quanto emerso negli ultimi nove anni.
La crisi economica quanto incide? Nella strage di Reggio Emilia, l’omicida era un ex operaio disoccupato…
Incide in modo significativo. È il clima di sfiducia generale che non fa vedere uno spiraglio di luce e di speranza per il futuro questo porta alla voglia di cancellare tutto: la famiglia e se stessi.
Il Nord, Lombardia in particolare, detiene il primato delle mattanze. Perchè?
Nel Sud è il concetto di famiglia allargata a salvare la stessa famiglia dalla strage. Di fronte ai problemi esiste ancora una mediazione ampia di più soggetti familiari come i nonni gli zii i cugini e di conseguenza anche un’assistenza familiare che diventa la salvezza nei momenti di crisi. Nel Nord, invece, come nel centro Italia questo legame si annulla e le famiglie sono sempre di più nuclei isolati senza punti di riferimento.
Visualizza omicidi-siucidi in casa in una mappa di dimensioni maggiori

È grave lo stato di salute dell’ambiente in Italia. Nessuna regione si salva e non esistono neanche grandi differenze tra Nord e Sud, tanto è vero che la regione più “virtuosa” è la Basilicata, seguita da Friuli, Val d’Aosta e Trentino, mentre la maglia nera per la qualità ambientale va al Lazio
È questa la fotografia della situazione ambientale delle regioni italiane scattata dal rapporto Osservasalute Ambiente 2008, un’approfondita analisi dello stato di salute dell’ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana realizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma.
Il rapporto (stilato da Antonio Azara, dell’istituto di igiene dell’università di Sassari, da Umberto Moscato, dell’istituto di igiene dell’università Cattolica di Roma e da
Walter Ricciardi, coordinatore dell’osservatorio nazionale sulla Salute) assegna un punteggio da 1 a 20 alle singole regioni per diversi indicatori di “salute ambientale”: dalla disponibilità di acqua potabile alla conncentrazione di radon nell’aria, dai rifiuti, dalla qualità dell’aria all’inquinamento acustico.
In questa speciale classifica, la Basilicata è quella che si comporta meglio: ha il dato migliore per l’inquinamento da benzene, e una bassa produzione di rifiuti solidi urbani. Bene anche il Friuli, la regione in cui è cresciuta meno la produzione di rifiuti mentre è aumentata la raccolta differenziata, e la Valle d’Aosta (la regione con la maggiore disponibilità d’acqua potabile: 369 litri/abitante al giorno, contro un valore medio italiano di 254 litri).
Maglia nera al Lazio, per colpa soprattutto di una preoccupante concentrazione di radon nelle abitazioni, pari a 119 Bq al metro cubo contro una media italiana di 70. Che a sua volta, spiega il ricercatore Antonio Azara, tra gli autori dello studio: “è superiore alla media europea e mondiale”.
In fondo alla classifica le regioni del sud: condizioni critiche soprattutto per la gestione e la disponibilità di acqua potabile (un cittadino su tre nel meridione non ha rapido accesso all’acqua). Infatti, se in ambito nazionale l’82,3% della popolazione dispone di acqua in quantità sufficiente, nell’Italia insulare tale percentuale viene quasi dimezzata (42,7%) e nell’Italia meridionale la percentuale di popolazione soddisfatta del fabbisogno idrico sale a un modesto 69,9%, rispetto all’87,6% dell’Italia centrale e al 97% circa dell’Italia Nord occidentale e Nord orientale.
Sul fronte rifiuti da segnalare un aumento della produzione. I rifiuti urbani sono cresciuti di oltre 4 milioni di tonnellate (+15%), passando da 28,3 milioni di tonnellate nel 1999, a 32,5 nel 2006. Si diffonde però l’abitudine alla raccolta differenziata. Dividendo per zone, il tasso di crescita dei rifiuti risulta più marcato nel Centro (+21%) e Nord (+13,6%) rispetto al Sud (+12%). In particolare, nel Settentrione risiede il 45% della popolazione italiana che risulta produrre (nel 2006) il 45% dei rifiuti urbani del territorio nazionale; al Centro, il 19,5% della popolazione produce il 22,6% di rifiuti urbani; al Sud, al 35% della popolazione corrisponde il 32,5% dei rifiuti.
Ecco la MAPPA con le luci e le ombre delle regioni d’Italia.
Visualizza Osservasalute 2008: l’Italia è malata in una mappa di dimensioni maggiori
Una cittadella “organizzata in modo perfetto”: è con queste parole che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha descritto il lavoro svolto dalla task-force organizzativa per mettere a punto la sede del G8 a L’Aquila.
Una sede approntata in pochissimi mesi, dopo la decisione da parte del Governo di spostare il summit dalla sua location originaria - la Maddalena, in Sardegna - alla città simbolo del sisma che lo scorso 6 aprile ha colpito la regione, causando centinaia di vittime.
Il complesso che ospiterà le delegazioni
Luogo dell’incontro sarà la Scuola Ispettori della Guardia di Finanza di Coppito, che già negli scorsi mesi ha ospitato i lavori della Protezione Civile per il post-terremoto.
Per l’occasione il complesso di edifici è stato ristrutturato (ritinteggiature interne ed esterne, interventi idraulici ed elettrici) e riarredato (rigorosamente con mobili “made in Italy”) per “offrire agli Otto Grandi un’ospitalità decorosa, ma certamente non lussuosa, in linea con la decisione di realizzare un Vertice il più possibile essenziale, sobrio, e vicino al disagio degli abruzzesi”, come riporta il sito ufficiale del G8.
La “zona rossa”
Attorno alla cittadella è stata approntata una “zona rossa” dell’estensione di circa 3 Km di raggio, inaccessibile per motivi di sicurezza a chiunque, a meno di possedere uno speciale pass.
Limitati anche gli spostamenti dei residenti nella zona, che dovranno essere preventivamente approvati, e che dovranno avvenire appositamente a piedi.
Informazioni utili a quanti si trovano sul territorio aquilano saranno fornite dal canale Rai Isoradio, che dispenserà notizie su meteo e traffico, preavvisando i cittadini della chiusura delle strade al passaggio delle delegazioni.
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- Tags: esplosione, feriti, Ferrovie, Fs, gas, incidenti, mappa, meci, morti, rotaie, sicurezza, strage, treno, Viareggio, video, vittime
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Visualizza Dopo Viareggio: i treni a rischio in una mappa di dimensioni maggioriLa strage ferroviaria di Viareggio occupa tutte le prime pagine. E dopo la cronaca arrivano le inevitabili polemiche. Il Corriere della Sera punta il dito sui nuovi pericoli. Ogni giorno ci sono 35 treni ad alto rischio. Trasportano gas, acido solforico, zolfo. Viaggiano sulla rete ordinaria, spesso di notte.
Anche Il Giornale punta l’attenzione sulla sicurezza. Sicurezza, il libro nero: tre anni di incidenti: si dà conto di motrici deragliate, vagoni di traverso, disastri sfiorati. Salta fuori un dossier elaborato dai macchinisti preposti al trasporto merci su rotaia: un elenco degli incidenti sconosciuti alla cronache e delle tratte più a rischio.
Nella sua edizione in edicola, Il Giornale pubblica anche un’infografica con le zone critiche della rete ferroviaria italiana. Ve la riproponiamo qui in una versione multimediale.
Repubblica mette l’accento sulle polemiche, i controlli mancati, le omissioni da individuare, il j’accuse del procuratore: “Un disastro non per caso”. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Ora dovrà fare luce l’inchiesta aperta dalla procura di Lucca.
Il video un minuto dopo l’esplosione
Le tragedie sfiorate a giugno
Il disastro di Viareggio è stato preceduto, nel mese di giugno, da altri due incidenti avvenuti sempre in Toscana, che hanno bloccato a lungo la linea ferroviaria, sfiorando, in alcuni casi, la tragedia.
6 giugno: un cavo della linea elettrica aerea si stacca e colpisce il locomotore di un treno Intercity partito da Milano, rompendo uno dei finestrini anteriori. Le schegge feriscono al volto, lievemente, uno dei macchinisti. L’incidente succede nella galleria Val di Sambro, tra Bologna e Firenze, in una zona tristemente famosa per le stragi dell’Italicus (1974) e della vigilia di Natale (1984). L’Intercity riesce a uscire dal tunnel e ad arrivare alla stazione di Vernio (Prato), ma un altro treno rimane bloccato in galleria per due ore circa. Pesanti ripercussioni su tutto il traffico ferroviario.
22 giugno: due vagoni di un treno merci deragliano a Vaiano (Prato) urtando un Intercity regionale, ma senza conseguenze per i passeggeri. Uno dei vagoni era una cisterna piena di acido fluoridrico. Il traffico ferroviario rimane bloccato per più di 4 ore e riprende poi su un solo binario, con ritardi enormi.
Le informazioni per chi viaggia
Sono stati attivati tue numeri verdi per rispondere agli inevitabili disagi dei treni dopo l’esplosione a Viareggio. Il numero 800.892.021 attivato dalle Ferrovie dello Stato: informazioni sul servizio dei bus sostitutivi. Il numero verde regionale 800.570.530: informazioni sui ritardi e sui blocchi del traffico ferroviario. Il numero verde 800.732.911 è stato invece attivato dal Comune di Viareggio: qui è possibile avere informazioni “relative all’incidente ferroviario, danni, vittime, interventi”.

LA GALLERY
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Visualizza La mappa delle raccomandazioni - Panorama.it in una mappa di dimensioni maggioriUn italiano su quattro (cioè il 25%) si rivolge a un politico per ottenere la soluzione di un problema. È quanto emerge da un’indagine sulla Pubblica amministrazione condotta dal Censis in collaborazione con Trentino School of Management e presentata al Festival dell’Economia di Trento.
La motivazione più frequente per chiedere una “spintarella”? Soprattutto per evitare le liste di attesa o per ottenere un ricovero in ospedale (6,1%). Poi, per trovare un lavoro a un figlio o a un parente (5,2%), soprattutto nel Nord Est e nel Centro. Ci si rivolge a un politico anche per accelerare la pratica della pensione (3,5%), nel Centro Sud, o addirittura per iscrivere il figlio a scuola (3,2%).
E se nelle grandi città il fenomeno appare più contenuto, nei centri più piccoli la conoscenza diretta di politici e funzionari favorisce le logiche clientelari (27,7%). Nei paesi sotto i 5 mila abitanti, per garantire i diritti sul posto di lavoro spesso non si va dal sindacato, ma dal politico di turno (8,4%); lo stesso accade per ottenere un ricovero. Nelle grandi città la “spintarella” in generale risulta meno efficace, mentre in quelli medi, fino a 100 mila abitanti, può aiutare a trovare un impiego (7,7%).
Nord Ovest
Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia e Liguria, sono le regioni più virtuose con il più basso numero di raccomandazioni, almeno secondo le dichiarazioni fornite al Censis (l’87,1% dei residenti ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta). E se si deve chiedere un favore proprio a un politico, lo si fa per risolvere soprattutto le emergenze sanitarie (5,6%) o per garantire i propri diritti sul posto di lavoro (3,6%).
Nord Est
Il primato delle raccomandazioni in Italia per trovare un posto di lavoro, a sorpresa, si registra proprio nella cosiddetta “locomotiva”: lo ha fatto il 7,7% degli intervistati in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. In generale il ricorso alle raccomandazioni è basso (il 78,1% ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta), ma non ai livelli virtuosi del Nord Ovest. Oltre al lavoro per i figli, qui si chiede una “spintarella” anche per evitare le liste d’attesa (5,9%) o per ottenere un servizio pubblico nel proprio quartiere (5,2%).
Centro
I residenti in Toscana, Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo chiedono una “spintarella” per trovare un impiego a un figlio o a un parente (7,5%) o per tutelare i propri diritti sul lavoro. Il favore di un politico nelle regioni del Centro, (al penultimo posto con il 70% dei residenti che ha dichiarato di non averne mai fatto richiesta), si chiede anche per risolvere le emergenze sanitarie (6%) o per accelerare la pratica della pensione (5,2%).
Sud e Isole
Al penultimo posto dopo il Nord Ovest per numero di raccomandazioni finalizzate a trovare un impiego (6,7%), i residenti di Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia ricorrono tuttavia alla “spintarella” quasi per tutto (solo il 67,6% ha dichiarato di non aver mai chiesto una raccomandazione). Qui amicizie influenti e conoscenze in politica diventano una manna dal cielo per ottenere un ricovero all’ospedale o evitare le liste d’attesa (7%), per accelerare la pratica della pensione (7%) o una procedura amministrativa (6,4%) e, addirittura, per iscrivere i figli a scuola (6,2%).

- Tags: affari, analisi, appalti, camorra, Così-Cosa-nostra, Lombardia, mappa, ndrangheta, Ros, Sco, tangenti
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La conferma? L’indagine che venerdì 24 aprile ha portato all’arresto di due boss di Gela che, oltre ad architettare un attentato contro il sindaco gelese Crocetta, imponevano il pizzo alle aziende siciliane con lavori nel nord Italia (qui l’intervista all’imprenditore che ha denunciato i due boss). Conferma di che?
Di un dato impressionante. E cioè che in Lombardia Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta si sono “spartite” città e comuni e hanno siglato accordi di “non belligeranza” con le altre mafie etniche: romene, albanesi, nigeriane e cinesi.
Secondo l’analisi effettuata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, la presenza più massiccia nel capoluogo lombardo è senza dubbio quella della ‘ndrangheta: le cosche calabresi si sono insediate nei comuni dell’hinterland di Milano e poi successivamente negli affari del capoluogo lombardo: dalla movimentazione della terra, al narcotraffico, dalla gestione delle imprese edili e agli appalti pubblici. “Sono piccoli gruppi omogenei, propaggini delle ‘ndrine calabresi al Nord dove spesso trovano protezione anche i boss in fuga dai territori d’origine ” specifica il tenente colonnello Roberto Pugnetti, comandante Reparto Analisi del Ros dei Carabinieri “è una struttura sociale utilizzata anche i clan camorristi”
Nei comuni di Buccinasco e Cernusco sul Naviglio si sono insediate le cosche storiche calabresi: i Talia, Bruzzaniti, Barbaro e Papalia.
A Lecco, la potente cosca dei Coco Trovato mentre a Monza spiccano i clan Mancuso e Arena. Le indagini e le operazioni della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza hanno evidenziato a Varese il dominio delle cosche catanzaresi e quella dei Farao Marincola mentre a Brescia e Bergamo quella dei Bellocco di Reggio Calabria.
Differente è metodo utilizzato da Cosa nostra per impossessarsi di un territorio: “La mafia siciliana utilizza singoli uomini d’onore attraverso i quali reinveste capitali e ricicla denaro sporco nel territorio da conquistare. In questo modo è più difficile, per gli investigatori, localizzare il mafioso” continua il colonnello Pugnetti. Fanno eccezione, in Lombardia i comuni di San Donato Milanese, dove quasi i due terzi degli abitanti sono originari di Gela e quello di Busto Arsizio, in provincia di Varese. In questi territori vivono affiliati ai clan Emanuello, di cui facevano parte anche i boss La Rosa e Trupia e i Rinzirillo.
“Anche in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Toscana le organizzazioni criminali sono riuscite ad infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico gestendo il narcotraffico, piccole imprese edili e appalti pubblici” spiega Raffaele Grassi, Direttore della I° Divisione dello Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato “una presenza che è aumentata per la crisi economica che stiamo attraversando in questo periodo; Le organizzazioni criminali, infatti, dispongono di denaro contante che in questo periodo necessita alle aziende in crisi”.
La Regione al nord con la maggiore presenza di organizzazioni criminali dopo la Lombardia è l’Emilia Romagna;
A Modena è stata registrata la presenza di esponenti legati ai clan dei Casalesi così come a Reggio Emilia e a Parma. In queste ultime due città, assieme a quella di Piacenza, ci sono anche potenti ‘ndrine calabresi. “La Liguria, invece è considerata sia dalla camorra (clan Ascione) che dalla ‘ndrangheta uno snodo fondamentale per il traffico di sostanze stupefacenti provenienti dal sud America” spiega Grassi “i corrieri dalla Spagna attraversano la Francia e entrano in Italia .
In modo marginale anche la Toscana è nel mirino delle organizzazioni criminali: cosche di Reggio Calabria (i Condello) si sono insediate sia lungo la costa tra Viareggio, Lucca e Livorno che a Firenze (Farao Marincola). Pur essendo Regione economicamente appetibile sembra rimanere al di fuori degli interesse delle organizzazioni criminali, il Veneto. Nonostante molte aziende campane abbiano trasferito le loro attività nel Nord Est, come spiega il comandante Pugnetti, non sono stati registrati o denunciati casi di infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. ” Il Veneto a differenza delle altre realtà del Nord Italia, ha aziende importanti ma per la maggior parte ancora a conduzione familiare” puntualizza Raffaele Grassi “quindi molto più difficili da controllare e da gestire da parte delle organizzazioni criminali in trasferta”.
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